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mercoledì 18 aprile 2012

Il tema del doppio o doppelgänger nel folklore delle isole britanniche, col prezioso contributo di Katharine Briggs.

9 commenti

Fate, gnomi, folletti e altri esseri fatati.
(
“A Dictionary of Fairies”, by Katharine Briggs, 1976).
Edizione italiana, 
Lucarini Editore S.r.l., 1985.

Tutto nasce col post di Hell, un’interessante finestra su un argomento – quello del doppelgänger – che non mi aveva mai coinvolto particolarmente, ma che questa volta è riuscito a stuzzicare la curiosità e la memoria. Mi sono ricordato infatti di aver letto qualcosa a tale proposito in Fate, gnomi, folletti e altri esseri fatati di Katharine Briggs (titolo originale “A dictionary of fairies”, mentre noi ci prendiamo la traduzione ridicola). In particolare un nome faceva capolino alla mia memoria, Fetch, ma questa comunque sarà solamente la seconda voce da me riportata (in ordine rigorosamente alfabetico) nel post. Questo libro (miracolosamente trovato in una bancarella a metà prezzo) riunisce le creature e tradizioni che fanno parte del folklore delle isole britanniche, puntualmente riportato dalla Briggs nel suo prezioso volume, che – neanche a dirlo – è uno dei migliori acquisti fatti in vita mia. Giudicate voi.

Katharine Mary Briggs (8 Novembre 1898 – 1980), ha studiato a Oxford dove si è laureata con una tesi sul folclore inglese del XVII secolo. Tra i suoi scritti ricordiamo: The Personnel of Fairyland, The Anatomy of Puck, Folktales of England, The Fairies in Tradition and Literature e British Folktales (Fiabe popolari inglesi, Torino 1984). È stata presidentessa della English Folklore Society ed ha insegnato in alcune università inglesi ed americane (informazioni ricavate dal volume in oggetto e Wikipedia).

Co-Walker (Compagno di strada). Kirk, in Secret Commonwealth, chiama il sosia «Co-walker» (Colui che cammina insieme). Nel Nord è detto Spettro (Waff) e si pensa che sia portatore di morte. Tuttavia, Kirk lo considera come un essere fatato e dice:
Ci sono uomini con la seconda vista che li vedono chiaramente mentre mangiano ai banchetti funebri; per questo molti degli scozzesi celtici non assaggiano il cibo a queste riunioni, sia per non essere in comunione con essi sia per paura di essere avvelenati. Sono stati visti anche mentre portavano la bara con il cadavere alla tomba. Alcuni uomini che, per arte o per natura, possiedono tale acutezza di vista mi hanno raccontato di aver visto in quelle riunioni un Uomo Doppio o la figura dello stesso uomo in due posti diversi, cioè una natura sotterranea e una terrestre che si assomigliavano come due gocce d’acqua; nonostante ciò si potevano facilmente distinguere l’uno dall’altro per qualche movimento o segreto indizio e, così, si poteva andare a parlare all’uomo che era suo vicino ed amico superando la sua riproduzione… Essi chiamano questo uomo-riflesso «compagno di strada»; infatti egli segue l’uomo reale come se fosse un’ombra e spesso li si riconosce tra gli uomini sia prima che dopo la morte dell’originale; talora, anticamente, lo si vedeva entrare in una casa e da ciò gli abitanti capivano che l’uomo originale li avrebbe visitati entro pochi giorni. Questa copia, eco o ritratto vivente, alla fine, torna al proprio gregge.
Noterete come i ricercatori parlino di questi fenomeni o creature come se fossero reali; ignoro se lo facciano per convinzione o comodità, in ogni caso resta encomiabile e affascinante la quantità di dati raccolti (ehi, si parla comunque di un bel po’ di creature in questo dizionario). Certo, io sarei più portato a pensare che un uomo – o un popolo – cresciuto in una particolare superstizione ne venga suggestionato, ma il modo di presentare i dati come fatti non mi dà fastidio e lascia spazio a interpretazioni. 
Per esempio, qui si nota chiaramente un timore reverenziale nei confronti della morte che acquista le sembianze di un volto più che noto, il proprio. Un modo come un altro per rapportarsi all’ignoto dandogli una parvenza familiare. Un po’ – ditemi voi se deraglio dal soggetto – come si dava un nome e un “carattere” ai fenomeni naturali facendone divinità dai tratti fin troppo umani. In quest’ottica trovo affascinante che la Morte non abbia un volto solo, ma tutti quanti. Se ci pensate, è perturbante quanto logico. 
L’ultima nota di Kirk poi suona come una dichiarazione secondo la quale ognuno di noi ha un’ombra o co-walker che ci accompagna per tutta la vita, e che può diventare visibile in determinate circostanze. Interessante, mi domando in quale modo questo tema si possa collegare alla tematica dei gemelli, anche questa spesso vista con occhio mistico dalle culture di tutto il mondo. Immagino però che per affrontare quest’argomento dovrei documentarmi al riguardo, perché così su due piedi non saprei cavare un ragno dal buco, neppure con l’aspirapolvere.
Fetch. Nome comune in tutta l’Inghilterra per un sosia o Compagno di Strada (Co-Walker), molto simile al Waff del North Country. Se lo si vedeva di notte era considerato presagio di morte o, comunque, cattivo augurio. Aubrey in Miscellanies dice:
La bella Lady Diana Rich, figlia del Conte d’Olanda, mentre camminava nel giardino del padre a Kensington per prendere un po’ d’aria fresca prima di cena, incontrò il proprio sosia, che ella disse essere simile a lei anche nel vestito e nella pettinatura. Circa un mese dopo morì di vaiolo. E si disse, anche, che sua sorella, Lady Isabella Thynne, vide prima di morire il proprio sosia. Queste cose mi sono state raccontate da una persona d’onore.
Ecco, e qui siamo venuti all’incontro tra l’uomo e Fetch (o il Fetch, ignoro se necessiti l’articolo), un nome che a me – non chiedete come né perché – fece istantanea simpatia la prima volta che lo lessi.  Inoltre non è sempre chiaro se appaia come avvertimento o sentenza, anche se il vaiolo suona più come la seconda. 

Non so voi, ma io trovo deliziosamente inglese il fatto che Aubrey concluda il suo aneddoto con quelle parole, riferendosi alla sua fonte come a una persona d’onore e tanto ci basti. Quanto sarebbe bello vivere in un mondo nel quale tale affermazione abbia qualche valore, una nazione di gentiluomini.
Waff (Spettro). Nome dello Yorkshire per indicare un sosia o doppio; in altre parole è una specie di Compagno di Strada (Co-Walker), che si pensava fosse presagio di morte. William Henderson ne cita alcuni esempi in Folk-Lore of the Northern Counties. Se un uomo vede il proprio spettro, può evitare il destino parlando con quella figura in modo duro e severo.
Un uomo di Guinsborough, entrando in un negozio a Whitby, vide il proprio spettro e coraggiosamente gli disse: «Che stai facendo qui? Allora, che stai facendo qui? Giuro che se non te ne vai ti farò del male. Vattene subito e torna da dove sei venuto!». Lo spettro se ne andò tutto vergognoso e non lo disturbò mai più.
Non so voi, ma a me questo tipo di risposta/atteggiamento fa morir dal ridere, però, se ci pensiamo, fa parte dell’idea di uno spirito combattivo nei confronti della morte, o della malattia, del tutto condivisibile; anche se confesso che non m’era mai passato per la mente di minacciare fisicamente i miei problemi di salute. D’altra parte, colpa loro che non si presentano in forma di Fetch (o Waff, anche se mi piace di meno perché suona tipo waffle). Quindi il doppio suggerirebbe l’idea di un’ombra, forse un’eco dell’anima, o di qualche parte del nostro subconscio e quelle cose lì che farebbero di Freud un bimbo felice. 

Personalmente dubito che ci sia un co-walker che se ne viene a spasso con me, così come sono poco persuaso dell’idea di anima, tuttavia da un punto di vista “narrativo” la trovo un’idea affascinante – e anche un po’ perturbante, perché no – ma il bello delle cose che ci affascinano (e il motivo per cui lo fanno) è che in una qualche misura devono lasciare un’impressione profonda, e quindi è giusto che abbiano un risvolto cupo della medaglia. Almeno, è quel che penso oggi. Domani è un altro giorno, e s’impara sempre qualcosa di nuovo.
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