Una coppietta di fighetti newyorkesi cazzeggiano a letto con una telecamera. Sono nell’appartamento del padre di lei, che essendo genitore di figlia fighetta, abita a Manhattan con vista su Central Park. La scena suggerisce che siano innamorati, perché il tasso di zuccheri è talmente alto da stanare le formiche. E sembra che tutto parta da qui, e invece…
Siamo a una festa di fighetti newyorkesi che aspettano un fighetto newyorkese per festeggiare il fatto che si leverà dai coglioni per andare a fare il fighetto a Tokyo. Ed essendo la percentuale di fighetti newyorkesi più o meno pari a quella dei lemming in fase migratoria, è comprensibile l’entusiasmo di chi ne vede sparire uno. Anche qui c’è chi cazzeggia con la telecamera: è il fratello del festeggiato (non ancora arrivato) che però non ne ha voglia, quindi raspa il fondo del bidone dei fighetti di New York e trova il più tordo. Lo convince a fare il video perché così potrà parlare con la gnocca che gli piace ma che non se lo caga neanche con le fave di Fuca.
Naturalmente il gonzo accetta, e da questo momento in poi avrà in mano la telecamera, quindi non ne vedremo più la faccia. Aspettate a dire “olè!”, perché significa anche che da questo momento in poi riprenderà i suoi amici fighetti. Tanto.
Comincia ad arrivare un po’ di gente. C’è la ragazza del fratello del festeggiato, l’unica col cervello, che quindi verrà ignorata bellamente. Poi la gnocca venerata dal gonzo come la Patata d’Oro Che Tutto Può, che se la tira un filo ma non si scuce mai. Naturalmente c’è anche un sacco di gente (tutti fighetti, of course) che però è inutile, e quindi vaffanculo. Alla fine arriva il festeggiato che, sorpresa sorpresa, è il fighetto che cazzeggiava con la telecamera all’inizio. Però con lui non c’è la fighetta di prima. Uhm, il mistero! Lui inizia a chiedere di una certa gnocca che non c’è ma che vuole vedere assolutamente, che naturalmente è la gnocca dell’inizio e quindi vaffanculo anche a ‘sto mistero. Infatti lei arriva, ma è con un minorenne minorato che poi no, invece è il suo nuovo moroso. Lui la guarda con schifo e stordimento, lei lo guarda per dire “guarda che non ce l’hai solo tu”. E insomma battibeccano un bel po’, e gli altri capiscono che avevano trombato e che lui pensava fosse una cosa seria e forse anche lei, ma poi boh, chissà, qualcosa è successo, e allora anche no. Roba che ci puoi far su un romanzo di vampiri EMO e ragazzine bimbeminkia. Ops. Vabbè, fatto sta che lei si prende su il moroso ebete e se ne va, col fighetto che le tira una frecciata che non sfigurerebbe tra le carinerie di Silvio.
Intanto tutto il pathos romantico, dopo un tot di lacrimevoli piagnistei e domande imbarazzanti fatte da fighetti imbarazzanti ad altri fighetti imbarazzanti, se ne va a puttane e quarantotto quando una scossa di terremoto pari alla scoreggia di un capodoglio in una Jacuzzi fa saltare New York nelle sue scarpe di Prada. Tutti vanno sul balcone a vedere, e c’è un inferno di fuoco e cazzi vari verso il porto. Allora guardano il TG che effettivamente dice che c’è un inferno di fuoco e cazzi vari al porto che pare sia l’epicentro dell’apocalisse o del peto (è uguale). Poi le scosse continuano fino a che – non ve la faccio lunga – questi scendono in strada per vedere meglio e possibilmente morire come delle merde, e allora i cazzi amari piovono sotto forma della testa della statua della libertà che gli atterra proprio davanti casa. Iniziano a cagarsi seriamente in mano.
Il protagonista, il fratello, la morosa del fratello, l’amico scemo che cazzeggia con la telecamera e la gnocca d’antologia (che poi non è ipergnocca, ma vabbè) decidono che forse è il caso di muovere il culo. Partono, ma il protagonista è preoccupato per la fighetta che se n’è andata prima e che lui ha sfanculato (con carineria), quindi vuole salvarla. La morosa del fratello, che essendo sveglia ha anche poca pazienza coi deficienti, gli dice di non cagare il cazzo ché anche lei starà lasciando la città. Per il momento, il fighetto si zittisce. Cammina, cammina… trovano dei militari e vedono sagome gigantesche da inferno dantesco che titaneggiano tra i grattaceli di New York, perciò pigliano uno sveglione e attaccano ad attraversare il ponte per lasciare Manhattan. Il protagonista però si ferma, perché la fighetta ha risposto al cellulare rantolando che non riesce a muoversi. Richiama gli altri, che tornano indietro solo per tirargli dei calci rotanti nel culo e nella dentiera, per vedere chi arriva prima al centro. Ma una bordata di armi di distruzione di massa apparentemente espulse (l’orifizio non è stato accertato) da un megamostro butta giù il ponte col fratello del protagonista che non era tornato indietro a pestarlo, visto che probabilmente lo faceva tanto spesso da essersi annoiato. È il panico. Cagarsi in mano diventa uno sport nazionale, e nel vicolo più vicino i bimbiminkia iniziano i garini. Non c’è speranza di lasciare l’isola da quella parte, così i fighetti intraprendono un viaggio tra i sottopassaggi di New York per evitare quello che ormai è chiaro a tutti: Cthulhu s’è svegliato con la luna storta (evidentemente R’lyeh sta sotto la baia di New York) e se ne va in giro cagando mi-go e altre adorabili creature lovecraftiane che banchettano a suon di newyorkesi.
Naturalmente la banda di prodi ha una missione, che è salvare la gnocca del protagonista, e nessuno si oppone. Pare che la morosa del fratello del protagonista (lo so che la faccio lunga, ma non ricordo i nomi), dopo aver perso il suo amore fighetto, abbia avuto un cortocircuito che le ha fritto l’intera collezione di neuroni sani, visto che si dice d’accordo nel rischiare le loro inutili vite per salvare questa demente che non si sa neanche dove sia, anche se il protagonista è sicuro che sia tornata a casa sua (e che non sia andata – per dire – a puttaneggiare a casa dell’ebete). Tutto ciò che sanno è che è immobilizzata, e quindi non può neppure fare qualcosa di utile come dei segnali di fumo o morire senza cagare il cazzo (che sarebbe anche preferibile). Ah, già. Naturalmente lungo la via c’è chi muore. La prima è la presunta ipergnocca che viene morsa da un astice mannaro cagato da Cthulhu nella metropolitana, ma occhio perché qui pare che si salvi, e invece quando raggiungono (grazie a una botta di culo che crea uno spazio cieco e concavo sulla gobba dell’universo con su scritto BONUS DEL MASTER) una postazione militare di soccorso che è in grado di caricarli sugli elicotteri che stanno evacuando le vittime, l’ipergnocca viene confinata in una tenda al grido «MORSO! MORSO!» (pare che ciò non sia bene) dove si esibisce in una scena splatter che al confronto Linda Blair era innocua come Julie Andrews in un musical a caso. Purtroppo noi la intuiamo solo attraverso la tenda che fa passare solo le ombre di questo arzillo balletto. Il tutto ripreso dalla mano tremebonda e dalle inquadrature al limite del mal di mare del deficiente. Ah, non l’ho detto? Tutto il film è girato in questa cazzo di maniera. Che all’inizio è figo, poi inizia a somigliare a Blair Witch Project, dopo un po’ ti ricorda Lost, e alla fine te ne sbatte un cazzo, basta che muoiano. E moriranno, puttana la miseria, diamogli tempo.
Dunque, dicevo che sono praticamente in salvo, ma il protagonista (naturalmente) non la finisce di menarla che devono salvare la sua topa. Un marine o un soldato o un militare chéssòio (che sono tutti vestiti uguali), si impietosisce. O molto più probabilmente li vuole morti (quei cazzo di fighetti), li lascia scappare dal centro per raggiungere la deficiente. E loro, naturalmente (perché sono stupidi e se ne vantano), ringraziano il gentile soldato e partono. Dopo un tot di fughe, avvistamenti di Cthulhu e altra merda, raggiungono casa della sfigata. Che è un cazzo di grattacielo (naturalmente) che s’è spezzato crollando parzialmente su quello accanto (regolare). Di fronte a tanta sfiga, che fanno? Ideano un piano geniale: saliranno su per le scale del grattacielo intatto (antantazillemila gradini) e cercheranno di passare da un tetto all’altro, poi scenderanno quel tot di piani che ci vogliono per raggiungerla e, se lei è in casa, la salveranno trascinandosela poi appresso lungo la strada fatta prima. Facile come pettinare l’olio. E… cazzo d’un mondo, lo fanno! E la vacca è pure in casa! Qui però si capisce che è fantascienza, perché due bonus del master in una sola quest sono IMPOSSIBILI. Fatto sta che se la caricano e partono, e con un altro viaggio da sfigati che sembra la Terza Guerra Mondiale tra l’Inferno e la Famiglia Bush (dove Satana è il buono e Belzebù, nella parte di Rossella O’Hara, commuove tutti fino alle lacrime), raggiungono Central Park. E qui i cazzi si fanno amarissimi, tanto che secondo le regole del manuale, i diabetici non possono entrare in area senza patire una ferita incapacitante. Infatti il deficiente con la telecamera si trova faccia a faccia con Cthulhu in persona, che pare di ottimo umore e quindi se lo mastica un po’ ma alla fine lo sputa perché lui sarà anche un essere spaventoso e malvagio eccetera, ma la merda non la mangia. Sì, ma il film non finisce così, eh no… il protagonista prende la telecamera, si nasconde con la bella in un sottopassaggio, sotto un ponte o in una qualche altra buca con scritto PERICOLO DI MORTE e aspettano di essere calpestati. Come in effetti succede. Ma prima di essere pestati come una merda fanno in tempo a dirsi “ti amo”.
Ah sì, da qualche parte, tra la morte dell’ipergnocca e quella del cameraman deficiente, muore anche la vedova del fratello del protagonista, ma proprio non ricordo dove, come e quando. Sarà che dopo un po’ era più facile seguire un torneo di tennis con granata uno contro tutti (dal centro), ma proprio m’è sfuggito. Be’, è morta. Pace all’anima sua e anche alla mia che ho finito.
Siamo a una festa di fighetti newyorkesi che aspettano un fighetto newyorkese per festeggiare il fatto che si leverà dai coglioni per andare a fare il fighetto a Tokyo. Ed essendo la percentuale di fighetti newyorkesi più o meno pari a quella dei lemming in fase migratoria, è comprensibile l’entusiasmo di chi ne vede sparire uno. Anche qui c’è chi cazzeggia con la telecamera: è il fratello del festeggiato (non ancora arrivato) che però non ne ha voglia, quindi raspa il fondo del bidone dei fighetti di New York e trova il più tordo. Lo convince a fare il video perché così potrà parlare con la gnocca che gli piace ma che non se lo caga neanche con le fave di Fuca.
Naturalmente il gonzo accetta, e da questo momento in poi avrà in mano la telecamera, quindi non ne vedremo più la faccia. Aspettate a dire “olè!”, perché significa anche che da questo momento in poi riprenderà i suoi amici fighetti. Tanto.
Comincia ad arrivare un po’ di gente. C’è la ragazza del fratello del festeggiato, l’unica col cervello, che quindi verrà ignorata bellamente. Poi la gnocca venerata dal gonzo come la Patata d’Oro Che Tutto Può, che se la tira un filo ma non si scuce mai. Naturalmente c’è anche un sacco di gente (tutti fighetti, of course) che però è inutile, e quindi vaffanculo. Alla fine arriva il festeggiato che, sorpresa sorpresa, è il fighetto che cazzeggiava con la telecamera all’inizio. Però con lui non c’è la fighetta di prima. Uhm, il mistero! Lui inizia a chiedere di una certa gnocca che non c’è ma che vuole vedere assolutamente, che naturalmente è la gnocca dell’inizio e quindi vaffanculo anche a ‘sto mistero. Infatti lei arriva, ma è con un minorenne minorato che poi no, invece è il suo nuovo moroso. Lui la guarda con schifo e stordimento, lei lo guarda per dire “guarda che non ce l’hai solo tu”. E insomma battibeccano un bel po’, e gli altri capiscono che avevano trombato e che lui pensava fosse una cosa seria e forse anche lei, ma poi boh, chissà, qualcosa è successo, e allora anche no. Roba che ci puoi far su un romanzo di vampiri EMO e ragazzine bimbeminkia. Ops. Vabbè, fatto sta che lei si prende su il moroso ebete e se ne va, col fighetto che le tira una frecciata che non sfigurerebbe tra le carinerie di Silvio.
Intanto tutto il pathos romantico, dopo un tot di lacrimevoli piagnistei e domande imbarazzanti fatte da fighetti imbarazzanti ad altri fighetti imbarazzanti, se ne va a puttane e quarantotto quando una scossa di terremoto pari alla scoreggia di un capodoglio in una Jacuzzi fa saltare New York nelle sue scarpe di Prada. Tutti vanno sul balcone a vedere, e c’è un inferno di fuoco e cazzi vari verso il porto. Allora guardano il TG che effettivamente dice che c’è un inferno di fuoco e cazzi vari al porto che pare sia l’epicentro dell’apocalisse o del peto (è uguale). Poi le scosse continuano fino a che – non ve la faccio lunga – questi scendono in strada per vedere meglio e possibilmente morire come delle merde, e allora i cazzi amari piovono sotto forma della testa della statua della libertà che gli atterra proprio davanti casa. Iniziano a cagarsi seriamente in mano.
Il protagonista, il fratello, la morosa del fratello, l’amico scemo che cazzeggia con la telecamera e la gnocca d’antologia (che poi non è ipergnocca, ma vabbè) decidono che forse è il caso di muovere il culo. Partono, ma il protagonista è preoccupato per la fighetta che se n’è andata prima e che lui ha sfanculato (con carineria), quindi vuole salvarla. La morosa del fratello, che essendo sveglia ha anche poca pazienza coi deficienti, gli dice di non cagare il cazzo ché anche lei starà lasciando la città. Per il momento, il fighetto si zittisce. Cammina, cammina… trovano dei militari e vedono sagome gigantesche da inferno dantesco che titaneggiano tra i grattaceli di New York, perciò pigliano uno sveglione e attaccano ad attraversare il ponte per lasciare Manhattan. Il protagonista però si ferma, perché la fighetta ha risposto al cellulare rantolando che non riesce a muoversi. Richiama gli altri, che tornano indietro solo per tirargli dei calci rotanti nel culo e nella dentiera, per vedere chi arriva prima al centro. Ma una bordata di armi di distruzione di massa apparentemente espulse (l’orifizio non è stato accertato) da un megamostro butta giù il ponte col fratello del protagonista che non era tornato indietro a pestarlo, visto che probabilmente lo faceva tanto spesso da essersi annoiato. È il panico. Cagarsi in mano diventa uno sport nazionale, e nel vicolo più vicino i bimbiminkia iniziano i garini. Non c’è speranza di lasciare l’isola da quella parte, così i fighetti intraprendono un viaggio tra i sottopassaggi di New York per evitare quello che ormai è chiaro a tutti: Cthulhu s’è svegliato con la luna storta (evidentemente R’lyeh sta sotto la baia di New York) e se ne va in giro cagando mi-go e altre adorabili creature lovecraftiane che banchettano a suon di newyorkesi.
Naturalmente la banda di prodi ha una missione, che è salvare la gnocca del protagonista, e nessuno si oppone. Pare che la morosa del fratello del protagonista (lo so che la faccio lunga, ma non ricordo i nomi), dopo aver perso il suo amore fighetto, abbia avuto un cortocircuito che le ha fritto l’intera collezione di neuroni sani, visto che si dice d’accordo nel rischiare le loro inutili vite per salvare questa demente che non si sa neanche dove sia, anche se il protagonista è sicuro che sia tornata a casa sua (e che non sia andata – per dire – a puttaneggiare a casa dell’ebete). Tutto ciò che sanno è che è immobilizzata, e quindi non può neppure fare qualcosa di utile come dei segnali di fumo o morire senza cagare il cazzo (che sarebbe anche preferibile). Ah, già. Naturalmente lungo la via c’è chi muore. La prima è la presunta ipergnocca che viene morsa da un astice mannaro cagato da Cthulhu nella metropolitana, ma occhio perché qui pare che si salvi, e invece quando raggiungono (grazie a una botta di culo che crea uno spazio cieco e concavo sulla gobba dell’universo con su scritto BONUS DEL MASTER) una postazione militare di soccorso che è in grado di caricarli sugli elicotteri che stanno evacuando le vittime, l’ipergnocca viene confinata in una tenda al grido «MORSO! MORSO!» (pare che ciò non sia bene) dove si esibisce in una scena splatter che al confronto Linda Blair era innocua come Julie Andrews in un musical a caso. Purtroppo noi la intuiamo solo attraverso la tenda che fa passare solo le ombre di questo arzillo balletto. Il tutto ripreso dalla mano tremebonda e dalle inquadrature al limite del mal di mare del deficiente. Ah, non l’ho detto? Tutto il film è girato in questa cazzo di maniera. Che all’inizio è figo, poi inizia a somigliare a Blair Witch Project, dopo un po’ ti ricorda Lost, e alla fine te ne sbatte un cazzo, basta che muoiano. E moriranno, puttana la miseria, diamogli tempo.
Dunque, dicevo che sono praticamente in salvo, ma il protagonista (naturalmente) non la finisce di menarla che devono salvare la sua topa. Un marine o un soldato o un militare chéssòio (che sono tutti vestiti uguali), si impietosisce. O molto più probabilmente li vuole morti (quei cazzo di fighetti), li lascia scappare dal centro per raggiungere la deficiente. E loro, naturalmente (perché sono stupidi e se ne vantano), ringraziano il gentile soldato e partono. Dopo un tot di fughe, avvistamenti di Cthulhu e altra merda, raggiungono casa della sfigata. Che è un cazzo di grattacielo (naturalmente) che s’è spezzato crollando parzialmente su quello accanto (regolare). Di fronte a tanta sfiga, che fanno? Ideano un piano geniale: saliranno su per le scale del grattacielo intatto (antantazillemila gradini) e cercheranno di passare da un tetto all’altro, poi scenderanno quel tot di piani che ci vogliono per raggiungerla e, se lei è in casa, la salveranno trascinandosela poi appresso lungo la strada fatta prima. Facile come pettinare l’olio. E… cazzo d’un mondo, lo fanno! E la vacca è pure in casa! Qui però si capisce che è fantascienza, perché due bonus del master in una sola quest sono IMPOSSIBILI. Fatto sta che se la caricano e partono, e con un altro viaggio da sfigati che sembra la Terza Guerra Mondiale tra l’Inferno e la Famiglia Bush (dove Satana è il buono e Belzebù, nella parte di Rossella O’Hara, commuove tutti fino alle lacrime), raggiungono Central Park. E qui i cazzi si fanno amarissimi, tanto che secondo le regole del manuale, i diabetici non possono entrare in area senza patire una ferita incapacitante. Infatti il deficiente con la telecamera si trova faccia a faccia con Cthulhu in persona, che pare di ottimo umore e quindi se lo mastica un po’ ma alla fine lo sputa perché lui sarà anche un essere spaventoso e malvagio eccetera, ma la merda non la mangia. Sì, ma il film non finisce così, eh no… il protagonista prende la telecamera, si nasconde con la bella in un sottopassaggio, sotto un ponte o in una qualche altra buca con scritto PERICOLO DI MORTE e aspettano di essere calpestati. Come in effetti succede. Ma prima di essere pestati come una merda fanno in tempo a dirsi “ti amo”.
Ah sì, da qualche parte, tra la morte dell’ipergnocca e quella del cameraman deficiente, muore anche la vedova del fratello del protagonista, ma proprio non ricordo dove, come e quando. Sarà che dopo un po’ era più facile seguire un torneo di tennis con granata uno contro tutti (dal centro), ma proprio m’è sfuggito. Be’, è morta. Pace all’anima sua e anche alla mia che ho finito.
FINE