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martedì 16 aprile 2013

Consigli ecologici e igienici da Folco Quilici, weirdo inside!

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Oggi in radio ho sentito Folco Quilici che dava consigli per evitare lo spreco dell’acqua. 

Una doccia al mese, dice il Folco – che deve condurre la vita sociale di un monaco eremita o mancare di traspirazione – è sufficiente, basta farla bene. Intanto, niente sapone, che si spreca. Usare sempre quello liquido col dosatore. Gallata, se non fosse che il sapone si consuma usandolo, invece il dosatore lascia il contenitore di plastica da riciclare (sempre che qualcuno lo faccia ‘sto riciclo). Il dosatore però, dice il Folco, è fondamentale per le quattro dico quattro gocce da usare: due per le ascelle e due per i piedi (una, una, una e una, non facciamo scherzi). Poi giù a strofinare su tutto il corpo facendosele bastare. Se siete bassi e mingherlini okay, ma se siete alti e massicci sono cazzi. Quattro gocce di sapone per un metro e novanta e altrettanti – se non di più – rispettabili chili, sono una goccia nel deserto. È come lavare la Panda col boccetto delle bolle di sapone. 

Il Folco affronta anche il problema bucato, dicendo che è inutile lavare troppo spesso, basta mettere all’aria i panni per mandare via quel vago sentore di cagnusso. Discorso analogo per la biancheria intima. Le mutande, dice, si cambiano ogni 4-5 giorni, perché se hai fatto bene la doccia (come precedentemente illustrato) è impossibile che si sporchino (sudare all’inguine è proibito, anche d’estate), e in ogni caso per una questione “mimetica” consiglia di prenderle nere. 

Adesso, io non so se è sempre stato così “originale” o se il fatto di essere fuori come un geranio sul balcone sia una suggestiva new entry, ma questo è quanto.

mercoledì 13 marzo 2013

Giornata del Post Banale

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Oggi è la Giornata del Post Banale nata su Strategie Evolutive, perciò se non lo sapevate lo sapete adesso. Lo scopo è scrivere un post qualunquista. Qualcosa di già sentito, di già letto e quindi banale. 

Perché? 
Bravi, siete già nello spirito, domande prevedibili da manuale. 

In pratica per fare il verso o il versaccio a tutti quei post, status, tweet o qualunque pulpito virtuale che diffonde sciocchezze qualunquiste ai limiti del luogo comune e della frase fatta. Quella retorica lì fatta per strappare facili applausi a un pubblico che non chiede altro, perché sai di rivolgerti a un target che ti somiglia o che conosci bene, al quale giorno dopo giorno non offri niente di nuovo o stimolante, e al quale ti inchini solo per farti baciare le chiappe eccetera eccetera. 

Va beh, io ho le chiappe asciutte e non so come farmele leccare né ci tengo, quindi devo inventarmi qualcosa per farmi bello e ho deciso che per riuscirci farò una cosa che non faccio mai, parlerò di quello che ho combinato di recente o che sto per combinare. 

Allora, intanto ieri sono stato guest-blogger (va che figo solo a scriverlo) su Book and Negative con un post sulla 13a Puntata di The Walking Dead, poi fra qualche settimana parteciperò a Nativity, la seconda stagione di Due Minuti a Mezzanotte – la Round Robin di Alessandro Girola – e per il resto, di mio, sono mesi se non anni che non riesco a portare avanti una mazza. Mi sono impigrito e non ho mai avuto un granché di disciplina, perciò se non fosse per questi progetti farei a gara coi mobili a chi colleziona più polvere. Beh, ho fatto anche il banner del Giorno del Post Banale che vedete qui sopra, e ho realizzato anche un buon numero di immagini e copertine per 2MM e Nativity, compresi gli e-book di alcuni partecipanti, quindi il mio coma vigile è interrotto da momenti di attività, sono tipo gli scoiattoli in letargo che ogni tanto si alzano, mangiano una noce senza neanche aprire gli occhi e poi tornano a dormire grattandosi la coda. 
Però a dir la verità non ne soffro neanche tanto, perciò questo non è un piagnisteo. 
Ammetto che scrivere non mi viene più naturale come una volta, né vengo preso dalla voglia di mettermi lì a inventare e raccontare, ma ogni tanto è piacevole farlo, con meno aspettative di una volta ma comunque con divertimento. Oh, dopotutto il banner di Blogger Gracile è lì per un motivo. Sapevatelo! (cit. Vulvia).

giovedì 24 gennaio 2013

Director’s Dreams

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Ci sono due idee che mi frullano per la testa da anni, ma che non posso realizzare da solo. Questi progetti coinvolgono attori, registi, set cinematografici e altri accessori leggermente al di fuori della mia portata, quindi ho deciso che se non altro posso esprimerli come desideri sul web e vedere se voi altri condividete il mio punto di vista.
Robert Carlyle’s Dracula. 
Separati alla nascita (da qualche secolo).
Insomma, un Dracula fatto per bene, con tutti i crismi. Vorrei una versione che tenga conto sia del libro di Stoker che della figura storica alla quale si ispira, e non ditemi “ma guarda che quello di Coppola era troppo una figata” perché lo so, infatti piace anche a me. Ma. Non. È. Dracula. Se avete letto il libro, lo sapete. Il Conte è brutale, grottesco, seduce con la stessa grazia di un bruto e la sua psicologia è più da feudatario sanguinario che da aristocratico dandy. In più ha questa faccia qui. Per questo ruolo ho in mente un attore preciso che ho scelto nel 1999 dopo averlo visto al cinema ne L’Insaziabile (Ravenous), ossia Robert Carlyle. Sono stati sia i suoi lineamenti, che mi hanno ricordato il voivoda di Valacchia, che la sua bravura nell’interpretare il cannibale astuto ma brutale a convincermi che il mio Dracula deve essere lui e nessun altro (certamente non un biondino che tossisce palle di pelo in una ridicola produzione concepita nell’incapacità d’intendere e di volere e finanziata dallo Stato col patrocinio di qualche imbecille che ne sa di cinema quanto un rutto sa di violette).

Paradiso Perduto di Milton & Greenaway, con la partecipazione speciale dei Depeche Mode. 
Improbabili ma non impossibili.
Tutti dicono che il poema di Milton è impossibile da tradurre su schermo, e forse hanno ragione, ma io non lo affiderei a un regista che è solo un regista, ma a un’artista a tutto tondo che è anche un  poeta nel legare fra loro le arti visive a letterarie. Peter Greenaway mi è sempre sembrato la scelta migliore, soprattutto dopo aver visto L’Ultima Tempesta (Prospero’s Books, 1991). Questo è un progetto/fissazione che ho da tempo, molto tempo, ma in anni più “recenti” si è aggiunta un’idea per la colonna sonora, una variante a quella che in origine doveva essere una magnifica sinfonia orchestrale che non saprei neanche concepire, essendo portato per la musica quanto un mulo lo è per le tabelline. Quest’idea che mi intriga parecchio ma che titubo ancora nell’associarla all’opera finita (come se dovessimo iniziare a girare in settimana) è di affidare la colonna sonora ai Depeche Mode. Lo so, forse stonano un po’ col resto dell’impianto scenico, ma ho pensato a Gahn & Co. nelle ore ed ore passate ad ascoltare e riascoltare Ultra (1997), che pur parlando del ritorno di Dave dalla riabilitazione si è insinuato nei miei ragionamenti su Milton, Lucifero e il Paradiso Perduto. Forse perché ho trovato in ognuna di queste canzoni un’eco di disperazione e redenzione che non è estranea al Satana tragico di Milton, ma soprattutto perché è stata la colonna sonora delle mie elucubrazioni al riguardo.
Con questo chiudo il mio delirio, ma se l’idea vi ha incuriosito e stuzzicato vi invito a fare altrettanto con le vostre fantasie cinematografiche. Prendetelo come un meme senza impegno. Scavate nella vostra immaginazione e chiedetevi cosa avreste sempre voluto vedere al cinema, ma che quei caparbi di cinematografari vi hanno sempre negato. Vi assicuro che è piacevolmente catartico, o per lo meno un gradevole sfogo.

martedì 15 gennaio 2013

Ludda, Profeta del Luddismo.

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Luddismo, una filosofia che premia e sostiene l’incapacità di accettare lo sviluppo, la tecnologia e il progresso, spesso bullandosene e infastidendo tutti gli altri che invece guardano avanti. Prende il nome da Ludda, nato in Madagascar da un’umile famiglia di Lemuri dalla coda ad anelli (o Lemur catta). 

Invidioso degli scimpanzé del continente, con tutti i loro gadgets ipertecnologici come il bastoncino per raccogliere le termiti, la foglia per sorbire l’acqua, il sasso per schiacciare le noci e il ramo puntuto per cacciare scimmie e galagoni, sviluppa una filosofia nostalgica per i bei tempi andati quando si leccavano i termitai, si beveva acqua fangosa ficcandoci la testa, ci si spaccavano i denti sulle noci e si tirava la pupù agli altri primati. 


Non esiste un testo o una raccolta di registrazioni contemporanee al Maestro in quanto il Luddismo Ortodosso delle origini si trasmetteva più che altro in forma verbale e grazie alla mera esposizione a un soggetto ancora più logorroico e autocompiaciuto del discepolo. Si dice infatti che nei giorni di solleone il Maestro fosse uso fare ombra a se stesso col proprio Ego. Interminabili concioni e predicozzi finto intellettuali farciti di nebulose pretese di un passato più semplice, costituiscono la dottrina Luddista. Naturalmente, senza dimenticare il mantra “Gne gne gne”, parte indispensabile del culto, e coniato dal Maestro stesso per raffigurare e raccogliere la summa dell’eterna insoddisfazione dei suoi discepoli, troppo impegnati a importunare il prossimo con osservazioni di un’idiozia squisitamente cesellata per evitare in qualsiasi modo di farsi un sontuoso piatto di cazzi loro, e magari anche una vita.  

Oggi i luddisti si scagliano contro gli e-book e gli e-reader, difendendo la carta, scoperta dal Maestro grazie ai peggiori giornalacci di gossip dimenticati dai turisti e utilizzata nella Triplice Via di Ludda, ossia per farsene ombra sotto il sole, coperta di notte o nettarsi l’ano al termine di una buona digestione. Nel bersaglio dei Luddisti ci sono anche i social network e tutta questa tecnologia moderna che separa la gente, zittisce il dialogo (o la predica, nell'accezione linguistica Luddista) e la tiene lontana dalla Verità di Ludda, il tutto ovviamente online e usufruendo perciò con paradossale ipocrisia dei medesimi vantaggi che criticano in coloro che osteggiano, e meritandosi pertanto lo sdegno dei lemuri ancora fedeli alla via del Maestro, che li chiamano Neo Luddisti o Luddisti Riformati, questo almeno se non sono già impegnati a bersagliarli con le proprie feci. Sempre in nome del Maestro. 


P.S. Per gli apostati esiste anche un articolo sul Luddismo storico travisato da Wikipedia.

lunedì 26 novembre 2012

Giuda’s 11

4 commenti

Allora, questo è il MEME esageratamente lungo e complicato che mi ha tirato nel coppino Hell due mesi fa e che mi sono dimenticato di fare / s’è rotto il computer / non sapevo come buttarlo giù / mi pesava il culo scrivere. Non sottilizziamo. Perciò qualche domanda potrà sembrarvi “datata”, ma avete la vostra spiegazione. Ok, e adesso devo solo istruirvi sulla compilazione del modello.
  • Stèp Uàn: scrivete undici cose di voi, undici qualsiasi. Non preoccupatevi, nessuno prende appunti per ricattarvi. Tuttavia, se dopo la pubblicazione del MEME verrete contattati da un tizio con una cicatrice che gli attraversa la faccia e un debole per i coltelli a serramanico, state sereni. Basta un assegno. 
  • Stèp Ciù: rispondi alle domande che ti sono state inviate. A tutte. Non facciamo che mah, non lo so, ci devo pensare. Rispondi, anche a cazzo. Oh, è un MEME, mica il test di ammissione al Valhalla.  
  • Stèp Frì: scrivi altre undici domande per il prossimo sfigato blogger. Come, non ti viene in mente niente? Inventa! Fa domande sceme, cretine, imbarazzanti come un criceto vestito da Trilly. Oppure sii serio come Ghezzi (o almeno quanto crede di essere serio lui), cita supercazzole letterarie e cinematografiche e chiedi al tuo interlocutore come si pone per antani all’occhio della madre per sei con scappellamento a destra della carrozzina sui ceci. 
  • Stèp Fór: fatto questo dovreste passare la palla a 11 disgraziati bloggers di vostra scelta, ma siccome non so a chi mandare questo MEME e 11 nomi sono uno zinzino troppi per mettermi lì a scegliere le vittime i destinatari, facciamo che decidete voi se vi va di farlo oppure no. Perciò questa volta niente nominations, ve le risparmio.
11 cose su di me, e delle quali non importava un tubazzo a nessuno!
1 – Ogni volta (o quasi) che prendo il gelato deve esserci almeno una pallina di pistacchio.  
2 – Amo i gatti ma sono allergico a loro. Non è che muoia, soffochi o che… ma piangere come una prefica e farmi colare il naso come un vitello, quello sì. Sono allergico anche alle api, ma loro non le coccolo neanche se mi pregano. BZZZ!!! No, ho detto fuori dai coglioni!  
3 – Verso i 30’anni mi hanno diagnosticato che ho degli occhi di merda, perciò occhiali, operazione e altri occhiali. Per strada faccio figure di merda con amici e parenti perché li metto a fuoco solo a breve distanza (sì, anche coi telescopi), e per lo stesso motivo niente patente. 
4 – In realtà mi piacciono anche i cani, ma quando c’incontriamo non riesco a capire cosa vogliano da me. Stanno lì e mi fissano aspettando che faccia o dica qualcosa, forse che gli dia un ordine o tiri un bastone. Il fatto è che sono stato cresciuto da una gatta (che sarà anche l’ultima, visto che mi ha lasciato dopo che già ero diventato allergico) e lei mi ha programmato per i felini, non per i canidi. Non mi sarebbe mai venuto in mente di darle un ordine o di farle rincorrere un bastone, mi avrebbe guardato come un cretino prima di rimettersi a dormire.   
5 – Oggi sono ateo, ma una volta credevo in dio. Ci credevo a modo mio, nel senso che il catechismo e quella roba lì non mi ha mai convinto, inoltre sono venuto su a mitologia classica e per me Gesù era il semidio meno divertente del cioppo (trad. gruppo). Dio invece lo vedevo tipo anima dell’universo, immanente tutte le cose eccetera eccetera, questo perché pensavo che si manifestasse attraverso l’evoluzione anziché mediante i prefabbricati della creazione. Poi un giorno mi sono reso conto che l’equazione funzionava benissimo anche senza insistere nel volergli attribuire una coscienza a tutti i costi, così l’ho messo da parte. Tuttavia non sono uno di quelli che considera chi crede un gruppo di cretini superstiziosi e non insulto chi ha una religione, dico solo come la vedo oggi e quale è stato il mio percorso. 
6 – Ho sempre avuto una fervida immaginazione (lo so che lo dicono tutti, ma se mi leggete ogni tanto lo avrete notato, spero) e così, tanto tanto tempo fa’, ho iniziato a scrivere per buttarla giù in una qualche forma oltre che col disegno. Naturalmente la prima cosa che ho scritto era di una bruttezza commovente, qualcosa che nelle intenzioni doveva essere una saga fantasy ma che alla fine snocciolava semplicemente razze, luoghi e personaggi in un’ambientazione ridicolmente ingenua, così la misi da parte e quando crebbi un altro po’ me ne stufai del tutto. Però non ho smesso di scribacchiare, dopotutto mi divertivo e alla fine ho scoperto che non facevo neanche troppo schifo. Evviva.  
7 – Cerco di ridere di tutto, oppure è che tutto mi fa ridere. Da bravo nerd, crescendo nel bersaglio altrui immagino che lo sviluppo di un senso dell’umorismo e una risposta sempre pronta nel fodero sia la reazione difensiva naturale. Sono stato un ragazzino strambo e sono un adulto inconsueto. Non è che abbia scelto di essere un prodotto di nicchia né che la ritenga la migliore delle categorie possibili, ma è quella che occupo e ho imparato a conoscere, inoltre da qui c’è una vista che mozza il fiato.  
8 – Non ho autodisciplina, neanche un po’. Diete, mai fatte. Anni fa ho provato con la palestra ma è bastato un periodo in cui non potevo andare per farmi passare la voglia, perciò quando poi avrei potuto riprendere non l’ho fatto. Sono un pigro e un procrastinatore, anche quando scrivo. Le cose cambiano quando lavoro, il che immagino dipenda dall’avere una spinta, stimolo o responsabilità. A volte ho l’impressione di essere come un cane senza padrone, poi mi ricordo che il padrone di me stesso sono io – che sono venuto su a pane e gatto – e allora mi viene da ridere al pensiero di ricevere ordini da quel pigro figlio di persiana.  
9 – Ho un debole per il soprannaturale nella letteratura, soprattutto per quegli autori che riescono a creare mondi interi che magari, per quanto anche bizzarri, stanno in piedi su fondamenta coerenti. A me, chi dice di preferire le storie vere perché quell’altra roba là inventata è per bambini, fa prudere le mani. In realtà non ci vuole molto per raccontare un fatto accaduto o rendere un’ambientazione in cui si vive già, discorso diverso è creare mondi con la propria mente. Io preferisco i secondi, e per alcuni di loro mi levo tanto di cappello.  
10 – Da ragazzino mi sono accostato anche alla magia pratica, i grimori e quelle minchiate lì. Ero curioso e sembrava un modo interessante di combinare il fantasy e la religione, ma vi ho già detto che prendo il tutto a modo mio e niente sul serio. Infatti scoprii in breve che i grimori erano noiosi, che alle evocazioni si mescolavano formule cristiane o ebraiche per piegare i demoni alla volontà di un mago rimbambito che a me pareva sempre più un prete con una proposta che il demonio non avrebbe potuto rifiutare, e così presi in simpatia il buon diavolo. Tranquilli, non sono diventato satanista, vi ho già detto che sono ateo. È che sfogliare le descrizioni, raffigurazioni e attribuzioni di poteri a quelle creature me le fece accostare ai mostri della mitologia coi quali sono cresciuto, e così li presi in simpatia. Ancora oggi, quando disegno, il più delle volte sono mostri. Intanto perché sono più divertenti da disegnare, e poi perché mi fanno simpatia. Anni dopo, la stessa sensazione che provai nel vedere una lista di demoni come la Pseudomonarchia Daemonum, la ritrovai nei manuali di gioco di D&D e compagnia. Buffo, no?  
11 – Non riesco a ricordare perché ho voluto aprire un blog, forse mi andava di avere un posto mio dove sistemare i pensieri sugli scaffali, offrirli agli altri e vedere cosa ne pensano, oppure mi stavo annoiando e ho pensato che fosse divertente. In ogni caso non sono sempre stato un buon padrone di casa, il più delle volte mi sono assentato per giorni e questo ci rimanderebbe al discorso sulla mancanza di autodisciplina. Ogni tanto però mi piace davvero scriverci sopra, quando ho un’idea in testa e voglia di condividerla. Questa volta mi è stato offerto uno spunto esterno e io lo apprezzo, spero di continuare a farlo da solo per questo posto che mi auguro diverta voi di passaggio. E a proposito, grazie della visita e lasciatemi anche solo un ciao.
Domande di Hell a cui rispondo io, a voi toccano le prossime.
1 – Perché i blogger, quando parlano dell’ultimo Batman, ci sfrantecano le palle scrivendo dei pipponi su quanto era figo il Joker? Ti pare normale? 
Perché quando non hai niente di abbastanza polemico o interessante da dire su quello che hai davanti scavi nel passato per fare paragoni che c’entrano solo fino a un certo punto, ossia quello che fa comodo a te.  

2 – Sei insicuro/a, medio/a, fiducioso/a, inamovibile-che-nemmeno-se-ti-passa-sopra-un-caterpillar? E perché? 
Insicuro, un sacco. No, ma davvero, anche quando sono sicuro di qualcosa ho comunque un punto di rottura raggiunto il quale le insistenze altrui mi fanno sorgere dei dubbi. Cerco di moderarmi e quando ci casco poi mi do’ del pirla, ma non sono sicuro di riuscirci sempre. Ecco, visto? 

3 – Molta gente parla, commenta, esprime opinioni solo per rompere i coglioni al prossimo. Ne sei convinto anche tu? 
Sì, assolutamente. È così che nascono la critica e la polemica, solo che quando sono fatte bene le chiamiamo diritto di parola e democrazia, invece quando sono fatte male si pronuncia trol-la-re

4 – Dove vorresti essere a dieci anni da qui? 
In un mio spin-off fuori dalla realtà, perché questa comincia a essere seccante. 

5 – Sposi un’attrice/attore famosa/o. Come va a finire? 
Che mi sveglio. 

6 – Penso che la scrittura sia l’unico argomento su cui tutti, ma proprio tutti, hanno qualcosa di (inutile) da dire. Infatti sono bravi a parlare, ma non a scrivere. Tu come la vedi? 
Io dico che non è l’unico, ma sicuramente è parecchio gettonato. Immagino che sia perché molti ragionano solo in base ai gusti personali, che possono essere raffinati così come orrendi, e in questo modo si perde di vista l’oggettivo valore di quello che si ha davanti. Dal canto mio, vorrei credere di riuscire a riconoscere quando qualcosa è scritto bene anche quando non mi piace, le due cose non devono andare per forza a braccetto. Un libro può avere una trama ingegnosa, una documentazione accurata e personaggi complessi ma essere comunque una stele di basalto sulle palle se non sei intrigato dall’argomento oppure qualcosa ti disturba. Viceversa, un altro libro potrebbe essere cretino all’inverosimile e scritto coi piedi ma spingere sulle leve giuste per avere successo. Chi ha detto Twilight? Quello che mi manda ai matti è chi dice “è brutto” o “fa schifo” senza riuscire a motivare questo giudizio, almeno finché – messi alle strette – ammettono un più onesto “non mi è piaciuto”. Non è la stessa cosa, fatevene una ragione. 

7 – Qual è il tuo livello di nerdaggine, da 1 a 10? 
Penso che non dovrei rispondere io, ma essere sottoposto a una commissione che raccolga esperti in vari campi della nerdezza: letteratura, cinema, televisione, giochi da tavolo e di ruolo, videogames, informatica eccetera. Io mi darei un 8 oppure un 7, ammettendo le mie lacune in certi campi. Dopotutto anche se ne so qualcosa di serie TV, film, libri sci-fi, e sono in grado di cogliere molti riferimenti popolari alla cultura nerd, per quanto riguarda i videogiochi e l’informatica sono quasi un niubbo. Anzi, se ci ricolleghiamo al discorso sull’insicurezza di poco fa, potrei anche darmi un 6 per restare nella media. 

8 – Odi anche tu colui che ti ha tirato dentro a questo meme? 
Con alternanza, dipende dalle fasi di scrittura. Appena mi arrivò, tanto. Adesso, a distanza di tempo, lo ringrazio anche perché mi sto divertendo e intanto ci scappa anche un altro post per il blog. Evviva! Se non fosse per le tracce degli altri, in questi giorni batterei la fiacca. 

9 – Bussano alla porta, apri e sul pavimento trovi un pacco. Cosa c’è dentro? 
Ho due risposte. 
  1. Risposta seria: si tratta di un libro, magari il corriere aveva fretta e l’ha mollato lì. 
  2. Risposta nerd: un mogwai! Il che significa che dovrò stare attento all’acqua e alle ore dei pasti, ma probabilmente scazzerò qualcosa capiterà un macello entro una settimana.

10 – Perché i Supereroi non piacciono a nessuno? 
Come sarebbe a dire che non piacciono a nessuno? La gente li venera, costruisce templi e prega in loro nome! Ah no, aspetta, tu parli di quelli della Marvel, della DC Comics eccetera, non delle Edizioni Paoline e compagnia bella. Beh, chi non ama Spider-Man, Batman, gli X-Men e tutti gli altri avrà i suoi motivi, così come io ho i miei per andarne matto. Sinceramente non ci penso e non m’interessa, se dovessi preoccuparmi del perché alla gente piace roba che io non sopporto dovrei provare la febbre a tutti quelli che entrano allo stadio o mettono sulla Rai per vedersi le fictions

11 – Descrivi la stanza in cui passi la maggior parte delle tue giornate. 
La maggior parte delle mie giornate, interessante.  
C’è l’ufficio, altrimenti detto Stanzone Tristone, con le pareti bianche, il pavimento beige, le finestre con le inferriate che guardano sul parcheggio alberato, una fotocopiatrice rotta e pezzi di computer che nessuno passa a ritirare, un armadio con l’anta sghemba montata al contrario, uno schedario di metallo con sopra un ventilatore che è il mio sistema di supporto vitale nei mesi estivi, una scrivania ingombra di carte e un computer con stampante, quattro sedie e una porta grigia coperta di fogli con avvisi, orari e comunicazioni che nessuno legge e che devo tenere sempre almeno un po’ aperta perché se no la gente non bussa perché s’intimidisce. 
A casa mi divido fra pezzi di stanze diverse, che sarebbero la mia stanza ideale se fossero raccolti in una sola ma così non è perché la vita è una battuta che capisce solo qualcun altro. 
  1. Il computer piazzato su un mobile ad angolo in corridoio. Ogni scaffale è pieno di CD, DVD, fogli, casse audio e un paio di HD esterni. Su tutto questo troneggia, in cima al cucuzzolo della montagna, la stampante rotta che però tengo perché funziona ancora bene come scanner. 
  2. Il divano, che è in sala e oltre a essere comodo ha davanti a sé la TV con decoder di Sky dove mi ammazzo di film, telefilm e documentari, a volte facendo anche tardi perché faccio fatica a prendere sonno. 
  3. Il letto in camera con la libreria affollata di volumi, DVD e VHS (non le butto mica via, ne ho un sacco e il videoregistratore funziona ancora benone), i libri però si espandono anche negli armadi e negli scatoloni strategicamente ubicati sotto al letto e in un angolo, c’è anche un televisore che prende solo il digitale terrestre ma ormai gli sfuggono completamente i canali Rai (e chi se ne frega) e Iris (porca puttana), al quale sono collegati un lettore DVD, il già citato videoregistratore e la PS2. Sugli armadi e sulle pareti ci sono posters di Dalì, Spider Man e South Park, perché sono un bimbo grande ma non troppo.
11 domande per chi vorrà continuare, poveracci voi!
1 – Spiegami perché in tutti i film i vampiri devono sempre e per forza ringhiare come cani o soffiare come gatti. Hanno la rabbia? I vermi? Si sono leccati sotto e adesso devono vomitare un gomitolo? Dimmelo! 
2 – Quale civiltà del passato ti sta più simpatica? Per esempio: quei birbanti di fenici, quei gigioni dei romani o quelle sagome degli egizi. Scegli tu, va bene una qualsiasi, ma ricorda che gli atlantidei non valgono. Capito, Giacobbo!? 
3 – Il mondo è al baratro (ma dai) e tu devi scegliere un amorevole dittatore che lo salvi. Valgono anche creature immaginarie come Cthulhu, Takhisis, Zuul, Babbo Natale e Padre Pio, ma poi devi motivare la scelta. 
4 – Vieni rapito dagli alieni che dopo averti profanato di sonde ti offrono una sigaretta e un contratto a tempo indeterminato come esperto nelle relazioni umane (o attore porno-sonda-fetish, se ti sei divertito). Tu cosa fai, accetti la sigaretta? Scherzo, non si fuma nello spazio. 
5 – Contrariamente a ogni previsione, suonano le Trombe del Giudizio e l’Apocalisse cala sul mondo. Dopo qualche settimana di D&D Live Experience tra draghi, mostri e cavalieri oscuri, l’umanità viene spartita tra buoni e cattivi. Come hai intenzione di imbucarti al party dei giusti, visto che hai tifato Cthulhu tutta la vita? 
6 – Sei morto (mi dispiace, son cose che capitano) e nell’Aldilà vieni ricevuto da un angelo grassoccio con gli occhiali, se ne sta seduto dietro a una scrivania con davanti a sé un Manuale di Gioco e delle schede del PG. È il tuo Game Master (o amministratore del Karma, se preferisci) e davanti a tuoi occhi conteggia i PX che hai accumulato in vita. Alla fine ti passa due o tre schede fra cui scegliere la tua prossima incarnazione. Quali personaggi sono? E tu, quale scegli? 
7 – Tutti hanno un super potere, in genere è un talento spiccato – spesso idiota – notato ma non necessariamente invidiato da tutti, come: capovolgersi le palpebre, arrotolarsi le orecchie, leccarsi i gomiti, parlare per un’ora senza prendere fiato, essere immune al suono dei graffi sulla lavagna, annoiare qualcuno usando unicamente il tono della voce, eccetera eccetera. Qual è il tuo? 
8 – Hai la possibilità di entrare in un libro, un film o anche un fumetto per cambiare le cose come vorresti tu, puoi sostituirti a un personaggio o essere te stesso. Quale scegli e come hai intenzione di cambiarlo? 
9 – Satana si manifesta in cucina dopo che hai fatto cadere il sale formando del tutto casualmente un complicato pentacolo. Visto che è di buon umore non ti trascinerà all’Inferno per averlo importunato, ma anzi è divertito e di buon umore, perciò ti concede un desiderio senza chiedere in cambio la tua anima. L’unica condizione è che deve essere un desiderio bastardo, perché il diavolo non fa le cose alla pucci-pucci
10 – Le forze aliene che ti hanno fatto un colloquio poco fa’ invadono e sottomettono la Terra, la loro gestione illuminata salva il pianeta dall’autodistruzione e ci guida verso un’era di progresso. Purtroppo sono fanatici salutisti, quindi vietano il fumo, la cioccolata, i cibi grassi eccetera. Introducono la ginnastica obbligatoria e l’unità monetaria diventa il fitness-credit, che si ricava dalla quantità di esercizio svolto oltre che dalla presentazione delle analisi del sangue che ormai valgono più di un 730, perciò più sei sano e più sei ricco. Un gruppo di barboni col colesterolo di un cheese-burger fonda la Resistenza, ti unisci a loro o sostieni i giusti e saggi padroni alieni? 
11 – Finalmente conosci un vampiro disposto a trasformarti, prima però ti illustra i pro e i contro. Pro: vivrai per sempre, sarai un grande seduttore (con l’ipnosi son buoni tutti), tornerai a fare le ore piccole come quando avevi vent’anni. Contro: la tua dieta sarà più monotona del pane e acqua, perderai gli amici come prima perdevi i capelli, hai il coprifuoco se no vai a fuoco. Lì vicino c’è anche un lupo mannaro. Pro: una volta al mese puoi scorrazzare invincibile, libero e selvaggio per la brughiera. Contro: quando piove puzzi di cane. Scegli.
Bene, e adesso che vi sarete fritti gli occhi come due uova all’occhio di bue e che io mi sono sbattuto per pensare, rispondere e scrivere tutto questo, abbiamo finito. Allora, vi va di ripetere l’esperienza? Volete provarci anche voi? Se poi la sola idea vi annichilisce, provate almeno a rispondere alle mie domande nei commenti qui sotto. Fate con comodo, pensateci su, magari anche dopo una camomilla o una brocca di Margarita. Olè!

mercoledì 3 ottobre 2012

Meglio l’Agente Smith

11 commenti

Dopo una serie positiva che per questo blog è come l’acqua nel deserto e le dormite in chiesa, le idee per i post latitano, così mi rivolgo a quella parte di me che è talmente idiota da venire scambiata talvolta per genio (che idea sciocca, se fossi un genio avrei una bottiglia e un Maggiore Nelson). Ecco infatti che oggi, mentre trafficavo sul Facciabuco, quella vocina si è fatta sentire, e mentre stavo per scriverci una delle mie esibizioni di alta coglioneria apprese anni e anni fa al Circo Speciale per Bambini Equestri e Clown Dislessici, ho detto: no, stavolta ci faccio un post.

L’idea è questa: se Internet fosse Matrix, darei un cazzotto a Morpheus

La mia domanda non è pillola rossa o pillola blu, ma piuttosto; perché dovrei digitalizzarmi in mille mila cicciabites per trollare un botto di gente che vive serenamente in una realtà virtuale tutto sommato ordinata? Chi sono io per fare gne gne gne al prossimo e trascinarlo nella mia dimensione miserabile? Un troll? Ok, magari sono al corrente che questa realtà non esiste, ma che ce n’è una molto peggiore al di fuori. Sai che culo. Allora, cosa faccio con questa consapevolezza? Ho diverse opzioni: rimanere all’esterno della matrice; tornare al suo interno; saltapicchiare di qua e di là (magari con lo scopo di proteggerla, invece di abbatterla) perché ormai – così la vedo io, ma voi potreste avere opinioni diverse – quello è il nuovo habitat della mia specie, la sua evoluzione. 

Morpheus ha un leggero problema di Ego, un senso di superiorità del tutto ingiustificato che ruota attorno al fatto che Lui sa! Conosce la Verità, quella con la V maiuscola di Valtellina. Bravo, vuoi un biscotto? Essendo il depositario della Valtellina Verità vuole condividerla con tutti, che vi piaccia oppure no. E Smith sbaglierebbe a considerarlo un terrorista? Va beh. 

Neo ha un altro problema: deve sentirsi speciale. Morpheus gli ha detto che è il Prescelto, e anche se subito si caga in mano – perché deve tirarsela un po’, altrimenti non fa abbastanza scena – alla fine ci sta, perché ci sono i bonus come Trinity, il fatto che mamma guardami sono un ribelle yeah, la tecnologia figa (tutta presa da Matrix, che allora cosa cazzo la combatti a fare se la idolatri come un übergeek di World of Warcraft) e il cappotto di Don Camillo

Invece la Verità vera certificata Made in Valtellina, secondo me, è che Morpheus è un troll, e Neo un niubbo (aspirante troll). 

Pensateci; a Morphy gli brucia – ma gli brucia un sacco – vivere come un barbone cyberpunk mentre nella rete gli altri hanno vite tranquille facendosi i cazzi loro, così va online spacciandosi per quello figo, e trolla tutti quanti come se non ci fosse un domani. Qui becca il niubbo Neo che si genuflette alla sua sapienza prendendo tutto quel che lui gli posta dice per oro colato, dopodiché Morphy lo porta sul suo blog sulla sua nave, dove colleziona tutti gli altri niubbi che gli hanno dato retta e lo idolatrano, ma Neo è il Prescelto e infatti diventa più troll di Morpheus, perché cracca la rete.

Questi sarebbero eroi? Allora meglio l’Agente Smith.

domenica 15 luglio 2012

Lo Hobbit dello Zodiaco, una domenica fuori dal comune.

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Quella piattola di Pegasus direbbe che questa domenica ho bruciato con successo il mio Cosmo fino ai suoi confini estremi, o nello specifico che ne ho messo alla prova i limiti scottandomi solo un po’ – in particolare le braccia e il coppino, by the way – perché la prova che Atena (nella forma di una banda di infide e squilibrate carogne che passano per amici) mi ha affibbiato è stata di inerpicarmi su per i sentieri montani di Corniglio fino al Lago Santo. Sì, ma adesso lasciamo stare i Cavalieri e la loro dea in camicia da notte, perché è stata più che altro una fatica tolkieniana, almeno per me che sono tonico come un panzerotto e allenato solo al sollevamento posate indoor, esattamente come un hobbit.

In sostanza, dopo avermi circuito promettendo aria fresca e una camminata facile facile, “un percorso adatto a bambini e anziani”, accetto la sfida… finché stamattina non mi alzo alle 06:30 con un pacchetto di dubbi che ricordano vagamente i cioccolatini di Forrest Gump quando valuto che in fondo i bambini sono agili come ragni, e gli anziani che fanno ‘ste cose sono tutti più in forma di me, quindi ‘sto percorso potrebbe essere pure troppo per questo gracile escursionista. Così mi domando: sarà una buona idea?, ma poi mi dico che alla fine lo faccio più che altro per la compagnia di quelle simpatiche merde, e allora si va. 
Arrivati sul posto c’è un vento freddo che soffia dalla Barriera direzione Westeros (cosa interessante, perché noi altri si stava sull’Appennino tosco-emiliano). Per fortuna, grazie a un previdente signore marocchino che ha allestito una bancarella di abbigliamento e articoli da trekking sul posto, si fa incetta di felpe a modico prezzo. Mentre io ne scelgo una grigia, tre delle merde degli altri optano, senza neanche rendersene conto, per lo stesso modello bianco a righine nere orizzontali, praticamente tre zebre in tandem. Dopo i rituali sfottò che ci stanno sempre bene, si parte con la salita. 

Ora, ammetto – almeno all’inizio – di essermi ripetuto un paio di volte: «Chi me l’ha fatto fare? Non c’ho il fisico! Sono imbranato, non ho senso dell’equilibrio e con quello della profondità sto messo appena meglio di Polifemo», ma poi,  grazie al loro aiuto, ho capito come muovermi senza entrare nel ruolo della valanga col Metodo Stanislavskij (durante la salita mi sono state fatte anche un paio di foto che verranno sicuramente postate su Facebook a dichiarato scopo di sputtanamento, così mi si potrà vedere in versione uomo senza speranza, Gollum sulla roccia e così via). Certo, quando siamo arrivati al lago e al rifugio, sentirmi su una superficie piana mi ha regalato una commovente quanto temporanea sensazione di sicurezza, nonché la sorpresa e la soddisfazione di essere ancora vivo e integro. Certo, mentre mi crogiolo in questi rasserenanti pensieri, oltre a scoprire che la funivia è rotta e non si può scendere con quella, quegli altri là – le merde gli amici – decidono di salire ancora di qualche rampa per raggiungere il Lago Padre (sì, Santo e Padre, ho chiesto anch’io se mi stavano prendendo per il culo facendomi scalare un Pontefice), che si rivela essere una pozzanghera che ospita Lo Sciame, una moltitudine di zanzare affamate che hanno scelto me come pietanza principale (forse perché mi hanno visto stanco e arrendevole, la gazzella debole della savana tosco-emiliana). Quelle merde (e per una volta non parlo dei miei amici) erano talmente invasate che hanno attaccato anche scarpe, borse, vestiti e persino una mela, visto che è proprio lì che si stava consumando il pranzo al sacco. Che culo, eh? Bene, donati litri e litri di sangue al fondo Zanzare Madri di Corniglio, si torna in giù verso il lago, convenendo all’unanimità sulla pessima idea di invadere il territorio degli xenomorfi delle zanzare. 

Scendendo pare che abbia iniziato a prenderci la mano, e pur tra qualche incertezza riesco a muovermi abbastanza bene, anche – lo ammetto – con una certa soddisfazione. La pausa al lago però dura poco, tocca scendere, e – come ho detto – non c’è funivia. Per la discesa opto per il sentiero veloce, che si rivela più agevole da scendere dell’altro da cui eravamo saliti. Ormai ci ho preso la mano (o il piede) e non ho troppi problemi, anche se la camminata è lunga – ma veloce perché ci si può muovere con relativa scioltezza grazie a una pendenza variabile ma non troppo ripida. Oh, non mi sono mai concentrato tanto su una cosa come oggi sui miei piedi e sul dove metterli per non rotolare a valle, così alla fine la natura intorno a me l’ho guardata solo quando ci si fermava a prendere fiato. Bel posto, e l’esserci arrivato in fondo nonostante i dubbi è stato anche gratificante, così una volta finita la scalata volevo premiarmi con qualcosa di fresco e un dolce, ma ho rimediato solo un caffè e una presunta torta alla mandorla che sapeva sospettosamente di nulla. Pace. Quel che conta è che ce l’ho fatta e le merde il gruppo è stato una piacevole compagnia, come al solito. Adesso però non so quando tornerò a fare lo spericolato, anche se mi sono stati buttati lì sul piatto i Salti del Diavolo. Intanto penso a riposarmi, e a controllare che Lo Sciame non mi abbia seguito. 

Ringrazio le Zebre Gabriele, Matteo e Nella, che mi hanno assistito e supportato, lo Sherpa Biondo Franco, che mi ha fatto da guida lungo diversi tratti, e Lady Luisabel con le sue missioni suicide, che questo povero Cavaliere Hobbit proverà anche a fare, chissà.

venerdì 22 giugno 2012

L’anatomia del canguro in un post accazzo sul disegno

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Oggi ho trovato quest’immagine, e mi ci sono fissato. Non so esattamente cosa farmene, ma mi piace. Sarà lo stile del disegno, l’improbabile posizione del canguro colto in un ipotetico istante che ha però tutta l’aria di una posizione confortevole da assumersi a volontà, e forse è proprio questo assurdo momento rubato che mi lascia incantato. Anche la sua anatomia poco rispettosa della realtà mi attrae; quelle proporzioni nelle quali è riconoscibilissimo l’animale che ci è noto ma che tuttavia deviano in modo non proprio sottile ma elegante dalla sua vera forma. Quella per me è una riuscita rappresentazione dell’idea del canguro, della sua forza e della sua combattività.
L’uomo è reso con un’anatomia precisa, mostrando come alla mano dell’autore questa forma sia ben più congeniale grazie all’esperienza e all’esercizio. Io tuttavia preferisco il canguro e apprezzo lo sforzo impiegato dall’autore nella comprensione anatomica, il modo in cui vengono trasmesse l’energia e l’essenza del gesto. Ho visto diversi documentari che mostrano e catturano quel movimento, ma non una volta ne sono stato rapito in questo modo. 

Riflettendoci su mi sembra di rivedere me stesso quando cercavo di intuire il dinamismo, la posizione e la prospettiva generate dall’anatomia di qualunque cosa stessi disegnando, e di come mi sono poi reso conto di quanto il voler catturare l’istante con precisione mi frenasse la mano. Allora ho sciolto il polso lasciando che la mano seguisse liberamente le linee che intuivo mettendo sulla carta il gesto prima di tutto, dopodiché potevo aggiungere i dettagli in un secondo momento. Prima volevo che il segno venisse subito preciso e grafico, così impugnavo la matita vicinissimo alla punta tenendo gli occhi a un soffio dal foglio, ma ne ricavavo solo una mano dolorante e molti pasticci, finché un giorno, scarabocchiando, l’ho tenuta in modo più leggero, circa a metà della sua lunghezza, allora mi sono fatto guidare dal colpo d’occhio e ho iniziato a cogliere pose più dinamiche. Non che sia diventato un maestro, né tanto bravo da dirmi soddisfatto, però ho fatto dei passi avanti. Questo però è capitato anni fa, mentre più di recente la mia passione per il disegno si è affievolita e quasi del tutto spenta. Nessuna idea né ispirazione, neppure i mostri contorti e grotteschi che disegnavo di solito, ma forse sono qui adesso proprio perché spero che scrivendone si risvegli quell’interesse, e se dovesse succedere, chissà, forse dovrei parecchio a quel canguro.

giovedì 31 maggio 2012

Da Bambi a Barker in un post di formazione accazzo

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ATTENZIONE: questo è un post accazzo la cui ispirazione è nata su Facebook grazie a una domanda di Alessandro Girola: «Chi ha ucciso la mamma di Bambi?», che ha generato un cazzeggio alienante che non vi dico. Se quello che scrivo vi sembra non abbia senso, avete indovinato. O forse no.
Bambi (1942). C’era una volta un cerbiatto che aveva un nome da cheerleader. Suo padre non lo cagava neanche col Guttalax, sua madre morì e lui si mise a frequentare conigli e puzzole, poi riuscì a impietosire una cerbiatta abbastanza oca da dargliela, e quando suo padre andò in pensione rilevò la foresta. – FINE
Ho visto Bambi quando ero già grande, e quando dico grande intendo che mi facevo la barba. Non ho mai pianto per la madre impallinata, non ho mai provato particolari sentimenti per questo film e per anni – visto che da bambino non me lo facevano vedere – ho pensato che quel cerbiatto fosse una femmina. La cosa buffa è che da piccolo vidi La Collina dei Conigli, dove c’è sangue e morte, però tutto quello che mi portai a casa fu il desiderio di un coniglietto. Non credo di essere stato un bambino deviato, piuttosto siamo noi adulti a dimenticare quello che ci toccava davvero da piccoli, e così diventiamo paranoici. A distanza di anni ho rivisto La Collina e ho letto anche il libro, adorandoli entrambi. Invece, tutto quello che mi ha lasciato Bambi l’avete letto nel riassunto qui sopra.

Anche in Bambi c’è un coniglio, quel lagomorfo eccitato di Tamburino. I conigli di Watership Down gli farebbero un culo a presepe. Quello che mi piace della Collina è che ha una sua mitologia interna, che i conigli sono prede – d’accordo – ma proprio per questo devono impegnarsi per essere più cazzuti dei predatori. Bambi scappa dai cacciatori, dal fuoco e dai cani, ma il livello di identificazione che ho avuto con lui è pari all’empatia che provo per la saponetta sul lavabo. 
Probabilmente il tempo in cui l’avrei dovuto vedere era passato, un po’ come chi legge oggi Il Piccolo Principe e si fa due palle a manubrio. Per carità, li capisco. A me piacque – e sicuramente mi ha lasciato qualcosa più di Bambi – ma non è mai stato un pezzo forte della mia formazione. Ci sono libri e film che hanno una data di scadenza o un periodo indicato per la consumazione, perché alla fine si cresce e si cambiano gusti. Io per dire ho avuto un periodo di overdose da vampiro con la Rice, e adesso faccio una fatica infame a prenderli sul serio. Se poi Dario Argento ci mette del suo come ha fatto quest’anno, capite bene che con questo accanimento potrei non riprendermi mai più. 

Alla fine, il libro che mi ha segnato di più l’ho letto da adolescente, ed è Il Mondo in un Tappeto di Clive Barker. Rileggendolo a distanza di anni mi sono reso conto di quanto abbia formato e influenzato la mia immaginazione, i miei gusti, e in qualche misura il modo di vedere il mondo. Ci sono molti altri libri e film che potrei mettere in cima alla classifica, ma dovendone scegliere uno o due che mi facciano da Manifesto, la Collina e il Tappeto si guadagnano la vetta. In più, questi libri si ramificano in altri, la Collina richiama alla memoria il Bianconiglio e il Leprotto Marzolino. Il primo, tutto ansioso e obbediente, e l’altro matto come – beh – un Cappellaio. Il Tappeto si lega alla Guida Galattica, conflagrando in quest’idea di viaggiare attraverso mondi fantastici – quelli dell’immaginazione – con un senso di leggerezza e umorismo, che poi è il mio modo di essere, vive e affrontare qualunque cosa, specie quelle più serie. 

Siamo i libri che leggiamo e i film che guardiamo, non c’è niente da fare. Tutto questo crea una mitologia personale, delle chiavi interpretative e degli idoli, così come degli eroi e delle divinità laiche della creatività che possono farsi muse col tempo, e portarci a scrivere storie a nostra volta. Allo stesso tempo ci sono anche gli dei che uccidiamo o ai quali ci ribelliamo, personaggi che odiamo e persino che amiamo odiare, che distruggiamo e ricostruiamo in una nuova forma, perché si cresce e i gusti cambiano; perché il cinema e la lettura sono come il cibo, e magari qualche gusto lo perdiamo mentre altri ne acquisiamo, così come ci sono cose che ameremo e odieremo per sempre. Il bello però resta sempre la varietà a nostra disposizione, e il fatto che si può cambiare idea a ogni pagina e a ogni fotogramma. 

martedì 8 maggio 2012

Sosia Accazzo: Glenn Close & Robin Williams

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Dopo Teschio Rosso & The Mask ho deciso di varare la serie dei Sosia Accazzo, così almeno avrò qualcosa – di profondamente idiota – da postare sul blog per tenerlo in vita. Lo so, non è altro che junk-food, e a nutrirlo così gli verrà un fegato come il Piemonte (dove tra l’altro fatto un ottimo paté, quindi è pure azzeccato), ma i blogs non hanno problemi di linea né di colesterolo (fortunati bastardi). 

Questa volta mi concentrerò su Glenn Close – una donna dalle doti più straordinarie e inconsuete – e Robin Williams, il buon vecchio Mork eccetera eccetera. Il motivo è Albert Nobbs, film nel quale la nostra Glenn interpreta il ruolo di una donna che si traveste per  lavorare come maggiordomo. 


Ecco, non vi sembra la versione snella e depilata di Williams? Io sono rimasto sbalordito. Certo, ha sempre avuto lineamenti forti, ma ve la ricordate quant’era magnifica ne Le Relazioni Pericolose? Va bene, questo per dire che vado pazzo per questa donna e per tutte le sue metamorfosi, anche le più estreme. Ci vuole coraggio, ci vuole personalità, ci vuole bravura. Qua e si parlava di dee o muse del blog, figure che ispirano eccetera. L’idea mi piaceva, ma non avrei saputo chi scegliere. Bene, Glenn è perfetta. E poi è anche un bell’omino, no? Beh, circa.

lunedì 7 maggio 2012

World wide… what?

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Il WWW non è così Wide, dopotutto.
Bazzicavo le statistiche di Blogger quando mi ha rapito la mappa del traffico, ho visto una bella fetta di Asia verdolina e lì mi sono gonfiato di orgoglio orgoglione constatando di essere seguito dall’ex Blocco Sovietico. Oddio, giusto dalla Santa Madre Russia, per quel che vedo, ma tanto basta. Poi sbircio qua e là, vedo l’America (USA) e vedo la Polonia – e so chi c’è – stesso discorso per l’Inghilterra (almeno credo). Resto un attimo stercofatto sul Portogallo, che magari s’è risentito del fatto che quando ne devo dire una grezza annuncio il portoghese incoming invece del francioso (che comunque mi tiene d’occhio chissà perché ullallà), ma niente di tutto ciò mi perplime quanto la Germania, l’Ucraina e la Svezia! Ora: in Germania ci sono stato e mi piace, ma non conosco nessuno che ci abita; l’Ucraina so solo che esporta parecchie cose, tra cui le top models (tipo la Jovovich); la Svezia invece… oddio, mi piacciono gli ABBA e sono stato un paio di volte all’Ikea, ma tutto lì. Comunque ringrazio chi mi sta seguendo, anche se si tratta di un server malfunzionante o di un router col singhiozzo, e prometto che quando sarò ricco e famoso visiterò questi paesi e molti altri, nel frattempo accontentatevi di un post idiota come questo.

domenica 6 maggio 2012

Capitan America e il mistero della solanacea asgardiana!

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ATTENZIONE: la lettura di questo post è sconsigliata ai minori di spirito. Tuttavia, se intendete procedere nonostante tutto, ogni danno inferto alle vostre capacità mentali non sarà da ritenersi di mia responsabilità.

… tutto questo per dire che ho visto Capitan America. Bellissimo. Il personaggio, la storia, la scenografia, il mescolarsi di fantascienza e anni ‘40 – le Luger che sparano raggi laser! – tutto splendido, guardatelo. Anche voi che storcete il naso perché è un personaggio così politicizzato bla bla bla e troppo americano gne gne gne, aprite la mente e guardatelo. Non ve ne pentirete!

Oh, e poi c’è il Teschio Rosso, il super cattivo nazista dell’Hydra interpretato da Hugo Weaving, che ho visto per la prima volta in Priscilla, la regina del deserto dove era la favolosa Mizzi. Dico, da Drag Queen a Teschio Rosso passando per l’Agente Smith di Matrix, V per Vendetta e Elrond del Signore degli Anelli. Quest’uomo sa fare di tutto, e magari se guardate bene bene bene lo spot dei comodini Foppapedretti lo scoprite anche lì nel ruolo del terzo cassetto dal basso.

Va bene, ma lasciamo in pace Hugo che deve calarsi nella dura parte del legno e torniamo al Teschio Rosso – il cui make-up è perfetto, per inciso – che acquisisce potere da un cubo asgardiano dai grandi poteri (potere potere potere, la ridondanza ci vuole, stacci), perché l’Hydra nasce come reparto di ricerca sovrannaturale specializzato in tradizioni norrene, come piaceva al baffetto monopalla. Solo che il Teschio ce la fa, trova il potere e ne sfrutta l’energia, anche se prima ha cazzeggiato con la formula incompleta del super soldato che gli ha regalato quella gradevole sfumatura color San Marzano (poi la stessa formula verrà perfezionata per creare Capitan America, che invece non somiglia a una solanacea).


Ecco, ma è stato guardando il Teschio che si trastullava coi poteri asgardiani pappappéro che ho pensato a un altro tizio che si gingillava con la maschera di Loki, ossia quel pomodoro acerbo di Mask. Ci avete pensato anche voi, vero? Lo so, è inutile che guardate dall’altra parte e fate le smorfie, sono gemelli asgardiani separati alla nascita. Così mi sono domandato che accipotta ci vedono gli asgardiani (sì, godo come un riccio nell’usare questa parola, fatevela piacere) nei tizi senza capelli, tutti colorati e con la faccia a bandiera pirata. Vabbè, questi campano di battaglia e immagino che un teschio non gli faccia caldo né freddo; però è un bel dilemma, non trovate? O magari no, sono solo io che scivolo nella follia sulla solita buccia di banana. E vorrei proprio sapere chi le lascia sempre in terra.

venerdì 4 maggio 2012

Sono un Blogger Gracile!

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Io lo so, voi lo sapete. Guardiamoci negli occhi, basta miagolare nel buio. Sono un Blogger Gracile, aggiorno poco e sono talmente pigro che quando l’Ozio si dà malato sono io che gli do il cambio. Poi, siccome è il padre dei vizi, dovreste vedere i pannolini che cambio a quei piccoli bastardi. In virtù di ciò, faccio coming out e dichiaro la mia gracilità con questo bell’Hulk di Entropia 2.0 che me ne ha concesso l’utilizzo. Grazie, Sandro! Ecco, e adesso non fate gne gne gne perché non posto mai, io ho messo le mani avanti. Ci si legge quando ci si legge, consideratemi un aperiodico caotico neutrale. Buon D&D! Cioè, buona bloggata.

Baci,
Giuda.

lunedì 19 marzo 2012

The Lazy Jedi Postulation

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La settimana scorsa ho visto questo video, e ho avuto un’Epifania. No, non mi ha bussato la Befana chiedendo se avevo un po’ di carbone per l’anno prossimo, che si sta già mettendo avanti perché: «I bambini oggidì, Signora mia… ah, non mi faccia parlare dei giovani d’oggi!» No, è stata proprio un’illuminazione, “un mal di testa con le fotografie” (cit. Futurama), ecco. Così, mentre ero lì a guardare il tipo che usa i suoi super poteri per ogni piccola azione (come piacerebbe fare a me), ho immaginato il giovane George Lucas fare esattamente la stessa cosa sviluppando l’idea per i Jedi.



Se ci pensate, vanno in giro in pigiama e vestaglia come il nerd del video (o Arthur Dent della Guida Galattica, che comunque Lucas deve aver probabilmente letto), ma tutti li rispettano e li considerano fichissimi perché hanno quei poteri jedi vattelappesca del lato luminoso o di quello oscuro (che invece i nerd vorrebbero avere, ma ciccia). Ecco, e allora mi sono immaginato un Lucas mezzo addormentato che guarda trucemente il pancarré intimandogli di tostarsi, o che tende il braccio verso il frigo per prendere il latte ma non ci arriva, e tuttavia insiste muovendo le ditine come in uno sfigatissimo tentativo di telecinesi.

Chi di voi non l’ha mai fatto? Va bene, fate finta di non aver letto questa domanda.

Fatto sta che mentre ero lì a pensarci mi è parso di essere entrato nel processo creativo all’origine dei jedi, i super mistici della galassia con le loro spade laser eccetera. Eggià, e la spada laser? Come gli sarà venuta quest’idea fichissima? Eh, ma allora vi devo spiegare tutto io! Se ci riflettete un petosecondo vi renderete immediatamente conto che è il telecomando. Per dire, anche mia madre ogni tanto lo chiama “il potere” (e non è per niente nerd, ve lo assicuro), e allora rieccolo lì, Lucas, che agita il telecomando come una spada, facendo zapping come un jedi che taglia i cloni (o i quoti, cit.) in due. Non so voi, ma visti così, i jedi mi hanno fatto anche più simpatia, perché sono la rappresentazione figa dei nostri momenti peggiori. Il fatto poi che se ne vadano in giro in vestaglia e pantofole ma tutti li chiamino Maestro qua e Maestro là, non può che far gongolare chiunque. Il Super Jedi poi è Yoda, un anzianotto rachitico anche lui in tenuta da ospizio (che poi è uguale a quella da casa, perciò regolatevi), segno che le vie della Forza ti permettono di stare in pantofole fino alla vecchiaia più estrema.

Bene, analizzato tutto ciò, ne emerge il mio unico problema: non porto vestaglie o accappatoi quando sono in casa (fanno anche caldino, eh). Mi domando se potrei ovviare con un asciugamano appresso, ma potrei essere lapidato per eresia dagli integralisti lucasiani. Niente, dovrò procurarmi la palandrana, poi sarò un vero jedi, un Lazy Jedi. Devo solo convincere il pane a tostarsi e quelle cose lì, dettagli.

domenica 5 febbraio 2012

Sarete furtivamente varati a parte!

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Oggi ero su Facebook come al solito, quando Hell ha postato questa scena, che per me è una delle più belle della saga di Fantozzi e della storia del cinema comico italiano in generale, e perché no… del cinema comico in assoluto, tièh! Mi sono reso conto di adorare questi personaggi, e ogni volta che voglio citare la scena dimentico qualche nome – uno su tutti, la “Baronessa Filiguelli de Bonchamp, Mascotte a vita della Società”, che adesso invece ho memorizzato a meraviglia, ri-tièh! – così mi sono messo lì col TuTubo a guardare e ascoltare con attenzione la scena trascrivendo il testo (non guardatemi come se fossi matto, voi mi leggete pure e questo non migliora di granché la vostra anamnesi), perché almeno così saprò dove andare a guardare la prossima volta che mi andrà di fare una “citazione dotta” su questa scena. Perciò sì, questo è un post accazzo fatto per comodità mia, ma anche vostra che così potete copia-incollarla ai vostri amici per fare i fighi del parco giochi.

Da Il Secondo Tragico Fantozzi, la Scena del Varo.
[la banda suona un andante allegro sul molo gremito dalla folla, le autorità procedono verso il punto del varo]

Narratore*: «Madrina del varo, l’ineffabile Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, grande azionista della Società».

[parlottamenti gioiosi e acclamazioni della folla con gran dispiegamento di bandierine tricolore]

Capo-varo: «Ecco, Contessa, a lei».

[gridolini gioiosi della Contessa]

Narratore: «Parte da trentdue metri la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare».

[rullo di tamburi]

Contessa: «Capo-varo, posso andare?»
Capo-varo: «Vadi, Contessa, vadi!»

[lancio della bottiglia che colpisce Fantozzi alla nuca mandandolo in acqua, segue altro tentativo]

Capo-varo: «Ecco, Contessa».
Contessa: «Un’altra bottiglia?»
Capo-varo: «Sì, prego».
Narratore: «Riparte da quarantasei metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare».

[rullo di tamburi]

Contessa: «Capo-varo, ri-posso andare?»
Capo-varo: «Ri-vadi, Contessa, ma un po’ più centrale».

[lancio della seconda bottiglia, che colpisce Fantozzi nell’atto di riemergere dalle acque]

Contessa: [costernata] «Oooh».
Narratore: «Fantozzi questa volta preferì attendere in acqua la conclusione della cerimonia».

[nuovo tentativo e rullo di tamburi]

Contessa: «Capo-varo, ri-ri-provo?»
Capo-varo: «Ri-ri-vadi, Contessa, ma un po’ più a destra».
[serie di lanci errati, con tuffi di varie personalità]
Narratore: «Qui lo raggiunsero nell’ordine; Sindaco con fascia tricolore, Ministro della Marina Mercantile, centoduenne Baronessa Filiguelli de Bonchamp, mascotte a vita della Società! Tutte le Autorità vennero poi furtivamente varate a parte».

[capocciata della Bonchamp alla chiglia della nave con boato sordo e metallico]

Narratore: «Finita la riserva di champagne, fu deciso di cambiare il rituale della cerimonia. Taglio di un cavetto metallico che avrebbe messo in moto il meccanismo del varo. Riparte da settantadue metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare».
Capo-varo: «Vadi, vadi, Contessa!»
Contessa:
«Taglio, in nome di Dio!…»
Narratore: «Mignolo netto dell’arcivescovo con Anello Pastorale!»
Arcivescovo: «Porcaccia di quella…»

[orchestra in crescendo a coprire l’imprecazione, mentre l’Arcivescovo rincorre la Contessa]

Narratore: «La nave fu poi varata nel tardo pomeriggio, quando si fu placata la furia omicida del porporato».
Ecco, e adesso bullatevene in giro!

*La voce del Narratore, come ricorderete, è sempre di Paolo Villaggio.

giovedì 5 gennaio 2012

Il Mostroscopo di Gelo, il futuro della zodiacheria!

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Oggi non faccio un post mio ma un tributo/citazione/furto d’autore a Gelo, che si è inventato il Mostroscopo, l’unico oroscopo che valga la pena di leggere. Se ancora non lo conoscete (intanto, leggete il suo blog, che ne vale un sacco la pena), sappiate che anche se – come me – non credete alle stelle che ci guidano o alle comete che fanno attraversare la strada ai vecchi, il Mostroscopo è comunque una lettura divertente che non potete perdervi.
Lo diffondo per tre motivi:
  1. e basta con la superstizione!;
  2. è divertente;
  3. così ce l’ho tutto linkato in una sola pagina, e lo rileggo comodamente quando mi pare.
Consultarlo è facile, basta conoscere il proprio mese di nascita. E fin lì ci arrivate, no? Poi aiuta un po’ di conoscenza dei mostri, ma neanche tanto… alla fine il Mostroscopo vi spiega tutto, rivelandovi che razza di bestia o strana creatura siete.

Anzi, vi riporto subito le istruzioni dalla Prima Lettera di Gelo ai Mostroscopi:
«Siete stufi del solito zodiaco? Vi siete rotti le palle di segni che non si sa mai quando cominciano e quando finiscono? Stacchereste le ciglia col trinciapollo a chi vi mesmerizza la quiete blaterando di cuspidi e di ascendenti? Ebbene… i vostri problemi sono finiti!
Da adesso, qui, ma proprio qui sul blog di Gelo, un’iniezione di saggezzzza pungerà le vostre chiappette zodiacali.
Perché da oggi, in sostituzione di tutti gli altri oroscopi, umani e disumani, celtici o cinetici, voi potrete avvalervi del nuoverrimo, gaudeabondo, strepitantoso… MOSTROSCOPO!
Come funziona? Ma è semplice!
1) Ogni mese ha il suo mostro zodiacale, tanto per cominciare, e mettiamo fine ai dubbi di chi è cuspide o pinnacolo.
2) Ognuno si sceglie l’ascendente che più gli aggrada, e smettiamola con quelle baggianate delle ore minuti e secondi.
3) Ogni mostro zodiacale ha le proprio caratteristiche, e quelle vi dovete tenere. Non vi aggradano? È un problema vostro, e fareste meglio a cercare di acquisirle, per poter rendere giustizia al Mostroscopo».
Bene, e adesso che siete stati istruiti, andiamo a scoprire in vostri Mostri. Non siete pulceherrimamente curiosi e agitati? Non vi viene quel groppino in gola che non va giù ne su? No? Va bene, allora con la pressione state a posto. Adesso però buttatevi alla scoperta del Mostroscopo, ché ho fatto tutta ‘sta fatica per rubare scrivere il post, e non vorrei averlo fatto per niente.

Primo Trimestre, mostri di Gennaio, Febbraio e Marzo.

Secondo Trimestre, mostri di Aprile, Maggio e Giugno.

Terzo Trimestre, mostri di Luglio, Agosto e Settembre.

Quarto Trimestre, mostri di Ottobre, Novembre e Dicembre.


Oh, ma fermi lì! Il Mostroscopo oltre a qualche altro consiglio per voi ha anche una colonna sonora da consigliarvi, e allora dategli un’occhiata e sentitevi pure quella.

Music for the Monsters: Gennaio, Febbraio e Marzo.

Music for the Monsters: Aprile, Maggio e Giugno.

Music for the Monsters: Luglio, Agosto e Settembre.

Music for the Monsters: Ottobre, Novembre e Dicembre.


Allora, ne siete rimasti rapiti pure voi? Vi ha tantalizzato i sensi eccetera eccetera? Va beh, almeno scrivetemi che mostro siete qui nei commenti, che sono curioso come una scimmia in un bananeto in technicolor. Quanto a me, sono nato in marzo e quindi sono un Mutaforma. Non ho ancora deciso l’ascendente, quindi per il momento muto e basta. Un fastidio raccogliere i peli dai cuscini, ma è tanta la soddisfazione. Oh, pare che siamo arrivati in fondo al post, quindi Buon Mostroscopo a tutti e fate i bravi mostri. Insomma… fate i mostri, ecco.

martedì 20 dicembre 2011

Post accazzo natalizio

13 commenti
Niente, oh. Volevo postare qualcosa, qualsiasi. Tanto per. Invece niente, idee a picco. Allora facciamo il solito post natalizio, dai che ci stiamo coi tempi e magari trovo anche lo spirito della festa. Eh, la festa. Che a me, quella importa. Invece, Grisù bambino, la Madonna, Giuseppe (santo Becco), gli angeli, le fate – no, non ci sono le fate – i Re Magi, i pastori, il bue, l’asino, non manca più nessuno… insomma, zero. Ci hanno provato, mettendoci del bello e del buono, ma Natale è regali, cibo e ferie, punto. Una festa pop. Colori come il verde e il rosso, che sono complementari e quindi agghiaccianti a vedersi insieme durante il resto dell’anno – ma poi, che ci lamentiamo noi, che li abbiamo pure sulla bandiera “con la neve al centro”, e pare The Santa Claus Flag of our Christmas? – e invece a Natale arriva una nota firmata dal Buongusto: «Fate il cazzo che volete, io mi giro dall’altra parte fino alla Befana!», allora è lecito abbinare rosso, bianco a verde. Ti sei vestito da pizza? Ma no, sono un elfo! Eppure la civiltà è ancora in piedi, nonostante una quantità mostruosa di natali sulle spalle. Sarà per questo che a me dopotutto piace ancora, perché è una festa che può essere stata concepita solo all’inferno dei centri commerciali da uno tipo Andy Warol, che quel giorno lì però c’è andato sotto con gli acidi. No, perché ‘sti colori e luci e palline e stelline e fiocchi e pacchetti, solo uno fatto come la Colombia se li poteva studiare. Lo ripeto, Natale è una festa pop, così occidentale che il suo rappresentante è un marchio registrato Coca Cola, ma tutti lo sanno e non gliene frega nulla. Che poi, è giusto così! Quelli che ancora la menano che il Natale dovrebbe essere fatto per donare, che è diventato una festa commerciale e bla bla bla… scoprono l’acqua tiepida da un rubinetto aperto. Non chiedetevi cosa il Natale può fare per il mondo, ma cosa potete fare voi durante il resto dell’anno senza cagare la minchia sotto le feste. Se bastassero due settimane l’anno per risolvere tutti i nostri problemi, vorrebbe dire che ce la stiamo spassando. Prendetelo per quello che è, un pezzo di Disneyland e Las Vegas arrotolati insieme. Quindi, buon giro di giostra.

domenica 18 dicembre 2011

Post accazzo quasi filosofico

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È un pomeriggio pigro. Beh, ormai una serata. Una di quelle che non si riesce a combinare nulla pur avendo le idee in testa. L’umore si trascina anche lui malamente, e tra una fitta nebbia di pensieri non meglio identificati – ma tutti vagamente molesti – non riesco ad afferrarne uno neanche per dirgli: «Ah, sei tu che rompi? Levati!», e dopo averlo sfanculato, mettermi scrivere due righe sul blog. Così sfrutto il trucco più vecchio del mondo, vado giù di metascrittura scrivendo del fatto che non riesco a scrivere. Che poi in realtà mi ero messo qui con l’intento di disegnare una nuova strip, ma quando c’è il blocco importa poco quel che si voleva fare a monte, tanto le balle rotolano a valle. Allora scrivo di questo; che vorrei scrivere di più, leggere, disegnare, fare di più, ma poi c’è il blocco. Quello stormo di pensieri vaghi, elusivi, fastidiosi. 
Di solito rido su tutto, sono fatto così. Penso che l’umorismo dia un senso alle cose, o almeno le metta nella giusta prospettiva, come un riferimento spaziale in un panorama vuoto. Ogni tanto però anch’io arranco, e allora mi vengono in mente quei clown tristi da dipinto dozzinale, o le solite storie sui comici che sotto sotto sarebbero persone tristi.  Insomma, cliché parecchio fastidiosi se – per sbaglio o a ragione – capita un giorno d’identificarcisi (forse è per questo che considero Show must go on il mio inno personale). 
Capiamoci, non è che dentro di me ci sia un tristone pessimista e misantropo – anzi, tutto sommato credo di essere un ottimista moderato e socievole con giusto una dose di cinismo e sarcasmo che mi aiutano a non essere troppo ingenuo – però tendo a farmi riflessivo e cedere alla malinconia, anche se poi non mi va di farlo pesare agli altri perché… insomma, che hanno fatto di male per meritarsi le mie paturnie? Conoscendomi so che è solo un periodo o una fase, magari nata anche da una cazzata che però mi fa rimuginare finché non mi vengo a noia da solo e a quel punto passa da sé. Grazie al cielo non prendo sul serio neppure me stesso, perché piuttosto prendo alla lettera il motto dell’Oracolo di Delfi: «Nosce te ipsum», “conosci te stesso”. Infatti so di essere abbastanza lunatico e mi muovo di conseguenza. Per dire, adesso va già meglio. Ciao.

sabato 10 dicembre 2011

Memoria e figure di merda in un post accazzo semiserio

7 commenti
Si dice che i pesci rossi abbiano una pessima memoria, e che in pratica ogni giro di boccia sia una nuova avventura. Non esistono prove al riguardo, perciò potrebbe trattarsi benissimo di una leggenda metropolitana. In ogni caso, il concetto – e l’immagine in sé – mi è sempre piaciuto, infatti lo uso spesso parlando delle mie doti mnemoniche. Come tutti i grandi smemorati, dimentico le cose importanti e/o pratiche, ma ricordo quelle inutili. Sono un ricettacolo di nozioni apprese qua e là che non hanno nessuna applicazione pratica, tranne forse per scrivere post come questo. Talvolta dico che è il mio potere mutante – tipo X-men, se mi seguite – ossia che la mia memoria si sarebbe evoluta per conservare dati che trovo divertenti o curiosi, perdendo talvolta di organizzazione e praticità. Quando devo risalire alla fonte di un dato non è sempre facile, spesso sono stati inseriti nel sistema tanto di quel tempo fa che non esistono più registri di acquisizione al riguardo. Perciò, cosa fa uno con poca memoria? Figure barbine, ve lo assicuro. In ogni caso non è che ci possa fare nulla, mi do del pirla lì per lì e cosa fatta capo ha. Credetemi, se ne fanno tante che impari a riderci su. Se non lo fai, il mondo non riderà certo con te. La figura di merda è alla portata di tutti. In più, è gratis. Forse è per questo che alle volte ne abusiamo a cuor leggero. Sì, ma dove voglio arrivare? Da nessuna parte, questo post naviga a vista. Da una cosa nasce l’altra e il primo pensiero ne spinge un secondo in superficie, perché così funziona la memoria. Sono bolle che nascono dal fondo, salgono per scoppiare in superficie e da quelle può uscirne di tutto, genio o sciocchezza. L’importante è non tenerle giù, a far intorbidire l’acqua per mantenere una superficie silenziosa. Ecco, dopotutto a un punto credo di essere arrivato. Non temete la figuraccia, è vostra amica e istitutrice; vi educa a parlare e far conoscere voi stessi agli altri, nel bene e nel male. Certo, sarebbe bene che la superficie non fosse un perpetuo bollore per dare anche agli altri la possibilità di ribattere e interagire, ma un’acqua cheta e torbida finisce con l’ospitare ben poca vita. Siate misurati. Siate sobri, anche ubriachi di pensieri. Almeno questo, ricordiamocelo.

sabato 26 novembre 2011

Superstizione

11 commenti
Io sono un senza dio scettico e sarcastico, e passi. Ma voi, in cose tipo l’oroscopo, gli UFO, la criptozoologia e la fine del mondo, ci credete? No, perché: 1). non vedo come una configurazione astrale apparente, che a noi sembra vagamente un sagittario o una tazzina, possa influenzare le nostre vite; 2). se gli alieni vengono solo per farsi scattare brutte foto, mi pare una totale perdita di tempo per noi e per loro; 3). se queste creature vengono avvistate ovunque e trovate mai, forse è il caso di andarci piano con l’aperitivo; 4). che fretta avete? Ecco, tutto qua.
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