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lunedì 25 luglio 2011

Le cose, se non le sai, salle!

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Dovendo stare a contatto col pubblico, capita che ti facciano domande di tutti i tipi, e se non conosci la risposta – perché magari non è neanche la tua branca o competenza – a volte s’inalberano pure. Oggi no, non è successo, però me l’hanno fatto tornare in mente un po’ di persone con domande inusuali o poste in modo vago.
Tizio. «Senta, nostra figlia vive a Fanculandia Marittima perché bla bla bla due anni fa bla bla bla, adesso però è tornata e deve fare questa visita bla bla bla, lei ha sempre avuto il Dottor Coprimozzo bla bla bla…»
Giuda. «Scusi se la interrompo. Deve rinnovare l’assegnazione del medico di base?»
T. «Sì».
G. «Ecco, allora deve andare dall’altra parte della strada. Se Coprimozzo è ancora disponibile, sceglie lui, altrimenti le diranno quelli liberi, e lei ne sceglie uno nuovo. Avanti il prossimo!»

Nota di Giuda. Per favore; se avete una domanda, fate quella domanda. Non mi serve la vostra biografia.

T. «Dov’è lo sportello del cittadino?»
G. «In comune. Avanti il prossimo!»

N.d.G. Basta poco. Che ci vuole?

T. «Probabilmente ho sbagliato ufficio e non dovevo venire da lei…»
G. «Hm».
T. «… ho la carta dell’ospedale e devo richiedere il busto».
G. «Infatti, non sono io. Deve andare dall’altra parte della strada, presenta gli incartamenti e poi passa dall’ufficio che rilascia i presidi. Avanti il prossimo!»

N.d.G. A volte, la prima impressione è quella vincente. Se pensi di sbagliare, probabilmente lo stai facendo.
E così via.

A volte però, proprio non so come rispondere, e allora s’incazzano. Quando lavoravo alla città F della prefettura F (va beh, è Fidenza, ma cito Excel Saga perché mi piace così), stavo nello stesso edificio della CGIL e c’era gente che mi scambiava per il loro portinaio o receptionist, così era tutto un domandarmi di questioni sindacali e riunioni.
T. «Bla bla bla documento bla bla bla riunione bla bla bla disegno di legge…»
G. «Guardi, non lo so. Io sono del CUP, non c’entro con la CGIL».
T. «Beh, ma anche lei è qua dentro, avrà ben sentito qualcosa al riguardo!»
Sì, e secondo te io appizzo le orecchie mentre sto lavorando per cogliere informazioni di passaggio che non mi riguardano neanche. No, tu ti fermi da me che ti prendo un appuntamento ai Disturbi Cognitivi, altro che sindacato.
T. «Senta, io anni fa ho lavorato per un tale che non mi ha messo sotto libretto. Ci sarebbe un modo per prendere quei soldi?»
G. «No. Non credo», ma salga, che si fanno quattro risate. «Comunque, se vuole provare, l’Ufficio Vertenze è al piano di sopra».
Capisco la disinformazione, sono qui apposta – almeno per la parte che mi compete – ma a volte si apre bocca per far riposare le mosche. Un po’ di buonsenso, su!

martedì 8 marzo 2011

Ochette del pantano

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Tipico esemplare di nàdaro (no, non è la A).
Oggi, non sapendo se avrei trovato la stampante ancora scassata o meno, ho tentato di avvertire la A di stare a casa, che tanto è peggio che inutile. In ogni caso, l’avessi trovata ancora rotta (la stampante, la A so che è rotta), avrei chiuso e ciao. Poi, nel caso fosse stata invece riparata, resta sempre il fatto che me la cavo meglio da solo che con lei nelle balle. A casa sua però non c’era, così ho dovuto lasciare un messaggio al marito e cercarla sul cellulare, ma non rispondeva – i problemi della A con la tecnologia arrivano all’incapacità di leggere e scrivere messaggi – cosi mi son dato una pilatesca lavata di mani e ciao.
Alla fine vado in ufficio sperando di non averla nei piedi, e va anche meglio: trovo la stampante riparata! Va beh, speriamo sopravviva un altro po’, io la tratterò sicuramente coi guanti d’oro e impedirò alla A anche di guardarla troppo intensamente. Per fortuna passo un pomeriggio tranquillo, scarsa affluenza e niente A: il Paradiso (se uno s’accontenta e sa cosa vuol dire averla nei maroni)! Poi stasera ne parlo a mia madre, che fa: «Ti ricordi come le chiamava tua nonna, le tipe così? “Ochette del pantano”». Beh, mia nonna ne sapeva un sacco. In effetti la A ti dà proprio l’idea dei nàdari al laghetto, che devi tirargli le briciole perché si scantino a far qualcosa.

lunedì 7 marzo 2011

Post accazzo (2)

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Tempo fa è terminata l’esperienza del Survival Blog con la sua Pandemia Gialla – che da pigro negligente che sono, non ho neppure commentato*, guarda te! – ma solo oggi un pensiero di quelli che vengono su come la peperonata è arrivato: «Oh, sarà per questo che ho il blog che va a limoni?»
 
Immagine accazzo (va beh no dai, è giallo)!
Va beh, intanto che cercate di riconoscere la citazione (la risposta la trovate in fondo al post, come nella Settimana Enigmistica) e stabilire quanto sia imbecille dal sei all’uno, vado avanti con le minchiate. Così, tanto per.

Mentre il sanguinoso conflitto tra la collega A e la tecnologia (e il buon senso in generale) prosegue senza novità, la stampante ha pensato bene di ammalarsi gravemente per non doverci avere a che fare. Qualcosa provoca l’apertura del toner, che perde all’interno della stampante e di conseguenza dura come la carta nel caminetto. Il tecnico è stato telefonato, messaggiato, emailato e mancano giusto i segnali di fumo, ma oggi non s’è visto (il lato positivo è che ho chiuso un quarto d’ora prima), certo che se non si fa vivo neanche domani posso pure stare a casa, visto che prenotando visite mediche ho “appena un po’ bisogno” di consegnare materiale cartaceo ai pazienti. Io non provo neanche a metterci mano per due bei motivi: a) non saprei dove guardare; b) visto che la stampante non è mia, non vorrei essere accusato di riparazione non autorizzata nel caso si scassasse del tutto, che poi mi tocca pagarla! E va beh, questo era lo sfogo del giorno.

Allora, avete indovinato la citazione all’inizio?
Va beh, la risposta era:
Zaphod: «Questo è quello giusto! Me lo sento dentro!»
Arthur: «Ford!»
Ford: «Se se lo sente dentro, beh… Arthur, diamogli retta!»
Arthur: «Dobbiamo dar retta a un demente col cervello che funziona a limoni? Questo è suicidio!»
(“Guida Galattica per Autostoppisti”, di Douglas Adams)
* No, non lo faccio neanche oggi. Oh, ma sapete mica leggere? c’è scritto “pigro e negligente” mica stacanovista e insonne! Sta a vedere che mi prendono anche per una persona seria… ah, che gente!

martedì 1 marzo 2011

Escono dalle fottute stampanti!

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Lei, il Male!
Niente, c’è la collega A che non è una cima, e va beh, alcuni di voi lo sanno perché mi son sfogato di persona o in forum, mentre qui è da tempo che non ne scrivo, ma l’ultima è troppo bella, quindi rompo il silenzio.

Il fatto stavolta riguarda la stampante, aggeggio demoniaco che trae godimento dal metterla in difficoltà. «Mi stampa i fogli al contrario, guarda!» si lamenta mostrandomi come le pagine escano ordinatamente dall’uno al due eccetera.
Non vedendo il problema, le faccio presente che i fogli escono già fascicolati. Quindi, come potrebbero “uscire al contrario”? Presto detto. Osservando il suo metodo scopro che la A prende il primo foglio, lo mette sulla scrivania (a faccia in su), ci poggia sopra il secondo e così via. E te credo, allora!
«No, escono già in ordine», le dico. «Guarda, devi solo aspettare che finisca di stampare tutto e te li fascicola lei, poi li graffi insieme e sei a posto».
Mi guarda poco convinta. «Ma no, sono tutti scombinati e li devo sistemare io».
Niente, non c’è modo di farglielo capire, almeno così pare. Invece giovedì, zitta zitta, la vedo fare come dicevo io, e quasi mi commuovo per questo gesto che un po’ mi ricorda l’esperimento dello scimpanzé che – dai che ti ridai – capisce il meccanismo della scatola per prendere le noccioline. Sì, ma la A non è uno scimpanzé – magari! –, infatti oggi pomeriggio siamo tornati al vecchio metodo. 

Ora, non so voi, ma da un giorno all’altro temo di vederla colpire la stampante con un osso o una pietra, lanciando grida scimmiesche finché i fogli non usciranno davvero al contrario. Si accettano scommesse.

P.S. Purtroppo – alé! – giovedì non viene, quindi se ne parlerà martedì prossimo. Stay tuned!

giovedì 22 ottobre 2009

Ancora la A

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Mi sono reso conto di non essere più tornato sull’argomento colleghi di lavoro da quando la A è partita per le vacanze. Ebbene, con mio gran dispiacere, è tornata. Dopo averla tirata in lungo con telefonate dal ritiro estivo, snocciolando date del rientro una più fantascientifica dell’altra, s’è fatta due mesi e mezzo al mare – povera stella – in una villetta affittata all’uopo. Dopodiché, più stordita di una bastonata in fronte, si è rimessa al lavoro. O a quella simulazione che le riesce di mimare del suddetto. In questi mesi ha scazzato più cose, ma non ve la faccio lunga, diciamo che è il solito danno. Di recente, sentendosi molto galla, ha voluto fare i pomeriggi da sola. Non sono durati molto, perché il mattino seguente mi toccava il carico di lamentele e prenotazioni in sospeso che non era stata in grado di erogare nel suo turno. Poveretta. Infatti mi è stato chiesto di prendere in mano il pomeriggio, sempre con la deficiente, e togliere qualche ora al mattino. Va bene, sia la volontà dei capi. Però, dopo un pomeriggio di effettiva attività, il resto si è svolto in una tranquillità che ha dell’ipnotico. Gestibilissimo per chiunque sappia fare il suo lavoro. Frecciatina che le ho appioppato anche oggi ma a cui lei ha risposto come se scherzassi. Okay, sono una persona che fa dell’umorismo una forma di comunicazione, ma in quel frangente ero serio come un neo a forma di teschio. Va beh, la novità è che adesso si lamenta dell’inefficienza e della poca professionalità degli altri, non solo operatori CUP ma anche strutture e medici. Martedì voleva addirittura chiamare un medico e lamentarsi perché nell’impegnativa aveva scritto due volte lo stesso esame (seppure con definizioni diverse). Ma che ti frega? Se non sei un cretino, il doppione lo salti. Ah già, come non detto… Per fortuna l’ho convinta che chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni, così non ci siamo impelagati in una bagarre coi medici della mutua e quelli di base. Tanto chi l’avrebbe presa in saccoccia, alla fine della giostra, saremmo stati noi (per colpa dell’irriducibile rimbambita). Oggi si lamentava invece della lentezza del computer, malgrado non ci fosse un briciolo di fila e l’utente fosse rilassato e tranquillo. «Eh, ma io mi agito!», ha detto lei. «Perché prima ero abituata a correre…» Va bene, ma anche mantenere la calma quando non c’è assolutamente nulla per cui essere nervosi, non è una virtù da buttar via. Quando le ho fatto notare che io sono calmo e tranquillo (a parte quando mi fa girare le balle come i seggiolini del calcinculo), ha detto: «Ah, come si vede che non sei sposato e non hai preoccupazioni!». Ma cosa c’entra? Se fossi stato sposato sarei idrofobo ma visto che sono single sono un pezzo di pane? Ha un’idea dello stress matrimoniale che non vorrei mai verificare conoscendo il marito… per di più non hanno figli e a soldi pare stiano a meraviglia, cosa vuole di più? No, è nevrotica e basta. Poi si attacca a dettagli cretini. Per dire, io le faccio presente più volte che deve essere più veloce a prenotare, e magari ricordarsi la procedura senza inciampare su passaggi di una semplicità minimalista, o scoprire link e funzioni che stanno lì da sempre ma che lei nota solo oggi; invece lei perde tempo a leggere la diagnosi sull’impegnativa, in cerca di chissà quale errore del medico o rivelazione misterica, poi ne perde un altro po’ a discutere con l’utente per farsi spiegare bene – ma bene, eh – cose che una persona normale capirebbe in un battibaleno, e con me si concentra sull’arredamento della stanza, il metodo di archiviazione delle prenotazioni in sospeso, ecc. ma dall’orecchio “impara a fare il tuo lavoro e basta” non ci sente. Insomma, facevo prima a scrivere che non è cambiato nulla, ma era bello rendervi partecipi dei dettagli.

venerdì 22 maggio 2009

A-rrivederci!

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La A ha annunciato che con effetto quasi immediato si prende due mesi di ferie, cioè a partire dal primo di giugno lascerà queste lande per… non lo so, non gliel’ho chiesto. Non vi sto a dire quanto siamo rimasti addolorati, noi e gli utenti tutti, da questa sua seppur temporanea dipartita. Tuttavia, dopo un momento di comprensibile raccoglimento, ci siamo resi conto di una cosa: fra due mesi la A avrà scordato anche quel poco che incidentalmente ricorda. Aiuto! Anche perché sarò poi sempre io a doverla istruire di nuovo su tutto quanto… ma affronterò tutto questo in modo pratico, ossia mi godrò questi due mesi di ferie – perché, senza la A, queste ferie sono anche un po’ mie – e quando tornerà penserò al da farsi, in vero Rossella Style.

giovedì 7 maggio 2009

Pillole di A

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Oggi la sento telefonare: «Sì, le ho preso la visita che aveva in sospeso». Poi, passando a tutt’altro. «Ah, e si ricorda le analisi del sangue? Ecco, deve passare prima di mercoledì, perché non ha graffato l’esenzione e la deve allegare prima di presentarsi agli esami».

Eh, già, perché non è mai la A quella che dimentica di graffare, prenotare, inserire, eccetera. Sono sempre gli altri.
Questa volta, per dire, è colpa della signora.

mercoledì 15 aprile 2009

Di nuovo la collega A, con lamentazioni dell’utenza

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Proprio perché non me ne accorgo solo io, ora anche gli utenti iniziano a far presente che la A stava meglio in pensione. Stamattina passa una signora, e appena mette piede nell’ufficio fa: «Menomale che c’è lei». La invito ad accomodarsi e mi spiega: ieri, dopo che me n’ero andato, la signora era passata per un paio di analisi del sangue – normale routine – se non che c’era la A, perciò l’intera semplice faccenda ha preso una piega meno ordinaria. Insomma, erano le 16:00 e davanti alla signora c’erano due persone, così si è messa in attesa pensando di fare in tempo – inconsapevole della lentezza della A – e infatti il suo turno arriva 40 minuti dopo. In più, poiché la A e la Legge di Murphy hanno una salda partnership, la collega ha sbagliato la prenotazione scazzando il giorno e omettendo un esame. Giustamente, la signora glielo fa notare, e la A sbotta: «Be’, insomma, non me lo farà rifare!» la signora, che era già in ritardo (doveva andare a prendere il bambino, che ha poi trovato in lacrime al doposcuola), si è presa su i fogli dicendo che avrebbe rimediato un’altra volta. Stamattina infatti impiego 10 minuti per sistemare la faccenda mentre la signora mi racconta l’accaduto, lasciandosi sfuggire un: «Se l’hanno messa in pensione, magari è meglio che ci resti, invece di far danni in giro. E poi guardi, stamattina ho buttato l’occhio per vedere chi c’era, ma se avessi visto la signora di ieri, col cavolo che sarei entrata… menomale che c’era lei». A questo punto, se il mio lavoro deve assommarsi al sistemare i danni prodotti dalla A, so già che la prossima volta che la SI mi chiederà come se la cava la collega avrò qualcosa da dire.

Ma bando alla A, oggi ho scoperto di essere il beniamino della terza età. Una volontaria del Centro Anziani è venuta a prendere un modulo, e intanto che era lì mi ha detto di come tutti parlino bene del sottoscritto e di quanto siano soddisfatti dell’operato di questo ufficio e di me in particolare. Ecco, sapere che le mie groupies hanno quarant’anni per gamba lascia un po’ così… ma se non altro, i nervi che mi fa saltare la A vengono ripagati con un po’ di apprezzamento.

lunedì 23 marzo 2009

Arance e minacce

4 commenti
Oggi è ripassata l’autrice della celeberrima marmellata di merda sotto spirito. Mentre eravamo lì a prenotare, tremavo al pensiero della domanda che è poi puntualmente giunta: «Ti è piaciuta la marmellata?» Dispiaciuto e un po’ intenerito, mi è uscito un “sì...” credibile come una promessa elettorale di Berlusconi. Ma per lei è stato sufficiente, così non s’è fatta pregare: «Ah, ne sto preparando una all’arancia, che fa bene ed è piana di vitamine!» Brivido. «Adesso ho solo un barattolo con me, e l’ho promesso alla C». “Che culo”, mi dico. «Però», riprende lei, «la prossima volta la porto anche a te per ringraziarti, perché siete tutti bravi e non voglio fare preferenze». Intanto io penso: “La prego, le faccia!” E invece niente, la signora tornerà armata di buone intenzioni e cattive marmellate. Aiuto. Menomale che ho i bidoni (raccolta differenziata compresa) dietro l’ufficio.

venerdì 20 marzo 2009

Ordinaria incompetenza

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Mercoledì la N mi fa: “Perché non chiamiamo la SI per sentire se i moduli sono arrivati?” e così ha fatto. I moduli sono quelli che la SI ci doveva dare a inizio mese, visto che servono per il conteggio delle ore svolte. Sento la N al telefono con la SI: “Ah, ho capito... sì, va bene. Ciao”. Mette giù e si gira verso di me, con espressione eloquente: “Non solo non ha i moduli nuovi, ma dice che nessuno è andato a prendere quelli del mese scorso per fare i conteggi, quindi non ci saranno i soldi in banca”. Concordiamo che la SI è peggio che inutile, anche perché se il mese sta per finire e nessuno si fa vivo, glieli porti tu, magari. Niente, alla SI manca evidentemente la capacità di prendere decisioni autonome – o quantomeno, decisioni intelligenti – anche se è dotata di una proprietà mistica che mi lascia stupefatto ogni volta che si manifesta. In condizioni normali, la SI ha l'espressione vispa e arguta di una triglia sotto sale e l'elasticità intellettuale di un sottaceto, ma in presenza di superiori o personalità di spicco, calza la sua maschera di competenza che la trasforma in un'intraprendente impiegata modello. Poi, appena il pezzo grosso si allontana, la maschera cade chissà dove e la triglia sale a galla da quel pesce morto che è. Giuro che ha del metafisico! Con questa scenetta, la SI ha le mani in pasta in un sacco di cose, frequenta la giunta, i sindacati e tutte le personalità del luogo, mostrandosi sempre entusiasta di farsi carico di nuovi progetti o iniziative del comune, salvo poi svolgerle male una per una, con la perizia che solo una catastrofe naturale riesce a esibire. Ovviamente, la SI è talmente ben ammanicata che anche se ha fatto le elementari con Cleopatra nessuno la scalza dal suo posto, perché vuoi mai che vada a qualcuno di più sveglio di un cavatappi... no, sarebbe un peccato. Intanto, questo mese cinghia – e meno male che avevo qualcosa da parte, così non devo fare necessariamente il recluso –, e il prossimo (se dio vuole) paga doppia. Che dire? Niente. Mi mancano le parole.

mercoledì 18 marzo 2009

L'ira funesta della babbiona razzista

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Rabbiosa e acida come solo una cariatide incattivita dalla vita riesce a essere, oggi la babbiona ha colpito. Eravamo ormai sul filo della chiusura e stavo prenotando un paio di cose per una signora marocchina, quando la babbiona spalanca la porta esclamando: «E allora, dobbiamo aspettare ancora!?» Sbalordito, rispondo: «Signora, ci vuole il tempo che ci vuole...» Ancora furibonda (forse per aver involontariamente scoperto di non essere più una teen-ager a causa della data di nascita stampata sulla tessera sanitaria) esce in malo modo, esclamando qualcosa di poco carino sugli extracomunitari che fanno perdere tempo alla brava gente. Indignato, mi scatta un: «Basta, eh!» che era lì lì nel farsi insulto, ma l'ho trattenuto per la collottola prima che mi sfuggisse. Lei non mi fila di mezza pezza, e invece esce in corridoio blaterando a gran voce: «Ma non è possibile! Questi stranieri che vengono qui a curarsi... ma andassero al loro paese! E poi è colpa anche dell'impiegato, che li lascia passare! Dovrebbero fargli uno sportello separato, mica mescolarli con noi brava gente che paghiamo le tasse!» eccetera. Forse la signora aveva una voglia di apartheid che la sfigurava, e già pianificava gli autobus con posti separati per italiani ed extracomunitari o i cartelli alle fontanelle per proibire agli immigrati di abbeverarsi alla stessa fonte cui si ristorano i “bravi cittadini” secondo la concezione della babbiona. Io ero pietrificato, e con imbarazzo – vergognandomi a morte per quel discorso, che dal corridoio arrivava comunque a volume alto anche in ufficio – ho guardato la signora che avevo davanti, dispiaciuto per lei che certe cose (da certa gente) deve sentirle fin troppo spesso. Allora lei, serafica come il monaco che medita sotto la cascata, mi fa: «La lasci parlare, basta non ascoltarli». Una volta finito tutto, aspettiamo la stampa, ed ecco la seconda interruzione: «E allora? Ci vuole molto? Dobbiamo andare di là?» riferendosi all'altro CUP. Rispondo: «Guardi, avrei dovuto chiudere dieci minuti fa. Perciò, se crede di far prima...» come a dire: non è la signora qui presente a rompere i coglioni, ma lei, «ad ogni modo stiamo aspettando che completi la stampa, dopodiché riesco a fare anche il suo». Beccati la mia superiorità, razzista rompi cazzo! Risposta di cui mi sono pentito un nanosecondo dopo, ma ormai era fatta. Quindi, una volta terminata la stampa e consegnati i documenti alla gentile signora dotata di Santa Pazienza coi contro cosiddetti, procedo rapidamente alla babbiona per poi andarmene a casa, fotografandomi l'arpia nella memoria con l'aggiunta di un bigliettino recante la dicitura “vecchia di merda”, che non sarà politically correct, ma è sicuramente corretto a livello etimologico.

lunedì 16 marzo 2009

Il culo in fronte

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Dopo il casino combinato la settimana scorsa dalla A, ci aspettavamo una piazzata per 'sta mattina da parte dell'utente interessata, invece la N - che ha aperto con un quarto d'ora d'anticipo, aspettandosi di litigare - ha trovato una gentile signora che ha detto che non c'erano problemi e che tutti possono sbagliare. Be', la A deve avere il culo foderato d'oro, perché se una cosa del genere l'avesse fatta a un utente meno tollerante, a quest'ora avremmo le orecchie ancora intronate dalle grida cariche di giusto sdegno. Roba da matti! Pensavo che le botte di culo non esistessero più, e invece scopro che sono ancora in circolazione, ma che a usufruirne sono i pirla! Neanche a dire quanto questa scoperta mi lasci interdetto. Domani comunque vedo la A e mi farò raccontare com'è andata la sua ricerca per il week-end appresso alla signora, anche se ormai è chiaro che se manca cervello da una parte, grazie a dio, c'è pazienza dall'altra.

Ah, come ultima nota, stamattina ho gettato la merda sotto spirito che passava per marmellata, visto che, chiusa nell'armadio dove l'avevo lasciata venerdì, poteva essere confusa per un reperto o un misterioso campione biologico rubato a chissà quale laboratorio.
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