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domenica 8 gennaio 2012

Post di servizio per i lettori del Bignami

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Lammerda©
Cari lettori della Ciofecanovela dei Vampiri Glitter, per venire incontro a quanti vogliano recuperare alcuni post o si siano persi le parodie, ho sistemato le etichette. Grazie ai titoli qui riportati potete accedere ai bignami completi di ogni capitolo della saga: Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Dawn. Invece, tramite Stephenie Meyer o Bignami, avrete tutto l’ambaradan, dal post più recente a quello che ha visto gli pterodattili fare nido a Pangea. Buona lettura e grazie per le visite e i commenti che danno un senso alla lettura di tutta questa roba infame.

P.S. Se avete un senso di déjà-vu, non siete matti. Ho ri-uppato questo post dal passato per tenerlo in bella vista. Se poi capisco come metterlo in primo piano, allora lo ciocco lì e non se ne parla più.

domenica 27 dicembre 2009

Twilight: il film - Cineracconto

4 commenti
Ho appena visto il film tratto dall’omonimo libro, e posso capirne il successo: a parte qualche accenno di azione extra, la storia è egualmente noiosa e pedissequa al primo volume della tetralogia, perciò è comprensibile che abbia soddisfatto i fan di Bella e Edward. Scrivere il Cineracconto, dopo aver già raccontato il libro in un Bignami, sarebbe superfluo, ma visto che ho tempo lo faccio lo stesso.

Isabella Swan è una ragazza di Phoenix che per un capriccio della trama si trasferisce nella sperduta e umida Forks mentre la madre accompagna il nuovo marito in giro per la Florida a caccia di ingaggi in squadre di baseball. Lo Sceriffo di Forks è il padre naturale di Bella, ecco perché – malgrado il luogo abbia le attrattive di un cesso della stazione – viene scelto come luogo di permanenza per l’anno scolastico. Bella è impacciata, ma non quanto nel libro. Nel film scivola sul ghiaccio e cose così, mentre sulla carta era una calamità anche sull’asfalto asciutto. Quando arriva a scuola non viene accolta come – pardonnez moi pour le français – la Figa del Millennio, ma per la tizia nuova che è. Certo, a certi adolescenti basta poco come stimolo, e infatti viene abbordata ma declina con impacciata cortesia.

Una cosa importante che dovete tenere conto del film è che è moscio, gli attori parlano bisbigliando o mormorando, cercando inutilmente di dare intensità a dialoghi intellettualmente inferiori a un chiocciare di galline nell’aia. E questo, alla lunga, dà noia. A circa un terzo del film (grazie ai potenti mezzi di SKY) sono passato alla lingua originale per vedere la differenza. No, non migliora. I doppiatori mantengono con professionalità quel ruminare a fil di labbra che evidentemente – per la regista, il cast e il pubblico – fa figo. A fare la parte del leone però non sono i dialoghi ma gli sguardi muti, espressivi come la mimica di una salvietta. Tutto questo gran guardarsi e non dire nulla dovrebbe lasciare intendere la profondità dei personaggi e la tensione sensuale sotterranea tra Bella e Edward. Sì, col piffero. A guardarli sembra che abbiano perso il filo dei loro pensieri e si siano incantati come due canarini davanti allo specchio.

A scuola Bella conosce Edward, il fighissimo – dicono loro – figlio adottivo del Dott. Cullen, e mentre pronunciano questa falsità, entra un tizio truccato come una diva del muto e espressivo come una maschera kabuki. Interessante, un protagonista drag queen? No, è un trucco da vampiro fatto con la trousse smessa di Robert Smith dei Cure ma eseguito da Loredana Bertè in una giornata no. Fa cagare, insomma. Eppure dicono sia figo all’inverosimile. Sarà, ma io trovo più carino Mike, il ragazzetto che ronza intorno a Bella ma poi capisce e si mette con Jessica (anche se l’ago della sua bussola ormonale non smette di indicare il nord nei pressi di Bella Lido). Altro bel manzetto su cui potrebbe concentrarsi è Jacob, prestante ragazzo indiano e figlio del migliore amico di suo padre, ma una volta entrato in scena Edward non ce n’è per nessuno.
Va beh, sapete già che Edward è un vampiro e che s’innamorano, perciò la facciamo breve. Dopo un balletto in cui Ed evita Bella per paura di non resistere al richiamo del suo emocromo, i due si mettono insieme dopo che lui la salva da un gruppetto di simpatici stupratori di strada. Nel frattempo, raccogliendo indizi che neanche Pollicino, ma che erano lampanti per chiunque, Bella capisce che Ed è un vampiro. Lui glielo conferma mettendosi al sole per mostrarle la sua vera natura. No, non si scotta né attacca a urlare accartocciandosi. Brilla di lustrini, invece. Un effetto moscio come la recitazione e la trama (coerente, quindi) coadiuvato da un tintinnio di campanelle che ricorda involontariamente Trilly Campanellino. Tristezza.

Le cose però non vanno a meraviglia... c’è qualcuno che ammazza gente in città (e siccome gli abitanti sono 4.120, si nota un filo) ma le forze di polizia, capitanate dall’astuto padre di Bella, pensano a un animale. La teoria si sputtana leggermente quando trovano un impronta umana nei pressi della seconda vittima, ma intanto i cattivi sono lontani e gli hanno fatto perdere le tracce. l’incontro Buon Vs. Cattivi avviene durante una partita di baseball della famiglia Cullen in vacanza, dove spuntano appunto i tre ceffi: Laurent, James e Victoria. Sembra stiano facendo pace, quando James sniffa Bella e perde la testa. Inizia quel po’ di azione che la pellicola si porta a casa. Salvare Bella, nasconderla, proteggerla per sempre anche se la conoscono da giovedì... sì, perché Ed la ama, e quindi è della famiglia. Astutamente la portano a Phoenix, ma James si introduce nella scuola e scopre il vecchio indirizzo di Bella, così la incastra con un trucchetto: le fa sentire la voce della madre al telefono, ma in realtà si tratta di un home video fregato a casa loro. È sufficiente, Bella si presenta sola e disarmata come richiesto, pronunciando la sua frase figa “dare la vita per una persona che ami è un bel modo per morire”, peccato che la madre fosse ancora in Florida. Culo o super poteri vampirici, arrivano i Cullen che la salvano facendo a pezzi James e dandogli fuoco, ma Bella ha una gamba dotta e contusioni varie con effetto dalmata. Così s’inventano un incidente increscioso: sarebbe rotolata dalle scale sfondando una finestra. Visto che è un impedita, i genitori ci credono. Gran finale con loro due al ballo della scuola e primo piano di Victoria che li spia e ghigna vendetta. Fine.
Tutto sommato del film ho apprezzato solo un breve dialogo in cui Bella afferma di trovare “miserable” (a quel punto ero già passato all’inglese, sorry) il fatto che ripetano il liceo a manovella ogni anno. Ed spiega che è l’unico modo per restare in un posto il più a lungo possibile. Forse, se la Meyer l’avesse messo nel libro, l’avrei trovato meno cretino... beh, forse. Anzi, no. Però un tentativo di spiegazione non avrebbe fatto schifo. Comunque vi invito a guardare il film solo con una buona dose di caffè e umorismo, magari in compagnia di amici per commentare a dovere l’opera in questione. Faccio presente che nella scena del salvataggio (quella più movimentata) mi sono quasi addormentato, quindi non fatevi illusione neanche sul ritmo. Gli attori sostituiscono l’intensità con lo sguardo fisso, e la recitazione col mormorio, perciò risulta un film moscio e fiacco – l’ho già detto ma è bene ribadirlo – oltre che penoso da seguire. Se non siete più che convinti/e che Edward Cullen sia bello, bello, bello in modo assurdo, lasciate perdere, questo film non fa per voi. Però se avete tempo da buttare e curiosità, azzardate pure un tentativo. Non mi prendo responsabilità, sia chiaro.

giovedì 25 giugno 2009

Twilight Bignami

9 commenti
ATTENZIONE: Mi sono ritrovato a leggere questo libro per morbosa curiosità, più che altro sorpreso dal fenomeno, eccetera. Vi avverto che questo post contiene un riassunto, perciò è zeppo di SPOILER che, se avete intenzione di leggere il libro, magari non volete sapere ora. Tuttavia, se intendete procedere mossi dalla stessa curiosità che ha spinto me, andate avanti.
«Eccezionale! Colpi di scena senza respiro travolgono personaggi complessi e indimenticabili in una trama fitta e ricca quanto un arazzo d’epoca».
Ma ora parliamo di Twilight…

Se l’adolescenza è una brutta bestia (e lo è), il contatto con le glitterate forze delle tenebre può dargli una mano santa giù per il burrone più vicino. È così che Bella, una sfigata diciassettenne con una tragica storia di labirintite mal curata e disturbi motori probabilmente ascrivibili alla sfera neurologica, scopre l’esistenza dei non morti (o diversamente vivi, se ci tenete al politicamente corretto).

Figlia di una hippie stonata che ha dimenticato il cervello negli anni ’60 e di uno sceriffo che non piglierebbe un raffreddore neanche pedinandolo in mutande in mezzo a una tormenta, la giovinetta è degna prole di cotanti genitori. La incontriamo all’inizio del libro, come capita sempre coi protagonisti (specie se voce narrante). Bella ammette fin da principio di avere problemi di equilibrio, vale a dire che saprebbe inciampare nelle microimperfezioni di un pavimento di marmo levigato o ammazzarsi in una porta girevole. Che eroina! Ma le cose si mettono in moto quando decide di trasferirsi dall’assolata Phoenix a Forks, paesino remoto dove piove sempre e con un tasso di umidità pari alla Laguna di Venezia (sotto il livello dell’acqua). Le cose in realtà stanno così (ma le scopriremo solo casualmente più avanti, visto che all’inizio pare non esserci una ragione logica): i suoi genitori sono divorziati e la madre hippie sta attualmente con un giocatore di baseball/basket/pinnacolo… (insomma, non mi ricordo), di serie C o anche meno; decide quindi di seguirlo across the nation per cercare una cispia di squadra che lo metta in campo, anche solo come piattino delle offerte. Bella quindi va dal padre, che è lo sceriffo di Forks, dove il crimine maggiore è probabilmente la violenza sessuale su pollame da cortile. Fin da subito ripete fino alla nausea che odia quel posto, che l’ha sempre odiato, che l’odierà in eterno e che con suo padre non c’è dialogo. Il problema del dialogo effettivamente c’è, in quanto Charlie (il Papi), è piatto come uno scampolo di carta da parati. Avessero messo uno stand-up al suo posto, nessuno se ne sarebbe accorto. Neppure i tromba galline di Forks, che vivono tutt’oggi in latitanza. Ecco, se magari i personaggi di contorno non fossero bidimensionali, può darsi che Forks non farebbe cagarissimo. Ma, ahimè, non lo sapremo mai!

Bene, a questo punto Bella è giunta in città. Charlie le fa trovare un pick-up rosso, grosso come un tank delle panzerdivisionen, ideale per andarsene in giro se hai diciassette anni, la coordinazione di un bradipo in lavatrice e il senso dell’equilibrio di un uovo sulla fune. Apparentemente sarebbe la sfigata per antonomasia, presente sui santini di Santa Impomata (e non come guest star), eppure, appena arriva, le si sguinzaglia appresso un codazzo di giovanotti pronti a offrirle il loro piede destro in cambio di una parola gentile. Lei non se ne capacita (e non sto a dirvi io). Fatto sta che tra i ragazzotti più o meno bellocci, più o meno svegli e più o meno arrapati (ricci e conigli protestano scandalizzati), nota un gruppetto di modelli e modelle, un angolo di Vogue in sala mensa. Sono i Cullen, figli di un dottore dell’ospedale locale (minchia, c’hanno l’ospedale, allora non stanno in provincia di Fanculandia Lido!), tutti gnocchi dal primo all’ultimo, ma belli, belli, belli in modo assurdo (come ci terrà poi a ribadire Bella per tutto il libro); sono Rosalie, Emmett, Alice, Jasper e Edward. Naturalmente Edward è il più gnocco (secondo lei), e del tutto casualmente ai fini della trama, è l’unico single. Eh già, caso vuole che siano tutti figli adottivi, perciò Rosalie se la fa con Emmett, e Alice con Jasper, mentre Edward è il Reggitore di Moccolo Ufficiale, eletto solennemente con cerimonia, investitura e quant’altro.
E qui c’è il primo problema, perché Bella nota lo sguardo assassino di Edward, che lei interpreta come odio puro. Così inizia a prugnare e farsi paranoie, visto che il figo del reame la guarda come una cotoletta. Per un tot di pagine sta menata diventa il fil rouge dei pensieri di Bella. Ebbene sì, pensa. Ma nulla di interessante, vi assicuro. Poi capita che la nostra eroina, come al solito, non sa neanche uscire di scuola senza farsi trasformare in una decalcomania (magari ha preso simpatia per quello stand-up di suo padre), così un furgone starebbe per piallarla contro il suo pick-up, ma Edward appare dal nulla e la salva, piantando le mani in uno come fosse Pongo e le spalle nell’altro come fosse Didò. Un sospetto incrina i pensieri di Bella: «Forse questo ragazzo ha qualcosa di speciale». Evidentemente non è informata che a Forks l’umidità piega le lamiere delle auto, ma fa niente. In ogni caso la portano in ospedale, per constatare che non si è fatta nulla e scoprire che il ragazzo che guidava il furgone è sopraffatto dal senso di colpa – e dal pensiero di lasciare la gallina con cui ha una solida relazione fin dalla terza media – per provarci con lei. In ospedale conosce il Dott. Cullen, che ha trent’anni e pare uscito da una campagna pubblicitaria di Calvin Klein, eppure è sposato da non si sa quanto e ha adottato un parterre di “adolescenti” che sono belli, belli, belli in modo assurdo. Lo ripeto perché Bella ci tiene.

Nei giorni a seguire, Bella chiacchiera con Jessica, la Gazzetta di Forks in persona, così scopre qualcosa sui Cullen. Vivono in una casa nella foresta, ogni tanto spariscono, sono tutti ipergnocchi e nessuno è in rapporti che vadano al di là della conoscenza con l’intera famiglia. Insomma, stanno sulle loro. Bella si dice che, essendo belli, belli, belli in modo assurdo, e essendo Forks una città di tromba galline, tutto sommato mica hanno torto. Il grosso cambiamento avviene con Edward, che da un giorno all’altro inizia a cagarsela e scherzarci pure. Lei non ci capisce una forca, ma si dice che tutto sommato, visto che è bello, bello… va beh, avete capito, la cosa non le dà per niente fastidio. Così iniziano prima a chiacchierare, poi a punzecchiarsi e farsi domande a cui Edward risponde a monosillabi o col sorriso sghembo (emiparesi?) che a Bella piace tanto. La loro relazione si suggella quando Edward la salva di nuovo. Partita con le amiche per un giretto nella città più vicina, dove le grida di piacere del pollame non disturba la quiete pubblica, si allontana distrattamente capitando nel quartiere di una gang di stupratori. Loro, vista la pronta consegna, non si farebbero certo pregare, ma arriva Edward sul suo scintillante… Volvo. Va beh, un po’ spoetizzante, ma volete mettere? Di fronte a una banda di giovanottoni alticci e infoiati (probabilmente mollati dalle rispettive galline), anche un Apecar non fa schifo nessuno.
Da questo momento in poi, la storia d’amore tra Bella e Edward può dirsi iniziata, e anche le confessioni e confidenze che condurranno il giovane a rivelarle la sua natura di Fata Winx ematofaga. Prima però dobbiamo parlare degli indiani. No, non diventa un western, ce n’è abbastanza di EMO per scongiurare qualcosa di più movimentato. Durante una gitarella coi compagni di classe, Bella incontra Jackob, figlio del vecchio amico di suo padre che gli aveva venduto il furgone tank rosso ciliegia che Bella usa per terrorizzare la cittadinanza, ma soprattutto se stessa. Jackob e suo padre sono della tribù Quileute, e lui le parla di leggende sui vampiri che riguardano la famiglia Cullen, e storie di lupi mannari che riguardano la sua gente. Bella se lo liscia, intorta… e insomma, fa la gatta morta; così si fa raccontare storia e leggenda, iniziando a sospettare che Edward non sia il cugino pallido di Superman ma bensì un vampiro! Scopre così che i Quileute non godono niente i Cullen – rendendo automaticamente simpatica la tribù a tutti i lettori con un quoziente intellettivo superiore alle due cifre – e che gli hanno proibito l’accesso alla riserva e ai territori di caccia. Io avrei aggiunto anche l’aia, perché non si sa mai, tuttavia più tardi nel libro Edward smentisce questa teoria raccontando a Bella che: «A Emmett piace l’orso, ma io vado pazzo per il puma». Trattenendosi dal domandare: «Con le olive?» il lettore è invitato a passare oltre.

Va beh, la storia procede, si fanno gli occhi dolci, ripetono in continuazione quanto Edward sia bello, bello, bello in modo assurdo, finché un giorno Edward la porta nel boschetto per mostrarle la sua vera natura. Bella è un po’ preoccupata, magari pensa che le sta per presentare il suo harem-pollaio, ma lui si mette sotto il sole, al centro di una radura, e attacca a brillare come una cazzo di fatina. Ma glittera proprio, eh! “Come se tanti piccoli diamanti scintillassero sulla sua pelle”. Una Winx, insomma. EMO Winx, perché dopotutto è molto mortaccino e sempre depresso. Beh, è pallido come la ceramica da bagno e ha un paio di occhiate tipo panda, che pure quello è un animale tanto, tanto fortunato. Bella a questo punto dovrebbe restarci un attimo, invece lo trova bellissimo, gli dichiara eterno e imperituro amore, giurando sull’onore di Alfea che tutte le altre fate sono miserabili cessi a pedali, dalla prima all’ultima, poi sputa sulla tessera del Winx Club provocando le ire di Satana che ne è Amministratore Delegato.
Edward ne rimane talmente impressionato che la presenta alla sua famiglia. I “genitori”, Carlisle e Esme, l’accolgono con gioia, sollevati dal fatto che Edward si sia messo con lei prima di prendere il brutto vizio di impalmare galline. Ma non tutti sono entusiasti, Rosalie per esempio guarda Bella come una merda caduta sulla testa della sua famiglia. Scatenando così un’immediata simpatia, lo so. Emmett, il moroso di Rosalie, guarda Bella come una cretina, e quando la piccola impedita dice una cosa giusta, resta sbalordito. Sì, anche lui fa simpatia. Alice è dalla parte di Edward, anche se ha il potere di vedere nel futuro, e di conseguenza scorge tanta di quella merda che ha speso un capitale in carta igienica preventiva. Jasper, il moroso di Alice, ha un dono empatico: può controllare le emozioni della gente, così non sei mai sicuro se ti sta sul culo o no, oppure se sei tu a stargli simpatico come la sabbia nelle mutande. Poi Carlisle, ossia il Dott. Cullen, le racconta la storia della sua vita, morso da un vampiro nel 1600, sopravvissuto vagabondando per l’Europa rifiutandosi di nutrirsi di sangue umano, e in fine la scelta di diventare dottore per salvare la gente invece che ciucciarsela come un fruttino. Bella trova tutto ciò molto edificante e romantico, io invece mi sono fatto due balle che dopo un po’ parlavano fra loro di tutt’altro per non dar retta al libro.

Arriva un temporale della madonna che sposta i santi, così Edward invita Bella a una partita di baseball. Baseball sotto l’Apocalisse? Perché no? A questo punto sembra quasi un colpo di scena, perfino un risvolto interessante della trama. Il motivo della partita con temporale è quanto mai imbarazzante: i vampiri, che giocano su un campo che è il doppio del regolamentare, tirano certe bordate che sembrano tuoni, ecco perché aspettano che il cielo si rivolti come un calzino per bullarsi della loro potenza da powerplayer. Sì, sono dei poveri cazzoni.
Finalmente però succede qualcosa. Attirati dai tuoni posticci, un terzetto di vampiri arriva e chiede se possono giocare. E questi sono vampiri per davvero (anche un tantino Gangrel, se capite cosa intendo), bevono sangue umano, si tengono alla larga dalla gente e mai, dico mai, passerebbero l’eternità al liceo, anno dopo anno dopo anno… e così via. Tanto che uno di loro nota Bella (esattamente come si nota la gazzella debole nella savana) e se ne incapriccia. Insomma, vorrebbe scolarsela come una birra, ma Edward e la sua famiglia – che non hanno un cazzo di meglio da fare, evidentemente – la difendono.

Parte uno scapicollato quanto stupido piano per salvare l’impedita dal vampiro cattivo. L’idea è di farle lasciare la città con una scusa del cavolo, tipo che ha finito il latte e deve assolutamente andarlo a comprare dall’altra parte della nazione o la maledizione della mucca di Fruttolo si abbatterà sulle loro teste sotto forma di turbo diarrea. Bella ci pensa su e decide di fare una scenata al Papi, fotocopiando quella fattagli a suo tempo dalla moglie quando l’aveva lasciato (il trauma di vedersi scaricato pure dalla figlia è omaggio, invece), così decidono di partire per… Phoenix! Trovano geniale l’idea di nasconderla a casa sua, e questo getta un faro sull’idiozia di questa gente e pone non pochi dubbi su come siano sopravvissuti fino ad oggi avendo piani così cretini. Va beh, amen. A complicare tutto arriva a Bella una telefonata da parte della madre. Insomma… al telefono si sente chiamare dalla madre ma poi interviene il cattivo, James, che le da appuntamento nell’edificio di fronte a casa sua se vuole rivedere sua madre viva. «E mi raccomando», insiste lui che deve aver intuito l’idiota patentata che ha davanti, «non avvertire i tuoi amici, è una cosa fra di noi. Anzi sbrigati perché ho un certo appetito, o mamma crepa». Mentre tu sei li che ti canticchi tutto allegro, “sopra la zanna la mamma campa, sotto la zanna la mamma crepa” pregustando la tragedia, questa riesce a tingersi di tinte ancor più ridicole. Bella arriva sul posto, ma trova solo un vecchio video di famiglia in cui mamma la chiama dalla piscina. E il vampiro che gongola, naturalmente. La domanda sorgerebbe spontanea, ovvero: possibile che al telefono non abbia capito che la voce veniva da una TV accesa? Ma ormai dovreste aver imparato a non sottovalutare la stupidità di Bella, che infatti piange il suo destino crudele, vittima di un astuto e diabolico piano (sì, va beh). Naturalmente, quando è lì lì per rendere l’anima all’autrice, arriva la cavalleria. Vi risparmio lo zucchero, sappiate solo che lui la salva, lei si commuove e tutto finisce bene.

Una volta in ospedale – perché il cattivo è riuscito per lo meno a romperle una gamba e pestarla come una zampogna (se volete aprire un James Fan Club, fatemi un fischio) – Edward le racconta di come è sempre stato sulle sue tracce, di quanto la ami e bla, bla, bla. Poi lei torna a casa, presenta Edward al padre come suo fidanzato, cazzi vari e gran finale al ballo studentesco. Tutto qui. Giuro! E mi domando ancora come sia riuscito a diventare un best seller. Oh beh, ogni pubblico si merita i libri che si piglia. E viceversa.

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