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mercoledì 24 novembre 2010

Due parole su Voldemort e i Mangiamorte

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Ieri sono andato a vedere l’ultimo film della saga di Harry Potter (I Doni della Morte, Parte I) dove ho trovato ben descritti quelli che sono Voldemort e i suoi Mangiamorte, oltre al resto del film che è venuto davvero bene (menomale, avevo un po’ paura) grazie a una regia attenta, una fotografia spettacolare e degli attori che – neanche a dirlo – sono “in parte” da tempo, per non dire del libro che è stato rispettato e (in un qualche modo mi è sembrato di sentirlo) trattato amorevolmente.

Le mie riflessioni però sono andate verso i cattivi.

Figura complessa quanto ben congegnata, Voldemort è sotto sotto un uomo patetico e triste: avendo sofferto nella sua infanzia, decide di rifarsi sugli altri, negare le proprie origini mascherandole con odio razziale e usando violenza e prepotenza come mezzi per farsi, se non amare, per lo meno adorare e temere. Personaggi così, la storia ne ha sfornati un sacco. Voldemort quindi mi piace per com’è concepito (se vogliamo, in modo attento e accurato), ma “a tu per tu” lo trovo più da compatirsi che da odiarsi. Violenze sugli animali e i compagni da gioco da piccolo, una bugia dietro l’altra per nascondere il passato (il padre babbano, e quindi le origini da sanguemisto), una disperata ricerca del potere per il potere solo per sentirsi più forte (al sicuro) e scacciare così le paure di cui non si libererà mai (il desiderio d’immortalità è la chiave di volta della sua paura).

I Mangiamorte, invece… ecco, loro sono detestabili. Ometti e donnette che entrano nella scia di questo personaggio per assaporarne i brandelli di potere, temendolo ma seguendolo ovunque, incapaci di accettare un mondo che cambia (l’ossessione puerile per il sangue puro, il senso penosamente snob di superiorità per i non maghi o per chi ha genitori e parenti babbani) e al quale non sanno rispondere in altro modo che seguendo come remore lo squalo più grosso del reef. Gente così, che ha cavalcato l’onda di dittatori e criminali, ingrassando delle miserie altrui, crescendo in spocchiosa arroganza, ostentando un senso di superiorità del tutto ingiustificato, riesce a farmi soltanto schifo. Non sono neppure da compatire. Per questo, quando qua e là leggo di fans ammaliati dai Mangiamorte, mi domando se capiscono quello che leggono (sì, forse è un gioco di crudeltà, ma il contesto non mi coinvolge).

In fine, Voldemort è forse il frutto di un passato crudele, ma lo è anche quello di diversi personaggi (Harry Potter, per esempio) che hanno saputo affrontare diversamente il proprio passato. Neville Paciock (Longbottom, nell’originale) è il mio preferito più o meno dall’inizio della saga. Ha sofferto quanto e più degli altri – non godendo, in più, del sostegno ricevuto invece da Harry – ma questo non ne ha fatto un mostro o un omuncolo disperato, pateticamente crudele e timoroso, è invece cresciuto e maturato attraverso la saga come accade ai personaggi che, seppur marginali, possono contare su un autore o un’autrice di talento. In questo trovo stia il valore dei personaggi e della loro narrazione, quelli che si sviluppano da una trama comune per prendere vie opposte. Un po’ come nella vita, dopotutto. Quindi, se posso accettare che uno come Tom Riddle diventi Voldemort, trovando in se stesso l’unica forza dell’odio, e che Neville diventi… beh, Neville!, trovando in sé coraggio e compassione, resto indifferente e schifato di fronte ai Mangiamorte.

Quale stupida idea spinge qualcuno a seguire un Leader che ha come interesse primario se stesso e nient’altro? Sai che verrai usato e spremuto, sarai carne da cannone e zavorra da scaricare, verrai lasciato alle spalle in ritirata e spinto in avanti per l’assalto. Individui così si credono sempre più furbi di quanto non siano, si aggrappano all’idea che ci sia un fine comune, uno scopo meschino che solo così possono ottenere. Ed è vero, la meschinità dei loro fini non avrebbe lecito in società, non in una civile. Razzismo, controllo sociale, conflitto d’interessi, tutto fiorisce all’ombra del mostro. E se il mostro cade, allora fuggono e si sparpagliano. Negano ciò che è stato, raccontano altre bugie per coprire scomode verità. Mi fanno, lo ripeto, schifo. Spesso poi le loro origini sono quelle di bambocci viziati (Lucius Malfoy e famiglia) o bruti senza scopo, utili pedine per Voldemort, ma solo un branco di stupidi incappucciati razzisti che si divertono a spaventare e uccidere. Sì, direi – complimenti alla Rowling – che li odio. Quasi fossero veri, eh?
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