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mercoledì 9 gennaio 2013

Septimus (racconto)

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Pentacolo di Salomone

Ieri sono tornato a casa con un’incipit, ma era in inglese. Strano, sarà colpa di George Martin. Comunque non mi sono scoraggiato, anzi è stato stimolante scrivere la mia prima qualunque-cosa-sia in inglese. Marina mi ha aiutato un bel po’ controllando che non facessi troppi errori, quindi la ringrazio a non finire per l’essenziale e tempestivo soccorso.
Un’ultima cosa prima di lasciarvi: Septimus nacque in una manche di Minuti Contati (sul defunto forum di XII) e la sua storia è reperibile, insieme ad altri miei racconti, nell’omonima Antologia edita da Nero Café, questa riscrittura però comprende elementi di cui prima non ho parlato perché – beh – sono del tutto nuovi. Detto questo, spero vi piaccia e concludo qui, prima che l’introduzione diventi più lunga di questo brevissimo racconto. 

s e p t i m u s
little devils of the smallest things

I met God in a pit, at its very bottom. It looked like mud, but glistening. I asked It the way out, and It said: «Just dig». And so I did. Then I reached the Chthonian Paradise. Hell is Heaven upside down, but still Paradise, with its terrible beauties and splendid threats. If you ask me, I’ll show you the way. Just dig.

I was very young then, a newborn devil of the smallest things, seventh spawn of my father-and-mother who gave me a name chosen out of sheer boredom. I was raised by no gentle hand, but spit in the world of men like a seed, to grow up like plant from the ground. I did know nothing but my devilish instinct, so I pulled my self up like a fawn and moved my first steps in this world of yours. Then, hearing the voices of men gave me the knowledge of your tongue, as if I was an intelligent parrot, or maybe just a diligent one. 

We, splinters of our great kin, are the smallest pieces on the chessboard when God and Satan play. We are the dust on the pawns, but dust falls also upon rooks, knights and bishops, queens and kings. You breath us, love and hate us, call us with prayers and many names, and we love you and hate you, push you towards defeat or raise you up in glory. In the Book is said: No harm and no heal, no sorrow and no solace. For we are nor evil neither good, just splinters that came out from nowhere. 

At first, I was ignorant of being naked, just felt the wind on my butt like something natural. Then a woman shrieked and I heard my first human words. 
«You filthy bastard!» she said.
«You filthy bastard!» I responded, smiling and waving at her.
She did not take it well, but I did not yet understand everything, thus I supposed she was saluting me. 
Wrong. 
After she ran away screaming, I followed her asking for more pretty words to learn. She told me a lot of words, but later I knew they were not pretty ones. In fact, I was caught, beaten, threatened with death and put in a pit by men who would “teach me a lesson”, as they said. 
Well, I learned your bloody shitty language. 

Ironic or not, I got out of my father-and-mother’s womb just to be pushed down in another. 
The sky up there was now a chessboard of rusted iron, reminding me my place in the Game. And there was God, the earth’s glimmering mud at the pitch black bottom of the pit where I lay in sorrow, the first day of my life. So, as I told you, I dug and came back home. 

Father-and-mother asked me: «Septimus, what are you doing here?»
So I told It my story, and said: «I met God in a pit, at its very bottom».

END

martedì 24 aprile 2012

Non so giocare a Poker (racconto)

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Ieri sera ho partecipato a Minuti Contati. O meglio, ci ho provato perché alla fine ho postato fuori tempo massimo. Visto che il mio racconto è andato fuori concorso, ho pensato di metterlo sul blog e farlo leggere a voi passanti. Buona lettura.

TEMA: UN POKER CON LA MORTE 
Limite massimo caratteri: 3666 spazi inclusi
Data e orario: lunedì 23 aprile, ore 21:30.
Tempo limite: 120 minuti (scadenza Ore 23.30)

domenica 23 ottobre 2011

FUN COOL! – 7^ Edizione, da non perdere!

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È partita la settima edizione di Fun Cool!, il concorso più fun & cool della rete. Trovate tutto – come al solito – sul blog di gelostellato, col regolamento e i racconti in gara. Avete tempo di spedire i vostri “racconti in una frase” entro il due novembre, e vi consiglio di provare anche solo per il piacere di partecipare e divertirvi. Chi lo sa, magari «un piccolo scrittore titaneggia in ognuno di voi», o quasi.

sabato 15 ottobre 2011

La Locomotiva Cla! Cla!

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È un bel pezzo che non posto racconti miei, questa volta però volevo proporvi La Locomotiva Cla! Cla!, con la quale – in una versione più concisa per via delle linee guida di questa manche del concorso – mi sono aggiudicato un posto nella Ranking Zone della XXI Edizione di Minuti Contati. Lo faccio non tanto per annunciare il risultato conseguito (che comunque mi fa piacere), quanto per avere pareri e giudizi sui cambiamenti operati e sul modo più corretto di raccontare la storia. Il fatto è questo, sono completamente a digiuno di polizieschi – se non si escludono film e telefilm americani – quindi potrei aver scritto e commesso delle leggerezze e/o ingenuità nello sviluppo del racconto, che invece è ambientato in Italia in una città non identificata. Quindi, ogni consiglio, giudizio e badilata, saranno ben graditi.

giovedì 14 ottobre 2010

37° a FUN COOL!

4 commenti
Sì, a FUN COOL non mi ci hanno mandato ma ci sono andato da solo. Come potevo perdermi il concorso più fun & cool della rete? Sui 71 partecipanti di quest’anno mi sono piazzato 37°, che vista la media di abili scribacchini e imbrattalibri che circolano, non è niente male. E poi... un racconto in una frase – che non è facile – e ancora, premi eccezionali come libri, diventare il protagonista di un racconto stupido, farsi tradurre in friulano o essere coperto d’insulti da Gelo Stellato in persona sul proprio blog! E io cosa avrò vinto? Esatto, gli insulti! Ah sì, ma cos’ho fatto per meritarmelo? Beh, ecco la mia prodezza:
Quel che dio fa per noi
Giovedì, gnocchi.
Eh beh, è già tanto che non abbia vinto un papa-boy sotto casa, magari insieme a un bel cero con l’anima di piombo. Sì, però quando uno si mette lì e ci prova; magari ne scrive un po’, se li rilegge tutti, fa le modifiche e li rilegge ancora, ma c’è quello lì... quello corto corto e cretino cretino, che non ti esce dalla testa, e allora lo sai che magari fai una cazzata a mandare proprio lui, però non resisti. E allora arrivi 37° e gongoli, perché non speravi neanche negli insulti, e allora te li prendi, e anzi – insomma, Gelo, arrivano o no? – li aspetti pure con trepidazione.

martedì 5 ottobre 2010

And the Winner is...

3 commenti
Giusto sabato parlavo di Minuti Contati e di quanto mi piaccia partecipare, e oggi scopro di aver vinto la XII Edizione! Perciò, visto che non sto nella pelle dalla gioia e soddisfazione, eccovi il racconto (che in pratica è un dialogo) con cui ho partecipato (i dati che trovate all’inizio sono i parametri da rispettare e su cui ci siamo basati per questo giro), e ora a voi...

Ufficio Miracoli

  • traccia: Burocrazia
  • tempo: 160 minuti
  • battute: 1600

«Sì? Mi dica».
«Ecco… qui fuori c’è scritto Ufficio Miracoli».
«Precisamente».
«Quindi…».
«… ha pensato di chiederne uno. Splendido!».
«Uh, esatto».
«Bene, di cosa ha bisogno?».
«Un…».
«Oh, mi scusi! Posso sapere il pantheon o la divinità di sua preferenza?».
«Uh… Dio, credo».
«Hm, questo complica le cose. Mi sa dire almeno il cognome?».
«Il mio?».
«No, quello del suo dio».
«Mi prende in giro?».
«Non mi permetterei mai. Vede, abbiamo sovrabbondanza di dèi, quindi mi servirebbe un dato o un recapito?».
«Dovrei conoscere l’indirizzo di Dio?».
«Beh, se le ha concesso un miracolo dovrete pur conoscervi».
«Mi ha… no no, sono io che voglio chiedere un miracolo a Dio!».
«Oh no, non ci siamo! l’Ufficio Miracoli li amministra soltanto. Li eroga, per così dire, dopo l’approvazione. Lei dovrebbe quindi sentire il suo dio, farsene prescrivere uno e passare poi da noi, solo allora possiamo prenotarne uno».
«Prenotarlo!?».
«Naturalmente! Non ha idea di quante richieste dobbiamo amministrare. Per esempio, se vuole una guarigione non se ne parla prima di un anno, a meno che lei sia una pastorella o un anziano molto religioso».
«Ma io... senta, è urgente!».
«Capisco. Ma vede, è sempre urgente, altrimenti non verrebbe qui per un miracolo. Dico bene?».
«Sì… credo di sì».
«Ecco, quindi rintracci il suo dio e se ne faccia prescrivere uno».
«Ma come faccio?».
«Beh, preghi. Come fanno tutti»..
«Sa una cosa? Ci ho ripensato».
«Oh, bene. Vede che non era poi così urgente?».
«Già. Sa che le dico? Sono appena diventato ateo».
«Me ne rallegro. Avanti il prossimo!».
Concludo accludendo una nota sul racconto, ossia l’origine di quest’idea.
Circa tre anni fa, quando lavoravo nella prefettura F della città F, con la mia vicina di scrivania favoleggiavamo dell’esistenza di questo Ufficio Miracoli con cui venivamo (secondo noi) spesso scambiati, sommersi dalle richieste più strane e impensabili, chiedendoci dove fosse e – soprattutto – come mandarci gli utenti.
Obviously
, non l’abbiamo mai scoperto, ma lunedì scorso, di fronte al tema presentato, quelle memorie hanno cliccato il file e il racconto si è scritto da sé, vuoi perché sono ormai rotto a ogni genere di conversazione (dall’ermetico al demenziale) con gli utenti, o più semplicemente perché l’idea era lì che aspettava il suon turno.
Va beh, questo è quanto, spero vi sia piaciuto.

sabato 2 ottobre 2010

Minuti Contati

5 commenti
Una cosa che mi piace fare regolarmente – va beh, diciamo quando c’è – è partecipare a Minuti Contati, un’iniziativa di Daniele Picciuti e dell’Aguzzino (quest’entità mefistofelica che lo possiede una volta al mese ma che non gli sta mai troppo lontano), trasmessa sugli schermi di XII, forum della relativa casa editrice e associazione culturale. In pratica, si tratta di una “competizione” a tempo variabile (già, come il meteo) in cui un gruppo di aspiranti scrittori o buontemponi dalla penna (va beh, dalla tastiera) facile s’incontrano in rete per scrivere – a partire dal VIA! dato dall’Aguzzino medesimo, in carne e zolfo – un racconto che deve rientrare nei parametri assegnati: un tema preciso, un tempo limitato e un numero massimo di battute.
So che può sembrare ansiogeno – e in effetti un po’ lo è – ma vi assicuro che il divertimento, almeno per il sottoscritto, supera di gran lunga lo stress! Inoltre, per un peso massimo della pigrizia come me, uno stimolo del genere è non dico indispensabile ma utile e necessario.
Certo, a questo – nel tempo – si è aggiunto il piacere di essermi piazzato bene in alcune edizioni e averne vinta una, ma non immaginatevi chissà che... quello che si vince è l’onere e l’onore di scegliere la traccia o il tema per l’edizione successiva. Ciò che invece non potete capire (a meno che non la proviate) è la soddisfazione di aver creato qualcosa di buono in quel tempo scarso e maledetto, o di averci provato con tutto l’impegno possibile. La parte più divertente però non è “vincere” o piazzarsi. Alla fine, più che una gara, è un confronto aperto; ogni concorrente giudica i racconti degli altri da cui viene giudicato a sua volta, spesso imparando qualcosa di utile sulla scrittura.
Io partecipo ogni volta che posso, e fin’ora credo di essermi perso solo due delle dodici edizioni (l’ultima si è svolta lunedì 25, corrente mese), e la consiglio a chiunque voglia imparare a scrivere e/o divertirsi mettendo alla prova la sua immaginazione. E la tecnica! Perché oltre a quello che scrivi c’è anche come lo scrivi.
Se poi va male, beh... perdere non è una vergogna. L’ambitissimo ultimo posto è stato occupato da gente che è risalita nel corso delle edizioni successive, proprio perché a Minuti Contati, s’impara (che non è poco)! Impari a gestire l’ansia e la fretta, a scrivere partendo da un’idea e lavorandoci sopra fino a spremerti l’ingegno fuori dalle meningi, e magari anche a non spaventarti troppo per quella che all’inizio sembra una prova impossibile ma in breve si traduce in un’esperienza stimolante.
Insomma, se vi piace scrivere o vi ho semplicemente incuriosito (voi, quattro gatti che mi seguite), non dovete fare altro che loggarvi al forum (prima presentatevi nella sezione apposita, magari) leggete il Regolamento e, una volta annunciata la data fatidica (tenete d’occhio la sezione), fiondarvi lì per leggere il vostro destino: tema, tempo, battute... VIA!
Quale impegno vi è richiesto? Leggere i racconti altrui e commentarli, dopodiché postate una classifica dei racconti in base al vostro gradimento. Niente di astruso e complicato, no? Beh, pensateci.

venerdì 3 aprile 2009

Fuffa

3 commenti
Mi si creda quando dico che l’universo è pieno zeppo di ogni robaccia inutile. Tutto quello spazio dopotutto non può essere riempito in senso logico e completo da parti indispensabili, a cui non si può rinunciare all’occorrenza, come una valigia o una cassapanca ricolma di preziosi. Va da sé quindi che l’universo, essendo ben più grande di un armadio a muro o di qualsiasi altro luogo in cui riporre oggetti importanti, non può essere colmato di tali preziosi fino all’orlo. Oh, contiene certamente beni al di là di ogni più fervente immaginazione, tesori tali da far impallidire le miniere di Salomone, ma la maggior componente dell’universo è quella materia sottile e inutile che in mancanza di termini migliori chiameremo fuffa. La fuffa è talmente poco preziosa che si trova ovunque nell’universo, proprio adesso la state molto probabilmente respirando, vestendo o ci sedete sopra. La fuffa è ovunque, riempie gli spazi tra le molecole come carta d’imballaggio. Probabilmente la fuffa esiste da prima dell’universo, o magari è stata la fuffa che, specializzandosi, ha poi prodotto quelle altre cose importanti che hanno dato il via al Big Bang, come elementi chimici, molecole e altre cose che a ben dire non saprei spiegare, perché non sono un chimico o un fisico. Io studio la fuffa e basta. Chi studia la fuffa, nell’organigramma delle cose, è utile quanto un apostrofo tra le parole “qual è”, sembra che ci voglia, ma in effetti non è così. Chi studia la fuffa è a sua volta fuffa degli scienziati, o per lo meno questa è l’idea generale che chi non studia la fuffa si è fatto al riguardo. E tanti saluti.
Noi studiosi della fuffa invece siamo ben consapevoli della nostra importanza e del giusto posto che occupiamo nell’universo; è un puntolino più a sinistra di dove pensate voi. Ci siamo impegnati per anni al fine di risolvere un’annosa domanda: se non serve a niente, perché esiste? L’idea di alcuni è che dopotutto, a qualcosa serva. L’idea di altri è all’incirca: «Sta zitto, idiota!» E così via. Le ragioni della fuffa sono ciò che ci sfugge maggiormente, per esempio: perché ha prodotto cose apparentemente più utili di lei? Come gli atomi, per dirne una, o l’ornitorinco, per fare un altro esempio a caso. Qualcuno ha suggerito che la fuffa abbia uno scopo, ma ciò vorrebbe dire che è senziente, e se la materia più comune nell’universo avesse una coscienza, be’ allora dovremmo chiamarla dio, giusto? In fondo, la fuffa crea sostanze che non sono fuffa a loro volta, come se un colibrì partorisse un’impala. Non è cosa, ne converrete. Ecco quindi il dibattito a cui prestiamo la nostra massima attenzione: chi o cosa è la fuffa? E poi, dobbiamo continuare a chiamarla così? Per alcuni, parliamo di materia oscura, ma essendo al di fuori del circuito scientifico internazionale – che ci snobba come braccianti a corte – il nostro gruppo di ricercatori non è aggiornato riguardo alle scoperte altrui. Stessa cosa vale per i ricercatori di altre discipline, che non si prenderebbero la briga di controllare i nostri dati neppure se si trovassero in bagno con una turbo dissenteria e non avessero altro da leggere. Quanto ai teologi, di solito si mettono le dita nelle orecchie e ripetono ad altra voce: «Lalalalalalala!» che dev’essere un mantra molto antico, oppure ci guardano con compassione. Qualcuno butta lì che, insomma, dopotutto… ma poi non se ne fa nulla. A noi, sinceramente, che la fuffa sia dio o no, frega fino a lì. Perché se così è, significa che la sua natura dispersa nell’universo ne fa qualcosa di talmente alieno che diventa impossibile adorarlo. Limitarsi a viverlo sarebbe già qualcosa, per dire. Mentre se così non è, be’ allora pace. Significa che la fuffa è materia mutabile, pronta a diventare ciò di cui c’è bisogno. Un po’ come le cellule staminali. E allora, che dio esista o meno, che la fuffa sia dio o meno, che importa? Già, tutto sommato, la nostra ricerca pare conclusa qui, ma noi siamo come la fuffa, vaghiamo per l’universo come la polvere sollevata dalla battitura del tappeto. Ce ne andiamo ovunque, mescolandoci a materie diverse, cambiando e cercando, scivolando sotto l’uscio delle discipline e delle idee, accarezzando il nostro stesso mistero. Ci interroghiamo su dilemmi infiniti, poniamo domande a chi non è in grado di rispondere per il semplice gusto di non trovare la soluzione, e avere così il piacere di continuare a cercare. Siamo vivi nell’inseguimento e moriamo in una risposta. Meglio non sapere, meglio essere fuffa levata dal vento del cosmo, là nell’universo, dove la materia più inutile pone le domande più urgenti. Ma forse la fuffa non esiste, e questo nostro vagare è viziato da un errore di fondo cui non sapremo far fronte. Nell’universo ci sono tante cose inutili, alcune di queste sono domande che galleggiano nelle loro stesse risposte.
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