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martedì 19 luglio 2011

Sogni dadaisti

4 commenti
Rubo l’idea a Polideuce, visto che stamattina mi sono svegliato con tre sogni ancora nella memoria.
Mamma, sono un Supereroe! Un’associazione governativa vattelappesca mi stava addestrando in quella che sembrava la palestra di una scuola media contro una squadra di tizi conciati da ninja-SWAT, e io li battevo tutti esattamente come fanno gli eroi nei film scrausi, dove il nemico li attacca uno alla volta e quelli cadono giù senza che quasi li tocchi. Avevo un arsenale impressionante di superpoteri: velocità, teletrasporto, arrampicata sui muri con schizzo di ragnatela (forse devo i diritti a Spiderman) e l’abilità di diventare gigantesco o minuscolo. Poi è finito, e credo mi abbiano assunto. La parte più gratificante è stata il contratto a tempo indeterminato.

Il Giudizio Parrocchiale. Gli angeli si erano riuniti in concilio per giudicare l’umanità e fare tutte quelle cose apocalittiche da angeli. Io, non so perché, ero l’unico umano presente. Ogni angelo aveva una cattedra, ma su quattro di queste mancavano i nomi degli occupanti, invece due erano proprio vuote. Qualcuno – forse io – ha chiesto che ne era di dio. Gli angeli si sono stizziti, hanno detto che dio è morto e comunque non è mai stato “dio”, era solo il più vecchio tra loro e che l’unica possibilità di vederlo è che si reincarni, se ne ha voglia. Poi m’hanno dato sottilmente a intendere di non farmi i cazzi loro, e che le decisioni e il giudizio son beati cazzi angelici che prenderanno loro, e non un mortale chiacchierone. Poi m’hanno mangiato vivo su una cattedra sfitta, perché è così che appianano le divergenze.

Ufficio Complicazione Affari Semplici. Mi avevano spostato d’ufficio, avevo solo un portatile e un posto a sedere in una panca tipo chiesa o aula universitaria da film americano. Come facessi a stampare le impegnative, è un mistero. Poi viene da me una vecchietta con un modulo mai visto per fare l’antitetanica. Le dico dove andare, ma non trova la strada e allora l’accompagno, poi troviamo un’infermiera e mentre spiego che è per l’antitetanica, la vecchietta dice che è tutt’altra roba facendomi fare una figura barbina. Forse era meglio accompagnarla al Centro Disturbi Cognitivi. Torno nel mio “ufficio” e trovo pieno di gente, c’è una riunione sui benefici dell’acqua salmastra (abbiamo tutti un bicchiere davanti che ci invitano a mandare giù), ci sono anche le telecamere della TV locale. La conferenza va per le lunghe e io mi accorgo di avere ancora il modulo della vecchia, così cerco di uscire ma ho gente su entrambi i lati della panca. Col tizio che ho davanti commento: «Appena mi riprendono sollevo il giornale di oggi, tanto per far sapere a casa che sono vivo», ma lui non capisce. Poi la fila si libera alla mia destra, allora scivolo via per dare la ricetta alla vecchia e andarmene a casa. Invece non trovo più il foglio, così interrompo la riunione per chiedere alla gente di cercarla. Invece per terra ci sono un sacco di fibbie tamarre, tipo western ma fatte per sembrare monete da due euro. A quel punto mi rompo il cazzo l’epididimo, e vado a casa.
Prima che lo chiediate, no. Niente peperonata, casseruola di Cthulhu, impepata di Mi-Go, ecc. solo tre toast e un ghiacciolo. Figuratevi cosa sogno se ho mangiato pesante.
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