Ho già parlato di Avatar, la Leggenda di Aang preannunciando The Last Airbender, la versione cinematografica diretta da M. Night Shyamalan. Beh, è una merda. Il film, non la serie. Guardate il cartone, è spettacolare. Il film, invece – ahimè! – supera il livello di merda fossilizzandone lo status e settandosi sul coprolito in via permanente. Sì, Shyamalan ha deposto la pietra di paragone di tutte le merde da trasposizione cinematografica. In quella che è un’ora e 43 minuti, tenta di far stare – cascasse il mondo – tutta la prima stagione della serie, comprimendola e facendone schizzare via le parti più importanti, quelle che darebbero un senso logico alla successione degli eventi. L’effetto è visibile fin dalle prime battute: i dialoghi al limite del didascalico, per esempio; ma c’è di più… il film vorrebbe raccontare – così come il cartone – la storia di Aang, ultimo dominatore dell’Aria scampato al genocidio del suo popolo, colui che dovrebbe acquisire il controllo sui quattro elementi e portare la pace tra le Tribù dell’Acqua, il Regno della Terra e la Nazione del Fuoco. Il film lo vorrebbe, ma non ci riesce. La regia di Shyamalan raggiunge un tale livello di sciatteria che l’intera pellicola non è altro che un elenco puntato di cose da fare.
«Abbiamo girato quello che succede nella prima puntata?»
«Sì, capo».
«Bene, adesso fatemi la seconda».
«… ma sono 20 puntate di 30 minuti l’una!».
«Ah, sì? E va beh, metteteci solo il succo».
«Il succo?»
«Sì, il succo! Cos’è, siete sordi?»
«Non credo di aver…»
«Ah! Insomma, cosa succede in questa puntata?»
«Beh, Aang incontra Sokka e Katara…»
«Ecco, quello è il succo. Avete capito?»
«… ma è sicuro?»
«Certo! Lo sai chi sono io? M. Night “Fottuto” Shyamalan! E se lo firmo io, questo film sarà un capolavoro. Adesso fuori dalle balle, che devo darmi un tono per le interviste».
Non c’è altra spiegazione per l’immonda merda che ne è venuta fuori. Quando Aang incontra gli altri, questi lo seguono senza un perché. «Ah, tu sei l’Avatar? Bene, c’è scritto sul copione che ti seguiamo. Dai, che il regista ha fretta di finire». Così, quella che nella serie animata risulta una storia di crescita e apprendimento, nelle incapaci mani di Shyamalan diventa un’immonda shyamalaiata senza scopo. Le scene d’azione e l’ambientazione scenografica non possono niente di fronte alla morte dei dialoghi, che nell’originale sono brillanti e ironici. Sembra di guardare il primo colossal girato da un ragazzino con più mezzi che talento, noioso fino alla narcolessia. Non vale neppure la pena scriverne un cineracconto, tanto più che i personaggi e la storia in sé sono davvero belli e a questo punto sarebbe stato molto meglio distribuire il cartone in Italia o – volesse il cielo! – farne uscire i DVD in cofanetto. Invece chi ha amato l’originale come me si vede derubato di qualcosa, offeso in quello che ama, perché l’abuso fatto in questo caso non ha scusanti. Shyamalan ha calpestato la serie con incuria, producendo quest’immonda sozzura che risulta indigesta anche a chi non sa nulla di Aang e del suo mondo. Ne viene fuori un fantasy imbarazzante, una storia poco convincente e molto noiosa. Per fortuna i fans hanno bocciato il film, così si spera che non vengano violentate anche le restanti due stagioni… anche se Shyamalan ci sperava, sentendosi già – povero lui – il nuovo Peter Jackson, con trilogia fantasy annessa. Peccato che Shyamalan pensi solo a Shyamalan e questo lo distragga da quisquilie quali, per dire, una regia decente e l’attenzione alla storia.
«Abbiamo girato quello che succede nella prima puntata?»
«Sì, capo».
«Bene, adesso fatemi la seconda».
«… ma sono 20 puntate di 30 minuti l’una!».
«Ah, sì? E va beh, metteteci solo il succo».
«Il succo?»
«Sì, il succo! Cos’è, siete sordi?»
«Non credo di aver…»
«Ah! Insomma, cosa succede in questa puntata?»
«Beh, Aang incontra Sokka e Katara…»
«Ecco, quello è il succo. Avete capito?»
«… ma è sicuro?»
«Certo! Lo sai chi sono io? M. Night “Fottuto” Shyamalan! E se lo firmo io, questo film sarà un capolavoro. Adesso fuori dalle balle, che devo darmi un tono per le interviste».
Non c’è altra spiegazione per l’immonda merda che ne è venuta fuori. Quando Aang incontra gli altri, questi lo seguono senza un perché. «Ah, tu sei l’Avatar? Bene, c’è scritto sul copione che ti seguiamo. Dai, che il regista ha fretta di finire». Così, quella che nella serie animata risulta una storia di crescita e apprendimento, nelle incapaci mani di Shyamalan diventa un’immonda shyamalaiata senza scopo. Le scene d’azione e l’ambientazione scenografica non possono niente di fronte alla morte dei dialoghi, che nell’originale sono brillanti e ironici. Sembra di guardare il primo colossal girato da un ragazzino con più mezzi che talento, noioso fino alla narcolessia. Non vale neppure la pena scriverne un cineracconto, tanto più che i personaggi e la storia in sé sono davvero belli e a questo punto sarebbe stato molto meglio distribuire il cartone in Italia o – volesse il cielo! – farne uscire i DVD in cofanetto. Invece chi ha amato l’originale come me si vede derubato di qualcosa, offeso in quello che ama, perché l’abuso fatto in questo caso non ha scusanti. Shyamalan ha calpestato la serie con incuria, producendo quest’immonda sozzura che risulta indigesta anche a chi non sa nulla di Aang e del suo mondo. Ne viene fuori un fantasy imbarazzante, una storia poco convincente e molto noiosa. Per fortuna i fans hanno bocciato il film, così si spera che non vengano violentate anche le restanti due stagioni… anche se Shyamalan ci sperava, sentendosi già – povero lui – il nuovo Peter Jackson, con trilogia fantasy annessa. Peccato che Shyamalan pensi solo a Shyamalan e questo lo distragga da quisquilie quali, per dire, una regia decente e l’attenzione alla storia.