venerdì 22 marzo 2013

Scott Westerfeld: Leviathan, La Trilogia (Leviathan, Behemoth, Goliath).

6 commenti

Tre anni fa ho letto il primo volume, finito il quale sono rimasto col languorino per gli altri due che – aspetta aspetta – hanno pensato bene di uscire comodamente quest’anno sotto forma di Trilogia edita da Einaudi al prezzo di € 28,00 in un unico volume di 1064 pagine corredate dalle illustrazioni di Keith Thompson, un buon affare che vi consiglio e che vado a recensire.
Sarajevo, 1914: dopo l’attentato all'arciduca d’Austria scoppia la Prima guerra mondiale. Ma se a combattersi fossero bestie e macchine? Allora sareste nel mondo di Leviathan, Behemoth e Goliath.

Sareste nel mondo di Alek e Deryn. 
È come una guerra tra universi differenti. 
Da una parte, le potenze Cigolanti e le loro macchine. Dall’altra, gli alleati Darwinisti e le loro creature di sintesi. Carburante contro cibo, metallo contro pelle. Alek contro Deryn.
Aleksander è il figlio dell’arciduca assassinato, in fuga da un impero di cui nessuno lo vuole erede. Deryn è una ragazza arruolata in vesti maschili nell’Aviazione britannica, decisa a vivere come vuole. Si incontrano per caso ma si alleano per scelta e affrontano il conflitto insieme: da Istanbul a New York, tra battaglie aeree e rivoluzioni, Alek e Deryn impareranno che cosa sono il caos e l’odio, ma anche l’amicizia e la speranza – forse addirittura l’amore.
In una trilogia steampunk che incalza il lettore con colpi di scena e scontri all’ultimo sangue, Scott Westerfeld ci regala un viaggio appassionante nelle infinite possibilità della storia: che sia quella del mondo o di ciascuno di noi.
Quello che avete appena letto è il retro di copertina, forse un tantino melodrammatico, della trilogia. Tuttavia, per fortuna i toni del romanzo non sono questi. 
Intanto parliamo di loro due, Alek e Deryn. 
Niente smancerie, niente colpi di fulmine perché sì, ma un’amicizia che si sviluppa sulla base di eventi e difficoltà, che non nasce dal nulla ma che cambia e cresce in modo logico, e non perché deve esserci la storia d’amore a tutti i costi. No, siamo in guerra e ci sono eventi e forze più importanti a cui badare, responsabilità e ruoli da assumere, perciò qualunque cosa ci sia tra loro due – grazie al cielo – non è la colonna portante di chissà quale storia d’amore adolescenziale, ma un elemento corale della storia.
Questo per tranquillizzarvi, poiché di questi tempi fin troppa robaccia rosa e stereotipata ci viene spacciata per sci-fi allo scopo di abbindolarci. Con Leviathan potete stare tranquilli, il riflettore è puntato sullo scenario e le atmosfere steampunk. 

Mappa delle potenze Darwiniste e Cigolanti in Europa.
La Germania, l’Impero Austro-Ungarico e quello Ottomano (che, insieme a tutto l’Islam, aborre le creature di sintesi) sono le tre Grandi Potenze Cigolanti, esperti nella costruzione di macchine incredibili come i camminatori leggeri a due gambe e quelli pesanti a quattro, sei oppure otto, gli zeppelin e gli aerei che conosciamo già, i giganteschi automi di Istanbul, creati a immagine di animali o di creature mitiche, i terribili cannoni Tesla e altro ancora. 

Istanbul. Un elefante cigolante della corte ottomana, mentre sullo sfondo si notano i golem a guardia del quartiere ebraico.

Di contro, Inghilterra, Francia e Russia sono le tre Grandi Potenze Darwiniste, maestre nella creazione delle bestie di sintesi, ottenute mediante la manipolazione dei filamenti della vita, ossia i giganteschi mostri marini, i terrificanti orsi da guerra russi, gli elefantiaci per il trasporto pesante e gli equinoidi per quello più leggero – ma soprattutto, ai fini della nostra storia – i respiranti a idrogeno come le meduse Huxley della taglia di una mongolfiera o lo stesso Leviathan, una balena che non è solo una bestia immensa, ma un ecosistema composto da varie creature di sintesi, come i vermi luminosi che garantiscono la visibilità a bordo, gli annusatori di idrogeno che brulicano sulla sua pelle cercano falle nella membrana della bestia d’aria, le lucertole messaggere in grado di mandare interi dialoghi a memoria, i falchi incursori coi loro terribili artigli e le tele di sintesi, i pipistrelli a freccette e il Lori perspicace, tutte creature che scoprirete solo in queste pagine. 
Prima di passare ad altro aggiungo un annotazione sugli schieramenti e le tecnologie nel mondo di Leviathan: in realtà anche altre nazioni sono passate alla tecnologia Darwinista, come l’Italia. Altre invece, come la Jugoslavia, sono Cigolanti. Nessuna di queste però è una superpotenza. Alcune poi tengono il piede in due scarpe, come il Giappone e gli Stati Uniti, dove le due tecnologie convivono in modo più o meno armonico.

Il quadro che ne emerge mi ha affascinato, incuriosito e coinvolto fino alla fine, facendomi fare anche le ore piccole per non lasciare un’eccitante missione in sospeso o per riuscire a svelare un segreto prima di chiudere gli occhi. Insomma, mi sono immerso con piacere in un misto di storia e fantascienza, futuro e passato, davvero sorprendente, qualcosa, per me, di così nuovo che non mi ritrovavo a leggere in uno stato di tale stupore ed eccitazione da quando ero un ragazzino. Leviathan infatti è il primo caso di steampunk che ho approcciato, ma per dire qualcosa in più a tale proposito (e citandolo dalla postfazione), lascio la parola allo stesso Scott Westerfeld, che ha parole migliori delle mie per spiegare quel che intendo.
«Leviathan, dunque, è una storia imperniata tanto sui futuri possibili quanto sui passati alternativi. Guarda avanti verso un futuro in cui le macchine somiglieranno a creature viventi, e le creature viventi potranno essere fabbricate come macchine. E tuttavia l’ambientazione del romanzo si rifà anche a un’epoca precedente, in cui il mondo era diviso in aristocratici e gente comune, e in molti Paesi le donne non potevano né arruolarsi nell’esercito, né votare. È questa la natura della letteratura steampunk: mescolare futuro e passato».
Bene, ma in conclusione e dopo tanto entusiasmo, sto dicendo che Leviathan è perfetto? No, certo. La rapida ascesa dei Darwinisti è dura da mandar giù anche sforzando la sospensione dell’incredulità, ma sarebbe ancora più stupido privarsi di una così bella idea facendo gli gne gne gne su un’opera che è pura finzione dall’inizio alla fine, e che anche se qualche scricchiolio lo si avverte sta in piedi – o in aria – e riesce a trasportarci lungo il suo viaggio. 
Anche il modo in cui è stato presentato Tesla non mi è andato troppo giù, ma non posso fare una colpa a Westerfeld se non gradisce il personaggio. Le simpatie o le antipatie di un autore riguardano solo lui, inoltre non posso e non voglio certo essere lo stupido troll che fa le pulci a qualcosa che in ogni caso funziona. 
Veniamo poi al finale, che mi ha lasciato con un senso di insoddisfazione per essere stato abbandonato troppo presto, una sensazione dovuta al fatto che non sarei più uscito da qual mondo ma avrei continuato ad esplorarlo, con Alek e Deryn oppure con altri personaggi, e ce ne sono di davvero affascinanti e singolari. Passato però il momento di delusione devo dire che è giusto così, il fatto che un libro mi lasci col desiderio di averne ancora significa solamente che è un buon libro, non che è finito male. Non in questo caso, comunque. 
Tuttavia, per sapere di cosa parlo non vi resta altro che leggerlo. Perciò, buona lettura.

giovedì 14 marzo 2013

Dracula 3D

8 commenti

Finalmente ho visto Dracula 3D, ero curioso e l’ho fatto. Sapete il detto, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino? Ecco, consideratemi zoppo. È un film talmente cialtrone che all’inizio mi sono anche divertito, ma dopo un po’… diciamo che l’interesse si ammoscia per noia, anche se la curiosità rimane. Cercherò di farvene una panoramica o un riassunto, ma vi avverto che ci saranno spoiler perciò ecco il solito banner esplicativo. Buona lettura.


Come dicevo, mi ci sono approcciato con curiosità, volevo vedere fino a che punto il disastro annunciato nei traliers fosse vero, così mi son messo lì – cioè qui, perché l’ho visto al computer – con buona volontà. L’inizio cialtronesco che vi ho preannunciato è così composto: una scena gratuita di sesso tanto per, effetti speciali sorpassati, recitazione imbarazzante, lupi doppiati per farli ringhiare (che quei poverelli stavano beati con la lingua a penzoloni) e altri pasticci, come la donzella che chiude le imposte nella Notte di Valpurga ma i vetri sono bianchi per la luce che viene da fuori. 

Dopo un inizio così verrebbe da liquidarlo come dilettantesco a dir poco, ma dietro c’è un regista che in passato ha fatto grandi film, solo che ultimamente non ne azzecca uno neanche per sbaglio. Poi non aiuta neanche il cast, legnoso e alle prese con dialoghi imbarazzanti, né gli effetti speciali o qualsiasi cosa vi venga in mente. Sembra quasi un’inconscia richiesta d’aiuto di Argento che implora: «Fermatemi». Idea non malvagia, a mio avviso. Lasciatelo in pace, concedeteci di ricordarlo per i titoli validi del passato e non per gli scivoloni più recenti.
Mettiamo un fermo a tutto ciò e andiamo avanti, sono sicuro che in questo paese ci sono giovani cineasti talentuosi col desiderio di mettersi alla prova dietro una telecamera, magari per un horror o un thriller che non abbia il fastidioso retrogusto della farsa. Perché, in tutta onestà, devo dire che è un film stupido e cialtrone con un finale orrendo, attori incapaci e ingessati, effetti speciali imbarazzanti e una sceneggiatura talmente cretina da lasciare storditi e balbettanti. Non esagero, controllate.

Unico guizzo, se vogliamo, la famigerata Mantide. 
Ecco, il 50% della mia motivazione alla visione è stato vedere questa scena e, forse, capirne il senso. Missione fallita. Una mantide della taglia di un uomo o anche di più sale le scale, aggredisce il padre di Lucy (che in questa versione allegramente adattata dal libro di Stoker è il sindaco di Passburg, o Passo Borgo), Mina assiste alla scena, fa una faccia spaventata tipo “ho visto un topo” e sviene, subito raccolta da Dracula che è già in forma umana. Stop. Dissolvenza.
Siete avvertiti, questo Dracula è tanto liberamente adattato che mancano personaggi, eventi e persino città dell’originale. Per dire, niente Londra. 

L’intera storia si svolge a Passburg, che è il villaggio vicino al castello del Conte, infatti Jonathan Harker non è lì per vendergli appartamenti londinesi ma per riordinargli la biblioteca, Lucy insegna piano e Mina non si capisce quale beata cosa faccia nella sua vita, a parte essere timida come un topino e farsi insidiare dal Conte alla fine. 
C’è un Renfield che ricorda più Hodor di Game of Thrones che Tom Waits in Bram Stoker’s Dracula, ma sarebbe profondamente ingiusto e sbagliato fare paragoni tra questi due film che si somigliano come le mutande e la canottiera (già, perché se riuscite a infilarvi le mutande dalle braccia allora avete una testa da ci siamo capiti, eh). 
Van Helsing appare a due terzi del film a dir tanto, è un Rutger Hauer messo alle strette, costretto a recitare battute che, se pensiamo alle immortali parole di Roy Batty (da lui stesso ideate per la scena di Blade Runner), struingono il cuore dallo sconforto. Ci rendiamo conto di quanto stanco e poco motivato sia, e non posso certo dargli torto. Nonostante ciò, ha comunque la grazia di fare il suo lavoro, forse al minimo sindacale ma non è che da solo avrebbe potuto salvare questo film dall’essere l’inesausto tentativo di qualche scriteriato di spillare argento da un filone da tempo estinto. Il Re è morto, viva il Re. Fermiamoci qui prima di far di peggio.
Ah già, il peggio.
Senza un perché o un percome, Mina s’innamora del Conte che le rivela di essere la reincarnazione della sua amata Durlinger. No. Dulingendegraz? Dulingandegraz? Va beh, Durlindana. Lei è tutta un ti amo, poi arriva Van Helsing e allora lei: «Uccidilo, amore mio!» Il Conte non si fa pregare, ma nonostante abbia gli artigli taglienti come pagine, la velocità di un SMS e la forza di un buttafuori, prende il povero Rutger a pizze in faccia. Gira il vento e Mina banderuola cambia idea: «No, fermati!» e gli spara, lo ammazza con una pallottola d’argento. 
Sì, è per i lupi mannari, ma chi se ne frega. Se questa fosse la stronzata più grossa di tutto il film, allora staremmo a cavallo. Il peggio (quello vero) viene dopo. 
C’è uno scambio d’idee confuse tra Van Helsing e Mina che non si capisce, ma tanto i dialoghi fanno spavento più del vampiro, perciò meglio così. Finalmente i due si allontanano ma la telecamera indugia. Eh no, eh, non farmi questo. E invece sì, la telecamera torna sulle ceneri di Dracula che si sollevano nell’aria, prendono vaga forma di lupo e corrono verso lo spettatore (vi ricordo che è in 3D) per fare buh! Poi niente, fine e titoli di coda. Giuro. 

Il resto lo lascio scoprire a voi, ho omesso e dimenticato eventi, personaggi e dettagli, ma il succo è quello e in base allo stesso non vi resta che fare una bella cosa, decidere se vi ho incuriosito e intendete guardarlo per farvene un’opinione più circostanziata o fidarvi del mio giudizio, che a titolo personale è negativo ma anche a titolo oggettivo non è che migliori di molto, anzi. Decidete voi, questo è il bello del libero arbitrio.

mercoledì 13 marzo 2013

Giornata del Post Banale

2 commenti

Oggi è la Giornata del Post Banale nata su Strategie Evolutive, perciò se non lo sapevate lo sapete adesso. Lo scopo è scrivere un post qualunquista. Qualcosa di già sentito, di già letto e quindi banale. 

Perché? 
Bravi, siete già nello spirito, domande prevedibili da manuale. 

In pratica per fare il verso o il versaccio a tutti quei post, status, tweet o qualunque pulpito virtuale che diffonde sciocchezze qualunquiste ai limiti del luogo comune e della frase fatta. Quella retorica lì fatta per strappare facili applausi a un pubblico che non chiede altro, perché sai di rivolgerti a un target che ti somiglia o che conosci bene, al quale giorno dopo giorno non offri niente di nuovo o stimolante, e al quale ti inchini solo per farti baciare le chiappe eccetera eccetera. 

Va beh, io ho le chiappe asciutte e non so come farmele leccare né ci tengo, quindi devo inventarmi qualcosa per farmi bello e ho deciso che per riuscirci farò una cosa che non faccio mai, parlerò di quello che ho combinato di recente o che sto per combinare. 

Allora, intanto ieri sono stato guest-blogger (va che figo solo a scriverlo) su Book and Negative con un post sulla 13a Puntata di The Walking Dead, poi fra qualche settimana parteciperò a Nativity, la seconda stagione di Due Minuti a Mezzanotte – la Round Robin di Alessandro Girola – e per il resto, di mio, sono mesi se non anni che non riesco a portare avanti una mazza. Mi sono impigrito e non ho mai avuto un granché di disciplina, perciò se non fosse per questi progetti farei a gara coi mobili a chi colleziona più polvere. Beh, ho fatto anche il banner del Giorno del Post Banale che vedete qui sopra, e ho realizzato anche un buon numero di immagini e copertine per 2MM e Nativity, compresi gli e-book di alcuni partecipanti, quindi il mio coma vigile è interrotto da momenti di attività, sono tipo gli scoiattoli in letargo che ogni tanto si alzano, mangiano una noce senza neanche aprire gli occhi e poi tornano a dormire grattandosi la coda. 
Però a dir la verità non ne soffro neanche tanto, perciò questo non è un piagnisteo. 
Ammetto che scrivere non mi viene più naturale come una volta, né vengo preso dalla voglia di mettermi lì a inventare e raccontare, ma ogni tanto è piacevole farlo, con meno aspettative di una volta ma comunque con divertimento. Oh, dopotutto il banner di Blogger Gracile è lì per un motivo. Sapevatelo! (cit. Vulvia).

domenica 10 marzo 2013

Supercooler, ma anche no!

4 commenti

Oggi brontolo un po’, portate pazienza. 
Avete presente Jumper, quel film coi tizi che usano il teletrasporto mentre una misteriosa organizzazione para-governativa con strane sblinde religiose cerca di farli fuori perché sì? Va beh, al di là del fatto che il film in sé è stupido come un rubinetto di sughero, l’ho rivisto di recente e mi ha fatto riflettere sulla presenza dei fighetti nella sci-fi. 
Perché? 
No, davvero, parliamone.
Sono abituato alla gente che punta il dito sui fans dei supereroi sfottendoci perché gne gne gne siete degli sfigati nerdoni pappappéro, ma poi al cinema passa ‘sta roba – mettiamoci in mezzo anche Push (che però mi è piaciutio di più) e altra sci-fi con protagonisti “cool” di quel genere lì che se entra in fumetteria è perché ha sbagliato indirizzo o deve fare moneta per il parchimetro – quindi non capisco lo scopo da parte di registi e produttori di appropriarsi di un certo genere per venderlo a gente con la quale c’entra tanto quanto il mercurio cromo e la tabellina del due. 
Insomma, è chiaro che il pubblico della sci-fi non c’entra nulla con Hayden Christensen (a parte la sete di sangue per aver trasformato Anakin Skywalker AKA Darth Vader in un’insopportabile adolescente disadattato e sottilmente Emo), perciò mi domando: cosa cazzo stai facendo, Hollywood? 
Adesso non pretendo che i protagonisti della sci-fi siano tutti nerd (anche se sarebbe divertente, ogni tanto), però sarebbe “simpatico” se vi rivolgeste al pubblico giusto quando pescate un genere, altrimenti se lo scopo è buttare soldi dateli a me. 
Poi magari sbaglio e Jumper ha fatto buoni incassi perché qualcuno è andato a vedere gli effetti speciali e Christensen che si dà un tono da figo del tutto ingiustificato. 
Non lo so, lo ignoro. 
Quello che so è che guardandolo mi sono sentito preso per il culo, un po’ come se avessero preso qualcosa di “mio” – va beh, diciamo “nelle mie corde”, ché non ho il copyright – e lo avessero riadattato per venderlo ad altri, ignorandomi e spernacchiandomi bellamente. Tutto qui.
L’avevo detto che brontolavo, ma tranquilli che ho finito.
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