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venerdì 26 novembre 2010

L'Ultimo Dominatore dell'Aria, Recensione

8 commenti
Ho già parlato di Avatar, la Leggenda di Aang preannunciando The Last Airbender, la versione cinematografica diretta da M. Night Shyamalan. Beh, è una merda. Il film, non la serie. Guardate il cartone, è spettacolare. Il film, invece – ahimè! – supera il livello di merda fossilizzandone lo status e settandosi sul coprolito in via permanente. Sì, Shyamalan ha deposto la pietra di paragone di tutte le merde da trasposizione cinematografica. In quella che è un’ora e 43 minuti, tenta di far stare – cascasse il mondo – tutta la prima stagione della serie, comprimendola e facendone schizzare via le parti più importanti, quelle che darebbero un senso logico alla successione degli eventi. L’effetto è visibile fin dalle prime battute: i dialoghi al limite del didascalico, per esempio; ma c’è di più… il film vorrebbe raccontare – così come il cartone – la storia di Aang, ultimo dominatore dell’Aria scampato al genocidio del suo popolo, colui che dovrebbe acquisire il controllo sui quattro elementi e portare la pace tra le Tribù dell’Acqua, il Regno della Terra e la Nazione del Fuoco. Il film lo vorrebbe, ma non ci riesce. La regia di Shyamalan raggiunge un tale livello di sciatteria che l’intera pellicola non è altro che un elenco puntato di cose da fare.

«Abbiamo girato quello che succede nella prima puntata?»
«Sì, capo».
«Bene, adesso fatemi la seconda».
«… ma sono 20 puntate di 30 minuti l’una!».
«Ah, sì? E va beh, metteteci solo il succo».
«Il succo?»
«Sì, il succo! Cos’è, siete sordi?»
«Non credo di aver…»
«Ah! Insomma, cosa succede in questa puntata?»
«Beh, Aang incontra Sokka e Katara…»
«Ecco, quello è il succo. Avete capito?»
«… ma è sicuro?»
«Certo! Lo sai chi sono io? M. Night “Fottuto” Shyamalan! E se lo firmo io, questo film sarà un capolavoro. Adesso fuori dalle balle, che devo darmi un tono per le interviste».

Non c’è altra spiegazione per l’immonda merda che ne è venuta fuori. Quando Aang incontra gli altri, questi lo seguono senza un perché. «Ah, tu sei l’Avatar? Bene, c’è scritto sul copione che ti seguiamo. Dai, che il regista ha fretta di finire». Così, quella che nella serie animata risulta una storia di crescita e apprendimento, nelle incapaci mani di Shyamalan diventa un’immonda shyamalaiata senza scopo. Le scene d’azione e l’ambientazione scenografica non possono niente di fronte alla morte dei dialoghi, che nell’originale sono brillanti e ironici. Sembra di guardare il primo colossal girato da un ragazzino con più mezzi che talento, noioso fino alla narcolessia. Non vale neppure la pena scriverne un cineracconto, tanto più che i personaggi e la storia in sé sono davvero belli e a questo punto sarebbe stato molto meglio distribuire il cartone in Italia o – volesse il cielo! – farne uscire i DVD in cofanetto. Invece chi ha amato l’originale come me si vede derubato di qualcosa, offeso in quello che ama, perché l’abuso fatto in questo caso non ha scusanti. Shyamalan ha calpestato la serie con incuria, producendo quest’immonda sozzura che risulta indigesta anche a chi non sa nulla di Aang e del suo mondo. Ne viene fuori un fantasy imbarazzante, una storia poco convincente e molto noiosa. Per fortuna i fans hanno bocciato il film, così si spera che non vengano violentate anche le restanti due stagioni… anche se Shyamalan ci sperava, sentendosi già – povero lui – il nuovo Peter Jackson, con trilogia fantasy annessa. Peccato che Shyamalan pensi solo a Shyamalan e questo lo distragga da quisquilie quali, per dire, una regia decente e l’attenzione alla storia.

sabato 7 agosto 2010

AVATAR - la Leggenda di Aang

2 commenti
Difficile dire se Avatar sia un anime o no, di sicuro è uno dei più bei cartoni animati che abbia mai visto e il migliore che sto seguendo al momento. Lo stile prende molte influenze orientali, ma è un prodotto USA e da qui viene il dilemma: anime o cartoon? Beh, non importa, è bello e tanto basta.
Trasmesso negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2008, consta di tre stagioni, le prime due di venti episodi e l’ultima di ventuno. Da noi viene trasmesso via satellite dall’emittente Nickelodeon, che ne è anche produttrice (attualmente è in onda la terza stagione, oltre alle repliche di quelle precedenti), non sto poi a dirvi il pieno di giudizi positivi sia dalla critica che dal pubblico. Sì, ma di cosa parla? Ecco, qui sta il fascino della vicenda.

Il mondo è diviso in quattro parti: la Nazione del Fuoco, il Regno della Terra, i Nomadi dell’Aria e le Tribù dell’Acqua. Gli elementi che distinguono questi popoli vengono controllati dai Dominatori, uomini e donne che uniscono le arti marziali al misticismo per piegarli alla propria volontà. Solo uno, l’Avatar, lo spirito incarnato del pianeta e ponte tra il mondo dell’uomo e quello dello spirito, è in grado di padroneggiare tutti gli elementi e garantire l’equilibrio tra le forze. Attraverso un ciclo di rinascita, l’Avatar si reincarna di volta in volta in ogni popolo: acqua, terra, fuoco e aria. Il ciclo però sembra spezzarsi alla morte di Avatar Roku, quando il Signore del Fuoco ordina il genocidio dei Nomadi dell’Aria, tra i quali deve rinascere l’Avatar. Il mondo perde la speranza e la Nazione del Fuoco inizia una guerra di cent’anni per il dominio totale.

Un secolo dopo, tra i ghiacci del Polo Sud, Katara e Sokka – fratello e sorella appartenenti alla Tribù Meridionale dell’Acqua – trovano un giovane monaco intrappolato in un iceberg. È Aang, l’ultimo Avatar, che precipitando nell’oceano durante la fuga ha usato il suo Dominio dell’Aria per creare una bolla in cui sopravvivere. Con lui c’è Appa, un bisonte volante (la fauna incredibile del cartone è parte integrante del suo fascino), ultimo della sua specie così come Aang lo è del suo popolo (da qui il titolo originale The Last Airbender). Malgrado i cent’anni d’età, l’Avatar è un bambino di dodici anni che non conosce altro Dominio che il suo. Così, nell’apprendere ciò che è stato del mondo durante la sua “assenza”, decide di affrontare un lungo viaggio alla ricerca di Maestri che possano istruirlo sui Domini dell’Acqua, della Terra e del Fuoco. Con lui partono i ragazzi che l’hanno trovato; Katara, ultima e inesperta Dominatrice dell’Acqua della sua Tribù – decimata dalla nazione del Fuoco – e Sokka, suo fratello e altrettanto inesperto guerriero (il semplice fatto di nascere in una nazione non significa che ne apprenderai il dominio, ci vuole predisposizione e studio), entrambi con lo scopo di aiutare e proteggere l’Avatar e nella speranza di trovare Maestri anche nelle loro discipline. La Nazione del Fuoco è però in breve sulle loro tracce quando il Principe Zuko, esiliato da suo padre – l’attuale Signore del Fuoco, Ozai – trova il villaggio e inizia l’inseguimento dell’Avatar, nella speranza di recuperare il suo onore ed essere riammesso in patria.


Al di là dell’ambientazione accurata, la serie si avvale di un’ottima sceneggiatura, personaggi a tutto tondo (anche i cattivi non sono bidimensionali ma hanno una loro evoluzione e solidi moventi) e un umorismo che stempera il drammatico. In ogni puntata si può ridere e restare col fiato sospeso, scoprendo di amare personaggi una volta odiati a morte. Ottima la grafica, l’animazione e l’inventiva spesa nella creazione di questo mondo fantastico in cui si possono indovinare ispirazioni a popoli realmente esistenti. Come gli Inuit per le Tribù dell’Acqua, i Tibetani per i Nomadi dell’Aria, la Cina Imperiale per la Nazione del Fuoco e un misto di culture asiatiche per il vasto Regno della Terra. Ecco ciò che amo, immaginazione ben spesa e idee originali.

Veniamo ora alle ultime novità, ossia The Last Airbender (da noi, L’Ultimo Dominatore dell’Aria) il film diretto da M. Night Shyamalan e di prossima uscita. Vi dirò, se da una parte lo attendo con ansia (sì, direi che “ansia” è la parola giusta), dall’altra sono dubbioso del risultato. Avatar è una storia lunga tre stagioni, un viaggio di crescita e apprendimento, la scoperta e l’accettazione di Aang nell’essere qualcosa di più di un giovane monaco, parla di responsabilità e dilemmi morali. Votato alla pace per educazione e inclinazione, Aang sa che l’unico modo per terminare la guerra è sconfiggere il Signore del Fuoco, ma questo significherebbe uccidere, qualcosa che non riesce a concepire. Così, nel dilemma che lo affligge, cerca disperatamente una via di compromesso. Tranquilli, non vi dico come va a finire, non lo so nemmeno io, devo ancora terminare la serie. Se però vi ho incuriosito, potete fare come me e guardarvela in streaming (per evitare salti di programmazione) e dedicargli tutto il tempo che – vi assicuro – merita pienamente. Sicuramente andrò a vedere anche il film, ormai ci sono dentro fino ai capelli, e capirete – guardandolo – come sia possibile immergersi in questa storia.


Ah sì, è in preparazione Legend of Korra (nella foto qui sopra), una nuova serie ambientata nel futuro di Avatar, ma non voglio farvi correre troppo. Spero di avervi incuriosito, e vi auguro fiducioso una buona visione.
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