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sabato 10 dicembre 2011

Memoria e figure di merda in un post accazzo semiserio

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Si dice che i pesci rossi abbiano una pessima memoria, e che in pratica ogni giro di boccia sia una nuova avventura. Non esistono prove al riguardo, perciò potrebbe trattarsi benissimo di una leggenda metropolitana. In ogni caso, il concetto – e l’immagine in sé – mi è sempre piaciuto, infatti lo uso spesso parlando delle mie doti mnemoniche. Come tutti i grandi smemorati, dimentico le cose importanti e/o pratiche, ma ricordo quelle inutili. Sono un ricettacolo di nozioni apprese qua e là che non hanno nessuna applicazione pratica, tranne forse per scrivere post come questo. Talvolta dico che è il mio potere mutante – tipo X-men, se mi seguite – ossia che la mia memoria si sarebbe evoluta per conservare dati che trovo divertenti o curiosi, perdendo talvolta di organizzazione e praticità. Quando devo risalire alla fonte di un dato non è sempre facile, spesso sono stati inseriti nel sistema tanto di quel tempo fa che non esistono più registri di acquisizione al riguardo. Perciò, cosa fa uno con poca memoria? Figure barbine, ve lo assicuro. In ogni caso non è che ci possa fare nulla, mi do del pirla lì per lì e cosa fatta capo ha. Credetemi, se ne fanno tante che impari a riderci su. Se non lo fai, il mondo non riderà certo con te. La figura di merda è alla portata di tutti. In più, è gratis. Forse è per questo che alle volte ne abusiamo a cuor leggero. Sì, ma dove voglio arrivare? Da nessuna parte, questo post naviga a vista. Da una cosa nasce l’altra e il primo pensiero ne spinge un secondo in superficie, perché così funziona la memoria. Sono bolle che nascono dal fondo, salgono per scoppiare in superficie e da quelle può uscirne di tutto, genio o sciocchezza. L’importante è non tenerle giù, a far intorbidire l’acqua per mantenere una superficie silenziosa. Ecco, dopotutto a un punto credo di essere arrivato. Non temete la figuraccia, è vostra amica e istitutrice; vi educa a parlare e far conoscere voi stessi agli altri, nel bene e nel male. Certo, sarebbe bene che la superficie non fosse un perpetuo bollore per dare anche agli altri la possibilità di ribattere e interagire, ma un’acqua cheta e torbida finisce con l’ospitare ben poca vita. Siate misurati. Siate sobri, anche ubriachi di pensieri. Almeno questo, ricordiamocelo.

mercoledì 19 novembre 2008

Brain, reloaded

2 commenti
Due o tre settimane fa, in quel di Parma, ho avvistato una tizia che ero sicuro di conoscere ma che non mi riusciva di collegare a nessun luogo o tempo specifico, anche lei mi guardava con la stessa aria perplessa; tuttavia, sopprimendo l’istinto di andare a chiedere, «scusi, ma lei mi conosce?», mi sono invece interrogato per un’oretta, finché la memoria non ha deselezionato il file archiviandolo come “perplessità clinica” o caso di “memoria apparente”. Insomma, visto che proprio non avevo idea di chi fosse, mi son detto che magari mi ricordava solo qualcun altro, così non ci ho più pensato.
Ieri, invece, camminando di ritorno verso casa e pensando a tutt’altra roba, ecco che il file fa contatto con un neurone sveglio e – Puf! – «era l’ex inquilina del piano di sopra!» Be’, non so se essere sollevato dal fatto che la mia memoria, tutto sommato, gli costasse anche un mese, ma prima o poi recupera il file e lo colloca al posto suo, o preoccuparmi per questi neuroni che funzionano a singhiozzo. Voi che dite?
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