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mercoledì 19 gennaio 2011

Gli Ingrattabili di Cornelius Kane

9 commenti
Vi siete mai chiesti come sarebbe il mondo se al nostro posto ci fossero cani e gatti domestici? No? Neanch’io, ma l’ha fatto Cornelius Kane (che poi è lo pseudonimo di Anthony O’Neal, autore australiano di altre cose che potete scoprire sul suo sito) con Gli Ingrattabili. Io l’ho scoperto per caso mentre facevo shopping natalizio – era il 2009, se non erro – e mi è capitato in mano questo libro, così dopo aver letto la quarta di copertina e un po’ di incipit ho pensato andasse bene come regalo per un’amica. Fatto l’acquisto però non sono riuscito a levarmelo dalla testa, così il giorno dopo o giù di lì sono andato a prenderne una copia anche per me. Cavolo, se ho fatto bene! Oltre a essere divertente, è in qualche modo satirico verso la società umana contemporanea, coi nostri animali domestici che ricalcano vizi e virtù – come si dice in questi casi – dei loro padroni. Dai bassifondi dei Canili ai graffiacieli di Gathattan, se ne vedono di tutti i colori e tutte le razze, compresi i protagonisti Crusher McNash, bull terrier della Squadra Scannamenti che indaga su misteriosi carnicidi con l’aiuto di Cassius Lap, un siamese dell’FBI (Feline Bureau of Investigation), e questo già dovrebbe incuriosirvi, ma c’è anche di meglio, tutto un mondo trasformato eppur riconoscibile in tutte le sue luci e ombre.
Adesso poi ho appena finito Il braccio felino della legge, una nuova avventura tra noir e giallo, cane e gatto, bassifondi e graffiacieli. Davvero, capita di rado di divertirsi così tanto e bersi praticamente un libro, o non vedere l’ora di trovare il tempo per divorare un’altra generosa manciata di pagine. In più i libri sono slegati fra loro, anche se godono di una certa continuità che però non è indispensabile conoscere per goderseli. Altro punto interessante è lo stile, visto che Gli Ingrattabili viene raccontato in prima persona da Crusher mentre Il braccio felino della legge è farina del sacco di Cassius, quindi si può dire che cambiando la voce narrante cambi anche quello. Duro e puro l’incorruttibile bull terrier, più sottile e ragionato l’astuto felino. In ogni caso non dovete credermi sulla parola, anzi vi invito a cercarli in libreria e sfogliarne un paio di pagine. Si entra in un mondo di animali parlanti che mai e poi mai potrebbe essere disneyano, coi suoi efferati carnicidi, la prostituzione interspecie, ecc. divertente e affascinante, ricorda più Fritz il gatto che Tom & Jerry, Pippo e Topolino e compagnia, con l’aggiunta di quest’atmosfera fumosa da film noir che si stempera ma non si ridicolizza nell’ambientazione. Qualcosa di mai letto prima. Sì, La fattoria degli animali di Orwell, direte voi... okay, ma io non l’ho letto e amen, quindi pace all’anima mia e anche alla vostra.
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