giovedì 20 ottobre 2011

La fine del mondo, gli zombie innamorati e la simbologia del mostro, tutto questo in un post di delirante lunghezza!

Siccome non riesco a star dietro a tutto o a scrivere e commentare ogni cosa che vorrei, ho optato per un post di massa. Portate pazienza perché è lungo, ma se mi seguite fino alla fine vedrete che c’è una logica. Forse.

Parto dandovi la notizia che questo 21 ottobre – domani, quindi – è prevista la Fine del Mondo, con buona pace dei maya che si vedono superati da lui, il Reverendo Harold Camping, ex ingegnere che ha visto il signore (anche in un ictus, di recente) e ha deciso di calcolare la fine del mondo usando la Bibbia come una tabellina schizofrenica o un sudoku per invasati. E non è il primo schema in cui il vecchio Harold si cimenta, versioni precedenti avevano indicato persino lo scorso agosto (ma forse è stato tutto posticipato causa ferie), in ogni modo questo discorso ridicolo mi ha portato a riflettere sulle apocalissi varie, e in particolare sugli zombie. Sì, i buoni, vecchi morti viventi, perché comunque – se non l’avete dimenticato – i morti si alzeranno dalle tombe e tutte quelle cose lì, resurrezione della carne, guerra, pestilenza, carestia e morte. 
Ce n’è abbastanza per parlar di loro, non credete? E proprio questo mi porta all’avvento di Warm Bodies, libro e film sul genere Twilight, ma stavolta lui è uno zombie che s’innamora della ragazza della sua vittima. Eh già, si fa un po’ fatica a vedere un cadavere in decomposizione (che avanza spinto solo dal bisogno di nutrirsi), tutto preso dall’amore per questa tizia, vero? Se hanno ridicolizzato il vampiro con abuso di lustrini e un’eternità al liceo, chissà che faranno alla buona vecchia salma. In questo caso mi spiace particolarmente perché lo zombie è un mostro affidabile, semplice nella sua concezione e di sicuro effetto. Le variazioni sul tema parlano di agente patogeno, virus naturali o artificiali, magari prioni coreani, maledizioni o un bel nulla di nulla, lasciando allo zombie il suo mistero chiuso in sé, meglio di una Turandot. 

Già, ma adesso? Non dico che la mitologia horror sia intoccabile, perché dello stesso Dracula non ho ancora visto un film che rispetti l’immagine ritratta nel libro di Stoker. Neppure il celebrato Bram Stoker’s Dracula di Coppola riesce ad restare fedele all’originale, sostituendo brutalità e orrore con romanticismo e malinconia. Tuttavia siamo ancora nella patria dell’incubo, a casa del mostro che cambia la sua condotta ma resta fedele alla sua natura, quella di un assassino. Bene, questo discorso mi conduce direttamente al post di Hell Graeco sul simbolismo dietro al mostro, quello che alcuni vogliono vederci ma che forse non c’è. 
Chi sono costoro, nient’altro che spauracchi? 
Nel vampiro è stata di volta in volta presentata la paura della morte, della vecchiaia, del sesso e del diverso, finché alla fine non è diventato quasi un accessorio cinematografico e letterario, una maschera da mettere a ciò di cui si vuole veramente parlare. L’ultimo sviluppo, è Twilight. Non dico che il vampiro sia fuori contesto quando si parla di turbamenti adolescenziali, perché sarebbe come negare l’esistenza di generazioni di teenager – tra cui il sottoscritto – che hanno consumato le pagine di Anne Rice. Quest’ultima ondata però fallisce la prova della giuria di qualità perché tradisce il genere. L’horror non può essere innocuo e rassicurante, una scenografia da Harmony. No, deve portare inquietudine, disturbare, questa è la natura dello spauracchio, ricordare la caducità della vita e nascondere fino alla fine il suo mistero, compresa la sopravvivenza di chi o cosa. Con queste storielle di vampiri innamorati il plot è quello del romanzetto scadente, ed è chiaro che alla fine l’eroina e il suo bello trionferanno. 
E a questo proposito, concedetemi un breve sfogo: Non c’è nulla in queste pagine, è solo una vuota masturbazione che strizza l’occhio al lettore meno scafato dandogli quello che vuole; il lieto fine e un’atmosfera sovrannaturale che soddisfa il desiderio (tipicamente adolescenziale, ma non solo) di vedersi e sentirsi diverso, ma comunque fico e superiore agli altri. È una marchetta fatta al lettore, nulla di più. 
Non sto qui a discutere cosa debba rappresentare il mostro. Vampiro, licantropo, fantasma o zombie che sia. L’autore e il lettore verseranno in ciò che scrivono o leggono la propria mitologia personale. Lo vedranno come avversario o “romantico” alter ego, sapranno interpretarlo oppure no attraverso la propria conoscenza del genere o dell’esperienza pratica, e quindi subconscia (si spera). Può restare semplicemente il mostro, senza portare altro messaggio che non sia l’intrattenimento, ma non può e non deve essere trapiantato alla bell’e meglio in un contesto che non gli appartiene solo per dare un finto brivido al lettore che in altre circostanze lo eviterebbe come la peste. Le commistioni di genere vanno bene, ma tradire il senso e la logica di un orrore per trapiantarlo in un contesto sdolcinato, è ridicolo e improduttivo. Ci fosse almeno dell’ironia in questo, si giocherebbe alle regole del weird, ma la seriosità di questi fenomeni ne esalta solo il ridicolo. 

Concludo dicendo che non so quale sia il messaggio dietro il mostro, che questo cambia nel tempo e nello spazio, di libro in libro, autore in autore e lettore in lettore. Mitologia. Per me è una questione di mitologia moderna, globale e personale. Ormai ci siamo lasciati alle spalle le divinità classiche e i loro miti, tuttavia comunichiamo con citazioni legate a una cultura e a un background comuni, c’è la mitologia nerd fatta di fantasy, horror, fantascienza, ecc. e probabilmente esistono mitologie bimbomonkia e truzze, legate a che ne so… reality shows e libri di Moccia, per dire. 
Più nel dettaglio, ognuno di noi interpreta il mostro o qualunque altra cosa attraverso le proprie esperienze di lettura, visione e vita, abbiamo una mitologia personale più o meno inconscia con eroi, luoghi e creature che sono entrati a far parte di noi, della nostra natura e di come la viviamo. Possiamo ritrovarli sognando a occhi aperti, o mettendoli nelle pagine che buttiamo giù sognando di diventare scrittori o illustratori, o magari solo per il piacere personale di creare qualcosa dal nulla (o meglio, con quello che abbiamo dentro e non trova altra via per uscire). In ogni caso, qualunque cosa vediamo nel mostro o nell’eroe, probabilmente è un riflesso di noi stessi.

2 commenti:

  1. Ho parlato anche io oggi degli zombie innamorati. Concordo su tutta la linea ovviamente.

    Che schifuz.

    Ciao,
    Gianluca

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  2. Sì, ho letto ma non ho avuto il tempo di commentare.
    Logicamente sono d'accordo con te, anche se fino all'ultimo spererò che Warm Bodies sia votato al ridicolo o al tragicomico, piuttosto che rivelarsi un altra bimbominkiata alla Twilight. Non che abbia intenzione di leggerlo, è solo che un altra ondata di fans e bombardamento di merchandise e cazzilli vari non credo di poterlo reggere.

    Giù le mani dagli zombie, porco cane!

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