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mercoledì 13 marzo 2013

Giornata del Post Banale

2 commenti

Oggi è la Giornata del Post Banale nata su Strategie Evolutive, perciò se non lo sapevate lo sapete adesso. Lo scopo è scrivere un post qualunquista. Qualcosa di già sentito, di già letto e quindi banale. 

Perché? 
Bravi, siete già nello spirito, domande prevedibili da manuale. 

In pratica per fare il verso o il versaccio a tutti quei post, status, tweet o qualunque pulpito virtuale che diffonde sciocchezze qualunquiste ai limiti del luogo comune e della frase fatta. Quella retorica lì fatta per strappare facili applausi a un pubblico che non chiede altro, perché sai di rivolgerti a un target che ti somiglia o che conosci bene, al quale giorno dopo giorno non offri niente di nuovo o stimolante, e al quale ti inchini solo per farti baciare le chiappe eccetera eccetera. 

Va beh, io ho le chiappe asciutte e non so come farmele leccare né ci tengo, quindi devo inventarmi qualcosa per farmi bello e ho deciso che per riuscirci farò una cosa che non faccio mai, parlerò di quello che ho combinato di recente o che sto per combinare. 

Allora, intanto ieri sono stato guest-blogger (va che figo solo a scriverlo) su Book and Negative con un post sulla 13a Puntata di The Walking Dead, poi fra qualche settimana parteciperò a Nativity, la seconda stagione di Due Minuti a Mezzanotte – la Round Robin di Alessandro Girola – e per il resto, di mio, sono mesi se non anni che non riesco a portare avanti una mazza. Mi sono impigrito e non ho mai avuto un granché di disciplina, perciò se non fosse per questi progetti farei a gara coi mobili a chi colleziona più polvere. Beh, ho fatto anche il banner del Giorno del Post Banale che vedete qui sopra, e ho realizzato anche un buon numero di immagini e copertine per 2MM e Nativity, compresi gli e-book di alcuni partecipanti, quindi il mio coma vigile è interrotto da momenti di attività, sono tipo gli scoiattoli in letargo che ogni tanto si alzano, mangiano una noce senza neanche aprire gli occhi e poi tornano a dormire grattandosi la coda. 
Però a dir la verità non ne soffro neanche tanto, perciò questo non è un piagnisteo. 
Ammetto che scrivere non mi viene più naturale come una volta, né vengo preso dalla voglia di mettermi lì a inventare e raccontare, ma ogni tanto è piacevole farlo, con meno aspettative di una volta ma comunque con divertimento. Oh, dopotutto il banner di Blogger Gracile è lì per un motivo. Sapevatelo! (cit. Vulvia).

giovedì 24 gennaio 2013

Director’s Dreams

11 commenti
Ci sono due idee che mi frullano per la testa da anni, ma che non posso realizzare da solo. Questi progetti coinvolgono attori, registi, set cinematografici e altri accessori leggermente al di fuori della mia portata, quindi ho deciso che se non altro posso esprimerli come desideri sul web e vedere se voi altri condividete il mio punto di vista.
Robert Carlyle’s Dracula. 
Separati alla nascita (da qualche secolo).
Insomma, un Dracula fatto per bene, con tutti i crismi. Vorrei una versione che tenga conto sia del libro di Stoker che della figura storica alla quale si ispira, e non ditemi “ma guarda che quello di Coppola era troppo una figata” perché lo so, infatti piace anche a me. Ma. Non. È. Dracula. Se avete letto il libro, lo sapete. Il Conte è brutale, grottesco, seduce con la stessa grazia di un bruto e la sua psicologia è più da feudatario sanguinario che da aristocratico dandy. In più ha questa faccia qui. Per questo ruolo ho in mente un attore preciso che ho scelto nel 1999 dopo averlo visto al cinema ne L’Insaziabile (Ravenous), ossia Robert Carlyle. Sono stati sia i suoi lineamenti, che mi hanno ricordato il voivoda di Valacchia, che la sua bravura nell’interpretare il cannibale astuto ma brutale a convincermi che il mio Dracula deve essere lui e nessun altro (certamente non un biondino che tossisce palle di pelo in una ridicola produzione concepita nell’incapacità d’intendere e di volere e finanziata dallo Stato col patrocinio di qualche imbecille che ne sa di cinema quanto un rutto sa di violette).

Paradiso Perduto di Milton & Greenaway, con la partecipazione speciale dei Depeche Mode. 
Improbabili ma non impossibili.
Tutti dicono che il poema di Milton è impossibile da tradurre su schermo, e forse hanno ragione, ma io non lo affiderei a un regista che è solo un regista, ma a un’artista a tutto tondo che è anche un  poeta nel legare fra loro le arti visive a letterarie. Peter Greenaway mi è sempre sembrato la scelta migliore, soprattutto dopo aver visto L’Ultima Tempesta (Prospero’s Books, 1991). Questo è un progetto/fissazione che ho da tempo, molto tempo, ma in anni più “recenti” si è aggiunta un’idea per la colonna sonora, una variante a quella che in origine doveva essere una magnifica sinfonia orchestrale che non saprei neanche concepire, essendo portato per la musica quanto un mulo lo è per le tabelline. Quest’idea che mi intriga parecchio ma che titubo ancora nell’associarla all’opera finita (come se dovessimo iniziare a girare in settimana) è di affidare la colonna sonora ai Depeche Mode. Lo so, forse stonano un po’ col resto dell’impianto scenico, ma ho pensato a Gahn & Co. nelle ore ed ore passate ad ascoltare e riascoltare Ultra (1997), che pur parlando del ritorno di Dave dalla riabilitazione si è insinuato nei miei ragionamenti su Milton, Lucifero e il Paradiso Perduto. Forse perché ho trovato in ognuna di queste canzoni un’eco di disperazione e redenzione che non è estranea al Satana tragico di Milton, ma soprattutto perché è stata la colonna sonora delle mie elucubrazioni al riguardo.
Con questo chiudo il mio delirio, ma se l’idea vi ha incuriosito e stuzzicato vi invito a fare altrettanto con le vostre fantasie cinematografiche. Prendetelo come un meme senza impegno. Scavate nella vostra immaginazione e chiedetevi cosa avreste sempre voluto vedere al cinema, ma che quei caparbi di cinematografari vi hanno sempre negato. Vi assicuro che è piacevolmente catartico, o per lo meno un gradevole sfogo.

lunedì 26 novembre 2012

Giuda’s 11

4 commenti

Allora, questo è il MEME esageratamente lungo e complicato che mi ha tirato nel coppino Hell due mesi fa e che mi sono dimenticato di fare / s’è rotto il computer / non sapevo come buttarlo giù / mi pesava il culo scrivere. Non sottilizziamo. Perciò qualche domanda potrà sembrarvi “datata”, ma avete la vostra spiegazione. Ok, e adesso devo solo istruirvi sulla compilazione del modello.
  • Stèp Uàn: scrivete undici cose di voi, undici qualsiasi. Non preoccupatevi, nessuno prende appunti per ricattarvi. Tuttavia, se dopo la pubblicazione del MEME verrete contattati da un tizio con una cicatrice che gli attraversa la faccia e un debole per i coltelli a serramanico, state sereni. Basta un assegno. 
  • Stèp Ciù: rispondi alle domande che ti sono state inviate. A tutte. Non facciamo che mah, non lo so, ci devo pensare. Rispondi, anche a cazzo. Oh, è un MEME, mica il test di ammissione al Valhalla.  
  • Stèp Frì: scrivi altre undici domande per il prossimo sfigato blogger. Come, non ti viene in mente niente? Inventa! Fa domande sceme, cretine, imbarazzanti come un criceto vestito da Trilly. Oppure sii serio come Ghezzi (o almeno quanto crede di essere serio lui), cita supercazzole letterarie e cinematografiche e chiedi al tuo interlocutore come si pone per antani all’occhio della madre per sei con scappellamento a destra della carrozzina sui ceci. 
  • Stèp Fór: fatto questo dovreste passare la palla a 11 disgraziati bloggers di vostra scelta, ma siccome non so a chi mandare questo MEME e 11 nomi sono uno zinzino troppi per mettermi lì a scegliere le vittime i destinatari, facciamo che decidete voi se vi va di farlo oppure no. Perciò questa volta niente nominations, ve le risparmio.
11 cose su di me, e delle quali non importava un tubazzo a nessuno!
1 – Ogni volta (o quasi) che prendo il gelato deve esserci almeno una pallina di pistacchio.  
2 – Amo i gatti ma sono allergico a loro. Non è che muoia, soffochi o che… ma piangere come una prefica e farmi colare il naso come un vitello, quello sì. Sono allergico anche alle api, ma loro non le coccolo neanche se mi pregano. BZZZ!!! No, ho detto fuori dai coglioni!  
3 – Verso i 30’anni mi hanno diagnosticato che ho degli occhi di merda, perciò occhiali, operazione e altri occhiali. Per strada faccio figure di merda con amici e parenti perché li metto a fuoco solo a breve distanza (sì, anche coi telescopi), e per lo stesso motivo niente patente. 
4 – In realtà mi piacciono anche i cani, ma quando c’incontriamo non riesco a capire cosa vogliano da me. Stanno lì e mi fissano aspettando che faccia o dica qualcosa, forse che gli dia un ordine o tiri un bastone. Il fatto è che sono stato cresciuto da una gatta (che sarà anche l’ultima, visto che mi ha lasciato dopo che già ero diventato allergico) e lei mi ha programmato per i felini, non per i canidi. Non mi sarebbe mai venuto in mente di darle un ordine o di farle rincorrere un bastone, mi avrebbe guardato come un cretino prima di rimettersi a dormire.   
5 – Oggi sono ateo, ma una volta credevo in dio. Ci credevo a modo mio, nel senso che il catechismo e quella roba lì non mi ha mai convinto, inoltre sono venuto su a mitologia classica e per me Gesù era il semidio meno divertente del cioppo (trad. gruppo). Dio invece lo vedevo tipo anima dell’universo, immanente tutte le cose eccetera eccetera, questo perché pensavo che si manifestasse attraverso l’evoluzione anziché mediante i prefabbricati della creazione. Poi un giorno mi sono reso conto che l’equazione funzionava benissimo anche senza insistere nel volergli attribuire una coscienza a tutti i costi, così l’ho messo da parte. Tuttavia non sono uno di quelli che considera chi crede un gruppo di cretini superstiziosi e non insulto chi ha una religione, dico solo come la vedo oggi e quale è stato il mio percorso. 
6 – Ho sempre avuto una fervida immaginazione (lo so che lo dicono tutti, ma se mi leggete ogni tanto lo avrete notato, spero) e così, tanto tanto tempo fa’, ho iniziato a scrivere per buttarla giù in una qualche forma oltre che col disegno. Naturalmente la prima cosa che ho scritto era di una bruttezza commovente, qualcosa che nelle intenzioni doveva essere una saga fantasy ma che alla fine snocciolava semplicemente razze, luoghi e personaggi in un’ambientazione ridicolmente ingenua, così la misi da parte e quando crebbi un altro po’ me ne stufai del tutto. Però non ho smesso di scribacchiare, dopotutto mi divertivo e alla fine ho scoperto che non facevo neanche troppo schifo. Evviva.  
7 – Cerco di ridere di tutto, oppure è che tutto mi fa ridere. Da bravo nerd, crescendo nel bersaglio altrui immagino che lo sviluppo di un senso dell’umorismo e una risposta sempre pronta nel fodero sia la reazione difensiva naturale. Sono stato un ragazzino strambo e sono un adulto inconsueto. Non è che abbia scelto di essere un prodotto di nicchia né che la ritenga la migliore delle categorie possibili, ma è quella che occupo e ho imparato a conoscere, inoltre da qui c’è una vista che mozza il fiato.  
8 – Non ho autodisciplina, neanche un po’. Diete, mai fatte. Anni fa ho provato con la palestra ma è bastato un periodo in cui non potevo andare per farmi passare la voglia, perciò quando poi avrei potuto riprendere non l’ho fatto. Sono un pigro e un procrastinatore, anche quando scrivo. Le cose cambiano quando lavoro, il che immagino dipenda dall’avere una spinta, stimolo o responsabilità. A volte ho l’impressione di essere come un cane senza padrone, poi mi ricordo che il padrone di me stesso sono io – che sono venuto su a pane e gatto – e allora mi viene da ridere al pensiero di ricevere ordini da quel pigro figlio di persiana.  
9 – Ho un debole per il soprannaturale nella letteratura, soprattutto per quegli autori che riescono a creare mondi interi che magari, per quanto anche bizzarri, stanno in piedi su fondamenta coerenti. A me, chi dice di preferire le storie vere perché quell’altra roba là inventata è per bambini, fa prudere le mani. In realtà non ci vuole molto per raccontare un fatto accaduto o rendere un’ambientazione in cui si vive già, discorso diverso è creare mondi con la propria mente. Io preferisco i secondi, e per alcuni di loro mi levo tanto di cappello.  
10 – Da ragazzino mi sono accostato anche alla magia pratica, i grimori e quelle minchiate lì. Ero curioso e sembrava un modo interessante di combinare il fantasy e la religione, ma vi ho già detto che prendo il tutto a modo mio e niente sul serio. Infatti scoprii in breve che i grimori erano noiosi, che alle evocazioni si mescolavano formule cristiane o ebraiche per piegare i demoni alla volontà di un mago rimbambito che a me pareva sempre più un prete con una proposta che il demonio non avrebbe potuto rifiutare, e così presi in simpatia il buon diavolo. Tranquilli, non sono diventato satanista, vi ho già detto che sono ateo. È che sfogliare le descrizioni, raffigurazioni e attribuzioni di poteri a quelle creature me le fece accostare ai mostri della mitologia coi quali sono cresciuto, e così li presi in simpatia. Ancora oggi, quando disegno, il più delle volte sono mostri. Intanto perché sono più divertenti da disegnare, e poi perché mi fanno simpatia. Anni dopo, la stessa sensazione che provai nel vedere una lista di demoni come la Pseudomonarchia Daemonum, la ritrovai nei manuali di gioco di D&D e compagnia. Buffo, no?  
11 – Non riesco a ricordare perché ho voluto aprire un blog, forse mi andava di avere un posto mio dove sistemare i pensieri sugli scaffali, offrirli agli altri e vedere cosa ne pensano, oppure mi stavo annoiando e ho pensato che fosse divertente. In ogni caso non sono sempre stato un buon padrone di casa, il più delle volte mi sono assentato per giorni e questo ci rimanderebbe al discorso sulla mancanza di autodisciplina. Ogni tanto però mi piace davvero scriverci sopra, quando ho un’idea in testa e voglia di condividerla. Questa volta mi è stato offerto uno spunto esterno e io lo apprezzo, spero di continuare a farlo da solo per questo posto che mi auguro diverta voi di passaggio. E a proposito, grazie della visita e lasciatemi anche solo un ciao.
Domande di Hell a cui rispondo io, a voi toccano le prossime.
1 – Perché i blogger, quando parlano dell’ultimo Batman, ci sfrantecano le palle scrivendo dei pipponi su quanto era figo il Joker? Ti pare normale? 
Perché quando non hai niente di abbastanza polemico o interessante da dire su quello che hai davanti scavi nel passato per fare paragoni che c’entrano solo fino a un certo punto, ossia quello che fa comodo a te.  

2 – Sei insicuro/a, medio/a, fiducioso/a, inamovibile-che-nemmeno-se-ti-passa-sopra-un-caterpillar? E perché? 
Insicuro, un sacco. No, ma davvero, anche quando sono sicuro di qualcosa ho comunque un punto di rottura raggiunto il quale le insistenze altrui mi fanno sorgere dei dubbi. Cerco di moderarmi e quando ci casco poi mi do’ del pirla, ma non sono sicuro di riuscirci sempre. Ecco, visto? 

3 – Molta gente parla, commenta, esprime opinioni solo per rompere i coglioni al prossimo. Ne sei convinto anche tu? 
Sì, assolutamente. È così che nascono la critica e la polemica, solo che quando sono fatte bene le chiamiamo diritto di parola e democrazia, invece quando sono fatte male si pronuncia trol-la-re

4 – Dove vorresti essere a dieci anni da qui? 
In un mio spin-off fuori dalla realtà, perché questa comincia a essere seccante. 

5 – Sposi un’attrice/attore famosa/o. Come va a finire? 
Che mi sveglio. 

6 – Penso che la scrittura sia l’unico argomento su cui tutti, ma proprio tutti, hanno qualcosa di (inutile) da dire. Infatti sono bravi a parlare, ma non a scrivere. Tu come la vedi? 
Io dico che non è l’unico, ma sicuramente è parecchio gettonato. Immagino che sia perché molti ragionano solo in base ai gusti personali, che possono essere raffinati così come orrendi, e in questo modo si perde di vista l’oggettivo valore di quello che si ha davanti. Dal canto mio, vorrei credere di riuscire a riconoscere quando qualcosa è scritto bene anche quando non mi piace, le due cose non devono andare per forza a braccetto. Un libro può avere una trama ingegnosa, una documentazione accurata e personaggi complessi ma essere comunque una stele di basalto sulle palle se non sei intrigato dall’argomento oppure qualcosa ti disturba. Viceversa, un altro libro potrebbe essere cretino all’inverosimile e scritto coi piedi ma spingere sulle leve giuste per avere successo. Chi ha detto Twilight? Quello che mi manda ai matti è chi dice “è brutto” o “fa schifo” senza riuscire a motivare questo giudizio, almeno finché – messi alle strette – ammettono un più onesto “non mi è piaciuto”. Non è la stessa cosa, fatevene una ragione. 

7 – Qual è il tuo livello di nerdaggine, da 1 a 10? 
Penso che non dovrei rispondere io, ma essere sottoposto a una commissione che raccolga esperti in vari campi della nerdezza: letteratura, cinema, televisione, giochi da tavolo e di ruolo, videogames, informatica eccetera. Io mi darei un 8 oppure un 7, ammettendo le mie lacune in certi campi. Dopotutto anche se ne so qualcosa di serie TV, film, libri sci-fi, e sono in grado di cogliere molti riferimenti popolari alla cultura nerd, per quanto riguarda i videogiochi e l’informatica sono quasi un niubbo. Anzi, se ci ricolleghiamo al discorso sull’insicurezza di poco fa, potrei anche darmi un 6 per restare nella media. 

8 – Odi anche tu colui che ti ha tirato dentro a questo meme? 
Con alternanza, dipende dalle fasi di scrittura. Appena mi arrivò, tanto. Adesso, a distanza di tempo, lo ringrazio anche perché mi sto divertendo e intanto ci scappa anche un altro post per il blog. Evviva! Se non fosse per le tracce degli altri, in questi giorni batterei la fiacca. 

9 – Bussano alla porta, apri e sul pavimento trovi un pacco. Cosa c’è dentro? 
Ho due risposte. 
  1. Risposta seria: si tratta di un libro, magari il corriere aveva fretta e l’ha mollato lì. 
  2. Risposta nerd: un mogwai! Il che significa che dovrò stare attento all’acqua e alle ore dei pasti, ma probabilmente scazzerò qualcosa capiterà un macello entro una settimana.

10 – Perché i Supereroi non piacciono a nessuno? 
Come sarebbe a dire che non piacciono a nessuno? La gente li venera, costruisce templi e prega in loro nome! Ah no, aspetta, tu parli di quelli della Marvel, della DC Comics eccetera, non delle Edizioni Paoline e compagnia bella. Beh, chi non ama Spider-Man, Batman, gli X-Men e tutti gli altri avrà i suoi motivi, così come io ho i miei per andarne matto. Sinceramente non ci penso e non m’interessa, se dovessi preoccuparmi del perché alla gente piace roba che io non sopporto dovrei provare la febbre a tutti quelli che entrano allo stadio o mettono sulla Rai per vedersi le fictions

11 – Descrivi la stanza in cui passi la maggior parte delle tue giornate. 
La maggior parte delle mie giornate, interessante.  
C’è l’ufficio, altrimenti detto Stanzone Tristone, con le pareti bianche, il pavimento beige, le finestre con le inferriate che guardano sul parcheggio alberato, una fotocopiatrice rotta e pezzi di computer che nessuno passa a ritirare, un armadio con l’anta sghemba montata al contrario, uno schedario di metallo con sopra un ventilatore che è il mio sistema di supporto vitale nei mesi estivi, una scrivania ingombra di carte e un computer con stampante, quattro sedie e una porta grigia coperta di fogli con avvisi, orari e comunicazioni che nessuno legge e che devo tenere sempre almeno un po’ aperta perché se no la gente non bussa perché s’intimidisce. 
A casa mi divido fra pezzi di stanze diverse, che sarebbero la mia stanza ideale se fossero raccolti in una sola ma così non è perché la vita è una battuta che capisce solo qualcun altro. 
  1. Il computer piazzato su un mobile ad angolo in corridoio. Ogni scaffale è pieno di CD, DVD, fogli, casse audio e un paio di HD esterni. Su tutto questo troneggia, in cima al cucuzzolo della montagna, la stampante rotta che però tengo perché funziona ancora bene come scanner. 
  2. Il divano, che è in sala e oltre a essere comodo ha davanti a sé la TV con decoder di Sky dove mi ammazzo di film, telefilm e documentari, a volte facendo anche tardi perché faccio fatica a prendere sonno. 
  3. Il letto in camera con la libreria affollata di volumi, DVD e VHS (non le butto mica via, ne ho un sacco e il videoregistratore funziona ancora benone), i libri però si espandono anche negli armadi e negli scatoloni strategicamente ubicati sotto al letto e in un angolo, c’è anche un televisore che prende solo il digitale terrestre ma ormai gli sfuggono completamente i canali Rai (e chi se ne frega) e Iris (porca puttana), al quale sono collegati un lettore DVD, il già citato videoregistratore e la PS2. Sugli armadi e sulle pareti ci sono posters di Dalì, Spider Man e South Park, perché sono un bimbo grande ma non troppo.
11 domande per chi vorrà continuare, poveracci voi!
1 – Spiegami perché in tutti i film i vampiri devono sempre e per forza ringhiare come cani o soffiare come gatti. Hanno la rabbia? I vermi? Si sono leccati sotto e adesso devono vomitare un gomitolo? Dimmelo! 
2 – Quale civiltà del passato ti sta più simpatica? Per esempio: quei birbanti di fenici, quei gigioni dei romani o quelle sagome degli egizi. Scegli tu, va bene una qualsiasi, ma ricorda che gli atlantidei non valgono. Capito, Giacobbo!? 
3 – Il mondo è al baratro (ma dai) e tu devi scegliere un amorevole dittatore che lo salvi. Valgono anche creature immaginarie come Cthulhu, Takhisis, Zuul, Babbo Natale e Padre Pio, ma poi devi motivare la scelta. 
4 – Vieni rapito dagli alieni che dopo averti profanato di sonde ti offrono una sigaretta e un contratto a tempo indeterminato come esperto nelle relazioni umane (o attore porno-sonda-fetish, se ti sei divertito). Tu cosa fai, accetti la sigaretta? Scherzo, non si fuma nello spazio. 
5 – Contrariamente a ogni previsione, suonano le Trombe del Giudizio e l’Apocalisse cala sul mondo. Dopo qualche settimana di D&D Live Experience tra draghi, mostri e cavalieri oscuri, l’umanità viene spartita tra buoni e cattivi. Come hai intenzione di imbucarti al party dei giusti, visto che hai tifato Cthulhu tutta la vita? 
6 – Sei morto (mi dispiace, son cose che capitano) e nell’Aldilà vieni ricevuto da un angelo grassoccio con gli occhiali, se ne sta seduto dietro a una scrivania con davanti a sé un Manuale di Gioco e delle schede del PG. È il tuo Game Master (o amministratore del Karma, se preferisci) e davanti a tuoi occhi conteggia i PX che hai accumulato in vita. Alla fine ti passa due o tre schede fra cui scegliere la tua prossima incarnazione. Quali personaggi sono? E tu, quale scegli? 
7 – Tutti hanno un super potere, in genere è un talento spiccato – spesso idiota – notato ma non necessariamente invidiato da tutti, come: capovolgersi le palpebre, arrotolarsi le orecchie, leccarsi i gomiti, parlare per un’ora senza prendere fiato, essere immune al suono dei graffi sulla lavagna, annoiare qualcuno usando unicamente il tono della voce, eccetera eccetera. Qual è il tuo? 
8 – Hai la possibilità di entrare in un libro, un film o anche un fumetto per cambiare le cose come vorresti tu, puoi sostituirti a un personaggio o essere te stesso. Quale scegli e come hai intenzione di cambiarlo? 
9 – Satana si manifesta in cucina dopo che hai fatto cadere il sale formando del tutto casualmente un complicato pentacolo. Visto che è di buon umore non ti trascinerà all’Inferno per averlo importunato, ma anzi è divertito e di buon umore, perciò ti concede un desiderio senza chiedere in cambio la tua anima. L’unica condizione è che deve essere un desiderio bastardo, perché il diavolo non fa le cose alla pucci-pucci
10 – Le forze aliene che ti hanno fatto un colloquio poco fa’ invadono e sottomettono la Terra, la loro gestione illuminata salva il pianeta dall’autodistruzione e ci guida verso un’era di progresso. Purtroppo sono fanatici salutisti, quindi vietano il fumo, la cioccolata, i cibi grassi eccetera. Introducono la ginnastica obbligatoria e l’unità monetaria diventa il fitness-credit, che si ricava dalla quantità di esercizio svolto oltre che dalla presentazione delle analisi del sangue che ormai valgono più di un 730, perciò più sei sano e più sei ricco. Un gruppo di barboni col colesterolo di un cheese-burger fonda la Resistenza, ti unisci a loro o sostieni i giusti e saggi padroni alieni? 
11 – Finalmente conosci un vampiro disposto a trasformarti, prima però ti illustra i pro e i contro. Pro: vivrai per sempre, sarai un grande seduttore (con l’ipnosi son buoni tutti), tornerai a fare le ore piccole come quando avevi vent’anni. Contro: la tua dieta sarà più monotona del pane e acqua, perderai gli amici come prima perdevi i capelli, hai il coprifuoco se no vai a fuoco. Lì vicino c’è anche un lupo mannaro. Pro: una volta al mese puoi scorrazzare invincibile, libero e selvaggio per la brughiera. Contro: quando piove puzzi di cane. Scegli.
Bene, e adesso che vi sarete fritti gli occhi come due uova all’occhio di bue e che io mi sono sbattuto per pensare, rispondere e scrivere tutto questo, abbiamo finito. Allora, vi va di ripetere l’esperienza? Volete provarci anche voi? Se poi la sola idea vi annichilisce, provate almeno a rispondere alle mie domande nei commenti qui sotto. Fate con comodo, pensateci su, magari anche dopo una camomilla o una brocca di Margarita. Olè!

lunedì 19 novembre 2012

Premio UNIA

6 commenti
Stamattina scopro che mi è stato assegnato il Premio UNIA. Lì per lì, non capendo di che si tratti, in stato confusionale (metteteci pure il raffreddore, col cervello che fa il pesce nel vaso di muco) mi domando quando, se e dove possa aver spedito un racconto per poi dimenticarmene del tutto. Poi leggo e scopro che quel buontempone di Helldoom mi ha passato un meme sulla lettura. Domenico, ma proprio “premio” bisognava chiamarlo? No, perché qui si ha un’età e certe emozioni virano al coccolone! Va bene, fa lo stesso. Anzi, ti ringrazio e ti perdono così ho modo di aggiornare il blog. Ma poi che vuol dire UNIA? Sono andato a guardare anche a casa di Paolo, ma non si capisce. Va beh, ci rinuncio. Intanto spiego le regole che sono semplici come rompere il tonno con un grissino, ossia rispondere alle sette domande e passare il meme ad altre sette persone da taggare in fondo al post. Sì, è una catena di Sant’Anbloggo, ma non sentitevi costretti, è solo coercizione bella e buona.
Qual è il primo libro che hai letto in assoluto? 
Eh, ricordarselo! Con tutta probabilità sarà stata una fiaba illustrata, ma i primi che ricordo sono stati un libro illustrato sulla mitologia classica per ragazzi e uno sulla preistoria, le due D fondamentali della mia fanciullezza: divinità e dinosauri. Poi se parliamo di libri libri, quelli senza le figure e con le parole da cima a fondo, non ne ho idea ma era sicuramente un fantasy di qualche tipo. Alle medie ho provato a leggere il Silmarillion ma era un tantino troppo, non l’ho finito ma ci ho fatto il tema prendendo anche un buon voto perché l’insegnante non l’aveva letto e quindi non mi ha scoperto. Prof. se mi legge adesso, il reato è caduto in prescrizione, sia messo agli atti. 
Hai mai fatto un sogno ispirato a un libro che hai letto? Se sì, racconta. 
Probabilmente sì, anche se non saprei ricordarne uno con precisione. Mi capita abbastanza spesso di mescolare libri, film, telefilm e fumetti nei miei sogni, dopotutto fanno parte del mio background quanto le esperienze avute nel mondo reale, anzi sono convinto che ognuno porti in sé una mitologia personale che poi diventa – cito i Live – la subcultura dei sogni
Qual è la prima cosa che ti colpisce in un libro? La copertina, la trama o il titolo? 
Il titolo, poi la copertina e l’autore, diciamo che nell’insieme tutto quello che è sulla confezione crea un colpo d’occhio unico. Naturalmente subito dopo leggo la trama e magari una pagina o due all’inizio, infatti scelgo solo in base all’ambientazione e alla storia. Ci sono generi che apprezzo più di altri ma se l’ambientazione mi intriga diventa una buona occasione anche per sperimentare un genere che bazzico poco, visto che fondamentalmente sono un lettore curioso. 
Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio? 
Coi lacrimoni e singhiozzando? No, però mi commuovo. Magari si inumidiscono anche gli occhi, però non ho mai pianto davvero. Mi capita più che altro di restare lì, chiudere un attimo il libro e assorbire il colpo, poi riprendo la lettura.  
Qual è il tuo genere preferito? 
Ho una passione per il fantastico in generale, ma non importa che sia fantasy, horror o fantascienza, di recente però ho scoperto di avere un debole per l’urban-fantasy. Mi piace come il soprannaturale e il quotidiano possono scontrarsi e fondersi, come l’elemento alieno può introdursi in un quadro normale e modificarlo. Più che ai generi però guardo agli argomenti, magari un’ambientazione geografica o storica che mi affascina e incuriosisce, un tema particolare o qualcosa che si ricolleghi a una mia passione. Ecco, per fare un esempio; io non vado pazzo per i thriller investigativi, ma quando ho scoperto Anonymus Rex, nel quale l’investigatore è un Velociraptor che si aggira in un mondo nel quale i dinosauri non si sono mai estinti ma vivono nascosti tra di noi, indossando Edgar-abiti (cit. MIB) umani per passare inosservati, dovevo averlo. 
Hai mai incontrato uno scrittore? 
Mi piace pensare di conoscerne qualcuno online, visto che ne apprezzo il lavoro, e ne ho anche incontrati alcuni tempo fa. Se poi si parla di quelli grossi che vendono di brutto, allora no. Oddio, sono stato a qualche presentazione di libri ma non è che ci abbia fatto conversazione, a meno che non si parli di incontro in termini di bird-watching e allora sì, ne ho writer-watchato qualcuno.  
Posta un’immagine che rappresenti cosa significa per te le lettura. 
Direi che questa è perfetta, non solo si lega più o meno al periodo in cui ho iniziato a leggere sul serio ma rappresenta bene l’immersione totale che mi piace vivere coi libri.
«Merda, di questo passo quando sarò grande porterò occhiali grossi come posacenere».
Fatta la mia parte, ladies and gentlemen, la prossima sta a voi. Vi avverto che l'elenco è stato fatto in modo quasi del tutto casuale, nel senso che ho tirato su i primi che mi ricordavo e dei quali ho trovato il link, l'ordine però è rigorosamente alfabetico. Complimenti ai vincitori! Che coolo, eh?


mercoledì 12 gennaio 2011

Un bilancio sui libri letti nel 2010

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Bene, parliamo un po’ di libri, che fa bene alla salute e allunga la vita. Va beh, tranne quando stai leggendo Il Signore degli Anelli a letto, ti addormenti un attimo e quello ti cade sul naso con la forza di un mazzetto di megatoni. Lasciatemi dire, Ahia! Ecco, invece lo scopo di questo post – che poi è un meme passatomi da Michela – non è quello di farsi il più male possibile con tomi poderosi (darsi Guerra e Pace sulle balle come Tafazzi con la bottiglia non vi farà guadagnare punti) ma ciacolare liberamente di quel che si è letto durante l’anno e così via, niente d’impegnativo o che debba necessariamente condurvi al traumatologico. Bene, dopo aver fatto alpinismo su Monte Polveroso (la mia libreria adesso ha un nome e le vostre no, pàppappéro) per vedere cos’ho letto nel 2010 – figurarsi se me lo ricordavo così su due piedi, specie se non sono i miei (scusi, adesso scendo) – posso finalmente rispondere a queste domande. Oh, naturalmente se volete condividere il meme e postare sul vostro blog questa stessa lista siete invitati a farlo, Michela è stata molto più brava di me perché l’ha chiesto prima e mi ha anche spiegato come procedere, ma io sono indisciplinato come una scimmia in un bananeto (si dirà così, poi? Boh!), così vi invito a fare altrettanto solo adesso.

Bene, dopo essermi assicurato che tutti i miei lettori e passanti occasionali siano al corrente che sono un deficiente, si comincia.
Quanti libri hai letto nel 2010?
Dopo una faticosa e polverosa indagine posso dire, con un’approssimazione ragionevole (alcuni non ricordo bene se li ho letti nel 2010 o nel 2009), che sono poco meno di una quarantina. Questo è stato un anno fiacco per la lettura, specie d’estate quando di solito perdo la voglia di fare qualunque cosa e tendo all’apatia in ogni sua lussureggiante forma.

Quanti erano fiction e quanti no?
Quasi tutti romanzi di fiction, solo tre o quattro erano saggi su argomenti vari.

Quanti scrittori e quante scrittrici?
In effetti, ora che mi viene fatto notare, scopro che le scrittrici erano solo quattro e mezza. La mezza sarebbe poi Jane Austen, che con Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, rimaneggiato da Seth Gerahame-Smith, fa totalizzare quasi un cinque alla categoria autrici.

Il miglior libro letto?
Difficile, sono indeciso fra tre titoli, quindi baro spudoratamente e li metto tutti e tre:
  • Il Sindacato dei poliziotti yiddish, di Michael Chabon.
  • Buona Apocalisse a tutti!, di Neil Gaiman e Terry Pratchett.
  • Non mordere il sole, di Tanith Lee.
Sono talmente diversi che è difficile farne un distinguo, stabilire quale mi sia piaciuto di più eccetera. Tanith Lee è un genio che venero da tempo con faticosi risultati e scarsi volumi reperiti, questo in particolare è stato trovato per caso e in condizioni non ottimali in una libreria che stava praticamente buttando fuori i saldi. È il primo romanzo di fantascienza della Lee che leggo e una volta di più è riuscita a stupirmi con un genere che credevo ormai sfruttato e raccontato da ogni angolazione, invece Tanith scopre e utilizza nuovie prospettive, punti di fuga e imprevedibili scorci per raccontare un futuro talmente lontano da apparire irreale. Di Gaiman e Pratchett ho apprezzato lo stile narrativo, divertente e coinvolgente, la storia che scivola su vari binari che convergono alla medesima stazione e l’ironia con cui il tutto riesce a parlare di cose serie e facete facendole pesare con altrettanto equilibrio sulla bilancia della trama. Il Sindacato mi ha aperto un mondo ucronico di possibilità, ossia cosa sarebbe successo se dopo la seconda guerra mondiale gli USA avessero effettivamente – com’era stato proposto e poi bocciato – offerto ai profughi ebrei una Terra Promessa nei territori dell’Alaska, nella fattispecie il distretto di Sitka. Ecco, un mondo così, in cui comunità e shtetl ortodossi vivono fianco a fianco con ebrei riformati – così diversi nei modi e nelle usanze religiose (o nell’assenza di queste) – e ai nativi locali, come inuit e nazioni indiane dell’interno, poteva nascere solo in queste pagine zeppe di un mondo che non avrei mai immaginato, e che, una volta chiuso il libro, diventa nostalgia per un Paese delle Meraviglie da cui si è tornati indietro troppo in fretta.

E il più brutto?
Tutti quelli della Meyer (Twilight & Co.), che ho letto all’inizio per curiosità – che c’avranno ‘sti vampiri che fanno ammattire le ragazzine?, mi sono detto – e poi per coercizione da parte di alcuni “amici” (dico a voi, maledetti!) che volevano leggere i Bignami della saga completa, e ancora mi alitano sul collo per Breaking Dawn. Ecco, quindi potrei dire (beh, sempre se l’avessi finito) che il peggior libro del 2010 è stato proprio Breaking Dawn di Stephenie Meyer, però sarebbe ingiusto (ma solo perché non l’ho finito) verso altre piombature sfogliate l’anno scorso. Ecco, il problema è che nel 2010 mi sono capitati certi titoli che proprio per pesantezza ho messo da parte, in attesa di tempi migliori o che possono anche morire di polvere per quel che mi riguarda. Perciò, se vogliamo contare anche questi disgraziati con cui mi sono lasciato in malo modo, ci sarebbe Manituana, del collettivo Wu Ming, un’interessante – almeno pareva – escursus nella guerra d’indipendenza americana vista per una volta dalla parte delle nazioni indiane irochesi, ma che si è poi rivelata di una pesantezza insostenibile. A questo punto avrei preferito un onesto saggio o un romanzo storico ben raccontato, non un’agonia in sospeso tra queste due strade. Pare, lasciatemelo dire, che i buoni intenti e gli spunti interessanti siano stati impiccati al crocicchio tra un saggio tout court e un romanzo d’appendice. Indigeribile.

Il libro più vecchio che hai letto?
Credo di aver iniziato il 2010 con Gli Ingrattabili, di Cornelius Kane, se è questo che s’intende, ma se parliamo di data di pubblicazione… allora è sicuramente Lo Hobbit, di J. R. R. Tolkien (1937), che anche se sono un nerdone mi mancava all’appello.

E il più recente?
L’ultimo letto l’anno scorso è stato Around the World with Auntie Mame, ma lo sto ancora leggendo perciò non so se vale. Hm, allora… dev’essere Il primo miracolo di George Harrison, di Stefania Bertola, che invece ho finito prima d’iniziare Auntie Mame. Se poi si parla di pubblicazione recentissima, allora è Mistero!

Quale il libro col titolo più lungo?
Credo sia Il primo miracolo di George Harrison, di Stefania Bertola, che batte Il Sindacato dei poliziotti yiddish di una sola lettera.

E quello col titolo più corto?
Eh, qui devo farmi di nuovo pubblicità, perché è Mistero, una raccolta di racconti a cui ho partecipato anch’io. Però se vogliamo guardare agli altri autori, quelli che vendono davvero e campano di scrivere, dev’essere Firmino, di Sam Savage, che comunque conta sempre sette lettere.

Quanti libri hai riletto?
Ho sempre voglia di rileggerne alcuni, ma quest’anno non credo di averlo fatto. Sempre la memoria che mi frega! Ah sì, forse ho riletto Wolfen, di Whitley Strieber, che da ragazzino mi terrorizzò a morte e adesso invece… boh, noto solo qualche goffaggine nella trama e nei personaggi, le buone idee spese non benissimo e così via (però non ci metterei la mano sul fuoco che fosse il 2010 e non il 2009, ecco).

E quali vorresti rileggere?
Sicuramente Il mondo in un tappeto di Clive Barker perché è un caposaldo della mia formazione fantastica, tutti i romanzi della Bertola perché mi divertono e rilassano, tutta Tanith Lee perché è Dio… poi ce ne sarebbero altri che adesso non mi vengono in mente, ma spesso ho nostalgia dei libri passati e una gran voglia di tornarli a trovare.

I libri più letti dello stesso autore quest’anno?
Ehm, mi fa due etti di memoria? Di quella buona, mi raccomando!
No, non lo so… forse Patrick Dennis, ecco.

Quanti libri scritti da autori italiani?
Mi vengono in mente solo Mistero, Il primo miracolo di George Harrison, di Stefania Bertola, e L’Acchiapparatti, di Francesco Barbi (di cui ho già parlato).

E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
Nessuno.

Dei libri letti, quanti erano e-book?
Uno, lo schermo mi ammazza la vista e non ho ancora preso un lettore portatile o come si chiamano. Tanto poi prenderò un Kindle, lo so, è solo questione di far pace col portafogli e con me stesso.
Bene, io ho finito e adesso tocca a voi. Se volete continuare, rispondete a queste stesse domande nel vostro blog mettendo un link a questo post per avervi dato l’idea. Se poi non lo fate, io non piango perché non mi viene in tasca nulla, ma voi soffrirete acuti tormenti nel Girone dei Saltatori di Meme e Catene di Sant’Antonio, dove sarete condannati a sentire le poesie di Bondi per l’eternità. Amen!
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