venerdì 18 maggio 2012

Dark Shadows, recensione e cineracconto.

“Dark Shadows” (Tim Burton, 2012).  
Sono stato a vedere Dark Shadows, il più recente e disperato tentativo di Tim Burton per risultare simpatico al grande pubblico. Tutto sommato si è rivelata un’innocua commediola, sebbene ignori quante libertà il vecchio Tim si sia preso rispetto alla serie originale del ‘66, perciò non ho sofferto delle crisi da reboot che sono costate parecchia sofferenza ai fans dell’originale. 
Sembrano lontani i tempi in cui si usciva dal cinema pienamente soddisfatti dopo la visione di un suo film, eppure non si può dire – in tutta onestà – che si sia messo a girare Lammerda© com’è capitato ad altri suoi colleghi. Più che altro questo Dark Shadow è un simpatico cabaret, una rivista in costume nella quale Burton fa finta di tornare ai suoi temi cupi originali e Johnny Depp gigioneggia da capocomico. Non brutto, ma neppure un capolavoro. Tiepido. Chi ha detto insignificante? No, sarà stato uno spiffero.

Prima di venire al cineracconto però voglio sottoporvi brevemente una manche di Sosia accazzo in tema con questo film, poi ditemi voi se non è azzeccato. Io ho pensato a Rheon nell’esatto istante in cui ho visto la faccia di Depp truccata come una maschera kabuki. Giuro.


ATTENZIONE: segue cineracconto con tanti di quegli spoiler che ne avrete visti altrettanti solo sugli aerei di linea o sull’auto di un tamarro, perciò siete avvertiti e invitati a non venite a piangnucolare perché il blogger cattivo vi ha rovinato la sorpresa. Gne gne gne!

La storia è quella dei Collins, giunti nel Maine da Liverpool nel 1752 per fare fortuna. Oh, e beati stronzi, ce la fanno. Mettono su un impero ittico, come dicono loro, ossia pesca e inscatolamento. Costruiscono la cittadina di Collinsport e il castello di Collinswood (Collins deve essere tipo “puffo”, “puffa” e “puffare”), dove qualche anno dopo un doccione a forma di cavalluccio marino spiaccica i padroni di casa nel bel mezzo di una romantica passeggiata. Il piccolo Barnabas, rampollo di famiglia che ha tutte le fattezze di Johnny Depp levigate da parecchio cerone, cresce spupazzandosi Angelique, la servetta con l’hobby della stregoneria interpretata da Eva Green (che fu già strega ne La Bussola d’Oro, quindi pratica del mestiere), ma decide poi di sposare una certa Josette, che vediamo brevemente in scena perché la gelosa Angelique la fa suicidare giù dalla scogliera. Barnabas, folle d’amore disperato per questa comprimaria appena intravista, si getta a sua volta. Come potete immaginare, non muore. Angelique lo maledice trasformandolo in vampiro poiché ha rifiutato il suo amore un tantino stalker, e per assicurarsi che il ragazzaccio ci mediti su lo consegna alla folla inferocita che lo chiude in una bara incatenata e lo seppellisce per circa duecento anni. Un tantinello drastica ma non le si possono dare tutti i torti; hai avuto la bicicletta, adesso pagala.

Finalmente, nel 1972, una pazzerella uguale e sputata a Josette (interpretata dall’esordiente Bella Heathcote), che vede i fantasmi e ha passato gran parte della sua vita in manicomio, si spaccia per tale Victoria Winters per farsi assumere dai Collins come istitutrice del piccolo David (Gulliver McGrath, orribilmente sfottuto dai genitori mediante battesimo), che da quando ha perso la mamma in mare la vede girare per casa come un fantasma, spingendo tra l’altro alla bottiglia la sua psichiatra, Dr. Julia Hoffmann (l’immancabile Helena Bonham Carter, che però offre una caratterizzazione simpatica che ritengo meriti la locandina per questo post). Il capofamiglia è Elizabeth, una Michelle Pfeiffer ancora splendida nei panni di un personaggio dal caratterino nobile e deciso, afflitta suo malgrado dalla presenza dall’inaffidabile quanto idiota fratello Roger (Johnny Lee Miller, ex marito di Angelina Jolie e quindi già abituato alle atmosfere creepy) e dalla figlia adolescente Carolyn (Chloë Grace Moretz, che IMDb m’informa essere apparsa qua e là in diversi film e serie TV senza che l’abbia notata una piffero di volta) in preda a sconquassamenti ormonali e ribellione giovanile stile anni ‘70 oh yeah
I tempi dorati dei Collins però sono andati da un pezzo, la villa è cadente e il personale ridotto al tuttofare Willie Loomis (Jackie Earle Haley, il Rorschach di Watchmen che ci offre un personaggio meglio riuscito del protagonista) e la Signora Johnson (Ray Shirley, di cui neppure IMDb sa una beata mazza), una vecchietta rimbambita e silenziosa.

Caso vuole che i soliti scavi che tradizionalmente scoprono tombe di demoni, sigilli apocalittici, bambole infernali e tubature abusive fin dai tempi in cui i Lumière accesero la cinepresa, porti alla luce la tomba di Barnabas, che un manipolo di operai curiosi (come il delfino e il cavallo goloso, ma più scemi) decide di aprire rompendo le catene. E le palle. Barnabas è terribilmente dispiaciuto, come si premura d’informare i poveracci, ma è terribilmente assetato, perciò se li ciuccia come una confezione famiglia di Billy, che – per quanto ne so io – potevano essere pure in commercio nel ‘72, chissà. 
Dopo essersi ridicolmente imbattuto nella civiltà moderna, Barnabas raggiunge l’avita magione. Qui si rivela a Elizabeth con la quale stringe un patto; lui le mostrerà dove sono nascosti i tesori di famiglia per risollevare l’ormai sciupato impero dei Collins, e lei manterrà il segreto sulla sua natura aiutandolo a nascondersi in piena vista. Nel frattempo Barnabas, nel tentativo di tornare umano, inizia una serie di sedute di trasfusione con la dottoressa Hoffmann, ma quando scopre che la psichiatra esegue su se stessa il procedimento opposto rincorrendo il sogno di un’eterna giovinezza, il nostro Johnny Vampiro reagisce un tantino male e la uccide, la impacchetta legandole un bel pezzo di cemento alla caviglia, e la getta in mare con l’aiuto del tuttofare Willie.

Purtroppo – e ti pareva – Barnabas non è il solo a essere sopravvissuto ai secoli, ma anche Angelique, che ha mantenuto la sua giovinezza grazie alla stregoneria e cambiando identità, spacciandosi di volta in volta per la figlia o la nipote di sé stessa, è diventata un pilastro della comunità. Interessante che ci sia riuscita in un buco di paese, nevvero? Una volta scoperto che il suo beneamato è in città, Angie – come si fa chiamare ora – prova a riconquistarlo, ma lui è tutto perso e smanioso per la sua Victoria, la Josette di backup. Obviously, Angelique, che ora è a capo dell’Angelbay, l’altra società ittica diretta concorrente dei Collins, non la manda giù. Schermaglie verbali, sesso vampiro-ragnesco a gravità zero (tipo le spose del Dracula di Coppola, ma più comico), esplosioni di magazzini eccetera… tutto conduce alla scena finale in cui Angie accusa Barnabas di essere un vampiro davanti alla folla, ma per tutta risposta riceve un bel colpo in viso che incrina – letteralmente – il suo incarnato di porcellana, rivelando la sua natura non proprio umana. 
Scoppia il prevedibile parapiglia, ma quello che non era prevedibile – e un tantino buttato lì – è il fatto che Carolyn si riveli essere un lupo mannaro. Faceva parte della serie originale? Lo ignoro. In ogni caso, anche il suo attacco è inutile. 
Entra allora in scena la madre di David, che con un bel grido da fantasma vecchio stile – facendo «Bu!», in pratica – rompe i vetri, fa cadere i quadri e precipitare il gigantesco lampadario addosso ad Angelique, che in fin di vita rivela di aver ucciso i genitori di Barnabas, mandato un licantropo a mordere Carolyn nella culla e altri fattacci. 

Proprio nel momento del Ding-Dong! The Witch Is Dead. Wich old Witch? The Wicked Witch! Ding-Dong! The Wicked Witch Is Dead!… Insomma, appena Angelique muore, tutti si accorgono che manca Victoria, allora Barnabas corre alla solita scogliera ma stavolta la prende in tempo. Lei però gli rifila la solita storia del tu resterai giovane e bello per sempre (ossia truccato come Wanda Osiris però con delle unghie inguardabili, ma pazienza), mentre io invecchierò bla bla bla. Lui però si rifiuta di infliggerle la sua stessa maledizione pappappéro. Anche a voi sale la nausea ogni singola volta che questa cippa di dialogo viene presentata OVUNQUE ci siano una demente e un vampiro che tubano? La lagna procede finché lei non si butta e a questo coglione (sì, ho detto COGLIONE a Johnny Depp, ma vale anche per Tim Burton) non la morde in planata sulle rocce, dove Victoria alias Josette di backup, si risveglia come vampira. O vampirla. Anzi, pirla è sufficiente. E questo è quanto. Vero amore, stupidità molesta… Chi ha detto Twilight? Sarà stato lo spiffero di prima.

FINE

P.S. Nel riassunto manca qualche dettaglio imbarazzante e/o tristone, come il passato di Victoria mandata in manicomio dai genitori, gli hippies che le danno un passaggio a Collinsport e più tardi incontrano Barnabas che se li ciuccia come una seconda confezione di Billy, Alice Cooper che tiene un concerto a Collinswood per il ritorno in società della famiglia, Roger che prima si bomba la guardarobiera e poi preferisce andarsene via con la sua parte di eredità piuttosto che restare e far da padre a David, cose così. Ah già, e alla fine si vede la Dottoressa Hoffmann che spalanca gli occhi in fondo alla baia rivelandoci che le trasfusioni di vampiro funzionano. Che sorpresa, eh?

FINE
Sul serio, stavolta.

2 commenti:

  1. Non ho letto la descrizione della trama (quindi mi son saltato il 90% del post in effetti!) ma credo che alla fine sto film NON andrò a vederlo. Che triste la decadenza dei registi che amiamo

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  2. Di sicuro non è un film imperdibile, puoi sempre attendere che passi sul satellite o in TV, io me lo sono aggiudicato per 5 euro nella serata a biglietto scontato e va bene anche così.

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