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domenica 26 maggio 2013

STICCON XXVII - diario di bordo

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STICCON XXVII 2013

Come ogni anno, l'ultimo fine settimana di maggio è dedicato a Star Trek e alla Sci-fi in genere, si parte la mattina e si torna quando si torna. Di solito i giorni della convention sono caldi e assolati, ma questa volta gli elementi si sono accaniti sul fine settimana, e i previsti temporali non si sono fatti disattendere. Che si dice, allora: convention bagnata, convention fortunata? Sì, va beh. La verità è una sola, ho negligentemente dimenticato il Towel Day e sono stato punito nel modo più appropriato, con un paio di acquazzoni che mi hanno inzuppato fin nelle scarpe. Belgio! E dire che arrivando a Bellaria c’era anche il sole. Non tanto, ma abbastanza da far temere d’essermi coperto troppo, e che sarei stato cotto nella mia felpa. Wrong! Tuttavia, le copiose perdite alla vescica di Zeus, sono solo la punta dell’iceberg aneddotico di questo sabato in STICCON, quindi procedo con la scaletta.
  • Giro di perlustrazione del centro congressi con saluti agli amici trekkie ritrovati, indagine sulla locazione della Sala Jupiter dove si sarebbe tenuta una conferenza nel pomeriggio, e di cui parlerò più avanti.
  • Proiezione di un cortometraggio realizzato da Ghostbusters Italia, davvero ben girato, con impegno e passione. Hanno coinvolto i doppiatori originali e realizzato costumi e accessori in modo eccellente. Complimenti.
  • David Prowse AKA Darth Vader ha un accento britannico che va oltre la mia ridotta comprensione, ho colto solo l’aneddoto sul tizio che gli disse che non sarebbe mai stato Mister Olimpia, e non perché troppo alto e con una massa muscolare non adatta, ma perché ha i piedi brutti. Fascinating.
  • “Parole che si fanno immagini: storie di fantascienza dal libro al film”, intervento di Michele Tetro in Sala Jupiter (sì, quella del sopralluogo). Per me, il momento più interessante di quest’anno. Ottima l’esposizione, lo scambio di pareri e gli esempi calzanti, su alcuni dei quali mi sono sentito ignorante come una capretta ma sempre curioso. Guarderò il Solaris di Tarkovsky, è deciso.
  • Robert Duncan McNeill AKA Tom Paris in Star Trek Voyager, simpatico ma non indimenticabile. Alcuni aneddoti me li sono persi ma mi sono stati poi raccontati, come le Fart Wars tra lui, Tim Russ (Tuvok) e Nathan Phillips (Neelix). «Very childish», come dice lui. Poi quello sulla tizia che in una convention non so dove gli ha chiesto di sposarla – i fans possono essere davvero pazzi – e la sua risposta: «Io non porto l’anello, ma mia moglie sì. Se vuoi chiedere a lei…» ma soprattutto mi ha ricordato quello che è il mio personaggio preferito da lui interpretato – sempre i Voyager – ossia Captain Proton, che anche a lui amava al punto di suggerire scherzosamente alla produzione uno spin-off tutto suo. 
  • Dario Argento, noioso e inconcludente come il suo modo di parlare. Ho colto un paio di perle, come la sua scoperta del 3D al cinema, guardando Hugo Cabret di Martin Scorsese (vi vedo, riconosco quelle smorfie, sono le stesse che ho fatto io). In quel momento, il “Maestro” dice di aver compreso che solo quel mezzo poteva dare a Dracula la dimensione che gli era sempre mancata e che lui avrebbe sempre voluto dargli. Ah ha, affascinante. Spero non abbiate un sarcasmometro nei paraggi, o potrebbe esplodere. Colgo anche una nota di autocompiacimento su L’Uccello dalle Piume di Cristallo, che lui dice essere stato tanto avanti a quel tempo da aver rischiato di non uscire, adulato e sostenuto dai suoi due intervistatori-supporters che non saprei identificare, perciò me ne scuserete. In fine faccio in tempo a sentirgli dice che dopo la mancata regia del Rigoletto volle girare Opera scegliendo una diciotto-diciannovenne per il ruolo di Lady Macbeth perché gli pareva una trovata originale, e allora eccolo, il paragone col Maestro Antonio Pierfederici Della Corte (interpretato da Marcello Cesena in Hollywood Party, 1995), già in nuce dalle prime battute, si fa sfolgorante e palese. Ve ne agevolo pertanto il filmato e qui vi saluto, giacché udite siffatte fregnacce s’era fatta l’ora di tornare a casa.

domenica 27 maggio 2012

STICCON XXVI

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Nel caso vi fosse sfuggito, sono un nerd e un trekkie, ossia un fan di Star Trek (non chiamateci trekkers, quelli fanno trekking), infatti ieri sono stato alla STICCON, l’annuale – questa era la XXVI Edizione – convention dello Star Trek Italian Club

Sono tornato molto soddisfatto, ho anche trovato Il Signore delle Tempeste di Tanith Lee, che adoro dal suo primo racconto capitatomi tra le mani, fu amore alla prima lettura, e Creatori di Continenti di Lyon Sprague de Camp, di cui ho il vago ricordo di aver letto un racconto tanto tempo fa ma del quale mi è stato parlato benissimo di recente. Quindi, visto che sono entrambi introvabili, ne ho approfittato. Visto che era ospite Paul Di Filippo ho acquistato anche Steampunk. Quando sono passato al suo stand non ho trovato l’autore, ma il libro era già autografato, perciò mi sono aggiudicato comunque il pacchetto completo. Mi sono poi imbattuto nella Serie Animata Completa di Star Trek in quattro DVD per dieci euro, quindi lo shopping è stato ottimo. 

Alla Convention erano ospiti Garret Wang, Barbara Bouchet – intervenuta al posto di Alice Krige – e Gates McFadden, ma andiamo con ordine. 

«Merda!»
Garret Wang, il Guardiamarina Harry Kim di Star Trek Voyager, si è rivelato molto divertente oltre che un’abile imitatore dei suoi colleghi. Ha poi raccontato un aneddoto su John de Lancie (Q in Star Trek) col quale ha partecipato a uno spettacolo in USA tempo fa; in quell’occasione le quinte caddero intorno a de Lancie che restò illeso, dopodiché per tranquillizzare il pubblico Wang fece qualche battuta sul potere di Q e inventò lì per lì la sua invocazione in stile Masters of the Universe: «By the Power of de Lancie!» Garret ha l’aria un po’ nerd e un po’ metallara, coi capelli lunghi e la maglietta nera – quindi il modello fico-nerd, beato lui – perciò non è scioccante sentirgli fare citazioni di questo tipo. Il Verbo pare si sia sparso, tanto che diversi fans hanno informato Wang di aver usato il potere di de Lancie per risolvere diversi problemi, facendo nascere quella che viene nerdescamente chiamata la Church of de Lancie, secondo la regola dello: «Speak loud with feeling, and if you grab a staff-like-thing it could help. But», si raccomanda Garret, «speak in english, ‘cause de Lancie don’t understand italian». Wang invece qualcosa d’italiano l’ha imparato, infatti non la smetteva di ripetere la sua parola preferita che potete leggere sotto la foto.

«Scusi, ma lei chi è?»
Alice Krige, la Regina Borg di Primo Contatto – che era già stata in Italia qualche anno fa – non è potuta venire, e al suo posto è stata invitata Barbara Bouchet, che interpretò un aliena nella serie classica, dove le toccò di baciare Kirk come a tutte le altre. Devo dire che è stata davvero una bella sorpresa. La signora è divertente, ironica e piacevolmente pettegola. Entrando in scena attraverso il Tardis di Doctor Who ha detto: «Scusate, non sono abituata; di solito mi fanno uscire dalla doccia». Poi ha inanellato una serie di aneddoti sul mondo del cinema, uno più spassoso dell’altro, a partire dall’episodio di Star Trek a cui partecipo’, raccontando di come Shatner bussò alla sua roulotte domandandole di andare a cena con lui, al che lei – perplessa – gli domandò: «Scusi, ma lei chi è?» Il Capitano si era infatti dimenticato il parrucchino, rendendosi irriconoscibile. Ha giustamente poi aggiunto una riflessione utile ai fans più alienati, ossia che per gli attori andare sul set è come andare in ufficio, perciò, a meno che in quel giorno non sia successo qualcosa di memorabile, probabilmente l’hanno dimenticato come qualunque altro essere umano. Una considerazione molto logica e sensata, che qualche fondamentalista della fantascienza farebbe bene tenere a mente quando inquisisce gli attori su oscure questioni tecniche riferite a vecchi episodi dimenticati da dio Q e dagli uomini. 

«Ce l’hanno tutti con mio figlio».
Gates McFadden, la Dottoressa Beverly Crusher di The Next Generation, è stata molto disponibile e ha raccontato del set di TNG, della sua attività di direttore artistico in tre teatri di Los Angeles, di membro di un quarto teatro a New York e dei provini per Star Trek. Durante il suo turno ha subito con grazia un paio di domande cretine, una delle quali al limite dell’offensivo, e si è rivelata una vera signora e una seria professionista, oltre a una donna dalla mente curiosa che ragiona sulla politica del suo tempo e del proprio paese senza paura di criticarlo o sostenerlo dove, secondo il suo punto di vista, sbaglia o agisce correttamente. Qualcuno le ha fatto presente che Wesley non è amatissimo dai fans italiani, ma lei ci ha tenuto a difendere il personaggio del figliolo assicurandoci che Wheaton è un ragazzo fico, ma non come appare in The Big Bang Theory. Ci toccherà scoprirlo ospitandolo, speriamo. È stata meno divertente e di intrattenimento rispetto agli altri due, ammetto di essermi distratto un paio di volte, ma ha chiuso bene la sessione di interventi sul palco per aprire poi quella degli autografi. 

A proposito di autografi, io non ne ho mai subito granché il fascino. Mi metto ordinatamente in fila a riceverli perché fanno parte del pacchetto della convention – e quindi, avendoli già pagati, tanto vale andarseli a prendere – ma se non fossero inclusi, tanto meglio. Deciderei di volta in volta se ne vale la pena, limitandomi a pagare l’ingresso complessivo di accesso agli stands, alle attività, e al palco con le interviste, che poi è tutto ciò che mi attrae lì, oltre al piacere di rivedere qualche volto familiare. Non ho mai ben capito la passione per gli autografi, che per me ha un gusto vagamente feticista, tanto che quelli raccolti negli anni stanno di là in uno scatolone, e solo uno – perché piccolo e facile da collocare – è appoggiato in bellavista ai libri sulla mensola. Mentre scrivo però mi rendo conto che non sono poi tanto sicuro di volermene separare, perché in qualche modo testimoniano le conventions passate come souvenirs un po’ nerd, così non so definire la concezione che ho di questi oggetti simbolici, e vorrei pertanto chiudere questo post chiedendo a voi cosa ne pensate. Ogni feed-back è gradito.

venerdì 23 gennaio 2009

Barbie Trek, final frontier!

4 commenti

In ogni trekkie titaneggia un fanciullo. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti. A quanto pare, lo sa anche la MATTEL™ che in occasione dell’uscita di Star Trek XI ha sfornato, per noi bimbi e bimbe dalle orecchie a punta (o con creste frontali, sagittali, antenne, pelle blu, macchie, ecc.), una linea di bambole ispirate ai nostri eroi. Per ulteriori dettagli e immagini, potete cercare qui le vostre Barbie Trek.

sabato 20 dicembre 2008

In loving memory, our Firs Lady of Star Trek.

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Majel Barrett Roddenbarry


23 febbraio 1932 – 18 dicembre 2008

«Beam her up, Scotty».

Gli ufficiali e il personale di bordo sono pregati di presentarsi in plancia per rendere l’estremo saluto a uno dei più onorati e onorabili membri dell’equipaggio; e siccome mancano le parole, affidiamoci alle immagini.


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