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venerdì 23 marzo 2012

Dylan Dog, il film: recensione.

13 commenti
Tempo fa ho parlato del film su Dylan Dog paventandone l’avvento nei cinema, stasera però l’ho visto sul satellite. Oh, avevo ragione. Terribile. Adesso non dite che sono un nostalgico del fumetto o un fanatico purista, perché io DD non lo leggo da anni. No, il problema non è l’attinenza all’opera di Sclavi. Fosse solo quello stavamo a posto, perché a sistemarla bastava il casting. No, anche preso come fenomeno a sé, è un film scemotto. DD – il fumetto DD – è ben scritto, sarebbe bastato attingere a quelle trame e il gioco era fatto, cosa che è stata evitata con accorta e circospetta negligenza: «Hai visto mai che non ci venga la solita cagata? Shame on us!» dice il produttore, e di conseguenza si comporta.

Il mio incubo è questo film.

Il buon Dylan è interpretato dal bisteccone di Superman Returns (che in veste di Uomo d’Acciaio aveva comunque un’espressione di ghisa acconcia), qui invece è poco più di un modello che si aggira per la città dei mostri (New Orleans invece di Londra) a far domande. Poi, perché le creature della notte debbano rendere conto dei fatti loro a questo, che pare un tronista della de Filippi, non si sa. C’è anche la biondina in difficoltà, che gli è morto il papà e Dylan la vuole aiutare perché pappappéro, ma tanto DD ha sempre avuto un parterre di donne alla 007, e quindi ci sta (ci sta, ci sta). Quello che fa male, tanto male al cuore, è l’assenza di Groucho, ma gli eredi dei Marx non hanno voluto concedere l’utilizzo dell’immagine (dagli torto). Oh, però c’è Marcus. Che io non gli avrei dato un cinque all’assistente di rimpiazzo, proprio perché viene a coprire il ruolo di Groucho con un umorismo nettamente diverso, però alla fine è simpatico e poi l’attore mi piace (è quello che fa il licantropo nella versione USA di Being Human). La storia invece è un florilegio di cazzate, la solita menata dell’artefatto che dà un grande potere e tutti lo vogliono, roba da domandarsi se la quest sceneggiatura non l’abbia scritta il nipotino nerd del regista.
Il massimo però lo danno le citazioni. Tu sei lì che fai di tutto per dimenticarti DD e convincerti che quello che stai guardando non gli è manco parente (anche per conservare un minimo di sanità mentale) ma loro – sadici – non te lo permettono, e qua e là spunta un poster dei Fratelli Marx a coprire una cassaforte o passaggio segreto, poi un vampiro italiano di nome Borelli (povera Bonelli, pure citata male) e “Sclavi” che è l’ultima parola pronunciata da un testimone morente, dopo di che stai li a guardare ‘sto tronista vestito da Dylan Dog che rimugina: «Sclavi… Sclavi… cosa significherà questo nome?» Significa impiccati, che è ora.
Vabbè, poi battaglia campale per il superpotere risolta in trionfo di effetti speciali for dummies con tarallucci e vino serviti a parte, e il finale con… ve lo dico? Ma sì dai, tanto si capisce subito. Dylan e Marcus, finalmente soci alla pari, che s’incamminano verso l’alba scambiandosi battute di spirito. Oh, io ancora mi domando come mai, per i diritti di Casablanca, gli eredi non abbiano fatto le stesse storie dei Marx, perché in quel momento ho avuto un déjà-vu di Bogart e Rains al principiare della loro bella amicizia sulla via di Brazzaville.

Ecco, e questo è tutto. Quel che posso dirvi è di guardarlo se siete curiosi, o di passare oltre se avete poco tempo da perdere. Stavolta non ho fatto il cineracconto e ho evitato gli spoliers per quanto possibile, anche perché ogni tanto mi sono distratto per il semplice motivo che il film è pure noioso, a parte i momenti in cui c’è Marcus, ma a ‘sto punto spero di vedere Sam Huntington in una cosa tutta sua, una che non contempli ripetuti abusi su una trama originale che però viene ignorata.

Voglio solo aggiungere che secondo me questo film non andava fatto, perché una volta ricevuti i no per Groucho, le locations eccetera, era meglio desistere e passare a un soggetto originale. Quello che è stato realizzato non è DD, ma un prodotto che cita e scimmiotta l’Investigatore dell’Incubo prendendo in qualche modo per i fondelli il suo fandom. Anche se alla fine io non me la sono neppure presa, perché è come se tuo nipote di quattro anni disegnasse un Goldrake che somiglia più a Mazinga Z su un piatto di cozze. Che fai, t’incazzi? Allora sei scemo. Porta pazienza e spera che impari, se no amen. Poi, se insiste, gli nascondi i Gormiti.

domenica 27 febbraio 2011

L’ultimo, tragico Dylan

8 commenti
Trailer rimosso perché non ho soldi da dare alla Siae.

Io Dylan Dog non lo leggo da anni, però il film lo sarei anche andato a vedere… finché non ho visto il trailer. Non so da che parte iniziare, perciò mi limito a dire la prima cosa che m’è passata per la testa: senza Groucho, che senso ha?
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