Ho scoperto Patrick Dennis (Edward Everett Tanner III) quattro anni fa grazie a Zia Mame (Auntie Mame, 1955 – Adelphi, 2009), poi ho proseguito con Around the world with Auntie Mame (1958) – il primo libro in inglese che ho letto, oggi disponibile anche in italiano (Intorno al mondo con zia Mame, Adelphi 2011) – Povera piccina (Little me, 1961 – Adelphi, 2010) e adesso Genio (Genius, 1962 – Adelphi, 2012). Lo consiglio a tutti. Il pezzo seguente viene dall’ultimo che sto leggendo, che come tutti gli altri è la romanzata ed esagerata vita dell’autore stesso alle prese con formidabili personaggi che forse ha conosciuto e forse no, ma che certamente ha saputo raccontare in modo esilarante.
In questo breve estratto di Genio, Dennis accenna alle difficoltà incorse nel dover scrivere idiozie per tirare a campare tra un libro e l’altro (tutte le note sono sue). Chi fra di voi si arrabatta con la scrittura, e ha una anche seppur vaga familiarità con le magagne dell’editoria, è invitato a fare il gioco delle differenze (come sulla Settimana Enigmistica, sì) tra il 1962 e oggi.
Salli[1] si diede un tocco di cipria sul nasino all’insù[2] e i suoi occhi viola[3] scrutarono a lungo l’immagine riflessa nello specchio.«Caspiterina»[4] pensò. «Ventidue anni[5] domani, e sono ancora zitella[6]. Se solo arrivasse il mio principe azzurro!»[7]
– Patrick Dennis (Genio, 1962)
- Tendenzialmente piacciono i diminutivi di nomi vittoriani come Candy per Candace, Debby per Deborah, o Vicky per Victoria. Ma la grafia all’italiana – Patti, Susi, Jeri – al momento fa furore, e chi sono io per oppormi allo spirito dei tempi?
- Alle eroine dei racconti brevi non sono permessi nasi aquilini, romani, semitici o camusi. Ciò nonostante la rinoplastica è uno degli argomenti preferiti nella sezione bellezza: Vi piace il vostro naso?
- È un colore che ora come ora va per la maggiore, a causa di – o malgrado – Elizabeth Taylor. Gli occhi viola hanno completamente sostituito i verdi e i turchese.
- La gran parte delle ragazze avrebbe detto «Cazzo», ma tocca inchinarsi alla quota di lettrici integraliste che inviano missive con l’immutabile chiusa: «… cancellate il mio abbonamento a questa rivista oscena, che io ho già buttato nel posto che merita: il fuoco!»
- Poiché l’età media delle abbonate – se non il quoziente intellettivo – è ventidue e mezzo, non ci sono eroine più vecchie. Nell’ambiente questo si chiama «creare immedesimazione nel lettore».
- Ci si può stupire?
- Nel paragrafo successivo suoneranno alla porta e apparirà un Jeff, un Greg o un Tad – slanciato, con un bel naso, qualche lentiggine e sorriso spensierato – che ha sbagliato appartamento, mentre l’acida e malevola Claire, Sandra o Sybil pesta l’aristocratico piede sul pavimento del piano di sopra. Devo guadagnarmi da vivere.
Un altro “consiglio” – se vogliamo chiamarlo così – di Dennis è il seguente:
«Eh… » ricominciò mia moglie, derelitta. Non è ancora riuscita a imparare l’arte della bugia in società, e questo benché le abbia spiegato che ciò che distingue uno scrittore veramente creativo è la capacità di improvvisare sull’istante storielle plausibili. Prima di raccontare una frottola, Mark Twain faceva sempre una premessa: «Oh, mi piacerebbe moltissimo, ma…», e nello spazio di quelle cinque parole sapeva inventare una scusa perfettamente valida. È un ottimo esercizio, per un romanziere.
– Patrick Dennis (Genio, 1962).
Avete capito il tipo, dopodiché potete pensarne quel che vi pare, ma io sono prossimo all’adorazione.
Spero di avervi incuriosito e divertito, dopotutto questo breve post scritto in uno dei giorni più pigri e meno affollati della rete non si prefiggeva nessun altro scopo. Se invece vi siete annoiati o non ve ne frega nulla, qui non si fanno rimborsi. Buona giornata.
