martedì 30 novembre 2010

Uno sfogo per i diritti violati

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Io dico: si può considerare la mancata libertà di un cittadino a disporre della propria vita e del proprio corpo come una violazione dei diritti umani? Credo di sì, tuttavia mi sta bene che un cristiano, un cattolico o qualunque appartenente a una confessione che si opponga a ciò preferisca essere mantenuto “in vita” fino alla fine dei tempi; quello che non tollero è che la stessa libertà di scelta venga negata a chi la pensa diversamente. La possiamo considerare una violazione dei diritti, vero? A dire che non possiamo disporre della nostra vita “perché appartiene a dio”, è la Chiesa. Ebbene, ma se io non ne faccio parte e/o non ne condivido il pensiero o punto di vista, sarò ben in diritto di scegliere per me stesso. O no? Questa è logica. Buon senso, se vogliamo. Farne uso, sarebbe auspicabile. Invece questo Paese, ostaggio della sua stessa ignavia e in ossequio a un potere che esula dalla sua stessa (vituperata) costituzione laica, priva i suoi cittadini di un diritto inalienabile. Io mi sento ostaggio di questa Nazione, più che un suo cittadino. I miei diritti, le mie scelte, la mia vita non mi appartengono. Sono nelle mani di gente che ruba la dignità di coloro che dovrebbe amministrare, governanti la cui responsabilità, ricercata e non imposta, andrebbe ai suoi cittadini e non al Vaticano. Ai malati senza speranza nelle corsie degli ospedali, e non agli interessi di Palazzo. La Chiesa mostra il suo fallimento quando prende le sue distanze dal mondo, non ascoltando l’uomo. Lo Stato mostra il suo abbandonando il cittadino, tradendo quella responsabilità assunta nei suoi confronti. Se Chiesa e Stato hanno a cuore solo se stessi, quale diritto possono vantare su di noi?

venerdì 26 novembre 2010

L'Ultimo Dominatore dell'Aria, Recensione

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Ho già parlato di Avatar, la Leggenda di Aang preannunciando The Last Airbender, la versione cinematografica diretta da M. Night Shyamalan. Beh, è una merda. Il film, non la serie. Guardate il cartone, è spettacolare. Il film, invece – ahimè! – supera il livello di merda fossilizzandone lo status e settandosi sul coprolito in via permanente. Sì, Shyamalan ha deposto la pietra di paragone di tutte le merde da trasposizione cinematografica. In quella che è un’ora e 43 minuti, tenta di far stare – cascasse il mondo – tutta la prima stagione della serie, comprimendola e facendone schizzare via le parti più importanti, quelle che darebbero un senso logico alla successione degli eventi. L’effetto è visibile fin dalle prime battute: i dialoghi al limite del didascalico, per esempio; ma c’è di più… il film vorrebbe raccontare – così come il cartone – la storia di Aang, ultimo dominatore dell’Aria scampato al genocidio del suo popolo, colui che dovrebbe acquisire il controllo sui quattro elementi e portare la pace tra le Tribù dell’Acqua, il Regno della Terra e la Nazione del Fuoco. Il film lo vorrebbe, ma non ci riesce. La regia di Shyamalan raggiunge un tale livello di sciatteria che l’intera pellicola non è altro che un elenco puntato di cose da fare.

«Abbiamo girato quello che succede nella prima puntata?»
«Sì, capo».
«Bene, adesso fatemi la seconda».
«… ma sono 20 puntate di 30 minuti l’una!».
«Ah, sì? E va beh, metteteci solo il succo».
«Il succo?»
«Sì, il succo! Cos’è, siete sordi?»
«Non credo di aver…»
«Ah! Insomma, cosa succede in questa puntata?»
«Beh, Aang incontra Sokka e Katara…»
«Ecco, quello è il succo. Avete capito?»
«… ma è sicuro?»
«Certo! Lo sai chi sono io? M. Night “Fottuto” Shyamalan! E se lo firmo io, questo film sarà un capolavoro. Adesso fuori dalle balle, che devo darmi un tono per le interviste».

Non c’è altra spiegazione per l’immonda merda che ne è venuta fuori. Quando Aang incontra gli altri, questi lo seguono senza un perché. «Ah, tu sei l’Avatar? Bene, c’è scritto sul copione che ti seguiamo. Dai, che il regista ha fretta di finire». Così, quella che nella serie animata risulta una storia di crescita e apprendimento, nelle incapaci mani di Shyamalan diventa un’immonda shyamalaiata senza scopo. Le scene d’azione e l’ambientazione scenografica non possono niente di fronte alla morte dei dialoghi, che nell’originale sono brillanti e ironici. Sembra di guardare il primo colossal girato da un ragazzino con più mezzi che talento, noioso fino alla narcolessia. Non vale neppure la pena scriverne un cineracconto, tanto più che i personaggi e la storia in sé sono davvero belli e a questo punto sarebbe stato molto meglio distribuire il cartone in Italia o – volesse il cielo! – farne uscire i DVD in cofanetto. Invece chi ha amato l’originale come me si vede derubato di qualcosa, offeso in quello che ama, perché l’abuso fatto in questo caso non ha scusanti. Shyamalan ha calpestato la serie con incuria, producendo quest’immonda sozzura che risulta indigesta anche a chi non sa nulla di Aang e del suo mondo. Ne viene fuori un fantasy imbarazzante, una storia poco convincente e molto noiosa. Per fortuna i fans hanno bocciato il film, così si spera che non vengano violentate anche le restanti due stagioni… anche se Shyamalan ci sperava, sentendosi già – povero lui – il nuovo Peter Jackson, con trilogia fantasy annessa. Peccato che Shyamalan pensi solo a Shyamalan e questo lo distragga da quisquilie quali, per dire, una regia decente e l’attenzione alla storia.

mercoledì 24 novembre 2010

Due parole su Voldemort e i Mangiamorte

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Ieri sono andato a vedere l’ultimo film della saga di Harry Potter (I Doni della Morte, Parte I) dove ho trovato ben descritti quelli che sono Voldemort e i suoi Mangiamorte, oltre al resto del film che è venuto davvero bene (menomale, avevo un po’ paura) grazie a una regia attenta, una fotografia spettacolare e degli attori che – neanche a dirlo – sono “in parte” da tempo, per non dire del libro che è stato rispettato e (in un qualche modo mi è sembrato di sentirlo) trattato amorevolmente.

Le mie riflessioni però sono andate verso i cattivi.

Figura complessa quanto ben congegnata, Voldemort è sotto sotto un uomo patetico e triste: avendo sofferto nella sua infanzia, decide di rifarsi sugli altri, negare le proprie origini mascherandole con odio razziale e usando violenza e prepotenza come mezzi per farsi, se non amare, per lo meno adorare e temere. Personaggi così, la storia ne ha sfornati un sacco. Voldemort quindi mi piace per com’è concepito (se vogliamo, in modo attento e accurato), ma “a tu per tu” lo trovo più da compatirsi che da odiarsi. Violenze sugli animali e i compagni da gioco da piccolo, una bugia dietro l’altra per nascondere il passato (il padre babbano, e quindi le origini da sanguemisto), una disperata ricerca del potere per il potere solo per sentirsi più forte (al sicuro) e scacciare così le paure di cui non si libererà mai (il desiderio d’immortalità è la chiave di volta della sua paura).

I Mangiamorte, invece… ecco, loro sono detestabili. Ometti e donnette che entrano nella scia di questo personaggio per assaporarne i brandelli di potere, temendolo ma seguendolo ovunque, incapaci di accettare un mondo che cambia (l’ossessione puerile per il sangue puro, il senso penosamente snob di superiorità per i non maghi o per chi ha genitori e parenti babbani) e al quale non sanno rispondere in altro modo che seguendo come remore lo squalo più grosso del reef. Gente così, che ha cavalcato l’onda di dittatori e criminali, ingrassando delle miserie altrui, crescendo in spocchiosa arroganza, ostentando un senso di superiorità del tutto ingiustificato, riesce a farmi soltanto schifo. Non sono neppure da compatire. Per questo, quando qua e là leggo di fans ammaliati dai Mangiamorte, mi domando se capiscono quello che leggono (sì, forse è un gioco di crudeltà, ma il contesto non mi coinvolge).

In fine, Voldemort è forse il frutto di un passato crudele, ma lo è anche quello di diversi personaggi (Harry Potter, per esempio) che hanno saputo affrontare diversamente il proprio passato. Neville Paciock (Longbottom, nell’originale) è il mio preferito più o meno dall’inizio della saga. Ha sofferto quanto e più degli altri – non godendo, in più, del sostegno ricevuto invece da Harry – ma questo non ne ha fatto un mostro o un omuncolo disperato, pateticamente crudele e timoroso, è invece cresciuto e maturato attraverso la saga come accade ai personaggi che, seppur marginali, possono contare su un autore o un’autrice di talento. In questo trovo stia il valore dei personaggi e della loro narrazione, quelli che si sviluppano da una trama comune per prendere vie opposte. Un po’ come nella vita, dopotutto. Quindi, se posso accettare che uno come Tom Riddle diventi Voldemort, trovando in se stesso l’unica forza dell’odio, e che Neville diventi… beh, Neville!, trovando in sé coraggio e compassione, resto indifferente e schifato di fronte ai Mangiamorte.

Quale stupida idea spinge qualcuno a seguire un Leader che ha come interesse primario se stesso e nient’altro? Sai che verrai usato e spremuto, sarai carne da cannone e zavorra da scaricare, verrai lasciato alle spalle in ritirata e spinto in avanti per l’assalto. Individui così si credono sempre più furbi di quanto non siano, si aggrappano all’idea che ci sia un fine comune, uno scopo meschino che solo così possono ottenere. Ed è vero, la meschinità dei loro fini non avrebbe lecito in società, non in una civile. Razzismo, controllo sociale, conflitto d’interessi, tutto fiorisce all’ombra del mostro. E se il mostro cade, allora fuggono e si sparpagliano. Negano ciò che è stato, raccontano altre bugie per coprire scomode verità. Mi fanno, lo ripeto, schifo. Spesso poi le loro origini sono quelle di bambocci viziati (Lucius Malfoy e famiglia) o bruti senza scopo, utili pedine per Voldemort, ma solo un branco di stupidi incappucciati razzisti che si divertono a spaventare e uccidere. Sì, direi – complimenti alla Rowling – che li odio. Quasi fossero veri, eh?

domenica 21 novembre 2010

Maleducational Channel

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Odio i dibattiti in TV, i talk show di politica, cronaca nera e costume, qualunque sia il tema. Non sopporto l’accavallarsi maleducato e malevolo di voci e toni, quasi la ragione si guadagnasse col volume della voce e la mancanza di decoro. Quando poi qualcuno esprime la sua opinione in un programma di cui è ospite lui soltanto, l’opposizione, di qualunque genere sia, grida a gran voce il suo diritto di replica, fosse anche la maggioranza al governo o una testata sostenuta dal Vaticano, le cui idee mandiamo giù ogni giorno come pillole amare. In nome della par condicio o di un’opportunità di replica, chi ha la voce più grossa chiede comunque di essere tutelato quando si sente minacciato dall’esposizione dell’altra parte (rivelando, se posso dire, anche una certa insicurezza nelle proprie idee).
Non credo abbiano ben chiaro il concetto di pluralità dei punti di vista, ma non gliene faccio biasimo, infatti, con tutti che urlano e non si ascoltano, nessuno capisce mai niente, restando immobili sulle proprie rigide posizioni. Il dialogo poi non può esserci finché, dovendo invitare le due parti in un confronto, queste non discuteranno in modo civile o cercando di comprendersi l’un l’altro (e laddove possibile, venendosi in contro), ma urlando più forte la propria idea, sempre in accordo alla tacita teoria che il volume faccia la ragione.
Per questo considero inutili i dibattiti in TV; tutto quello che dimostrano è l’inciviltà delle parti. No, in Italia non è possibile farlo senza cadere nel trash più rivoltante. Sono bambini maleducati, iperattivi e irragionevoli, perciò vanno presi uno per uno e intervistati in separata sede. Anzi, interrogati, di modo che espongano il proprio punto/programma/idea in modo preciso e circostanziato. Non si possono mettere a confronto diretto perché si azzufferrebbero inevitabilmente, non sono maturi per questo e non conoscono le regole del vivere civile. Se poi uno volesse ribattere alle affermazioni dell’altro, dovrebbe farlo in forma scritta, tramite le testate giornalistiche a sostegno del suo schieramento politico/ideologico o, ancora meglio, su un giornale indipendente (ce ne sono?) e così soltanto. Lo scontro verbale è impraticabile, non c’è abbastanza civiltà in Italia e in TV per consentirlo. In queste avverse condizioni, non dà frutto e finisce solo con lo svilire tutto e tutti.

venerdì 12 novembre 2010

Melania Rizzoli, che simpatica umorista

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Premessa. Nella sua prima stesura questo post era parecchio più colorito, avvelenato e – perché no? – incazzato nero, ma giungendo a più miti consigli e decidendo che non è il caso di arrabbiarsi con qualcuno che semplicemente non ci arriva, ho scelto un tono più pacato. Che spero di conservare fino alla fine.
  • Parte Prima: in difesa del Premier, ossia omosessualità ipocrita e partenogenesi prossima ventura.
L’On. Dott.ssa Melania De Nichilo Rizzoli, Deputato Pdl e vice presidente AIL (Associazione Italiana Leucemie, quindi roba seria) ha liquidato le polemiche intorno all’ultima infelice uscita del Premier come ridicole proteste che verrebbero «solo dalla minoranza omosessuale italiana. Una minoranza ipocrita». Ipocrita, in che senso? Ci pensa la Dottoressa a spiegarlo: «Chi di noi genitori non sarebbe d’accordo nell’augurarsi di avere un figlio maschio appassionato di belle ragazze invece che di gay?». A una posizione del genere si potrebbe fare più di un appunto:
  1. le donne non sono un hobby per gli uomini (di potere o meno) ma degli individui, quindi la carineria del Premier offonde anche loro (come i più hanno sottolineato);
  2. “i gay” non sono una razza a parte (trasformare l’aggettivo in sostantivo è un vecchio trucco per inscatolare il soggetto in un oggetto) ma se un ragazzo si dichiara, dirà “mi piacciono gli uomini”, non “mi piacciono i gay”, perché appunto si tratta di uomini e donne omosessuali, quindi individui e non macchiedde d’avanspettacolo;
  3. in nessun modo l’esempio del Premier può essere considerato auspicabile per i figli di chicchessia (neppure per quelli della Dottoressa).
Nella mente della Dott.ssa Rizzoli però “i gay” sono una tribù d’infelici: «E quanti dei suicidi tra gli adolescenti sono da imputare alla scoperta traumatica e spesso non accettata o rifiutata della propria omosessualità?» Quello che con tutta la buona volontà non riesce a capire è che il problema non è l’accettazione di sé, ma da parte della società. Quindi il problema è l’omofobia, non l’omosessualità.
Attenzione: segue comicità irresistibile!
Tuttavia è quando tenta di spingere il discorso sul piano “scientifico” che si fa interessante. Così, dopo una premessa sensata: «L’omosessualità scientificamente è una condizione umana non patologica, un’espressione della natura come lo è l’eterosessualità», c’è il solito “ma”: «ma che la natura stessa, che mai sbaglia», eccola, “la natura”, quest’entità ineffabile e infallibile, «tende a non far evolvere, a circoscrivere in una minoranza che non ha la possibilità di auto riprodursi».
Questo discorso è talmente al di la di ogni piano logico che se mi concentro, l’emicrania potrebbe uccidermi. Gay o no si nasce da mamma e papà, quindi la “circoscrizione” non ha senso (è così da sempre e sempre sarà, quindi “la natura stessa, che mai sbaglia” deve considerare l’omosessualità un’opzione valida).
«Un individuo omosessuale è sempre nato dall’unione di un uomo e una donna eterosessuali, almeno nel momento del concepimento, e il neonato ha la metà dei cromosomi di ciascuno dei propri genitori biologici». Bene, sembra rientrare nei ranghi sempre dopo aver detto qualcosa di tragicamente sbagliato, ma quel “almeno al momento del concepimento” che mi significa? Se lo sapete, ditelo in un commento (per favore). Tuttavia, non paga: «Gli stessi omosessuali ad un certo punto della loro vita avvertono l’istinto e il desiderio di avere un figlio, di riprodursi, di non avere una vita sterile, e quasi mai riescono a realizzare il loro sogno». Già, ma solo perché ci sono leggi che lo impediscono o perché mancano quelle che lo consentirebbero.
Lo saprà, la Dott.ssa Rizzoli, che “la natura stessa, che mai sbaglia” ha fatto sì che tra i pinguini le coppie omosessuali adottino i pulcini abbandonati o orfani, contribuendo allo sviluppo della colonia come ogni altra coppia? No, non credo.
«L’omosessualità comunque, una volta condannata e perseguitata per secoli anche dalla Chiesa, è oggi una condizione accettata e riconosciuta da tutti». Dove? Scusate, non è che ieri il Papa ha detto: “Sai che c’è? Amate chi vi pare, a noi non interessa più”, e io me lo sono perso? Poi il fatto che ogni volta un VIP (che del quotidiano non sa nulla) se ne esca a dire che ormai è tutto a posto, che non c’è più discriminazione e omofobia, è irritante oltre che stupido, come i discorsi che fanno sui giovani e il reddito. Se hai i soldi e nessuno ti dice niente neppure se ti limoni un rododendro, non credere che il resto del mondo sia tutto così.

Dopo la divagazione scientifica si torna alla difesa del Premier, del quale rivendica con orgoglio lo spirito di chi vivrebbe la vita in allegria e con intensità, e allora sì, gli può scappare una leggerezza, ma non per cattiveria, è che lui... Ci crede, Dottoressa, mi creda, lo dice a cuor leggero perché è ciò che pensa, perché è omofobo e considera le donne come oggetti, un hobby o un dopolavoro rilassante. Non c’è specchio sul quale arrampicarsi per fuggire da questo. D’altra parte: “Se abbaia, dev’essere per forza un cane”, no?

Invece no, la difesa sugli specchi continua: «Ve lo immaginate un Silvio Berlusconi omosessuale, o che commenti i fatti di questi giorni con un “sarebbe stato meglio per me essere gay che appassionato di belle ragazze”? Sarebbe stato grottesco, finto». “Sarebbe stato” non sono esattamente le parole che vengono a me, diciamo che il condizionale è fuori luogo come le carinerie del Premier stesso.

A questo punto però la brocca è rotta e l’ultima goccia cade sulle donne: «Anzi lui ripete spesso, perché ci crede davvero e questo dobbiamo riconoscerglielo, che il futuro è delle donne […] anche nel mondo animale esiste l’omosessualità, in percentuale molto più ridotta di quella umana, ma che sta diminuendo spontaneamente in maniera significativa», il ritorno al piano “scientifico” porta sempre dati affidabili quanto una tazza bucata.

Vi ricordate che è un medico, vero? Ecco: «Ci sono infatti diverse specie animali, come per esempio i cavallucci marini o le meduse, che oggi si riproducono già in assenza completa del maschio, considerato il sesso debole e perciò in estinzione». In estinzione? Certo, i maschi sono condannati all’estinzione perché esistono organismi più semplici in grado di riprodursi diversamente, non fa una grinza.
Beh, intanto i cavallucci marini non sono partenogenetici: la femmina depone le uova nella sacca del maschio, che le feconda e da cui espellerà gli avannotti a tempo debito. Forse non ha capito, scambiandoli per due femmine. Capita se uno non è... oh, già, è un medico. Ma biologia non la fanno più?
«Il processo è chiamato partenogenesi, ed è molto studiato ed osservato dai nostri scienziati, i quali hanno già da tempo dimostrato la sua reale applicabilità sulla specie umana» c’informa la Dott.ssa Rizzoli, prendendo una cantonata memorabile che neanche Voyager & Mistero.
Infatti NON è partenogenesi, che in ogni caso risulta meno efficiente della riproduzione sessuata (che non sotituirà mai). In più, se in Italia stiamo qui a bisticciare di inseminazioni e cellule staminali, l’applicazione della partenogenesi al genere umano è fantascienza bella e (mica tanto) buona. Se la maggior parte delle specie di successo del pianeta si riproduce in un modo, non è che magari è il metodo migliore? Sempre per quella “natura stessa, che mai sbaglia”, eh.

No, il buon senso non sarà d’intralcio a questo discorso: «Ci vuole infatti un ovulo femminile, che viene fecondato senza spermatozoo. È ancora teoria, certo, ma non così teorica. Dobbiamo cominciare ad abituarci. L’evoluzione della specie, la scienza e il futuro prevedono questo tipo di scenari. E nemmeno per sogno il contrario». “Nemmeno per sogno”, certo. «Voglio vedere poi quanti saranno ancora quegli uomini che criticano, senza il minimo rimpianto, la “patologica” passione altrui per le belle donne».
Così, in un delirio cui si stenta a credere, l’On. Dott.ssa Melania De Nichilo Rizzoli eccetera eccetera prospetta un futuro di amazzoni partenogenetiche clonate, dominatrici della Terra e… già, ma a quel punto sarebbero tutte gay, no? A questo, non credo abbia pensato.
  • Parte Seconda: del perché gli oroscopi non ci azzeccano.
L’ultimo ghiotto “ritaglio” che vi propongo è un po’ agée, risale cioè a gennaio 2010, quando, in virtù della sua brava laurea conseguita all’Università dell’Allegro Chirurgo, la Dott.ssa Rizzoli si era scagliata contro... Leggere per credere.
«Nella prima preghiera dell’Angelus del 2010, nella solennità di piazza San Pietro, a sorpresa Papa Ratzinger ha condannato “tutti quegli improbabili pronostici” con cui maghi, cartomanti, astrologi e veggenti di vario tipo “pretendono di leggere il nostro futuro”, dimenticando che “è solo in Dio che gli uomini possono riporre la speranza di un futuro migliore”».
“A sorpresa”, non direi. Già nella Bibbia si dice di non lasciare che una strega viva (in più c’è stata una cosina chiamata Inquisizione, ma lasciamo siffatte quisquilie a gente più pignola). Tuttavia, messa così sembrerebbe anche un salutare invito a non fidarsi e non buttare soldi nelle tasche di truffatori e ciarlatani, eppure: «ma lui non sa che già da qualche tempo molti italiani hanno notato da soli che maghi ed astrologi non delineano più il loro futuro, non azzeccano più una previsione». Eh già, perché un tempo ne infilavano una via l’altra. «Tra gli appassionati seguaci dell’astrologia infatti si sta verificando un fenomeno nuovo, di disattenzione, con una perdita consistente di lettori e fedelissimi […] soprattutto tra i giovani, si sta diffondendo diffidenza, incredulità e sarcasmo nei riguardi dell’oroscopo. Sono loro, i giovani, a non riconoscersi nelle previsioni giornalmente descritte dei loro segni zodiacali». Bene, e allora? Mi pare una cosa buona... il punto è che la superstizione è male, no?

Ahi noi, pare che la Dott.ssa Rizzoli sia di tutt’altra idea. «Scientificamente la colpa di tutto questo è dei medici ginecologi». Non l’avreste mai detto, eh? «Infatti questi medici decidendo loro, razionalmente ed egoisticamente, quando far nascere i nostri figli […] determinano il fatto che nessun neonato da anni nasce più nel giorno, nell’ora e nel minuto predisposto e scritto nel proprio destino genetico e astrale». Eh, già. No, dico, era l’Uovo di Colombo, perché nessuno ci ha pensato prima? A questo punto il Papa, il discorso della superstizione... no, alla Dottoressa frega meno del PIL del Mozambico, quello che le fa girare le scatole è Paolo Fox che non le azzecca la carta astrale.

Tutta colpa dei ginecologi, dicevamo. Infatti, per colpa di quest’infami «nessuna nascita avviene più di notte o all’alba, né di sabato o di domenica, né tanto meno durante le feste comandate, mai cioè a Ferragosto, a Natale o a Pasqua, o l’ultimo giorno dell’anno» veramente intorno a San Silvestro c’è da sempre la gara al primo nato dell’anno nuovo e all’ultimo nato di quello vecchio, ma questo farebbe cadere in contraddizione la sua tesi, e questo lei – giustamente – non vede perché sottolinearlo «ma soltanto dalle 13 alle 19 e dal lunedì al giovedì delle settimane non contenenti, of course, festività». Quindi improvvisa una difesa degli astrologi, avvertendoli del golpe ginecologico: «Gli astrologi non hanno ancora capito che il loro irrefrenabile insuccesso è causato dai parti cesarei che hanno decretato la fine assoluta delle loro scientifiche previsioni astrali». Scientifiche? Insiste: «perché l’intervento umano sulle nascite chirurgiche ed oggi anche sulle stesse fecondazioni, spesso artificiali» come, spesso? Gente, non credo abbia idea di come funzioni l’inseminazione clinica. Il punto però sembra essere che tutto ciò «altera in modo incontrovertibile l’oroscopo naturale dei nati con questo tipo di programmazione medica, che si trovano ad avere un segno zodiacale ed un ascendente assolutamente “innaturale”».
Quindi, chi se ne frega della superstizione che alimenta l’ignoranza, o del fatto che le tecniche d’inseminazione aiutano molte coppie nel concepire i figli tanto desiderati. No, qui il problema è che le sballano l’oroscopo, e non c’è niente di più irritante che leggere le previsioni sbagliate al mattino, mentre si prende il caffè.

Ecco, volevo solo farvi conoscere questo prodigio di comicità, questa cabarettista insuperabile che dovete assolutamente tenere d’occhio. La ragazza ha stoffa e materiale innovativo, i suoi collegamenti logici sposano il dadaismo al surrealismo, non potevate restare nell’ignoranza del suo talento, dovevo – perdonatemi – colmare questa lacuna. Beh, adesso siete colmi, e anche io.

mercoledì 10 novembre 2010

Vita da Strega (2005): recensione

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“Vita da Strega” di Nora Ephron
con Nicole Kidman e Will Ferrell
(USA, 2005).


Per caso, ve ne ho già parlato? Boh. Anyway, me l’hanno ricordato e io lo faccio ora.
Nora Ephron piomba sui resti di Vita da Strega – serie culto degli anni ‘60 con Elizabeth Montgomery – e ne fa scempio. Non avendo a disposizione la solita Meg Ryan, chiama una rifattissima Nicole Kidman (che in virtù dell’effetto “labbra da cernia”, adesso le somiglia parecchio) ingiungendole di interpretare Meg Ryan che recita in un film di Nora Ephron. Nicole si cala una pasticca e diventa Meg Ryan. Siccome le cose non buttano abbastanza male, Nora stupra il copione facendo interpretare a Nicole... Cioè, a Meg. No, cioè, a Megole! Sì, ecco, così va bene. Insomma, le affida la parte di una vera strega che s’innamora (dio solo sa perché) di un attore idiota interpretato da Will Ferrell che sta lanciando il remake di Vita da Strega ed è in cerca di un’interprete per Samantha. Ovviamente, scelgono Megole. Tra i due ci sono incomprensioni e battibecchi al limite del più sciatto vaudeville, poi non si capisce perché lei ami lui, né perché lui – presissimo da se stesso – a un certo punto ami lei, ma è una commedia di Nora Ephron e quindi qualcuno si deve amare, punto. Per il resto, non è che ci sia granché da raccontare: lei sembra un po’ decerebrata – forse Megole s’è calata una pasticca di troppo – e lui è talmente stupido che Gasparri lo vuole vicino per sembrare più intelligente. A salvare il salvabile non bastano Michael Caine che fa il padre di Megole e Shirley MacLaine nella parte di un’altra strega che vince il provino per il ruolo di Endora, ma i loro piccoli ruoli mantengono una “dignità” slegata dal contesto. Come chiunque vi dirà, sarebbe stato meglio fare un remake della serie e basta, o magari non toccarla proprio, ma il progetto in cui naufraga la Ephron è una barca senza chiglia irresistibilmente attratta dal fondo.
Seguono premi e nominations giustamente meritate ai Razzie Awards:
Nominati
  • Peggior attore: Will Ferrell
  • Peggior remake o sequel: Vita da Strega
  • Peggior regista: Nora Ephron
  • Peggiore coppia sullo schermo: Will Ferrell e Nicole Kidman
  • Peggiore sceneggiatura: Nora Ephron
Vinti
  • Peggiore coppia sullo schermo: Will Ferrell e Nicole Kidman

domenica 7 novembre 2010

Guida pratica a ROCK PAPER SCISSORS LIZARD SPOCK

3 commenti
Se non sapete di cosa sto parlando, forse c’è ancora speranza per voi, perciò: «Fuggite, sciocchi!», ma d’altro canto... se bazzicate da queste parti è probabile che sia troppo tardi, perciò, buon divertimento. Venendo al punto, quello che mi propongo con questo post è offrirvi una guida pratica, veloce e illuminante all’espansione Lizard-Spock del noto gioco “sasso-carta-forbice”. È rimasto qualcuno di voi a non sapere chi l’abbia inventata? Sì? Vergogna! Colmiamo subito quest’imperdonabile lacuna.
Sheldon Cooper: «È molto semplice, osserva: le forbici tagliano la carta, la carta ricopre il sasso, il sasso schiaccia la lucertola, la lucertola avvelena Spock, Spock rompe le forbici, Le forbici decapitano la lucertola, la lucertola mangia la carta, la carta smentisce Spock, Spock vaporizza il sasso. E, come al solito, il sasso rompe le forbici!». The Big Bang Theory: “The Lizard-Spock Expansion” [2.08]
Dobbiamo molto al Dottor Cooper, e – per molti e altri versi – anche al Dottor Hofstadter, al Dottor Koothrappali e al signor Wolowitz (scusa, Howard) – ah, e naturalmente a Penny (grazie, Penny)! – ma quest’opera di puro genio ci è pervenuta dalla brillante mente del solo Dottor Cooper.

Per facilitarne l’apprendimento useremo vari schemi, affinché possiate trovare quello più consono al vostro apprendimento.
La successione tradizionale vorrebbe: SASSO > FORBICI > CARTA > SASSO, ma la brillante espansione Lizard-Spock conduce a: FORBICI > CARTA > SASSO > LUCERTOLA > SPOCK > FORBICI > LUCERTOLA > CARTA > SPOCK > SASSO > FORBICI, che – se volete – è possibile memorizzare anche col metodo esposto nel seguente elenco:
  • FORBICI batte CARTA e LUCERTOLA.
  • CARTA batte SASSO e SPOCK.
  • SASSO batte LUCERTOLA e FORBICI.
  • LUCERTOLA batte SPOCK e CARTA.
  • SPOCK batte FORBICI e SASSO.
In fine, se avete orecchio musicale, potete anche cantarvela come in Alla Fiera dell’Est di Angelo Branduardi, ossia: «E vennero le forbici che tagliarono la carta che coprì il sasso che schiacciò la lucertola che avvelenò Spock che ruppe le forbici che decapitarono la lucertola che si mangiò la carta che smentì Spock che vaporizzò il sasso che ruppe le forbici che al mercato mio padre comprò!».
Bene, più di così non so che altro inventarmi... perciò, buon esercizio e buon divertimento!
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