Questo blog patisce orribilmente una tragica calamità, il suo blogger. Un lavativo indisciplinato che non lo segue come dovrebbe, non lo accudisce e non lo aggiorna. Se i servizi sociali si occupassero di blog, finirei in tribunale. Per fortuna, le mie malefatte vengono punite solo da un sottile senso di colpa e spreco. Spreco di pazio, tempo e idee che potrei dedicargli, e che invece spendo cazzeggiando su Facebook – per dirne una – quando potrei scrivere qui. Ieri per esempio è capitata una cosa interessante, ma invece di bloggarla ho scritto tutto sul Facciabuco (perché è innegabile che quel social network mostri talvolta la faccia come il culo), oggi però voglio rimediare.
Il fatto è questo: ho deciso che d’ora in poi ogni svitato e rompiballe col quale avrò a che fare verrà nomato Vercingetorige. Il motivo è presto detto.
Giusto ieri apro il portone e neanche faccio in tempo a raggiungere l’ufficio che le mie orecchie odono: «Perché i francesi non sono cattivi, è che hanno preso questa grandeur da Vercingetorige!» Resto un attimo basito, poi mi accorgo che la voce appartiene a un tizio che sta tenendo una filippica a un ragazzo magrebino dall’aria comprensibilmente confusa. Ignoro da dove fosse partito il pistolotto, ma posso immaginare che la colonizzazione francese del Nord Africa – e quindi le origini del ragazzo – abbiano avuto la parte del leone.
… e già qui basterebbe, che è la parte divertente della faccenda.
Perciò, Vercingetorige!
Purtroppo però segue il resto, perché appena udito ciò, mi dirigo lesto verso l’ufficio con tutta l’intenzione d’immortalare questa perla, e magari condividerla con chi – come me – trova esilarante la sit-com quotidiana che l’umanità ci offre. Purtroppo non faccio in tempo a prendere il cellulare o a loggarmi online che il tizio bussa alla mia porta. Bene, mi dico che forse ha qualche altra perla da regalare, così ritiro l’impegnativa dell’utente e procedo all’esecuzione della richiesta. Intanto lui parla, parla e parla.
Ecco, non auguratevi mai di scoprire fin dove può arrivare un Vercingetorige, perché vi condurrà in abissi popolati dai Vanzina, infatti mentre sono lì che faccio il mio lavoro, parte un pistolotto senza capo né coda sugli omosessuali: «Che per carità», ci tiene a sottolineare, «a me non hanno mai fatto nulla, e dopotutto non danno mica fastidio. Basta che non mi vengano vicino. Ah ah ah!» Giuro. In quel momento inarco un sopracciglio, scuoto il capo e infilo la testa nel terminale. Lui capisce qualcosa e fa retromarcia: «No, ehm, perché dai… sì, non sono mica cattivi, e poi sono persone anche loro. Ah ah ah!» L’orrenda e goffissima arrampicata sugli specchi mi ha fatto schifo, pena e fastidio, ma lui, non pago, è andato avanti: «E poi, oh… sempre meglio di un terrone. Ah ah ah!»
Cosa vi dicevo? Si finisce coi Vanzina.
Un florilegio di battute volgari e idiote.
Forse, notando sempre il mio fastidio – non gli ho detto che sono mezzo terrone, se no sai le risate – riprende: «No, ma comunque si dice così… si ride per non piangere, ecco. Ah ah ah!»
Va be’, io non ho riso e non ho pianto, ma dei due ero un po’ più vicino al secondo. Di rabbia, però. Quindi state in campana e occhio a Vercingetorige, ne circolano parecchi.
Il fatto è questo: ho deciso che d’ora in poi ogni svitato e rompiballe col quale avrò a che fare verrà nomato Vercingetorige. Il motivo è presto detto.
Giusto ieri apro il portone e neanche faccio in tempo a raggiungere l’ufficio che le mie orecchie odono: «Perché i francesi non sono cattivi, è che hanno preso questa grandeur da Vercingetorige!» Resto un attimo basito, poi mi accorgo che la voce appartiene a un tizio che sta tenendo una filippica a un ragazzo magrebino dall’aria comprensibilmente confusa. Ignoro da dove fosse partito il pistolotto, ma posso immaginare che la colonizzazione francese del Nord Africa – e quindi le origini del ragazzo – abbiano avuto la parte del leone.
… e già qui basterebbe, che è la parte divertente della faccenda.
Perciò, Vercingetorige!
Purtroppo però segue il resto, perché appena udito ciò, mi dirigo lesto verso l’ufficio con tutta l’intenzione d’immortalare questa perla, e magari condividerla con chi – come me – trova esilarante la sit-com quotidiana che l’umanità ci offre. Purtroppo non faccio in tempo a prendere il cellulare o a loggarmi online che il tizio bussa alla mia porta. Bene, mi dico che forse ha qualche altra perla da regalare, così ritiro l’impegnativa dell’utente e procedo all’esecuzione della richiesta. Intanto lui parla, parla e parla.
Ecco, non auguratevi mai di scoprire fin dove può arrivare un Vercingetorige, perché vi condurrà in abissi popolati dai Vanzina, infatti mentre sono lì che faccio il mio lavoro, parte un pistolotto senza capo né coda sugli omosessuali: «Che per carità», ci tiene a sottolineare, «a me non hanno mai fatto nulla, e dopotutto non danno mica fastidio. Basta che non mi vengano vicino. Ah ah ah!» Giuro. In quel momento inarco un sopracciglio, scuoto il capo e infilo la testa nel terminale. Lui capisce qualcosa e fa retromarcia: «No, ehm, perché dai… sì, non sono mica cattivi, e poi sono persone anche loro. Ah ah ah!» L’orrenda e goffissima arrampicata sugli specchi mi ha fatto schifo, pena e fastidio, ma lui, non pago, è andato avanti: «E poi, oh… sempre meglio di un terrone. Ah ah ah!»
Cosa vi dicevo? Si finisce coi Vanzina.
Un florilegio di battute volgari e idiote.
Forse, notando sempre il mio fastidio – non gli ho detto che sono mezzo terrone, se no sai le risate – riprende: «No, ma comunque si dice così… si ride per non piangere, ecco. Ah ah ah!»
Va be’, io non ho riso e non ho pianto, ma dei due ero un po’ più vicino al secondo. Di rabbia, però. Quindi state in campana e occhio a Vercingetorige, ne circolano parecchi.
