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domenica 8 gennaio 2012

Post di servizio per i lettori del Bignami

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Lammerda©
Cari lettori della Ciofecanovela dei Vampiri Glitter, per venire incontro a quanti vogliano recuperare alcuni post o si siano persi le parodie, ho sistemato le etichette. Grazie ai titoli qui riportati potete accedere ai bignami completi di ogni capitolo della saga: Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Dawn. Invece, tramite Stephenie Meyer o Bignami, avrete tutto l’ambaradan, dal post più recente a quello che ha visto gli pterodattili fare nido a Pangea. Buona lettura e grazie per le visite e i commenti che danno un senso alla lettura di tutta questa roba infame.

P.S. Se avete un senso di déjà-vu, non siete matti. Ho ri-uppato questo post dal passato per tenerlo in bella vista. Se poi capisco come metterlo in primo piano, allora lo ciocco lì e non se ne parla più.

mercoledì 2 dicembre 2009

New Moon (video parodia)

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Per concludere in bellezza, oggi ho visto e voglio condividere con voi la versione video realizzata da Willowoosh, godetevela con tanto di backstage.




domenica 29 novembre 2009

New Moon Bignami - 10 di 10 - il finale!

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E così, eccoci (finalmente) alla conclusione di questo secondo volume della quadrilogia (mi viene male) della Meyer, coi nostri vampiri che portano Bella a casa, ma una volta giunti sulla soglia, - comprensibilmente incazzato nel vedere la figlia, di ritorno da una scappatella in Italia, che si regge a malapena a quel bellimbusto che l’ha mollata senza un perché o un vaffanculo - Charlie fa per strappargliela. Errore! Edward, che vuole difendere la sua posizione e dire che lui la ama e nessuno li può separare, tira dall’altra parte. La Bella Addormentata, di nome e di fatto, sta lì un po’ a far la fune, poi, prima che le venga da vomitare, grida un: «Oh basta, là!», o il corrispettivo drammatico, e mette fine al tira e molla. Charlie chiarisce subito che Edward deve andarsene fuori dai coglioni e non tornare finché non diventa furbo o l’acqua inizia a piovere da sotto, ma Bella – che con lo stretching di prima s’è svegliata un po’ – protesta per il suo grande amore, incazzata col padre per la palese ingiustizia. Edward si esibisce nel solito ruolo dell’eroe ferito, sebbene l’unica cosa eroica che abbia fatto sia stato mettersi tra Bella e Jane per poi cadere a terra come uno scarafaggio di fronte al Baigon. Poi se ne va promettendo a Bella di tornare per amor suo. Finalmente si srotola via dai coglioni e Bella ne approfitta per dire al padre che è un brutto cattivo, che lui non capisce, nessuno capisce, il suo è un grande amore e che Edward è magnifico, anche se è pallido e ha le occhiaie da tossico. Strano che a Forks non giri voce che i Cullen si bucano, ma abbiamo visto quanto acuti e profondi siano gli abitanti di questa umida cittadina. Dopo un giro di urla in cui Bella strilla che Charlie deve farsi piacere Edward o attaccarsi al cazzo, e che se non è così lei se ne va via (e vaffanculo padre di merda che ti permetti anche di darmi un’educazione!), se ne vanno a dormire. Charlie nella sua camera, a domandarsi che ha fatto di male per meritarsi una figlia del genere, e Bella a cadere in quello stato comatoso cui tendeva da Firenze. Ma con soddisfazione, perché ha chiarito il punto: lei è Bella, e gli altri non contano un cazzo. Più tardi in camera viene raggiunta dal suo amoruccio, che nascosto nell’armadio non si fa scoprire da Charlie che è comprensibilmente incazzato come un velociraptor, e qui tubano ancora un po’, malgrado i medici sconsiglino l’assunzione di zuccheri prima di andare a dormire, ma lei è talmente cotta che si addormenta malgrado la glicemia.

Al suo risveglio – cioè dopo un lunghissimo sonno ristoratore che ha coperto l’intera giornata – con romanticismo e impeccabile prevedibilità, ecco che Edward si arrampica fino alla stanza di Bella per dichiararle il suo imperituro amore, lei però ha problemi di ricezione. Presente la pantomima di Edward che credeva di essere morto e aver incontrato Bella all’Inferno, in Paradiso o quello che era? Ecco, adesso Bella è convinta di sognare tutto e che il viaggio non c’è mai stato, il suo amore è perduto, la sua vita è inutile e non ha neppure il biglietto per il concerto dei Tokyo Hotel. Non vi metto la citazione perché tanto è uguale alla precedente, invertite solo le parti. Sono fatti l’uno per l’altra, due coglioni e una mutanda.
Finalmente si radunano a Casa Cullen, dove Bella affronta l’argomento trasformazione in vampiro, caldeggiato da Aro e da lei stessa che si sente mortalmente vecchia. Dopotutto, lo ricordiamo, ha ben diciotto anni. Praticamente una mummia con tanto di cartellino all’alluce. Edward però non ne vuole sapere di trasformarla e condannarla a una vita di tenebre, sangue e bla, bla, bla. Anche a costo di far piombare i Volturi su di sé e tutta la sua famiglia! Così espone un piano cretino per difendersi dai Volturi in modo che la sua Bella non debba trasformarsi. Una cosa powerplayer picchia-picchia che viene appoggiata solo da Emmett, il filosofo di famiglia. Tuttavia, al primo sguardo di Rosalie – che li guarda come si fossero fumati la marmitta di un pick-up – cambia idea lasciando Edward solo come una pallina in buca. A questo punto tutti lo guardano un po’ come lo guardereste voi, ossia dalla gigantesca testa di epididimo che è. Intanto Bella, che pesta i piedi dalla voglia di fare l’immortale lucciola Winx, chiede il parere di tutti con voto democratico. Naturalmente la maggior parte è dell’idea che sia meglio un vampiro in più che sette in meno, cioè loro. Così si discute di chi la debba trasformare. Prima Bella lo chiede ad Alice, ma lei non se la sente perché non l’ha mai fatto, e così tutti gli altri, allora è il turno di Carlisle che ha obliterato l’intera famiglia e quindi accetta di vampirizzarla, ma solo dopo il diploma. E non chiedetemi perché, visto che comunque i vampiri pare non facciano altro che andare al liceo. Ma ecco che Edward ha una crisi isterica da chihuahua, affermando che chiunque osi toccare Bella se la vedrà con lui! Così tutti fanno un passo indietro per vedere meglio il pirla che è, però ci sono abituati e non se lo cagano neanche col Guttalax. La maggior parte è dell’idea che Bella vada trasformata per non far incazzare i Volturi, e anche perché tanto è di famiglia – visto che a quanto pare i deficienti si trovano ai raduni di Twilight – per non menzionare il fatto che la cretina la mena col “voglio essere un vampiro, voglio essere un vampiro” come una groupie di Robert Pattinson (l’attore che interpreta Edward al cinema. N.d.R.). Hm, ora che ci penso, la Sindrome di Pattinson sarebbe da studiare. Magari in Psichiatria. Va beh, comunque l’eterna innamorata, per quanto ancora voluttuosamente avvinta da quella nube di zucchero che li avvolge da ben due inutili libri, mostra un po’ di stizza. Alla fine se la giocano a tira e molla, e mentre Edward accompagna Bella a casa – perché ormai è tardi e il libro sta per finire – litigano su anni o mesi, come se contrattassero il prezzo di una sciarpa al mercato, finché lui non le chiede di sposarlo, promettendo che in quell’occasione la trasformerà. Va beh, tocca aspettare la fine del liceo e un paio d’anni per sganciare la bomba a Charlie e Renée, la madre hippie che in questo libro non s’è vista. Bella mette il broncio per un po’, ma alla fine accetta, anche perché Edward è testone come un muflone, e fintanto che ha detto sì è meglio accettare, magari con due righe del notaio così non può fare lo gnorri quando torna in sé. Così tubano ancora un po’, celebrando il loro piano coglione e il supremo egoismo che li vede complici. L’uno nell’altra hanno trovato un pari nell’ego, perciò si beano di quanto sono fighi. A questo punto della storia sono platealmente delle merde.

Siamo all’Epilogo e Bella racconta che Charlie l’ha chiusa in casa, col permesso di uscire solo per andare a scuola o al lavoro – che disgraziato! – ma la gatta morta infame ha ottenuto che Edward la possa andare a trovare. Dopotutto il padre ha la spina dorsale di un anellide. Tutto torna come prima, coi piccioncini a scuola insieme e l’intera Forks che neanche si domanda perché la famiglia se ne fosse andata per fare poi inversione a U in tempi così brevi. Va beh, ma chi se ne frega! Tanto a Forks è già qualcosa se distinguono la destra dalla sinistra senza scriverselo sui polsini. Così un bel dì, tornando da scuola, vedono la moto di Bella davanti casa. Jacob ha detto tutto a Charlie perché la tenga d’occhio, visto che si fida di Edward come il tonno si fida dei grissini. Bella s’incazza, dimentica di aver usato Jacob facendoselo ballare intorno come ragazzo di scorta e passatempo quand’era sola, così lo accusa di tutto, dal buco nell’ozono all’obesità di Babbo Natale. La gatta morta riesce a ribaltare il giusto sdegno di Jacob in senso di colpa, convincendolo di essere stato lui il cattivo e meschino nell’intera storia. Anzi, adesso Victoria e i Volturi sembrano adorabili personaggi Disney. Mentre Bella guadagna il podio della ragione e dell’innocenza, Edward – perché è un signore – legge i pensieri di Jacob senza chiedere permesso. Alla fine parlano di Victoria che è sparita, perciò occhio alla penna. Intanto Charlie, che adesso è incazzato anche per la moto, la chiama in casa. Lei vorrebbe fare la pace con Jacob – perché ha sempre voluto un cagnolino – e abbracciarselo tutto, ma il fidanzatino si mette in mezzo, facendo il bullo e accusando Jacob di essere troppo pericoloso per bella. Con tutto che questa deficiente si ammazza anche se inciampa nell’erba, frequenta un coglione come lui che attraversa mezzo mondo per farsi ammazzare da vampiri più vecchi di Nilla Pizzi e ancora ci sta insieme. Va beh, il buon senso e questa saga non sono mai stati presentati, né hanno mai avuto modo di sentir parlare l’uno dell’altra. Jacob fa un faccino da cane bastonato e indietreggia, mentre Bella s’incammina verso casa per prendersi il meritatissimo cazziatone, ma è contenta e giuliva perché il suo Edward è di nuovo con lei!

FINE

mercoledì 25 novembre 2009

New Moon Bignami - 9 di 10

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Di fronte alle sofferenze del suo amato, Bella implora Aro di fermare Jane, e alla fine, malgrado Edward continui a fare il gallo dicendo che sta bene – sputando organi defunti da tempo, ma che tutto sommato stavano bene dove stavano – accetta di sottoporsi alla prova. Jane ci resta malissimo perché Bella è immune anche al suo potere. Merda! Va beh, me l’aspettavo ma è sempre una delusione. Aro a questo punto ha un’idea brillante: chissà quali poteri potrebbe sviluppare Bella se diventasse una di loro, pertanto ordina che venga trasformata. A Bella sembra di aver vinto la tombolata parrocchiale, ma Edward prugna che lui non le darà mai l’orribile vita del vampiro, così tragica, così maledetta, così glitterata! Aro dice: «‘Sti cazzi». Troverà qualcun altro, o lo farà lui stesso. Anche se Edward crede di avercelo solo lui, di vampiri è pieno il mondo, per non parlare di quella stanza. Alice fa un passo avanti dal dimenticatoio – sì insomma, dove la Meyer mette tutti i personaggi mentre non li usa, cioè lungo la tappezzeria – e dice ad Aro di leggerle il pensiero per vedere il futuro. Lui si fa quattro passi tra le profezie di Alice, poi se la ride e li lascia andare, con la promessa che prima o poi trasformeranno Bella, o lui manderà Jane o qualcuno di peggio a fargli un paiolo da cucinarci un alce intero. Uscendo, il terzetto di minorati incontra una comitiva di turisti che sta entrando, guidati da una certa Heidi, che non è una bimba cicciottella dalle rosee gote ma un pezzo di modella bionda alta come un cestista e vestita come Daisy di Hazzard. Dopo una serie di rumori raccapriccianti – tipo urla e succhiotti – che fanno venire i brividi a Bella, se ne vanno. Probabilmente vale come trailer per i prossimi libri, visto che non succede un’accipotta di nulla e Heidi scompare com’è apparsa, nel nulla. Rubano un’altra auto per raggiungere l’aeroporto di Firenze, dove arrivano senza problemi, anche se Bella casca dal sonno ma non vuole mollare Edward finché ce l’ha, così anche in trance e sonnambulismo se lo sbaciucchia finché non arrivano in America. Non vuole perdersi neanche un secondo col suo amore pomicione, visto che è convinta che all’arrivo verrà scaricata di nuovo nel bidone dell’umido, se le va bene.
Arrivano a Seattle quando Bella ha perfezionato la presa del koala in amore attorno al braccio di Edward, che anche se è morto come il talento della Meyer, avverte comunque un formicolio. Dopo diverse ore di volo e tutte quelle cazzate vampiresche da cui è uscita solo in virtù dei favori dell’autrice e poco altro, Bella ha il sonno leggero di un paziente del reparto rianimazione in prognosi riservata. In aeroporto vengono accolti dai Cullen al gran completo, che per fortuna non si sono messi spalle al muro, se no la gente li scambiava per un cartellone di D&G o Calvin Klein, e la nostra sonnambula riceve i ringraziamenti di tutti per aver salvato quel testicolo parlante di Edward. Anche Rosalie, che gode Bella come i pesci amano le secche, le fa tanto di sguardo timido e riconoscente, dopodiché attacca a parlarle in modo amichevole. Edward invece, che è simpatico come un peperoncino nel naso per fermare l’epistassi, fa lo sgruso e mette su il broncio con la sorella che si sente ancora in colpa. Va beh, è colpa sua se tu sei un imbecille che parte a balla per l’Italia a farsi ammazzare in modo coreografico senza controllare se la morosa è viva o morta? Evidentemente sì, o comunque Edward non è capace di fare un ragionamento logico che lo coinvolge in prima persona, essendo tanto concentrato su se stesso che ogni altro dettaglio va a farsi friggere come un misto di paranza. Se pensiamo che le ragazzine impazziscono per lui, c’è da domandarsi se l’evoluzione non abbia scartato bruscamente a destra perdendo il controllo del veicolo. Parlando di automezzi, sono tutti montati in auto per raggiungere casa. Intanto, dalla via che c’è, Bella racconta a Edward della sua voce che sentiva nella testa.
[…] «Be’, il fatto è… ecco, ho scoperto che… ogni volta che facevo qualcosa di pericoloso o stupido… ti ricordavo più chiaramente», confessai, come una pazza da legare. «Ricordavo il suono della tua voce quando ti arrabbi. La sentivo come se fossi al mio fianco. Di norma cercavo di non pensare a te, ma in quelle occasioni speciali non sentivo il dolore: era come se fossi tornato a proteggermi. Perché non volevi che mi facessi male. Ecco, forse riuscivo a sentirti con chiarezza perche, in fondo, sapevo che non avevi mai smesso di amarmi…».
Di nuovo, le mie frasi mi portavano una strana consapevolezza. Sentivo che erano quelle giuste. Una parte nascosta di me riconosceva la verità.
La sua voce sembrava strozzata. «Tu… hai… rischiato la vita… per sentire…».
«Sssh», lo interruppi. «Aspetta un secondo. Sto per avere una rivelazione».
Ripensai alla serata della prima allucinazione, a Port Angeles. All’epoca, le possibilità mi sembravano due: la pazzia, o la necessità di appagare un desiderio. Non c’era una terza opzione.
Eppure…
Eppure, può accadere di credere profondamente a qualcosa senza accorgersi di avere torto marcio? Di essere talmente ostinati e convinti della propria ragione da essere ciechi di fronte alla verità? In quel caso la verità tace o cerca uno spiraglio?
Terza opzione: Edward mi amava. Il legame che ci univa era più forte della distanza, dell’assenza e del tempo. Poco importava che fosse più speciale, bello, brillante e perfetto di me, ormai anche lui era coinvolto e condizionato in modo irreversibile. Era destinato a essere mio per sempre, come io appartenevo a lui.
Cosa stavo cercando di spiegarmi?
«Ah!».
«Bella?».
«Sì, ecco, ho capito».
«La tua rivelazione?», chiese incerto e nervoso.
«Tu mi ami», dissi meravigliata.[…]
Con tutta la buona volontà, vi pare possibile? Stava prendendo la direzione giusta con quel passaggio sulle illusioni che uno si fa, ma poi lei ne butta via una per farsene un’altra peggiore. Evviva! Io mi farei ricamare il nome sulla camicia di forza, e poi ne prenderei altre sei contrassegnate coi giorni della settimana. Va beh, alla fine quel viscido di Edward si prende il merito, come se quello fosse davvero lui che la contattava telepaticamente quand’era in pericolo. Certo, il fatto che sia caduto dalle nuvole alla notizia e che sia stato detto più volte che Bella è immune ai poteri dei vampiri, non conta nulla. No, allegri e fioroni si beano della loro idiozia e celebrano quell’amore di zucchero candito che fa cariare anche il cervello. Intanto quel falso di Edward le lascia credere di esserle stato telepaticamente vicino, mentre la realtà è che lei è una povera illusa e lui un coglione col botto.

Continua…

domenica 22 novembre 2009

New Moon Bignami - 8 di 10

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Mentre fanno le belle statuine guardandosi negli occhi – da cui probabilmente si ha una limpida visuale dell’interno dei crani vuoti – arrivano due loschi figuri in mantello grigio. Edward, che è pur sempre un cazzone, si sveglia dal suo torpore da pirla e fa scudo a Bella col suo corpo. Lei, spostata da quel delicato movimento, solo per miracolo non si trova in ortopedia con addosso più gesso della collezione di stucchi di un palazzo barocco. Ricordiamoci infatti della leggendaria grazia di Edward, come all’inizio del libro quando l’ha spatasciata contro l’arredamento per evitare che Jasper la mordesse. Invece no, per un’oscura legge fisica legata al culo della protagonista in relazione alle convenienze dell’autrice, questa volta resta in piedi. I nuovi arrivati sono guardie dei Volturi, che chiedono a Edward di seguirli per spiegare cosa stava cercando di fare, mettendosi a sbrilluccicare in pieno giorno a casa loro.

Qui però consentitemi una riflessione: okay, lui esce in piazza in un giorno di festa, tutto scintillante come l’avessero spalmato di brillantini. E allora?

Dovesse capitarmi davanti un tizio del genere, specie durante una fiera di qualsiasi tipo, la prima cosa che penso è che sia un artista di strada. Vampiro, è proprio l’ultima cosa che mi viene in mente, dopo: un truzzo di ritorno dalla discoteca, un cubista che non ha fatto in tempo a struccarsi, una tappa del carnevale di Viareggio, ecc. Ma prima che mi metta a strillare: «Vampiro!», ce ne corre. No, invece loro sono nel panico perché “è chiaro a tutti” che se uno va in giro facendo la Winx è un figlio delle tenebre, un bevitore di sangue, un esecrabile creatura della notte, un fan dell’emocromo. Un povero stupido. Ecco, questa è la dimensione mentale del romanzo e dei suoi personaggi. E per cortesia, non fatemi dire nulla dei lettori, che ce ne sarebbe da far cadere i santi dalle nuvole. Okay, detto questo, riprendiamo con la storia.

Tanto per aggiungere una ciliegia all’idiozia generale, davanti alle guardie dei Volturi, Edward si ribella e fa lo sbruffone. Bravo stupido. Infatti prima arriva Alice, cercando di mettere inutilmente pace, poi una terza guardia che finalmente porta un po’ di aria di minaccia. La stessa che avvertireste di fronte a Berlusconi che si rigira in mano le foto dei vostri famigliari (soprattutto sorelle, cugine e nipoti nubili o minorenni). Si chiama Jane, ma Tarzan dev’esserselo mangiato a colazione, perché gli altri fanno un passo indietro, chinano il capo e bagnano il pannolino. Già mi piace. Per di più, Edward e la sua cricca le stanno visibilmente sul culo. Finalmente, cacarella alla mano, si decidono a seguirla. Per scendere nel sottosuolo devono però passare per un tombino piuttosto piccolo, e l’unico modo che trovano per farci passare quell’impedita di Bella è palleggiarsela. Quindi Alice entra con le due guardie, e aspetta che Edward gliela faccia cadere in braccio mentre Jane li guarda cercando di restare seria. Bella si lamenta un po’, ma fa la palla medica come le è stato detto, così riescono a entrare. I sotterranei hanno un aspetto normale, pietra umida, segni dell’antico livello dell’acqua e muffa assortita, finché non arrivano a un portone e da lì in poi sembra di stare nell’asettica sala d’attesa di un’azienda che produce fuffa. Al bancone della Fuffa S.p.A. c’è un’umana che fa da segretaria e centralinista, saluta tutti e torna al suo lavoro. Bella è sconvolta: un posto fisso in Italia! Poi riflette che lavora per dei succhia sangue e che il suo futuro è perennemente appeso a un filo, così si dice che è tutto normale. A questo punto vengono condotti dai Volturi, leggere per credere.
[…] La stanza non era vuota. Un capannello di gente era impegnata in conversazioni rilassate. Il mormorio delle loro voci basse e dolci attraversava l’aria gentile. mentre li osservavo, una coppia di donne pallide con vestiti leggeri attraversò una chiazza di luce e la loro pelle, come un prisma, irradiò gocce di arcobaleno contro le pareti color terra di Siena.
Tutti quei volti deliziosi si voltarono verso di noi. la maggior parte di loro indossava pantaloni e camicie anonimi, indumenti che per strada sarebbero passati inosservati. Soltanto l’uomo che si rivolse a noi era avvolto in una tunica, nera come la pece e lunga fino a terra. Per un istante pensai che i suoi capelli lunghi e corvini fossero il cappuccio.
«Jane, cara, sei tornata!», esclamò gioioso. La sua voce era un sussurro delicato. Si fece avanti, con un gesto tanto pieno di grazia irreale da lasciarmi esterrefatta. Nemmeno Alice, che quando si muoveva sembrava danzare, reggeva il confronto.
Quando lo vidi da vicino il mio stupore non poté che aumentare. Il suo viso era diverso dai volti pur incredibilmente belli che lo circondavano. Non si era fatto avanti da solo: l’intero gruppo gli si fece attorno, seguendolo e precedendolo con l’atteggiamento circospetto delle guardie del corpo. Non riuscivo a capire se fosse bello o no. i suoi lineamenti sembravano perfetti. Ma era diverso dagli altri vampiri quanto loro lo erano da me. La sua pelle bianca era quasi trasparente, come una buccia di cipolla, e come quella sembrava delicata e sottile, in contrasto con i lunghi capelli neri che gli incorniciavano il viso. Sentii lo strano e spaventoso desiderio di sfiorargli una guancia, per capire se fosse più morbida di quella di Edward o Alice, o invece friabile come il gesso. Gli occhi erano rossi, uguali a quelli dei suoi sodali, ma con una sfumatura sfocata, lattiginosa. Chissà se la vista ne risentiva. […]
Non so voi, ma io quando sono arrivato alla cipolla ho dovuto rileggere per credere, poi mettere giù il libro per ridere, e di nuovo lo stesso quando siamo arrivati al sospetto di cataratta. Comunque v’informo che questo bel pezzo di vampiro si chiama Aro, ed è uno dei tre succhia sangue più antichi del mondo, malgrado sia presumibilmente composto di carta velina e tanto Ego. Materiale fondamentale per diventare un vampiro, a quanto pare. Con entusiasmo e leziosità, Aro accoglie i nostri eroi finché non viene raggiunto dagli altri due Volturi, Marcus e Caius. Il primo è moro come Aro, mentre Caius è canuto come Maga Magò, ma essendo vampiro millenario è figo e nessuno pretende che mostri il suo valore trasformandosi in un drago viola o roba del genere. Dico il colore dei capelli perché è fondamentale per distinguerli, visto che sono privi di personalità. Si vede che nei millenni non l’hanno coltivata, così è avvizzita. I due sono pertanto scocciati, innanzitutto perché malgrado abbiano un ruolo di prim’ordine nella società dei vampiri sono più piatti di Charlie, e in secondo luogo perché Edward è ancora lì a rompere i coglioni. In effetti, al posto loro avrei optato per un messaggio in segreteria: «I Volturi non sono in casa, lasciate un messaggio o andate a fare in culo», e tanti saluti. Invece si parte con tutto un discorso sui poteri speciali dei vampiri. Infatti, Aro è in grado di leggere le menti a contatto e in modo molto più profondo di come riesce a fare Edward a distanza (in pratica può conoscere tutto ciò che il soggetto ha pensato nella sua vita, frugando alla ricerca di quello che vuole), ma vorrebbe comunque il bamboccio tra le sue guardie del corpo. Lui invece ha rifiutato prima, quando pensava che Bella fosse stecchita come il pesce secco, e di conseguenza voleva solo morire da truzzo in piazza, e rifiuta adesso perché Bella è viva. E insomma, ormai prima o poi gliela darà, no? Ma Aro ha altri piani, ha saputo che Edward non riesce a leggerle il pensiero e vuole scoprire se è immune agli altri vampiri, così prima cerca di leggerle la mente, trovando solo uno spiffero, e poi chiede a Jane di fare un esperimento. Qui Edward va nel panico e si pone a difesa di Bella, così scopriamo perché Jane è più temuta di una visita di Berlusconi a un collegio femminile: Jane può torturare o uccidere con la sola volontà. Le basta pensarlo e tu soffri le più indicibili pene dell’inferno. E visto che Edward si è messo sulla sua strada, ne dà subito una dimostrazione. Questa donna mi piace sempre più!

Continua…

martedì 17 novembre 2009

New Moon Bignami - 7 di 10

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Lasciamo lo spaccato famigliare della disperazione di Charlie su quel periodo buio non ancora del tutto finito, e concentriamoci su Alice che informa Bella di essere venuta perché preoccupata da alcune sue visioni in cui la nostra eroina rischiava la vita con la sicumera di un riccio che attraversa l’autostrada per il lungo. Nel frattempo Charlie esce per il funerale dell’amico, perciò le ragazzuole sono libere di conversare inutilmente sulle loro stupide faccende. Jacob però le raggiunge e interrompe quelle preziosissime ciance - malgrado sia stato ormai formalmente dimenticato - per far presente che Victoria è stata avvistata da quelle parti, e che anzi è probabile che la cosa rossa che Bella aveva visto mentre stava affogando fosse proprio la sua bella chioma. Mentre Bella si caga in mano e Jacob e Alice giocano a rimbalzella con la colpa di aver messo Victoria sulle tracce di Bella – colpa? MERITO, dico io! – squilla il telefono e Jacob risponde perché s’è rotto il cazzo a furia di stare a sentire EMO & più EMO. È Edward che chiede di Charlie, Jake risponde che è al funerale, e lo manda sommariamente a cagare. Dopo un giro di valzer tra psicopippe e telefonate, salta fuori che Eddy ha saputo da Rosalie delle visioni di Alice sulla voglia di lemming che sfigura Bella di questi tempi. Così, una volta sentito parlare di funerale, ha subito pensato che l’oca avesse infine tirato il collo. Ergo, vuole morire. Come? Nel modo più tamarro, powerplayer e sborone che un personaggio idiota concepito da una scrittrice scarsa possa inventarsi. Parte per l’Italia, dove intende sfidare i Volturi, i più antichi e potenti tra i vampiri, per farsi ammazzare nel modo più spettacolare possibile. Inventarsi qualcosa meno “da ragazzino” gli pareva brutto? No, infatti il suo Ego confina con quello di Bella, e tutti e due con la Polonia, ho paura. Manca solo Wagner nell’aria, poi uno può farsi un’idea di come stanno messi ‘sti due bei tomi quanto a manie di grandezza e amore per il prossimo.
Naturalmente Bella e Alice devono correre a salvarlo! Così Bella preleva i soldi dal fondo per l’Università – tanto s’ammazza prima (ma questo ragionamento non l’avevamo già fatto?) – e decidono di fuggire mentre Charlie è al funerale e non può dirgli niente. Avete fatto caso che anche in questo secondo capitolo, come nel precedente, verso la fine c’è la trasferta? Lo schema è sempre più o meno lo stesso: Bella è innamorata > Bella è triste > Bella è in pericolo > Bella parte per mettersi ulteriormente in pericolo > Bella viene salvata. Va beh, ma questo lo sapevate già, non vi rovino nessun finale visto che ci sono altri due pallosissimi libri. Fatto sta che l’incomparabile oca prende l’aereo per Firenze con Alice, come niente fosse. Tanto gli aeroporti in America sono come le porte girevoli o il bus degli anziani, no? Sicurezza zero e ne parte uno ogni cinque minuti. Quindi vanno alla fermata e prendono il primo di passaggio. Facile come respirare gli acari. Intanto Alice sente casa, e fa un Cazziatone a Rosalie per aver detto a Edward che lei ha detto che Bella stava tentando di ammazzarsi, ma lui non è più reperibile, ha buttato il cellulare o ha fatto blackout mentale appena sentita la parola “funerale”. Rosalie ha i sensi di colpa che le fanno ombra, ma Alice attacca stizzita. Vorrei consolare Rosalie dicendole che anche se Edward non muore, ho apprezzato il gesto. Il furbissimo gonzo immortale è partito dal Brasile per Firenze su un altro aerobus dalla pensilina più vicina. In aereo, invece di guardare il film, Alice si fa un trip di visioni per cercare Edward e scopre che i Volturi l’hanno mandato a cagare, rifiutandosi di ucciderlo e invitandolo invece a unirsi al loro corpo di guardia. Lui invece è stato cortese come un rutto a palazzo e ha deciso di esporsi al sole di mezzogiorno per morire in piena vista e sputtanare così la segretezza intorno ai vampiri. Ma dico io: vuoi ammazzarti e mi sta bene, vuoi farlo in modo tamarro e sono cazzi tuoi, ma perché vuoi sputtanare gli altri? Perché sei un cazzo di moccioso viziato! Spina dorsale zero, egomania alle stelle. Ecco perché lui e Bella sono perfetti l’uno per l’altra. Finalmente le ragazzine arrivano a Firenze, dove non hanno di meglio da fare per raggiungere Volterra – da cui Volturi, va che genio! – che rubare una Ferrari gialla. Mi sembra il minimo per dei personaggi con l’acume di Paris Hilton e il senso dello stile del suo chihuahua. O viceversa, fate voi. Ad ogni modo arrivano in un battibaleno a Volterra, che detto così pare sia a un tiro di schioppo da Forks, ma vi assicuro che anche leggendo il libro si ha la stessa impressione. Purtroppo in città si festeggia la festa del Patrono, che avrebbe cacciato i vampiri dalla città (con enorme successo, si direbbe), e le strade sono affollate da gente vestita di rosso. Anche le porte delle case, le finestre, le vetrine e persino le mutande dei vigili sono tinte di rosso. Con una Ferrari gialla, quindi, al di la del colore fuori luogo, non possono entrare nel borgo che è pieno come un pannolino di tre giorni. Qui Alice mostra il suo senso dello stile, e allunga al vigile una mazzetta da mille euro. Lui, dopo aver spalancato gli occhi davanti a tanto ben di dio e aperta cafonaggine da nouveau riche, chiude un occhio e lascia passare. Loro, che sono astute come due faine, partono a razzo con la gente che schizza da tutte le parti e tira madonne come frecce su una diligenza. A un certo punto però devono fermarsi, perché per le strade del centro storico il loro sobrio mezzo di locomozione non ci passa. Alice però è nella cacca, manca poco a mezzogiorno e non può farsi vedere al sole, deve pertanto restare all’ombra del colonnato mentre Bella, con la sua consueta grazia, deve attraversare la piazza gremita e raggiungere Edward dall’altra parte, perché Alice – che sui vampiri ha visioni precisissime che neanche la CNN – ha predetto il punto esatto in cui il fratello farà la cazzata dell’anno. Bella si scapicolla, travolge un po’ di gente, corre dentro alla fontana e si rigetta nella folla, probabilmente pestando una quantità di piedi da commuovere un podologo, ma alla fine ci riesce. Trova Edward esattamente dove predetto e si getta tra le sue braccia. Veramente ci sbatte contro, ma tant’è. Lui, che ha il cervello di un canarino che ha bevuto troppo, crede di essere morto e di aver ritrovato Bella all’Inferno. Sì, perché lui è un vampiro, e quindi cattivo, cattivo, cattivo, e Bella è stata certamente dannata dalla sua vicinanza. Lui fa un pianto greco da idiota di prima scelta, mentre Bella cerca di fargli capire che è ancora vivo, che al sole non ha fatto in tempo a mettercisi e che Alice è lì vicino per portarli in salvo. Ci mette un po’, perché lui è tordo quanto lei, ma alla fine accetta la realtà.
[…]«Straordinario», disse. La sua voce squisita era piena di meraviglia, quasi compiaciuta. «Carlisle aveva ragione».
«Edward», cercai di esclamare, ma avevo perso la voce. «Torna subito all’ombra! Muoviti!»
[…] «È incredibile, sono stati velocissimi. Non ho sentito niente… che bravi», mormorò chiudendo gli occhi e baciandomi i capelli. La sua voce era velluto e miele. «“La morte che ha libato il miele del tuo respiro, nulla ha potuto ancora sulla tua bellezza”», mormorò e riconobbi i versi pronunciati da Romeo sulla tomba di Giulietta. La campana suonò per l’ultima volta. «Hai lo stesso profumo di sempre», aggiunse. «Quindi, forse questo è davvero l’inferno. Non importa. Resisterò».
«Non sono morta». Sbottai. «E nemmeno tu! Ti prego, Edward, dobbiamo muoverci. Ci prenderanno!»
Mi dibattevo tra le sue braccia, mentre lui s’accigliava, confuso. «Puoi ripetere?», disse, educato.
«Non siamo morti, non ancora! Ma dobbiamo andarcene prima che i Volturi…»[…]
Ecco, così non dite che racconto balle. Carta, o meglio, citazione canta! Ma davvero c’è chi impazzisce per queste stronzate? Mah!...

Continua…

venerdì 13 novembre 2009

New Moon Bignami - 6 di 10

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Un bel giorno Bella va da Jacob per tuffarsi dalla Scogliera della Morte Certa, quella da cui avevano visto lanciarsi Sam e gli altri prima di entrare nella cumpa, ma lui non c’è perché è in giro con gli altri a pattugliare i boschi in cerca di Victoria. La supereroa dell’idiozia ha un’idea meravigliosa: visto che il mare è mosso e minaccia tempesta, si tufferà da sola. Quando poi la voce di Edward nella sua testa attacca a gridare come una sirena, decide che è l’idea migliore che abbia mai avuto. Ovviamente ci resta quasi secca, visto che le onde pogano come naziskin sotto anfetamina. Però, mentre continua ad andare su e giù come il galleggiante di una canna da pesca, le sembra di vedere qualcosa di rosso che si avvicina, e mentre è lì con la voce del suo grande amore che le rimbomba nella testa vuota, sente che sta morendo come una merda, ma le è di conforto il pensiero che lo sta facendo con la voce del suo Eddy in Dolby Surround. E sai che culo. Giusto perché questa scema, non fosse altro che è la protagonista – e quindi cara all’autrice e al suo portafogli – ha una fortuna talmente sfacciata da risultare volgare, viene soccorsa all’ultimo istante da Jacob. Oh, si vede che i maschi della serie hanno tipo il senso di ragno, solo che è tarato sempre su Bella. ossia il Senso di Rogna. Va che culo! Ma andiamo avanti… La stupidità del gesto viene coronata dalla scoperta che all’ospedale sta morendo un carissimo amico di suo padre e di Billy, perciò erano un po’ – come dire – impegnati a pensare a qualcuno che non gira con la fascia di Miss Ego of the Year e non cerca di ammazzarsi ogni cinque minuti, senza per altro riuscirci e deludendo continuamente i lettori. Cosa, ne converrete, intollerabile! Così si pente di aver fatto la cazzata al momento sbagliato, ma non della cazzata in sé. Poi ditemi voi se questa non è EMO, ma ne riparleremo. Ah, se ne riparleremo!
Tornando a casa accompagnata da Jacob (perché naturalmente una che rischia di affogare nell’Oceano Pacifico in una giornata di quelle in cui neanche una balena si metterebbe per mare, ci mette – quanto? – quindici minuti a riprendersi), incontrano Alice!
Alla vista di un Cullen, uno qualsiasi, Bella rivela la stronzetta egoista, gatta morta e opportunista che troieggia in lei. Si dimentica di Jacob come la cicca appena masticata, e corre tra le braccia di Alice. Lui ci resta un po’ lì, e pure male, anche perché – capiamolo – gode i vampiri come una lumaca gode il sale. Vogliamo dargli torto? Non coi Cullen. Quando poi Bella e Alice la piantano di limonare, o qualsiasi cosa stessero facendo mentre Bella si fa una pippa mentale su quanto le mancassero i Cullen e quanto sia felice di vedere Alice, ecc. Jacob tossisce timidamente. Bella lo guarda tipo, “sarà il postino?” Ma l’imbarazzo è tolto da Jake e Alice che pensano bene di scambiarsi le rispettive opinioni sul rischio che corre Bella accanto a un vampiro piuttosto che a un licantropo, facendo quasi a rubamazzetto per stabilire chi sia più pericoloso, e quindi cool. Io dico l’orribile – definitely not cool – stile della Meyer, ma non mi cagano. Fatto sta che in presenza di vampiri, Bella non capisce più niente. Cioè, più del solito. Jacob cerca di ricordarle quanto le sia stato vicino, che Edward l’ha mollata come una brutta merda e che – tra le altre cose – l’ha appena salvata da una morte stupida che lei s’era andata auto infliggendo proprio per colpa del suddetto pirla, ma da quell’orecchio (forse per colpa di tutta quell’acqua di mare) non ci sente. Anzi, pianta su il muso perché lui non vuole farla giocare con la sua amica vampirella, che è tanto, tanto bellina. Jacob, comprensibilmente, s’incazza e fa per andarsene, ricordando comunque ad Alice che i patti tra loro e i licantropi non sono cambiati, perciò che non facesse scherzi. Bella lo trova odioso, e naturalmente pensa che lo faccia solo per infastidire/ferire lei. Non ho l’anamnesi del suo ego, ma direi che soffre di gigantismo, come minimo. Alla fine, quando Charlie ritorna dall’ospedale, acconsente a ospitare Alice, che gli è sempre stata simpatica, anche se ha la testa da un’altra parte visto che il suo amico è appena morto lasciando moglie e due figli. Questi fatti banali, che non riguardano direttamente Bella e quindi sono più inutili di una sedia sfondata, vengono messi da parte. Charlie ha perso l’amico di una vita. E ‘sti cazzi? Bella ha perso Edward – che è pure bello, bello, bello in modo assurdo – capiamoci! Non c’è paragone. Poi, mentre Bella finge di dormire sul divano, origlia una conversazione in cui Charlie si sfoga con Alice descrivendo lo stato di Bella dopo che i Cullen, e soprattutto Edward, si sono dati alla macchia. Tra l’altro, pare, senza scatenare sospetti a non finire. Ma dopotutto sappiamo quale fine investigatore sia Charlie, perciò tant’è. Ora però godiamoci un estratto in cui Charlie ci rivela il suo punto di vista sulla parte più bella del libro, ossia quelle pagine bianche all’inizio, subito dopo la fuga di Edward.
[…] «Non mi sono mai sentito così impotente», disse Charlie, lentamente. «Non sapevo che fare. la prima settimana ho temuto di doverla ricoverare. Non mangiava, non beveva, non si muoveva. Il dottor Gerandy parlava di “catatonia”, ma ho sempre impedito che la visitasse. Temevo di spaventarla».
«Però poi si è tirata su, no?»
«Ho chiesto a Renée di portarla in Florida. Non volevo essere io… se ci fosse stato bisogno di un ricovero o qualcosa del genere. Speravo che la vicinanza della madre potesse aiutarla. Poco prima di fare le valigie, però, ha riacquistato le forze. Non ho mai visto Bella in preda a una collera simile. Non è mai stato da lei lasciarsi andare a certi sfoghi, ma, caspita, che furia. Buttava i vestiti dappertutto, urlava che non potevo costringerla ad andarsene… e alla fine è scoppiata a piangere. Ho sperato che fosse il punto di svolta. Non mi sono opposto quando ha insistito per rimanere qui… e sulle prime è sembrata persino migliorare…». Charlie tacque. Io ascoltavo, tutta orecchi, conscia del dolore che gli avevo provocato.
«Ma?», lo interruppe Alice.
«È tornata a scuola e al lavoro, ha ricominciato a mangiare, dormire e fare i compiti. Quando qualcuno le faceva una domanda, rispondeva. Ma era… vuota. Nei suoi occhi non c’era niente. Lo si capiva dai dettagli: non ascoltava più musica… ho trovato un mucchio di CD rotti nella spazzatura. Non leggeva, non riusciva a sopportare la TV accesa… non che prima ne guardasse molta. Alla fine, ho capito che cercava di evitare qualsiasi cosa potesse ricordarle… lui.
Non parlavamo più, temevo sempre di dire qualcosa che l’avrebbe sconvolta. Bastava un dettaglio per farla scattare. E lei non prendeva mai l’iniziativa. Rispondeva soltanto se le si rivolgeva una domanda. Passava il tempo da sola, sempre. dimenticava di richiamare le amiche e a un certo punto anche quelle hanno smesso di farsi vive.
Era come la notte dei morti viventi. La sento ancora urlare nel sonno… […] Non è normale, Alice, e… mi fa paura. Non è affatto normale. Non è come quando… ci si lascia, ma come quando muore qualcuno». […]

Congratulazioni, Charlie: tua figlia è un’adolescente EMO!

Continua…

mercoledì 11 novembre 2009

New Moon Bignami - 5 di 10

3 commenti
Jacob decide di portare Bella dal Branco, perché ormai, dopo una notte di emicrania e sogni cretini – finalmente – ha capito e sa tutto. Così potrà condividere le sue preziose informazioni sui vampiri con loro, per aiutarli a prepararsi allo scontro con Vicky. Eh, ma Bella è ancora convinta che i vampiri, che sono fichi in modo assurdo, siano troppo potenti per dei tirannosauri in pelliccia. D’altronde, in uno scontro tra un modello di Calvin Klein col cipiglio e un pastore tedesco con la luna storta, non scommettereste anche voi sul grazioso fanciullo? Infatti Bella è persuasa che la bellezza costituisca potenza di fuoco. E adesso, chi ha il coraggio di dirle che una iena è più forte di un barboncino? «Va beh, se ne farà una ragione», conclude Jacob che ha mangiato la foglia ma se la ride sotto i baffi. Così raggiungono il gruppetto di Sam, ossia Jared, Embry e Paul. Quest’ultimo alla vista di Bella s’incazza, trovandola utile come un peto in un incendio, così attacca a litigare con Jacob.
[…] Il ragazzo fu preso da uno spasmo che gli scosse le spalle e la schiena.
«Paul! Rilassati!», ordinò Sam.
Paul scosse la testa avanti e indietro, non in segno di obbedienza, ma come nel tentativo di concentrarsi.
«Santo cielo, Paul», disse uno degli altri, forse Jared. «Datti una calmata».
Paul si voltò verso Jared, le labbra tese per l’irritazione. Poi mi guardò in cagnesco. Jacob fece un passo avanti per coprirmi.
E la situazione precipitò.
«ma bravo, proteggila pure!», ruggì Paul, offeso. Un altro spasmo ne scosse il corpo. Gettò la testa all’indietro, mostrò i denti e si lasciò sfuggire un vero ringhio.
«Paul!», urlarono assieme Sam e Jacob.
Sembrava che Paul, in preda a tremore violento, stesse per cadere in avanti. quando fu a mezz’aria, con un rumore di strappo violento, esplose. […]
Esatto, fanno pop! Come i popcorn.
[…] Dalla sua pelle spuntò una pelliccia argentea, scura, che tratteggiò una sagoma cinque volte più grande di lui: massiccia, rannicchiata, pronta a saltare. […]
Okay, certe domande uno non dovrebbe farsele - specie con certi libri - ma non resisto: coma fa a diventare cinque volte più grosso!? Dove prende la massa extra? Si gonfia? È tutta aria? La licantropia è in realtà una pratica yoga basata sulla manipolazione dei gas intestinali e dell’apparato pilifero? Davvero, se qualcuno lo sa o ha una teoria, me lo dica.
[…] Un altro rumore di strappo secco e anche Jacob esplose. Scoppiò letteralmente nella propria pelle; l’aria si riempì di brandelli di stoffa bianchi e neri. […]
Pensate quanto spende un lupo mannaro in vestiti se è un tipo nervosetto o gira con una sfigata da difendere anche dalle mosche. E poi come torna a casa, con un costume di foglie di fico?
[…] Prima c’era Jacob che si tuffava nell’aria e, un istante dopo, ecco il lupo gigante, dal pelo bronzeo – tanto enorme che non riuscii a spiegarmi dove fosse nascosta tutta quella massa – pronto a scagliarsi contro la bestia argentea rannicchiata […]
Ecco, non lo sa neanche lei! Qui la Meyer ha sfornato una stronzata così grossa che non sapeva spiegarsela nemmeno lei, così ha usato un espediente da scrittore paraculo: ha fatto esporre il dubbio di tutti (anche il suo) alla protagonista, introducendolo nella storia come Mistero della Fede, una cosa che è solo lontanamente parente con la Sospensione d'Incredulità creata da un ambientazione fantastica ma credibile, e cugina di primo grado del Turlupinamento del Lettore, ossia: non lo so nemmeno io ma è così e basta. Poi ditemi se questi libri non sono una presa per i fondelli bella e buona.

Mentre Bella guarda la scena orripilata, coi due che spariscono nel folto del bosco ringhiandosi dietro, gli altri sembrano abituati e neanche troppo preoccupati. Jared fa qualche battuta sulle scarpe da ginnastica di Jacob, esplose come supernove, e commenta che Billy gli aveva detto di stare attento, che comprare scarpe ogni volta che si dimentica di levarle prima di fare Hulk peloso non è proprio nel loro budget. Comunque, mentre Bella se ne sta lì con la sua espressione preferita – cioè di quella che non capisce un cazzo – e Sam va a calmare i due Pitt Bull, gli altri accompagnano la stordita a casa del capo, che promette di raggiungerli appena accalappia le due bestiacce. Qui Bella conosce Emily, una graziosa ragazza indiana con uno sfregio chiaramente provocato da tre artigli che le marca mezza faccia. Per fortuna gli altri l’avvertono prima di non fare smorfie o mostrare sorpresa, soprattutto di non fissare. Grazie al cielo hanno capito che Bella deve essere imbeccata, così l’incontro si svolge nei migliore dei modi. Mentre sono lì a chiacchierare, Bella scopre che i licantropi, quando sono in forma di lupo, riescono a leggere la mente dei propri simili, ed è per questo che gli altri sono sicuri che Sam troverà Jacob e Paul e li porterà indietro. Detto fatto, Sam ne dà dimostrazione rientrando coi due fessacchiotti che hanno fatto pace e se la ridono come compagni di bisbocce, mostrandosi le ferite che stanno già guarendo. Tutti insieme a tavola hanno modo di conoscersi meglio. Emily è la ragazza di Sam, e quel segno è il regalino di un momento di passione domestica non controllata, ma Emily non è arrabbiata perché sa che per Sam, scoprirsi licantropo all’improvviso e con nessun’altro vicino che l’aiutasse, non è stato facile, sebbene lui sia ancora soffocato dal senso di colpa. La loro storia è tutta nei gesti che si scambiano con affetto, la delicatezza protettiva di Sam e la forza di Emily. Incredibile, eh, una coppia con una psicologia e una storia interessante. Tranquilli, è solo di contorno e la dimenticheremo. Quando? Già fatto!

Con un brainstorming invidiabile, decidono di tendere una trappola a Victoria. Bella farà da esca, visto che non ha altra utilità. Tornata a casa, la nostra eroina si beve Charlie come una bibita, dicendo che è tutto apposto e che i sospetti su Sam erano infondati come quelli su O.J. Simpson. Perciò torna a frequentare Jacob come prima e gli racconta dei poteri di tutti i Cullen. Così, si vede che avevano finito di parlare del tempo.

Continua…

lunedì 9 novembre 2009

New Moon Bignami - 4 di 10

6 commenti
Va beh, direi che ormai avete afferrato le avvertenze, perciò per stavolta ve le risparmio. Allora bando alle ciance e godetevi...

NEW MOON Mignami 4 di 10

La notte seguente Jacob entra in camera di Bella con l’intento di scusarsi. Perché non ha rinunciato alla gatta morta e a quella velatissima promessa di topa rafferma. Vorrebbe raccontarle tutto ma ha fatto un giuramento alla tribù, così tenta di farle indovinare la verità. State pronti, che qui si rischia l’avanspettacolo.
[…]«Vuoi che indovini… cosa?».
«Qual è il mio segreto! Puoi farcela… conosci la risposta!»
Sbattei le palpebre per riordinare le idee. Ero troppo stanca. Le sue parole non avevano senso.
Osservò la mia espressione vuota e i suoi lineamenti si contrassero in un altro tentativo. «Aspetta, vediamo se riesco ad aiutarti», disse. Qualunque fosse il suo intento, la concentrazione gli mozzava il respiro.
«Aiutarmi?», chiesi, cercando di non perdere il filo. Gli occhi lottavano per chiudersi, ma li costrinsi a restare spalancati.
«Già», disse d’un fiato. «Ti do qualche indizio».
Prese la mia testa tra le mani enormi e troppo calde, e la avvicinò a pochi centimetri dalla sua. Sussurrava guardandomi negli occhi, come se cercasse di comunicare qualcosa in più, oltre le parole.
«Ricordi di quando ci siamo conosciuti: sulla spiaggia, a La Push?».
«Certo che sì».
«Racconta».[…]
Bella comincia a fare ordine in quello sgabuzzino inutile che è la sua testa. Ricorda bene quel giorno, è quello in cui ha iniziato la sua carriera di gatta morta con Jacob per spillargli informazioni sui Cullen, poi le sovviene che lui aveva raccontato anche alcune leggende sui Quileute e i lupi che sarebbero i loro antenati, e la storia dei Freddi – come li chiamano gli indiani – che bevono il sangue: ma certo, quel giorno aveva capito che Edward non era Wonderboy ma un vampiro! Sì, ma che c’entra Edward con Jacob e la sua tribù? È evidente che il povero cervello di Bella può conservare un solo pensiero alla volta (come le fatine di Peter Pan) e visto che è perennemente concentrata su Edward – va beh, oltre che su se stessa – non è in grado di fare un passo indietro e ragionare.
[…]«Jake? Pere favore, Jake. Sono esausta. Non sono in grado, in questo momento. Magari domattina…»
Riprese il fiato e annuì. «Forse ti tornerà in mente. Penso di capire perché ricordi una storia soltanto», aggiunse in tono amaro e sarcastico. Si accomodò con un balzo sul letto, accanto a me. «A proposito, posso farti una domanda?», chiese. «Muoio dalla curiosità».
«Una domanda su cosa?», dissi preoccupata.
«Sulla storia dei vampiri che ti ho raccontato».
Rimasi a fissarlo dubbiosa, incapace di rispondere. Lui proseguì imperterrito.
«Davvero non lo sapevi?», disse con voce roca. «Sono stato io a rivelarti chi fosse?».
Come faceva a saperlo? Perché aveva deciso di crederci, perché proprio in quel momento? Serrai le mascelle. Lo fissai negli occhi, decisa a non parlare. E lui se ne accorse.[…]
Bella quindi sa che Jacob sa che lei sa, ma ancora non sa cosa volesse dirle Jacob. Certo, ci fossero stati indizi, tipo lupi enormi nei boschi che rincorrono vampiri, sarebbe stato più facile. Jacob la vede stanca, così le raccomanda di riposarsi. Le eleganti spirali di fumo che le salgono dalle orecchie parrebbero indicare la bontà del consiglio. Tornata tra le braccia di Morfeo, Bella sogna Jacob che si trasforma in lupo, allora capisce. Purtroppo, male. Si convince che i lupi mannari sbranino la gente, così s’interroga se sia il caso – visto che sono dei mostri cattivi – di avvertirelo che c’è una taglia sui lupi e che la foresta è pattugliata da cacciatori, guardia forestale e forze dell’ordine assortite. Alla fine decide di andare da lui, incazzata come un’oca e col proposito di dirgli che è un brutto lupo cattivo mangia nonnine e picchiargli il giornale sul muso. Ma, una volta lì e attaccata la predica, lui le ride in faccia e spiega che proteggono solo la tribù e il territorio dai vampiri. Il fatto che ne rincorressero uno deve esserle parsa una casualità, un po’ come quando inghiotti un moscerino o ti si appiccica una ragnatela sulla faccia mentre cammini o vai in bicicletta. Loro, le assicura Jacob, uccidono solo i vampiri e – per dire – quello dell’altra volta l’hanno fatto subito secco, anche se in giro c’è ancora una femmina. Forza Vicky! Bella allora vuota il sacco, racconta che il non-morto che grazie ai licantropi ha perfezionato la sua condizione di cadavere si chiamava Laurent, e che la rossa incazzosa è Victoria. Alla notizia, la solita voce molesta del moroso si sveglia e attacca a ringhiare come un cazzo di chihuahua nella testa della scimunita, mentre lei si caga in mano al pensieri di avere la vampira alle calcagna.

Continua…

sabato 7 novembre 2009

New Moon Bignami - 3 di 10

4 commenti
La consueta avvertenza: questo riassunto viene postato in versione ridotta e a puntate per venire incontro alle vostre capacità di sopportazione. Inoltre non mi prendo nessuna responsabilità nel caso decidiate, in seguito alla lettura del Bignami, di seguire la saga della Meyer e/o diventare EMO o Bimbiminkia. E ora, buon divertimento!

NEW MOON 3 di 10

Senza una ragione apparente, magari solo per far vedere a Charlie che va tutto bene (il padre viene usato solo per giustificare le mosse di Bella, non ha una dignità umana, né tantomeno di personaggio N.d.R.), l’eroina del traumatologico organizza una serata al cinema con gli amici. Ora, vi ricordate quant’è insopportabile in tali occasioni e che vi ho detto di non accettare suoi inviti? Bene, secondo voi quanto c’ha messo Jessica a spargere la voce? Infatti si trova al cinema sola con l’immancabile Jacob e Mike, quello che dal primo libro sogna le sue mutandine che gli sorridono. Proprio perché a una serata al cinema con Bella è preferibile anche la gastrite, vanno a vedere un horror. Prima Mike e Jacob si litigano i braccioli di Bella (che astutamente s’è messa al centro) per sfiorarle la mano, poi Mike si sente male e tutti tornano a casa con l’idea di aver passato proprio una bella serata del cazzo. Grazie, Bella! Il giorno dopo sembra siano tutti malati, evidentemente Mike aveva l’influenza suina e l’ha distribuita un po’ a tutti. Per carità, da questa tizia non fatevi organizzare neanche i cassetti! Bella chiama Jacob per sapere come sta, ma sembra che abbia qualcosa di diverso. Magari ha preso la variante con la turbo diarrea che fa ululare le pareti del bagno. Si preoccupa ma non troppo, dopotutto Jacob è grosso, ma grosso, eh! In ogni caso, Bella telefona e risponde Billy, il padre di Jacob, che dopo un giro di balle evidenti come un tuono in chiesa, dice che sta bene ed è uscito con gli amici. Bella ci resta male, perché essendo al centro dell’universo, Jacob non dovrebbe avere una vita sua. Specie dopo la splendida serata insieme! Imbronciata, decide di cercare la radura per i fatti suoi. Intanto lei è già guarita, probabilmente durante i piagnistei da malata che sono durati un indegnità. Malgrado Charlie le abbia detto che un escursionista è sparito e si sospetta dell’orso, di stare in casa e di non abbandonare il sentiero neanche quando va a scuola anche se non si chiama Cappuccetto Rosso, la fessa scappa fuori appena il padre va a lavorare. Cammina, cammina, per una botta di culo casuale o perché Jacob era una pippa come guida, Bella trova la sua radura e attacca a deprimersi come una ragazzina Emo. È lì lì per prendere la lametta e tagliarsi, quando ecco che appare Laurent, un vampiro che nel libro precedente si trovava con James e Victoria, ma che poi si è sottomesso ai Cullen perché erano di più, e negli ultimi tempi ha tentato la via del vampiro vegano con un’altra famiglia su a nord, ma s’era rotto ed è tornato alle vecchie abitudini. Capiamolo. Racconta a Bella che Victoria gli ha chiesto un favore: trovarla e magari, dalla via che c’è, farla anche fuori. Bella è scioccata, ma dopotutto il suo moroso ha ucciso quello di Victoria che stava solo facendo quello che avrebbe fatto qualsiasi altro vampiro (o lettore sano), ossia fare a pezzi quella cretina della protagonista. Così, visto che Bella è tutta sola e i Cullen fuori dai coglioni, Laurent decide di fare uno snack. Alé! Prima però arriva la voce di Edward, che perde tempo a dirle di non fidarsi, chiacchierare retrocedendo e palle varie (utile come un piede nel secchio), e subito dopo (un filo più d’aiuto) cinque lupi grossi come panzerdivisionen che mettono Laurent in fuga e lo rincorrono con un’abbondante acquolina. Bella, oca com’è, non capisce perché il vampiro si sia spaventato. Dal suo punto si vista, i vampiri, in quanto assurdamente belli e fighi, sono più forti di qualsiasi cosa, anche di un carro armato che solo accidentalmente ha quattro zampe e ulula. Verrebbe da farle pat-pat su quella testolina vuota, magari finché la mano non si sporca di sangue e cervella, ma non possiamo. A casa racconta a Charlie dei lupi, ma tace il resto. Essendo poi una deficiente col botto che non trattiene un pensiero per più di una quindicina di minuti, sposta le sue preoccupazioni su Jacob, che ancora non l’ha chiamata adorante. Dev’essere successo qualcosa di grave, sicuramente. Così racconta al padre i suoi sospetti su Sam e compagnia, ma Charlie è perplesso visto che Sam è sempre stato un bravo ragazzo e per di più ha scovato quel disastro di sua figlia quando s’era persa. Per tranquillizzarla, promette di indagare, ma un indagine di Charlie deve avere lo stesso peso giuridico di una puzzetta in aula, quindi Bella non ci fa troppo affidamento. Gira che ti rigira, perché Bella ha visto una puntata di troppo della Signora in giallo e quindi vuole indagare per i fatti suoi, incontra Quil che si caga in mano perché ha paura di fare la stessa fine dei suoi amici, ossia entrare in Scientology. Allora Bella va da Jacob per dirgli di pensarci su, perché dopotutto i danni provocati da Scientology su Tom Cruise sono sotto gli occhi di tutti, ma lui le dice che è colpa dei Cullen se è entrato nel gruppo di Sam, e poi le fa notare che lui non ha neanche un soldo, essendo giovane, spiantato e pure indiano in una riserva federale, e quindi Scientology non prova nemmeno a fargli piedino. Jacob è pure incazzato come un pensionato che ha investito in Enron e titoli argentini, perciò Bella si prende un’omonima (bella, sic) strizza quando lui la manda agevolmente a cagare. Poi, quando Jake si sfoga prendendo a pugni un platano finché questo non si mette a piangere chiamando Barbalbero, nota en passant che è diventato superforte, ma piuttosto che fare uno più uno e ragionare su questo importante indizio s’incanta nel sentire di nuovo la voce del suo Edward che torna alla carica come la peperonata. Sempre utilissima e mai banale, la voce le suggerisce di non fare incazzare un adolescente alto come un giocatore di basket e largo come un rugbista che abbatte gli alberi a nocchini. L’inutilità di quest’intervento viene poi coronata dal fatto che Jacob se ne va subito dopo le esequie del platano, mollandola lì come la bella merda che è. A coronare l’aura d’idiozia, che a Forks si contende la copertura cittadina con la compagnia telefonica e l’umido, arrivano Charlie e Billy che litigano al telefono, parteggiando ognuno per la propria progenie. Quella notte Bella sogna Jacob che si trasforma in Edward, nel generale sollazzando di tutti i freudiani viventi e non, però non capisce un cazzo e resta confusa per tutto il giorno.

Continua…

mercoledì 28 ottobre 2009

New Moon - BIgnami: 2 di 10

3 commenti
La consueta avvertenza: questo riassunto viene postato in versione ridotta e a puntate per venire incontro alle vostre capacità di sopportazione. Inoltre non mi prendo nessuna responsabilità nel caso decidiate, in seguito alla lettura del Bignami, di seguire la saga della Meyer e/o diventare EMO o Bimbiminkia. E ora, buon divertimento!

NEW MOON 2 di 10

Salta fuori che Bella ha un braccio rotto, qualche costola incrinata e una leggera commozione cerebrale. Ah sì, e un taglietto di pochi millimetri sul polpastrello. Edward dà giù di testa, si sente responsabile (e vorrei vedere) e decide che per l’incolumità di Bella è meglio che si mollino. Poi, siccome è un galantuomo, aspetta un po’ a dirglielo, facendo prima lo scontroso e il musone, così quando si trovano a passeggiare nel bosco le dice che cioè, insomma, addio. E mentre lei è ancora lì con la faccia di Arnold alla, «Che cavolo stai dicendo, Willis?», lui si è già volatilizzato correndo via come il coniglio che è. Sorpresa dall’imprevedibile svolta della trama, la cretina, in stato di shock, vaga fino a perdersi nei boschi che circondano la cittadina e da cui non si discostano quanto a umidità. Praticamente una foresta pluviale fredda. Mezzo paese – perché a Forks, ricordiamolo, non c’è un cazzo da fare – si mobilita per cercare la dispersa. E purtroppo la trova. A scovarla è Sam, un indiano ventenne che poi, insieme a tutta la tribù Quileute va a festeggiare la dipartita dei Cullen. Sì, perché quando Edward molla qualcuno lo fa bene, infatti tutta la famiglia molla Forks e tanti saluti. Bella non la prende benissimo.

Ottobre, novembre, dicembre e gennaio sono tutte pagine bianche, le più belle del libro, perché Bella è in stato catatonico. Mangia, va a scuola, fa i lavori di casa, ma tutto con l’entusiasmo di un cadavere che pattina. Tanto che Charlie, il padre, è un tantino preoccupato, finché a gennaio inoltrato, insieme all’amica Jessica, Bella se ne va al cinema, più che altro per far credere a Charlie che sta meglio. Comunque trova modo di lagnarsi anche del film.
[…] Ma, come il film iniziò, m’innervosii. Un ragazzo e una ragazza camminavano su una spiaggia, mano nella mano, e parlavano del proprio reciproco amore in un tono sdolcinato e falso. Resistetti all’impulso di tapparmi le orecchie e iniziai a canticchiare a bocca chiusa. […]
Converrete con me che è incredibile il modo in cui questo passaggio rifletta i pensieri di chi si trova a leggere la storia di Edward e Bella, ma tant’è, lei non se ne dà pensiero o lascia segno di coglierne la pur evidente similitudine, niente. Fatto sta che la serata al cinema è uno strazio, grazie a Bella che si lamenta, parla, si alza, si risiede, e più in generale è molesta come una zanzara dietro l’orecchio. Non andate mai al cinema con lei! Per di più, all’uscita nota un gruppetto di quelli che le sembrano i suoi vecchi amici stupratori, quelli della gang bang di Twilight, così pensa di andare lì a dirgli un ciao. Jessica si sbraccia in modo coreografico mimando “che cazzo fai?” e “sei tutta scema”, ma Bella prosegue. Avvicinandosi, sente nella testa la voce di Edward che le dice, «Stai a fa ‘na cazzata, fermate!», e tutta emozionata si ferma a coccolarsi nella mente quel mormorio come la malata mentale che è, però vuole ancora scusarsi coi gaglioffi per non essersi fatta violentare nel volume precedente. Edward torna alla carica dicendole quant’è pericoloso, eccetera, ma lei è solo inebriata dalla voce del suo amore. Oltre che dal puntiglio di andare lì a farsi rovinare di botte e quant’altro. Peccato che quando arriva scopre che sono solo un gruppo di ragazzi che chiacchierano davanti al bar. Così, delusa, torna indietro. Jessica è comprensibilmente incazzata, così la riporta a casa ma le tiene un muso che neanche un formichiere. Il giorno dopo, a scuola, tutti sanno che Bella è fuori come un balcone. Avete scordato che Jessica è la Gazzetta di Forks? Lei, no.

Il giorno successivo, al lavoro presso il negozio di articoli sportivi del padre di un suo compagno di classe, sente due escursionisti parlare dell’avvistamento di una bestia grossa come un autoarticolato, ma non fa neanche una piega perché al centro dell’universo c’è lei e solo lei. Punto. Tornando a casa, e pensando sempre a se stessa e alla voce del suo amato che le ha fischiato tra le orecchie come fa di solito il vento quando non trova resistenza, vede due pezzi di ruggine tenuti insieme con le cacche di piccione e una fede incrollabile che in un tempo lontano, prossimo all’avvento dell’Homo erectus, erano state due motociclette. Si ferma colta da un’idea geniale. Nella sua vita mancano emozioni, e soprattutto modi di farsi del male che non contemplino fogli di carta, pieghe nel tappeto o formiche che le facciano lo sgambetto, decide quindi che la prossima volta che deve entrare in ospedale lo farà col botto. Sì, ma quelle moto fanno davvero cagare, e lei non sa neanche tagliarsi le unghie dei piedi senza recidersi l’arteria femorale. Che fare? Un colpo di genio le ricorda che Jacob, il ragazzo quileute conosciuto nel libro precedente, figlio del migliore amico di suo padre e che le aveva raccontato le storie sui succhiasangue, è un meccanico provetto. Ecco, scatta la gatta morta che è in lei. D’altra parte, l’ultima volta che ha fatto, «Miao, miao, purr!» a Jacob, quello ha pure scodinzolato. Ringalluzzita, si dà una pacca sulla spalla e fa la sua offerta per le moto. Il tizio la guarda come fosse appena scesa da un’astronave a forma di cacca, poi le dice che basta si porti via quella merda, tanto sta solo ostruendo il vialetto. Bella accetta con entusiasmo, si fa aiutare dal tizio a caricare le merde sul pick-up e parte. Gongola tutta, la piccina. Il pensiero di Charlie, che all’idea di vedere quell’impiastro della figlia su una cacca a motore, magari a rotta di collo per la strada, mentre si strappa i femori e li usa per menarla, convince però Bella che il piano necessita di una modifica. Quindi porta tutto da Jacob, dove conosce Quil e Embry, i suoi migliori amici che però filano via quando Jacob fa capire loro che vuole un po’ di privacy. Quil, che ha gli ormoni di un cinghiale nella stagione dell’accoppiamento, fa commenti, ammicca e se ne va. Embry, che è un filo più signore, fa qualche allusione – non può permettersi di più, visto che l’hanno chiamato così in onore del personaggio di una soap-opera – ma taglia la corda assieme al compare. Così i due restano soli, discutono e fanno un patto da malandrini: Jacob ripara e Bella ci mette i soldi. Li scala dal fondo dell’università, tanto di sto passo s’ammazza entro giovedì. Inoltre lui può tenersi una delle due moto in cambio di lezioni di guida all’impedita. A tutti e due sembra una genialata senza precedenti, un piano machiavellico che li rende complici. Jacob si fa pure qualche castello in aria, e Bella, dalla gatta morta che è, nega ma non insiste nel negarsi, così lui pensa che in fondo al tunnel, magari, c’è un po’ di topa anche per lui. È un adolescente, capiamolo. Dal canto suo, Bella si trova bene con Jacob, che è grosso, ma davvero grosso. Se “bello, bello, bello in modo assurdo” era il tormentone di Edward, “grosso, ma grosso, eh” è quello di Jacob. Infatti il giovane ha superato il metro e novanta più o meno a due terzi del libro precedente e Bella insiste che sembra ogni giorno più grosso, ma grosso, eh! Che vi avevo detto? Va beh, fatto sta che a Charlie giunge voce che Bella ha iniziato a frequentare il figlio del suo migliore amico, e non interrogandosi manco per il ciuffo del piffero sul motivo di questo cambiamento improvviso, gongola al pensiero di essersi levato dalle palle quel cagacazzi di Edward. Ma la cretina non l’ha dimenticato e mai potrà, così un giorno, presa da nostalgica malinconia, va a visitare la casa dei Cullen, che, guarda un po’, è abbandonata. Così, da gatta morta qual è, corre da Jacob a farsi consolare. Tanto, che lui abbia un debole per lei, che lo sta solo usando, frega a qualcuno? Pare di no. Le moto, perché Jacob è un meccanico gallo e il tempo a Forks scorre a buffo, sono già pronte! Okay, forse meritate qualche spiegazione: il tempo di Forks si piega alle melense paturnie snocciolate da Bella in ogni pagina, così mentre state leggendo di lei che pensa al suo perduto amore, alla volta in cui hanno visto insieme Giulietta e Romeo, a come si sono immedesimati negli amanti di Verona, di come lei ha visto in Jacob il suo Paride – perché la cretina sa che con Jacob starebbe meglio, visto che non è paturnioso come Edward – malgrado sia un comodo ripiego per un amore impossibile col suo Romeo e bla, bla bla, son già passate settimane se non un mese. E infatti, in tale lasso di tempo, un adolescente medio ha tutto il tempo di mettere a nuovo due merde che non si mettevano in moto da quando Giulio Cesare le usò per passare il Rubicone. Da lì la ruggine storica. Mentre sono lì a provare le moto, vedono la banda di Sam, il ragazzo che salvò Bella quando si era persa nel bosco come Riccioli D’Oro, che si tuffano da una scogliera alta in modo impossibile direttamente nell’acqua gelata del Pacifico. Jacob racconta di avere paura di loro perché il suo amico Embry ne è entrato a far parte, cambiando completamente e tagliando i ponti con lui e Quil. Oltre che i capelli, infatti nella banda di Sam hanno tutti un taglio più o meno militare. Sì, i suoi amichetti li ho nominati poco fa, ma ‘sti cazzi, qui i personaggi li danno un tanto al chilo e sottili, sottili, sottili. Dei loro coetanei nella comunità, dice Jake, restano solo lui e Quil a non essere entrati nella banda. Bella pensa subito che Sam sia cattivo, cattivo, cattivo, ma adesso è ora di salire in moto, quindi fa un rapido reset del cervello e via, è pronta. Ovviamente quasi si ammazza, ma intanto che è lì a catapultarsi nelle braccia del coroner, sente la voce del suo amato Edward che le dice di fermarsi. Un tempismo che tutto il mondo gl’invidia. A questo punto Bella si convince che la voce è collegata al pericolo e all’adrenalina, quindi deve assolutamente fare qualcosa di balordo alla prima occasione, così potrà di nuovo sentire il suo Edward. Sì, ma intanto s’è sderenata e Charlie, che ormai ha una linea diretta col pronto soccorso, che lo avverte quando la figlia si smonta come una bambola, mangia la foglia. Devono inventarsi qualcosa, perché se Charlie facesse tanto di scoprire che quella cretina della figlia ha il pallino di ammazzarsi, magari la chiuderebbe da qualche parte. Una sentina, magari? Dicono a Charlie che Bella è caduta nell’autorimessa di Jacob, e visto che quella cadrebbe anche da seduta, il padre se la beve. Però è meglio mettere le moto da parte per un po’. Che fare nel frattempo? Bella inventa un nuovo passatempo: cercare la radura dove Edward ha sbrilluzzicato per lei la prima volta. Ovviamente, visto che deve usare Jacob come guida, non gli dice il vero motivo, ma solo che una volta c’è capitata per caso. L’idea che Bella si sia inoltrata nella foresta senza beccarsi un ramo in faccia o inciampare in un verme è ridicola, ma Jacob ci crede. I suoi ormoni coprono il brusio di fondo del cervello. Cammina, cammina, scherzano sull’orso gigante di cui si parla in giro, anche se Bella – sempre concentrata su se stessa – non è informata di cose mondane, comunque non trovano nulla.

Continua…

lunedì 26 ottobre 2009

New Moon - Bignami: 1 di 10

3 commenti
Dopo Twilight mi sono arrischiato a leggere New Moon, ma dopo questa mazzata di inutilità non credo potrò andare avanti. Siatene testimoni leggendo questo riassunto che vi arriva in forma estesa con tanto di citazioni dal testo originale. Ho dovuto prendere appunti perché il susseguirsi di cazzate non resta nella memoria, soprattutto nell’ordine esatto in cui il tutto avviene. I puristi della serie mi perdoneranno, d’altra parte ho fatto ben di peggio che sbagliare la successione di un passaggio, tacciando i loro eroi di essere - nella migliore delle ipotesi - delle macchiette indegne, ad ogni modo ecco a voi New Moon tutto intero e con tanto di spoiler. Anzi, lo ribadisco per i distratti che passassero di qui.

S P O I L E R

Non vorrei mai rovinare la sorpresa a chi fosse seriamente intenzionato a leggerlo e a godersi tutti i colpi di scena che non ci sono. L’innegabile vantaggio, per voi, è che non dovete leggervi il libro per sapere cosa succede, io invece – porcaccia la mondezza lurida – l’ho fatto. La fatica di leggere cotanta cagata è tale che non vi garantisco di andare avanti con la saga. In ogni caso, bando alle lamentele, ecco la storia.

Un ultima avvertenza: questo riassunto verrà postata in versione ridotta e a puntate per venire incontro alle vostre capacità di sopportazione. E ora, buon divertimento!

NEW MOON 1 di 10

L’inutile Prologo, che in realtà è un flash forward, si svolge in una piazza sotto il sole. Bella afferma di essere in pericolo mortale – come al solito – e che non solo la sua, ma anche le vite di altri sono nelle sue mani. Oh, cazzo. Malgrado la premessa, l’atmosfera che l’autrice riesce a creare in tale frangente non arriva neppure a replicare l’emozionante successione di colpi di scena che si avvicendano sul quadrante di un orologio. Poi, mentre attraversa la piazza per compiere il suo destino, il prologo si chiude. Se il libro finisse qui, gli sarebbe di estremo giovamento. No, lei s’incaponisce a procedere.

La storia inizia davvero quando Bella sogna sua nonna. La guarda, e la vecchia ricambia lo sguardo, incrocia gli occhi, si tira le orecchie e fa le smorfie, sempre copiata dall’arzilla nonnetta, finché Edward non la raggiunge e le mette una mano sulla spalla mentre un altro Edward fa la stessa cosa con la nonna. Poi Bella nota che la nonna ha una cornice intorno. Caspiterina, che sia uno specchio? Eh già, Bella sogna se stessa da vecchia. Paturnie? Paranoia? Peperonata? Le tre P non sbagliano mai. Invece scopriamo il motivo del sogno direttamente dalle sue parole.
[…] Questa lugubre data era stata costantemente in agguato, facendo capolino di tanto in tanto, pronta a balzar fuori.
E adesso che il momento era arrivato, era anche peggio di quanto avessi temuto. Lo sentivo: ero più vecchia. Ogni giorno invecchiavo, ma oggi era diverso, peggiore, quantificabile. Avevo diciotto anni. […]
Voi capite certamente il dramma. A diciotto anni una ragazza è da buttare, ormai sfiorita, devi solo aspettare il giorno in cui ritirano l’umido. Ma non è tutto, perché la nostra è una disadattata coi fiocchi, e le sue reazioni una volta arrivata a scuola lo provano.
[…] «Buon compleanno, Bella!»
«Sssh!», sibilai, guardandomi attorno per assicurarmi che nessuno l’avesse sentita. L’ultima cosa che desideravo era un qualsiasi genere di festeggiamento della disgrazia. […]
Incredibile, vero? Insomma, a scuola c’è un po’ di tira e molla tra chi vorrebbe farle gli auguri – i Cullen, soprattutto – e lei che si chiude dietro un velo di dolore per la tragica occorrenza funebre. I suoi amici però non capiscono, perché essendo adolescenti normali vedono solo lati positivi nel conseguimento della maggiore età e dei relativi vantaggi. Per dirne uno, potersi comprare la birra. Lei no, anzi li guarda con superiorità, specie nell’intervallo quando si divertono un po’ fra loro.
[…] Li guardavo passarsi la macchina attorno al tavolo, ridendo, ammiccando e lamentandosi di essere stati immortalati. Che cosa infantile. Forse quel giorno non ero dell’umore giusto per godermi le risate e i divertimenti di gente normale. […]
Sì, beh, «Terra chiama Bella: non c’è bisogno che rientri nell’atmosfera! Ciao, ciao». Avrete capito la lagna. Ma nulla può impedire ai Cullen di organizzarle una festa di compleanno a sorpresa. Yuppy! Eccoci quindi, dopo un tot di pagine inutili (che qui abbondano come il ghiaccio nell’artico), a casa dei Cullen con Bella borsatissima dall’idea di invecchiare davanti a tutti e appena ripresasi dallo shock di quella stessa mattina, quando davanti allo specchio – giuro, lo dice in questi termini – non ha notato un autentico e immediato prolasso della pelle, come in realtà si aspettava. Quasi che, una volta scattati i 18 anni, il corpo ricevesse l’ordine di mollare gli ormeggi, abbassare il pappafico, cazzare la randa e srotolare le tette fino alle ginocchia. Sorpresa, sorpresa, ciò non avviene! Così si lascia convincere a uscire, ma non vuole assolutamente regali che le ricordino la disgrazia, arrivando più o meno a paragonarli ai fiori che si portano al cimitero. In questa baraonda di allegria, i Cullen hanno arredato la casa con tante di quelle rose che neanche Lady Oscar, in tante e tante puntate di rovi e roseti, ne ha viste l’eguale. Bella si commuove, e a malincuore accetta auguri, abbracci e strette di mano. Poi, mentre Emmet è fuori a montare sul suo furgone rosso ciliegia l’autoradio che è il regalo principale, la sciagurata, aprendo gli altri pacchetti, si taglia con la carta. Non l’avesse mai fatto! Parte una baraonda mai vista. All’odore del sangue tutti hanno come un gorgoglio allo stomaco e una certa acquolina, ma quello che scatta davvero è Jasper, ingolosito come Bugs Bunny in un capo di carote, così Edward parte d’istinto a proteggere la sua Bella, ringhiando come un pechinese, ma essendo un idiota l’allontana con tanta delicatezza da mandarla a spiaggiarsi un bel po’ di metri in là, con un morbido atterraggio su mobilio, piante d’appartamento e metri e metri quadrati coperti di rose (logicamente, non spinate). Quando riescono a contenere Jasper, si accorgono che forse Bella ha bisogni di un ospedale. In fretta! Eccoli quindi incartare la cretina e spedirla al pronto soccorso.

Fateci caso, vi prego: alla fine del precedente volume, Bella veniva pestata fino a ridurla a una polpetta sanguinante, ma i Cullen riescono a salvarla e Edward riesce persino a succhiarle via dal corpo il “veleno” del compianto James (che se l’avesse ammazzata avrebbe risparmiato tutti noi da un’infame quadrilogia). Questa volta invece, per un taglietto fattosi con la carta, parte una frenesia alimentare da Settimana degli Squali di Discovery Channel, inoltre quell’eminente pezzo di cretino di Edward le dà una bordata che solo per un pelo non la trasforma in una decalcomania o in un affresco di dubbio gusto.

Continua…
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