martedì 16 luglio 2013

Battleship (2012)

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Battleship (USA, 2012).
Durata: 131.
Regia: Peter Berg.

Ieri ho recuperato questo film, che avevo scartato perché poco convinto. In genere i film di guerra, anche se con una componente fantascientifica, mi perdono per strada. Non so come mai, ma le scene di battaglia mi distraggono e annoiano. Capita anche coi libri e non solo al cinema. Ieri invece mi sono detto che in attesa di Pacific Rim – no, non l’ho ancora visto – una bella guerra fantascientifica ci stava bene, e poi leggendo qualche recensione avevo capito che non sarà questo capolavoro, ma c’è di che divertirsi. Ebbene sì, mi sono divertito. Ok, non c’è montaggio analogico, occhio della madre, carrozzina e stivali dei soldati. Anzi no, gli stivali dei soldati ci sono in effetti, è un film di guerra dopotutto. Resta il fatto che fa il suo dovere. Insomma, mi è piaciuto.

Battleship è un film fatto per intrattenere, un grande giocattolo in tutti i sensi. Infatti si ispira al gioco Battaglia Navale della Hasbro, che è a sua volta la versione deluxe di quel giochino fatto con carta e penna che si faceva da piccoli. 
Ehi, non storcete troppo il naso, l’osannato – dai fans almeno – Pirati dei Caraibi era preso da una giostra, quindi buoni e mosca. 
Notizia Flash: il cinema d’intrattenimento non è il male, è anzi cosa buona e giusta. Quando fatto bene, certo. 
Ok, Battleship ha i suoi difetti, come gli alieni alquanto deludenti e un paio di cretinate, ma è riuscito a non perdermi neppure durante le scene di battaglia, le esplosioni e tutta l’azione – che è tanta – dall’inizio alla fine. Un suo pregio è che i ritmi delle riprese non sono sincopati e assurdi, come capita invece ormai fin troppo spesso, e anzi riesci anche a seguire l’azione e a godertela. 
Esiste anche una storia di fondo, per quanto secondaria all’attacco alieno, che non sfigura troppo e accompagna il tutto. Poi c’è Rhianna come non l’avevo mai vista, nella parte della soldatessa dura. Sorprendente e davvero brava. Diversi caratteristi di talento, perché uno spettacolo del genere ha bisogno dei caratteristi – troppo spesso considerati uno o più gradini sotto gli altri attori – tutti in grado di sostenere lo spirito giusto per la storia, creare momenti comici e drammatici. Io poi li adoro, sono professionisti veri. Liam Neeson invece l’ho trovato un po’ legnoso (ma è un militare, ci sta), sciogliendosi un attimo solo per i momenti “brillanti”, diciamo così.

Per concludere, c’è questo interrogativo espresso dal giovane scienziato: «È saggio lanciare messaggi nello spazio se poi quelli che verranno saranno per noi come Colombo per gli indios?»
Ecco, buona domanda. 
Io mi sono anche domandato: «È saggio invitare gente a casa se non siamo tutti d’accordo?»
Ok, alcune nazioni mandano segnali nello spazio – non parlo del film, ma della realtà – però qualcun altro potrebbe essere contrario. È come invitare a cena i colleghi all’insaputa del partner, non ne verrà nulla di buono. 
Il fatto, secondo me, è che non ci crediamo davvero. 
Ma sì, è un’ipotesi affascinante, magari anche un’idea romantica e ingenua dello spazio, ma se spediamo partecipazioni in giro è perché non crediamo davvero in questo party, altrimenti saremmo più cauti. Sono elucubrazioni e psicopippe, me ne rendo conto, ma sono stimolanti e divertenti. Almeno per me.

Visto? Alla fine ci ho trovato anche di che riflettere. 
Buona visione.

martedì 9 luglio 2013

Aspettando Pacific Rim

4 commenti

Pacific Rim (USA, 2013).
Durata: 131.
Regia: Guillermo del Toro.
Soggetto: Travis Beacham.

Oggi sbirciavo l’ennesimo trailer a tale proposito, così mi sono trovato a fare considerazioni su quello che è o potrebbe essere questo film e su chi o come sono io oggi. Come voi che leggete, probabilmente, sono cresciuto coi robot giganteschi, i mostri colossali e compagnia bella.
Il ragionamento è andato avanti così per un po’. Non molto né troppo, abbastanza. Almeno finché mi sono ritrovato con questa domanda: «Perché ogni volta che vedo immagini, spot o leggo qualcosa su Pacific Rim, ho questa persistente sensazione che la mia passione per i mostri mi farà parteggiare per i Kaiju contro i Jaeger

Lo so che facevamo il tifo per Goldrake, Mazinga, Jeeg, Daltanious, Daitarn III e così via, ma io avevo un debole per i mostri. Erano un sacco. Tutti nuovi. Ogni puntata uno diverso – che finiva irrimediabilmente male, certo, ma erano favolosi lo stesso. Alcuni di loro erano inguardabili, altri belli e alcuni fighi. Io poi sognavo di essere uno scienziato pazzo, di creare i miei mostri, cosa che facevo in vari modi: col Pongo o il DAS, coi Lego, riempiendo quaderni e quaderni di disegni o montando insieme pezzi di giocattoli come Sid di Toy Story. Io però non mi vedevo come un distruttore, ma come un creatore. Ero Frankenstein, non un vandalo qualsiasi (se Pinocchiorso fosse qui, potrebbe dirvelo – era un ibrido di orsetto di peluche e pinocchio di gomma).


Tornando a Pacific Rim, sto cercando di non farmi sopraffare dall’hype riempiendomi di aspettative irragionevoli – o caricandolo più del dovuto coi miei ricordi di bambino – ma sono davvero curioso. Forse non sarà il film della nostra generazione peppappéro come dicono alcuni, ma le premesse sì, quelle fanno l’occhiolino alle cose con cui sono cresciuto, perciò non sono curioso solo di vedere il film, ma anche di conoscere la mia reazione e quella di tutti gli altri a questo fenomeno.


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