mercoledì 28 dicembre 2011

Shibumi vs. Satori: Trevanian, Winslow e le fan-fictions d'autore.

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Anni fa ho letto Il Ritorno delle Gru (Shibumi, 1979) di Trevanian (pseudonimo di Rodney William Whitaker, 12/06/1931 – 14/12/2005) trovandolo affascinante, ma quest’anno, quando ho visto in libreria Satori di Don Winslow, che a Trevanian “fa il verso”, qualcosa in me ha detto no.
«Torna Don Winslow con una magistrale spy story ispirata a un libro di culto, Shibumi. Il ritorno delle gru di Trevanian, di cui Satori costituisce una sorta di prequel. E state certi che, dopo aver letto l’ultima riga del romanzo di Don Winslow, avvertirete il desiderio di leggere cosa ancora rimane della vicenda di Hel nel romanzo di Trevanian».
Perciò, con Satori, Winslow riprende il personaggio di Nicholaï Hel, protagonista eccezionale di Shibumi, di cui racconta una missione segretissima realizzando quella che mi pare più opportunamente definibile come una fan fiction. Magari d’autore, ma sempre fan fiction.

Non sto qui a sindacare sul valore di Satori o sullo stile di Winslow, visto che di suo non ho mai letto nulla, e neppure posso dirmi un fan sfegatato e indignato di Trevanian, avendo letto di suo quell’unico volume (d’altra parte, non è che in Italia i suoi lavori siano di così facile reperimento), eppure questa operazione per certi versi “mi ha turbato”.
 
2011
1979
Siamo già abituati a prequel, sequel e reeboot al cinema, mentre in letteratura fin’ora capitavano giusto alcuni volumi postumi messi insieme con gli appunti da assistenti e colleghi. Operazioni che in genere, dopo essermi scottato un paio di volte, schivo come le buche per strada. Ho in mente Gary Jennings (che ho amato molto, a partire da L’Azteco) e Marion Zimmer-Bradley, che è stata fan fictionata da qualche collega a cui ha lasciato volontariamente l’ambientazione di Darkover. Sul sito ufficiale di Trevanian leggo che dopo un’iniziale rifiuto, hanno considerato la possibilità di un rilancio delle pubblicazioni passate e di qualche inedito, perciò sembra che sia pace e profitto tra Winslow e gli eredi di Trevanian.

Quello che mi ha lasciato perplesso è lo sdoganamento della fan fiction a livello di pubblicazione editoriale, il gioco del prequel che già al cinema sta facendo i suoi danni, e quale sviluppo futuro comporterà per noi lettori. Sono curioso di sentire le vostre opinioni, perché io temo – nel caso prendesse piede in letteratura così com’è stato al cinema – la morte delle idee, o comunque una prognosi riservata.

martedì 20 dicembre 2011

Post accazzo natalizio

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Niente, oh. Volevo postare qualcosa, qualsiasi. Tanto per. Invece niente, idee a picco. Allora facciamo il solito post natalizio, dai che ci stiamo coi tempi e magari trovo anche lo spirito della festa. Eh, la festa. Che a me, quella importa. Invece, Grisù bambino, la Madonna, Giuseppe (santo Becco), gli angeli, le fate – no, non ci sono le fate – i Re Magi, i pastori, il bue, l’asino, non manca più nessuno… insomma, zero. Ci hanno provato, mettendoci del bello e del buono, ma Natale è regali, cibo e ferie, punto. Una festa pop. Colori come il verde e il rosso, che sono complementari e quindi agghiaccianti a vedersi insieme durante il resto dell’anno – ma poi, che ci lamentiamo noi, che li abbiamo pure sulla bandiera “con la neve al centro”, e pare The Santa Claus Flag of our Christmas? – e invece a Natale arriva una nota firmata dal Buongusto: «Fate il cazzo che volete, io mi giro dall’altra parte fino alla Befana!», allora è lecito abbinare rosso, bianco a verde. Ti sei vestito da pizza? Ma no, sono un elfo! Eppure la civiltà è ancora in piedi, nonostante una quantità mostruosa di natali sulle spalle. Sarà per questo che a me dopotutto piace ancora, perché è una festa che può essere stata concepita solo all’inferno dei centri commerciali da uno tipo Andy Warol, che quel giorno lì però c’è andato sotto con gli acidi. No, perché ‘sti colori e luci e palline e stelline e fiocchi e pacchetti, solo uno fatto come la Colombia se li poteva studiare. Lo ripeto, Natale è una festa pop, così occidentale che il suo rappresentante è un marchio registrato Coca Cola, ma tutti lo sanno e non gliene frega nulla. Che poi, è giusto così! Quelli che ancora la menano che il Natale dovrebbe essere fatto per donare, che è diventato una festa commerciale e bla bla bla… scoprono l’acqua tiepida da un rubinetto aperto. Non chiedetevi cosa il Natale può fare per il mondo, ma cosa potete fare voi durante il resto dell’anno senza cagare la minchia sotto le feste. Se bastassero due settimane l’anno per risolvere tutti i nostri problemi, vorrebbe dire che ce la stiamo spassando. Prendetelo per quello che è, un pezzo di Disneyland e Las Vegas arrotolati insieme. Quindi, buon giro di giostra.

domenica 18 dicembre 2011

Post accazzo quasi filosofico

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È un pomeriggio pigro. Beh, ormai una serata. Una di quelle che non si riesce a combinare nulla pur avendo le idee in testa. L’umore si trascina anche lui malamente, e tra una fitta nebbia di pensieri non meglio identificati – ma tutti vagamente molesti – non riesco ad afferrarne uno neanche per dirgli: «Ah, sei tu che rompi? Levati!», e dopo averlo sfanculato, mettermi scrivere due righe sul blog. Così sfrutto il trucco più vecchio del mondo, vado giù di metascrittura scrivendo del fatto che non riesco a scrivere. Che poi in realtà mi ero messo qui con l’intento di disegnare una nuova strip, ma quando c’è il blocco importa poco quel che si voleva fare a monte, tanto le balle rotolano a valle. Allora scrivo di questo; che vorrei scrivere di più, leggere, disegnare, fare di più, ma poi c’è il blocco. Quello stormo di pensieri vaghi, elusivi, fastidiosi. 
Di solito rido su tutto, sono fatto così. Penso che l’umorismo dia un senso alle cose, o almeno le metta nella giusta prospettiva, come un riferimento spaziale in un panorama vuoto. Ogni tanto però anch’io arranco, e allora mi vengono in mente quei clown tristi da dipinto dozzinale, o le solite storie sui comici che sotto sotto sarebbero persone tristi.  Insomma, cliché parecchio fastidiosi se – per sbaglio o a ragione – capita un giorno d’identificarcisi (forse è per questo che considero Show must go on il mio inno personale). 
Capiamoci, non è che dentro di me ci sia un tristone pessimista e misantropo – anzi, tutto sommato credo di essere un ottimista moderato e socievole con giusto una dose di cinismo e sarcasmo che mi aiutano a non essere troppo ingenuo – però tendo a farmi riflessivo e cedere alla malinconia, anche se poi non mi va di farlo pesare agli altri perché… insomma, che hanno fatto di male per meritarsi le mie paturnie? Conoscendomi so che è solo un periodo o una fase, magari nata anche da una cazzata che però mi fa rimuginare finché non mi vengo a noia da solo e a quel punto passa da sé. Grazie al cielo non prendo sul serio neppure me stesso, perché piuttosto prendo alla lettera il motto dell’Oracolo di Delfi: «Nosce te ipsum», “conosci te stesso”. Infatti so di essere abbastanza lunatico e mi muovo di conseguenza. Per dire, adesso va già meglio. Ciao.

martedì 13 dicembre 2011

Risorgimento di Tenebra, un progetto Moon Base

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Vi segnalo un progetto nato nel gruppo Moon Base su Facebook di cui faccio parte, è Risorgimento di Tenebra, un titolo che dice tutto. Non vi basta? 
Va bene, allora vai con lo spiegone: questo progetto di scrittura libera e indipendente si pone lo scopo di raccontare gli eventi del IXX secolo in chiave sovrannaturale. Abbiamo zombie, vampiri, mostri e demoni di tutti i tipi, e il bello è che oltre a leggere potete partecipare sui vostri blog. Basta segnalare che il racconto o la blog novel partecipano all’Iniziativa Risorgimento di Tenebra e che l’idea appartiene a Moon Base, tutto qui. Facile come stillare sangue da una vergine bere un bicchier d’acqua, no? 
Il banner del progetto che vedete qui sopra l’ho fatto io, che per ora partecipo solo in veste grafica, ma non si sa mai. E voi, cosa aspettate? Se non vi siete faccialibrati, potete dare un’occhiata ai blog-link sulla pagina di Hell Graeco, uno degli autori del RdT e farvi un’idea di quello che sta succedendo, è successo, o forse no da qualche parte nel tempo e nello spazio, dove Cavour caccia i vampiri, un pugno di eroi fa irruzione all’Inferno, Jacopo Mortis scopre un grande segreto, e altri ancora.

lunedì 12 dicembre 2011

Io sono Leggenda (2007), cineracconto

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Oggi i ragazzi di Moon Base mi hanno ricordato questa boiata questo film, così sono andato a ripescare il cineracconto scritto a suo tempo dandogli una sistemata per riciclarlo postarlo sul blog. A chi l’ha già letto, potete comunque dare un’occhiata alla nuova stesura. Agli altri, buona lettura.

Attenzione: SPOILERS

sabato 10 dicembre 2011

Memoria e figure di merda in un post accazzo semiserio

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Si dice che i pesci rossi abbiano una pessima memoria, e che in pratica ogni giro di boccia sia una nuova avventura. Non esistono prove al riguardo, perciò potrebbe trattarsi benissimo di una leggenda metropolitana. In ogni caso, il concetto – e l’immagine in sé – mi è sempre piaciuto, infatti lo uso spesso parlando delle mie doti mnemoniche. Come tutti i grandi smemorati, dimentico le cose importanti e/o pratiche, ma ricordo quelle inutili. Sono un ricettacolo di nozioni apprese qua e là che non hanno nessuna applicazione pratica, tranne forse per scrivere post come questo. Talvolta dico che è il mio potere mutante – tipo X-men, se mi seguite – ossia che la mia memoria si sarebbe evoluta per conservare dati che trovo divertenti o curiosi, perdendo talvolta di organizzazione e praticità. Quando devo risalire alla fonte di un dato non è sempre facile, spesso sono stati inseriti nel sistema tanto di quel tempo fa che non esistono più registri di acquisizione al riguardo. Perciò, cosa fa uno con poca memoria? Figure barbine, ve lo assicuro. In ogni caso non è che ci possa fare nulla, mi do del pirla lì per lì e cosa fatta capo ha. Credetemi, se ne fanno tante che impari a riderci su. Se non lo fai, il mondo non riderà certo con te. La figura di merda è alla portata di tutti. In più, è gratis. Forse è per questo che alle volte ne abusiamo a cuor leggero. Sì, ma dove voglio arrivare? Da nessuna parte, questo post naviga a vista. Da una cosa nasce l’altra e il primo pensiero ne spinge un secondo in superficie, perché così funziona la memoria. Sono bolle che nascono dal fondo, salgono per scoppiare in superficie e da quelle può uscirne di tutto, genio o sciocchezza. L’importante è non tenerle giù, a far intorbidire l’acqua per mantenere una superficie silenziosa. Ecco, dopotutto a un punto credo di essere arrivato. Non temete la figuraccia, è vostra amica e istitutrice; vi educa a parlare e far conoscere voi stessi agli altri, nel bene e nel male. Certo, sarebbe bene che la superficie non fosse un perpetuo bollore per dare anche agli altri la possibilità di ribattere e interagire, ma un’acqua cheta e torbida finisce con l’ospitare ben poca vita. Siate misurati. Siate sobri, anche ubriachi di pensieri. Almeno questo, ricordiamocelo.

giovedì 8 dicembre 2011

Teen Wolf, recensione del PIlot

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Ho appena visto il Pilot di Teen Wolf. Hmpf! 
Il target è adolescenziale, e la sceneggiatura… beh, un giovane “nerd” viene morso da un lupo mannaro e il resto si scrive da sé. Tutto qui? Non proprio. 
Problemi:
  1. il tizio non è per nulla nerd, è pure belloccio (guardatelo nella foto, dove puzza di Twilight) ma non si sa perché, è fuori dal giro giusto. Questo basta a fare di lui uno sfigato? Non credo proprio;
  2. il suo migliore amico – nerd pure lui, si suppone – fa una battuta sulla licantropia, ma il protagonista non capisce e gli chiede cosa sia. Un vero nerd, queste cose le sa come che l’acqua è bagnata, il fuoco scotta e Spock è vulcaniano;
  3. la storia è prevedibile e tirata su coi soliti personaggi-cliché, concentrandosi soprattutto sui problemi sociali dell’adolescenza.
… ma chi è, Jacward?
Nonostante ciò, voglio vedere se ha intenzione di sollevarsi da questa piatta prima visione e migliorare nel suo proseguire, visto che il licantropo è il mio mostro preferito. Quindi gli concederò almeno un’altra puntata e poi chissà, forse qualche altra. Vedremo. 

Intanto, qualche dato di approfondimento: facendo il verso all’omonima pellicola degli anni ‘80 con Michael J. Fox, Teen Wolf ne prende solo il titolo e l’idea di base, ossia il licantropo adolescente. Le cose però qui sono molto diverse (come il fatto che la prima era comica e questa drammatica), ma vediamo i dettagli.

Attenzione, seguono SPOILERS 

lunedì 5 dicembre 2011

Pensiero pigro

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Quando ti annoi, il tempo rallenta. Pian piano rotola in salita mangiandosi la tua voglia di fare qualsiasi cosa, e allora arranchi. È come essere l’insetto sul fondo di una scodella. Cerca una via d’uscita su per quelle pareti lisce, ma poi scivola sul fondo ancora e ancora. Il momento in cui la noia se ne va è quando l’insetto ricorda di avere le ali. E in un attimo, vola via.

lunedì 28 novembre 2011

Automobilisti

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Io non guido, ho problemi di vista, quindi sono un pedone o un passeggero. I miei problemi con gli automobilisti però riguardano solo la questione pedonale, quindi ne approfitto per dirgli un paio di cose. 
Io non vi vedo. 
Con tutta la buona volontà, dietro quei finestrini oscurati, voi potere anche agitare le braccia, fare gestacci e nominare madonne come un prete in omelia, ma resta il fatto che non vi vedo e non vi sento. Fate la pace con questo. I vetri antiriflesso mi impediscono di guardarvi negli occhi e capire le vostre intenzioni. Io guardo i fanali dell’auto, controllo se mettete la freccia, se rallentate, e per buona misura resto sul marciapiede finché non date segno di sana e robusta costituzione mentale.
A volte mi dico pure che guardo l’auto perché alcuni di voi diventano l’automobile.
Non c’è niente da fare, ci sono quelli che a bordo di una carrozzeria ben più solida della mia, hanno una regressione medievale alla Giostra Cavalleresca. In armatura e destriero, bulleggiano sul povero fante appiedato oppure si votano agli atti di generosa e spontanea cavalleria.
Ecco, parliamo anche di questo.
Io apprezzo che vi fermiate per lasciarmi passare, e quand’è possibile ne approfitto volentieri e con gratitudine, ma se sull’altra corsia non mostrano la medesima cortesia – e io devo attraversarle entrambe per arrivare dall’altra parte – magari aspetto che il traffico diminuisca in ambo i sensi, quindi è inutile darci al balletto di convenevoli. «Passi lei». «No, insisto, passi lei». «No, guardi, mi offendo! Proceda». «Non sia mai! Prima lei», e così via che facciamo notte. Se io, pedone, ti faccio segno di andare, è perché non voglio morire sull’altra corsia, dove gli altri cavalieri stanno ancora giostrando.
 
Quindi ricapitoliamo: 1). non fate segni o sacramentate quando non vi vedo e non vi sento. Se avete necessità di comunicare con me, abbassate il finestrino; 2). quando volete fare i cavalieri, fidatevi se vi dico “no, grazie” e magari date un’occhiata all’altra corsia per capire il mio timore.
Aggiungo una cosa che mi è venuta in mente adesso; quando fa buio, i fari negli occhi non aiutano un cazzo – e scusate il portoghese – quindi se inchiodate per farmi passare, io non mi fido perché non vedo manco le frecce. Quindi, se vi faccio cenno di passare, voi passate. Non è per scortesia, è chiaro che anch’io sto andando da qualche parte… ma ci voglio arrivare vivo!
 
Ecco, mi auguro di esservi stato utile e che la prossima volta non attentiate alla mia vita con la vostra squisita gentilezza, che apprezzo, ma – adesso lo capite – devo gestire fra tutti voi, Cavalieri della Rosa e della Sgommata. Buona Giostra.

sabato 26 novembre 2011

Superstizione

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Io sono un senza dio scettico e sarcastico, e passi. Ma voi, in cose tipo l’oroscopo, gli UFO, la criptozoologia e la fine del mondo, ci credete? No, perché: 1). non vedo come una configurazione astrale apparente, che a noi sembra vagamente un sagittario o una tazzina, possa influenzare le nostre vite; 2). se gli alieni vengono solo per farsi scattare brutte foto, mi pare una totale perdita di tempo per noi e per loro; 3). se queste creature vengono avvistate ovunque e trovate mai, forse è il caso di andarci piano con l’aperitivo; 4). che fretta avete? Ecco, tutto qua.

sabato 5 novembre 2011

V Novembre, buon Giorno di Guy Fawkes!

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Oggi è il Giorno di Guy Fawkes. Oppure di V for Vendetta, se avete più familiarità col fumetto di Moore o con la versione cinematografica di McTeigue. In ogni caso, volevo farvi gli auguri in questa circostanza, perché, anche se non siamo inglesi, ormai ne comprendiamo fin troppo bene il senso. Sapete, «I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli» (cit. Thomas Jefferson) e cose così. Non posso mettere filmati per via della nuova politica SIAE che vampirizza il Web, ma prima di lasciarvi al Monologo di Valerie – uno dei miei pezzi preferiti sia del fumetto che del film – vi saluto con la vecchia filastrocca: «Ricorda, ricorda, il cinque novembre. Polvere da sparo, tradimento e complotto. Non vedo alcuna ragione per cui la Congiura delle Polveri debba mai essere dimenticata!» Se un tempo è stato il monito per chi complotta contro la propria nazione, oggi può ricordare ai governanti che un popolo schiacciato prima o poi morderà il piede che lo calpesta.
«So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io. Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l’unica autobiografia che scriverò e. Dio. Mi tocca scriverla sulla carta igienica. Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia. Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che “Dio è nella pioggia”. Superai l’esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sara. Furono i suoi polsi, erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no. Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell’anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità. Ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l’unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio.  All’interno di quel centimetro, siamo liberi. Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: “Le pianure di sale”. Fu il ruolo più importante della mia vita. Non per la mia carriera, ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue. Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra, e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita. Ma la guerra in America divorò quasi tutto, e alla fine arrivò a Londra. A quel punto non ci furono più rose, per nessuno. Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come “fiancheggiatore” e “risanamento” divennero spaventose, mentre cose come “Fuoco Norreno” e “Gli articoli della fedeltà” divennero potenti. Ricordo come “diverso” diventò “pericoloso”. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto. Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me. Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno. Morirò qui. Tutto di me finirà. Tutto. Tranne quell’ultimo centimetro. Un centimetro. È piccolo, ed è fragile, ma è l’unica cosa al mondo che valga la pena di avere. Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino. Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio, ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai. Io ti amo, dal più profondo del cuore. Io ti amo». – Valerie.

domenica 23 ottobre 2011

FUN COOL! – 7^ Edizione, da non perdere!

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È partita la settima edizione di Fun Cool!, il concorso più fun & cool della rete. Trovate tutto – come al solito – sul blog di gelostellato, col regolamento e i racconti in gara. Avete tempo di spedire i vostri “racconti in una frase” entro il due novembre, e vi consiglio di provare anche solo per il piacere di partecipare e divertirvi. Chi lo sa, magari «un piccolo scrittore titaneggia in ognuno di voi», o quasi.

giovedì 20 ottobre 2011

La fine del mondo, gli zombie innamorati e la simbologia del mostro, tutto questo in un post di delirante lunghezza!

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Siccome non riesco a star dietro a tutto o a scrivere e commentare ogni cosa che vorrei, ho optato per un post di massa. Portate pazienza perché è lungo, ma se mi seguite fino alla fine vedrete che c’è una logica. Forse.

Parto dandovi la notizia che questo 21 ottobre – domani, quindi – è prevista la Fine del Mondo, con buona pace dei maya che si vedono superati da lui, il Reverendo Harold Camping, ex ingegnere che ha visto il signore (anche in un ictus, di recente) e ha deciso di calcolare la fine del mondo usando la Bibbia come una tabellina schizofrenica o un sudoku per invasati. E non è il primo schema in cui il vecchio Harold si cimenta, versioni precedenti avevano indicato persino lo scorso agosto (ma forse è stato tutto posticipato causa ferie), in ogni modo questo discorso ridicolo mi ha portato a riflettere sulle apocalissi varie, e in particolare sugli zombie. Sì, i buoni, vecchi morti viventi, perché comunque – se non l’avete dimenticato – i morti si alzeranno dalle tombe e tutte quelle cose lì, resurrezione della carne, guerra, pestilenza, carestia e morte. 
Ce n’è abbastanza per parlar di loro, non credete? E proprio questo mi porta all’avvento di Warm Bodies, libro e film sul genere Twilight, ma stavolta lui è uno zombie che s’innamora della ragazza della sua vittima. Eh già, si fa un po’ fatica a vedere un cadavere in decomposizione (che avanza spinto solo dal bisogno di nutrirsi), tutto preso dall’amore per questa tizia, vero? Se hanno ridicolizzato il vampiro con abuso di lustrini e un’eternità al liceo, chissà che faranno alla buona vecchia salma. In questo caso mi spiace particolarmente perché lo zombie è un mostro affidabile, semplice nella sua concezione e di sicuro effetto. Le variazioni sul tema parlano di agente patogeno, virus naturali o artificiali, magari prioni coreani, maledizioni o un bel nulla di nulla, lasciando allo zombie il suo mistero chiuso in sé, meglio di una Turandot. 

Già, ma adesso? Non dico che la mitologia horror sia intoccabile, perché dello stesso Dracula non ho ancora visto un film che rispetti l’immagine ritratta nel libro di Stoker. Neppure il celebrato Bram Stoker’s Dracula di Coppola riesce ad restare fedele all’originale, sostituendo brutalità e orrore con romanticismo e malinconia. Tuttavia siamo ancora nella patria dell’incubo, a casa del mostro che cambia la sua condotta ma resta fedele alla sua natura, quella di un assassino. Bene, questo discorso mi conduce direttamente al post di Hell Graeco sul simbolismo dietro al mostro, quello che alcuni vogliono vederci ma che forse non c’è. 
Chi sono costoro, nient’altro che spauracchi? 
Nel vampiro è stata di volta in volta presentata la paura della morte, della vecchiaia, del sesso e del diverso, finché alla fine non è diventato quasi un accessorio cinematografico e letterario, una maschera da mettere a ciò di cui si vuole veramente parlare. L’ultimo sviluppo, è Twilight. Non dico che il vampiro sia fuori contesto quando si parla di turbamenti adolescenziali, perché sarebbe come negare l’esistenza di generazioni di teenager – tra cui il sottoscritto – che hanno consumato le pagine di Anne Rice. Quest’ultima ondata però fallisce la prova della giuria di qualità perché tradisce il genere. L’horror non può essere innocuo e rassicurante, una scenografia da Harmony. No, deve portare inquietudine, disturbare, questa è la natura dello spauracchio, ricordare la caducità della vita e nascondere fino alla fine il suo mistero, compresa la sopravvivenza di chi o cosa. Con queste storielle di vampiri innamorati il plot è quello del romanzetto scadente, ed è chiaro che alla fine l’eroina e il suo bello trionferanno. 
E a questo proposito, concedetemi un breve sfogo: Non c’è nulla in queste pagine, è solo una vuota masturbazione che strizza l’occhio al lettore meno scafato dandogli quello che vuole; il lieto fine e un’atmosfera sovrannaturale che soddisfa il desiderio (tipicamente adolescenziale, ma non solo) di vedersi e sentirsi diverso, ma comunque fico e superiore agli altri. È una marchetta fatta al lettore, nulla di più. 
Non sto qui a discutere cosa debba rappresentare il mostro. Vampiro, licantropo, fantasma o zombie che sia. L’autore e il lettore verseranno in ciò che scrivono o leggono la propria mitologia personale. Lo vedranno come avversario o “romantico” alter ego, sapranno interpretarlo oppure no attraverso la propria conoscenza del genere o dell’esperienza pratica, e quindi subconscia (si spera). Può restare semplicemente il mostro, senza portare altro messaggio che non sia l’intrattenimento, ma non può e non deve essere trapiantato alla bell’e meglio in un contesto che non gli appartiene solo per dare un finto brivido al lettore che in altre circostanze lo eviterebbe come la peste. Le commistioni di genere vanno bene, ma tradire il senso e la logica di un orrore per trapiantarlo in un contesto sdolcinato, è ridicolo e improduttivo. Ci fosse almeno dell’ironia in questo, si giocherebbe alle regole del weird, ma la seriosità di questi fenomeni ne esalta solo il ridicolo. 

Concludo dicendo che non so quale sia il messaggio dietro il mostro, che questo cambia nel tempo e nello spazio, di libro in libro, autore in autore e lettore in lettore. Mitologia. Per me è una questione di mitologia moderna, globale e personale. Ormai ci siamo lasciati alle spalle le divinità classiche e i loro miti, tuttavia comunichiamo con citazioni legate a una cultura e a un background comuni, c’è la mitologia nerd fatta di fantasy, horror, fantascienza, ecc. e probabilmente esistono mitologie bimbomonkia e truzze, legate a che ne so… reality shows e libri di Moccia, per dire. 
Più nel dettaglio, ognuno di noi interpreta il mostro o qualunque altra cosa attraverso le proprie esperienze di lettura, visione e vita, abbiamo una mitologia personale più o meno inconscia con eroi, luoghi e creature che sono entrati a far parte di noi, della nostra natura e di come la viviamo. Possiamo ritrovarli sognando a occhi aperti, o mettendoli nelle pagine che buttiamo giù sognando di diventare scrittori o illustratori, o magari solo per il piacere personale di creare qualcosa dal nulla (o meglio, con quello che abbiamo dentro e non trova altra via per uscire). In ogni caso, qualunque cosa vediamo nel mostro o nell’eroe, probabilmente è un riflesso di noi stessi.

mercoledì 19 ottobre 2011

Terra Nova, cineracconto (3)

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L’ultima puntata è stata molto alla Lost – ma senza la medesima suspense – però abbiamo avuto mezze verità, segreti taciuti, tradimenti, ricatti, spiate… quindi o è Lost o è l’asilo, fate voi. Siamo nel Cretaceo, pare appurato, anche se i dinosauri c’entrano una minchia con quelli veri dell’epoca e va be’, si vede che la consulenza paleontologica è stata vagliata al cesso su carta morbida triplo strato. Entro i confini della recinzione di Jurassic Park, il villaggio vacanze pare Pufflandia e tutti sono felici.

lunedì 17 ottobre 2011

File downloding failed for memory loss: contact the provider or get a badante, vecchio!

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Sì, ma chi siete voi? E cos’è un blog?
Non so se capita anche a voi, ma io dimentico le cose. No, davvero. Non so di cosa sia fatta la vostra memoria, ma la mia è marrone, puzza e fa tanto bene alle piante. Dimentico l’ordine dei titoli nelle saghe che leggo, nomi e facce di gente che non vedo abbastanza spesso da causarmi un imprinting da anatroccolo, scordo quasi regolarmente dove ho messo cosa e cosa ho messo dove. Una tragicommedia, ecco. L’ultima è stata sabato: dovevo portare due CD – identici – a un paio di amici, alla fine glieli do e pare fatta. Domenica guardo in borsa e ne salta fuori uno. «E questo da dove è arrivato?», mi domando pur sapendo che non può essere stato gemmato dalla tracolla. Un giro di messaggi per scoprire chi abbia cosa, e alla fine metto insieme il puzzle. In pratica, mentre ero in auto con una dei due, mettiamo su il CD e – inavvertitamente – rimetto la custodia nella borsa. Quando arriviamo al locale ne prendo “un altro” dalla borsa e lo do al secondo amico, ma nel farlo non mi rendo conto che è la custodia vuota di quello rimasto nel lettore dell’altra, ragion per cui adesso ho un CD completo, mentre loro si ritrovano solo metà del pattuito. È andata meglio all’amica che almeno ha il CD e può ascoltarselo, mentre l’altro può al massimo leggersi i titoli. Bene, e questo sarebbe anche un siparietto divertente se si verificasse una tantum, ma qui capita un po’ troppo spesso (anche se in genere queste figure le faccio con me stesso, e ormai mi do anche l’auto-pacca sulla spalla) però di quest’andazzo non vorrei finire col far del cabaret senza neanche accorgermene. Va be’, ridiamoci su, che per fortuna mi viene naturale.

sabato 15 ottobre 2011

La Locomotiva Cla! Cla!

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È un bel pezzo che non posto racconti miei, questa volta però volevo proporvi La Locomotiva Cla! Cla!, con la quale – in una versione più concisa per via delle linee guida di questa manche del concorso – mi sono aggiudicato un posto nella Ranking Zone della XXI Edizione di Minuti Contati. Lo faccio non tanto per annunciare il risultato conseguito (che comunque mi fa piacere), quanto per avere pareri e giudizi sui cambiamenti operati e sul modo più corretto di raccontare la storia. Il fatto è questo, sono completamente a digiuno di polizieschi – se non si escludono film e telefilm americani – quindi potrei aver scritto e commesso delle leggerezze e/o ingenuità nello sviluppo del racconto, che invece è ambientato in Italia in una città non identificata. Quindi, ogni consiglio, giudizio e badilata, saranno ben graditi.

giovedì 13 ottobre 2011

Un po’ di cazzi miei, tanto per sfogarsi

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I miei però sono color nutella®
Oggi sono stato dall’oculista per il controllo della pressione dell’occhio. C’è chi controlla le gomme dell’auto e chi ha ricevuto una culectomia dal Fato, e invece di quelle si deve far controllare altre cose perché la situazione non peggiori o arrivino nuovi volatili per diabetici.
Questa settimana, dopo mesi di terapia per tenere alla larga il Glaucoma, ero tanto nervoso da sognare che la visita fosse un disastro; la dottoressa mi trovava la pressione ancora troppo alta, e in più mi mandava a comprare una specie di macchina da minimo € 800,00 per controllarmi da solo a casa ogni giorno.

Ecco, è con questi pensieri felici che oggi pomeriggio sono andato all’appuntamento. Immaginate l’agitazione, prego.

Arrivo lì – anche un po’ trafelato per il ritardo, visto che ero stato trattenuto in ufficio – e mentre lei mi mette il collirio, penso: «Ecco, ci siamo. Se la terapia non è servita a niente, ne farò un altra, e saranno altri mesi d’incertezza. Speriamo bene».
Oh, per fortuna sperare è servito! La pressione è normale. Immagino che continuerò a prendere questo collirio per tutta la vita, o finché non si deciderà di variare la terapia in futuro, ma intanto so che funziona e che finché la seguo il Glaucoma è scongiurato. Avevo proprio bisogno di questa buona notizia, me ne sono reso conto in particolare tornando a casa, perché avevo voglia di sorridere e emettermi a correre. È un po’ infantile, ma immagino che la felicità sia fatta così, a forma di bimbo.

mercoledì 12 ottobre 2011

Terranova, cineracconto (2)

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Dunque, mi accingo a scrivere di Terra Nova, quindi – facendo i debiti calcoli – è già una settimana che non aggiorno il blog. Be’, direi che siamo tornati alla normalità, no? Okay, forse sarà il caso che ogni tanto posti qualcosa che sia meno lungo di un rogito… ma intanto parliamo di TN e dell’ultima puntata.

giovedì 6 ottobre 2011

Terra Nova, prime impressioni e cineracconto

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Questa settimana è iniziata Terra Nova, ultima serie di sci-fi prodotta da Steven Spielberg bla bla bla ultima ferontiera della fantascienza che ridefinirà il concetto di telefilm bla bla bla niente sarà più lo stesso dopo Terra Nova bla bla bla… insomma, un battage pubblicitario da far venire il sospetto che se la volessero tirare da soli (la merda o la zappa, decidete voi). Io l’aspettavo con curiosità e timore, entrambi soddisfatti. Risultato? Cineracconto (con spoilers).

lunedì 3 ottobre 2011

L’Alba del Pianeta delle Scimmie

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Bene, adesso che è finito il Bignami, toccherà inventarsi roba per non far morire il blog. Eh già, ma che m’invento? Hm, martedì scorso ho visto L’Alba del Pianeta delle Scimmie, reboot di un classico (e di tutta una serie di film) per cui ho una leggera ossessione. Credo che sia tutto partito dall’infanzia, quando mi sono invaghito perdutamente (lo so, fa un po’ Lyala, ma sticazzi) degli animali, della paleontologia e dell’evoluzione della specie umana. Poi aggiungici la fantascienza, e sono tuo. Quindi, parliamo di quello, va là.

Ecco, il Pianeta delle Scimmie ha esercitato il suo richiamo anche questa volta, così sono andato anche se qualche voce qua e là parlava di noia, delusione, eccetera. Oh, invece a me è piaciuto. Ho apprezzato l’idea di partire dall’inizio dando un’origine “credibile” al Secondo Avvento della Scimmia con la conseguente e parallela caduta dell’uomo. 
Non è un film perfetto, intendiamoci. Qua e là si è riso quando non si sarebbe dovuto, e un paio di cosette secondo me erano un tantino sopra le righe, ma l’effetto complessivo mi ha soddisfatto abbastanza. Gli devo anche i miei primi sobbalzi sulla sedia da tempo innumerevole, quindi pago il debito parlandone tutto sommato bene. Ora, spoilerarvi invece quello che non va, mi pare poco elegante (specie da parte di un blog che si è appena rifatto il look), quindi più sotto vado in modalità “occulta” per i dettagli.

In sostanza posso dire che a me, come reboot o rilancio che sia, è piaciuto. Mi ha anche incuriosito su ciò che verrà nel caso in cui ne facciano una saga (così come parrebbe a giudicare dalle carte che hanno messo giù in questa prima mano). Non ho cose particolarmente cattive da dire, perciò non ci scapperà il cineracconto, che invece mi viene solo per quei film che m’hanno fatto cagarissimo. Voi comunque non disperate, perché ho appena scaricato Dragon Wars, e quello a occhio e croce sembra materiale fatto per la parodia (se non lo è già di suo, chiaro).

giovedì 29 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (19 di 19) Finale!

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I Volturi si radunano per pianificare il da farsi, e la vera battaglia. Forse! Ma anche no. Va be, adesso vediamo. Oppure… naah, non credo proprio.
 
Bella coglie il momento d’inettitudine generale e il buco nella trama per confidare a Jake e Rosmerda il piano di espatrio, così anche Ed scopre tutto lì su due piedi (d’altra parte, se Bella gli avesse raccontato qualcosa, Aro l’avrebbe scoperto mentre se lo passava come la Gazzetta). Tutti si abbracciano e salutano tra lacrimoni di commiato e senso di fine incombente, mentre le coppie si scambiano almeno un bacio e nascono promesse d’amore, come tra Garrett e Kate, tanto sentono tutti di essere a un passo dalla morte perché i Volturi sono invincibili e cicicì e cococò e bla bla bla cippirimerlo. Poi, quando Bella sente una pressione contro il suo scudo, capisce che si comincia.

Prima Jane e poi Alec attaccano, ma lo scudo tiene come un diaframma invisibile alla penetrazione powerplay dei vampiri gemelli. I Volturi discutono ancora, ma quelli che li conoscono fanno capire che questa è la prassi, il tradizionale fare salotto per ingannare il tempo (roba da Montecitorio, ecco), quando fingono di parlare mentre le guardie rendono inoffensivi gli avversari. O almeno… lo farebbero se Bella non facesse a sua volta cappa proteggendo tutti i vampyminkia buoni dai loro poteri malvagerrimi. Finita la seduta del Consiglio riunione, Aro offre il perdono a tutti (anche se i suoi soldatini non sono riusciti neanche a violare lo Scudo di Bella, e i Cullen & Co. sono ancora freschi come un  roseto) invitandoli a entrare nella Guardia dei Volturi. 

Qui ci starebbe bene una pernacchia, ma nessuno la fa. 

Non ottenendo consensi, procede al voto. Caius è subito per l’allegro sterminio e la distruzione di Rosmerda. Marcus – l’inutile Marcus, che è stato lì tutto il tempo a dire: non me ne frega, non m’interessa – non vede minacce e dice di lasciarla vivere (sempre col solito entusiasmo). Poi, prima che Aro dia il voto decisivo, Edward chiede la parola. Se il problema è solo l’imprevedibilità dello sviluppo di Rosmerda, lui ha l’asso nella manica: Nessie non è l’unica! E a testimoniare chiama Alice. 

Carramba che sorpresa! Con lei ci sono Kachiri, la terza amazzone, Huilen, una vampira sudamericana, e Nahuel, un ragazzo che si scopre essere suo nipote. Tutti sono curiosi e stupiti, perché il ragazzo non sembra del tutto umano ma neppure un vampiro. Allora Huilen, su richiesta di Aro, racconta la sua storia.

Sua sorella venne messa incinta da un vampiro centocinquanta anni fa, e partorì Nahuel che venne al mondo come uno xenomorfo di Alien, quindi esplodendole fuori dal pancino tipo brufolo grosso come un gatto e coi denti di un piranha. Una volta fuori, affamato, morse la zia vampirizzandola. Nonostante questo principiare infausto, Huilen lo crebbe come un figlio (còre de zia!) e così formarono una loro famigliola. Il vampadre si chiama Joham e si crede uno scienziato creatore di una nuova specie superiore di vampiri mutanti vattelappesca, che se ne va in giro a ingravidare poveracce per poi formare un suo clan con la propria discendenza. E come stanno messi col progetto? Ha avuto solo figlie, Nahuel è l’unico maschio e l’ha perso di vista perché Huilen ha voluto tenerli lontani. Poi, quando Nahuel è cresciuto, ha rifiutato di unirsi al padre, ma è in buoni rapporti con alcune delle sorelle (come ciò sia possibile, non si spiega). Cosa interessante – e totalmente ab cazzum, oltreché arbitraria  – è che solo Nahuel è “velenoso”, infatti le sue sorelle non riuscirebbero a vampirizzare neanche una zanzara.

Di fronte al fatto compiuto, i Volturi si ritirano. Tutti si abbracciano… 
Eh! Cosa? Ferma tutto! Un attimo prima i Volturi erano pronti a fare una strage per difendere la loro posizione sociale, e adesso mettono la coda fra le gambine solo perché sbucano questi a raccontare una storia balorda? Alla faccia dei malvagi e occulti signori del mondo, questi non riuscirebbero a ordire neppure la trama di una barzelletta. A meno che i protagonisti non siano loro, certo.
… comunque, in questo gran turbinar di affetto, viene fuori che Jacob e Rosmerda sono ancora lì. 
Ma cazzo, cosa aspettavano? Gli è andata bene che, come al solito, le terribili minacce della Meyer si risolvono in un nulla di fatto. Anche perché, se dovevano stare dietro ai riflessi di Bella per cogliere il momento giusto, stavano freschi come pinguini al banco frigo della Coop. 
La famiglia, stupida come una bolletta del gerundio (provate a dirmi che tassare il gerundio non sia una cretinata, e vi addebito la fattura) non si rende conto della sua leggerezza, così esulta dalla manica di beoti che è. Invece i Volturi sono in crisi, non solo non hanno avuto più nulla a che appigliarsi, ma hanno anche scoperto che c’è gente disposta a tenergli testa e che la fede che i vampiri deponevano in loro vacilla come una biglia sullo spigolo. Almeno questo è ciò che dice la Meyer… anche se a me pareva ci fossero gli estremi per una guerra per il predominio della specie originale su questi “ibridi” che potrebbero spodestarli prendendone il posto. Oh, non solo riescono a farsi passare più facilmente da esseri umani, ma possono nutrirsi di cibo normale oltre che di sangue! Se sono tanto paranoici e fanatici del controllo, questo dovrebbe essere più che sufficiente per mettere in moto un genocidio. Invece no, tornano a Volterra con la coda tra le gambe, con l’unico proposito – quando ce ne sarà occasione – di indagare su questo Joham e farci quattro chiacchiere. Ribadisco: Se fosse un libro furbo, l’avrebbe scritto qualcun altro.

Alice conferma che non attaccheranno per un bel pezzo, è stata la prima volta che si sono scontrati – dov’è lo scontro, ditemelo! – alla pari per la prima volta da molto tempo, e questo li ha messi in crisi, ma un giorno potrebbero tornare per attaccarli individualmente e sconfiggerli uno per uno, ma passerà del tempo e Alice saprà riconoscere il momento per organizzare la difesa. Ah, a proposito di Alice. Vi ricordate che Bella aveva preso un foglio per scriverci in grande RIO DE JANEIRO, nella speranza che Alice la vedesse e capisse il piano astuto di mandare Jake e Rosmerda in Brasile? Ecco, Alice confessa di aver visto Bella scrivere quelle parole, ma di non averci capito un cazzo (questo dimostra che la Meyer fa leggere la trama solo alla protagonista, altrimenti non arriverebbe viva alla fine del libro).
 
Dalle considerazioni post-Armageddon della Fuffa, pare che Aro temesse Bella, visto che rende inutile la sua guardia del corpo. Insomma, stanno tutti sereni che la brutta faccenda è conclusa. Però le sorelle di Irina non hanno potuto ottenere vendetta, i rumeni danno del pirla a tutti perché era l’occasione buona per chiudere la faccenda per sempre e invece questi l’hanno sprecata a parlare e tirarsi le pose, e tutti gli altri se ne tornano a casa con un nulla di fatto. Pessimismo, e fastidio! Dagli torto, dagli.

Sì, gli unici contenti sono i Cullen, che hanno fatto scoppiare il casino e poi radunato gente che non s’è capito perché abbia accettato di intervenire per una boiata del genere. Lasciatemi dire: Eh no, hai sporcato tu e lavi tu, non chiami me per farti i vetri! E ci starebbe bene anche una giornalata sul muso.

Bella nota che Nahuel fissa Rosmerda con un vivido interesse (e ti credo), ma Ed le spiega che sta pensando a come sarebbe potuta essere diversa la sua vita se avesse avuto loro come genitori. 
Uno schifo! Ma li hai visti? Piuttosto, mi farei allevare dai kurgan in una fossa piena di diavoli di Tasmania. 
Edward invece va avanti imperterrito, e dice che Nahuel lo considera un padre ideale (adesso vomito il Natale del ‘98), ma scommetto che se l’è inventato per tirarsela, vanesio com’è. Infatti quell’oca sopraffina di Bella ci casca, sdilinquendosi nell’elogiare le sue virtù paterne fino alla consueta nausea. Il ragazzo – stando sempre a Radio Edward Minuto per Minuto, direttamente dalla tua testa a farmi i cazzi tuoi! – riflette anche sul fatto che lei è viva e felice, come avrebbe meritato di essere sua madre (magari proprio al posto di Bella, che è una gattamorta bimbaminkia). Anche per Bella è una storia triste – io direi patetica, ma tant’è – Ed però le dice che no, adesso Nahuel è felice perché non si odia più per aver sfondato il ventre di sua madre, anche se tutto ciò non ha senso logico in nessuna parte dell’universo consciuto e anche di quello noto per sentito dire. 

Dopo aver sentito la storia di Nahuel e aver capito qualcosa sullo sviluppo di questi mutanti, riflettono che fra sei anni e mezzo la loro bambina sarà “adulta”, quindi il ragazzo potrebbe vederla come una compagna potenziale – oltretutto è l’unica femmina della sua “specie” con cui non è imparentato – ma di mezzo c’è sempre Jake, e insomma… si vedrà. Fanno anche un mezzo discorso egoista sul fatto che lui e sua zia saranno anche venuti fin lì per salvarli ma poi chi se ne frega, adesso basta e fuori dai coglioni! Adorabili, spero che muoiano squoiati vivi ai saldi del lustrino.

Tornati a casetta loro nel Fantabosco, mettono Rosmerda a letto e Bella getta la collana di Aro in un angolo della sua cameretta, perché ci giochi. 
Questa famiglia tratta i soldi come i kleenex. Mi stanno sul cazzo.
I vampyminkia si ritirano in camera da letto per fare le cosacce, ma Bella ferma Ed perché ha una sorpresa; Zafrina le ha insegnato come abbassare lo scudo, Così si mettono faccia a faccia e occhi negli occhi, Bella si stringe la testa tra le mani per la concentrazione, e finalmente Edward riesce a leggerle nel pensiero per la prima volta! Ci trova dentro un best of di immagini della loro patetica storia d’amore (magari anche la colonna sonora, ma non lo voglio sapere), la solita carrellata finale col meglio della stagione di quando gli sceneggiatori sono in sciopero o non sanno cosa scrivere. 
Lui ne è entusiasta e le chiede se può farlo ancora – è l’occasione d’oro per spiare anche la sua mente – ma dura poco e la capoccia di Bella si chiude a saracinesca sui titoli di coda. Si consolano pensando che hanno davanti tutta l’eternità per provarci. E a proposito di “provarci”, un’altra allusione Harmony della Meyer annuncia il momento della copula finale.
[…] E poi continuammo beati a occuparci di quella parte piccola, ma perfetta, della nostra eternità. […]
Così, sfumando in trombando, calando in scemando, scemi in crescendo, lasciamo le due merde l’una sull’altra nella lettiera del loro amore. Un finale che corona quella che si può ben dire la Cagata Letteraria del XXI sec. e ci accompagna finalmente alla tanto sospirata…
 
FINE

mercoledì 28 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (18 di 19)

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Arriva il giorno predetto da Alice e tutti si radunano nella radura (sic.) della visione per attendere i Volturi. Ci sono anche Rosmerda e Jacob, lei ha lo zaino coi documenti pronti in caso di fuga, e Bella porta al collo la collana pacchiana di Aro, tanto per metterlo di buon umore. Alla fine i Volturi arrivano, sbucano dagli alberi in formazione larga con una coreografia sincronizzata e silenziosa stile Esther Williams, ma quando si sta per scatenare l’inferno e l’aria fa scintille… parlano parlano e parlano, zero azione. Ormai lo sappiamo, la Meyer ti fa sentire odore d’arrosto e poi ti allunga il pane vecchio.

Aro vuole sapere tutto, ma leggerlo dalla mente di Edward, così saprà i piani di tutti – tranne di Bella, che fa cappa e non trasmette – allora lei fa scattare lo scudo come non era mai riuscita a fare prima (potere della strizza), poi si rende conto che bloccare lo scambio tra loro due rovinerebbe la tregua, così lo ritira. Ed si lascia leggere da Aro come la Gazzetta al bar, e lui se la prende comoda – com’è giusto che sia in tali occasioni – scoprendo tutto sulla bambina e anche di più, così accetta d’incontrare Rosmerda, dalla quale resta incantato. Dice di non voler far del male a nessuno, ma tutti sanno che mente. Fa anche un pensierino sull’asservire i Lupi, ma capisce subito che sarebbe “problematico”, intanto le chiacchiere proseguono.
Quando Aro fa un cenno alle guardie e Caius attacca a fare la comare acida, i nostri arretrano guardinghi e Bella scopre di essere padrona del suo potere – guarda te, alle volte, l’opportunismo della Meyer – e muove lo scudo come le pare e piace, coprendo tutti i suoi. Aro e Caius litigano perché il secondo vuole attaccare a tutti i costi e si rifiuta di toccare l’amico per farsi mostrare la verità (pare ci sia maretta tra i Volturi). Bisticciano anche sui Lupi. Aro dice che non sono veri licantropi – cosa che fa alzare un sopracciglio a Jake – ma “mutaforma”, visto che non si riproducono col morso ma alla buona vecchia maniera, e per via delle loro origini animiste. Se all’antenato fosse capitato davanti un altro animale al posto del lupo, sarebbero mutati in quello. Aquila, puma o moffetta che sia. Alle strette, Caius chiama in causa Irina, che ammette il suo errore nell’aver scambiato Rosmerda per una Bambina Immortale conducendo lì tutto il circo, e assumendosene tutta le responsabilità.

La sua onestà viene premiata con un capannello di guardie e uno zippo sputafuoco, e in un attimo Caius la distrugge.
[…] Tre soldati dei volturi fecero un balzo in avanti e Irina fu Completamente oscurata dai loro mantelli grigi. Nello stesso istante, dalla radura si levò un orribile stridore metallico. Caius entrò strisciando al centro della mischia grigia, e quel grido stridulo e sconvolgente esplose subito in un sorprendente geyser di scintille e lingue di fuoco. I soldati arretrarono con un balzo da quell’inferno improvviso, riprendendo subito i propri posti nella linea perfettamente retta del corpo di guardia.
Caius restò solo a fianco dei resti ardenti di Irina e l’oggetto di metallo che teneva in mano emanava ancora una densa fiammata in direzione della pira.
Con un lieve scatto, il getto di fuoco che usciva dalla mano di Caius sparì. Dalla massa di testimoni dietro i Volturi si levò un rantolo […]
Ecco, tanto per far vedere che non racconto balle.

Come da programma, la combustione di Irina provoca l’ira delle sorelle scatenando la battaglia. O forse no. Infatti i “buoni” placcano Kate e Tanya in tempo, forse bisbigliandogli all’orecchio: «Cazzo, ma non lo sapete che questo è il massimo della scena d’azione per l’autrice? State ferme!», infatti si ricomincia a parlare, coi testimoni portati dai Volturi che si domandano perché Irina sia stata uccisa.

Bella ha un’altra delle sue intuizioni bisbigliate dalla Meyer e capisce che a questo punto, fatta la stronzata, i Volturi ammazzeranno tutti i presenti per conservare la loro patina di rispettabilità, poi s’inventeranno una storia per quelli che non c’erano. Infatti già montano l’attrezzatura da mirror climbing dicendo che si è trattato di una punizione per accuse infondate, ma è debole quanto la trama di questo libro e nessuno – nemmeno i protagonisti – gli crede.

Aro interroga i testimoni dei Cullen. Amun e Kebi depongono in favore di Rosmerda e poi se la filano appena possibile, quindi Aro si arrampica un altro po’ sugli specchi finché Garrett – un nomade che fa il filo a Kate – non chiede di poter parlare, allora fa un discorso sulle vere intenzioni dei Volturi rivolgendosi a tutti i vampiri presenti, accusa i boss di abusare del loro potere e minare il libero arbitrio di tutti, accampare scuse per far fuori i Cullen e tutti quelli che non gli vanno a genio, insomma parla chiaro e senza peli sulla lingua. 

Parte dei presenti se ne vanno (e anche di fretta), convinti dalle sue parole, mentre altri indecisi restano a vedere il resto. E voi?

martedì 27 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (17 di 19)

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Bella e Jake portano Rosmerda in visita da Charlie, e lungo la strada parlano degli ospiti. Così si scopre che i rumeni hanno fatto le belle statuine lasciandosi adorare come Madonne di Pompei per molto molto tempo, finché i Volturi non hanno dato alle fiamme i loro castelli, svegliandoli e spingendoli a muoversi. Iinfatti il loro aspetto è simile ai Volturi, ma i loro occhi non sono velati dalla cataratta. Comunque la gita è solo una scusa per Bella, che vuole andare a Seattle per cercare il tipo indicatole da Alice, così molla tutti da Charlie e parte da sola con la scusa che deve fare compere natalizie.

Arriva all’indirizzo, che si trova – guarda un po’ – in una via poco raccomandabile. Qui c’è un tizio a cui chiede di J. Jenks, lui lo chiama (perché qualcuno su questo pianeta ha il cellulare) e Bella lo raggiunge al vero studio, che si trova in un centro commerciale. Jenks è un procuratore legale, ma sottobanco fornisce documenti falsi ai suoi clienti (uno dei quali è Jasper), così Bella fa dà un’altra sbirciata alla sceneggiatura e capisce che deve farsi fare i documenti falsi per Jake e Rosmerda, in modo che, se le cose si mettessero male, possano scappare all’estero. Visti gli indizi risicati e la demenzialità dello scritto, le sue illuminazioni non si spiegano altrimenti. Finita la gitarella alla James Bond dei poveri, Bella torna a casa con un ciondolo per Nessie come scusa, e si tira una pippa enorme sulla battaglia, la loro inevitabile morte, l’Aldilà con Ed e bla bla bla. L’importante è che Rosmerda e Jacob possano fuggire. Si tira un sacco d’incenso da eroina tragica, insomma.

Il giorno di Natale, la famiglia vampyminkia va da Charlie, dove ci sono anche i Lupi. Passano la festa lì, con Bella di cattivo umore che si fa un altro trip Emo sul fatto che moriranno tutti eccetera, poi tornano a casa dove trovano liti e discussioni. I rumeni dicono che i Volturi non sono quello che dicono; altro che guardiani dell’ordine, secondo loro non sono altro che intrallazzoni e profittatori!, e ridono di chi vuole a tutti i costi pensare bene di loro pur di restare con la testa ben piantata nella sabbia. I rumeni e Alistair sono gli unici con sale in zucca, infatti appaiono poco e tutta l’attenzione della Meyer è rivolta a personaggi inutili e improbabili. Come i protagonisti, per dire. Alla fine, quasi tutti dicono che combatteranno, e tanto per dire una minchiata in più si accenna al potere di Siobhan – quella che farebbe andare le cose come vuole lei – peccato che lei stessa non ne sia pienamente convinta, insomma è un potere difficile da “misurare” e stabilire se le cose si mettono così perché lo vuole lei o se è un gioco del caso. Quindi, sticazzi.

Vanno a caccia e Bella ha un’illuminazione sul suo potere e quello di Rosmerda; se la bimba può entrarle nella mente, vuol dire che il suo scudo ha una falla. Meglio tardi che mai! Ed però le spiega che il potere di Nessie è in parte quello di non poter essere fermata da nessuno scudo, e una volta che entra nella mente di qualcuno costui le crede e l’ama. Non si capisce su quali basi abbia fondato questa teoria, ma se così fosse sarebbe una manipolatrice anche più brava di lui. Tutta il suo papà!

Bella si fa un botto di paranoie sui sospetti che Ed può avere sul suo viaggetto a Seattle, anche se la scusa erano i regali di Natale e quelli ha portato, quindi non si capisce il perché di tanta strizza, anche se ricordando l’escamotage della ninja bianca bisogna pur dire che abbiamo a che fare con un pezzo da novanta quanto a idiozia. Comunque ha un’appuntamento con Jenks, s’incontrano in un ristorante con un posto accanto al fuoco, e qui c’è un momento morboso.
[…] Per mezzo secondo mi chiesi cosa avrei provato mettendo la mano nel fuoco. Cosa avrei sentito mentre bruciavo… […]
Non finirò mai di ripeterlo, questa gallina è Emo.

Arriva Jenks e Bella ritira i documenti contraffatti, poi parlano un attimo di Jasper e dell’aria angosciata che sfoggia questo poveretto quando si parla dei Cullen, così Bella annota mentalmente che se sopravviveranno a tutto questo, d’ora in poi trattare col falsario sarà compito suo, perché le spiace tanto per lui e le sue coronarie. Risolta la seconda missione alla 007, Bella torna a casa e va in camera di Alice, qui – sperando che lei la veda in una delle sue premonizioni – prende un foglio e scrive RIO DE JANEIRO a grandi lettere, nella speranza che capisca che quella sarà la destinazione di Jake e Rosmerda, così avranno una possibilità d’incontrarsi. Immagino sia convinta che anche gli altri personaggi abbiano accesso alla trama come lei, quindi un indizio a cazzo come questo dovrebbe essere sufficiante. Bah!

lunedì 26 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (16 di 19)

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Finalmente arrivano i primi pastorelli vampiri a visitare il Bambinello Rosmerda. Sono Tanya e Kate – le sorelle di Irina – con Eleazar e Carmen, anche loro membri del clan di Denali che subito fanno grandi scenate alla Jasper aspettandosi chissà che, sia da Bella che da Rosmerda, ma poi accettano piccola mutante e discutono con Edward e Bella sul da farsi per proteggerla, perché a quanto pare basta un bel faccino di bimba e la parola di una coppia di vampyminkia per convincersi che è tutto a posto e che vale la pena di mettersi contro i Volturi.

Secondo Eleazar, che è un esperto in superpoteri, Bella sarebbe uno “Scudo”, anche se subito non si capisce come funzioni. L’unica che conoscono è Renata, la guardia del corpo di Aro che devia gli attacchi fisici, ma Bella fa cappa solo ai poteri altrui, quindi può essere menata come la tradizionale zampogna. Kate trasmette elettricità a contatto causando dolore (niente scintille e Zap! Zap! da fumetto, per fortuna), ma Bella ne è immune. Pensano a come affrontare i Volturi e si rendono conto – a buffo – che Aro attacca quando gli pare (e certo, deve anche mandarti il biglietto). In più, visto che già dalla sua prima apparizione è chiaro che colleziona vampiri con poteri speciali, sospettano che anche stavolta cercherà di portarsi a casa un souvenir. In questo caso l’obbiettivo più ghiotto è Alice, che infatti s’è data alla macchia con un piano, qualunque esso sia.

La tattica di Aro è attaccare, offrire il “perdono” a chi gli interessa e tenerlo nel suo gruppo, così il Volture avrà – non si sa perché – l’eterna gratitudine di costui, anche se gli ha falciato i compagni e stravolto la vita. A questo punto si parla di Chelsea – anche voi state pensando alla figlia di Clinton che brilla di lustrini, vero? – la quale è in grado di manipolare i legami tra le persone, rafforzarli o spezzarli. Ecco come i Volturi legano a sé le guardie e come spezzano le alleanze dei loro nemici. Beh, tutto sommato a me sembra più pericolosa questa, piuttosto che i gemellini Jane e Alec. Anzi, mi domando perché Chelsea non rulli di brutto su tutti gli altri, visto che può manipolare chi le pare… ma se questo libro fosse furbo, l’avrebbe scritto qualcun altro. Vi pare?

Sospettano che oltre ad Alice vogliano pure Ed e Bella, ma arriva altra gente e bisogna continuare a recitare la Natività. Sono Peter e Charlotte, mandati da Alice, e poi pian piano la casa si riempie di vampiri come una seduta del senato. Tra l’altro, questi ciuccia emoglobina si nutrono di sangue umano e vanno a caccia appena fuori dei confini dello stato. Giusto per fare un favore ai lupi e ai Cullen, non puntando Forks e La Push. Jake prugna e fa l’occhio cattivo al pavimento, ma accetta – come tutti gli altri lupi – questa situazione di merda per il bene di Rosmerda (ho fatto la rima). Eh già, gli umani possono anche morire, tanto non sono belli belli belli in modo assurdo, quindi la patina di vampiri buoni va un po’ a farsi fottere. Per non parlare dei lupi, che dovrebbero essere lì per difendere e proteggere ma insomma, mica portano un distintivo… perciò, sticazzi.
 
Arrivano i vampiri irlandesi, e poi quelli egiziani. I Re Magi? Alcuni si fidano subito, altri no. Come Amun e Kedi, i capi egizi (che con quei nomi lì non si capisce come mai non siano più antichi dei Volturi), invece Benjamin, sempre del clan egizio e dall’impressionante potere di manipolare i quattro elementi, e la sua compagna Tia, fanno subito amicizia con Rosmerda che ha – pare – anche il potere di incantare chiunque (ecco come fanno a tirare gente semisconisciuta in questa guerra assurda).

Tra il vampirame assortito c’è Alistair, un vamp inglese “amico” di Carlisle che trova l’intera situazione stupida e rischiosa, un pasticcio in cui è pentito di essersi immischiato e dal quale vorrebbe scappare per tornare alla sua vita solitaria, lontano da tutte queste cazzate. Già mi sta simpatico. Bella invece – proprio lei – non lo sopporta, trovandolo pure musone e imbronciato. Ma misurati, prima di dar del mezzo metro a qualcun altro! ‘Sta bimbaminkia emo del ciufolo.

Arrivano persino due delle tre amazzoni, anche loro mandate da Alice che è con la terza in una missione segreta. Una di loro, Zafrina, è un’illusionista specializzata in paesaggi. Non si sa perché, ma le illusioni ottiche che crea son sempre paesaggi, si vede che coi ritratti e le nature morte è una pippa. Rosmerda ne va pazza e si diverte un mondo a guardare Zafrina Channel tutto il giorno. Bella, come una mamma Moige, si preoccupa che le trasmissioni siano appropriate.
[…] Dopo quell’episodio fu difficile tenere lontana Renesmee da Zafrina e dalle sue belle foto. Io mi preoccupavo, perché ero abbastanza sicura che Zafrina fosse capace di creare pure immagini tutt’altro che piacevoli. Ma attraverso i pensieri di Renesmee riuscivo a vedere anch’io le visioni di Zafrina nitide come nel ricordo di mia figlia, proprio come se fossero vere, e quindi a valutare se fossero appropriate o meno. […]
Ecco, ha messo il filtro a Zafrina Channel, lo sapevo che era del Moige! In più si capisce che le “donne selvagge” le fanno venire la cacarella. La cosa interessante è che, pur venendo dalla Foresta Amazzonica, sono alte una stanga e una pertica, segaligne e vestite di pelle alla Xena. Forse perché tre donne indie mezze ignude alte un tappo e un barattolo non erano abbastanza cool, vallo a sapere.

Si riprende con gli allenamenti, visto che Bella non sa lottare nemmeno col tappo deella marmellata. Edward dovrebbe insegnarle a combattere come promesso, ma qualcosa va storto.
[…] «Guardarti in quel modo, analizzarti come un bersaglio. Vedere tutti i modi in cui potrei ucciderti…». Fece una smorfia. «Rende tutto troppo reale, ai miei occhi. Non abbiamo poi tanto tempo a disposizione, non fa differenza chi sia il tuo insegnante. Chiunque ti può insegnare i fondamenti».
M’imbronciai. […]
Scusate, ma lo devo dire: che fighetta! Me lo vedo bene vestito da Gloria Swanson mentre, appeso a una tenda, piange come una vite tagliata. Una delle scene più inutili, patetiche e ridicole di tutta la saga, e il commento finale di Bella è la degna chiusura di cotanto cabaret.

Per fortuna gli altri non hanno perso la spina dorsale in un Harmony, così Emmett (memore della sconfitta a braccio di ferro) ci va giù duro e di gusto. Poi si esercitano con lo scudo, che funziona solo qualche volta. Bella dovrebbe proteggere Ed dagli attacchi di Kate, ma è una schiappa. Edward dice che va tutto bene e chiede a Kate di dire a Bella che è brava anche se fa pena, ma Kate – giustamente – si rifiuta, così mette in mezzo Rosmerda per darle una smossa.
Bella fa la sborona pensando che Kate abbia fatto il passo troppo lungo e che non capisca il legame madre figlia bla bla bla con la furia che le scatena, ma la verità è proprio il contrario. Ovviamente, Kate lo ha deciso apposta, se no questa fessa non imparerà mai. Infatti la lezione funziona, Bella estende lo scudo e copre anche Rosmerda. Kate chiede a Ed se riesce a leggere la mente della bambina, e lui ammette di no. L’unico modo per dare uno scantone a Bella era minacciarle la figlia, anche se poi Kate non avrebbe mai colpito, così scoprono che l’unico modo per insegnare qualcosa a Bella sono le giornalate sul muso.
Fanno un’altra prova coi paesaggi di Zafrina, per vedere quante persone Bella è in grado di schermare dalle frequenze di Zafrina Channel, ma riesce a includere solo Kate e un altro tizio. Va beh, fa cappa per cinque, lei inclusa. Sperano tutti che migliori, anche se ha bisogno di giornalate. Per fortuna Ed nota che dall’interno si può attaccare l’esterno perché lo scudo blocca solo i poteri che arrivano da fuori. Si sentono gallissimi.

Certo, uno può avvicinarsi, attraversare lo scudo come niente e sconocchiarli di botte, ma sono facezie.

La Natività non è finita e arrivano due vampiri rumeni, Stefan e Vladimir, con la speranza che finalmente si dia guerra ai Volturi (loro coetanei) che fanno il bello e il cattivo tempo da quando hanno fatto strage di rumeni e bruciato i loro castelli, ma vengono accolti molto male dagli altri anche se adesso sappiamo che la notizia ha fatto il giro del mondo diventando il ventordicesimo Segreto di Fatima Pulcinella. Insomma, pare che il gruppo si sia formato. 

Un ultima perla, prima di chiudere la puntata: per sfoggiare la propria ignoranza, la Meyer fa dire a Bella che Benjamin, col dominio dell’acqua, “provoca geyser”. Ah, le nozioni di scienze delle medie! Buttate a puttanopoli… per carità, non parlatele di geotermia, potrebbe pensare che la state insultando.

giovedì 22 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (15 di 19)

3 commenti
In vista della battaglia, i Cullen decidono di chiamare a raccolta e rintracciare tutti i vampiri che conoscono per chiedere aiuto, poi arriva Jake e anche lui viene informato che si saranno visite. Alice si allontana con Jasper in cerca di quiete per concentrare le proprie visioni, ma il mattino seguente non sono ancora tornati e allora scattano le ricerche.

Che siano stati presi alla sprovvista?
Come no, una che vede il futuro.

Infatti, corri corri, arrivano da Sam che gli dà un messaggio da parte di Alice, scritto su una pagina del Mercante di Venezia che appartiene a Bella.
[…] Non cercateci. Non c’è tempo da perdere. Ricordate: Tanya, Siobhan, Amun, Alistair, tutti i nomadi che riuscite a trovare. Peter e Charlotte li cercheremo noi lungo la strada. Siamo desolati di dovervi lasciare così, senza nemmeno un saluto o una spiegazione, ma era l’unico modo. Con affetto infinito. […]
Visto che non c’è niente altro da fare o dire (a parte due bestemmie per il vandalismo libresco) tornano sui loro passi, ma notano una pista con l’odore di Alice. Bella e Ed la seguono arrivando proprio a casa di Biancaneve – cioè, casa loro – dove scovano il libro mutilato e un fuoco scoppiettante nel camino.
Bella ha una di quelle illuminazioni che le prendono quando la Meyer non sa come far succedere le cose, così – senza un ma o un perché – capisce che deve essere da sola per consultare il libro. Allora chiede a Ed di aspettarla solo trenta secondi. Lui non capisce – dagli torto – ma l’accontenta, allora Bella prende in mano il libro e legge una nota.
[…] Accanto allo strappo della pagina mancante, sotto la dicitura «Il mercante di Venezia di William Shakespeare», trovai un appunto:

Poi distruggilo.

Seguivano un nome e un indirizzo di Seattle. […]
Edward entra prima del previsto, ma il libro è già tra le fiamme, così pensa che Bella sia incazzata con Alice e il rogo di Shakespeare sia solo uno sfogo di frustrazione. Oh, ma non bastava gettare solo la pagina? Pare di no.

Quando rientrano a Casa Cullen, c’è uno scambio di saluti. Gli altri partiranno in cerca di alleati, mentre Ed e Bella resteranno con Nessie (è il nuovo soprannome di Rosmerda, che essendo un “mostro” tutto nuovo ha lo stesso nomignolo di quello di Loch Ness) per presentarla a quelli che verranno a trovarli. Sì, esattamente come la Natività di Grisù Bambino. Poi avvertono Jake, dicendogli che non sarà granché amato dagli ospiti e di stare fuori dai coglioni lontano il più delle volte, e mentre Ed gli chiede di avvertire Sam che ci saranno visite, Bella cerca in rete tale J. Jenks, indicato dal messaggio segreto di Alice. E qui abbiamo una scena meravigliosa di Bella che si avvicina al computer con nonchalance per fare la sua ricerca.
[…] Fissando la foresta feci scorrere le mie dita, come soprappensiero. Chissà se i vampiri agivano soprappensiero, qualche volta? Non pensavo che qualcuno mi prestasse attenzione, ma non mi voltai per sincerarmene. Il monitor s’illuminò. Feci scivolare nuovamente le dita sui tasti. Poi le tamburellai silenziosamente sul piano di legno della scrivania, sempre fingendo un gesto casuale. Poi ripassai sui tasti.
Lessi sullo schermo con la coda dell’occhio.
Nessun J. Jenks, però c’era una Jason Jenks. Avvocato. Sfiorai la tastiera cercando di tenere il ritmo, come accarezzassi assorta un gatto che mi ero quasi dimenticata di avere in braccio. Il sito dello studio di Jason Jenks era ben fatto, ma l’indirizzo sulla homepage era sbagliato. A Seattle, sì, ma con un codice postale diverso da quanto mi risultava. Presi nota del numero di telefono e ricominciai a battere il tempo con le dita sulla tastiera. Cercai a cosa corrispondesse l’indirizzo, ma non trovai nulla, come se non esistesse. Avrei voluto guardare su una mappa, ma decisi che sarebbe stato troppo rischioso. Un’ultima passata sui tasti, a cancellare tutto…
Continuai a guardare fuori dalla finestra e sfiorai il legno un paio di volte. Udii avvicinarsi passi leggeri e mi voltai con quella che speravo fosse la stessa espressione di prima. […]
Una ninja bianca! Ma dico, non bastava andare su internet per i cazzi suoi senza questa pantomima? Poi, mai una volta che tocchi il mouse o che dimostri di sapere cos’è! Minimo è rimasta al Commodore 64, o manco quello. Tira tasti a caso e becca subito quello che cercava, sempre facendo la ninja bianca che brilla nel buio. Trovate voi le parole, perché io non ne ho o sono finite.

Bella coccola e rassicura la piccola Rosmerda, sperando che almeno lei sappia quello che sta facendo, poi convince Ed a insegnarle a combattere. A lei, non a Rosmerda (che potrebbe anche fare una figura migliore). Lui le spiega che i pericoli maggiori sono Jane e Alec; lei può causare dolore fino alla morte solo a un bersaglio per volta, lui “anestetizza” più nemici contemporaneamente deprivandoli di ogni senso.
 
Bella, che è immune ai poteri altrui, pensa di poterli battere, ma Ed non ne è tanto convinto (infatti possono sempre menarla tutti insieme appassionatamente, ma lei non ci pensa perché è una Neonata culturista).
 
Poi parlano di Eleazar, che un tempo stava coi Volturi ed è in grado di riconoscere il dono di un vampiro o – con qualche difficoltà in più – quello potenziale di un umano, e passano il tempo così tirandosi, i puntini sulle mosse e i poteri per vedere chi è il powerplaiyer che ce l’ha più lungo.

Per ora è tutto, ci leggiamo lunedì con altre stronzate. Buon fine settimana!

mercoledì 21 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (14 di 19)

2 commenti
Arriva il regalo di nozze dei Volturi.
Anche a voi, con tutte queste cazzate di mezzo, il matrimonio era passato di mente?
Il dono è una collana talmente pacchiana – ma antica, eh! – da vederla bene al collo di Otelma.
[…] La collana era semplice: un cordone a scaglie d’oro spesso come una fune, una specie di liscio serpente da arrotolarsi stretto intorno al collo. Al centro pendeva un diamante bianco grosso quanto una pallina da golf. […]
Semplice, eh? Comunque, insieme alla catena da motorino tamarro (che ha già il suo posto prenotato a Ponte Milvio) c’è anche un invito che i Cullen interpretano come appena un po’ perentorio.
[…] Sono ansioso d’incontrare la nuova Signora Cullen. […]
Il biglietto è firmato da Aro e vergato in caratteri medievaleggianti (il font è riportato sul testo) con inchiostro nero su cartoncino bianco. E perché non col sangue su pergamena d’agnello e sigillo di ceralacca? No, in effetti non è chic.

Bella vuole andare sola, visto che non possono leggere nella sua mente o farle del male coi loro poteri (sì, ma possono pestarti tutti insieme come fossi una zampogna, e come meriteresti). Invece Ed fa il difficile e frigna dalla voglia di tornare a fare il bersaglio dopo che l’ultima volta Jane l’ha steso con mio gran piacere. Così, mentre lui mette il muso, Bella va con Jake e Rosmerda a caccia d’alci. Tanto per far colazione, ecco.

Seguendo il branco, Bella nota una vampira sconosciuta che li osserva, ma grazie al magico potere di una trama che fa acqua come un gavettone sul puntaspilli, capisce che si tratta di Irina, la vampira di Denali innamorata di Laurent che è stato fatto fuori dai lupi per aver attraversato i confini e aver aiutato James e la sua compagna Victoria nel tentativo di ucciderla in due diverse occasioni.
Non ditemelo. Anche a voi sembra una soap opera?
Dopo un illuminazione del genere, vi aspetterete che il cervellino di Bella imploda lasciandola stramazzata al suolo… invece chiama a raccolta tutti gli altri che partono a cercare l’intrusa. Con un giro di telefonate – menomale, qualcuno ogni tanto usa il cellulare – viene fuori che Irina era lì per fare la pace coi Cullen, visto che in effetti Laurent aveva appena un po’ pisciato fuor del secchio, ma poi ha visto Bella con Jacob (il lupo cattivo che le ha killato il boy) e l’umore è tornato nero. In più, avendo visto Rosmerda, potrebbe averla scambiata per una Bambina Immortale, come quella che ha mandato mamma al rogo. Così ci riallacciamo alle paturnie di inizio libro, giusto per morderci la coda e far vedere che c’era una ragione se la menava con questi bebè vampiro. Ora, triste e incacchiata, Irina vaga senza meta.

Alice non vede nulla di certo, ma sa che non sta tornando a Denali dalle sorelle. Grazie, Alice, telefonare a casa per chiedere: «È tornata, Irina?», in effetti non era abbastanza tuailesco.

A giorni, Bella deve partire per l’Italia in ottemperanza alla cortese richiesta dei Volturi, ma tutti sono fissati con l’Amazzonia. Pare che le ricerche sui casi simili a Rosmerda abbiano portato a galla leggende della tribù Ticuna che parlano di baby vampiri, e neanche a farlo apposta Carlisle conosce un paio di vampire che vivono da quelle parti. Ma guarda te! Così, mentre i ragazzi fanno i ganzi all’idea di ciucciarsi giaguari e pantere… pantere in Amazzonia? Certo, e allora perché non i canguri? Almeno Emmett ha la fissa dell’anaconda, quindi se non altro – anche se è il gorilla del cioppo – sa dove stanno andando. Le ragazze invece pensano alle valigie, cosa portare e cosa no. Perché i maschi sono maschi e le femmine sono femmine, come negli anni ‘50.

Mentre sono lì a fare la famigliola vacanziera, Alice fa cadere un vaso e resta pietrificata dopo aver avuto una visione dei Volturi al gran completo con tanto di corpo di guardia e mogli (di cui non sapevamo nulla e che pare non abbiano mai lasciato la città prima d’ora), tutti in assetto di guerra diretti proprio a casa loro. Allora capiscono che verranno per Rosmerda, e che Irina li condurrà lì tra un mese, così i piani cambiano e tutti si organizzano per la difesa. Niente vacanza, c’è da proteggere il castello!

Dite la verità che questo colpo di scena vi ha sconvolto la vita e fatto ricredere su tutta la saga! No, eh? Neanche a me. In effetti, è la solita merda riscaldata. Però non abbiamo ancora finito di servirla. Alla prossima!

martedì 20 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (13 di 19)

4 commenti
Dio solo sa perché – ne eravamo stati informati nei volumi precedenti – i Neonati sono super forti per tutto il periodo immediatamente successivo la loro creazione. Quanto? Mesi? Anni? E chi lo sa! Così, dietro insistenza di Ed, Bella sfida Emmet a braccio di ferro. E vince. Tutti prendono per il culo Emmett, ma il meglio è la scena in sé.
Per affrontarsi, si appoggiano su un masso di granito, e lo rompono. Lui ne raccoglie un pezzo da terra e per la frustrazione lo stringe tra le dita, sbriciolandolo come farina, però non succede nulla perché sono tutti amici, e poi l’autrice non è in grado di gestire rapporti complessi o conflittuali tra i personaggi, che comunque – ve lo ricordo – restano delle macchiette. Infatti la scena si chiude coi Cullen che ridono brillando al sole, ‘ste Winx di merda.

Sue Clearwater (la madre di Leah e Seth) si prende la briga di guidare Charlie nell’accettazione di quel mondo, intanto sua figlia diventa il Secondo, o Beta (come dice Bella) di Jacob.

Ecco, vorrei spendere due paroline sul fatto che Bella usa i termini applicati in etologia ai branchi di lupi, ossia Alfa per il capo o la coppia dominante, Beta per i secondi in grado e Omega per l’ultimo e scalognato. Ci tengo, giusto perché almeno una volta la Meyer ha fatto i compitini, e almeno ‘sta cosa se l’è andata a vedere. Certo, non è la prima volta che qualcuno fa un tale ragionamento – anche la Hamilton applica la terminologia etologica ai licantropi nella sua saga di Anita Blake – quindi non ha inventato nulla di originale o ha scoperto qualcosa di più wemozionante dell’acqua tiepida, ma resto talmente emozionato quando vedo che la Meyer mi fa una pagina di stanghette diritte o colora restando nei bordi, che volevo sottolinearlo facendole Pat-pat! sulla testolina.

Detto questo, andiamo avanti.
[…] «Gesù», mi lamentai una sera con Edward. […]
Non so voi, ma io sono scioccato. Una mormone può uscirsene con un “Gesù” pronunciato invano? Per dindirindina, non si fa!

Insomma, Bella si lamenta perché Jasper le sta sempre attorno, così Ed le spiega che lo fa perché lei è sempre felice, e Jazz – ahimè, lo chiamano così – è attratto dai buoni sentimenti (ma allora è vero che sono delle cazzo di fatine!).
Comunque Rosmerda dice la sua prima parola a una settimana di vita: «Mamma», solo che Bella ci resta di merda. Un po’ per la sorpresa – capisco – e in parte, dai… perché l’ha sempre menata sull’età e adesso non è più teenager manco per il ciufolo, ma non fa in tempo a entrare in depressione post parto che Rosmerda caccia anche la sua prima frase di senso compiuto: «Mamma, dov’è il nonno?»

Il giorno dopo già cammina, e loro sono nel panico perché non sanno che fare. Un girello, magari? Intanto gli altri fanno ricerche, ma passa il tempo e a tre mesi questa corre, balla, legge e soprattutto le piace farsi leggere Tennyson prima della nanna (non ho parole).

Sì, in una saga tuailesca come questa, sono i dettagli che fanno la vera comicità.

Tutti notano che il ritmo di crescita rallenta piano piano, ma non smette del tutto, mentre lo sviluppo intellettuale galoppa come un cavallo con un riccio attaccato ai coglioni.

Dove ci porterà? Dovete continuare a leggere.
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