Finalmente ho visto Dracula 3D, ero curioso e l’ho fatto. Sapete il detto, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino? Ecco, consideratemi zoppo. È un film talmente cialtrone che all’inizio mi sono anche divertito, ma dopo un po’… diciamo che l’interesse si ammoscia per noia, anche se la curiosità rimane. Cercherò di farvene una panoramica o un riassunto, ma vi avverto che ci saranno spoiler perciò ecco il solito banner esplicativo. Buona lettura.
Come dicevo, mi ci sono approcciato con curiosità, volevo vedere fino a che punto il disastro annunciato nei traliers fosse vero, così mi son messo lì – cioè qui, perché l’ho visto al computer – con buona volontà. L’inizio cialtronesco che vi ho preannunciato è così composto: una scena gratuita di sesso tanto per, effetti speciali sorpassati, recitazione imbarazzante, lupi doppiati per farli ringhiare (che quei poverelli stavano beati con la lingua a penzoloni) e altri pasticci, come la donzella che chiude le imposte nella Notte di Valpurga ma i vetri sono bianchi per la luce che viene da fuori.
Dopo un inizio così verrebbe da liquidarlo come dilettantesco a dir poco, ma dietro c’è un regista che in passato ha fatto grandi film, solo che ultimamente non ne azzecca uno neanche per sbaglio. Poi non aiuta neanche il cast, legnoso e alle prese con dialoghi imbarazzanti, né gli effetti speciali o qualsiasi cosa vi venga in mente. Sembra quasi un’inconscia richiesta d’aiuto di Argento che implora: «Fermatemi». Idea non malvagia, a mio avviso. Lasciatelo in pace, concedeteci di ricordarlo per i titoli validi del passato e non per gli scivoloni più recenti.
Mettiamo un fermo a tutto ciò e andiamo avanti, sono sicuro che in questo paese ci sono giovani cineasti talentuosi col desiderio di mettersi alla prova dietro una telecamera, magari per un horror o un thriller che non abbia il fastidioso retrogusto della farsa. Perché, in tutta onestà, devo dire che è un film stupido e cialtrone con un finale orrendo, attori incapaci e ingessati, effetti speciali imbarazzanti e una sceneggiatura talmente cretina da lasciare storditi e balbettanti. Non esagero, controllate.
Unico guizzo, se vogliamo, la famigerata Mantide.
Ecco, il 50% della mia motivazione alla visione è stato vedere questa scena e, forse, capirne il senso. Missione fallita. Una mantide della taglia di un uomo o anche di più sale le scale, aggredisce il padre di Lucy (che in questa versione allegramente adattata dal libro di Stoker è il sindaco di Passburg, o Passo Borgo), Mina assiste alla scena, fa una faccia spaventata tipo “ho visto un topo” e sviene, subito raccolta da Dracula che è già in forma umana. Stop. Dissolvenza.
Siete avvertiti, questo Dracula è tanto liberamente adattato che mancano personaggi, eventi e persino città dell’originale. Per dire, niente Londra.
L’intera storia si svolge a Passburg, che è il villaggio vicino al castello del Conte, infatti Jonathan Harker non è lì per vendergli appartamenti londinesi ma per riordinargli la biblioteca, Lucy insegna piano e Mina non si capisce quale beata cosa faccia nella sua vita, a parte essere timida come un topino e farsi insidiare dal Conte alla fine.
C’è un Renfield che ricorda più Hodor di Game of Thrones che Tom Waits in Bram Stoker’s Dracula, ma sarebbe profondamente ingiusto e sbagliato fare paragoni tra questi due film che si somigliano come le mutande e la canottiera (già, perché se riuscite a infilarvi le mutande dalle braccia allora avete una testa da ci siamo capiti, eh).
Van Helsing appare a due terzi del film a dir tanto, è un Rutger Hauer messo alle strette, costretto a recitare battute che, se pensiamo alle immortali parole di Roy Batty (da lui stesso ideate per la scena di Blade Runner), struingono il cuore dallo sconforto. Ci rendiamo conto di quanto stanco e poco motivato sia, e non posso certo dargli torto. Nonostante ciò, ha comunque la grazia di fare il suo lavoro, forse al minimo sindacale ma non è che da solo avrebbe potuto salvare questo film dall’essere l’inesausto tentativo di qualche scriteriato di spillare argento da un filone da tempo estinto. Il Re è morto, viva il Re. Fermiamoci qui prima di far di peggio.
Ah già, il peggio.
Senza un perché o un percome, Mina s’innamora del Conte che le rivela di essere la reincarnazione della sua amata Durlinger. No. Dulingendegraz? Dulingandegraz? Va beh, Durlindana. Lei è tutta un ti amo, poi arriva Van Helsing e allora lei: «Uccidilo, amore mio!» Il Conte non si fa pregare, ma nonostante abbia gli artigli taglienti come pagine, la velocità di un SMS e la forza di un buttafuori, prende il povero Rutger a pizze in faccia. Gira il vento e Mina banderuola cambia idea: «No, fermati!» e gli spara, lo ammazza con una pallottola d’argento.
Sì, è per i lupi mannari, ma chi se ne frega. Se questa fosse la stronzata più grossa di tutto il film, allora staremmo a cavallo. Il peggio (quello vero) viene dopo.
C’è uno scambio d’idee confuse tra Van Helsing e Mina che non si capisce, ma tanto i dialoghi fanno spavento più del vampiro, perciò meglio così. Finalmente i due si allontanano ma la telecamera indugia. Eh no, eh, non farmi questo. E invece sì, la telecamera torna sulle ceneri di Dracula che si sollevano nell’aria, prendono vaga forma di lupo e corrono verso lo spettatore (vi ricordo che è in 3D) per fare buh! Poi niente, fine e titoli di coda. Giuro.
Il resto lo lascio scoprire a voi, ho omesso e dimenticato eventi, personaggi e dettagli, ma il succo è quello e in base allo stesso non vi resta che fare una bella cosa, decidere se vi ho incuriosito e intendete guardarlo per farvene un’opinione più circostanziata o fidarvi del mio giudizio, che a titolo personale è negativo ma anche a titolo oggettivo non è che migliori di molto, anzi. Decidete voi, questo è il bello del libero arbitrio.
