mercoledì 15 aprile 2009

Di nuovo la collega A, con lamentazioni dell’utenza

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Proprio perché non me ne accorgo solo io, ora anche gli utenti iniziano a far presente che la A stava meglio in pensione. Stamattina passa una signora, e appena mette piede nell’ufficio fa: «Menomale che c’è lei». La invito ad accomodarsi e mi spiega: ieri, dopo che me n’ero andato, la signora era passata per un paio di analisi del sangue – normale routine – se non che c’era la A, perciò l’intera semplice faccenda ha preso una piega meno ordinaria. Insomma, erano le 16:00 e davanti alla signora c’erano due persone, così si è messa in attesa pensando di fare in tempo – inconsapevole della lentezza della A – e infatti il suo turno arriva 40 minuti dopo. In più, poiché la A e la Legge di Murphy hanno una salda partnership, la collega ha sbagliato la prenotazione scazzando il giorno e omettendo un esame. Giustamente, la signora glielo fa notare, e la A sbotta: «Be’, insomma, non me lo farà rifare!» la signora, che era già in ritardo (doveva andare a prendere il bambino, che ha poi trovato in lacrime al doposcuola), si è presa su i fogli dicendo che avrebbe rimediato un’altra volta. Stamattina infatti impiego 10 minuti per sistemare la faccenda mentre la signora mi racconta l’accaduto, lasciandosi sfuggire un: «Se l’hanno messa in pensione, magari è meglio che ci resti, invece di far danni in giro. E poi guardi, stamattina ho buttato l’occhio per vedere chi c’era, ma se avessi visto la signora di ieri, col cavolo che sarei entrata… menomale che c’era lei». A questo punto, se il mio lavoro deve assommarsi al sistemare i danni prodotti dalla A, so già che la prossima volta che la SI mi chiederà come se la cava la collega avrò qualcosa da dire.

Ma bando alla A, oggi ho scoperto di essere il beniamino della terza età. Una volontaria del Centro Anziani è venuta a prendere un modulo, e intanto che era lì mi ha detto di come tutti parlino bene del sottoscritto e di quanto siano soddisfatti dell’operato di questo ufficio e di me in particolare. Ecco, sapere che le mie groupies hanno quarant’anni per gamba lascia un po’ così… ma se non altro, i nervi che mi fa saltare la A vengono ripagati con un po’ di apprezzamento.

venerdì 3 aprile 2009

Fuffa

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Mi si creda quando dico che l’universo è pieno zeppo di ogni robaccia inutile. Tutto quello spazio dopotutto non può essere riempito in senso logico e completo da parti indispensabili, a cui non si può rinunciare all’occorrenza, come una valigia o una cassapanca ricolma di preziosi. Va da sé quindi che l’universo, essendo ben più grande di un armadio a muro o di qualsiasi altro luogo in cui riporre oggetti importanti, non può essere colmato di tali preziosi fino all’orlo. Oh, contiene certamente beni al di là di ogni più fervente immaginazione, tesori tali da far impallidire le miniere di Salomone, ma la maggior componente dell’universo è quella materia sottile e inutile che in mancanza di termini migliori chiameremo fuffa. La fuffa è talmente poco preziosa che si trova ovunque nell’universo, proprio adesso la state molto probabilmente respirando, vestendo o ci sedete sopra. La fuffa è ovunque, riempie gli spazi tra le molecole come carta d’imballaggio. Probabilmente la fuffa esiste da prima dell’universo, o magari è stata la fuffa che, specializzandosi, ha poi prodotto quelle altre cose importanti che hanno dato il via al Big Bang, come elementi chimici, molecole e altre cose che a ben dire non saprei spiegare, perché non sono un chimico o un fisico. Io studio la fuffa e basta. Chi studia la fuffa, nell’organigramma delle cose, è utile quanto un apostrofo tra le parole “qual è”, sembra che ci voglia, ma in effetti non è così. Chi studia la fuffa è a sua volta fuffa degli scienziati, o per lo meno questa è l’idea generale che chi non studia la fuffa si è fatto al riguardo. E tanti saluti.
Noi studiosi della fuffa invece siamo ben consapevoli della nostra importanza e del giusto posto che occupiamo nell’universo; è un puntolino più a sinistra di dove pensate voi. Ci siamo impegnati per anni al fine di risolvere un’annosa domanda: se non serve a niente, perché esiste? L’idea di alcuni è che dopotutto, a qualcosa serva. L’idea di altri è all’incirca: «Sta zitto, idiota!» E così via. Le ragioni della fuffa sono ciò che ci sfugge maggiormente, per esempio: perché ha prodotto cose apparentemente più utili di lei? Come gli atomi, per dirne una, o l’ornitorinco, per fare un altro esempio a caso. Qualcuno ha suggerito che la fuffa abbia uno scopo, ma ciò vorrebbe dire che è senziente, e se la materia più comune nell’universo avesse una coscienza, be’ allora dovremmo chiamarla dio, giusto? In fondo, la fuffa crea sostanze che non sono fuffa a loro volta, come se un colibrì partorisse un’impala. Non è cosa, ne converrete. Ecco quindi il dibattito a cui prestiamo la nostra massima attenzione: chi o cosa è la fuffa? E poi, dobbiamo continuare a chiamarla così? Per alcuni, parliamo di materia oscura, ma essendo al di fuori del circuito scientifico internazionale – che ci snobba come braccianti a corte – il nostro gruppo di ricercatori non è aggiornato riguardo alle scoperte altrui. Stessa cosa vale per i ricercatori di altre discipline, che non si prenderebbero la briga di controllare i nostri dati neppure se si trovassero in bagno con una turbo dissenteria e non avessero altro da leggere. Quanto ai teologi, di solito si mettono le dita nelle orecchie e ripetono ad altra voce: «Lalalalalalala!» che dev’essere un mantra molto antico, oppure ci guardano con compassione. Qualcuno butta lì che, insomma, dopotutto… ma poi non se ne fa nulla. A noi, sinceramente, che la fuffa sia dio o no, frega fino a lì. Perché se così è, significa che la sua natura dispersa nell’universo ne fa qualcosa di talmente alieno che diventa impossibile adorarlo. Limitarsi a viverlo sarebbe già qualcosa, per dire. Mentre se così non è, be’ allora pace. Significa che la fuffa è materia mutabile, pronta a diventare ciò di cui c’è bisogno. Un po’ come le cellule staminali. E allora, che dio esista o meno, che la fuffa sia dio o meno, che importa? Già, tutto sommato, la nostra ricerca pare conclusa qui, ma noi siamo come la fuffa, vaghiamo per l’universo come la polvere sollevata dalla battitura del tappeto. Ce ne andiamo ovunque, mescolandoci a materie diverse, cambiando e cercando, scivolando sotto l’uscio delle discipline e delle idee, accarezzando il nostro stesso mistero. Ci interroghiamo su dilemmi infiniti, poniamo domande a chi non è in grado di rispondere per il semplice gusto di non trovare la soluzione, e avere così il piacere di continuare a cercare. Siamo vivi nell’inseguimento e moriamo in una risposta. Meglio non sapere, meglio essere fuffa levata dal vento del cosmo, là nell’universo, dove la materia più inutile pone le domande più urgenti. Ma forse la fuffa non esiste, e questo nostro vagare è viziato da un errore di fondo cui non sapremo far fronte. Nell’universo ci sono tante cose inutili, alcune di queste sono domande che galleggiano nelle loro stesse risposte.
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