lunedì 20 febbraio 2012

Sanscemo: ebbasta!

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Mi sfogo un attimo, portate pazienza. Non ho visto Sanremo né me ne frega niente, ma pare non ci sia modo di evitare di essere perseguitati per giorni da polemiche e cazzi vari. Ora, il motivo per cui non lo guardo è che mi è musicalmente più lontano d’un bramito mesozoico (che peraltro troverei più interessante, però il tempo e lo spazio mi fottono), trovo non faccia nulla per la musica ma tanto per i talk-show, e chiunque dica che il Festival non è solo polemiche, vive su un pianeta dove non lo trasmettono. Detesto il fatto che la RAI chieda soldi per queste vaccate, e ancor di più m’irrita il fatto che le sue produzioni si rivolgano sempre al solito target di pubblico ma il pizzo lo debbano pagare tutti, affinché vengano fatti programmi per alcuni che pagheranno tutti quanti. Ecco, a me del Festival sta sul culo che è proprio come la RAI, tanto nazional-popolare quanto una barzelletta sui Carabinieri, e ugualmente sterile e già sentita, ma che a qualcuno – il target di cui sopra – strappa ancora una risata. Io invece non ci trovo niente da ridere, davvero.

domenica 12 febbraio 2012

In Compagnia del Lupi

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In Compagnia dei Lupi (The Company of Wolves, 1984) è un film di Neil Jordan basato sull’omonimo racconto breve di Angela Carter (contenuto nella raccolta The Bloody Chamber), e insieme ne firmano la sceneggiatura a quattro mani.

La storia riprende la fiaba classica di Cappuccetto Rosso, ma ne fa qualcosa di completamente nuovo. Nel presente, Rosaleen (Sarah Patterson) è una ragazzina che sogna una vita e una realtà diverse dalla sua, lontana dalla sorella maggiore e dai genitori che – dice – non la capiscono. Nel sogno vive in un villaggio circondato dal bosco, dove la regola più importante è non lasciare il sentiero, ma questo sogno contiene altre storie che una dopo l’altra ci raccontano la natura del lupo. Non tanto quello che – seppur a ranghi ridotti – popola anche il nostro Appennino, ma il tipo che tiene il suo pelo nascosto dentro. La sua guida nella scoperta di questi misteri è la Nonna, interpretata da una formidabile Angela Lansbury.


Sono incappato in questo film tanto tempo fa, un po’ come Cappuccetto incontra il Lupo, per caso. Passeggiavo di canale in canale alla ricerca di qualcosa d’interessante quando eccolo lì, a rapirmi dal primo all’ultimo fotogramma. Malgrado gli effetti speciali un po’ goffi (ma ingegnosi) e il budget limitato, ogni scena risulta suggestiva. La storia poi è sostenuta da una sceneggiatura di sana e robusta costituzione, così rara di questi tempi. Sebbene qualche scena possa turbare i più impressionabili, non si tratta di un horror. Nel modo più assoluto. È piuttosto una fiaba cruda, di quelle che tengono fede alla voce o alla penna di chi le narrò per primo, senza edulcorate concessioni “moderne”. Eppure sa farsi delicata, e sfiorare l’immaginazione con immagini potenti che incantano.

Di più non saprei dire senza raccontare l’intero film, e poi c’è chi ne ha saputo scrivere meglio di me. Comunque, per lasciarvi un assaggio, ecco la filastrocca recitata sui titoli di coda. Per me è rimasta negli anni una delle citazioni cinematografiche più significative – a livello personale – che abbia mai incontrato.

«Da quanto dura questa cantilena? Non correre da sola dentro il bosco, non fermarti da sola per la strada. Non devi mai fidarti dell’estraneo che si avvicina a te con gentilezza; la beltà s’accompagni alla saggezza. Il lupo assume le più strane forme, con l’ambigua parola che t’inganna. Mai lui rivelerà i propri intenti. Più dolce la sua lingua, più aguzzi i denti».

domenica 5 febbraio 2012

Sarete furtivamente varati a parte!

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Oggi ero su Facebook come al solito, quando Hell ha postato questa scena, che per me è una delle più belle della saga di Fantozzi e della storia del cinema comico italiano in generale, e perché no… del cinema comico in assoluto, tièh! Mi sono reso conto di adorare questi personaggi, e ogni volta che voglio citare la scena dimentico qualche nome – uno su tutti, la “Baronessa Filiguelli de Bonchamp, Mascotte a vita della Società”, che adesso invece ho memorizzato a meraviglia, ri-tièh! – così mi sono messo lì col TuTubo a guardare e ascoltare con attenzione la scena trascrivendo il testo (non guardatemi come se fossi matto, voi mi leggete pure e questo non migliora di granché la vostra anamnesi), perché almeno così saprò dove andare a guardare la prossima volta che mi andrà di fare una “citazione dotta” su questa scena. Perciò sì, questo è un post accazzo fatto per comodità mia, ma anche vostra che così potete copia-incollarla ai vostri amici per fare i fighi del parco giochi.

Da Il Secondo Tragico Fantozzi, la Scena del Varo.
[la banda suona un andante allegro sul molo gremito dalla folla, le autorità procedono verso il punto del varo]

Narratore*: «Madrina del varo, l’ineffabile Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, grande azionista della Società».

[parlottamenti gioiosi e acclamazioni della folla con gran dispiegamento di bandierine tricolore]

Capo-varo: «Ecco, Contessa, a lei».

[gridolini gioiosi della Contessa]

Narratore: «Parte da trentdue metri la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare».

[rullo di tamburi]

Contessa: «Capo-varo, posso andare?»
Capo-varo: «Vadi, Contessa, vadi!»

[lancio della bottiglia che colpisce Fantozzi alla nuca mandandolo in acqua, segue altro tentativo]

Capo-varo: «Ecco, Contessa».
Contessa: «Un’altra bottiglia?»
Capo-varo: «Sì, prego».
Narratore: «Riparte da quarantasei metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare».

[rullo di tamburi]

Contessa: «Capo-varo, ri-posso andare?»
Capo-varo: «Ri-vadi, Contessa, ma un po’ più centrale».

[lancio della seconda bottiglia, che colpisce Fantozzi nell’atto di riemergere dalle acque]

Contessa: [costernata] «Oooh».
Narratore: «Fantozzi questa volta preferì attendere in acqua la conclusione della cerimonia».

[nuovo tentativo e rullo di tamburi]

Contessa: «Capo-varo, ri-ri-provo?»
Capo-varo: «Ri-ri-vadi, Contessa, ma un po’ più a destra».
[serie di lanci errati, con tuffi di varie personalità]
Narratore: «Qui lo raggiunsero nell’ordine; Sindaco con fascia tricolore, Ministro della Marina Mercantile, centoduenne Baronessa Filiguelli de Bonchamp, mascotte a vita della Società! Tutte le Autorità vennero poi furtivamente varate a parte».

[capocciata della Bonchamp alla chiglia della nave con boato sordo e metallico]

Narratore: «Finita la riserva di champagne, fu deciso di cambiare il rituale della cerimonia. Taglio di un cavetto metallico che avrebbe messo in moto il meccanismo del varo. Riparte da settantadue metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare».
Capo-varo: «Vadi, vadi, Contessa!»
Contessa:
«Taglio, in nome di Dio!…»
Narratore: «Mignolo netto dell’arcivescovo con Anello Pastorale!»
Arcivescovo: «Porcaccia di quella…»

[orchestra in crescendo a coprire l’imprecazione, mentre l’Arcivescovo rincorre la Contessa]

Narratore: «La nave fu poi varata nel tardo pomeriggio, quando si fu placata la furia omicida del porporato».
Ecco, e adesso bullatevene in giro!

*La voce del Narratore, come ricorderete, è sempre di Paolo Villaggio.
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