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mercoledì 24 aprile 2013

Recensione di Da Vinci’s Demons su Book and Negative (più qualche nota di autoanalisi)

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Ieri è iniziata la mia partecipazione con Book and Negative, si tratta della recensione al Pilot di Da Vinci’s Demons. Hell mi aveva già ospitato col guest-post sul Tredicesimo Episodio della Terza Stagione di The Walking Dead, ma adesso sarò un autore ricorrente – più o meno, tempo e idee permettendo – del suo blog. 
Sì ok, ho presente le vostre domande: «Perché scrivere su un blog altrui se trascuri già il tuo?» Semplice, perché mi conosco. 
In autonomia e lasciato a me stesso divento pigro, demotivato e poco stimolato. Invece partecipare a qualcosa di collettivo e avere qualcuno che – anche senza fare pressioni – mi tenga in riga, aiuta. Vorrei ritrovare la voglia di scrivere, visto che mi piace ancora, ma da solo finisco col combinare ben poco e terminare anche meno. 
«Nosce te ipsum», dicevano i latini (citando a loro volta quel “Gnôthi seautón” posto all’entrata dell’Oracolo di Delfi), ossia «Conosci te stesso», e io ho imparato a conoscermi negli anni, a non fidarmi, e quindi a escogitare trabocchetti per farmi fare quel che va fatto. Si tratta di capire con chi hai a che fare e agire di conseguenza, non meno di quanto accade nei rapporti interpersonali, arrivando a “imbroglioare” anche se stessi per il proprio bene. 

venerdì 12 ottobre 2012

Black Mirror (2011)

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Ieri sera ho visto Black Mirror, questa miniserie inglese in tre episodi, in realtà tre brevi film slegati fra loro. Mi ci sono accostato per curiosità non sapendone nulla, ma neanche un attimo dopo ero incollato allo schermo per vedermeli tutti e tre in stecca. Il tema generale è il potere della tecnologia sulla società nell’accezione più negativa che potreste immaginare. Controllo e alienamento, ma anche manipolazione. Questa volta non farò il cineracconto e ometterò gli spoilers perché ve ne consiglio la visione, d’altra parte qualunque riassunto o bignami non gli renderebbe merito, perciò mi limiterò a riportarvi le trame e le mie impressioni.

venerdì 8 giugno 2012

Due parole su Game of Thrones

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Ho appena finito di guardare la seconda stagione, magnifica. È passato un bel po’ di tempo da quando ho letto i libri da cui sono state tratte le prime due; alcuni cambiamenti li ho notati, altri mi sono stati ricordati. Tutto funziona comunque per il meglio, e quel che è mancato qua è là è stato perché ce ne potevamo privare o perché avrebbe tolto ritmo alla narrazione corale. Ottimo colpo di scena sul finale, poi. Anche questa volta la HBO dimostra di sapere il fatto suo. Il metodo dei pochi episodi ma ben fatti mi ricorda lo stile BBC, che cura la storia senza sfiancare il pubblico rincorrendolo con vaccate abominevoli. Chi ha detto Terra Nova e Falling Skies? Niente, sarà il vento. 

Fin dall’inizio – e parlo dei libri ancor prima della serie – ho avuto due eroi, Tyrion e Daenerys, entrambi ostacolati in modo diverso dalla vita ma che la combattono a suon di battute e coraggio. Le battute, soprattutto Tyrion. Ho anche un debole per Varys, questo misterioso Ragno Tessitore che non ha mai il tempo di raccontare del suo passato perché viene puntualmente interrotto, e ogni volta vorrei stare lì a pendere dalle sue labbra per conoscerne la storia, anche se un’idea ce l’ho ma non parlo, perché ci scapperebbe un grosso spoiler su qualcosa che deve ancora succedere. Nutro perfino una simpatia difficile da spiegare per Arya, questa piccola ma furba ragazzina che se la cava ogni volta “per il rotto della cuffia”, come si dice. Anche Brienne, col tempo, è diventata un personaggio che mi appassiona. Nella prossima stagione avremo più tempo per lei e il suo rapporto con Jaime. Vedrete. E poi, chi altri? Beh, devo dire che Sansa è molto più sopportabile sullo schermo che tra le pagine, nero su bianco era una lagna insostenibile, invece qui ha anche la sua composta dignità. Tywin è un altro che nel passaggio dalla carta alla celluloide – ma si dirà poi ancora così? Boh – cambia in qualcosa, pur facendomi sempre apprezzare il personaggio che comunque amavo odiare anche sulla carta. Un modo diverso di percepirlo, direi. 

Ora però fermiamoci qui, o dovrei elencare tutto il cast e dimenticando sicuramente qualcuno. Diciamo semplicemente che, come Tyrion adora partecipare al Gioco, a me piace guardarlo. Quindi, se non l’avete ancora visto, buona visione.

mercoledì 28 marzo 2012

Un po’ di cinema e TV accazzo!

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«If you ever get close to a human and human behaviour, be ready to get confused. There’s definitely, definitely, definitely no logic to human behaviour. But yet so, yet so irresistible. And there’s no map, and a compass wouldn’t help at all». – Bjork, “Human Behaviour” (Debut, 1993).
Inizio con una citazione che è spesso vera, stavolta però la applichiamo ai personaggi di The Walking Dead perché there’s definitely, definitely, definitely no logic to TWD behaviour, credetemi. Tutti i personaggi si comportano in base alle necessità di una trama isterica malamente adattata da un fumetto di successo (che non ho letto ma del quale mi si dicono grandi cose), che qui viene amputato e decomposto come quegli zombie che dovrebbero fare la parte del leone di TWD e invece fanno timidamente capolino ogni tanto. Personaggi come Lori, Rick, Shane, ecc. cambiano idea dall’oggi al domani solo per regalare un colpo di scena senza capo né coda. Eppure questa serie piace, e a chi non piace regala comunque una dipendenza da cazzata più grossa. Dopo un po’ resti a seguirla per vedere che altro s’inventano, è un gioco al massacro sulla minchiata, una scuola circense di alta coglioneria. Dopo aver visto due stagioni, una più assurda dell’altra – nelle quali abbiamo sfiorato picchi di teatro dadaista – attendo anch’io la terza con un moto di reverente stupore (del tipo che ti coglie davanti a un’orca che emerge dal gabinetto e ti morde il culo). All’inizio inorridivo, poi grazie a Hell ho capito che non stavo guardando una rivoluzionaria serie sugli zombie (venuta così male da far rimpiangere puttanate mostruose come Maial Zombie), ma la soap opera non morta Centovetrine of the Dead (leggete tutti i riessunti della seconda stagione se siete curiosi). Accettato questo, è stato più facile andare avanti ridendone serenamente malgrado le bottarelle buoniste alla “dobbiamo conservare la nostra umanità” per poi fare l’esatto contrario, tanto facciamo un po’ come cazzo che ci pare.

Sull’onda di questo buonismo che mi ha un po’ trifolato i coglioni con ricetta classica, la FOX – dopo un battage pubblicitario esagerato che è ingrediente principe della trifolatura – ci ha recentemente regalato Touch, degli stessi autori di Heroes che però stavolta devono aver preso una porta girevole contromano e battuto la testa ripetutamente contro il vetro rinforzato. Ho visto la prima puntata con perplessità. La botta di matematica del caos trattata come mistica e il ragazzino autistico ma geniale col padre uomo d’azione, pareva la fiera dell’avanzo di cinema già visto. Il finale poi, con la morale e lo schema ripetitivo in cui il tocco di un angelo (mamma mia che orrore) salva le vite di alcune persone facendole incontrare, è da crisi diabetica. Ogni episodio è un esercizio di stile per mostrare come riescono a intrecciare storie apparentemente slegate in un nodo gordiano di melassa. Ne ho guardato un secondo episodio per vedere se ci fosse qualche margine di miglioramento, ma già a metà della puntata mi sono reso conto che non volevo sprecare il mio tempo e la mia vita davanti a quel programma.

In settimana però grazie al satellite ho avuto una piacevole sorpresa che magari ai più parrà una cazzata, ma che a me divertì un sacco la prima volta che c’inciampai. Si tratta di Bubble Boy, una storiella bizzarra su questo ragazzo che vive in una camera sterile perché nato senza anticorpi. Nonostante le premesse, non è un film drammatico. Il protagonista è interpretato da Jake Gyllenhaal (e questo è anche il primo film in cui l’abbia mai visto recitare) e la sua missione è raggiungere le Cascate del Niagara per impedire alla ragazza che ama di sposare un’imbecille allo stadio terminale della stupidità. Per farlo si costruisce una tuta isolante a forma di bolla, da cui il titolo. Nel cast appare anche Danny Trejo in un ruolo divertente e sopra le righe (Danny-fans, non perdetevelo), ma anche gli altri personaggi sono un coro di bizzarri soggetti che meritano almeno una rapida menzione, a partire dalla madre isterica e iperprotettiva e il padre sottomesso che non parla mai ma rincorrono il figlio per tutti gli stati, poi la setta dei Brillanti e Luminosi (dove tutti i ragazzi si chiamano Todd, le ragazze Lorraine, e vivono insieme in castità) che appaiono nel video qui sotto e che vi consiglio di ascoltare (e guardare, visto che è una sorta di trailer) perché adoro questa canzone (non solo per il ritmo orecchiabile e coinvolgente, ma anche perché è così cheeful & creepy), seguono il Dottor Phreak e i suoi mostri, un gelataio indiano che gira con un furgone bardato da carro di Shiva e vende anche curry, poi il terzetto Pappy, Pippy e Puttana (o Punani), eccetera. Forse non è un capolavoro indimenticabile della cinematografia e non ha mai aspirato all’Orso di Berlino, ma ha un buon ritmo e non si prende troppo sul serio. Anche i momenti che potrebbero scivolare nello zucchero hanno il loro bravo freno dell’ironia. Insomma, dopo qualche fregatura rivedermi a sorpresa qualcosa di divertente e ben fatto è stato bello.




Se vi propinano merda, il mio consiglio è di non prendervela. Ridetene e guardatevi una cazzata, magari una fatta bene. Non di solo Essai vive l’uomo, ci sono anche film che senza essere pretenziosi fanno il loro lavoro. E sinceramente, questa cosa di snobbare la comicità in favore di roba seria e tragica mi ha un po’ rotto le palle. Si può dire di tutto facendo ridere la gente, che poi se ne ricorderà meglio che se ci avesse pianto sopra (altrimenti non esisterebbe la satira). La verità è ancora là fuori, e fa sempre ridere. Che vi piaccia o no.

giovedì 8 dicembre 2011

Teen Wolf, recensione del PIlot

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Ho appena visto il Pilot di Teen Wolf. Hmpf! 
Il target è adolescenziale, e la sceneggiatura… beh, un giovane “nerd” viene morso da un lupo mannaro e il resto si scrive da sé. Tutto qui? Non proprio. 
Problemi:
  1. il tizio non è per nulla nerd, è pure belloccio (guardatelo nella foto, dove puzza di Twilight) ma non si sa perché, è fuori dal giro giusto. Questo basta a fare di lui uno sfigato? Non credo proprio;
  2. il suo migliore amico – nerd pure lui, si suppone – fa una battuta sulla licantropia, ma il protagonista non capisce e gli chiede cosa sia. Un vero nerd, queste cose le sa come che l’acqua è bagnata, il fuoco scotta e Spock è vulcaniano;
  3. la storia è prevedibile e tirata su coi soliti personaggi-cliché, concentrandosi soprattutto sui problemi sociali dell’adolescenza.
… ma chi è, Jacward?
Nonostante ciò, voglio vedere se ha intenzione di sollevarsi da questa piatta prima visione e migliorare nel suo proseguire, visto che il licantropo è il mio mostro preferito. Quindi gli concederò almeno un’altra puntata e poi chissà, forse qualche altra. Vedremo. 

Intanto, qualche dato di approfondimento: facendo il verso all’omonima pellicola degli anni ‘80 con Michael J. Fox, Teen Wolf ne prende solo il titolo e l’idea di base, ossia il licantropo adolescente. Le cose però qui sono molto diverse (come il fatto che la prima era comica e questa drammatica), ma vediamo i dettagli.

Attenzione, seguono SPOILERS 

mercoledì 19 ottobre 2011

Terra Nova, cineracconto (3)

2 commenti
L’ultima puntata è stata molto alla Lost – ma senza la medesima suspense – però abbiamo avuto mezze verità, segreti taciuti, tradimenti, ricatti, spiate… quindi o è Lost o è l’asilo, fate voi. Siamo nel Cretaceo, pare appurato, anche se i dinosauri c’entrano una minchia con quelli veri dell’epoca e va be’, si vede che la consulenza paleontologica è stata vagliata al cesso su carta morbida triplo strato. Entro i confini della recinzione di Jurassic Park, il villaggio vacanze pare Pufflandia e tutti sono felici.

mercoledì 12 ottobre 2011

Terranova, cineracconto (2)

4 commenti
Dunque, mi accingo a scrivere di Terra Nova, quindi – facendo i debiti calcoli – è già una settimana che non aggiorno il blog. Be’, direi che siamo tornati alla normalità, no? Okay, forse sarà il caso che ogni tanto posti qualcosa che sia meno lungo di un rogito… ma intanto parliamo di TN e dell’ultima puntata.

giovedì 6 ottobre 2011

Terra Nova, prime impressioni e cineracconto

7 commenti
Questa settimana è iniziata Terra Nova, ultima serie di sci-fi prodotta da Steven Spielberg bla bla bla ultima ferontiera della fantascienza che ridefinirà il concetto di telefilm bla bla bla niente sarà più lo stesso dopo Terra Nova bla bla bla… insomma, un battage pubblicitario da far venire il sospetto che se la volessero tirare da soli (la merda o la zappa, decidete voi). Io l’aspettavo con curiosità e timore, entrambi soddisfatti. Risultato? Cineracconto (con spoilers).

venerdì 29 luglio 2011

Auf V–edersehen!

5 commenti
Pare sia ufficiale, la nuova serie di V è stata cancellata. Oh, proprio adesso che c’eravamo liberati della zavorra e tutto filava per il meglio? E la povera Morena Baccarin, che dopo Firefly si vede sbattere in faccia anche le porte della sua nave madre… Insomma, ce l’hanno con lei? Ecco, adesso diranno in giro che porta sfiga, e non le faranno fare più serie TV (ché se c’è gente superstiziosa, è quella di spettacolo). O magari sono io che mi sto facendo un film, in mancanza di questo.

Comunque, su Facebook ho trovato un’iniziativa promossa dallo zoccolo più duro dei fans. Dubito che otterranno qualcosa, ma la segnalo a chi potrebbe essere interessato. In alternativa, pray the Queen for her Bliss.


So che la serie non ha raccolto ottime critiche, ma – fatta pulizia di quei personaggi inutili e fastidiosi – l’ultima stagione si era chiusa alla grande, mettendo una gran voglia di vedere il resto (finalmente spurio della zavorra). Secondo me c’era del buon materiale, tralasciando qualche scivolata sulla ricerca dell’anima umana, che non portava da nessuna parte e suonava piuttosto ingenua per una razza aliena colonizzatrice. Il resto però è riuscito ad andare al di là delle ingenuità degli anni ‘80 (che occupano sempre un posto nel mio cuoricino nerd) e presentare qualcosa di coinvolgente. Okay, non dico sia stato un capolavoro fin da subito, ma si stava mettendo in piedi e fare lunghi e gloriosi passi quando… puf! Fine. Beh, a me è dispiaciuto. Un po’ come alla signora Lovejoy.

The poor Miss Baccarin! Won’t somebody please think of Morena Baccarin!?
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