Bene, adesso che è finito il Bignami, toccherà inventarsi roba per non far morire il blog. Eh già, ma che m’invento? Hm, martedì scorso ho visto L’Alba del Pianeta delle Scimmie, reboot di un classico (e di tutta una serie di film) per cui ho una leggera ossessione. Credo che sia tutto partito dall’infanzia, quando mi sono invaghito perdutamente (lo so, fa un po’ Lyala, ma sticazzi) degli animali, della paleontologia e dell’evoluzione della specie umana. Poi aggiungici la fantascienza, e sono tuo. Quindi, parliamo di quello, va là.
Ecco, il Pianeta delle Scimmie ha esercitato il suo richiamo anche questa volta, così sono andato anche se qualche voce qua e là parlava di noia, delusione, eccetera. Oh, invece a me è piaciuto. Ho apprezzato l’idea di partire dall’inizio dando un’origine “credibile” al Secondo Avvento della Scimmia con la conseguente e parallela caduta dell’uomo.
Non è un film perfetto, intendiamoci. Qua e là si è riso quando non si sarebbe dovuto, e un paio di cosette secondo me erano un tantino sopra le righe, ma l’effetto complessivo mi ha soddisfatto abbastanza. Gli devo anche i miei primi sobbalzi sulla sedia da tempo innumerevole, quindi pago il debito parlandone tutto sommato bene. Ora, spoilerarvi invece quello che non va, mi pare poco elegante (specie da parte di un blog che si è appena rifatto il look), quindi più sotto vado in modalità “occulta” per i dettagli.
In sostanza posso dire che a me, come reboot o rilancio che sia, è piaciuto. Mi ha anche incuriosito su ciò che verrà nel caso in cui ne facciano una saga (così come parrebbe a giudicare dalle carte che hanno messo giù in questa prima mano). Non ho cose particolarmente cattive da dire, perciò non ci scapperà il cineracconto, che invece mi viene solo per quei film che m’hanno fatto cagarissimo. Voi comunque non disperate, perché ho appena scaricato Dragon Wars, e quello a occhio e croce sembra materiale fatto per la parodia (se non lo è già di suo, chiaro).
… e veniamo agli spoilers: Concentriamoci un attimo su Maurice, vi va? A me sì, e visto che scrivo io, buoni lì che continuo. Ecco, questo orango che stringe amicizia con Cesare perché conosce il linguaggio dei segni appreso al circo… va be’, diamo per buono il fatto che lo conosca e tutto. La cosa buffa – troppo buffa – è che Maurice, ben prima di farsi un aerosol d’intelligenza concentrata, sembra che “conversi” sullo stesso piano intellettuale di Cesare. Bene, ma allora che mi significa? Forse che qualche anno di circo equivale alla nuova e sensazionale cura/pozione della super intelligenza? Bene, allora come mai non è già successo? Sì, lo so, non è esattamente in questi termini e sto esagerando le cose… ma resta il fatto che sei portato a fare di questi ragionamenti. Hanno voluto mettere la scena comica per alleggerire la parte drammatica, ma l’hanno posta sulla nota sbagliata, che ora stona come un gatto in amore sotto la grondaia in un giorno di pioggia. Mi è piaciuta la parte in cui Cesare dice: «No!», con fatica e in modo gutturale (perché le sue corde vocali e tutta la cavità orale non si sono evolute per quello scopo), ma quando alla fine aggiunge: «Cesare, casa», mi ha fatto un po’ troppo E.T., e in quel momento l’ho goduto meno. Forse c’è stato anche qualcos’altro, come la precoce quanto inaspettata cooperazione interspecie tra scimmie, ma direi che mi fermo qui.

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