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lunedì 21 febbraio 2011

La Ruota del Buon Governo

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Era il 2008 e avevo un altro blog su Splinder – che oggi muore d’inedia (il blog, non Splinder) – sul quale però avevo scritto una cosa che oggi Polideuce mi ha ricordato, e che sembra ancora attuale. L’idea che m’era venuta guardando lo stato in cui ci stavamo riducendo, e che tre anni dopo ha solo peggiorato la sua prognosi. In quei giorni avevo una voglia di Robespierre che mi sfigurava e accarezzavo l’idea di richiamare in servizio la buona vecchia Madame Guillotine, giusto per dare un incentivo ai nostri politici per comportarsi bene, ma poi mi sono reso conto che sarebbe stato come chiedere alle galline di non deporre uova o ai conigli di non mangiare le proprie feci (eh sì, lo fanno).

Il fatto è che proprio non ci sappiamo governare. Siamo troppo presi a venerare il potere per il potere, baciare le pantofole della Chiesa anziché rivendicare la laicità dello Stato e piegandoci alla sua pia volontà anziché rifiutarne le ingerenze; tagliare i fondi all’istruzione e alla ricerca distruggendo il futuro del Paese e trattando i giovani come un peso anziché una risorsa; ostacolare le forze dell’ordine e i tribunali privandoli degli strumenti d’indagine come le intercettazioni mentre le uniche leggi che vanno avanti sono quelle ad personam, che guarda un po’ servono ai soliti ceffi e magari ai loro compari che entrano in politica aggiungendosi al problema iniziale.
 
Per non parlare della nostra incapacità – come popolo – di opporci alle ingiustizie, protestare e farci sentire, mandare a casa chi delinque e vigilare sul nostro governo. No, il più delle volte non siamo nemmeno informati su ciò che sta succedendo, e ci lasciamo prendere in giro da qualunque balla ci rifilino.

Ammettiamolo, non c’è modo di governarci senza fare una cazzata.
Allora, ecco l’idea: appaltiamoci!

Ci sono molti governi più capaci e competenti di quanto potrà mai essere questa classe politica, perché finché i lombi della nostra nazione saranno così marci non ne nascerà nulla di buono, perciò prendiamone atto e facciamoci governare da chi sa farlo.
Io proporrei una bella ruota da girare, con tanto di cerimonia in prima serata (magari a reti unificate), da cui verrà estratto – anche il voto non ci viene benino, ammettiamolo – il paese che ci fornirà la classe politica per quella tornata amministrativa. In cambio ci impegneremo a fornire agevolazioni commerciali e quant’altro, poi… beh, i compromessi ci vengono bene, e anche il mignottaggio nazionale. Dopotutto la penisola ha la forma di uno stivale col tacco a spillo, pensateci.

Diciamo che ogni governo durerà quattro anni, dopodiché ci rimetteremo in palio sulla Ruota del Buon Governo. Dai che si può fare! È in assoluto l’idea migliore che mi sia venuta al riguardo, anche perché la mia fiducia nell’impegno della classe politica per cambiare questo stato di cose è pari a zero. Quindi mettiamoci una mano sulla coscienza e chiediamoci: cosa stiamo aspettando, un miracolo? No, non c’è speranza.
Oddio, ci sarebbe se al vertice ci fosse aria di cambiamento un po’ più spesso che mai, però sappiamo tutti che l’unica cosa che sa fare bene il politico italiano è attaccarsi alla sedia come una tellina e non mollarla più. Dovrebbero fare degli studi al riguardo, io ho due teorie: la prima è che il sudore secreto dalle natiche produca un potentissimo adesivo naturale, la seconda è che utilizzino un effetto di risucchio – tipo ventosa – usando lo sfintere (in ogni modo, ditemi voi se ci sono altre teorie, perché la ricerca continua).
E vorremmo tenerceli? Io dico: mandiamoli a casa, affidiamoci alla Dea Bendata. Le probabilità di peggioramento vi spaventano? No, neanche a me. Guardiamoci bene e riflettiamo; quanto saranno stimate… diciamo intorno al cinque per cento? Se ci pensate un attimo, questa è la logica conclusione a cui eravamo arrivati tutti da quel dì (diciamo il 1994, quando un Nano da Giardino è “sceso in campo”, o anche prima).

D’accordo, adesso andiamo al pratico e allo specifico; diciamo che sulla Ruota del Buon Governo non metteremo nazioni messe peggio di noi o che hanno già abbastanza problemi per i fatti loro, né quelle di natura bellicosa o che potrebbero annetterci in via permanente per una mera distrazione burocratica. Io punterei sull’Europa – dopotutto ne facciamo parte, è ora di restituire il favore con qualche marchetta e intanto farci gestire in modo ragionevole e produttivo – in più confesso che non mi spiacerebbe l’idea di quattro anni di governo olandese, quattro di svedese, ecc. Certo, probabilmente la Francia e la Germania non ci prenderebbero nemmeno con una pinza da caminetto, ma per il resto possiamo metterci d’accordo.

Le regole sono più che semplici.
Tutte le nazioni interessate mettono il proprio nome sulla ruota, previa verifica che lo staff di governo presentato non:
  1. abbia mandato in vacca il suo paese;
  2. sia influenzato da lobby varie e/o dalla Chiesa (che poi, se non è una lobby quella!);
  3. conti tra le sue file membri su cui pendano processi o che si siano in qualsiasi modo macchiati di conflitto d’interessi.
A quel punto si passa all’estrazione, e poi… Buon Governo a tutti!
Detto questo, mi direi soddisfatto. Sugli altri dettagli possiamo metterci d’accordo, ma mi raccomando; non coinvolgiamo i nostri politici nella preparazione, in queste cose sono peggio che inutili.

martedì 30 novembre 2010

Uno sfogo per i diritti violati

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Io dico: si può considerare la mancata libertà di un cittadino a disporre della propria vita e del proprio corpo come una violazione dei diritti umani? Credo di sì, tuttavia mi sta bene che un cristiano, un cattolico o qualunque appartenente a una confessione che si opponga a ciò preferisca essere mantenuto “in vita” fino alla fine dei tempi; quello che non tollero è che la stessa libertà di scelta venga negata a chi la pensa diversamente. La possiamo considerare una violazione dei diritti, vero? A dire che non possiamo disporre della nostra vita “perché appartiene a dio”, è la Chiesa. Ebbene, ma se io non ne faccio parte e/o non ne condivido il pensiero o punto di vista, sarò ben in diritto di scegliere per me stesso. O no? Questa è logica. Buon senso, se vogliamo. Farne uso, sarebbe auspicabile. Invece questo Paese, ostaggio della sua stessa ignavia e in ossequio a un potere che esula dalla sua stessa (vituperata) costituzione laica, priva i suoi cittadini di un diritto inalienabile. Io mi sento ostaggio di questa Nazione, più che un suo cittadino. I miei diritti, le mie scelte, la mia vita non mi appartengono. Sono nelle mani di gente che ruba la dignità di coloro che dovrebbe amministrare, governanti la cui responsabilità, ricercata e non imposta, andrebbe ai suoi cittadini e non al Vaticano. Ai malati senza speranza nelle corsie degli ospedali, e non agli interessi di Palazzo. La Chiesa mostra il suo fallimento quando prende le sue distanze dal mondo, non ascoltando l’uomo. Lo Stato mostra il suo abbandonando il cittadino, tradendo quella responsabilità assunta nei suoi confronti. Se Chiesa e Stato hanno a cuore solo se stessi, quale diritto possono vantare su di noi?

domenica 21 novembre 2010

Maleducational Channel

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Odio i dibattiti in TV, i talk show di politica, cronaca nera e costume, qualunque sia il tema. Non sopporto l’accavallarsi maleducato e malevolo di voci e toni, quasi la ragione si guadagnasse col volume della voce e la mancanza di decoro. Quando poi qualcuno esprime la sua opinione in un programma di cui è ospite lui soltanto, l’opposizione, di qualunque genere sia, grida a gran voce il suo diritto di replica, fosse anche la maggioranza al governo o una testata sostenuta dal Vaticano, le cui idee mandiamo giù ogni giorno come pillole amare. In nome della par condicio o di un’opportunità di replica, chi ha la voce più grossa chiede comunque di essere tutelato quando si sente minacciato dall’esposizione dell’altra parte (rivelando, se posso dire, anche una certa insicurezza nelle proprie idee).
Non credo abbiano ben chiaro il concetto di pluralità dei punti di vista, ma non gliene faccio biasimo, infatti, con tutti che urlano e non si ascoltano, nessuno capisce mai niente, restando immobili sulle proprie rigide posizioni. Il dialogo poi non può esserci finché, dovendo invitare le due parti in un confronto, queste non discuteranno in modo civile o cercando di comprendersi l’un l’altro (e laddove possibile, venendosi in contro), ma urlando più forte la propria idea, sempre in accordo alla tacita teoria che il volume faccia la ragione.
Per questo considero inutili i dibattiti in TV; tutto quello che dimostrano è l’inciviltà delle parti. No, in Italia non è possibile farlo senza cadere nel trash più rivoltante. Sono bambini maleducati, iperattivi e irragionevoli, perciò vanno presi uno per uno e intervistati in separata sede. Anzi, interrogati, di modo che espongano il proprio punto/programma/idea in modo preciso e circostanziato. Non si possono mettere a confronto diretto perché si azzufferrebbero inevitabilmente, non sono maturi per questo e non conoscono le regole del vivere civile. Se poi uno volesse ribattere alle affermazioni dell’altro, dovrebbe farlo in forma scritta, tramite le testate giornalistiche a sostegno del suo schieramento politico/ideologico o, ancora meglio, su un giornale indipendente (ce ne sono?) e così soltanto. Lo scontro verbale è impraticabile, non c’è abbastanza civiltà in Italia e in TV per consentirlo. In queste avverse condizioni, non dà frutto e finisce solo con lo svilire tutto e tutti.

venerdì 12 novembre 2010

Melania Rizzoli, che simpatica umorista

3 commenti
Premessa. Nella sua prima stesura questo post era parecchio più colorito, avvelenato e – perché no? – incazzato nero, ma giungendo a più miti consigli e decidendo che non è il caso di arrabbiarsi con qualcuno che semplicemente non ci arriva, ho scelto un tono più pacato. Che spero di conservare fino alla fine.
  • Parte Prima: in difesa del Premier, ossia omosessualità ipocrita e partenogenesi prossima ventura.
L’On. Dott.ssa Melania De Nichilo Rizzoli, Deputato Pdl e vice presidente AIL (Associazione Italiana Leucemie, quindi roba seria) ha liquidato le polemiche intorno all’ultima infelice uscita del Premier come ridicole proteste che verrebbero «solo dalla minoranza omosessuale italiana. Una minoranza ipocrita». Ipocrita, in che senso? Ci pensa la Dottoressa a spiegarlo: «Chi di noi genitori non sarebbe d’accordo nell’augurarsi di avere un figlio maschio appassionato di belle ragazze invece che di gay?». A una posizione del genere si potrebbe fare più di un appunto:
  1. le donne non sono un hobby per gli uomini (di potere o meno) ma degli individui, quindi la carineria del Premier offonde anche loro (come i più hanno sottolineato);
  2. “i gay” non sono una razza a parte (trasformare l’aggettivo in sostantivo è un vecchio trucco per inscatolare il soggetto in un oggetto) ma se un ragazzo si dichiara, dirà “mi piacciono gli uomini”, non “mi piacciono i gay”, perché appunto si tratta di uomini e donne omosessuali, quindi individui e non macchiedde d’avanspettacolo;
  3. in nessun modo l’esempio del Premier può essere considerato auspicabile per i figli di chicchessia (neppure per quelli della Dottoressa).
Nella mente della Dott.ssa Rizzoli però “i gay” sono una tribù d’infelici: «E quanti dei suicidi tra gli adolescenti sono da imputare alla scoperta traumatica e spesso non accettata o rifiutata della propria omosessualità?» Quello che con tutta la buona volontà non riesce a capire è che il problema non è l’accettazione di sé, ma da parte della società. Quindi il problema è l’omofobia, non l’omosessualità.
Attenzione: segue comicità irresistibile!
Tuttavia è quando tenta di spingere il discorso sul piano “scientifico” che si fa interessante. Così, dopo una premessa sensata: «L’omosessualità scientificamente è una condizione umana non patologica, un’espressione della natura come lo è l’eterosessualità», c’è il solito “ma”: «ma che la natura stessa, che mai sbaglia», eccola, “la natura”, quest’entità ineffabile e infallibile, «tende a non far evolvere, a circoscrivere in una minoranza che non ha la possibilità di auto riprodursi».
Questo discorso è talmente al di la di ogni piano logico che se mi concentro, l’emicrania potrebbe uccidermi. Gay o no si nasce da mamma e papà, quindi la “circoscrizione” non ha senso (è così da sempre e sempre sarà, quindi “la natura stessa, che mai sbaglia” deve considerare l’omosessualità un’opzione valida).
«Un individuo omosessuale è sempre nato dall’unione di un uomo e una donna eterosessuali, almeno nel momento del concepimento, e il neonato ha la metà dei cromosomi di ciascuno dei propri genitori biologici». Bene, sembra rientrare nei ranghi sempre dopo aver detto qualcosa di tragicamente sbagliato, ma quel “almeno al momento del concepimento” che mi significa? Se lo sapete, ditelo in un commento (per favore). Tuttavia, non paga: «Gli stessi omosessuali ad un certo punto della loro vita avvertono l’istinto e il desiderio di avere un figlio, di riprodursi, di non avere una vita sterile, e quasi mai riescono a realizzare il loro sogno». Già, ma solo perché ci sono leggi che lo impediscono o perché mancano quelle che lo consentirebbero.
Lo saprà, la Dott.ssa Rizzoli, che “la natura stessa, che mai sbaglia” ha fatto sì che tra i pinguini le coppie omosessuali adottino i pulcini abbandonati o orfani, contribuendo allo sviluppo della colonia come ogni altra coppia? No, non credo.
«L’omosessualità comunque, una volta condannata e perseguitata per secoli anche dalla Chiesa, è oggi una condizione accettata e riconosciuta da tutti». Dove? Scusate, non è che ieri il Papa ha detto: “Sai che c’è? Amate chi vi pare, a noi non interessa più”, e io me lo sono perso? Poi il fatto che ogni volta un VIP (che del quotidiano non sa nulla) se ne esca a dire che ormai è tutto a posto, che non c’è più discriminazione e omofobia, è irritante oltre che stupido, come i discorsi che fanno sui giovani e il reddito. Se hai i soldi e nessuno ti dice niente neppure se ti limoni un rododendro, non credere che il resto del mondo sia tutto così.

Dopo la divagazione scientifica si torna alla difesa del Premier, del quale rivendica con orgoglio lo spirito di chi vivrebbe la vita in allegria e con intensità, e allora sì, gli può scappare una leggerezza, ma non per cattiveria, è che lui... Ci crede, Dottoressa, mi creda, lo dice a cuor leggero perché è ciò che pensa, perché è omofobo e considera le donne come oggetti, un hobby o un dopolavoro rilassante. Non c’è specchio sul quale arrampicarsi per fuggire da questo. D’altra parte: “Se abbaia, dev’essere per forza un cane”, no?

Invece no, la difesa sugli specchi continua: «Ve lo immaginate un Silvio Berlusconi omosessuale, o che commenti i fatti di questi giorni con un “sarebbe stato meglio per me essere gay che appassionato di belle ragazze”? Sarebbe stato grottesco, finto». “Sarebbe stato” non sono esattamente le parole che vengono a me, diciamo che il condizionale è fuori luogo come le carinerie del Premier stesso.

A questo punto però la brocca è rotta e l’ultima goccia cade sulle donne: «Anzi lui ripete spesso, perché ci crede davvero e questo dobbiamo riconoscerglielo, che il futuro è delle donne […] anche nel mondo animale esiste l’omosessualità, in percentuale molto più ridotta di quella umana, ma che sta diminuendo spontaneamente in maniera significativa», il ritorno al piano “scientifico” porta sempre dati affidabili quanto una tazza bucata.

Vi ricordate che è un medico, vero? Ecco: «Ci sono infatti diverse specie animali, come per esempio i cavallucci marini o le meduse, che oggi si riproducono già in assenza completa del maschio, considerato il sesso debole e perciò in estinzione». In estinzione? Certo, i maschi sono condannati all’estinzione perché esistono organismi più semplici in grado di riprodursi diversamente, non fa una grinza.
Beh, intanto i cavallucci marini non sono partenogenetici: la femmina depone le uova nella sacca del maschio, che le feconda e da cui espellerà gli avannotti a tempo debito. Forse non ha capito, scambiandoli per due femmine. Capita se uno non è... oh, già, è un medico. Ma biologia non la fanno più?
«Il processo è chiamato partenogenesi, ed è molto studiato ed osservato dai nostri scienziati, i quali hanno già da tempo dimostrato la sua reale applicabilità sulla specie umana» c’informa la Dott.ssa Rizzoli, prendendo una cantonata memorabile che neanche Voyager & Mistero.
Infatti NON è partenogenesi, che in ogni caso risulta meno efficiente della riproduzione sessuata (che non sotituirà mai). In più, se in Italia stiamo qui a bisticciare di inseminazioni e cellule staminali, l’applicazione della partenogenesi al genere umano è fantascienza bella e (mica tanto) buona. Se la maggior parte delle specie di successo del pianeta si riproduce in un modo, non è che magari è il metodo migliore? Sempre per quella “natura stessa, che mai sbaglia”, eh.

No, il buon senso non sarà d’intralcio a questo discorso: «Ci vuole infatti un ovulo femminile, che viene fecondato senza spermatozoo. È ancora teoria, certo, ma non così teorica. Dobbiamo cominciare ad abituarci. L’evoluzione della specie, la scienza e il futuro prevedono questo tipo di scenari. E nemmeno per sogno il contrario». “Nemmeno per sogno”, certo. «Voglio vedere poi quanti saranno ancora quegli uomini che criticano, senza il minimo rimpianto, la “patologica” passione altrui per le belle donne».
Così, in un delirio cui si stenta a credere, l’On. Dott.ssa Melania De Nichilo Rizzoli eccetera eccetera prospetta un futuro di amazzoni partenogenetiche clonate, dominatrici della Terra e… già, ma a quel punto sarebbero tutte gay, no? A questo, non credo abbia pensato.
  • Parte Seconda: del perché gli oroscopi non ci azzeccano.
L’ultimo ghiotto “ritaglio” che vi propongo è un po’ agée, risale cioè a gennaio 2010, quando, in virtù della sua brava laurea conseguita all’Università dell’Allegro Chirurgo, la Dott.ssa Rizzoli si era scagliata contro... Leggere per credere.
«Nella prima preghiera dell’Angelus del 2010, nella solennità di piazza San Pietro, a sorpresa Papa Ratzinger ha condannato “tutti quegli improbabili pronostici” con cui maghi, cartomanti, astrologi e veggenti di vario tipo “pretendono di leggere il nostro futuro”, dimenticando che “è solo in Dio che gli uomini possono riporre la speranza di un futuro migliore”».
“A sorpresa”, non direi. Già nella Bibbia si dice di non lasciare che una strega viva (in più c’è stata una cosina chiamata Inquisizione, ma lasciamo siffatte quisquilie a gente più pignola). Tuttavia, messa così sembrerebbe anche un salutare invito a non fidarsi e non buttare soldi nelle tasche di truffatori e ciarlatani, eppure: «ma lui non sa che già da qualche tempo molti italiani hanno notato da soli che maghi ed astrologi non delineano più il loro futuro, non azzeccano più una previsione». Eh già, perché un tempo ne infilavano una via l’altra. «Tra gli appassionati seguaci dell’astrologia infatti si sta verificando un fenomeno nuovo, di disattenzione, con una perdita consistente di lettori e fedelissimi […] soprattutto tra i giovani, si sta diffondendo diffidenza, incredulità e sarcasmo nei riguardi dell’oroscopo. Sono loro, i giovani, a non riconoscersi nelle previsioni giornalmente descritte dei loro segni zodiacali». Bene, e allora? Mi pare una cosa buona... il punto è che la superstizione è male, no?

Ahi noi, pare che la Dott.ssa Rizzoli sia di tutt’altra idea. «Scientificamente la colpa di tutto questo è dei medici ginecologi». Non l’avreste mai detto, eh? «Infatti questi medici decidendo loro, razionalmente ed egoisticamente, quando far nascere i nostri figli […] determinano il fatto che nessun neonato da anni nasce più nel giorno, nell’ora e nel minuto predisposto e scritto nel proprio destino genetico e astrale». Eh, già. No, dico, era l’Uovo di Colombo, perché nessuno ci ha pensato prima? A questo punto il Papa, il discorso della superstizione... no, alla Dottoressa frega meno del PIL del Mozambico, quello che le fa girare le scatole è Paolo Fox che non le azzecca la carta astrale.

Tutta colpa dei ginecologi, dicevamo. Infatti, per colpa di quest’infami «nessuna nascita avviene più di notte o all’alba, né di sabato o di domenica, né tanto meno durante le feste comandate, mai cioè a Ferragosto, a Natale o a Pasqua, o l’ultimo giorno dell’anno» veramente intorno a San Silvestro c’è da sempre la gara al primo nato dell’anno nuovo e all’ultimo nato di quello vecchio, ma questo farebbe cadere in contraddizione la sua tesi, e questo lei – giustamente – non vede perché sottolinearlo «ma soltanto dalle 13 alle 19 e dal lunedì al giovedì delle settimane non contenenti, of course, festività». Quindi improvvisa una difesa degli astrologi, avvertendoli del golpe ginecologico: «Gli astrologi non hanno ancora capito che il loro irrefrenabile insuccesso è causato dai parti cesarei che hanno decretato la fine assoluta delle loro scientifiche previsioni astrali». Scientifiche? Insiste: «perché l’intervento umano sulle nascite chirurgiche ed oggi anche sulle stesse fecondazioni, spesso artificiali» come, spesso? Gente, non credo abbia idea di come funzioni l’inseminazione clinica. Il punto però sembra essere che tutto ciò «altera in modo incontrovertibile l’oroscopo naturale dei nati con questo tipo di programmazione medica, che si trovano ad avere un segno zodiacale ed un ascendente assolutamente “innaturale”».
Quindi, chi se ne frega della superstizione che alimenta l’ignoranza, o del fatto che le tecniche d’inseminazione aiutano molte coppie nel concepire i figli tanto desiderati. No, qui il problema è che le sballano l’oroscopo, e non c’è niente di più irritante che leggere le previsioni sbagliate al mattino, mentre si prende il caffè.

Ecco, volevo solo farvi conoscere questo prodigio di comicità, questa cabarettista insuperabile che dovete assolutamente tenere d’occhio. La ragazza ha stoffa e materiale innovativo, i suoi collegamenti logici sposano il dadaismo al surrealismo, non potevate restare nell’ignoranza del suo talento, dovevo – perdonatemi – colmare questa lacuna. Beh, adesso siete colmi, e anche io.

domenica 25 gennaio 2009

Un’idea, il Ministero delle Scuse

8 commenti
Mettiamoci l’anima in pace, questo governo c’è e ce lo dobbiamo tenere - per lo meno fino al 2011 - però c’è qualcosa che possiamo fare, per arginare i danni causati dalle “carinerie” del Presidente del Consiglio è necessaria una soluzione amministrativa, una diplomazia mirata e preventiva, ecco dunque l’idea: il Ministero delle Scuse.

Sappiamo ormai che, qualunque sia l’occasione o la circostanza (dalla Giornata della Memoria all’insediamento di un nuovo Presidente straniero), Silvio saprà dire la cosa giusta per causare il massimo del danno col minimo dello sforzo, ridicolizzando se stesso, la nazione e quant’altro. È una legge che Murphy c’invidia, e che noi gli renderemmo volentieri. Be’, non possiamo, perché Silvio c’è, ma questa sua ingombrante presenza rende necessaria una misura che ne amministri (perché limitare, pare impossibile) le esternazioni.
Così, ecco uno staff di diplomatici e creativi impegnati nell’anticipare o nell’aggiustare le maldestre battute del cavaliere. Il Ministro delle Scuse non dovrà essere scelto a caso, ma in base a doti di inventiva, prontezza e diplomazia. Sarà in grado di presentarsi con perfetto aplomb (faccia di bronzo) di fronte all’opinione internazionale sostenendo che il Presidente e la Nazione tutta sono profondamente rammaricati per il “malinteso”.

Anzi, in previsione di Accordi Internazionali, G8 e Risoluzioni ONU, il Ministro delle Scuse potrebbe anticipare l’entrate del Presidente del Consiglio e leggere in seguente annuncio:
«Gentili Signori e Signore, Capi di Stato, Ministri e Diplomatici presenti, tra un istante il Presidente del Consiglio, Cavalier Silvio Berlusconi, farà il suo ingresso in questa sala, e con larga probabilità dirà qualcosa d’imbarazzante che farà irritare, stizzire, alterare o imbestialire uno o più degli illustri rappresentanti qui presenti insieme alle relative nazioni.
A nome del Governo italiano, del suo popolo e di quest’Ufficio - di cui mi faccio responsabile e portavoce - porgo le nostre più sentite scuse per ogni cosa offensiva, sciocca o etnicamente e/o socialmente scorretta possa uscire dalla bocca del Cavaliere. Vogliate accettare questa nostra solo come anticipo delle scuse che seguiranno al termine dell’intervento del nostro Premier, quando avremo modo di scendere nel dettaglio in relazione alle esternazioni che vi avranno offeso.
Vi ringraziamo per l’attenzione, esprimendo l’augurio di non doverci risentire più tardi. Buona serata».
Perché ben lo sappiamo, Silvio non riesce a uscire in pubblico senza dire una cazzata, perciò è meglio prepararci.
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