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martedì 7 maggio 2013

Ray Harryhausen: 29 giugno 1920 – 7 maggio 2013

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Ray Harryhausen
Los Angeles, 29 giugno 1920 – Londra, 7 maggio 2013
Sarò sincero e vi dirò subito che non sono un esperto di Harryhausen. L’unico suo film che ricordo bene, e che ho in DVD e nel cuore (dio come suona smielata ‘sta cosa, ma è la verità), è Scontro di Titani (Clash of the Titans, 1981). 

Questo necrologio lo scrivo per Ray perché gli devo uno dei momenti migliori della mia infanzia, quando ha reso per la prima volta “reali” i personaggi della mia immaginazione, visto che – venendo su a pane e mitologia classica – conoscevo già Perseo e Andromeda, Cassiopea e Teti, Zeus, Poseidone e tutti gli altri. 
Calibos no, lui è stato una sorpresa. 
All’inizio ricordo che me la presi pure per il fatto che il film si fosse concesso delle libertà rispetto al mito (da ragazzini si è assoluti e gelosi con le proprie passioni), ma alla fine era così bello e spettacolare – ricordatevi che nel ‘81 avevo 8 anni, anche se lo vidi più tardi in TV – che non me ne importò più nulla, e allora ecco un caloroso benvenuto all’avvoltoio che trasporta la gabbia d’oro in cui viaggia Andromeda, benvenuti gli scorpioni giganti nel deserto, un enorme benvenuto a Bubo, la civetta meccanica d’oro, ma soprattutto al Kraken, preso in prestito dalla mitologia nordica e trasformato in un’indimenticabile colosso della stop-motion. La mia preferita però era Medusa, che amavo già come personaggio mitologico, compresa la sua tragica storia. 

In seguito ho visto anche altre cose di Ray, ma davvero non saprei dirvene i titoli, che si confondono nella memoria, e se dovessi fare adesso una ricerca tanto per completare il post non sarebbe sincera, perché io lo ricordo soprattutto per quell’unico momento in cui mi ha dimostrato che, quando l’immaginazione prende forma, tutto è possibile, e forse è merito suo se ho preso un certo gusto per il cinema fantastico. Perciò questo è tutto, addio Ray e grazie.


sabato 15 dicembre 2012

Banana Splat!

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Non sono un mago dei fornelli, sia chiaro. Anzi, mi definisco Fantasista del Precotto. Ogni tanto però invento ricette che solo uno incapace di cucinare come me potrebbe inventare. Ricette, poi, con beneficio d’inventario perché robe così potrebbero venire in mente a chiunque. A volte basta un po’ di fame o un languore per decidere che certe cose insieme potrebbero starci proprio bene e quindi farsi scientemente del male da soli. Questo è proprio il caso della Banana Splat! Il punto esclamativo è indispensabile quando ne scrivete il nome, sia per assonanza alla più celebre Banana Split che per l’effetto postumo che… ma andiamo a illustrare la ricetta, così ve ne rendete conto da soli.




Occorrente: 
  • 1 banana; 
  • 1 yogurt; 
  • 1 o 2 cucchiai di miele; 
  • frollini a volontà.

Procedimento. 
Prendete una grossa tazza. Io ne uso una da thè che è alta e profonda, ma solo perché è nella credenza e mi capita in mano per prima. Tagliateci dentro una banana. Io la faccio a pezzetti con le mani, tanto è uguale. Versateci sopra lo yogurt. Lasciatevi ispirare dal momento, anche se io preferisco quelli chiari, quindi all’ananas, alla pesca, all’albicocca o alla banana. Aggiungete uno o due cucchiai di miele a piacere avendo cura di mescolare energicamente in modo che la banana non diventi proprio una pappetta ma si rompa un altro po’. Servite con frollini o biscotti di vostro gusto, inzuppateli coi pezzi di banana che gli si attaccheranno insieme allo yogurt e buon appetito. 
Avvertenze: le prime volte la fase digestiva potrebbe essere problematica, ma voi insistete e prima o poi andrà meglio. Burp!

lunedì 26 novembre 2012

Giuda’s 11

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Allora, questo è il MEME esageratamente lungo e complicato che mi ha tirato nel coppino Hell due mesi fa e che mi sono dimenticato di fare / s’è rotto il computer / non sapevo come buttarlo giù / mi pesava il culo scrivere. Non sottilizziamo. Perciò qualche domanda potrà sembrarvi “datata”, ma avete la vostra spiegazione. Ok, e adesso devo solo istruirvi sulla compilazione del modello.
  • Stèp Uàn: scrivete undici cose di voi, undici qualsiasi. Non preoccupatevi, nessuno prende appunti per ricattarvi. Tuttavia, se dopo la pubblicazione del MEME verrete contattati da un tizio con una cicatrice che gli attraversa la faccia e un debole per i coltelli a serramanico, state sereni. Basta un assegno. 
  • Stèp Ciù: rispondi alle domande che ti sono state inviate. A tutte. Non facciamo che mah, non lo so, ci devo pensare. Rispondi, anche a cazzo. Oh, è un MEME, mica il test di ammissione al Valhalla.  
  • Stèp Frì: scrivi altre undici domande per il prossimo sfigato blogger. Come, non ti viene in mente niente? Inventa! Fa domande sceme, cretine, imbarazzanti come un criceto vestito da Trilly. Oppure sii serio come Ghezzi (o almeno quanto crede di essere serio lui), cita supercazzole letterarie e cinematografiche e chiedi al tuo interlocutore come si pone per antani all’occhio della madre per sei con scappellamento a destra della carrozzina sui ceci. 
  • Stèp Fór: fatto questo dovreste passare la palla a 11 disgraziati bloggers di vostra scelta, ma siccome non so a chi mandare questo MEME e 11 nomi sono uno zinzino troppi per mettermi lì a scegliere le vittime i destinatari, facciamo che decidete voi se vi va di farlo oppure no. Perciò questa volta niente nominations, ve le risparmio.
11 cose su di me, e delle quali non importava un tubazzo a nessuno!
1 – Ogni volta (o quasi) che prendo il gelato deve esserci almeno una pallina di pistacchio.  
2 – Amo i gatti ma sono allergico a loro. Non è che muoia, soffochi o che… ma piangere come una prefica e farmi colare il naso come un vitello, quello sì. Sono allergico anche alle api, ma loro non le coccolo neanche se mi pregano. BZZZ!!! No, ho detto fuori dai coglioni!  
3 – Verso i 30’anni mi hanno diagnosticato che ho degli occhi di merda, perciò occhiali, operazione e altri occhiali. Per strada faccio figure di merda con amici e parenti perché li metto a fuoco solo a breve distanza (sì, anche coi telescopi), e per lo stesso motivo niente patente. 
4 – In realtà mi piacciono anche i cani, ma quando c’incontriamo non riesco a capire cosa vogliano da me. Stanno lì e mi fissano aspettando che faccia o dica qualcosa, forse che gli dia un ordine o tiri un bastone. Il fatto è che sono stato cresciuto da una gatta (che sarà anche l’ultima, visto che mi ha lasciato dopo che già ero diventato allergico) e lei mi ha programmato per i felini, non per i canidi. Non mi sarebbe mai venuto in mente di darle un ordine o di farle rincorrere un bastone, mi avrebbe guardato come un cretino prima di rimettersi a dormire.   
5 – Oggi sono ateo, ma una volta credevo in dio. Ci credevo a modo mio, nel senso che il catechismo e quella roba lì non mi ha mai convinto, inoltre sono venuto su a mitologia classica e per me Gesù era il semidio meno divertente del cioppo (trad. gruppo). Dio invece lo vedevo tipo anima dell’universo, immanente tutte le cose eccetera eccetera, questo perché pensavo che si manifestasse attraverso l’evoluzione anziché mediante i prefabbricati della creazione. Poi un giorno mi sono reso conto che l’equazione funzionava benissimo anche senza insistere nel volergli attribuire una coscienza a tutti i costi, così l’ho messo da parte. Tuttavia non sono uno di quelli che considera chi crede un gruppo di cretini superstiziosi e non insulto chi ha una religione, dico solo come la vedo oggi e quale è stato il mio percorso. 
6 – Ho sempre avuto una fervida immaginazione (lo so che lo dicono tutti, ma se mi leggete ogni tanto lo avrete notato, spero) e così, tanto tanto tempo fa’, ho iniziato a scrivere per buttarla giù in una qualche forma oltre che col disegno. Naturalmente la prima cosa che ho scritto era di una bruttezza commovente, qualcosa che nelle intenzioni doveva essere una saga fantasy ma che alla fine snocciolava semplicemente razze, luoghi e personaggi in un’ambientazione ridicolmente ingenua, così la misi da parte e quando crebbi un altro po’ me ne stufai del tutto. Però non ho smesso di scribacchiare, dopotutto mi divertivo e alla fine ho scoperto che non facevo neanche troppo schifo. Evviva.  
7 – Cerco di ridere di tutto, oppure è che tutto mi fa ridere. Da bravo nerd, crescendo nel bersaglio altrui immagino che lo sviluppo di un senso dell’umorismo e una risposta sempre pronta nel fodero sia la reazione difensiva naturale. Sono stato un ragazzino strambo e sono un adulto inconsueto. Non è che abbia scelto di essere un prodotto di nicchia né che la ritenga la migliore delle categorie possibili, ma è quella che occupo e ho imparato a conoscere, inoltre da qui c’è una vista che mozza il fiato.  
8 – Non ho autodisciplina, neanche un po’. Diete, mai fatte. Anni fa ho provato con la palestra ma è bastato un periodo in cui non potevo andare per farmi passare la voglia, perciò quando poi avrei potuto riprendere non l’ho fatto. Sono un pigro e un procrastinatore, anche quando scrivo. Le cose cambiano quando lavoro, il che immagino dipenda dall’avere una spinta, stimolo o responsabilità. A volte ho l’impressione di essere come un cane senza padrone, poi mi ricordo che il padrone di me stesso sono io – che sono venuto su a pane e gatto – e allora mi viene da ridere al pensiero di ricevere ordini da quel pigro figlio di persiana.  
9 – Ho un debole per il soprannaturale nella letteratura, soprattutto per quegli autori che riescono a creare mondi interi che magari, per quanto anche bizzarri, stanno in piedi su fondamenta coerenti. A me, chi dice di preferire le storie vere perché quell’altra roba là inventata è per bambini, fa prudere le mani. In realtà non ci vuole molto per raccontare un fatto accaduto o rendere un’ambientazione in cui si vive già, discorso diverso è creare mondi con la propria mente. Io preferisco i secondi, e per alcuni di loro mi levo tanto di cappello.  
10 – Da ragazzino mi sono accostato anche alla magia pratica, i grimori e quelle minchiate lì. Ero curioso e sembrava un modo interessante di combinare il fantasy e la religione, ma vi ho già detto che prendo il tutto a modo mio e niente sul serio. Infatti scoprii in breve che i grimori erano noiosi, che alle evocazioni si mescolavano formule cristiane o ebraiche per piegare i demoni alla volontà di un mago rimbambito che a me pareva sempre più un prete con una proposta che il demonio non avrebbe potuto rifiutare, e così presi in simpatia il buon diavolo. Tranquilli, non sono diventato satanista, vi ho già detto che sono ateo. È che sfogliare le descrizioni, raffigurazioni e attribuzioni di poteri a quelle creature me le fece accostare ai mostri della mitologia coi quali sono cresciuto, e così li presi in simpatia. Ancora oggi, quando disegno, il più delle volte sono mostri. Intanto perché sono più divertenti da disegnare, e poi perché mi fanno simpatia. Anni dopo, la stessa sensazione che provai nel vedere una lista di demoni come la Pseudomonarchia Daemonum, la ritrovai nei manuali di gioco di D&D e compagnia. Buffo, no?  
11 – Non riesco a ricordare perché ho voluto aprire un blog, forse mi andava di avere un posto mio dove sistemare i pensieri sugli scaffali, offrirli agli altri e vedere cosa ne pensano, oppure mi stavo annoiando e ho pensato che fosse divertente. In ogni caso non sono sempre stato un buon padrone di casa, il più delle volte mi sono assentato per giorni e questo ci rimanderebbe al discorso sulla mancanza di autodisciplina. Ogni tanto però mi piace davvero scriverci sopra, quando ho un’idea in testa e voglia di condividerla. Questa volta mi è stato offerto uno spunto esterno e io lo apprezzo, spero di continuare a farlo da solo per questo posto che mi auguro diverta voi di passaggio. E a proposito, grazie della visita e lasciatemi anche solo un ciao.
Domande di Hell a cui rispondo io, a voi toccano le prossime.
1 – Perché i blogger, quando parlano dell’ultimo Batman, ci sfrantecano le palle scrivendo dei pipponi su quanto era figo il Joker? Ti pare normale? 
Perché quando non hai niente di abbastanza polemico o interessante da dire su quello che hai davanti scavi nel passato per fare paragoni che c’entrano solo fino a un certo punto, ossia quello che fa comodo a te.  

2 – Sei insicuro/a, medio/a, fiducioso/a, inamovibile-che-nemmeno-se-ti-passa-sopra-un-caterpillar? E perché? 
Insicuro, un sacco. No, ma davvero, anche quando sono sicuro di qualcosa ho comunque un punto di rottura raggiunto il quale le insistenze altrui mi fanno sorgere dei dubbi. Cerco di moderarmi e quando ci casco poi mi do’ del pirla, ma non sono sicuro di riuscirci sempre. Ecco, visto? 

3 – Molta gente parla, commenta, esprime opinioni solo per rompere i coglioni al prossimo. Ne sei convinto anche tu? 
Sì, assolutamente. È così che nascono la critica e la polemica, solo che quando sono fatte bene le chiamiamo diritto di parola e democrazia, invece quando sono fatte male si pronuncia trol-la-re

4 – Dove vorresti essere a dieci anni da qui? 
In un mio spin-off fuori dalla realtà, perché questa comincia a essere seccante. 

5 – Sposi un’attrice/attore famosa/o. Come va a finire? 
Che mi sveglio. 

6 – Penso che la scrittura sia l’unico argomento su cui tutti, ma proprio tutti, hanno qualcosa di (inutile) da dire. Infatti sono bravi a parlare, ma non a scrivere. Tu come la vedi? 
Io dico che non è l’unico, ma sicuramente è parecchio gettonato. Immagino che sia perché molti ragionano solo in base ai gusti personali, che possono essere raffinati così come orrendi, e in questo modo si perde di vista l’oggettivo valore di quello che si ha davanti. Dal canto mio, vorrei credere di riuscire a riconoscere quando qualcosa è scritto bene anche quando non mi piace, le due cose non devono andare per forza a braccetto. Un libro può avere una trama ingegnosa, una documentazione accurata e personaggi complessi ma essere comunque una stele di basalto sulle palle se non sei intrigato dall’argomento oppure qualcosa ti disturba. Viceversa, un altro libro potrebbe essere cretino all’inverosimile e scritto coi piedi ma spingere sulle leve giuste per avere successo. Chi ha detto Twilight? Quello che mi manda ai matti è chi dice “è brutto” o “fa schifo” senza riuscire a motivare questo giudizio, almeno finché – messi alle strette – ammettono un più onesto “non mi è piaciuto”. Non è la stessa cosa, fatevene una ragione. 

7 – Qual è il tuo livello di nerdaggine, da 1 a 10? 
Penso che non dovrei rispondere io, ma essere sottoposto a una commissione che raccolga esperti in vari campi della nerdezza: letteratura, cinema, televisione, giochi da tavolo e di ruolo, videogames, informatica eccetera. Io mi darei un 8 oppure un 7, ammettendo le mie lacune in certi campi. Dopotutto anche se ne so qualcosa di serie TV, film, libri sci-fi, e sono in grado di cogliere molti riferimenti popolari alla cultura nerd, per quanto riguarda i videogiochi e l’informatica sono quasi un niubbo. Anzi, se ci ricolleghiamo al discorso sull’insicurezza di poco fa, potrei anche darmi un 6 per restare nella media. 

8 – Odi anche tu colui che ti ha tirato dentro a questo meme? 
Con alternanza, dipende dalle fasi di scrittura. Appena mi arrivò, tanto. Adesso, a distanza di tempo, lo ringrazio anche perché mi sto divertendo e intanto ci scappa anche un altro post per il blog. Evviva! Se non fosse per le tracce degli altri, in questi giorni batterei la fiacca. 

9 – Bussano alla porta, apri e sul pavimento trovi un pacco. Cosa c’è dentro? 
Ho due risposte. 
  1. Risposta seria: si tratta di un libro, magari il corriere aveva fretta e l’ha mollato lì. 
  2. Risposta nerd: un mogwai! Il che significa che dovrò stare attento all’acqua e alle ore dei pasti, ma probabilmente scazzerò qualcosa capiterà un macello entro una settimana.

10 – Perché i Supereroi non piacciono a nessuno? 
Come sarebbe a dire che non piacciono a nessuno? La gente li venera, costruisce templi e prega in loro nome! Ah no, aspetta, tu parli di quelli della Marvel, della DC Comics eccetera, non delle Edizioni Paoline e compagnia bella. Beh, chi non ama Spider-Man, Batman, gli X-Men e tutti gli altri avrà i suoi motivi, così come io ho i miei per andarne matto. Sinceramente non ci penso e non m’interessa, se dovessi preoccuparmi del perché alla gente piace roba che io non sopporto dovrei provare la febbre a tutti quelli che entrano allo stadio o mettono sulla Rai per vedersi le fictions

11 – Descrivi la stanza in cui passi la maggior parte delle tue giornate. 
La maggior parte delle mie giornate, interessante.  
C’è l’ufficio, altrimenti detto Stanzone Tristone, con le pareti bianche, il pavimento beige, le finestre con le inferriate che guardano sul parcheggio alberato, una fotocopiatrice rotta e pezzi di computer che nessuno passa a ritirare, un armadio con l’anta sghemba montata al contrario, uno schedario di metallo con sopra un ventilatore che è il mio sistema di supporto vitale nei mesi estivi, una scrivania ingombra di carte e un computer con stampante, quattro sedie e una porta grigia coperta di fogli con avvisi, orari e comunicazioni che nessuno legge e che devo tenere sempre almeno un po’ aperta perché se no la gente non bussa perché s’intimidisce. 
A casa mi divido fra pezzi di stanze diverse, che sarebbero la mia stanza ideale se fossero raccolti in una sola ma così non è perché la vita è una battuta che capisce solo qualcun altro. 
  1. Il computer piazzato su un mobile ad angolo in corridoio. Ogni scaffale è pieno di CD, DVD, fogli, casse audio e un paio di HD esterni. Su tutto questo troneggia, in cima al cucuzzolo della montagna, la stampante rotta che però tengo perché funziona ancora bene come scanner. 
  2. Il divano, che è in sala e oltre a essere comodo ha davanti a sé la TV con decoder di Sky dove mi ammazzo di film, telefilm e documentari, a volte facendo anche tardi perché faccio fatica a prendere sonno. 
  3. Il letto in camera con la libreria affollata di volumi, DVD e VHS (non le butto mica via, ne ho un sacco e il videoregistratore funziona ancora benone), i libri però si espandono anche negli armadi e negli scatoloni strategicamente ubicati sotto al letto e in un angolo, c’è anche un televisore che prende solo il digitale terrestre ma ormai gli sfuggono completamente i canali Rai (e chi se ne frega) e Iris (porca puttana), al quale sono collegati un lettore DVD, il già citato videoregistratore e la PS2. Sugli armadi e sulle pareti ci sono posters di Dalì, Spider Man e South Park, perché sono un bimbo grande ma non troppo.
11 domande per chi vorrà continuare, poveracci voi!
1 – Spiegami perché in tutti i film i vampiri devono sempre e per forza ringhiare come cani o soffiare come gatti. Hanno la rabbia? I vermi? Si sono leccati sotto e adesso devono vomitare un gomitolo? Dimmelo! 
2 – Quale civiltà del passato ti sta più simpatica? Per esempio: quei birbanti di fenici, quei gigioni dei romani o quelle sagome degli egizi. Scegli tu, va bene una qualsiasi, ma ricorda che gli atlantidei non valgono. Capito, Giacobbo!? 
3 – Il mondo è al baratro (ma dai) e tu devi scegliere un amorevole dittatore che lo salvi. Valgono anche creature immaginarie come Cthulhu, Takhisis, Zuul, Babbo Natale e Padre Pio, ma poi devi motivare la scelta. 
4 – Vieni rapito dagli alieni che dopo averti profanato di sonde ti offrono una sigaretta e un contratto a tempo indeterminato come esperto nelle relazioni umane (o attore porno-sonda-fetish, se ti sei divertito). Tu cosa fai, accetti la sigaretta? Scherzo, non si fuma nello spazio. 
5 – Contrariamente a ogni previsione, suonano le Trombe del Giudizio e l’Apocalisse cala sul mondo. Dopo qualche settimana di D&D Live Experience tra draghi, mostri e cavalieri oscuri, l’umanità viene spartita tra buoni e cattivi. Come hai intenzione di imbucarti al party dei giusti, visto che hai tifato Cthulhu tutta la vita? 
6 – Sei morto (mi dispiace, son cose che capitano) e nell’Aldilà vieni ricevuto da un angelo grassoccio con gli occhiali, se ne sta seduto dietro a una scrivania con davanti a sé un Manuale di Gioco e delle schede del PG. È il tuo Game Master (o amministratore del Karma, se preferisci) e davanti a tuoi occhi conteggia i PX che hai accumulato in vita. Alla fine ti passa due o tre schede fra cui scegliere la tua prossima incarnazione. Quali personaggi sono? E tu, quale scegli? 
7 – Tutti hanno un super potere, in genere è un talento spiccato – spesso idiota – notato ma non necessariamente invidiato da tutti, come: capovolgersi le palpebre, arrotolarsi le orecchie, leccarsi i gomiti, parlare per un’ora senza prendere fiato, essere immune al suono dei graffi sulla lavagna, annoiare qualcuno usando unicamente il tono della voce, eccetera eccetera. Qual è il tuo? 
8 – Hai la possibilità di entrare in un libro, un film o anche un fumetto per cambiare le cose come vorresti tu, puoi sostituirti a un personaggio o essere te stesso. Quale scegli e come hai intenzione di cambiarlo? 
9 – Satana si manifesta in cucina dopo che hai fatto cadere il sale formando del tutto casualmente un complicato pentacolo. Visto che è di buon umore non ti trascinerà all’Inferno per averlo importunato, ma anzi è divertito e di buon umore, perciò ti concede un desiderio senza chiedere in cambio la tua anima. L’unica condizione è che deve essere un desiderio bastardo, perché il diavolo non fa le cose alla pucci-pucci
10 – Le forze aliene che ti hanno fatto un colloquio poco fa’ invadono e sottomettono la Terra, la loro gestione illuminata salva il pianeta dall’autodistruzione e ci guida verso un’era di progresso. Purtroppo sono fanatici salutisti, quindi vietano il fumo, la cioccolata, i cibi grassi eccetera. Introducono la ginnastica obbligatoria e l’unità monetaria diventa il fitness-credit, che si ricava dalla quantità di esercizio svolto oltre che dalla presentazione delle analisi del sangue che ormai valgono più di un 730, perciò più sei sano e più sei ricco. Un gruppo di barboni col colesterolo di un cheese-burger fonda la Resistenza, ti unisci a loro o sostieni i giusti e saggi padroni alieni? 
11 – Finalmente conosci un vampiro disposto a trasformarti, prima però ti illustra i pro e i contro. Pro: vivrai per sempre, sarai un grande seduttore (con l’ipnosi son buoni tutti), tornerai a fare le ore piccole come quando avevi vent’anni. Contro: la tua dieta sarà più monotona del pane e acqua, perderai gli amici come prima perdevi i capelli, hai il coprifuoco se no vai a fuoco. Lì vicino c’è anche un lupo mannaro. Pro: una volta al mese puoi scorrazzare invincibile, libero e selvaggio per la brughiera. Contro: quando piove puzzi di cane. Scegli.
Bene, e adesso che vi sarete fritti gli occhi come due uova all’occhio di bue e che io mi sono sbattuto per pensare, rispondere e scrivere tutto questo, abbiamo finito. Allora, vi va di ripetere l’esperienza? Volete provarci anche voi? Se poi la sola idea vi annichilisce, provate almeno a rispondere alle mie domande nei commenti qui sotto. Fate con comodo, pensateci su, magari anche dopo una camomilla o una brocca di Margarita. Olè!

domenica 15 luglio 2012

Lo Hobbit dello Zodiaco, una domenica fuori dal comune.

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Quella piattola di Pegasus direbbe che questa domenica ho bruciato con successo il mio Cosmo fino ai suoi confini estremi, o nello specifico che ne ho messo alla prova i limiti scottandomi solo un po’ – in particolare le braccia e il coppino, by the way – perché la prova che Atena (nella forma di una banda di infide e squilibrate carogne che passano per amici) mi ha affibbiato è stata di inerpicarmi su per i sentieri montani di Corniglio fino al Lago Santo. Sì, ma adesso lasciamo stare i Cavalieri e la loro dea in camicia da notte, perché è stata più che altro una fatica tolkieniana, almeno per me che sono tonico come un panzerotto e allenato solo al sollevamento posate indoor, esattamente come un hobbit.

In sostanza, dopo avermi circuito promettendo aria fresca e una camminata facile facile, “un percorso adatto a bambini e anziani”, accetto la sfida… finché stamattina non mi alzo alle 06:30 con un pacchetto di dubbi che ricordano vagamente i cioccolatini di Forrest Gump quando valuto che in fondo i bambini sono agili come ragni, e gli anziani che fanno ‘ste cose sono tutti più in forma di me, quindi ‘sto percorso potrebbe essere pure troppo per questo gracile escursionista. Così mi domando: sarà una buona idea?, ma poi mi dico che alla fine lo faccio più che altro per la compagnia di quelle simpatiche merde, e allora si va. 
Arrivati sul posto c’è un vento freddo che soffia dalla Barriera direzione Westeros (cosa interessante, perché noi altri si stava sull’Appennino tosco-emiliano). Per fortuna, grazie a un previdente signore marocchino che ha allestito una bancarella di abbigliamento e articoli da trekking sul posto, si fa incetta di felpe a modico prezzo. Mentre io ne scelgo una grigia, tre delle merde degli altri optano, senza neanche rendersene conto, per lo stesso modello bianco a righine nere orizzontali, praticamente tre zebre in tandem. Dopo i rituali sfottò che ci stanno sempre bene, si parte con la salita. 

Ora, ammetto – almeno all’inizio – di essermi ripetuto un paio di volte: «Chi me l’ha fatto fare? Non c’ho il fisico! Sono imbranato, non ho senso dell’equilibrio e con quello della profondità sto messo appena meglio di Polifemo», ma poi,  grazie al loro aiuto, ho capito come muovermi senza entrare nel ruolo della valanga col Metodo Stanislavskij (durante la salita mi sono state fatte anche un paio di foto che verranno sicuramente postate su Facebook a dichiarato scopo di sputtanamento, così mi si potrà vedere in versione uomo senza speranza, Gollum sulla roccia e così via). Certo, quando siamo arrivati al lago e al rifugio, sentirmi su una superficie piana mi ha regalato una commovente quanto temporanea sensazione di sicurezza, nonché la sorpresa e la soddisfazione di essere ancora vivo e integro. Certo, mentre mi crogiolo in questi rasserenanti pensieri, oltre a scoprire che la funivia è rotta e non si può scendere con quella, quegli altri là – le merde gli amici – decidono di salire ancora di qualche rampa per raggiungere il Lago Padre (sì, Santo e Padre, ho chiesto anch’io se mi stavano prendendo per il culo facendomi scalare un Pontefice), che si rivela essere una pozzanghera che ospita Lo Sciame, una moltitudine di zanzare affamate che hanno scelto me come pietanza principale (forse perché mi hanno visto stanco e arrendevole, la gazzella debole della savana tosco-emiliana). Quelle merde (e per una volta non parlo dei miei amici) erano talmente invasate che hanno attaccato anche scarpe, borse, vestiti e persino una mela, visto che è proprio lì che si stava consumando il pranzo al sacco. Che culo, eh? Bene, donati litri e litri di sangue al fondo Zanzare Madri di Corniglio, si torna in giù verso il lago, convenendo all’unanimità sulla pessima idea di invadere il territorio degli xenomorfi delle zanzare. 

Scendendo pare che abbia iniziato a prenderci la mano, e pur tra qualche incertezza riesco a muovermi abbastanza bene, anche – lo ammetto – con una certa soddisfazione. La pausa al lago però dura poco, tocca scendere, e – come ho detto – non c’è funivia. Per la discesa opto per il sentiero veloce, che si rivela più agevole da scendere dell’altro da cui eravamo saliti. Ormai ci ho preso la mano (o il piede) e non ho troppi problemi, anche se la camminata è lunga – ma veloce perché ci si può muovere con relativa scioltezza grazie a una pendenza variabile ma non troppo ripida. Oh, non mi sono mai concentrato tanto su una cosa come oggi sui miei piedi e sul dove metterli per non rotolare a valle, così alla fine la natura intorno a me l’ho guardata solo quando ci si fermava a prendere fiato. Bel posto, e l’esserci arrivato in fondo nonostante i dubbi è stato anche gratificante, così una volta finita la scalata volevo premiarmi con qualcosa di fresco e un dolce, ma ho rimediato solo un caffè e una presunta torta alla mandorla che sapeva sospettosamente di nulla. Pace. Quel che conta è che ce l’ho fatta e le merde il gruppo è stato una piacevole compagnia, come al solito. Adesso però non so quando tornerò a fare lo spericolato, anche se mi sono stati buttati lì sul piatto i Salti del Diavolo. Intanto penso a riposarmi, e a controllare che Lo Sciame non mi abbia seguito. 

Ringrazio le Zebre Gabriele, Matteo e Nella, che mi hanno assistito e supportato, lo Sherpa Biondo Franco, che mi ha fatto da guida lungo diversi tratti, e Lady Luisabel con le sue missioni suicide, che questo povero Cavaliere Hobbit proverà anche a fare, chissà.

lunedì 7 maggio 2012

World wide… what?

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Il WWW non è così Wide, dopotutto.
Bazzicavo le statistiche di Blogger quando mi ha rapito la mappa del traffico, ho visto una bella fetta di Asia verdolina e lì mi sono gonfiato di orgoglio orgoglione constatando di essere seguito dall’ex Blocco Sovietico. Oddio, giusto dalla Santa Madre Russia, per quel che vedo, ma tanto basta. Poi sbircio qua e là, vedo l’America (USA) e vedo la Polonia – e so chi c’è – stesso discorso per l’Inghilterra (almeno credo). Resto un attimo stercofatto sul Portogallo, che magari s’è risentito del fatto che quando ne devo dire una grezza annuncio il portoghese incoming invece del francioso (che comunque mi tiene d’occhio chissà perché ullallà), ma niente di tutto ciò mi perplime quanto la Germania, l’Ucraina e la Svezia! Ora: in Germania ci sono stato e mi piace, ma non conosco nessuno che ci abita; l’Ucraina so solo che esporta parecchie cose, tra cui le top models (tipo la Jovovich); la Svezia invece… oddio, mi piacciono gli ABBA e sono stato un paio di volte all’Ikea, ma tutto lì. Comunque ringrazio chi mi sta seguendo, anche se si tratta di un server malfunzionante o di un router col singhiozzo, e prometto che quando sarò ricco e famoso visiterò questi paesi e molti altri, nel frattempo accontentatevi di un post idiota come questo.

venerdì 4 maggio 2012

Sono un Blogger Gracile!

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Io lo so, voi lo sapete. Guardiamoci negli occhi, basta miagolare nel buio. Sono un Blogger Gracile, aggiorno poco e sono talmente pigro che quando l’Ozio si dà malato sono io che gli do il cambio. Poi, siccome è il padre dei vizi, dovreste vedere i pannolini che cambio a quei piccoli bastardi. In virtù di ciò, faccio coming out e dichiaro la mia gracilità con questo bell’Hulk di Entropia 2.0 che me ne ha concesso l’utilizzo. Grazie, Sandro! Ecco, e adesso non fate gne gne gne perché non posto mai, io ho messo le mani avanti. Ci si legge quando ci si legge, consideratemi un aperiodico caotico neutrale. Buon D&D! Cioè, buona bloggata.

Baci,
Giuda.

sabato 10 marzo 2012

Losing my religion: done!

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Da qualche anno mi sono piacevolmente scoperto ateo. Certo, non che prima avessi chissà quale fede nel cattolicesimo; ho cominciato a farmi domande durante il catechismo, il fatto è che se non parlavano di diavoli e apocalissi era una palla. Poi ho capito che non credevo in Gesù, che per me era solo un personaggio positivo ma tutto sommato noioso (almeno per l’età a cui te lo presentano), e allora ho realizzato che non sono mai stato cristiano ma solo incastrato da una setta a vestirmi in modo buffo, mangiare dischetti insipidi e andare a messa per anni (almeno fino alla Cresima, poi ho detto ai miei che mi ci avrebbero visto solo per matrimoni e funerali, punto). Sì, perché quando ti vai a impelagare con certe cose ci vorrebbe l’avvertenza: “causa sensi di colpa per i peccati originali di personaggi immaginari e contempla inutili cerimonie alla domenica mattina, quando potresti fare qualcosa di più costruttivo come dormire”. Non gliel’ho perdonato. Ho avuto comunque un periodo religioso/spirituale per i fatti miei, però mi interessava Dio, non Gesù – che per me era solo un rappresentante (tipo quelli della Folletto, Avon o Euroclub) e non la fonte originale – ma anche allora avevo un’idea di Dio che mi ero fatto da solo, una sorta di coscienza immanente l’universo eccetera. Alla fine però ho smontato pure quella, perché ho iniziato a chiedermi se stavo credendo in qualcosa di reale o se cercavo una consolazione o un’illusione confortante. Visto che non trovavo prove a supporto di un qualsiasi dio, gli ho fatto ciao ciao con la manina e adesso sto bene così. Pochi cazzi, meno scazzi.

giovedì 26 gennaio 2012

Nickname Story

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Un po’ perché mi ci hanno fatto pensare di recente e un po’ perché, visto che ho un blog, tanto vale scriverci, parliamo di nickname. Ogni tanto mi fanno notare quanto sia insolito il mio, o quanto negativo il noto personaggio a cui sembra riferirsi. Ebbene, avete sbagliato libro. Tutto nacque tanti anni fa, in una chat lontana lontana in un forum che non c’è più. Giuda nasce non dai vangeli o dalle memorie catechistiche, ma dalle pagine di Venerdì 12 a opera di Leo Ortolani. Questo fumetto – che se non l’avete letto, Cthulhu vi perdoni – narra le vicende di Aldo, mollato dalla fidanzata e trasformatosi in mostro, alla cui porta si presenta un buffo ometto di nome Giuda, che sarà il suo fedele maggiordomo. Un po’ carogna, ma molto divertente, Giuda è diventato immediatamente il mio eroe (dopotutto ho un debole per i comprimari comici, che ai miei occhi eclissano sempre il protagonista di turno), così è stato adottato inizialmente un po’ per gioco e poi come nickname definitivo. Qualche anno dopo la sparizione di quel regno forum lontano lontano, giunsi nella comunità di XII (come Venerdì 12, una simpatica coincidenza), ma sulla piattaforma Forumfree il mio nickname preferito non era disponibile. Avrei dovuto attaccarci qualche numero o simboletto strano, ma l’idea non mi piaceva per nulla. Che fare? All’epoca, tra i vari progetti in corso per Edizioni XII, spiccava Tarot: Ludus Hermeticus, a cui poi ho partecipato. Lì per lì ho pensato all’Arcano Maggiore dell’Appeso, col quale – nel bene e nel male – mi sono sempre identificato (poi ho avuto in sorte La Papessa e Gli Innamorati, vabbè). Così è nato giudappeso – tutto minuscolo, che ci tengo – e con questo nick me ne sono andato a spasso per la rete fino a oggi, ma da qualche settimana ho provato nostalgia per il buon vecchio Giuda plain and simple, così rieccolo. Più confortevole e pratico da indossare, anche se piuttosto dispersivo sui motori di ricerca. Beh, se la gente mi scambia per l’Iscariota, figuratevi Google.

P.S. Ma sì, mettiamoci anche il fatto che Giuda Iscariota è il personaggio più interessante dei Vangeli, perché no? È quello del colpo di scena, che muore o si uccide per un senso di colpa o dietro a chissà quale trama, che forse tradisce o forse obbedisce al suo Maestro. Il motore degli eventi, secondo alcuni. Chi lo sa, la storia è piena di pasticci d’ogni tipo, e anche la sci-fi a sfondo mistico.

venerdì 20 gennaio 2012

Vercingetorige

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Questo blog patisce orribilmente una tragica calamità, il suo blogger. Un lavativo indisciplinato che non lo segue come dovrebbe, non lo accudisce e non lo aggiorna. Se i servizi sociali si occupassero di blog, finirei in tribunale. Per fortuna, le mie malefatte vengono punite solo da un sottile senso di colpa e spreco. Spreco di pazio, tempo e idee che potrei dedicargli, e che invece spendo cazzeggiando su Facebook – per dirne una – quando potrei scrivere qui. Ieri per esempio è capitata una cosa interessante, ma invece di bloggarla ho scritto tutto sul Facciabuco (perché è innegabile che quel social network mostri talvolta la faccia come il culo), oggi però voglio rimediare.

Il fatto è questo: ho deciso che d’ora in poi ogni svitato e rompiballe col quale avrò a che fare verrà nomato Vercingetorige. Il motivo è presto detto.

Giusto ieri apro il portone e neanche faccio in tempo a raggiungere l’ufficio che le mie orecchie odono: «Perché i francesi non sono cattivi, è che hanno preso questa grandeur da Vercingetorige!» Resto un attimo basito, poi mi accorgo che la voce appartiene a un tizio che sta tenendo una filippica a un ragazzo magrebino dall’aria comprensibilmente confusa. Ignoro da dove fosse partito il pistolotto, ma posso immaginare che la colonizzazione francese del Nord Africa – e quindi le origini del ragazzo – abbiano avuto la parte del leone.

… e già qui basterebbe, che è la parte divertente della faccenda.
Perciò, Vercingetorige!

Purtroppo però segue il resto, perché appena udito ciò, mi dirigo lesto verso l’ufficio con tutta l’intenzione d’immortalare questa perla, e magari condividerla con chi – come me – trova esilarante la sit-com quotidiana che l’umanità ci offre. Purtroppo non faccio in tempo a prendere il cellulare o a loggarmi online che il tizio bussa alla mia porta. Bene, mi dico che forse ha qualche altra perla da regalare, così ritiro l’impegnativa dell’utente e procedo all’esecuzione della richiesta. Intanto lui parla, parla e parla.

Ecco, non auguratevi mai di scoprire fin dove può arrivare un Vercingetorige, perché vi condurrà in abissi popolati dai Vanzina, infatti mentre sono lì che faccio il mio lavoro, parte un pistolotto senza capo né coda sugli omosessuali: «Che per carità», ci tiene a sottolineare, «a me non hanno mai fatto nulla, e dopotutto non danno mica fastidio. Basta che non mi vengano vicino. Ah ah ah!» Giuro. In quel momento inarco un sopracciglio, scuoto il capo e infilo la testa nel terminale. Lui capisce qualcosa e fa retromarcia: «No, ehm, perché dai… sì, non sono mica cattivi, e poi sono persone anche loro. Ah ah ah!» L’orrenda e goffissima arrampicata sugli specchi mi ha fatto schifo, pena e fastidio, ma lui, non pago, è andato avanti: «E poi, oh… sempre meglio di un terrone. Ah ah ah!»

Cosa vi dicevo? Si finisce coi Vanzina.
Un florilegio di battute volgari e idiote.

Forse, notando sempre il mio fastidio – non gli ho detto che sono mezzo terrone, se no sai le risate – riprende: «No, ma comunque si dice così… si ride per non piangere, ecco. Ah ah ah!»

Va be’, io non ho riso e non ho pianto, ma dei due ero un po’ più vicino al secondo. Di rabbia, però. Quindi state in campana e occhio a Vercingetorige, ne circolano parecchi.

giovedì 12 gennaio 2012

Consigli Animati

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«È facile capire se una persona è importante per te; di solito ti dà almeno dieci motivi per mandarla a quel paese. Il punto è che non lo fai». – Miss Dronio.

Ho trovato questa citazione su Facebook. Non so da quale episodio dell’anime o del manga l’abbiano presa, né se sia effettivamente di Miss Dronio o piuttosto di un’illustre sconosciuto/a. Poco importa, l’ho trovata interessante e calzante, così l’ho adottata per questo post. Va detto che in sé il concetto che esprime è opinabile, perché talvolta ci sono persone che non mandiamo a quel paese per ragioni che non hanno affatto a che vedere con l’affetto, ma piuttosto per un ricatto morale o una debolezza nostra che ci spingono a sopportare e sopportare fino al punto di rottura. Il fatto è questo: la proporzione. Se pensiamo più ai rospi da inghiottire che al tempo da passare insieme, allora è meglio perdersi di vista. Viceversa, tenetevela stretta.

domenica 1 gennaio 2012

Il mio credo laico.

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Sono convinto che l’ironia insita nella natura umana e nella reiterazione della sua follia o del suo genio ci conducano a evolvere l’umorismo come risposta evolutiva. Penso che qualche milione di anni fa una scimmia sia impazzita, che scendendo dal suo albero abbia dato inizio a una formidabile malattia mentale, che abbia scoperto un nuovo modo di sentire il mondo, abbia sofferto per quella rivelazione e tuttavia non si sia tirata indietro. Credo in quella scimmia, che è diventata uomo senza l’aiuto di alcun dio, e cammina ancora. Quel che noi facciamo di quel dono è solo questione di libero arbitrio, e ancora oggi nessun dio è invitato a interporsi nella nostra marcia.

martedì 20 dicembre 2011

Post accazzo natalizio

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Niente, oh. Volevo postare qualcosa, qualsiasi. Tanto per. Invece niente, idee a picco. Allora facciamo il solito post natalizio, dai che ci stiamo coi tempi e magari trovo anche lo spirito della festa. Eh, la festa. Che a me, quella importa. Invece, Grisù bambino, la Madonna, Giuseppe (santo Becco), gli angeli, le fate – no, non ci sono le fate – i Re Magi, i pastori, il bue, l’asino, non manca più nessuno… insomma, zero. Ci hanno provato, mettendoci del bello e del buono, ma Natale è regali, cibo e ferie, punto. Una festa pop. Colori come il verde e il rosso, che sono complementari e quindi agghiaccianti a vedersi insieme durante il resto dell’anno – ma poi, che ci lamentiamo noi, che li abbiamo pure sulla bandiera “con la neve al centro”, e pare The Santa Claus Flag of our Christmas? – e invece a Natale arriva una nota firmata dal Buongusto: «Fate il cazzo che volete, io mi giro dall’altra parte fino alla Befana!», allora è lecito abbinare rosso, bianco a verde. Ti sei vestito da pizza? Ma no, sono un elfo! Eppure la civiltà è ancora in piedi, nonostante una quantità mostruosa di natali sulle spalle. Sarà per questo che a me dopotutto piace ancora, perché è una festa che può essere stata concepita solo all’inferno dei centri commerciali da uno tipo Andy Warol, che quel giorno lì però c’è andato sotto con gli acidi. No, perché ‘sti colori e luci e palline e stelline e fiocchi e pacchetti, solo uno fatto come la Colombia se li poteva studiare. Lo ripeto, Natale è una festa pop, così occidentale che il suo rappresentante è un marchio registrato Coca Cola, ma tutti lo sanno e non gliene frega nulla. Che poi, è giusto così! Quelli che ancora la menano che il Natale dovrebbe essere fatto per donare, che è diventato una festa commerciale e bla bla bla… scoprono l’acqua tiepida da un rubinetto aperto. Non chiedetevi cosa il Natale può fare per il mondo, ma cosa potete fare voi durante il resto dell’anno senza cagare la minchia sotto le feste. Se bastassero due settimane l’anno per risolvere tutti i nostri problemi, vorrebbe dire che ce la stiamo spassando. Prendetelo per quello che è, un pezzo di Disneyland e Las Vegas arrotolati insieme. Quindi, buon giro di giostra.

domenica 18 dicembre 2011

Post accazzo quasi filosofico

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È un pomeriggio pigro. Beh, ormai una serata. Una di quelle che non si riesce a combinare nulla pur avendo le idee in testa. L’umore si trascina anche lui malamente, e tra una fitta nebbia di pensieri non meglio identificati – ma tutti vagamente molesti – non riesco ad afferrarne uno neanche per dirgli: «Ah, sei tu che rompi? Levati!», e dopo averlo sfanculato, mettermi scrivere due righe sul blog. Così sfrutto il trucco più vecchio del mondo, vado giù di metascrittura scrivendo del fatto che non riesco a scrivere. Che poi in realtà mi ero messo qui con l’intento di disegnare una nuova strip, ma quando c’è il blocco importa poco quel che si voleva fare a monte, tanto le balle rotolano a valle. Allora scrivo di questo; che vorrei scrivere di più, leggere, disegnare, fare di più, ma poi c’è il blocco. Quello stormo di pensieri vaghi, elusivi, fastidiosi. 
Di solito rido su tutto, sono fatto così. Penso che l’umorismo dia un senso alle cose, o almeno le metta nella giusta prospettiva, come un riferimento spaziale in un panorama vuoto. Ogni tanto però anch’io arranco, e allora mi vengono in mente quei clown tristi da dipinto dozzinale, o le solite storie sui comici che sotto sotto sarebbero persone tristi.  Insomma, cliché parecchio fastidiosi se – per sbaglio o a ragione – capita un giorno d’identificarcisi (forse è per questo che considero Show must go on il mio inno personale). 
Capiamoci, non è che dentro di me ci sia un tristone pessimista e misantropo – anzi, tutto sommato credo di essere un ottimista moderato e socievole con giusto una dose di cinismo e sarcasmo che mi aiutano a non essere troppo ingenuo – però tendo a farmi riflessivo e cedere alla malinconia, anche se poi non mi va di farlo pesare agli altri perché… insomma, che hanno fatto di male per meritarsi le mie paturnie? Conoscendomi so che è solo un periodo o una fase, magari nata anche da una cazzata che però mi fa rimuginare finché non mi vengo a noia da solo e a quel punto passa da sé. Grazie al cielo non prendo sul serio neppure me stesso, perché piuttosto prendo alla lettera il motto dell’Oracolo di Delfi: «Nosce te ipsum», “conosci te stesso”. Infatti so di essere abbastanza lunatico e mi muovo di conseguenza. Per dire, adesso va già meglio. Ciao.

sabato 10 dicembre 2011

Memoria e figure di merda in un post accazzo semiserio

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Si dice che i pesci rossi abbiano una pessima memoria, e che in pratica ogni giro di boccia sia una nuova avventura. Non esistono prove al riguardo, perciò potrebbe trattarsi benissimo di una leggenda metropolitana. In ogni caso, il concetto – e l’immagine in sé – mi è sempre piaciuto, infatti lo uso spesso parlando delle mie doti mnemoniche. Come tutti i grandi smemorati, dimentico le cose importanti e/o pratiche, ma ricordo quelle inutili. Sono un ricettacolo di nozioni apprese qua e là che non hanno nessuna applicazione pratica, tranne forse per scrivere post come questo. Talvolta dico che è il mio potere mutante – tipo X-men, se mi seguite – ossia che la mia memoria si sarebbe evoluta per conservare dati che trovo divertenti o curiosi, perdendo talvolta di organizzazione e praticità. Quando devo risalire alla fonte di un dato non è sempre facile, spesso sono stati inseriti nel sistema tanto di quel tempo fa che non esistono più registri di acquisizione al riguardo. Perciò, cosa fa uno con poca memoria? Figure barbine, ve lo assicuro. In ogni caso non è che ci possa fare nulla, mi do del pirla lì per lì e cosa fatta capo ha. Credetemi, se ne fanno tante che impari a riderci su. Se non lo fai, il mondo non riderà certo con te. La figura di merda è alla portata di tutti. In più, è gratis. Forse è per questo che alle volte ne abusiamo a cuor leggero. Sì, ma dove voglio arrivare? Da nessuna parte, questo post naviga a vista. Da una cosa nasce l’altra e il primo pensiero ne spinge un secondo in superficie, perché così funziona la memoria. Sono bolle che nascono dal fondo, salgono per scoppiare in superficie e da quelle può uscirne di tutto, genio o sciocchezza. L’importante è non tenerle giù, a far intorbidire l’acqua per mantenere una superficie silenziosa. Ecco, dopotutto a un punto credo di essere arrivato. Non temete la figuraccia, è vostra amica e istitutrice; vi educa a parlare e far conoscere voi stessi agli altri, nel bene e nel male. Certo, sarebbe bene che la superficie non fosse un perpetuo bollore per dare anche agli altri la possibilità di ribattere e interagire, ma un’acqua cheta e torbida finisce con l’ospitare ben poca vita. Siate misurati. Siate sobri, anche ubriachi di pensieri. Almeno questo, ricordiamocelo.

lunedì 5 dicembre 2011

Pensiero pigro

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Quando ti annoi, il tempo rallenta. Pian piano rotola in salita mangiandosi la tua voglia di fare qualsiasi cosa, e allora arranchi. È come essere l’insetto sul fondo di una scodella. Cerca una via d’uscita su per quelle pareti lisce, ma poi scivola sul fondo ancora e ancora. Il momento in cui la noia se ne va è quando l’insetto ricorda di avere le ali. E in un attimo, vola via.

lunedì 28 novembre 2011

Automobilisti

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Io non guido, ho problemi di vista, quindi sono un pedone o un passeggero. I miei problemi con gli automobilisti però riguardano solo la questione pedonale, quindi ne approfitto per dirgli un paio di cose. 
Io non vi vedo. 
Con tutta la buona volontà, dietro quei finestrini oscurati, voi potere anche agitare le braccia, fare gestacci e nominare madonne come un prete in omelia, ma resta il fatto che non vi vedo e non vi sento. Fate la pace con questo. I vetri antiriflesso mi impediscono di guardarvi negli occhi e capire le vostre intenzioni. Io guardo i fanali dell’auto, controllo se mettete la freccia, se rallentate, e per buona misura resto sul marciapiede finché non date segno di sana e robusta costituzione mentale.
A volte mi dico pure che guardo l’auto perché alcuni di voi diventano l’automobile.
Non c’è niente da fare, ci sono quelli che a bordo di una carrozzeria ben più solida della mia, hanno una regressione medievale alla Giostra Cavalleresca. In armatura e destriero, bulleggiano sul povero fante appiedato oppure si votano agli atti di generosa e spontanea cavalleria.
Ecco, parliamo anche di questo.
Io apprezzo che vi fermiate per lasciarmi passare, e quand’è possibile ne approfitto volentieri e con gratitudine, ma se sull’altra corsia non mostrano la medesima cortesia – e io devo attraversarle entrambe per arrivare dall’altra parte – magari aspetto che il traffico diminuisca in ambo i sensi, quindi è inutile darci al balletto di convenevoli. «Passi lei». «No, insisto, passi lei». «No, guardi, mi offendo! Proceda». «Non sia mai! Prima lei», e così via che facciamo notte. Se io, pedone, ti faccio segno di andare, è perché non voglio morire sull’altra corsia, dove gli altri cavalieri stanno ancora giostrando.
 
Quindi ricapitoliamo: 1). non fate segni o sacramentate quando non vi vedo e non vi sento. Se avete necessità di comunicare con me, abbassate il finestrino; 2). quando volete fare i cavalieri, fidatevi se vi dico “no, grazie” e magari date un’occhiata all’altra corsia per capire il mio timore.
Aggiungo una cosa che mi è venuta in mente adesso; quando fa buio, i fari negli occhi non aiutano un cazzo – e scusate il portoghese – quindi se inchiodate per farmi passare, io non mi fido perché non vedo manco le frecce. Quindi, se vi faccio cenno di passare, voi passate. Non è per scortesia, è chiaro che anch’io sto andando da qualche parte… ma ci voglio arrivare vivo!
 
Ecco, mi auguro di esservi stato utile e che la prossima volta non attentiate alla mia vita con la vostra squisita gentilezza, che apprezzo, ma – adesso lo capite – devo gestire fra tutti voi, Cavalieri della Rosa e della Sgommata. Buona Giostra.

giovedì 20 ottobre 2011

La fine del mondo, gli zombie innamorati e la simbologia del mostro, tutto questo in un post di delirante lunghezza!

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Siccome non riesco a star dietro a tutto o a scrivere e commentare ogni cosa che vorrei, ho optato per un post di massa. Portate pazienza perché è lungo, ma se mi seguite fino alla fine vedrete che c’è una logica. Forse.

Parto dandovi la notizia che questo 21 ottobre – domani, quindi – è prevista la Fine del Mondo, con buona pace dei maya che si vedono superati da lui, il Reverendo Harold Camping, ex ingegnere che ha visto il signore (anche in un ictus, di recente) e ha deciso di calcolare la fine del mondo usando la Bibbia come una tabellina schizofrenica o un sudoku per invasati. E non è il primo schema in cui il vecchio Harold si cimenta, versioni precedenti avevano indicato persino lo scorso agosto (ma forse è stato tutto posticipato causa ferie), in ogni modo questo discorso ridicolo mi ha portato a riflettere sulle apocalissi varie, e in particolare sugli zombie. Sì, i buoni, vecchi morti viventi, perché comunque – se non l’avete dimenticato – i morti si alzeranno dalle tombe e tutte quelle cose lì, resurrezione della carne, guerra, pestilenza, carestia e morte. 
Ce n’è abbastanza per parlar di loro, non credete? E proprio questo mi porta all’avvento di Warm Bodies, libro e film sul genere Twilight, ma stavolta lui è uno zombie che s’innamora della ragazza della sua vittima. Eh già, si fa un po’ fatica a vedere un cadavere in decomposizione (che avanza spinto solo dal bisogno di nutrirsi), tutto preso dall’amore per questa tizia, vero? Se hanno ridicolizzato il vampiro con abuso di lustrini e un’eternità al liceo, chissà che faranno alla buona vecchia salma. In questo caso mi spiace particolarmente perché lo zombie è un mostro affidabile, semplice nella sua concezione e di sicuro effetto. Le variazioni sul tema parlano di agente patogeno, virus naturali o artificiali, magari prioni coreani, maledizioni o un bel nulla di nulla, lasciando allo zombie il suo mistero chiuso in sé, meglio di una Turandot. 

Già, ma adesso? Non dico che la mitologia horror sia intoccabile, perché dello stesso Dracula non ho ancora visto un film che rispetti l’immagine ritratta nel libro di Stoker. Neppure il celebrato Bram Stoker’s Dracula di Coppola riesce ad restare fedele all’originale, sostituendo brutalità e orrore con romanticismo e malinconia. Tuttavia siamo ancora nella patria dell’incubo, a casa del mostro che cambia la sua condotta ma resta fedele alla sua natura, quella di un assassino. Bene, questo discorso mi conduce direttamente al post di Hell Graeco sul simbolismo dietro al mostro, quello che alcuni vogliono vederci ma che forse non c’è. 
Chi sono costoro, nient’altro che spauracchi? 
Nel vampiro è stata di volta in volta presentata la paura della morte, della vecchiaia, del sesso e del diverso, finché alla fine non è diventato quasi un accessorio cinematografico e letterario, una maschera da mettere a ciò di cui si vuole veramente parlare. L’ultimo sviluppo, è Twilight. Non dico che il vampiro sia fuori contesto quando si parla di turbamenti adolescenziali, perché sarebbe come negare l’esistenza di generazioni di teenager – tra cui il sottoscritto – che hanno consumato le pagine di Anne Rice. Quest’ultima ondata però fallisce la prova della giuria di qualità perché tradisce il genere. L’horror non può essere innocuo e rassicurante, una scenografia da Harmony. No, deve portare inquietudine, disturbare, questa è la natura dello spauracchio, ricordare la caducità della vita e nascondere fino alla fine il suo mistero, compresa la sopravvivenza di chi o cosa. Con queste storielle di vampiri innamorati il plot è quello del romanzetto scadente, ed è chiaro che alla fine l’eroina e il suo bello trionferanno. 
E a questo proposito, concedetemi un breve sfogo: Non c’è nulla in queste pagine, è solo una vuota masturbazione che strizza l’occhio al lettore meno scafato dandogli quello che vuole; il lieto fine e un’atmosfera sovrannaturale che soddisfa il desiderio (tipicamente adolescenziale, ma non solo) di vedersi e sentirsi diverso, ma comunque fico e superiore agli altri. È una marchetta fatta al lettore, nulla di più. 
Non sto qui a discutere cosa debba rappresentare il mostro. Vampiro, licantropo, fantasma o zombie che sia. L’autore e il lettore verseranno in ciò che scrivono o leggono la propria mitologia personale. Lo vedranno come avversario o “romantico” alter ego, sapranno interpretarlo oppure no attraverso la propria conoscenza del genere o dell’esperienza pratica, e quindi subconscia (si spera). Può restare semplicemente il mostro, senza portare altro messaggio che non sia l’intrattenimento, ma non può e non deve essere trapiantato alla bell’e meglio in un contesto che non gli appartiene solo per dare un finto brivido al lettore che in altre circostanze lo eviterebbe come la peste. Le commistioni di genere vanno bene, ma tradire il senso e la logica di un orrore per trapiantarlo in un contesto sdolcinato, è ridicolo e improduttivo. Ci fosse almeno dell’ironia in questo, si giocherebbe alle regole del weird, ma la seriosità di questi fenomeni ne esalta solo il ridicolo. 

Concludo dicendo che non so quale sia il messaggio dietro il mostro, che questo cambia nel tempo e nello spazio, di libro in libro, autore in autore e lettore in lettore. Mitologia. Per me è una questione di mitologia moderna, globale e personale. Ormai ci siamo lasciati alle spalle le divinità classiche e i loro miti, tuttavia comunichiamo con citazioni legate a una cultura e a un background comuni, c’è la mitologia nerd fatta di fantasy, horror, fantascienza, ecc. e probabilmente esistono mitologie bimbomonkia e truzze, legate a che ne so… reality shows e libri di Moccia, per dire. 
Più nel dettaglio, ognuno di noi interpreta il mostro o qualunque altra cosa attraverso le proprie esperienze di lettura, visione e vita, abbiamo una mitologia personale più o meno inconscia con eroi, luoghi e creature che sono entrati a far parte di noi, della nostra natura e di come la viviamo. Possiamo ritrovarli sognando a occhi aperti, o mettendoli nelle pagine che buttiamo giù sognando di diventare scrittori o illustratori, o magari solo per il piacere personale di creare qualcosa dal nulla (o meglio, con quello che abbiamo dentro e non trova altra via per uscire). In ogni caso, qualunque cosa vediamo nel mostro o nell’eroe, probabilmente è un riflesso di noi stessi.

lunedì 17 ottobre 2011

File downloding failed for memory loss: contact the provider or get a badante, vecchio!

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Sì, ma chi siete voi? E cos’è un blog?
Non so se capita anche a voi, ma io dimentico le cose. No, davvero. Non so di cosa sia fatta la vostra memoria, ma la mia è marrone, puzza e fa tanto bene alle piante. Dimentico l’ordine dei titoli nelle saghe che leggo, nomi e facce di gente che non vedo abbastanza spesso da causarmi un imprinting da anatroccolo, scordo quasi regolarmente dove ho messo cosa e cosa ho messo dove. Una tragicommedia, ecco. L’ultima è stata sabato: dovevo portare due CD – identici – a un paio di amici, alla fine glieli do e pare fatta. Domenica guardo in borsa e ne salta fuori uno. «E questo da dove è arrivato?», mi domando pur sapendo che non può essere stato gemmato dalla tracolla. Un giro di messaggi per scoprire chi abbia cosa, e alla fine metto insieme il puzzle. In pratica, mentre ero in auto con una dei due, mettiamo su il CD e – inavvertitamente – rimetto la custodia nella borsa. Quando arriviamo al locale ne prendo “un altro” dalla borsa e lo do al secondo amico, ma nel farlo non mi rendo conto che è la custodia vuota di quello rimasto nel lettore dell’altra, ragion per cui adesso ho un CD completo, mentre loro si ritrovano solo metà del pattuito. È andata meglio all’amica che almeno ha il CD e può ascoltarselo, mentre l’altro può al massimo leggersi i titoli. Bene, e questo sarebbe anche un siparietto divertente se si verificasse una tantum, ma qui capita un po’ troppo spesso (anche se in genere queste figure le faccio con me stesso, e ormai mi do anche l’auto-pacca sulla spalla) però di quest’andazzo non vorrei finire col far del cabaret senza neanche accorgermene. Va be’, ridiamoci su, che per fortuna mi viene naturale.

giovedì 13 ottobre 2011

Un po’ di cazzi miei, tanto per sfogarsi

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I miei però sono color nutella®
Oggi sono stato dall’oculista per il controllo della pressione dell’occhio. C’è chi controlla le gomme dell’auto e chi ha ricevuto una culectomia dal Fato, e invece di quelle si deve far controllare altre cose perché la situazione non peggiori o arrivino nuovi volatili per diabetici.
Questa settimana, dopo mesi di terapia per tenere alla larga il Glaucoma, ero tanto nervoso da sognare che la visita fosse un disastro; la dottoressa mi trovava la pressione ancora troppo alta, e in più mi mandava a comprare una specie di macchina da minimo € 800,00 per controllarmi da solo a casa ogni giorno.

Ecco, è con questi pensieri felici che oggi pomeriggio sono andato all’appuntamento. Immaginate l’agitazione, prego.

Arrivo lì – anche un po’ trafelato per il ritardo, visto che ero stato trattenuto in ufficio – e mentre lei mi mette il collirio, penso: «Ecco, ci siamo. Se la terapia non è servita a niente, ne farò un altra, e saranno altri mesi d’incertezza. Speriamo bene».
Oh, per fortuna sperare è servito! La pressione è normale. Immagino che continuerò a prendere questo collirio per tutta la vita, o finché non si deciderà di variare la terapia in futuro, ma intanto so che funziona e che finché la seguo il Glaucoma è scongiurato. Avevo proprio bisogno di questa buona notizia, me ne sono reso conto in particolare tornando a casa, perché avevo voglia di sorridere e emettermi a correre. È un po’ infantile, ma immagino che la felicità sia fatta così, a forma di bimbo.

mercoledì 13 luglio 2011

Sono un Umanista Secolare, così mi dicono.

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Io la religione l’ho sempre trovata interessante, sia quando ci credevo che – da un punto di vista storico, sociologico, antropologico – dopo aver smesso. Oggi, per curiosità, ho fatto il test segnalato sul blog del Censore. Trovo interessante che la fede nella quale sono stato cresciuto – il cattolicesimo – qui risulti terzultima, seguita solo dai Testimoni di Geova e dall’induismo. Non mi sorprende, visto che non ci credevo neppure al catechismo, però mi lascia perplesso questa mia vera o presunta affinità verso religioni o gruppi con cui pensavo di non avere nulla in comune. Niente, tutto qui. Se volete, fate il TEST anche voi e comunicatemi i risultati (magari solo il podio o la Top 5), potreste scoprire cose interessanti. Anyway, sono molto soddisfatto del mio risultato.
  1. Secular Humanism (100%)
  2. Unitarian Universalism (83%)
  3. Liberal Quakers – Religious Society of Friends (77%)
  4. Non-theist (76%)
  5. Mainline – Liberal Christian Protestants (64%)
  6. Theravada Buddhism (61%)
  7. Reform Judaism (58%)
  8. Neo-Pagan (47%)
  9. Taoism (47%)
  10. New Age (43%)
  11. Scientology (39%)
  12. Christian Science Church of Christ, Scientist (39%)
  13. Mahayana Buddhism (38%)
  14. New Thought (38%)
  15. Orthodox Quaker – Religious Society of Friends (38%)
  16. Bahai (36%)
  17. Sikhism (28%)
  18. Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints (Mormons) (28%)
  19. Islam (25%)
  20. Orthodox Judaism (25%)
  21. Jainism (23%)
  22. Mainline – Conservative Christian Protestant (23%)
  23. Seventh Day Adventist (16%)
  24. Eastern Orthodox (16%)
  25. Roman Catholic (16%)
  26. Jehovahs Witness (10%)
  27. Hinduism (8%)
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