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| STICCON XXVII 2013 |
Come ogni anno, l'ultimo fine settimana di maggio è dedicato a Star Trek e alla Sci-fi in genere, si parte la mattina e si torna quando si torna. Di solito i giorni della convention sono caldi e assolati, ma questa volta gli elementi si sono accaniti sul fine settimana, e i previsti temporali non si sono fatti disattendere. Che si dice, allora: convention bagnata, convention fortunata? Sì, va beh. La verità è una sola, ho negligentemente dimenticato il Towel Day e sono stato punito nel modo più appropriato, con un paio di acquazzoni che mi hanno inzuppato fin nelle scarpe. Belgio! E dire che arrivando a Bellaria c’era anche il sole. Non tanto, ma abbastanza da far temere d’essermi coperto troppo, e che sarei stato cotto nella mia felpa. Wrong! Tuttavia, le copiose perdite alla vescica di Zeus, sono solo la punta dell’iceberg aneddotico di questo sabato in STICCON, quindi procedo con la scaletta.
- Giro di perlustrazione del centro congressi con saluti agli amici trekkie ritrovati, indagine sulla locazione della Sala Jupiter dove si sarebbe tenuta una conferenza nel pomeriggio, e di cui parlerò più avanti.
- Proiezione di un cortometraggio realizzato da Ghostbusters Italia, davvero ben girato, con impegno e passione. Hanno coinvolto i doppiatori originali e realizzato costumi e accessori in modo eccellente. Complimenti.
- David Prowse AKA Darth Vader ha un accento britannico che va oltre la mia ridotta comprensione, ho colto solo l’aneddoto sul tizio che gli disse che non sarebbe mai stato Mister Olimpia, e non perché troppo alto e con una massa muscolare non adatta, ma perché ha i piedi brutti. Fascinating.
- “Parole che si fanno immagini: storie di fantascienza dal libro al film”, intervento di Michele Tetro in Sala Jupiter (sì, quella del sopralluogo). Per me, il momento più interessante di quest’anno. Ottima l’esposizione, lo scambio di pareri e gli esempi calzanti, su alcuni dei quali mi sono sentito ignorante come una capretta ma sempre curioso. Guarderò il Solaris di Tarkovsky, è deciso.
- Robert Duncan McNeill AKA Tom Paris in Star Trek Voyager, simpatico ma non indimenticabile. Alcuni aneddoti me li sono persi ma mi sono stati poi raccontati, come le Fart Wars tra lui, Tim Russ (Tuvok) e Nathan Phillips (Neelix). «Very childish», come dice lui. Poi quello sulla tizia che in una convention non so dove gli ha chiesto di sposarla – i fans possono essere davvero pazzi – e la sua risposta: «Io non porto l’anello, ma mia moglie sì. Se vuoi chiedere a lei…» ma soprattutto mi ha ricordato quello che è il mio personaggio preferito da lui interpretato – sempre i Voyager – ossia Captain Proton, che anche a lui amava al punto di suggerire scherzosamente alla produzione uno spin-off tutto suo.
- Dario Argento, noioso e inconcludente come il suo modo di parlare. Ho colto un paio di perle, come la sua scoperta del 3D al cinema, guardando Hugo Cabret di Martin Scorsese (vi vedo, riconosco quelle smorfie, sono le stesse che ho fatto io). In quel momento, il “Maestro” dice di aver compreso che solo quel mezzo poteva dare a Dracula la dimensione che gli era sempre mancata e che lui avrebbe sempre voluto dargli. Ah ha, affascinante. Spero non abbiate un sarcasmometro nei paraggi, o potrebbe esplodere. Colgo anche una nota di autocompiacimento su L’Uccello dalle Piume di Cristallo, che lui dice essere stato tanto avanti a quel tempo da aver rischiato di non uscire, adulato e sostenuto dai suoi due intervistatori-supporters che non saprei identificare, perciò me ne scuserete. In fine faccio in tempo a sentirgli dice che dopo la mancata regia del Rigoletto volle girare Opera scegliendo una diciotto-diciannovenne per il ruolo di Lady Macbeth perché gli pareva una trovata originale, e allora eccolo, il paragone col Maestro Antonio Pierfederici Della Corte (interpretato da Marcello Cesena in Hollywood Party, 1995), già in nuce dalle prime battute, si fa sfolgorante e palese. Ve ne agevolo pertanto il filmato e qui vi saluto, giacché udite siffatte fregnacce s’era fatta l’ora di tornare a casa.

