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venerdì 1 novembre 2013

Post-Halloween’s post

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Un tempo non festeggiavo Halloween, era una festa che non sentivo mia perché non ci sono cresciuto insieme, ma negli ultimi anni ho cambiato idea. In fondo, per definizione, una festa ha lo scopo di essere divertente, e Halloween lo è. Ho il pregio – lo ritengo tale – di riflettere sulle cose e cambiare idea se riconosco un’errore nel mio ragionamento o incontro un altro punto di vista che può arricchire o modificare il mio, perciò da qualche anno non solo lo festeggio ma ne approfitto per fare qualcosa fuori dal consueto. Quest’anno è toccato alla disco goth industrial EBM dark non ho capito, generi che io fatico a distinguere ma che offrono comunque un panorama e un’ambientazione perfetti per questa circostanza. Ok, l’impatto è stato straniante ma non devastante. Più che altro mi sono sentito un pesce fuor d’acqua, ma ogni esperienza nuova è così, la si fa e poi si decide se portarla avanti o metterla da parte e passare alla prossima. Cosa ne sarà di questa, ancora non lo so, ma il pollice non è verso, solo impegnato con le altre dita nel grattarmi la testa per capire cosa ci stia passando attraverso. Tengo la mente aperta, arieggio i neuroni e rifletto, come al solito. 

P.S. Questo discorso mi conduce a una breve riflessione sull’ipocrisia, perché a volte esiste una confusione per la quale a taluni basta lanciare l’accusa solo perché si è cambiata idea su una cosa o una persona. No, l’ipocrita non è chi cambia idea ma colui che – per secondi fini – finge di averne un’altra conservando in realtà quella di prima. Lo specifico perché “al giorno d’oggi, signora mia”, come dicono le comari negli adagi, il vero significato delle parole sembra più opinione che linguistica.

giovedì 10 ottobre 2013

Stupidità, riflessioni su un fenomeno di massa

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Ieri sera ero profondamente rincoglionito dal sonno – evento che trasforma le mie mani in pasta frolla spettrale, perché non tengono nulla e gli passa attraverso di tutto – così ho fatto cadere il collirio. Mentre ero lì che mi ostinavo a cercarlo nello stesso posto – perché ero cocciutamente convinto che fosse finito dove evidentemente non lo trovavo (in realtà era poco più in là, ben nascosto) – ho iniziato a svegliarmi e riflettere su quanto astiose siano le persone quando non capiscono le cose al volo. 

Gran parte di ciò che osservo: conflitti, aggressioni, polemiche, attacchi e provocazioni sterili – per non dire i soliti luoghi comuni, cliché e modi di dire che si motteggiano quando non si ha nulla di intelligente da aggiungere (ma cascasse il mondo, bisogna dire la propria) – hanno spesso origine dall’incapacità di capire una situazione, una cosa o una persona, che diventa quindi una porta chiusa contro la quale picchiare i pugni e inveire, quando in realtà basterebbe leggere il nome sul campanello o la cassetta della posta, chiedere ai vicini ed eventualmente bussare e presentarsi. 
L’Ignoto spaventa perché diamo a questo termine una connotazione fosca e insondabile, quando in realtà – molte volte – è semplicemente qualcosa su cui non abbiamo fatto lo sforzo di riflettere, interessarci, ragionare o documentarci. 
Lo Stupido – termine che origina da “stupore” – è sempre ignaro di tutto, e se ne sorprende di continuo. Per lui il mondo è Ignoto e insondabile perché troppo pigro per interessarsene davvero, così di fronte all’ennesima batosta è preso da furia cieca. 

Ottuso, rabbioso, egoista, qualunquista, campanilista, fondamentalista e così via, di -ista in -ista, i suoi difetti sono la lista dei mali della società. 

A miliardi, gli Stupidi guardano il mondo come qualcosa di troppo grande e inspiegabile di cui fidarsi, minaccioso e pieno di gente strana e diversa con cui è meglio non aver nulla a che fare, tenere lontana e se necessario attaccare sempre per via di quell’insondabile paura che sta al di là della porta. 

Stupidi però siamo tutti, almeno una volta nella vita (spesso anche di più), quando ci troviamo in determinate situazioni o di fronte a realtà che non sappiamo affrontare, così ci barrichiamo dietro false certezze (nate da luoghi comuni diffusi da altri Stupidi di rango più elevato) e inveiamo contro l’evento scatenante perché – ammettiamolo facilmente – odiamo essere stupidi, ci fa sentire inermi e vuoti. Così attacchiamo, offesi da ciò che ha mostrato i nostri limiti. Non ci piacciono, non li vogliamo, anche se lavoriamo per superarli o impariamo ad accettarli. 
Tuttavia la Stupidità è sempre lì che avvolge il mondo. Un giorno io, un giorno voi, eventi di Stupidità singola o di massa influenzano tutti quanti. 
Stupidità che nasce dall’ignoranza, perché si reagisce in modo stupido quando tutto è ignoto, non si conoscono le situazioni e non si capisce l’altro. Non parlo di cultura, si può essere stupidi e laureati (ne siamo pieni, e ogni giorno varano atti di stupidità di massa dai più illustri scranni del mondo), parlo di curiosità, empatia, pura e semplice apertura mentale. Buon senso, il mai troppo usato e spesso snobbato buon senso. Se cercate una cura assumete questa, e diffondetela.

giovedì 9 maggio 2013

Aloys Zötl, ritratto e mistero d’artista

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Aloys Zötl
(4/12/1803, Freistadt – 21/10/1887, Eferding)
Probabilmente vi state chiedendo chi sia costui, ma la cosa più interessante di Zötl è che, anche chi lo conosce, in realtà non sa rispondere a questa domanda. Non del tutto. Soprattutto, nessuno ha idea del perché un tintore e pittore autodidatta abbia realizzato, nell’arco di 55 anni, questi 170 acquerelli che compongono il suo Bestiario, che non è solo un’opera completa, ma il progetto di una vita. Di Zötl infatti sappiamo ben poco, come leggerete nel passo che segue.
«In difetto di qualsiasi dettaglio biografico», scrisse André Breton nel primo testo dedicato a  Zötl (e apparso nel catalogo di un’asta che ebbe luogo all’Hôtel Drouot di Parigi il 3 maggio 1956), «si può liberamente fantasticare sulle condizioni in cui si realizzò l’impresa di questo maestro tintore dell’Alta Austria che, dal 1832 al 1887, mise un tale zelo nel costruire il più sontuoso bestiario che mai si fosse visto». – Il Bestiario di Aloys Zötl (1831 – 1887), introduzione di Giovanni Mariotti (Franco Maria Ricci Editore, 1979).
Le sue magnifiche tavole, e queste poche nozioni sul suo conto, mi affascinarono subito, pertanto in questo articolo farò quello che suggerisce Breton, e fantasticherò sulle ragioni di questo che sembra essere stato un uomo ordinario quanto straordinario. 

martedì 7 maggio 2013

Ray Harryhausen: 29 giugno 1920 – 7 maggio 2013

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Ray Harryhausen
Los Angeles, 29 giugno 1920 – Londra, 7 maggio 2013
Sarò sincero e vi dirò subito che non sono un esperto di Harryhausen. L’unico suo film che ricordo bene, e che ho in DVD e nel cuore (dio come suona smielata ‘sta cosa, ma è la verità), è Scontro di Titani (Clash of the Titans, 1981). 

Questo necrologio lo scrivo per Ray perché gli devo uno dei momenti migliori della mia infanzia, quando ha reso per la prima volta “reali” i personaggi della mia immaginazione, visto che – venendo su a pane e mitologia classica – conoscevo già Perseo e Andromeda, Cassiopea e Teti, Zeus, Poseidone e tutti gli altri. 
Calibos no, lui è stato una sorpresa. 
All’inizio ricordo che me la presi pure per il fatto che il film si fosse concesso delle libertà rispetto al mito (da ragazzini si è assoluti e gelosi con le proprie passioni), ma alla fine era così bello e spettacolare – ricordatevi che nel ‘81 avevo 8 anni, anche se lo vidi più tardi in TV – che non me ne importò più nulla, e allora ecco un caloroso benvenuto all’avvoltoio che trasporta la gabbia d’oro in cui viaggia Andromeda, benvenuti gli scorpioni giganti nel deserto, un enorme benvenuto a Bubo, la civetta meccanica d’oro, ma soprattutto al Kraken, preso in prestito dalla mitologia nordica e trasformato in un’indimenticabile colosso della stop-motion. La mia preferita però era Medusa, che amavo già come personaggio mitologico, compresa la sua tragica storia. 

In seguito ho visto anche altre cose di Ray, ma davvero non saprei dirvene i titoli, che si confondono nella memoria, e se dovessi fare adesso una ricerca tanto per completare il post non sarebbe sincera, perché io lo ricordo soprattutto per quell’unico momento in cui mi ha dimostrato che, quando l’immaginazione prende forma, tutto è possibile, e forse è merito suo se ho preso un certo gusto per il cinema fantastico. Perciò questo è tutto, addio Ray e grazie.


lunedì 1 aprile 2013

Due cose sulla scrittura dalla penna di Patrick Dennis

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Ho scoperto Patrick Dennis (Edward Everett Tanner III) quattro anni fa grazie a Zia Mame (Auntie Mame, 1955 – Adelphi, 2009), poi ho proseguito con Around the world with Auntie Mame (1958) – il primo libro in inglese che ho letto, oggi disponibile anche in italiano (Intorno al mondo con zia Mame, Adelphi 2011) – Povera piccina (Little me, 1961 – Adelphi, 2010) e adesso Genio (Genius, 1962 – Adelphi, 2012). Lo consiglio a tutti. Il pezzo seguente viene dall’ultimo che sto leggendo, che come tutti gli altri è la romanzata ed esagerata vita dell’autore stesso alle prese con formidabili personaggi che forse ha conosciuto e forse no, ma che certamente ha saputo raccontare in modo esilarante. 

In questo breve estratto di Genio, Dennis accenna alle difficoltà incorse nel dover scrivere idiozie per tirare a campare tra un libro e l’altro (tutte le note sono sue). Chi fra di voi si arrabatta con la scrittura, e ha una anche seppur vaga familiarità con le magagne dell’editoria, è invitato a fare il gioco delle differenze (come sulla Settimana Enigmistica, sì) tra il 1962 e oggi. 
Salli[1] si diede un tocco di cipria sul nasino all’insù[2] e i suoi occhi viola[3] scrutarono a lungo l’immagine riflessa nello specchio.
«Caspiterina»[4] pensò. «Ventidue anni[5] domani, e sono ancora zitella[6]. Se solo arrivasse il mio principe azzurro!»[7] 
  1. Tendenzialmente piacciono i diminutivi di nomi vittoriani come Candy per Candace, Debby per Deborah, o Vicky per Victoria. Ma la grafia all’italiana – Patti, Susi, Jeri – al momento fa furore, e chi sono io per oppormi allo spirito dei tempi?
  2. Alle eroine dei racconti brevi non sono permessi nasi aquilini, romani, semitici o camusi. Ciò nonostante la rinoplastica è uno degli argomenti preferiti nella sezione bellezza: Vi piace il vostro naso?
  3. È un colore che ora come ora va per la maggiore, a causa di – o malgrado – Elizabeth Taylor. Gli occhi viola hanno completamente sostituito i verdi e i turchese.
  4. La gran parte delle ragazze avrebbe detto «Cazzo», ma tocca inchinarsi alla quota di lettrici integraliste che inviano missive con l’immutabile chiusa: «… cancellate il mio abbonamento a questa rivista oscena, che io ho già buttato nel posto che merita: il fuoco!»
  5. Poiché l’età media delle abbonate – se non il quoziente intellettivo – è ventidue e mezzo, non ci sono eroine più vecchie. Nell’ambiente questo si chiama «creare immedesimazione nel lettore».
  6. Ci si può stupire?
  7. Nel paragrafo successivo suoneranno alla porta e apparirà un Jeff, un Greg o un Tad – slanciato, con un bel naso, qualche lentiggine e sorriso spensierato – che ha sbagliato appartamento, mentre l’acida e malevola Claire, Sandra o Sybil pesta l’aristocratico piede sul pavimento del piano di sopra. Devo guadagnarmi da vivere.
– Patrick Dennis (Genio, 1962)
Un altro “consiglio” – se vogliamo chiamarlo così – di Dennis è il seguente:
«Eh… » ricominciò mia moglie, derelitta. Non è ancora riuscita a imparare l’arte della bugia in società, e questo benché le abbia spiegato che ciò che distingue uno scrittore veramente creativo è la capacità di improvvisare sull’istante storielle plausibili. Prima di raccontare una frottola, Mark Twain faceva sempre una premessa: «Oh, mi piacerebbe moltissimo, ma…», e nello spazio di quelle cinque parole sapeva inventare una scusa perfettamente valida. È un ottimo esercizio, per un romanziere. 
– Patrick Dennis (Genio, 1962).
Avete capito il tipo, dopodiché potete pensarne quel che vi pare, ma io sono prossimo all’adorazione.
Spero di avervi incuriosito e divertito, dopotutto questo breve post scritto in uno dei giorni più pigri e meno affollati della rete non si prefiggeva nessun altro scopo. Se invece vi siete annoiati o non ve ne frega nulla, qui non si fanno rimborsi. Buona giornata.

mercoledì 13 marzo 2013

Giornata del Post Banale

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Oggi è la Giornata del Post Banale nata su Strategie Evolutive, perciò se non lo sapevate lo sapete adesso. Lo scopo è scrivere un post qualunquista. Qualcosa di già sentito, di già letto e quindi banale. 

Perché? 
Bravi, siete già nello spirito, domande prevedibili da manuale. 

In pratica per fare il verso o il versaccio a tutti quei post, status, tweet o qualunque pulpito virtuale che diffonde sciocchezze qualunquiste ai limiti del luogo comune e della frase fatta. Quella retorica lì fatta per strappare facili applausi a un pubblico che non chiede altro, perché sai di rivolgerti a un target che ti somiglia o che conosci bene, al quale giorno dopo giorno non offri niente di nuovo o stimolante, e al quale ti inchini solo per farti baciare le chiappe eccetera eccetera. 

Va beh, io ho le chiappe asciutte e non so come farmele leccare né ci tengo, quindi devo inventarmi qualcosa per farmi bello e ho deciso che per riuscirci farò una cosa che non faccio mai, parlerò di quello che ho combinato di recente o che sto per combinare. 

Allora, intanto ieri sono stato guest-blogger (va che figo solo a scriverlo) su Book and Negative con un post sulla 13a Puntata di The Walking Dead, poi fra qualche settimana parteciperò a Nativity, la seconda stagione di Due Minuti a Mezzanotte – la Round Robin di Alessandro Girola – e per il resto, di mio, sono mesi se non anni che non riesco a portare avanti una mazza. Mi sono impigrito e non ho mai avuto un granché di disciplina, perciò se non fosse per questi progetti farei a gara coi mobili a chi colleziona più polvere. Beh, ho fatto anche il banner del Giorno del Post Banale che vedete qui sopra, e ho realizzato anche un buon numero di immagini e copertine per 2MM e Nativity, compresi gli e-book di alcuni partecipanti, quindi il mio coma vigile è interrotto da momenti di attività, sono tipo gli scoiattoli in letargo che ogni tanto si alzano, mangiano una noce senza neanche aprire gli occhi e poi tornano a dormire grattandosi la coda. 
Però a dir la verità non ne soffro neanche tanto, perciò questo non è un piagnisteo. 
Ammetto che scrivere non mi viene più naturale come una volta, né vengo preso dalla voglia di mettermi lì a inventare e raccontare, ma ogni tanto è piacevole farlo, con meno aspettative di una volta ma comunque con divertimento. Oh, dopotutto il banner di Blogger Gracile è lì per un motivo. Sapevatelo! (cit. Vulvia).

domenica 10 marzo 2013

Supercooler, ma anche no!

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Oggi brontolo un po’, portate pazienza. 
Avete presente Jumper, quel film coi tizi che usano il teletrasporto mentre una misteriosa organizzazione para-governativa con strane sblinde religiose cerca di farli fuori perché sì? Va beh, al di là del fatto che il film in sé è stupido come un rubinetto di sughero, l’ho rivisto di recente e mi ha fatto riflettere sulla presenza dei fighetti nella sci-fi. 
Perché? 
No, davvero, parliamone.
Sono abituato alla gente che punta il dito sui fans dei supereroi sfottendoci perché gne gne gne siete degli sfigati nerdoni pappappéro, ma poi al cinema passa ‘sta roba – mettiamoci in mezzo anche Push (che però mi è piaciutio di più) e altra sci-fi con protagonisti “cool” di quel genere lì che se entra in fumetteria è perché ha sbagliato indirizzo o deve fare moneta per il parchimetro – quindi non capisco lo scopo da parte di registi e produttori di appropriarsi di un certo genere per venderlo a gente con la quale c’entra tanto quanto il mercurio cromo e la tabellina del due. 
Insomma, è chiaro che il pubblico della sci-fi non c’entra nulla con Hayden Christensen (a parte la sete di sangue per aver trasformato Anakin Skywalker AKA Darth Vader in un’insopportabile adolescente disadattato e sottilmente Emo), perciò mi domando: cosa cazzo stai facendo, Hollywood? 
Adesso non pretendo che i protagonisti della sci-fi siano tutti nerd (anche se sarebbe divertente, ogni tanto), però sarebbe “simpatico” se vi rivolgeste al pubblico giusto quando pescate un genere, altrimenti se lo scopo è buttare soldi dateli a me. 
Poi magari sbaglio e Jumper ha fatto buoni incassi perché qualcuno è andato a vedere gli effetti speciali e Christensen che si dà un tono da figo del tutto ingiustificato. 
Non lo so, lo ignoro. 
Quello che so è che guardandolo mi sono sentito preso per il culo, un po’ come se avessero preso qualcosa di “mio” – va beh, diciamo “nelle mie corde”, ché non ho il copyright – e lo avessero riadattato per venderlo ad altri, ignorandomi e spernacchiandomi bellamente. Tutto qui.
L’avevo detto che brontolavo, ma tranquilli che ho finito.

giovedì 24 gennaio 2013

Director’s Dreams

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Ci sono due idee che mi frullano per la testa da anni, ma che non posso realizzare da solo. Questi progetti coinvolgono attori, registi, set cinematografici e altri accessori leggermente al di fuori della mia portata, quindi ho deciso che se non altro posso esprimerli come desideri sul web e vedere se voi altri condividete il mio punto di vista.
Robert Carlyle’s Dracula. 
Separati alla nascita (da qualche secolo).
Insomma, un Dracula fatto per bene, con tutti i crismi. Vorrei una versione che tenga conto sia del libro di Stoker che della figura storica alla quale si ispira, e non ditemi “ma guarda che quello di Coppola era troppo una figata” perché lo so, infatti piace anche a me. Ma. Non. È. Dracula. Se avete letto il libro, lo sapete. Il Conte è brutale, grottesco, seduce con la stessa grazia di un bruto e la sua psicologia è più da feudatario sanguinario che da aristocratico dandy. In più ha questa faccia qui. Per questo ruolo ho in mente un attore preciso che ho scelto nel 1999 dopo averlo visto al cinema ne L’Insaziabile (Ravenous), ossia Robert Carlyle. Sono stati sia i suoi lineamenti, che mi hanno ricordato il voivoda di Valacchia, che la sua bravura nell’interpretare il cannibale astuto ma brutale a convincermi che il mio Dracula deve essere lui e nessun altro (certamente non un biondino che tossisce palle di pelo in una ridicola produzione concepita nell’incapacità d’intendere e di volere e finanziata dallo Stato col patrocinio di qualche imbecille che ne sa di cinema quanto un rutto sa di violette).

Paradiso Perduto di Milton & Greenaway, con la partecipazione speciale dei Depeche Mode. 
Improbabili ma non impossibili.
Tutti dicono che il poema di Milton è impossibile da tradurre su schermo, e forse hanno ragione, ma io non lo affiderei a un regista che è solo un regista, ma a un’artista a tutto tondo che è anche un  poeta nel legare fra loro le arti visive a letterarie. Peter Greenaway mi è sempre sembrato la scelta migliore, soprattutto dopo aver visto L’Ultima Tempesta (Prospero’s Books, 1991). Questo è un progetto/fissazione che ho da tempo, molto tempo, ma in anni più “recenti” si è aggiunta un’idea per la colonna sonora, una variante a quella che in origine doveva essere una magnifica sinfonia orchestrale che non saprei neanche concepire, essendo portato per la musica quanto un mulo lo è per le tabelline. Quest’idea che mi intriga parecchio ma che titubo ancora nell’associarla all’opera finita (come se dovessimo iniziare a girare in settimana) è di affidare la colonna sonora ai Depeche Mode. Lo so, forse stonano un po’ col resto dell’impianto scenico, ma ho pensato a Gahn & Co. nelle ore ed ore passate ad ascoltare e riascoltare Ultra (1997), che pur parlando del ritorno di Dave dalla riabilitazione si è insinuato nei miei ragionamenti su Milton, Lucifero e il Paradiso Perduto. Forse perché ho trovato in ognuna di queste canzoni un’eco di disperazione e redenzione che non è estranea al Satana tragico di Milton, ma soprattutto perché è stata la colonna sonora delle mie elucubrazioni al riguardo.
Con questo chiudo il mio delirio, ma se l’idea vi ha incuriosito e stuzzicato vi invito a fare altrettanto con le vostre fantasie cinematografiche. Prendetelo come un meme senza impegno. Scavate nella vostra immaginazione e chiedetevi cosa avreste sempre voluto vedere al cinema, ma che quei caparbi di cinematografari vi hanno sempre negato. Vi assicuro che è piacevolmente catartico, o per lo meno un gradevole sfogo.

martedì 15 gennaio 2013

Ludda, Profeta del Luddismo.

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Luddismo, una filosofia che premia e sostiene l’incapacità di accettare lo sviluppo, la tecnologia e il progresso, spesso bullandosene e infastidendo tutti gli altri che invece guardano avanti. Prende il nome da Ludda, nato in Madagascar da un’umile famiglia di Lemuri dalla coda ad anelli (o Lemur catta). 

Invidioso degli scimpanzé del continente, con tutti i loro gadgets ipertecnologici come il bastoncino per raccogliere le termiti, la foglia per sorbire l’acqua, il sasso per schiacciare le noci e il ramo puntuto per cacciare scimmie e galagoni, sviluppa una filosofia nostalgica per i bei tempi andati quando si leccavano i termitai, si beveva acqua fangosa ficcandoci la testa, ci si spaccavano i denti sulle noci e si tirava la pupù agli altri primati. 


Non esiste un testo o una raccolta di registrazioni contemporanee al Maestro in quanto il Luddismo Ortodosso delle origini si trasmetteva più che altro in forma verbale e grazie alla mera esposizione a un soggetto ancora più logorroico e autocompiaciuto del discepolo. Si dice infatti che nei giorni di solleone il Maestro fosse uso fare ombra a se stesso col proprio Ego. Interminabili concioni e predicozzi finto intellettuali farciti di nebulose pretese di un passato più semplice, costituiscono la dottrina Luddista. Naturalmente, senza dimenticare il mantra “Gne gne gne”, parte indispensabile del culto, e coniato dal Maestro stesso per raffigurare e raccogliere la summa dell’eterna insoddisfazione dei suoi discepoli, troppo impegnati a importunare il prossimo con osservazioni di un’idiozia squisitamente cesellata per evitare in qualsiasi modo di farsi un sontuoso piatto di cazzi loro, e magari anche una vita.  

Oggi i luddisti si scagliano contro gli e-book e gli e-reader, difendendo la carta, scoperta dal Maestro grazie ai peggiori giornalacci di gossip dimenticati dai turisti e utilizzata nella Triplice Via di Ludda, ossia per farsene ombra sotto il sole, coperta di notte o nettarsi l’ano al termine di una buona digestione. Nel bersaglio dei Luddisti ci sono anche i social network e tutta questa tecnologia moderna che separa la gente, zittisce il dialogo (o la predica, nell'accezione linguistica Luddista) e la tiene lontana dalla Verità di Ludda, il tutto ovviamente online e usufruendo perciò con paradossale ipocrisia dei medesimi vantaggi che criticano in coloro che osteggiano, e meritandosi pertanto lo sdegno dei lemuri ancora fedeli alla via del Maestro, che li chiamano Neo Luddisti o Luddisti Riformati, questo almeno se non sono già impegnati a bersagliarli con le proprie feci. Sempre in nome del Maestro. 


P.S. Per gli apostati esiste anche un articolo sul Luddismo storico travisato da Wikipedia.

domenica 6 gennaio 2013

Le mille e una notte

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Newton Compton, 2009.
Trad. Armando Dominicis.
959 p., brossura.
€ 14,90.

Ieri mi sono preso Le Mille e una Notte, uno di quei libri che ho sempre voluto ma che poi non ho mai acquistato, un po’ perché non l’ho mai trovato in edizione economica e un po’ perché dimentico regolarmente di cercare in modo attivo tutte quelle cose che ormai sono rumore bianco nella mia nebulosa lista dei desideri. Per fortuna era lì, posato accanto al banco informazioni, che mi aspettava. Bene, finalmente mi ha trovato lui. 

Tornato a casa erano le tre del mattino, ma il sonno non veniva e dovevo leggere almeno la prefazione. Bene, l’ho letta. Poi anche l’introduzione, la prima storia, la seconda e poi la terza. A pagina trenta mi sono fermato, ma sarei potuto andare avanti. Ora il proposito è questo, leggerne almeno una ogni sera prima di dormire. L’ho già fatto (tra alti e bassi) con la raccolta dei Grimm, perciò vorrei ripetere la bella esperienza. 

Come viene detto giustamente nella prefazione, la maggior parte del suo fascino non sta tanto nelle storie in sé – figlie di tempi, luoghi e classi sociali diverse, con racconti che vanno dal classico allo scurrile – ma la possibilità di accedere attraverso questa raccolta alla vita comune di tempi e luoghi lontani, usanze e tradizioni interessanti che suscitano e spero soddisfino la mia curiosità. 
La storia mi è sempre piaciuto studiarla così, partendo dagli usi e costumi, calandomi nei panni del periodo e incuriosendomene sempre più come un viaggiatore del tempo impiccione. La storia politica viene dopo, quando entrato nella pelle di una cultura voglio conoscerne la sorte. Certo, questo non è un saggio di storia e quindi il discorso cambia, mancheranno dati verificati eccetera, ma sono favole e a me sta bene. Uno non sa mai come e quando una curiosità si trasformerà in una passione, almeno finché non è troppo tardi, e poi ti ritrovi a cercare titoli, spulciare la rete e raccogliere informazioni come un invasato, ma è bello avere una piccola ossessione, un interesse che ti dia il senso di apprendere qualcosa di nuovo e sconosciuto, per andare là dove non eri mai stato prima. (cit.)

sabato 15 dicembre 2012

Banana Splat!

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Non sono un mago dei fornelli, sia chiaro. Anzi, mi definisco Fantasista del Precotto. Ogni tanto però invento ricette che solo uno incapace di cucinare come me potrebbe inventare. Ricette, poi, con beneficio d’inventario perché robe così potrebbero venire in mente a chiunque. A volte basta un po’ di fame o un languore per decidere che certe cose insieme potrebbero starci proprio bene e quindi farsi scientemente del male da soli. Questo è proprio il caso della Banana Splat! Il punto esclamativo è indispensabile quando ne scrivete il nome, sia per assonanza alla più celebre Banana Split che per l’effetto postumo che… ma andiamo a illustrare la ricetta, così ve ne rendete conto da soli.




Occorrente: 
  • 1 banana; 
  • 1 yogurt; 
  • 1 o 2 cucchiai di miele; 
  • frollini a volontà.

Procedimento. 
Prendete una grossa tazza. Io ne uso una da thè che è alta e profonda, ma solo perché è nella credenza e mi capita in mano per prima. Tagliateci dentro una banana. Io la faccio a pezzetti con le mani, tanto è uguale. Versateci sopra lo yogurt. Lasciatevi ispirare dal momento, anche se io preferisco quelli chiari, quindi all’ananas, alla pesca, all’albicocca o alla banana. Aggiungete uno o due cucchiai di miele a piacere avendo cura di mescolare energicamente in modo che la banana non diventi proprio una pappetta ma si rompa un altro po’. Servite con frollini o biscotti di vostro gusto, inzuppateli coi pezzi di banana che gli si attaccheranno insieme allo yogurt e buon appetito. 
Avvertenze: le prime volte la fase digestiva potrebbe essere problematica, ma voi insistete e prima o poi andrà meglio. Burp!

mercoledì 5 dicembre 2012

Reblogging network

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Poco fa mi è passato davanti lo spot col quale Rai Uno annuncia raggiante la Seratona Natalizia Disney col Libro della Giungla, Bambi e il Re Leone. No, non è per fargli pubblicità, è che mi sono ricordato di quando – da bambino – sotto le feste andavo su di giri per simili notizie, era l’occasione d’oro per rivedere i vari Asterix, i film Disney animati o meno e tanta programmazione in più per noi bimbi. Magari, se proprio ci passava una botta di culo, pure qualcosa di nuovo o uscito da relativamente poco al cinema. 

Oggi, anche se certe cose mi piacciono ancora – magari più Asterix che Bambi, per dire – l’entusiasmo non è più lo stesso, intanto perché sono cresciuto, ma anche perché oggi ci sono i DVD, il satellite, lo streaming e in fine il download. 

Chi se la prende con la tecnologia (specie quella malvagia dell’Infernet) dice che viola i diritti d’autore, danneggia la televisione e magari – visto che è stagione – ruba il Natale come il Grinch, chissà. Il mio punto di vista invece è un po’ diverso. Riflettendo sulla povera TV che s’impegna tanto a trasmettere film che tutti hanno già acquistato o scaricato, mi viene in mente che in fondo campa sul reblogging. Se la televisione italiana vuole offrire qualcosa di unico deve realizzare progetti originali e di qualità, il fatto che poi ci riesca o meno è un altro lungo, tristo e periglioso discorso.

lunedì 26 novembre 2012

Giuda’s 11

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Allora, questo è il MEME esageratamente lungo e complicato che mi ha tirato nel coppino Hell due mesi fa e che mi sono dimenticato di fare / s’è rotto il computer / non sapevo come buttarlo giù / mi pesava il culo scrivere. Non sottilizziamo. Perciò qualche domanda potrà sembrarvi “datata”, ma avete la vostra spiegazione. Ok, e adesso devo solo istruirvi sulla compilazione del modello.
  • Stèp Uàn: scrivete undici cose di voi, undici qualsiasi. Non preoccupatevi, nessuno prende appunti per ricattarvi. Tuttavia, se dopo la pubblicazione del MEME verrete contattati da un tizio con una cicatrice che gli attraversa la faccia e un debole per i coltelli a serramanico, state sereni. Basta un assegno. 
  • Stèp Ciù: rispondi alle domande che ti sono state inviate. A tutte. Non facciamo che mah, non lo so, ci devo pensare. Rispondi, anche a cazzo. Oh, è un MEME, mica il test di ammissione al Valhalla.  
  • Stèp Frì: scrivi altre undici domande per il prossimo sfigato blogger. Come, non ti viene in mente niente? Inventa! Fa domande sceme, cretine, imbarazzanti come un criceto vestito da Trilly. Oppure sii serio come Ghezzi (o almeno quanto crede di essere serio lui), cita supercazzole letterarie e cinematografiche e chiedi al tuo interlocutore come si pone per antani all’occhio della madre per sei con scappellamento a destra della carrozzina sui ceci. 
  • Stèp Fór: fatto questo dovreste passare la palla a 11 disgraziati bloggers di vostra scelta, ma siccome non so a chi mandare questo MEME e 11 nomi sono uno zinzino troppi per mettermi lì a scegliere le vittime i destinatari, facciamo che decidete voi se vi va di farlo oppure no. Perciò questa volta niente nominations, ve le risparmio.
11 cose su di me, e delle quali non importava un tubazzo a nessuno!
1 – Ogni volta (o quasi) che prendo il gelato deve esserci almeno una pallina di pistacchio.  
2 – Amo i gatti ma sono allergico a loro. Non è che muoia, soffochi o che… ma piangere come una prefica e farmi colare il naso come un vitello, quello sì. Sono allergico anche alle api, ma loro non le coccolo neanche se mi pregano. BZZZ!!! No, ho detto fuori dai coglioni!  
3 – Verso i 30’anni mi hanno diagnosticato che ho degli occhi di merda, perciò occhiali, operazione e altri occhiali. Per strada faccio figure di merda con amici e parenti perché li metto a fuoco solo a breve distanza (sì, anche coi telescopi), e per lo stesso motivo niente patente. 
4 – In realtà mi piacciono anche i cani, ma quando c’incontriamo non riesco a capire cosa vogliano da me. Stanno lì e mi fissano aspettando che faccia o dica qualcosa, forse che gli dia un ordine o tiri un bastone. Il fatto è che sono stato cresciuto da una gatta (che sarà anche l’ultima, visto che mi ha lasciato dopo che già ero diventato allergico) e lei mi ha programmato per i felini, non per i canidi. Non mi sarebbe mai venuto in mente di darle un ordine o di farle rincorrere un bastone, mi avrebbe guardato come un cretino prima di rimettersi a dormire.   
5 – Oggi sono ateo, ma una volta credevo in dio. Ci credevo a modo mio, nel senso che il catechismo e quella roba lì non mi ha mai convinto, inoltre sono venuto su a mitologia classica e per me Gesù era il semidio meno divertente del cioppo (trad. gruppo). Dio invece lo vedevo tipo anima dell’universo, immanente tutte le cose eccetera eccetera, questo perché pensavo che si manifestasse attraverso l’evoluzione anziché mediante i prefabbricati della creazione. Poi un giorno mi sono reso conto che l’equazione funzionava benissimo anche senza insistere nel volergli attribuire una coscienza a tutti i costi, così l’ho messo da parte. Tuttavia non sono uno di quelli che considera chi crede un gruppo di cretini superstiziosi e non insulto chi ha una religione, dico solo come la vedo oggi e quale è stato il mio percorso. 
6 – Ho sempre avuto una fervida immaginazione (lo so che lo dicono tutti, ma se mi leggete ogni tanto lo avrete notato, spero) e così, tanto tanto tempo fa’, ho iniziato a scrivere per buttarla giù in una qualche forma oltre che col disegno. Naturalmente la prima cosa che ho scritto era di una bruttezza commovente, qualcosa che nelle intenzioni doveva essere una saga fantasy ma che alla fine snocciolava semplicemente razze, luoghi e personaggi in un’ambientazione ridicolmente ingenua, così la misi da parte e quando crebbi un altro po’ me ne stufai del tutto. Però non ho smesso di scribacchiare, dopotutto mi divertivo e alla fine ho scoperto che non facevo neanche troppo schifo. Evviva.  
7 – Cerco di ridere di tutto, oppure è che tutto mi fa ridere. Da bravo nerd, crescendo nel bersaglio altrui immagino che lo sviluppo di un senso dell’umorismo e una risposta sempre pronta nel fodero sia la reazione difensiva naturale. Sono stato un ragazzino strambo e sono un adulto inconsueto. Non è che abbia scelto di essere un prodotto di nicchia né che la ritenga la migliore delle categorie possibili, ma è quella che occupo e ho imparato a conoscere, inoltre da qui c’è una vista che mozza il fiato.  
8 – Non ho autodisciplina, neanche un po’. Diete, mai fatte. Anni fa ho provato con la palestra ma è bastato un periodo in cui non potevo andare per farmi passare la voglia, perciò quando poi avrei potuto riprendere non l’ho fatto. Sono un pigro e un procrastinatore, anche quando scrivo. Le cose cambiano quando lavoro, il che immagino dipenda dall’avere una spinta, stimolo o responsabilità. A volte ho l’impressione di essere come un cane senza padrone, poi mi ricordo che il padrone di me stesso sono io – che sono venuto su a pane e gatto – e allora mi viene da ridere al pensiero di ricevere ordini da quel pigro figlio di persiana.  
9 – Ho un debole per il soprannaturale nella letteratura, soprattutto per quegli autori che riescono a creare mondi interi che magari, per quanto anche bizzarri, stanno in piedi su fondamenta coerenti. A me, chi dice di preferire le storie vere perché quell’altra roba là inventata è per bambini, fa prudere le mani. In realtà non ci vuole molto per raccontare un fatto accaduto o rendere un’ambientazione in cui si vive già, discorso diverso è creare mondi con la propria mente. Io preferisco i secondi, e per alcuni di loro mi levo tanto di cappello.  
10 – Da ragazzino mi sono accostato anche alla magia pratica, i grimori e quelle minchiate lì. Ero curioso e sembrava un modo interessante di combinare il fantasy e la religione, ma vi ho già detto che prendo il tutto a modo mio e niente sul serio. Infatti scoprii in breve che i grimori erano noiosi, che alle evocazioni si mescolavano formule cristiane o ebraiche per piegare i demoni alla volontà di un mago rimbambito che a me pareva sempre più un prete con una proposta che il demonio non avrebbe potuto rifiutare, e così presi in simpatia il buon diavolo. Tranquilli, non sono diventato satanista, vi ho già detto che sono ateo. È che sfogliare le descrizioni, raffigurazioni e attribuzioni di poteri a quelle creature me le fece accostare ai mostri della mitologia coi quali sono cresciuto, e così li presi in simpatia. Ancora oggi, quando disegno, il più delle volte sono mostri. Intanto perché sono più divertenti da disegnare, e poi perché mi fanno simpatia. Anni dopo, la stessa sensazione che provai nel vedere una lista di demoni come la Pseudomonarchia Daemonum, la ritrovai nei manuali di gioco di D&D e compagnia. Buffo, no?  
11 – Non riesco a ricordare perché ho voluto aprire un blog, forse mi andava di avere un posto mio dove sistemare i pensieri sugli scaffali, offrirli agli altri e vedere cosa ne pensano, oppure mi stavo annoiando e ho pensato che fosse divertente. In ogni caso non sono sempre stato un buon padrone di casa, il più delle volte mi sono assentato per giorni e questo ci rimanderebbe al discorso sulla mancanza di autodisciplina. Ogni tanto però mi piace davvero scriverci sopra, quando ho un’idea in testa e voglia di condividerla. Questa volta mi è stato offerto uno spunto esterno e io lo apprezzo, spero di continuare a farlo da solo per questo posto che mi auguro diverta voi di passaggio. E a proposito, grazie della visita e lasciatemi anche solo un ciao.
Domande di Hell a cui rispondo io, a voi toccano le prossime.
1 – Perché i blogger, quando parlano dell’ultimo Batman, ci sfrantecano le palle scrivendo dei pipponi su quanto era figo il Joker? Ti pare normale? 
Perché quando non hai niente di abbastanza polemico o interessante da dire su quello che hai davanti scavi nel passato per fare paragoni che c’entrano solo fino a un certo punto, ossia quello che fa comodo a te.  

2 – Sei insicuro/a, medio/a, fiducioso/a, inamovibile-che-nemmeno-se-ti-passa-sopra-un-caterpillar? E perché? 
Insicuro, un sacco. No, ma davvero, anche quando sono sicuro di qualcosa ho comunque un punto di rottura raggiunto il quale le insistenze altrui mi fanno sorgere dei dubbi. Cerco di moderarmi e quando ci casco poi mi do’ del pirla, ma non sono sicuro di riuscirci sempre. Ecco, visto? 

3 – Molta gente parla, commenta, esprime opinioni solo per rompere i coglioni al prossimo. Ne sei convinto anche tu? 
Sì, assolutamente. È così che nascono la critica e la polemica, solo che quando sono fatte bene le chiamiamo diritto di parola e democrazia, invece quando sono fatte male si pronuncia trol-la-re

4 – Dove vorresti essere a dieci anni da qui? 
In un mio spin-off fuori dalla realtà, perché questa comincia a essere seccante. 

5 – Sposi un’attrice/attore famosa/o. Come va a finire? 
Che mi sveglio. 

6 – Penso che la scrittura sia l’unico argomento su cui tutti, ma proprio tutti, hanno qualcosa di (inutile) da dire. Infatti sono bravi a parlare, ma non a scrivere. Tu come la vedi? 
Io dico che non è l’unico, ma sicuramente è parecchio gettonato. Immagino che sia perché molti ragionano solo in base ai gusti personali, che possono essere raffinati così come orrendi, e in questo modo si perde di vista l’oggettivo valore di quello che si ha davanti. Dal canto mio, vorrei credere di riuscire a riconoscere quando qualcosa è scritto bene anche quando non mi piace, le due cose non devono andare per forza a braccetto. Un libro può avere una trama ingegnosa, una documentazione accurata e personaggi complessi ma essere comunque una stele di basalto sulle palle se non sei intrigato dall’argomento oppure qualcosa ti disturba. Viceversa, un altro libro potrebbe essere cretino all’inverosimile e scritto coi piedi ma spingere sulle leve giuste per avere successo. Chi ha detto Twilight? Quello che mi manda ai matti è chi dice “è brutto” o “fa schifo” senza riuscire a motivare questo giudizio, almeno finché – messi alle strette – ammettono un più onesto “non mi è piaciuto”. Non è la stessa cosa, fatevene una ragione. 

7 – Qual è il tuo livello di nerdaggine, da 1 a 10? 
Penso che non dovrei rispondere io, ma essere sottoposto a una commissione che raccolga esperti in vari campi della nerdezza: letteratura, cinema, televisione, giochi da tavolo e di ruolo, videogames, informatica eccetera. Io mi darei un 8 oppure un 7, ammettendo le mie lacune in certi campi. Dopotutto anche se ne so qualcosa di serie TV, film, libri sci-fi, e sono in grado di cogliere molti riferimenti popolari alla cultura nerd, per quanto riguarda i videogiochi e l’informatica sono quasi un niubbo. Anzi, se ci ricolleghiamo al discorso sull’insicurezza di poco fa, potrei anche darmi un 6 per restare nella media. 

8 – Odi anche tu colui che ti ha tirato dentro a questo meme? 
Con alternanza, dipende dalle fasi di scrittura. Appena mi arrivò, tanto. Adesso, a distanza di tempo, lo ringrazio anche perché mi sto divertendo e intanto ci scappa anche un altro post per il blog. Evviva! Se non fosse per le tracce degli altri, in questi giorni batterei la fiacca. 

9 – Bussano alla porta, apri e sul pavimento trovi un pacco. Cosa c’è dentro? 
Ho due risposte. 
  1. Risposta seria: si tratta di un libro, magari il corriere aveva fretta e l’ha mollato lì. 
  2. Risposta nerd: un mogwai! Il che significa che dovrò stare attento all’acqua e alle ore dei pasti, ma probabilmente scazzerò qualcosa capiterà un macello entro una settimana.

10 – Perché i Supereroi non piacciono a nessuno? 
Come sarebbe a dire che non piacciono a nessuno? La gente li venera, costruisce templi e prega in loro nome! Ah no, aspetta, tu parli di quelli della Marvel, della DC Comics eccetera, non delle Edizioni Paoline e compagnia bella. Beh, chi non ama Spider-Man, Batman, gli X-Men e tutti gli altri avrà i suoi motivi, così come io ho i miei per andarne matto. Sinceramente non ci penso e non m’interessa, se dovessi preoccuparmi del perché alla gente piace roba che io non sopporto dovrei provare la febbre a tutti quelli che entrano allo stadio o mettono sulla Rai per vedersi le fictions

11 – Descrivi la stanza in cui passi la maggior parte delle tue giornate. 
La maggior parte delle mie giornate, interessante.  
C’è l’ufficio, altrimenti detto Stanzone Tristone, con le pareti bianche, il pavimento beige, le finestre con le inferriate che guardano sul parcheggio alberato, una fotocopiatrice rotta e pezzi di computer che nessuno passa a ritirare, un armadio con l’anta sghemba montata al contrario, uno schedario di metallo con sopra un ventilatore che è il mio sistema di supporto vitale nei mesi estivi, una scrivania ingombra di carte e un computer con stampante, quattro sedie e una porta grigia coperta di fogli con avvisi, orari e comunicazioni che nessuno legge e che devo tenere sempre almeno un po’ aperta perché se no la gente non bussa perché s’intimidisce. 
A casa mi divido fra pezzi di stanze diverse, che sarebbero la mia stanza ideale se fossero raccolti in una sola ma così non è perché la vita è una battuta che capisce solo qualcun altro. 
  1. Il computer piazzato su un mobile ad angolo in corridoio. Ogni scaffale è pieno di CD, DVD, fogli, casse audio e un paio di HD esterni. Su tutto questo troneggia, in cima al cucuzzolo della montagna, la stampante rotta che però tengo perché funziona ancora bene come scanner. 
  2. Il divano, che è in sala e oltre a essere comodo ha davanti a sé la TV con decoder di Sky dove mi ammazzo di film, telefilm e documentari, a volte facendo anche tardi perché faccio fatica a prendere sonno. 
  3. Il letto in camera con la libreria affollata di volumi, DVD e VHS (non le butto mica via, ne ho un sacco e il videoregistratore funziona ancora benone), i libri però si espandono anche negli armadi e negli scatoloni strategicamente ubicati sotto al letto e in un angolo, c’è anche un televisore che prende solo il digitale terrestre ma ormai gli sfuggono completamente i canali Rai (e chi se ne frega) e Iris (porca puttana), al quale sono collegati un lettore DVD, il già citato videoregistratore e la PS2. Sugli armadi e sulle pareti ci sono posters di Dalì, Spider Man e South Park, perché sono un bimbo grande ma non troppo.
11 domande per chi vorrà continuare, poveracci voi!
1 – Spiegami perché in tutti i film i vampiri devono sempre e per forza ringhiare come cani o soffiare come gatti. Hanno la rabbia? I vermi? Si sono leccati sotto e adesso devono vomitare un gomitolo? Dimmelo! 
2 – Quale civiltà del passato ti sta più simpatica? Per esempio: quei birbanti di fenici, quei gigioni dei romani o quelle sagome degli egizi. Scegli tu, va bene una qualsiasi, ma ricorda che gli atlantidei non valgono. Capito, Giacobbo!? 
3 – Il mondo è al baratro (ma dai) e tu devi scegliere un amorevole dittatore che lo salvi. Valgono anche creature immaginarie come Cthulhu, Takhisis, Zuul, Babbo Natale e Padre Pio, ma poi devi motivare la scelta. 
4 – Vieni rapito dagli alieni che dopo averti profanato di sonde ti offrono una sigaretta e un contratto a tempo indeterminato come esperto nelle relazioni umane (o attore porno-sonda-fetish, se ti sei divertito). Tu cosa fai, accetti la sigaretta? Scherzo, non si fuma nello spazio. 
5 – Contrariamente a ogni previsione, suonano le Trombe del Giudizio e l’Apocalisse cala sul mondo. Dopo qualche settimana di D&D Live Experience tra draghi, mostri e cavalieri oscuri, l’umanità viene spartita tra buoni e cattivi. Come hai intenzione di imbucarti al party dei giusti, visto che hai tifato Cthulhu tutta la vita? 
6 – Sei morto (mi dispiace, son cose che capitano) e nell’Aldilà vieni ricevuto da un angelo grassoccio con gli occhiali, se ne sta seduto dietro a una scrivania con davanti a sé un Manuale di Gioco e delle schede del PG. È il tuo Game Master (o amministratore del Karma, se preferisci) e davanti a tuoi occhi conteggia i PX che hai accumulato in vita. Alla fine ti passa due o tre schede fra cui scegliere la tua prossima incarnazione. Quali personaggi sono? E tu, quale scegli? 
7 – Tutti hanno un super potere, in genere è un talento spiccato – spesso idiota – notato ma non necessariamente invidiato da tutti, come: capovolgersi le palpebre, arrotolarsi le orecchie, leccarsi i gomiti, parlare per un’ora senza prendere fiato, essere immune al suono dei graffi sulla lavagna, annoiare qualcuno usando unicamente il tono della voce, eccetera eccetera. Qual è il tuo? 
8 – Hai la possibilità di entrare in un libro, un film o anche un fumetto per cambiare le cose come vorresti tu, puoi sostituirti a un personaggio o essere te stesso. Quale scegli e come hai intenzione di cambiarlo? 
9 – Satana si manifesta in cucina dopo che hai fatto cadere il sale formando del tutto casualmente un complicato pentacolo. Visto che è di buon umore non ti trascinerà all’Inferno per averlo importunato, ma anzi è divertito e di buon umore, perciò ti concede un desiderio senza chiedere in cambio la tua anima. L’unica condizione è che deve essere un desiderio bastardo, perché il diavolo non fa le cose alla pucci-pucci
10 – Le forze aliene che ti hanno fatto un colloquio poco fa’ invadono e sottomettono la Terra, la loro gestione illuminata salva il pianeta dall’autodistruzione e ci guida verso un’era di progresso. Purtroppo sono fanatici salutisti, quindi vietano il fumo, la cioccolata, i cibi grassi eccetera. Introducono la ginnastica obbligatoria e l’unità monetaria diventa il fitness-credit, che si ricava dalla quantità di esercizio svolto oltre che dalla presentazione delle analisi del sangue che ormai valgono più di un 730, perciò più sei sano e più sei ricco. Un gruppo di barboni col colesterolo di un cheese-burger fonda la Resistenza, ti unisci a loro o sostieni i giusti e saggi padroni alieni? 
11 – Finalmente conosci un vampiro disposto a trasformarti, prima però ti illustra i pro e i contro. Pro: vivrai per sempre, sarai un grande seduttore (con l’ipnosi son buoni tutti), tornerai a fare le ore piccole come quando avevi vent’anni. Contro: la tua dieta sarà più monotona del pane e acqua, perderai gli amici come prima perdevi i capelli, hai il coprifuoco se no vai a fuoco. Lì vicino c’è anche un lupo mannaro. Pro: una volta al mese puoi scorrazzare invincibile, libero e selvaggio per la brughiera. Contro: quando piove puzzi di cane. Scegli.
Bene, e adesso che vi sarete fritti gli occhi come due uova all’occhio di bue e che io mi sono sbattuto per pensare, rispondere e scrivere tutto questo, abbiamo finito. Allora, vi va di ripetere l’esperienza? Volete provarci anche voi? Se poi la sola idea vi annichilisce, provate almeno a rispondere alle mie domande nei commenti qui sotto. Fate con comodo, pensateci su, magari anche dopo una camomilla o una brocca di Margarita. Olè!

venerdì 5 ottobre 2012

Polemichus

2 commenti

I topic forti che circolano in questo momento riguardano chi afferma di non voler andare a vedere Prometheus perché tanto in giro si dice che è brutto – e quindi perché farsi un’opinione propria, visto che ce n’è già di preconfezionate online? – e la polemica riguardo un’eventuale retribuzione dei bloggers, ossia se il servizio che offriamo valga qualcosa e potrebbe trasformarsi in qualcosa di più e magari essere supportato con una donazione – per dire – di un euro al mese, citando il Sommo Buta. Bene, siccome ho un debole per mescolare le cose, adesso vi faccio un cocktail.
From Hell.
Tranquilli, non parlo nel mio caso specifico. Questo blog ha la vitalità di un pesce non proprio fresco – e infatti espongo il marchio Blogger Gracile – ma altri, che sono attivi quotidianamente presentando sempre argomenti e materiale interessante, facendo ricerca per documentarsi e postando recensioni spesso più attendibili e serie di tante riviste specializzate (perché non piegati da logiche di ossequio a Tizio e Caio), secondo me sì. Vista la dedizione e il lavoro che ci mettono, avrebbero diritto a un aiuto, e un supporto da parte dei loro lettori. 
«In Italia? Ma tu sei pazzo!»
Bravi, and here falls the donkey. 
Questi bloggers offrono un servizio valido, un’alternativa all’informazione di nicchia e la possibilità di un rapporto interattivo con loro. Li si accusa di essere perdigiorno, di non avere qualifiche o l’indispensabile – dicono – iscrizione all’Albo dei Giornalisti. Sì, va beh, ma un blogger non è un giornalista, è un autore che riporta un fatto con le sue opinioni (diversamente dai professionisti, che dovrebbero essere imparziali ma poi sì ciao). 
Riflettete: se c’è chi paga inutili opinionisti in TV, perché non pagare quelli utili online? 
Infatti questo discorso all’estero l’hanno capito, e i bloggers veramente bravi arrivano alla fama (e non alla fame) perché sono sempre sul pezzo, hanno uno stile narrativo efficace, affrontano gli argomenti in modo interessante e ci impiegano del tempo che non è buttato, ma investito in un’attività che li appassiona. Da noi no, ma da queste parti il Web è ancora magicabula e abracadabra, anche tra i politici e gli altri mesozoici della comunicazione. 

In buona sostanza, qui ancora nessuno capisce il potere della Rete né intende darle il vero merito. Soprattutto a chi ne fa parte, questi sottovalutati indigeni del Web. Volete un esempio? Torniamo a monte con l’altro hot topic: Prometheus.
Meredith Vickers vi guarda con biasimo.
Ho già parlato di questo film, e se avete letto il post relativo sapete che non mi è piaciuto, ma sono giunto a questa conclusione solo dopo averlo visto ed essermi fatto un’opinione. Un’opinione mia. 
Perché l’ho fatto? Perché è fantascienza, e la fantascienza mi piace, ma soprattutto perché ero curioso. 
In questo film ho trovato alcune parti che mi sono piaciute, ma nell’insieme non mi ha soddisfatto. È un dramma? Direi di no. Quello che è drammatico è il battage negativo intorno al film. Questo fanatismo alla denigrazione cieca. Il non volerlo vedere perché tanto tutti dicono che è brutto, quindi è inutile andarci, e non perché – magari – non ti piace la fantascienza (e allora è comprensibilmente inutile che ti presenti al cinema) ma perché è cool ripetere a pappagallo quel che si dice in giro. Il ragionamento ottuso, ecco, quello non lo accetto. 
  • Vi piace la fantascienza e siete curiosi? Andateci! Magari vi piacerà oppure no, ma sarà per le vostre ragioni, non per quelle di altri. 
  • Non amate la fantascienza a prescindere? Siete esonerati. In fondo, se di sci-fi ne sapete e ne avete vista tanta quanto mia madre che sta dietro solo alle fictions RAI, è naturale che vi annoiate.
Torniamo quindi al primo punto, i bloggers e la rete.

Online ne potete trovare di pro e contro Prometheus, ma pare che la voce negativa sia la più potente. Nulla di sorprendente se conoscete il Postulato Santini: «Un articolo genera più contatti e commenti se contiene polemiche oppure giudizi negativi». Capite quindi che la cosiddetta inutilità dei blogger è fuffa se la gente arriva a plasmare la propria opinione sulla loro, anche quando – ahimè – lo fa in modo sbagliato. 

Verrebbe da dedurne che se volete un’opinione da sfoggiare in giro perché magari ritenete la vostra inadeguata, o perché siete incerti e vorreste conoscere prima quella che va per la maggiore (al fine di trovarvi sempre con la maggioranza come certi politici), dovreste anche essere disposti a pagarla. Invece no. La maggior parte della gente, se ha avuto qualcosa di gratis fino a ieri, non gradisce questa richiesta di un riconoscimento anche simbolico alle fatiche altrui. 

Posso solo immaginare la delusione di chi ha fedelmente aggiornato il proprio blog con competenza e passione, anche per anni, nel sentirsi rispondere che il suo lavoro non vale niente, neanche un obolo ipotetico di un euro al mese. Con questo tra l’altro non offendete o fate un dispetto solo ai bloggers di oggi, ma precludete un futuro all’evoluzione della Rete e al blogging in questo Paese. 

… ma naturalmente questo è un blog, e si tratta solo di un’opinione mia.

mercoledì 3 ottobre 2012

Meglio l’Agente Smith

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Dopo una serie positiva che per questo blog è come l’acqua nel deserto e le dormite in chiesa, le idee per i post latitano, così mi rivolgo a quella parte di me che è talmente idiota da venire scambiata talvolta per genio (che idea sciocca, se fossi un genio avrei una bottiglia e un Maggiore Nelson). Ecco infatti che oggi, mentre trafficavo sul Facciabuco, quella vocina si è fatta sentire, e mentre stavo per scriverci una delle mie esibizioni di alta coglioneria apprese anni e anni fa al Circo Speciale per Bambini Equestri e Clown Dislessici, ho detto: no, stavolta ci faccio un post.

L’idea è questa: se Internet fosse Matrix, darei un cazzotto a Morpheus

La mia domanda non è pillola rossa o pillola blu, ma piuttosto; perché dovrei digitalizzarmi in mille mila cicciabites per trollare un botto di gente che vive serenamente in una realtà virtuale tutto sommato ordinata? Chi sono io per fare gne gne gne al prossimo e trascinarlo nella mia dimensione miserabile? Un troll? Ok, magari sono al corrente che questa realtà non esiste, ma che ce n’è una molto peggiore al di fuori. Sai che culo. Allora, cosa faccio con questa consapevolezza? Ho diverse opzioni: rimanere all’esterno della matrice; tornare al suo interno; saltapicchiare di qua e di là (magari con lo scopo di proteggerla, invece di abbatterla) perché ormai – così la vedo io, ma voi potreste avere opinioni diverse – quello è il nuovo habitat della mia specie, la sua evoluzione. 

Morpheus ha un leggero problema di Ego, un senso di superiorità del tutto ingiustificato che ruota attorno al fatto che Lui sa! Conosce la Verità, quella con la V maiuscola di Valtellina. Bravo, vuoi un biscotto? Essendo il depositario della Valtellina Verità vuole condividerla con tutti, che vi piaccia oppure no. E Smith sbaglierebbe a considerarlo un terrorista? Va beh. 

Neo ha un altro problema: deve sentirsi speciale. Morpheus gli ha detto che è il Prescelto, e anche se subito si caga in mano – perché deve tirarsela un po’, altrimenti non fa abbastanza scena – alla fine ci sta, perché ci sono i bonus come Trinity, il fatto che mamma guardami sono un ribelle yeah, la tecnologia figa (tutta presa da Matrix, che allora cosa cazzo la combatti a fare se la idolatri come un übergeek di World of Warcraft) e il cappotto di Don Camillo

Invece la Verità vera certificata Made in Valtellina, secondo me, è che Morpheus è un troll, e Neo un niubbo (aspirante troll). 

Pensateci; a Morphy gli brucia – ma gli brucia un sacco – vivere come un barbone cyberpunk mentre nella rete gli altri hanno vite tranquille facendosi i cazzi loro, così va online spacciandosi per quello figo, e trolla tutti quanti come se non ci fosse un domani. Qui becca il niubbo Neo che si genuflette alla sua sapienza prendendo tutto quel che lui gli posta dice per oro colato, dopodiché Morphy lo porta sul suo blog sulla sua nave, dove colleziona tutti gli altri niubbi che gli hanno dato retta e lo idolatrano, ma Neo è il Prescelto e infatti diventa più troll di Morpheus, perché cracca la rete.

Questi sarebbero eroi? Allora meglio l’Agente Smith.

domenica 15 luglio 2012

Lo Hobbit dello Zodiaco, una domenica fuori dal comune.

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Quella piattola di Pegasus direbbe che questa domenica ho bruciato con successo il mio Cosmo fino ai suoi confini estremi, o nello specifico che ne ho messo alla prova i limiti scottandomi solo un po’ – in particolare le braccia e il coppino, by the way – perché la prova che Atena (nella forma di una banda di infide e squilibrate carogne che passano per amici) mi ha affibbiato è stata di inerpicarmi su per i sentieri montani di Corniglio fino al Lago Santo. Sì, ma adesso lasciamo stare i Cavalieri e la loro dea in camicia da notte, perché è stata più che altro una fatica tolkieniana, almeno per me che sono tonico come un panzerotto e allenato solo al sollevamento posate indoor, esattamente come un hobbit.

In sostanza, dopo avermi circuito promettendo aria fresca e una camminata facile facile, “un percorso adatto a bambini e anziani”, accetto la sfida… finché stamattina non mi alzo alle 06:30 con un pacchetto di dubbi che ricordano vagamente i cioccolatini di Forrest Gump quando valuto che in fondo i bambini sono agili come ragni, e gli anziani che fanno ‘ste cose sono tutti più in forma di me, quindi ‘sto percorso potrebbe essere pure troppo per questo gracile escursionista. Così mi domando: sarà una buona idea?, ma poi mi dico che alla fine lo faccio più che altro per la compagnia di quelle simpatiche merde, e allora si va. 
Arrivati sul posto c’è un vento freddo che soffia dalla Barriera direzione Westeros (cosa interessante, perché noi altri si stava sull’Appennino tosco-emiliano). Per fortuna, grazie a un previdente signore marocchino che ha allestito una bancarella di abbigliamento e articoli da trekking sul posto, si fa incetta di felpe a modico prezzo. Mentre io ne scelgo una grigia, tre delle merde degli altri optano, senza neanche rendersene conto, per lo stesso modello bianco a righine nere orizzontali, praticamente tre zebre in tandem. Dopo i rituali sfottò che ci stanno sempre bene, si parte con la salita. 

Ora, ammetto – almeno all’inizio – di essermi ripetuto un paio di volte: «Chi me l’ha fatto fare? Non c’ho il fisico! Sono imbranato, non ho senso dell’equilibrio e con quello della profondità sto messo appena meglio di Polifemo», ma poi,  grazie al loro aiuto, ho capito come muovermi senza entrare nel ruolo della valanga col Metodo Stanislavskij (durante la salita mi sono state fatte anche un paio di foto che verranno sicuramente postate su Facebook a dichiarato scopo di sputtanamento, così mi si potrà vedere in versione uomo senza speranza, Gollum sulla roccia e così via). Certo, quando siamo arrivati al lago e al rifugio, sentirmi su una superficie piana mi ha regalato una commovente quanto temporanea sensazione di sicurezza, nonché la sorpresa e la soddisfazione di essere ancora vivo e integro. Certo, mentre mi crogiolo in questi rasserenanti pensieri, oltre a scoprire che la funivia è rotta e non si può scendere con quella, quegli altri là – le merde gli amici – decidono di salire ancora di qualche rampa per raggiungere il Lago Padre (sì, Santo e Padre, ho chiesto anch’io se mi stavano prendendo per il culo facendomi scalare un Pontefice), che si rivela essere una pozzanghera che ospita Lo Sciame, una moltitudine di zanzare affamate che hanno scelto me come pietanza principale (forse perché mi hanno visto stanco e arrendevole, la gazzella debole della savana tosco-emiliana). Quelle merde (e per una volta non parlo dei miei amici) erano talmente invasate che hanno attaccato anche scarpe, borse, vestiti e persino una mela, visto che è proprio lì che si stava consumando il pranzo al sacco. Che culo, eh? Bene, donati litri e litri di sangue al fondo Zanzare Madri di Corniglio, si torna in giù verso il lago, convenendo all’unanimità sulla pessima idea di invadere il territorio degli xenomorfi delle zanzare. 

Scendendo pare che abbia iniziato a prenderci la mano, e pur tra qualche incertezza riesco a muovermi abbastanza bene, anche – lo ammetto – con una certa soddisfazione. La pausa al lago però dura poco, tocca scendere, e – come ho detto – non c’è funivia. Per la discesa opto per il sentiero veloce, che si rivela più agevole da scendere dell’altro da cui eravamo saliti. Ormai ci ho preso la mano (o il piede) e non ho troppi problemi, anche se la camminata è lunga – ma veloce perché ci si può muovere con relativa scioltezza grazie a una pendenza variabile ma non troppo ripida. Oh, non mi sono mai concentrato tanto su una cosa come oggi sui miei piedi e sul dove metterli per non rotolare a valle, così alla fine la natura intorno a me l’ho guardata solo quando ci si fermava a prendere fiato. Bel posto, e l’esserci arrivato in fondo nonostante i dubbi è stato anche gratificante, così una volta finita la scalata volevo premiarmi con qualcosa di fresco e un dolce, ma ho rimediato solo un caffè e una presunta torta alla mandorla che sapeva sospettosamente di nulla. Pace. Quel che conta è che ce l’ho fatta e le merde il gruppo è stato una piacevole compagnia, come al solito. Adesso però non so quando tornerò a fare lo spericolato, anche se mi sono stati buttati lì sul piatto i Salti del Diavolo. Intanto penso a riposarmi, e a controllare che Lo Sciame non mi abbia seguito. 

Ringrazio le Zebre Gabriele, Matteo e Nella, che mi hanno assistito e supportato, lo Sherpa Biondo Franco, che mi ha fatto da guida lungo diversi tratti, e Lady Luisabel con le sue missioni suicide, che questo povero Cavaliere Hobbit proverà anche a fare, chissà.

venerdì 22 giugno 2012

L’anatomia del canguro in un post accazzo sul disegno

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Oggi ho trovato quest’immagine, e mi ci sono fissato. Non so esattamente cosa farmene, ma mi piace. Sarà lo stile del disegno, l’improbabile posizione del canguro colto in un ipotetico istante che ha però tutta l’aria di una posizione confortevole da assumersi a volontà, e forse è proprio questo assurdo momento rubato che mi lascia incantato. Anche la sua anatomia poco rispettosa della realtà mi attrae; quelle proporzioni nelle quali è riconoscibilissimo l’animale che ci è noto ma che tuttavia deviano in modo non proprio sottile ma elegante dalla sua vera forma. Quella per me è una riuscita rappresentazione dell’idea del canguro, della sua forza e della sua combattività.
L’uomo è reso con un’anatomia precisa, mostrando come alla mano dell’autore questa forma sia ben più congeniale grazie all’esperienza e all’esercizio. Io tuttavia preferisco il canguro e apprezzo lo sforzo impiegato dall’autore nella comprensione anatomica, il modo in cui vengono trasmesse l’energia e l’essenza del gesto. Ho visto diversi documentari che mostrano e catturano quel movimento, ma non una volta ne sono stato rapito in questo modo. 

Riflettendoci su mi sembra di rivedere me stesso quando cercavo di intuire il dinamismo, la posizione e la prospettiva generate dall’anatomia di qualunque cosa stessi disegnando, e di come mi sono poi reso conto di quanto il voler catturare l’istante con precisione mi frenasse la mano. Allora ho sciolto il polso lasciando che la mano seguisse liberamente le linee che intuivo mettendo sulla carta il gesto prima di tutto, dopodiché potevo aggiungere i dettagli in un secondo momento. Prima volevo che il segno venisse subito preciso e grafico, così impugnavo la matita vicinissimo alla punta tenendo gli occhi a un soffio dal foglio, ma ne ricavavo solo una mano dolorante e molti pasticci, finché un giorno, scarabocchiando, l’ho tenuta in modo più leggero, circa a metà della sua lunghezza, allora mi sono fatto guidare dal colpo d’occhio e ho iniziato a cogliere pose più dinamiche. Non che sia diventato un maestro, né tanto bravo da dirmi soddisfatto, però ho fatto dei passi avanti. Questo però è capitato anni fa, mentre più di recente la mia passione per il disegno si è affievolita e quasi del tutto spenta. Nessuna idea né ispirazione, neppure i mostri contorti e grotteschi che disegnavo di solito, ma forse sono qui adesso proprio perché spero che scrivendone si risvegli quell’interesse, e se dovesse succedere, chissà, forse dovrei parecchio a quel canguro.

giovedì 31 maggio 2012

Da Bambi a Barker in un post di formazione accazzo

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ATTENZIONE: questo è un post accazzo la cui ispirazione è nata su Facebook grazie a una domanda di Alessandro Girola: «Chi ha ucciso la mamma di Bambi?», che ha generato un cazzeggio alienante che non vi dico. Se quello che scrivo vi sembra non abbia senso, avete indovinato. O forse no.
Bambi (1942). C’era una volta un cerbiatto che aveva un nome da cheerleader. Suo padre non lo cagava neanche col Guttalax, sua madre morì e lui si mise a frequentare conigli e puzzole, poi riuscì a impietosire una cerbiatta abbastanza oca da dargliela, e quando suo padre andò in pensione rilevò la foresta. – FINE
Ho visto Bambi quando ero già grande, e quando dico grande intendo che mi facevo la barba. Non ho mai pianto per la madre impallinata, non ho mai provato particolari sentimenti per questo film e per anni – visto che da bambino non me lo facevano vedere – ho pensato che quel cerbiatto fosse una femmina. La cosa buffa è che da piccolo vidi La Collina dei Conigli, dove c’è sangue e morte, però tutto quello che mi portai a casa fu il desiderio di un coniglietto. Non credo di essere stato un bambino deviato, piuttosto siamo noi adulti a dimenticare quello che ci toccava davvero da piccoli, e così diventiamo paranoici. A distanza di anni ho rivisto La Collina e ho letto anche il libro, adorandoli entrambi. Invece, tutto quello che mi ha lasciato Bambi l’avete letto nel riassunto qui sopra.

Anche in Bambi c’è un coniglio, quel lagomorfo eccitato di Tamburino. I conigli di Watership Down gli farebbero un culo a presepe. Quello che mi piace della Collina è che ha una sua mitologia interna, che i conigli sono prede – d’accordo – ma proprio per questo devono impegnarsi per essere più cazzuti dei predatori. Bambi scappa dai cacciatori, dal fuoco e dai cani, ma il livello di identificazione che ho avuto con lui è pari all’empatia che provo per la saponetta sul lavabo. 
Probabilmente il tempo in cui l’avrei dovuto vedere era passato, un po’ come chi legge oggi Il Piccolo Principe e si fa due palle a manubrio. Per carità, li capisco. A me piacque – e sicuramente mi ha lasciato qualcosa più di Bambi – ma non è mai stato un pezzo forte della mia formazione. Ci sono libri e film che hanno una data di scadenza o un periodo indicato per la consumazione, perché alla fine si cresce e si cambiano gusti. Io per dire ho avuto un periodo di overdose da vampiro con la Rice, e adesso faccio una fatica infame a prenderli sul serio. Se poi Dario Argento ci mette del suo come ha fatto quest’anno, capite bene che con questo accanimento potrei non riprendermi mai più. 

Alla fine, il libro che mi ha segnato di più l’ho letto da adolescente, ed è Il Mondo in un Tappeto di Clive Barker. Rileggendolo a distanza di anni mi sono reso conto di quanto abbia formato e influenzato la mia immaginazione, i miei gusti, e in qualche misura il modo di vedere il mondo. Ci sono molti altri libri e film che potrei mettere in cima alla classifica, ma dovendone scegliere uno o due che mi facciano da Manifesto, la Collina e il Tappeto si guadagnano la vetta. In più, questi libri si ramificano in altri, la Collina richiama alla memoria il Bianconiglio e il Leprotto Marzolino. Il primo, tutto ansioso e obbediente, e l’altro matto come – beh – un Cappellaio. Il Tappeto si lega alla Guida Galattica, conflagrando in quest’idea di viaggiare attraverso mondi fantastici – quelli dell’immaginazione – con un senso di leggerezza e umorismo, che poi è il mio modo di essere, vive e affrontare qualunque cosa, specie quelle più serie. 

Siamo i libri che leggiamo e i film che guardiamo, non c’è niente da fare. Tutto questo crea una mitologia personale, delle chiavi interpretative e degli idoli, così come degli eroi e delle divinità laiche della creatività che possono farsi muse col tempo, e portarci a scrivere storie a nostra volta. Allo stesso tempo ci sono anche gli dei che uccidiamo o ai quali ci ribelliamo, personaggi che odiamo e persino che amiamo odiare, che distruggiamo e ricostruiamo in una nuova forma, perché si cresce e i gusti cambiano; perché il cinema e la lettura sono come il cibo, e magari qualche gusto lo perdiamo mentre altri ne acquisiamo, così come ci sono cose che ameremo e odieremo per sempre. Il bello però resta sempre la varietà a nostra disposizione, e il fatto che si può cambiare idea a ogni pagina e a ogni fotogramma. 
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