lunedì 17 marzo 2014

This is my Boomstick Award 2014

1 commenti
Del tutto inaspettatamente - vista la salma inerte del blog - quest’anno ho ricevuto ben TRE Boomstick Award! Uno da Arcangelo Scattaglia di Ucronìa.it, il secondo da Alessandro Mana di RedJack e il terzo da Gianluca Santini di Redrum, perciò adesso tocca a me. Prima però incollo le regole del concorso così come Hell le ha ideate, incidendole nella piet-- sulla rete. 

Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:

1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto

A cui aggiungo una quarta regola, ché l’anno scorso me le hanno fatte girare:

4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite

… and now the Boomstick goes to… 

Alessandro Girola di Plutonia Experiment e de L’Ultimo Blog a Sinistra, che ormai da qualche tempo mi ha messo sotto a far copertine facendomi riscoprire un interesse e una passione per la grafica che avevo dimenticato. Il fatto poi che Alex sia prolifico come un criceto mi mette sempre di fronte a nuove idee e sfide che mi obbligano a migliorare, e io mi diverto anche nell’affrontarle. Perciò grazie.

L’ideatore del Boomstick Award e padrone di casa di Book and NegativeGermano M. AKA Hell che, in un periodo in cui non riuscivo a scrivere neanche la lista della spesa, ha avuto fiducia nel sottoscritto chiedendo la mia collaborazione per il suo blog, sul quale ho postato e scrivo ancora le recensioni di Da Vinci’s Demons, True Blood, The Walking Dead (quest’ultima alternandomi con lui) e chissà che altro ci riserverà il futuro.

Angelo Sommobuta Cavallaro de Il Viagra della Mente perché, anche se ho a malapena visto l’anime di ONE Piece e non so una fava di Naruto, trovo divertente e diretto il suo modo di scrivere ma soprattutto perché mi fanno morire le Buta-faces con cui invade Facebook – e lui lo sa – perciò se mai un giorno dovessi incontrarlo, dirò una mitragliata di stupidaggini solo per vedere la sua faccia cambiare come un camaleonte sul tappetino del Twister. 

Lucia Patrizi, la mia esperta di cinema di fiducia, col suo blog Il Giorno degli Zombi perché scrive magnificamente, non solo quando parla di cinema ma anche quando si dedica alla sua blog-novel al punto di farmi appassionare al tema degli abissi, anche se lei sa perfettamente che ne ho un profondo e inesplicabile terrore, ma nelle sue storie mi immergo sempre più che volentieri.

Max Helldorado Novelli di Rude Awake Metal perché anche se non so una cippa di metal e mi guardo solo la sua Gallery sulle copertine peggiori di tutti i tempi – corredate dai suoi commenti esilaranti – è il mio “online-Bro” e, oltre a saperne un botto di queste cose, disegna da dio (anche se non ne è ancora convinto). 

Bruno Bacelli di Mondi Immaginari perché il suo blog è ingiustamente segnalato come spam da Facebook (e io non sopporto le ingiustizie), perché ha scritto ben due un post su Tanith Lee – che io adoro – e in fine perché i suoi lapidari exploit di cupo realismo sono una piccola grande leggenda.

Domenico Attianese di Helldoom’s Reign perché è Brandon Lee, il Vampiro Armand e un Cultista di Cthulhu, perché – mortacci sua – scrive, e anche tanto (giornalismo, blog e narrativa), mentre io ringrazio Gozer quando riesco a finire una recensione, e poi perché è un amyketto (gne gne gne).

venerdì 1 novembre 2013

Post-Halloween’s post

2 commenti

Un tempo non festeggiavo Halloween, era una festa che non sentivo mia perché non ci sono cresciuto insieme, ma negli ultimi anni ho cambiato idea. In fondo, per definizione, una festa ha lo scopo di essere divertente, e Halloween lo è. Ho il pregio – lo ritengo tale – di riflettere sulle cose e cambiare idea se riconosco un’errore nel mio ragionamento o incontro un altro punto di vista che può arricchire o modificare il mio, perciò da qualche anno non solo lo festeggio ma ne approfitto per fare qualcosa fuori dal consueto. Quest’anno è toccato alla disco goth industrial EBM dark non ho capito, generi che io fatico a distinguere ma che offrono comunque un panorama e un’ambientazione perfetti per questa circostanza. Ok, l’impatto è stato straniante ma non devastante. Più che altro mi sono sentito un pesce fuor d’acqua, ma ogni esperienza nuova è così, la si fa e poi si decide se portarla avanti o metterla da parte e passare alla prossima. Cosa ne sarà di questa, ancora non lo so, ma il pollice non è verso, solo impegnato con le altre dita nel grattarmi la testa per capire cosa ci stia passando attraverso. Tengo la mente aperta, arieggio i neuroni e rifletto, come al solito. 

P.S. Questo discorso mi conduce a una breve riflessione sull’ipocrisia, perché a volte esiste una confusione per la quale a taluni basta lanciare l’accusa solo perché si è cambiata idea su una cosa o una persona. No, l’ipocrita non è chi cambia idea ma colui che – per secondi fini – finge di averne un’altra conservando in realtà quella di prima. Lo specifico perché “al giorno d’oggi, signora mia”, come dicono le comari negli adagi, il vero significato delle parole sembra più opinione che linguistica.

mercoledì 16 ottobre 2013

Gravity (2013)

3 commenti

Gravity (2013) di Alfonso Cuarón,
con Sandra Bullock & George Clooney.
Bello. C’è poco da dire, Gravity è bello. Molto bello. Sorprendente. Un gran bel film che affascina, incanta, emoziona e fa tutte quelle cose per cui la gente va (o andava) al cinema. Ho letto pareri positivi e critiche negative, sono d’accordo coi primi e scuoto il capo sui secondi, ma intanto leggetevi la trama.
Gli astronauti Ryan Stone (Sandra Bullock) e Matt Kowalsky (George Clooney) sono intenti alle riparazioni di una stazione orbitante quando un’imprevedibile catena di eventi gli scaraventa contro una tempesta di detriti. L’impatto è devastante, distrugge la stazione e li lascia a vagare nello spazio nel disperato tentativo di sopravvivere e trovare un modo per tornare sulla Terra.
Ecco, due personaggi e poco più (voci via radio), tutta la scena appartiene a loro due e viene tenuta benissimo, soprattutto dalla Bullock. Non so voi, ma io adoro questo genere di cinema con un piccolo, piccolissimo cast. La prova attoriale non ha vie di fuga, deve reggere dall’inizio alla fine, è tutto sulle loro spalle. Spalle forti, spalle sane. Così esce un personaggio vero, tridimensionale. 

Ryan Stone esiste, è un eroina. Lo è per 90 minuti di pellicola. Un’ora e mezza – tempi inconsueti ormai, ma perfetti – è tutto quello che ci vuole per raccontare una storia. Esiste perché Sandra Bullock le ha dato vita (in un certo senso, come Sigourney Weaver creò Ellen Ripley, nonostante siano diverse). Anche Kowalsky è un’eroe, un veterano all’ultima missione, un personaggio ben caratterizzato e realizzato, ma Ryan è l’outsider. È una Specialista di Missione, il che vuol dire che ha avuto un addestramento di soli sei mesi per andare nello spazio, montare un programma e tornare indietro. Bello liscio. Naturalmente le cose non vanno mai secondo i piani, specie se siamo al cinema. Il disastro è dietro l’angolo e i nostri eroi, soli nello spazio, dovranno rimediare.

Locandina vintage trovata su Facebook.
Parlo di eroi nel senso vero del termine, perché l’isolamento nello spazio – che Cuarón sa trasmettere alla perfezione – è totale e avvolgente. Le loro paure sono le mie e anche le vostre. Non esiste nulla di più alieno del vuoto là fuori, niente di più alla deriva di un’astronauta smarrito. Galleggiare sopra il nostro pianeta senza poterlo raggiungere, vederlo come solo in pochi lo hanno visto e contare alla rovescia prima di morire, questo è abbastanza. C’è da disperarsi, arrendersi. Invece no, superando i propri limiti, l’eroe ce la fa.

Chiuderei qui, ma voglio dire un paio di cose sulle critiche che ho letto: Stronzate & Stupidaggini. Ehi, sono due di numero. Ok, scendiamo nel dettaglio.

L’impressione che ho io è che un po’ di gente – non tutta per fortuna, ma sempre troppa – non vada più al cinema per vedersi un bel film e magari meravigliarsi, immergersi in qualcosa di bello e goderne a pieno, ma solo per lamentarsi. Perché oggi siamo tutti critici, tutti esperti. Soprattutto, abbiamo una connessione (che alle volte è un po’ come la cassetta della frutta su cui i matti montano in piedi per arringare le folle).

Io non sono della NASA, non ho esperienza di missione né di fisica a gravità zero, ma pare che in giro ci siano più scienziati che connessioni libere. Incongruenze? Non chiedetelo a me. 

Quello che posso dirvi è che la storia fila e tutto quello che ho letto di negativo viene da interpretazioni errate, disattenzione dello spettatore/critico e problemi ormonali che portano qualche derelitta a lamentarsi del fatto che di George Clooney “si vede solo la faccia”. Per cortesia, collegate il cervello oltre al modem. Grazie.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...