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venerdì 18 maggio 2012

Dark Shadows, recensione e cineracconto.

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“Dark Shadows” (Tim Burton, 2012).  
Sono stato a vedere Dark Shadows, il più recente e disperato tentativo di Tim Burton per risultare simpatico al grande pubblico. Tutto sommato si è rivelata un’innocua commediola, sebbene ignori quante libertà il vecchio Tim si sia preso rispetto alla serie originale del ‘66, perciò non ho sofferto delle crisi da reboot che sono costate parecchia sofferenza ai fans dell’originale. 
Sembrano lontani i tempi in cui si usciva dal cinema pienamente soddisfatti dopo la visione di un suo film, eppure non si può dire – in tutta onestà – che si sia messo a girare Lammerda© com’è capitato ad altri suoi colleghi. Più che altro questo Dark Shadow è un simpatico cabaret, una rivista in costume nella quale Burton fa finta di tornare ai suoi temi cupi originali e Johnny Depp gigioneggia da capocomico. Non brutto, ma neppure un capolavoro. Tiepido. Chi ha detto insignificante? No, sarà stato uno spiffero.

Prima di venire al cineracconto però voglio sottoporvi brevemente una manche di Sosia accazzo in tema con questo film, poi ditemi voi se non è azzeccato. Io ho pensato a Rheon nell’esatto istante in cui ho visto la faccia di Depp truccata come una maschera kabuki. Giuro.


ATTENZIONE: segue cineracconto con tanti di quegli spoiler che ne avrete visti altrettanti solo sugli aerei di linea o sull’auto di un tamarro, perciò siete avvertiti e invitati a non venite a piangnucolare perché il blogger cattivo vi ha rovinato la sorpresa. Gne gne gne!

martedì 8 maggio 2012

Sosia Accazzo: Glenn Close & Robin Williams

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Dopo Teschio Rosso & The Mask ho deciso di varare la serie dei Sosia Accazzo, così almeno avrò qualcosa – di profondamente idiota – da postare sul blog per tenerlo in vita. Lo so, non è altro che junk-food, e a nutrirlo così gli verrà un fegato come il Piemonte (dove tra l’altro fatto un ottimo paté, quindi è pure azzeccato), ma i blogs non hanno problemi di linea né di colesterolo (fortunati bastardi). 

Questa volta mi concentrerò su Glenn Close – una donna dalle doti più straordinarie e inconsuete – e Robin Williams, il buon vecchio Mork eccetera eccetera. Il motivo è Albert Nobbs, film nel quale la nostra Glenn interpreta il ruolo di una donna che si traveste per  lavorare come maggiordomo. 


Ecco, non vi sembra la versione snella e depilata di Williams? Io sono rimasto sbalordito. Certo, ha sempre avuto lineamenti forti, ma ve la ricordate quant’era magnifica ne Le Relazioni Pericolose? Va bene, questo per dire che vado pazzo per questa donna e per tutte le sue metamorfosi, anche le più estreme. Ci vuole coraggio, ci vuole personalità, ci vuole bravura. Qua e si parlava di dee o muse del blog, figure che ispirano eccetera. L’idea mi piaceva, ma non avrei saputo chi scegliere. Bene, Glenn è perfetta. E poi è anche un bell’omino, no? Beh, circa.

domenica 6 maggio 2012

Capitan America e il mistero della solanacea asgardiana!

6 commenti

ATTENZIONE: la lettura di questo post è sconsigliata ai minori di spirito. Tuttavia, se intendete procedere nonostante tutto, ogni danno inferto alle vostre capacità mentali non sarà da ritenersi di mia responsabilità.

… tutto questo per dire che ho visto Capitan America. Bellissimo. Il personaggio, la storia, la scenografia, il mescolarsi di fantascienza e anni ‘40 – le Luger che sparano raggi laser! – tutto splendido, guardatelo. Anche voi che storcete il naso perché è un personaggio così politicizzato bla bla bla e troppo americano gne gne gne, aprite la mente e guardatelo. Non ve ne pentirete!

Oh, e poi c’è il Teschio Rosso, il super cattivo nazista dell’Hydra interpretato da Hugo Weaving, che ho visto per la prima volta in Priscilla, la regina del deserto dove era la favolosa Mizzi. Dico, da Drag Queen a Teschio Rosso passando per l’Agente Smith di Matrix, V per Vendetta e Elrond del Signore degli Anelli. Quest’uomo sa fare di tutto, e magari se guardate bene bene bene lo spot dei comodini Foppapedretti lo scoprite anche lì nel ruolo del terzo cassetto dal basso.

Va bene, ma lasciamo in pace Hugo che deve calarsi nella dura parte del legno e torniamo al Teschio Rosso – il cui make-up è perfetto, per inciso – che acquisisce potere da un cubo asgardiano dai grandi poteri (potere potere potere, la ridondanza ci vuole, stacci), perché l’Hydra nasce come reparto di ricerca sovrannaturale specializzato in tradizioni norrene, come piaceva al baffetto monopalla. Solo che il Teschio ce la fa, trova il potere e ne sfrutta l’energia, anche se prima ha cazzeggiato con la formula incompleta del super soldato che gli ha regalato quella gradevole sfumatura color San Marzano (poi la stessa formula verrà perfezionata per creare Capitan America, che invece non somiglia a una solanacea).


Ecco, ma è stato guardando il Teschio che si trastullava coi poteri asgardiani pappappéro che ho pensato a un altro tizio che si gingillava con la maschera di Loki, ossia quel pomodoro acerbo di Mask. Ci avete pensato anche voi, vero? Lo so, è inutile che guardate dall’altra parte e fate le smorfie, sono gemelli asgardiani separati alla nascita. Così mi sono domandato che accipotta ci vedono gli asgardiani (sì, godo come un riccio nell’usare questa parola, fatevela piacere) nei tizi senza capelli, tutti colorati e con la faccia a bandiera pirata. Vabbè, questi campano di battaglia e immagino che un teschio non gli faccia caldo né freddo; però è un bel dilemma, non trovate? O magari no, sono solo io che scivolo nella follia sulla solita buccia di banana. E vorrei proprio sapere chi le lascia sempre in terra.
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