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venerdì 28 settembre 2012

Romanzo Rosa, di Stefania Bertola (2012)

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di Stefania Bertola 
Einaudi (disponibile anche in eBook).
pp. 208 
€ 6,99
ISBN 9788858405871

Una delle mie autrici preferite è Stefania Bertola, nel caso quest’informazione fondamentale vi fosse mancata fino a quest’oggi. Oltre a divertimi e intrattenermi in modo piacevole ha anche uno stile leggero e fluido che apprezzo molto; il suo modo di raccontare le cose mette a suo agio il lettore portandolo in una Torino dove può succedere di tutto – beh, non troverete mostri o alieni nei suoi libri, questo no – ma in qualunque imbarazzante circostanza o inconveniente possa incorrere la protagonista, siate certi che verrà affrontata con spirito.

L’ultima sua fatica che ho divorato – come avrete già intuito dall’immagine e dai dati qui sopra – è Romanzo Rosa, e di questo ho intenzione di parlarvi subito dopo la trama espressa in un assaggio dalla quarta di copertina.
«Per scrivere un romanzo rosa in una settimana ci vogliono otto giorni», ha detto la Signora Leonora Forneris, posando la borsetta lilla sul tavolo. Poi ci ha guardati come per dire: non voglio sentire risatine, e in effetti nessuno ha ridacchiato, siamo rimasti lì come quindici pesci muti, noi iscritti al laboratorio Come scrivere un romanzo rosa in una settimana. 
[…] 
Mentre parla, passa fra noi distribuendo a ciascuno dei fogli. Poi torna al suo posto e sta zitta, mentre noi leggiamo. Non ho mai visto nessuno stare zitto in modo tanto denso. Non si limita a non parlare, è come se emanasse silenzio, voglio dire, normalmente il silenzio è una cosa passiva, l’assenza di parole o suoni, il silenzio di Leonora Forneris invece è attivo, è sostanzioso, come una schiuma, ecco, sì, è come se da lei uscisse una schiuma di silenzio. 
E avvolta in quella schiuma, leggo.
In breve la nostra protagonista, Olimpia Ceschino, bibliotecaria 58’enne, si iscrive a un corso che ha lo scopo di insegnare a scrivere un autentico romanzo Melody – chi ha detto Harmony? – con tutte le regole, schemi, stratagemmi e solidi cliché che ne determinano il successo globale da sempre. Inoltre, la nota divertente aggiuntiva è la struttura dei capitoli, che si suddividono in tre parti: l’esperienza del corso raccontata giorno per giorno da Olimpia, le irrinunciabili dispense con tutte le regole Melody e le imprevedibili lezioni della Signora Forneris, e infine i capitoli del romanzo di Olimpia, che prende forma passo passo. Vi dirò che oltre ad avermi divertito, mi ha anche stimolato nel voler tentare la via del Melody, magari con qualche variante sul mio stile (che la Forneris mi perdoni). 

Avevo quasi intenzione di trascrivere le regole base e postarvele, ma poi mi sono reso conto che per capirle e interpretarle avreste bisogno comunque di leggere questo libro, perciò ve ne consiglio la lettura perché – mi ripeto – è davvero divertente, e anche se non cambierà la vostra vita potrebbe suggerirvi qualche riflessione sulla scrittura, i lettori e l’appropriata gestione di certe velleità artistiche. Comunque voglio presentarvi un panorama di alcuni titoli, tanto per incuriosirvi.
  • Appunti per i partecipanti al corso, grazie ai quali studiamo le varie soluzioni di coppia e creiamo i nostri personaggi, scegliamo i loro nomi e un’ambientazione secondo le inflessibili regole Melody.
  • Cosa impedisce ai protagonisti di un Melody di amarsi senza problemi fin da pagina due? il capitolo nel quale studiamo i contrattempi, malintesi, stratagemmi e impedimenti assorti per tenere lontani i nostri eroi evitando di arrivare subito al “felici e contenti”.
  • Approfondimento uno. Gli ostacoli. Perché in un Melody se non capitasse una sciagura o un malinteso ogni tot pagine, i due sciagurati finirebbero per amarsi e mettere su casa provocando la noia immediata della lettrice.
  • L’altra, l’altro. Niente di meglio di un/a rivale per creare scompiglio, inoltre le dispense vi insegneranno anche come crearli nel modo migliore e più efficace.
  • Taccheggiare in attesa della conclusione. Servono spiegazioni? Con onestà, la Forneris insegna che se non saprete menare il can per l’aia per un numero sufficiente di pagine, l’esilissima trama del Melody potrebbe consumarsi molto presto, è necessario quindi saper allungare il brodo da veri chef (sempre presumendo che gli chef lo facciano, ma non lo dicano a nessuno tenendoselo per sé).

In itinere vi verrà anche suggerito di e come creare un nome d’arte, rigorosamente femminile e anglosassone, pertanto non mi resta che augurarvi una buona lettura, e chissà che non venga voglia anche a voi di scrivere un Melody con tutti i crismi.
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