mercoledì 31 marzo 2010

Compleanno 29.8

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Oggi compio gli anni, capita ogni dodici mesi e non posso farci nulla. Maledetto calendario. Se piglio Frate Indovino, lo gonfio. Sembra ieri che ne facevo ventinove, e come niente fosse, sono ancora qui – dopo tutto questo tempo – a farne sempre ventinove. No, dico, i casi della vita.
Intanto mi sono uppato alla nuova versione, perché come alcuni di voi sanno: io non invecchio, aggiorno il sistema.
Però ‘sti pacchetti diventano sempre più pesanti, eh. Perché poi, col tempo, si accumulano file obsoleti e .dll a non finire, roba che rallenta la macchina e crea conflitti d’ogni sorta. Così ripongo tutta la mia fede nel tenere aggiornato il sistema e usarlo il più possibile, con qualche occasionale pulitura del disco e sporadicissime deframmentazioni. Oh, l’hardware più di un tot non te lo cambiano, quindi abbiate cura del vostro software.

martedì 30 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 10 di 15

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Dopo la noiosa cena col padre, Bella raggiunge casa Cullen per il party post Diploma. Qui vorrebbe raggiungere e interrogare Alice perché le ha visto fare la “faccia da visione” (ossia un’espressione sbalordita, tipo quella che fareste voi ricordando di aver lasciato la dinamite accanto al caminetto), ma arriva Jake coi suoi amici Quill e Embry, così li deve accogliere e fare da pacere prima che l’aria tra lupi e sanguisughe si scaldi troppo.
Bisticciano un po’ ma fanno la pace (come al solito) e lui le regala un braccialetto d’argento (morboso, da parte di un licantropo) con un pendente di legno a forma di lupo che ha intagliato personalmente.
Quando vengono raggiunti da Alice e Jasper, parlano della visione: i cattivi stanno arrivando! Bella dà giù di testa, perché anche i lupi si uniranno alla battaglia e secondo lei moriranno tutti perché i vampiri sono più fighi (dice lei) e quindi più forti. Pensa con gli occhi e col pube, as usual.

Appurato che i cattivi vogliono la pelle di Bella, la scema fa i capricci con Edward.
«Se non mi porti con te, lo chiederò a Jacob».
Mi guardò torvo. Era un colpo basso, certo. Ma non mi potevano lasciare a casa.
Eh, certo. Vanno in guerra per non farla ammazzare e lei pretende di stare al centro della mischia. Logico, no? Io l’accontenterei. E per fortuna, Edward mi dà ascolto.

Intanto Bella ha un’altra delle sue brillanti intuizioni: dietro a tutto c’è Victoria! No, ma davvero? Un prevedibilissimo colpo di scena dietro l’altro, una suspense inutile come un carciofo nella macedonia! I Cullen invece erano convinti che dietro ci fossero i Volturi, ma ai fini della stupida trama dovevano avere l’idea più cretina per far sembrare Bella intelligente. Peccato che la missione sia miseramente fallita.

Mi prendo un istante per analizzare i fatti, abbiate pazienza.

Victoria vuole la buccia di Bella dal primo libro, e ci riprova ogni volta. Nessuno però riesce a fare questo banale collegamento finché Bella non ha un “momento Fletcher”, con lo sguardo perso nel vuoto e la soluzione del caso. Con tutto che la Signora in Giallo originale porta sfiga agli altri, non a se stessa, e oltretutto risolve casi un po’ più complessi del colore del cavallo bianco di Napoleone.
I Volturi invece, parliamone. Sono i tre antichi del libro precedente: Aro, che ha ordinato la vampirizzazione di Bella; Caius, che la gradisce anche morta; e Marcus, inutile come una terza chiappa, che non spiccica parola e non si muove, ma sta lì perché il numero tre suona meglio del due. Dopotutto: due fanno una coppia, tre un party.

Figurati se dei vampiri onnipotenti si muovono dall’Europa per fare giochetti allo scopo di piallare una scema. Piuttosto mandano una squadra di sterminio e buonanotte. I Cullen però sono talmente stupidi che, sebbene centenari, vanno ancora al liceo (sic), e quindi sospettano di loro, così è quel lume d’idiozia di Bella a far luce sul mistero più gnucco della storia.
Edward però tenta di salvarsi la faccia dicendo che il vampiro entrato in casa di Bella non era un neonato, visto che si è controllato e non ha ammazzato Charlie nel sonno. Ganzo, lui. Peccato che sia scemo quanto la morosa: è chiaro che a Victoria servisse qualcuno di “sano” per controllare il branco. Non ha imparato una cippa dalla storia di Jasper? Disgustorama.

Continua...

Philip Pullman, “The Good Man Jesus and the Scoundrel Christ” e la censura.

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In breve, la storia è questa.
He enraged America’s religious right with his portrayal of God as a senile old man in the His Dark Materials trilogy, and now Philip Pullman is set to court more Christian controversy – this time with a novel about “the Scoundrel Christ”. Continua...
… e quest’altro è il fatto.
About six years ago, i had a conversation on the stage of the National Theatre with Dr Rowan Williams, the Archbishop of Canterbury. In the course of talking about “His Dark Materials”, he said that he was curious to know why, although the story was plainly about a form of the Christian church, there was nothing about Jesus in the book.
I said that he was right, there wasn’t, and that I’d deal with Jesus later in another book.
Well, the time has come. “The Good Man Jesus and the Scoundrel Christ” will be published next April by Canongate as part of their Myths series. I’ve always been fascinated by the two parts of the name of Jesus Christ, and by the difference between them. Another thing that’s interested me for a long time is the way in which the Christian church began to formulate its beliefs and establish a canon of scripture: there were many more gospels than four, but why were those four chosen and others left out? When did Paul begin to write his epistles? Was what he said different from what the gospels say? Do the gospels even agree with one another? Was there a difference between Jesus and Christ?
My version of the Jesus story doesn’t attempt to solve these questions, but I hope readers will find it interesting. There will be various events and readings connected with the publication and I’ll let you know all about them when the dates are settled.

Fonte: Philip Pullman.
Credo proprio di amare quest’uomo e di volere questo libro, oh sì.
«Nessuno ha il diritto di vivere senza essere scioccato. Nessuno ha il diritto di passare la propria vita senza essere offeso. Nessuno è obbligato a leggere questo libro. Nessuno è costretto a prenderlo in mano. Nessuno è tenuto ad aprirlo. E se lo aprono e lo leggono, non sono tenuti a farselo piacere. E se lo leggete e non vi piace, non siete obbligati a tacere in proposito. Potete scrivermi, potete lamentarvi, potete scrivere all'editore, potete mandare lettere ai giornali, potete scrivere un vostro libro. Potete fare tutte queste cose, ma i vostri diritti si esauriscono lì. Nessuno ha il diritto di impedirmi di scrivere questo libro. Nessuno ha il diritto di impedire che sia pubblicato o venduto o comprato o letto. Non ho altro da dire in proposito».
Philip Pullman.

Fonte: Il Disinformatico.
Sì, lo amo decisamente.

lunedì 29 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 9 di 15

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Mentre Edward e famiglia vanno a caccia (ossia a farsi odiare dal WWF) per mettersi in forza in attesa della battaglia, Bella va da Jacob che finalmente le confessa di amarla. Ci scappa un bacio non proprio cavalleresco, con Jacob che le tiene ferma la testa ma Bella che non si tira esattamente indietro. Insomma, c’è lingua. Poi Bella s’incazza sentendosi in colpa, e gli dà un cazzotto, solo che è Bella, e infatti si rompe la mano.

Quando torna il moroso, i due ometti si scambiano sbruffonate, bisticciano, fanno i maschietti da cortile delle medie e così via. Jacob chiede a Edward se si rende conto del fatto che magari lui sarebbe un compagno migliore per Bella, visto che - tanto per dirne una - è vivo. Baruffano e ci manca poco che facciano pipì su Bella per marcarla come si fa col territorio, ma poi si calmano e la portano da Carlisle che la visita e le fascia la mano.

Mentre Bella e Alice parlano di vestiti, il genio ha un’illuminazione.
Rise. «Almeno non ho avuto a che fare con il tuo fastidioso ladro, e adesso devo solo capire cosa mi sfugge a Seattle».
Quando pronunciò queste parole e unì le due situazioni in un unica frase, scattò la molla. Il qualcosa che sfuggiva da giorni, la connessione importante che non riuscivo a cogliere, d’un tratto mi apparve chiaro. Restai a guardarla senza cambiare espressione.
«Non la apri?», domandò. Di fronte alla mia reazione lenta sospirò e aprì la scatola. Tirò fuori qualcosa e me lo mostrò, ma non riuscivo a concentrarmi su cosa fosse. «Carini, non ti pare? Ho scelto il blu, perché Edward dice che ti dona».
Non la stavo ascoltando.
«Fa lo stesso», sussurrai.
«Che c’è?», chiese. «Non hai niente di simile. Anzi, a parte la gonna non hai proprio niente!».
«No, Alice! Lascia perdere i vestiti! Ascoltami!».
«Non ti piace?». Sul suo viso apparve la delusione.
«Ascolta, Alice, non capisci? Sono gli stessi! Quello che è entrato qui a rubare le mie cose e i vampiri di Seattle. Sono insieme!».
I vestiti le scivolarono di mano e ricaddero nella scatola.
Alice capì e la sua voce si fece all’improvviso aspra. «Cosa te lo fa pensare?».
No, dico, tutto questo tempo per fare uno più uno? Andiamo! Quanti vampiri che rubacchiano camicette ci saranno mai, in giro? Era scontato! Però bisogna tenere conto di due cose: Bella è stupida come una salvietta, perciò solo un’improvviso afflusso di sangue al cervello può portarle un pensiero sensato ogni tanto, mentre i Cullen fanno tanto affidamento sui loro super poteri da non usare la logica neanche come passatempo. Questi "vampiri" possono essere spaventati da una Settimana Enigmistica, senza scomodare acqua santa e crocefissi.

A me l’intera faccenda sembrava chiara e sottintesa pagine e pagine fa, perciò vederla cadere dal pero con un tonfo del genere m’ha ribaltato dalle risate. Se questo è il concetto di colpo di scena che ha la Meyer, allora spero non apra mai un uovo di pasqua o potrebbe morire per lo choc di trovarci dentro una sorpresa.

Più tardi, alla cerimonia di Diploma, Bella racconta la sua geniale intuizione a Edward, che sbianca più del bianco cadendo dal suo pero personale, come poi faranno tutti gli altri con rumore di zucche vuote che precipitano.
Aveva sgranato gli occhi, intimorito, con lo sguardo spiritato e sconvolto. Sapeva che avevo ragione, esattamente come lo aveva intuito Alice.
Gli posai una mano sulla guancia. «Calma», implorai.
Vengono interrotti da Charlie che corre a congratularsi con la figlia, stringendola in un abbraccio e dando volutamente le spalle a Edward per allontanarlo. Però Ed è ancora lì, imbambolato come un manichino.
Okay, dirlo a Edward non era stata una buona idea. Alice aveva fatto bene a tenere per sé certi pensieri. Avrei dovuto aspettare di essere sola con lui o coi suoi fratelli. Senza oggetti fragili – come una finestra, una macchina... o un edificio scolastico – a portata di mano. La sua espressione risvegliò le mie paure, e non solo. E dire che non c’era più traccia della paura: la rabbia si era impadronita dei suoi lineamenti.
Insomma, mentre Ed è pietrificato nella posa del duro, Charlie porta Bella a cena per festeggiare. Prova anche a invitare il moroso della figlia per farle una cortesia, ma Ed dice di avere una festa in famiglia e se ne va, il tutto con una naturalezza da attore talmente cane da farsi soffiare dietro dai gatti.

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giovedì 25 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 8 di 15

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Arriva il tempo degli esami e Bella ha la cacarella, così Edward ne approfitta per farle cambiare idea e convincerla a posticipare la trasformazione. Lei è totalmente nel pallone per l’ansia da Maturità, così Edward la mette all’angolo e calca la mano stabilendo che la trasformerà solo dopo che si saranno sposati.
Cosa, a diciott’anni!? Bella non è entusiasta ‘manco per il cazzo, ma ai tempi di Edward era perfettamente normale fidanzarsi a sedici anni ed essere sposati a diciotto, per non dire della nidiata di bambini che stava appena dietro l’angolo. Forse Bella intuisce che ci sono delle differenze di vedute tra loro, ma è troppo innamorata - o troppo cogliona - per obbiettare, così spegne il cervello come al solito. Che poi ormai l’accende solo per fare i compiti, il che è tutto dire.

Intanto a Seattle sono morte quarantotto persone e l’opinione pubblica pensa a un serial killer (uno stacanovista, direi) o a una banda. I Cullen vogliono entrare in azione, e Jasper racconta la sua storia.

Ve lo ricordate di Jasper? Quello che sta con Alice, e viene appena nominato qua e là? Il tizio che è scattato in frenesia quando Bella s’è fatta un taglietto con la carta, dai! Ecco, non lo direste mai, però ai tempi della Guerra Civile era un soldato trasformato in vampiro e impiegato nelle guerre di Clan tra il sud ovest del Paese e il Messico. Ecco, per niente “in character” secondo me, specie dopo che l’hanno presentato come il moroso scemo di Alice, invece state a sentire.

Sul confine viene catturato da Maria, una vampira assetata di potere e dalle sue due vallette di cui non ricordo il nome, e che comunque contano come il due di picche. Il piano di Maria è semplice: creare un’orda di vampiri Neonati (che a quanto pare sono assetati e pressoché incontrollabili), mandarli contro i suoi avversari e aggiudicarsi i loro territori. Jasper le serve perché è un soldato addestrato e quindi vuole farne il suo Generale – e porca puzzola, ce la fa. Mettono su un allevamento di vampiri in batteria, lei e le amiche li fabbricano e lui li alleva tipo cani poliziotto. Diventano forti, conquistano territori e fanno stragi, finché i Volturi non si rompono il cazzo per il gran casino che attira attenzioni indesiderate, così fanno piazza pulita di tutto. Maria e "Amiche di Maria" comprese.
Jasper riesce a scappare, anzi le molla quando capisce che quella non è la vita che fa per lui. Per un pelo di culo, giusto un petosecondo prima che arrivino i Volturi. Così, cammina, cammina, incontra Alice che lo prende per la manina, gli dice che lo stava cercando perché è l’amore della sua vita che ha scovato in una visione, e insieme raggiungono i Cullen.

Sono tutti impressionati, soprattutto quando Jasper identifica nelle strategie dei vampiri di Seattle – o nella loro mancanza – il motus operandi dei Neonati allevati per il combattimento. Si grida al genio e viene fatto Generale di fanteria dell’armata Cullen. Va che culo.

Tanto per star tranquilli, chiedono l’aiuto di Tanya e dei vampiri di Denali, in Alaska. La richiesta però viene bocciata perché una di loro ha avuto una storia con Laurent, il vampiro che viene fatto secco dai mannari in New Moon e che era amico di Victoria e James, inoltre nessuno conosce Bella e non gliene frega un cazzo di difendere una sciacquetta. Dagli torto.

Nel frattempo, visto che più di un pensiero alla volta può far saltare il coperchio a Bella, si distraggono pensando alla Cerimonia del Diploma, ma già un ospite mancherà, è Renée, che deve accudire il suo Phil che s’è rotto un femore giocando a baseball. Ma quanti anni ha questo dio dello sport?

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martedì 23 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 7 di 15

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Alla riserva, Bella si unisce alla festa coi licantropi e gli Anziani della Tribù. Manca solo il padre di Sam, che è scomparso tempo fa, però ci sono Billy Black, il padre di Jacob, poi Quill Ateara, il nonno di Quill che si chiama come il nipote, e Sue Clearwater, la vedova di Harry (l’amico di Charlie morto d’infarto nel libro precedente), coi figli Seth e Leah.

Già, proprio la Leah che Sam ha mollato come una brutta merda quando l’Imprinting ha piantato l’ago della sua bussola in direzione di Emily. Bella si domanda cosa pensi o provi Leah ora che conosce la verità, ma intanto si guarda intorno e riconosce anche Kim, la ragazza su cui s’è imprintato Jared, uno dei lupi, che la guarda come se fosse il sole del suo avvenite. Ma non c’è tempo per il gossip mannaro, gli Anziani stanno per raccontare la storia della tribù.

Il primo è Billy, che attacca con voce profonda e evocativa.
    Tanto tempo fa, i Quileute uscivano dal loro corpo per combattere in forma di spirito e difendere la tribù. Poi uno di loro fece cose brutte, e il Grande Capo, Taha Aki, per fermarlo entrò in un lupo diventando il primo licantropo, dopodiché fece una barca di figli – a cucciolate, probabilmente – ed ecco che i lupastri di oggi sono i suoi bisnipoti (con un bel po’ di “bis” davanti).
    Ogni lupo ha un colore e un aspetto diverso perché rispecchia la natura del Quileute, essendone la proiezione spirituale fattasi carne. No, ‘sta cosa della transustanziazione del lupo non comporta comunione, perciò non c’è bisogno di bere il sangue o mangiare la carne di Taha Aki, magari sotto forma di pane e vino la domenica mattina. Tra l’altro Taha Aki, dopo ‘sti fatti non muore neanche, ma campa il triplo di un essere umano, però quando trova il suo vero amore nella Terza Moglie decide di rinunciare all’immortalità per invecchiare con lei. Va beh, forse è andata meglio alle prime due, che si sono portate a letto un bel giovanotto fino alla tomba. No, per dire, eh.
Dopo la Storia degli Spiriti, attaccano con quella del Sacrificio della Terza Moglie. Ti pareva, allora avevo ragione! A raccontare questa è il vecchio Quill Ateara, meno fascinoso di Billy ma abbastanza vecchio da ricordarsi bene la storia, quasi l’avesse vista accadere coi suoi occhi.
    Anni dopo i fatti precedentemente narrati, arrivò un vampiro cattivo – ma cattivo, eh! – che fece secchi parecchi lupi, molti dei quali erano figli, nipoti e pronipoti di quel tromba mogli di Taha Aki, ma alla fine lo fecero secco.
    Erano lì a festeggiare quando arriva la vedova del vampiro, e allora tutti stringono il culo a bottiglia perché si capisce che questa è molto più tosta del consorte (tipo Flo di Andy Capp). Infatti ammazza l’unico lupo rimasto, il figlio preferito del capo. Taha Aki la prende malissimo, si trasforma - malgrado sia invecchiato un botto - e attacca la vampira infuriata. Però ormai è un vecchio lupo rincoglionito, e lei è lì lì per farsene una stola quando la Terza Moglie prende e si taglia, facendo perdere il controllo della vampira con l’odore del suo sangue, e mentre la vamp è li che ciuccia il collo alla vecchia, il Capo attacca, e i due figli più piccoli – oh, questo trombava e ingravidava la moglie anche in terza età, tipo Abramo – si trasformano all’improvviso vedendo la madre mutata in un fruttino, così ammazzano la vampira insieme al babbo arteriosclerotico.
Da quel giorno la difesa della tribù passò ai due figli superstiti, mentre Taha Aki se ne andò per i boschi in forma di lupo e non tornò mai umano. Inoltre, siccome in forma di lupo è immortale, c’è l’ulteriore leggenda secondo cui sia ancora vivo a soffrire per la moglie. Ma allora, dico io, perché non è rimasto umano, vecchio e mortale, così la faceva finita, invece che con l’uscita da gallo nella foresta a fare l’emo lupo per sempre? Bah!

Dopo viene raccontato brevemente dell’arrivo dei Cullen e del Patto, quando la famigliola promette di non uccidere o trasformare i locali, e i lupi li lasciano rimanere in zona senza cercare di staccargli la testa a mozzichi. Ovviamente la metamorfosi di Bella in statuina defunta farebbe saltare il Patto, ma i Cullen se ne andranno via con lei e la trasformeranno altrove, o almeno così è stato detto a Bella dal suo Edward.

Finita la festa, Jake riaccompagna la sfigata dal suo vampiro, mentre lei si fa castelli in aria di romanticheria per ‘sta Terza Moglie suicida che trova irresistibilmente emo, e perciò romantica. A casa farnetica un po’ con Edward su Cime Tempestose, perché in ogni volume devono paragonarsi a coppie della letteratura rispettabile, tanto per darsi un tono e farsi ridere meglio dietro.

Così si conclude la giornata di libera uscita per la festa mannara, fico come lucidare i pomelli delle porte.

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domenica 21 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 6 di 15

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Il giorno dopo, all’entrata di scuola, Bella viene “rapita” da Jake – un abitudine che sta diventando uno sport quasi più popolare del curling – e insieme scappano dalla sorveglianza di Alice, approfittando del suo punto cieco sulla sorte e la volontà dei licantropi.

Fanno quattro chiacchiere e salta fuori che Quill ha avuto l’Imprinting sulla nipote di Emily, che ha due anni. Allo sguardo inorridito di Bella, Jake la tranquillizza assicurandole che Quill non è pedofilo e la bambina non sta scegliendo le fedi e il vestito. Aspetteranno quei comodi decenni necessari e poi, sicuramente, si ameranno alla follia come chioccia e pulcino. La storia dell’Imprinting si fa sempre più ridicola, ma veniamo distratti da questo affascinante fenomeno della pedofilia... ehm, della licantropia, quando Bella si lascia scappare che verrà vampirizzata. Allora Jacob s’incazza di brutto. Ma di brutto, brutto! Tanto che sbotta, affermando che a quel punto per lui è come morta.

Ferita e incazzata nera, Bella torna a casa Cullen in moto – chissà poi perché – e slittando sul fango e la pioggia riflette che a Forks quello non è il mezzo di trasporto ideale (forse una barca a remi sarebbe più appropriata, o magari un mezzo anfibio). Purtroppo, miracolosamente arriva viva, accolta da Alice che le fa una gran predica, più che altro perché quel cagacazzi di Edward se la prenderà con lei, e infatti arriva talmente di corsa che quella notte Bella si sveglia trovandoselo nel letto. Cioè, che poi sarebbe il letto di Edward, ma il fatto che la pulzella giaccia lì inoffensiva sappiamo quanto irresistibile possa essere per un vampiro, specie se patetico e ridotto – malgrado il secolo di vita – a tacchinare ragazzine beote.

Bella è entusiasta, gli si struscia addosso in tutti i modi, cercando di copulare anche con parti anatomiche che non hanno il minimo scopo trombereccio, come le ginocchia e il cavo popliteo. Poi lo interroga su un accenno fatto da Rosalie la sera prima sulla loro permanenza in Alaska, presso l’altra comunità di vampiri vegetariani. Non ne ho parlato prima perché mi sembrava una frivola cazzata, ma avrei dovuto scommetterci le pluridannate palle che per Bella era più importante di tutto il resto. Insomma, pare che Tanya – la vampiressa in capo di Denali, non l’acerrima concorrente di Barbie – all’epoca fosse attratta da Edward e c’avesse anche provato. Ma lui no, assicura, giura e spergiura di averla respinta perché preferisce le minorate. Ops, le minorenni. Bella, rassicurata, si riaddormenta.

L’indomani, di ritorno a casa sua dopo la pausa Cullen, Bella trova un messaggio di Jacob che l’aspetta: vorrebbe scusarsi con lei. Un attimo, è mai possibile che costei sia l’unica diciottenne senza cellulare su tutto il pianeta? Va beh, intanto sale in camera sua e si accorge che manca una camicia, poi arriva l’immancabile Edward che sniffa in giro e l’informa che un vampiro sconosciuto si è introdotto nottetempo in casa sua, mentre Charlie dormiva, e ha portato via della roba.
Ecco, la sfiga di Bella e le sue irresistibili attrattive nei confronti di chi la vuole morta tornano alla ribalta.

Edward chiama i soccorsi.
Parlò così velocemente che non capii le parole. Non impiegò più di mezzo minuto.
Se avete immaginato la scena come ho fatto io, starete ancora ridendo. Se non l’avete fatto, posso suggerirvi una canzone a caso di Alvin e i Chipmunks?

Alla fine si mettono d’accordo e la famiglia Cullen decide di indagare sul misterioso intruso e le sue losche mire, mentre Ed e Jake organizzano una tregua tra vampiri e licantropi per coordinare gli sforzi. Il tutto col telefono di casa, perché nessuno a Forks ha un cazzo di cellulare.
Poi, quando Edward se ne va, arriva Jacob che annusa in giro a sua volta per riconoscere l’odore dell’intruso, dopodiché chiacchiera con Bella, lavano i piatti insieme e ricompongono la frattura dopo l’ultima litigata. Fatica sprecata, perché mentre Bella l’informa che verrà vampirizzata dopo la Maturità, Jake si taglia rompendo un piatto per la rinnovata stizza.

Per essere una che se la spassa coi morti, e non vede l’ora di succhiare sangue dalla giugulare di un mammifero a caso, Bella sbianca e ci manca pochissimo che svenga per un semplice taglio. Jake la rassicura e le mostra che la ferita sta già guarendo, infatti alla fine della conversazione è già rimarginata del tutto. Dalla via che c’è, la invita a La Push, ma lei deve sempre chiedere il permesso a Edward, così Jake coglie nel segno.
«Sai, l’altro giorno ho letto un articolo sul controllo degli adolescenti, sulle relazioni clandestine e...».
Bella tergiversa, piccata ma punta sul vivo. Così, prima di andarsene, Jake la stuzzica strappandole la promessa di chiedere a Edward il permesso di andare a giocare con lui.

Solito cambio di scena, esce Jake ed entra Edward. Sembra la Commedia dell’Arte, giuro! E lo fanno anche apposta perché non sopportano l’uno l’odore dell’altro, ma anche perché sono due maschietti con gli ormoni che cantano a cappella.
La coppietta, di nuovo riunita di fronte al pericolo, chiacchiera e prova a fare uno più uno. Secondo i Cullen, gli omicidi di Seattle sono opera di vampiri Neonati e affamati. Però il misterioso intruso, i soliti noti che vogliono Bella morta, hm... no, per loro non ha senso e perciò non vengono a capo di nulla. La nocciolina fa toc-toc nel cervello, ma neanche una scintilla. Tutti hanno già dimenticato le incursioni di Victoria all’inizio del libro, notare prego.

Colto però da improvvisa magnanimità, e anche perché c’è una tregua in corso coi licantropi, Edward permette a Bella – in via del tutto eccezionale – di andare da Jacob a La Push per la festa di cui si favoleggiava all’inizio e che io ormai ritenevo già passata e persa da un pezzo, visto che siamo circa a metà libro, invece fa ancora in tempo perché - ricordiamolo - il tempo a Forks procede a buffo. Però insiste per accompagnarla almeno al confine con la riserva, ma prima di lasciarla salire in moto - anche Ed si è moto-munito, e la sua è tanto grossa quanto tamarra e sborona - le calca un casco in testa, le infila una giacca da motociclista, e ci mancano solo ginocchiere e quant’altro prima che questa parta vestita da Bibendum e al luogo dell’incontro venga passata a mo’ di staffetta da Edward a Jacob - sempre in moto - con le raccomandazioni del caso, tipo: “guidate piano”, “non bevete” e “non fate tardi”. Bella saluta Mamma Ed e parte con Jake.

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Alice in Wonderland

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Mi è piaciuto. Beh, non come m’aspettavo... ma insomma, sì, mi è piaciuto in modo diverso da quello che prevedevo. Riempie gli occhi, e se sei affezionato alla storia originale e a quell’ambientazione, è un’irresistibile delirio cui abbandonarsi.
Bello il processo di maturazione che attraversa Alice e l’approfondimento di alcuni personaggi. La Regina Rossa è il top, sì. Anzi, quando la sconfiggono e condannano all’esilio, con quel falso del suo Fante che cerca di farla fuori, mi fa una pena immensa. Ci sono due personaggi che ho sempre adorato in Alice, e sono la Lepre Marzolina e lo Stregatto, che qui danno il meglio di sé. Il Gatto è elusivo in una maniera che T. S. Elliot avrebbe venerato, mentre la Lepre è da manicomio vecchio stile.
La follia, che in Wonderland è così comune, lo è anche da noi. Fa riflettere questo film, come la storia a cui si ispira, sulle pazzie accettabili e quelle disdicevoli, portando all’unica conclusione logica: sono tutti matti, ma chi ha la follia giusta è “normale”; mentre se hai quella sbagliata, “sei più matto di un cappellaio”. Ho sempre sostenuto che non esistono persone sane, nei comportamenti di tutti noi c’è spesso più d’un pizzico di follia, maturata nel tempo o cresciuta alle nostre spalle come erba selvatica. E non è brutta affatto questa follia di Wonderland, è un rovescio della medaglia di quell’altra, quella follia vittoriana tutta etichetta e rigore, dove devi chiedere scusa a tutti se ti scappa di vivere un po’.
In questa dimensione, dove gli animali parlano, il cibo ti fa crescere e le bevande rimpicciolire, dove i bruchi sono saggi e i cappellai danzano la Deliranza, la follia è un diverso modo di essere sani, un’accettabile etichetta per un mondo capovolto. Un accenno a questo c’è all’inizio, quando Alice cade nella tana del Coniglio e precipita atterrando su quello che si rivela essere il soffitto della stanza da cui partirà la sua avventura. Un mondo così, a tensa in giù, non è affatto male, perché è tale e quale a questo, cambia solo la prospettiva di chi guarda. Al Cappellaio basterebbero due passi in superficie per fuggire a gambe levate. Ed è a questo punto che veniamo a ciò che mi sfuggiva alla fine del film, qualcosa che mi ha dato fastidio senza mostrarsi davvero, ossia il motivo per cui Alice se ne va. Certo, ha trovato la sua forza per andare avanti e può scegliere tra restare in Wonderland o tornare in superficie, al mondo in cui l’aspettano un pretendente ridicolo, un cognato fedifrago e una vita che è un’incognita, e lei sceglie questa. Mi sta bene, davvero. Io non so se l’avrei fatto, se ne avessi trovato la forza, ma ai fini della storia e di ciò che è stato narrato fino a quel punto, okay, va benissimo. Ha senso ed è la giusta conclusione per un personaggio che è maturato attraverso un percorso di crescita. Quello che lì per lì mi ha urtato e ho capito dopo è stata la mancanza di una riflessione su questo, qualcosa che invece si è dovuto – presumo – consumare e desumere nello e dallo sguardo dell’interprete di Alice di fronte alla domanda della Regina Bianca, ossia posta innanzi alla domanda su dove intendesse vivere la sua vita da quel momento in poi. Alice non sembra avere dubbi, saluta il cappellaio come Dorothy salutò lo Spaventapasseri e torna al suo mondo, a cui si presenta con la rinnovata e saggia follia acquisita in Wonderland, di fronte alla sua famiglia e alla sua società riconosce ciascuno di loro per ciò che sono, nel bene e nel male, prende le sue decisioni e sceglie la sua vita seguendo il consiglio di sua padre, secondo cui “tutti i migliori sono matti” perché spezzano le regole all’inseguimento dei propri sogni e del proprio istinto. Tuttavia avrei inserito almeno un paio di righe di dialogo in più a sostegno della scelta di Alice, qualche parola che esprimesse la sua volontà dii tornare a casa e affrontare quel mondo, sfide e tutto, nell’abbandono di Wonderland e dei suoi amici.
Il fatto che l’attrice protagonista sia stata definita inespressiva, a me non ha dato fastidio né vi ho prestato particolare attenzione, anzi ho trovato nella sua espressione stupita e innocente il giusto volto dell’iniziato ai misteri, o semplicemente di una ragazzina che precipita in Wonderland. Il suo è uno stupore innocente che cresce e poi si adatta fino a prendere confidenza con quel mondo assurdo. Sono passati vent’anni dal suo primo viaggio, e Alice ha dimenticato tutto tranne quelli che credeva sogni e che si rivelano invece ricordi, quindi è un nuovo percorso diverso dal primo che le aveva insegnato a sognare, perché questa volta la lezione è vivere.
Mi sono piaciuti la nuova storia e il nuovo messaggio perché sono in linea con l’originale, e anche se il film sembra meno burtoniano degli altri io non sono del tutto d’accordo, c’è la sua filosofia – che trae origine dalle sue letture, come appunto Alice – e in questo film restituisce alla storia che ha amato una devozione sincera. E se mancano scheletri e cadaveri, tanto meglio. Se Burton rifacesse sempre Burton, sai che palle, voglio pensare che in lui ci sia qualcosa di più di un filone monotematico da raccontare. Anche Big Fish si discostava dal suo solito rappresentare le cose in modo mortaccino e affettuosamente lugubre, ma l’ha raccontato benissimo perché quello che rende belle le sue storie non sono le atmosfere ma il narrato. La follia di Alice e di Big Fish è quella del sogno, del piacere del narrare e della vita vissuta con immaginazione, tutte cose che costituiscono la spina dorsale del suo lavoro e la parte migliore di ogni opera da lui prodotta.

giovedì 18 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 5 di 15

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Mentre Bella è ospite dei Cullen, arriva una botta di vita inaspettata.

Quella sera, Rosalie bussa alla sua porta; vuole parlare con lei, raccontarle la sua storia nella speranza di convincerla a non andare oltre, e spiegarle perché è contraria al suo desiderio di essere trasformata.
«Ti va di ascoltare la mia storia, Bella? Non ha un lieto fine... Del resto, quale fra le nostre ce l’ha? Se ci fosse stato un lieto fine, a quest’ora saremmo tutti sotto terra».
Un incipit molto mortaccino, non c’è che dire. Probabilmente la frase più bella di tutto il libro, nonché condivisibile da ogni lettore di buon gusto che si sia sciroppato la saga almeno fino a questo punto.
    Il padre di Rose era un bancario e la famiglia se la passava bene, ma volevano di più. Un matrimonio importante e imparentarsi col proprietario della banca, per esempio.
    Ora, caso volle che Rose fosse molto bella, frivola e vanitosa, e che il capo di suo padre avesse un figlio prestante e belloccio, un rubacuori che a lei sembrava il Principe Azzurro delle favole, niente meno.
    Però, però. Qualcosa stonava a Rose, perché la sua amica Vera, sposata a un poveraccio – e quindi sfanculata dalla famiglia – era molto più felice di lei, innamorata persa e riamata con egual trasporto, pur nella povertà e con un figlio a carico, mentre lei non era così soddisfatta come si sarebbe aspettata.
    Infatti, il presentimento che la sua vita non fosse tutta rose e fiori fece il botto la sera in cui incontrò il suo promesso sposo intento a far baccano in mezzo alla via con una banda di amici ubriachi come Boris Yeltsin, che in quelle virtuose condizioni la stuprarono ripetutamente portandola in fin di vita.
No, non è che la Meyer (che è puritana come una suora mormone e più gallina di un pollaio) lo dica esplicitamente, ma filtra dalle righe come un peto sulle corde d’un arpa. Tipo l’accenno alla gonna intrisa di sangue e l’impossibilità di tirarsi su a sedere.
    Casualmente, di li passarono due vampiri. Ossia, Carlisle e Edward. Il primo decise di salvarla, mentre il secondo avrebbe preferito grattarsi il culo con un’istrice. Però Carlisle era il capo, e infatti la salvarono.
Ora, se voi foste una delicata ragazza promessa al vostro incantevole sposo e da lui veniste violentata a morte con tanto di compari d’anello, dopodiché qualcuno avesse la buonagrazia di farvi diventare un vampiro, che fareste? Probabilmente, quello che fece Rose.
    La notte successiva alla sua trasformazione indossò il suo vestito da sposa e uscì per una notte di sangue durante la quale li ammazzò tutti, lasciando per ultimo il promesso sposo. Dalla sua vendetta però trasse una considerazione amara; non avrebbe mai avuto una famiglia, non sarebbe mai stata madre, e da quel giorno non avrebbe neppure potuto dirsi più umana, perché in quelle notti - prima nel supplizio e poi nella vendetta - si consumò tutta la sua umanità.
Il motivo per cui oggi odia Bella è che la deficiente sta rinunciando volontariamente a tutto ciò che a lei è stato strappato con la forza, quello che ha perso e rimpianto per tutta la sua esistenza. Secondo Rosalie, la cretina non capisce quello che si lascerà indietro e che non tornerà mai più, che la vita è più preziosa della morte e così via. Tutto questo per uno stupido sogno d’immortalità e super poteri, un’idea imbecille della “romantica esistenza dei cadaveri” che nasce da un’impressione deviata e superficiale di ciò che è un vampiro.

Caspita, un buon motivo in più, devo dire. Io la odio perché è un personaggio di merda, detestabile sotto molteplici punti di vista, ecc. ma Rosalie ha colto nel segno, è proprio un fungirl, una groupie col cervello di un girino.

Bella, senza perdere tempo a pensare – come al solito – conferma immediatamente la bassa opinione che Rosalie ha di lei esclamando che, appunto; non si rende conto di quanto sarebbe figo diventare una succhia sangue super forte e super bella e vivere per sempre col suo amore di gesso?

Rosalie se ne va, probabilmente a dare delle craniate al muro di camera sua, avendo capito che non c’è modo di farla ragionare su binari logici e di buon senso. Cavar sangue da quella rapa non riuscirebbe neppure a un vampiro armato di una massiccia buona volontà.

Continua...

martedì 16 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 4 di 15

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Lasciata La Push, Bella va a trovare la sua amica Angela e nota la macchina di Edward che la segue. Un amore di ragazzo, così affezionato e per nulla ossessivo. Sbrigate le quattro inutili chiacchiere con l’amica, mentre pensa a quello stalker del suo moroso, Bella torna a casa e lo trova in camera sua dove le pianta una scenata con tanto di predica.
Ovviamente lui era lì. Appoggiato alla parete di fronte a me, nell’ombra, accanto alla finestra aperta. La sua espressione era dura, la postura tesa. Mi fissava silenzioso.
Rabbrividii, aspettandomi un fiume di parole che non arrivò. Non smetteva di fissarmi, forse era troppo arrabbiato per parlare.
«Ciao», dissi finalmente.
Il suo viso sembrava scolpito nella roccia. Contai fino a cento dentro di me, ma non cambiò espressione.
«Ehm... guarda un po’, sono ancora viva», abbozzai.
Un ruggito cupo risuonò nel suo petto, senza che cambiasse espressione.
«Non si è fatto male nessuno», insistetti scrollando le spalle.
Si mosse. A occhi chiusi, si chiuse le narici con le dita della mano destra.
«Bella», sussurrò. «Hai idea di quanto sono stato vicino a superare il confine oggi? A infrangere il patto per venirti a cercare? Sai che conseguenze ci sarebbero state?».
Ecco che usa il senso di colpa per manipolarla, come al solito.

NOTA: l’immagine di lui che si tura il naso è ridicola, suppongo l’abbia stretto all’altezza degli occhi con espressione corrucciata, ma che il traduttore abbia preso una via inconscia, sopraffatto da cotanta merda.

Boccheggiai e lui aprì gli occhi: freddi e duri come la notte.
Bingo!
«Non puoi!», dissi a voce troppo alta. Cercai di abbassarla per non insospettire Charlie, ma avrei voluto gridare. «Edward, per loro ogni scusa è buona per uno scontro. Non vedono l’ora. Non devi mai violare le regole!».
Non solo ci riesce, ma la fa anche preoccupare inutilmente per sé. Grande.
«Forse non sono gli unici a cercare uno scontro».
«Non cominciare», sbottai, «voi avete stretto il patto, voi lo rispettate».
«Se ti avesse fatto del male...».
«Basta!», lo interruppi. «Non c’è niente di cui preoccuparsi. Jacob non è pericoloso».
... ma ecco che tira troppo la corda.
«Bella». Alzò gli occhi al cielo. «Tu non sei esattamente il miglior giudice per dire che cosa è pericoloso e cosa non lo è».
Prenderla per il culo e sminuirla con tono paternalistico? Hm, non funzionerà.
«Di Jake non devo preoccuparmi. E neanche tu».
Infatti.
Serrò i denti, aveva le mani chiuse a pugno sui fianchi e restava in piedi contro il muro. Era odioso che mantenesse le distanze.
Appunto.
Respirai a fondo e attraversai la stanza. Non si mosse quando lo abbracciai.
Cosa!?
Rispetto al caldo del tardo sole pomeridiano che entrava dalla finestra, la sua pelle era di ghiaccio. Anche lui sembrava di ghiaccio, gelido com’era.
«Mi dispiace averti messo in ansia», farfugliai.
No... ma è un genio!

Col semplice broncio - e un atteggiamento da pezzo di merda - riesce a fare in modo che sia lei a chiedere scusa? Geniale, non c’è che dire. Promosso dal reato di stalking a quello di circonvenzione d’incapace. A pieni voti!

Segue discorso affettuoso ma pur sempre manipolatorio per garantirle che l’ama ancora. Lei si commuove addirittura per la sua apprensione. Poi coccole, strusciamenti e limonamenti. Pace fatta e così via, senonché quando lui riparte – questa volta per davvero – la fa “rapire” da Alice per tutto il week end.

Oh, atroce sofferenza, un pigiama party a casa della migliore amica!

Sì, lo chiamano davvero così, fatevene una ragione, hanno un’età complessiva indefinibile tra i 18 e i 100 anni, ma non si è mai troppo galline per certe cose. A Charlie poi basterebbe questa scusa per convincersi, ma quando gli dicono che Edward è fuori città, manca poco che si offra di farle la borsa per il fine settimana.

A casa Cullen procede tutto bene, Edward è partito davvero ma ha fatto mettere un letto in camera sua, visto che i vampiri non dormono ma gli umani sì, così Bella potrà arrotolarcisi dalla gatta morta che è e sognare il suo amore di gesso.

Qui però devo rubarvi un attimo per dire che questo dettaglio mi fa impazzire: non solo campi a tempo indeterminato, ma non puoi farti nemmeno un pisolino se ti annoi. Che modo insulso di essere immortali è mai questo? Secondo me questa stronzata serviva alla Meyer per giustificare la perpetua presenza di Edward in camera di Bella ad ogni ora del giorno e della notte, tutto lì. Poi ditemi se sbaglio a pensare che sia un maniaco (e la Meyer una deviata mentale). Va beh, comunque mi è passata, perciò fine sfogo.

Intanto però abbiamo finito. Per oggi.

Continua...

domenica 14 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 3 di 15

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Dopo aver scoperto di essere stata trattata come una lattante, di non poter vedere chi vuole o decidere per se stessa, Bella che fa? La pace!

Rendiamoci conto, una tale derelitta è pronta anche a farsi vestire da Titty e lasciarsi frustare con un gatto a nove code, purché lo impugni Edward. Infatti lui parte per l’ennesima battuta di caccia al puma, e lei, preoccupata a morte che una palla di pelo gli vada di traverso, se ne esce con una considerazione che dovete leggere per crederci.
E, guarda un po’, oltre ad essere nella lista delle specie a rischio di estinzione, c’erano preoccupazioni quasi altrettanto pressanti su cui concentrarmi...
Alla fine lui parte comunque, così non le resta che fare l’idiota coraggiosa e farsi scappare un’altra inimitabile massima.
«Vai e divertiti», gli avevo detto. «Prendi qualche puma anche per me».
Interessante, no? Per quanto conosca il concetto di estinzione, sa applicarlo esclusivamente “a cazzo”. Chi se ne frega dei puma! In fondo è un po’ come andare a funghi, no? Non fai male a nessuno, e poi sono altrettanto infestanti.

Approfittando dell’assenza di Edward, Bella decide di punto in bianco di andarsene da Jacob. E tanti saluti. Che è successo, le sono scesi improvvisamente i testicoli? Impossibile, è una femmina. Magari la spina dorsale è ricresciuta. Beh, menomale. Adesso però portate pazienza, perché vi tocca un dialogo tra Bella e Jacob.
«Sai che Sam ce l’ha con te?».
«Con me?». Mi ci volle un po’ per realizzarlo. «Oh, ci credo. È convinto che non sarebbero tornati se non ci fossi stata io».
«No. Non è per questo».
«Allora qual è il problema?».
Jacob si piegò in basso per raccogliere un’altra pietra. Se la rigirò tra le dita; i suoi occhi rimasero inchiodati sul sasso nero, mentre parlava a voce bassa.
«Quando Sam ha visto... come stavi all’inizio, quando Billy gli ha spiegato della preoccupazione di Charlie perché non ti riprendevi, quando poi hai iniziato a tuffarti dagli scogli...».
Cambiai espressione. Per nessuna ragione avrei mai dimenticato quel periodo.
Gli occhi di Jacob lampeggiarono nei miei. «Pensava che tu fossi l’unica persona al mondo con il suo stesso diritto di odiare i Cullen. Sam si sente... tradito, perché hai permesso loro di tornare nella tua vita come se non ti avessero mai fatto del male».
Non credetti neanche per un secondo che Sam fosse l’unico a sentirsi in quel modo. E l’acidità della mia voce adesso era diretta a entrambi.
«Puoi dire a Sam di andare direttamente a...».
«Guarda», m’interruppe Jacob, indicando un aquila che scendeva in picchiata verso l’oceano da un’altezza incredibile. All’ultimo minuto, riprese il controllo e con i soli artigli, per una frazione di secondo, ruppe la superficie delle onde. Poi volò lontano, sbattendo forte le ali per opporsi al peso del grosso pesce che aveva afferrato.
«È così dappertutto», disse Jacob con voce improvvisamente distante. «Questa è la natura: preda e cacciatore, il ciclo infinito della vita e della morte».
Non capivo il senso di quella lezione di biologia; pensai che stesse cercando di cambiare argomento. Ma poi mi guardò con quel sarcasmo nero negli occhi.
«Non vedrai mai il pesce che cerca di schioccare un bacio all’aquila. Mai». Sorrise beffardo.
Gli risposi accennando un sorriso, ma in bocca sentivo ancora il sapore acido. «Magari il pesce ci stava provando», suggerii. «È difficile capire cosa pensano i pesci. In fondo le aquile sono animali molto belli, no?».
«Tutto qui?». La sua voce si fece improvvisamente più tagliente. «È soltanto questione di bellezza?».
Il discorso va per le lunghe, ma ormai Bella c’è cascata, s’è lasciata scappare la sua superficialità. Sì, poi si ostina a dire che non è solo quello, che lui l’ama, che loro si amano, che tutto è meraviglioso, perché lo dice lei e basta. Ma come al solito, quando scrive la Meyer, i fatti non supportano le affermazioni. Dopotutto lei è stata mollata come una merda dall’oggi al giovedì, e da quando lui è tornato ne controlla ogni movimento. Eh sì, è proprio amore, non si tratterà di controllo tra un vecchio e una ragazzina, no no.
Il fatto è che lei è cocciuta, ma testona forte, non le entra in testa neanche l’ossigeno necessario a far girare quelle due rotelle inutili. Ama Edward perché è bellissimo, perché è bello, bello, bello in modo assurdo. Ma se glielo fai notare, allora no, il suo amore è articolato e complesso. Già, come una salvietta.

Intanto, tra un’irritante prugnata e l’altra, Jake la informa che anche Quill è diventato un licantropo, e le racconta di come Sam fu il primo a trasformarsi, da solo, quando nessuno sapeva come stesse succedendo. Poi uno degli Anziani capì e radunò il Consiglio per aiutarlo.
Descrivendo la drammatica esperienza di Sam in preda alle metamorfosi incontrollabili e all’impossibilità di vivere una vita normale, gli scappa detto che i licantropi non invecchiano, e Bella da di matto.
Sembra che dell’intera storia abbia sentito solo quello che faceva comodo a lei. Fanculo se il poveretto ha sofferto come una merda, in questa cazzo di cittadina sono tutti immortali tranne lei, e questo la manda in bestia! Che c’è, avete scordato la leggendaria empatia di Bella, la sua tendenza a pensare sempre agli altri a mai a se stessa? Bene, da un libro all’altro non è cambiata ‘manco per il ciufolo.

Quando si calma, Jake le racconta una delle cose più comiche, ridicole e umilianti che la Meyer potesse inventarsi: l’Imprinting. No, non c’entra Konrad Lorenz né le sue oche, si parla sempre di lupi mannari.

La storia è questa: all’epoca in cui Sam si trasformò stava con Leah Clearwater, ma quando conobbe Emily, la cugina di Leah, gli partì un embolo che faceva la spola dalle gonadi al cervello come neanche una pallina a Wimbledon, così mollò l’innamorata storica per mettersi con quella appena incontrata. Una tempesta ormonale improvvisa, una prematura crisi di mezz’età, un colpo di fulmine a cui l’alta tensione fa un baffo. Chiamatelo come volete, ma l’Imprinting tra mannari lascia il senso materno delle galline con un palmo di becco.
Gli anziani riconobbero in questo l’antica leggenda, appunto, dell’Imprinting – ma guarda te – ossia la scelta istintiva del partner che si verificava anticamente tra licantropi. Un fenomeno rarissimo e potente, mediante il quale un lupo si lega a un essere umano per esserne il compagno per la vita. E ‘fanculo al resto.
Ora, per quanto rara, la cosa è capitata di nuovo, tra Jared e Kim. Perciò - col culo comprensibilmente stretto - Bella chiede a Jacob se sia capitato anche a lui, ma quando Jake le dice di no, tira un sospiro di sollievo che l’alza da terra.
Soddisfatta, si mette d’accordo con lui per vedersi la prossima volta che Edward è fuori città a sterminare specie in via d’estinzione, magari quando ha voglia di cinese e se ne va allo zoo ia farsi un piatto di panda.

Continua...

mercoledì 10 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 2 di 15

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Bella e Edward sono di ritorno dalla Florida.

No, non vi siete persi un capitolo, la descrizione del viaggio non c’è proprio. Questi saltano dalla frignante bisticciata al rientro dalle ferie. Così, a buffo. Va beh... comunque Bella racconta com’è andata, giusto per non farci sentire dei cretini se stiamo ancora qui a leggere. Renée, la madre, ha notato che Bella pende dalle labbra di Edward come la bava dalla bocca di un mastino. Lei abbozza.
A parte le preoccupazioni per me sembrava felice. Soddisfatta. Guardava ancora Phil con occhi da pesce lesso, il che era confortante. Di certo la sua vita era ricca e appagante. Non avrebbe sentito la mia mancanza più di tanto, nemmeno dopo.
Decidete voi se è peggio il pensiero che esprime sull’importanza che la sua morte avrà per sua madre, e magari l’empatia che dimostra nei confronti della stessa, oppure il fatto che si permetta di dare degli “occhi da pesce lesso” a qualcuno che non sia lei. Sembra il “raccontiamocela” di un suicida che cerca giustificazioni al suo comportamento.

Appena rientrata a casa scopre che Jake l’ha cercata tutto il giorno, e quando lo sente al telefono la chiamata dura un petosecondo, così si domanda cosa volesse davvero.
Intanto la Meyer ci ricorda che a Forks il tempo marcia a buffo, così Bella attacca a cucinare e a prepararsi per la lezione dell’indomani, alla faccia del jet-lag e del faticoso viaggio coast to coast dalla Florida, dove sono stati tre giorni con Edward che schivava il sole come come una blatta, stava chiuso in casa o si muoveva nell’ombra passando sempre più per il pervertito che è; ma non per Bella, che ha la capacità di giudizio di una gallina in brodo.
Comunque, tutta quella noce di cervello che ha è impegnata a riflettere sulla brevissima telefonata di Jacob, che le ha chiesto se la mattina dopo sarebbe stata a scuola. Ah, lei non ci dorme la notte! Che avrà voluto dire?

Contro ogni previsione, l’indomani Jacob è lì che l’aspetta davanti a scuola. No, chi l’avrebbe mai detto! E questo, vi assicuro, è il tenore dei colpi di scena che vi toccheranno da qui in avanti.

Jake vuole parlare con Edward a proposito di qualcosa che è successo e che coinvolge Bella, perciò è lì per informare entrambi. Tuttavia pare che Ed lo sapesse già, ma non vuole che Bella sappia. Cosa? Vediamo.
«Ora vattene». Edward lo interruppe a metà frase e il suo viso si fece improvvisamente spaventoso. Per un secondo, sembrò un... vampiro. Fulminò Jacob con uno sguardo pieno d’odio e sfacciata cattiveria.
Beh, un secondo da vampiro per quattro volumi di insostenibile saga, non è male. Voi che dite? Intanto, come al solito, Bella ci mette quella comoda mezz’ora per scendere giù dal pero e capire cosa sta succedendo, ossia che il suo amoruccio le nasconde qualcosa. Ovviamente si tratta di Victoria, che è sempre in agguato e che sia lupi che vampiri si sono fatti ripetutamente scappare, rischiando anche di venire alle mani tra loro (e sai che segreto, prevedibile come il mal di testa dopo aver bevuto una granita col naso).

Questo però spiega la smania di Edward nel voler conoscere la suocera: sapeva già tutto ma non voleva raccontarlo a quella sfigata della morosa.

Lì attorno, i ragazzi guardano Edward e Jacob che si fronteggiano, domandandosi se stiano per darsele come due canguri. Partono le scommesse nella speranza che prima o poi si pestino di buona volontà, così c’è chi punta sull’uno o sull’altro. Sì, ma non scherzo. Sembra una battuta, eppure...
Alcuni erano fermi sul marciapiedi, con gli occhi luccicanti d’attesa. Forse speravano che scoppiasse una rissa, tanto per alleviare la noia del lunedì mattina. Vidi Tyler Crowley dare di gomito ad Austin Marks, ed entrambi si fermarono a osservare. […] Molti studenti si erano raggruppati dietro Tyler e Austin, vidi Mike accanto a Ben: appoggiava una mano alla sua spalla, come per trattenerlo.
Quello che conta però è il confronto tra Jacob e Edward, con quest'ultimo che riesce a risultare più sgradevole e prepotente del solito, lui che ha il controllo di tutto tranne che delle sue defunte funzioni intestinali. Poi Jacob pensa a quando Bella era stata lasciata da Edward, sola a derelitta nella foresta come Cappuccetto Emo, e il moroso fa una smorfia di dolore. Allora lei – che è stupida come una salvietta, ricordiamolo – ne prende le difese contro il brutto lupo cattivo che vuole metterlo davanti a ciò che ha fatto.
Prima di essere interrotti dal Preside che li vuole in classe, Jake fa in tempo a dirle che sente la sua mancanza, e anche Bella accenna al fatto che le piacerebbe rivederlo, frequentare chi le pare e non dover sottostare alla tabella di marcia di Edward, che ormai gestisce anche le sue funzioni intestinali.

    «No, Bella. Non puoi fare la cacca nell’intervallo, è troppo pericoloso! Meglio che te la tenga fino a casa», disse suadente, mentre affogavo nei suoi occhi.
    «Sì, Edward. Va bene, Edward», annuii dandogli la zampa.

    Bella morì di costipazione prima dell’ultima ora. L’autopsia evidenziò una massa di coproliti vecchi di settimane.

    Fine!

Ah, magari! Invece siamo solo all’inizio, fatevi forza.

Continua...

Sensazionale: indagini sul Chupacabras conducono a rivelazioni sul mistero dell'acqua fredda.

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Domattina troverete la seconda puntata del Bignami – don’t panic – ma oggi vi rubo un attimo per la scoperta dell’acqua fredda. Una novità sul misterioso e ricercatissimo Chupacabras. Sapete di cosa parlo? Quella specie di coso che forse è un alieno e forse no, il mostriciattolo seviziatore di pollame e bestiame da cortile ritratto in mille modi diversi, il più delle volte a correre su due zampe con abbaglianti occhi rossi che brillano di luce propria. Si, due semafori fermi sullo stop, esatto.

Naturalmente Giacobbo ne sa un sacco più di me, e infatti lo vedrete nel video, scelto (o pescato) a rappresentare i media che fomentano e arricchiscono la ricerca. Bene, possiamo tirare tutti un bel sospiro di sollievo: l’hanno preso. No, non Giacobbo, il Chupacabras!



La delusione però, se speravate un un primo contatto con intelligenze aliene, è grande, infatti si tratta di un orsetto lavatore con la rogna, che pertanto non cammina su due zampe – magari improvvisando passi di danza e una cantatina alla Disney – e non ha neppure gli occhi rossi. Tuttavia non m’illudo, certamente il nostro Giacobbo e/o chi per lui non demorderanno, continuando ad arricchire di nulla il mistero del Succhiapecore. Intanto, l’acqua fredda è stata ri-scoperta a nostro beneficio – che culo – mentre per quella calda si vocifera che Voyager abbia in programma una puntata speciale ricca di sorprese, come l’avvistamento di misteriosi segni rossi e blu sui rubinetti di tutto il mondo.


lunedì 8 marzo 2010

Eclipse, il Bignami 1 di 15

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Riassunto delle puntate precedenti.
Bella ama Edward. Lui è un vampiro incrociato con una fatina, lei un imbecille di razza purissima. Il loro amore è contrastato da chi vuole uccidere Bella, ossia tutti, e dai sentimenti da gatta morta che lei prova per Jacob, gran bel pezzo di licantropo che però non riesce a distrarla dal fascino discreto della salma. Da quando Edward e la sua famiglia hanno ucciso James, un innocente vampiro che voleva succhiarsi Bella come un fruttino, la deficiente è perseguitata dalla sua compagna, Victoria, che vuole vendicarsi di Edward trasformando Bella in un piatto di carne alla tartara. Convinto di sottrarla al pericolo, Edward la molla come una scoreggia in piscina, ma ha sottovalutato la natura emo della sua fidanzata che tenta innocentemente di affogarsi nel Pacifico. Fallendo, per altro. Un malinteso fa sì che lui la creda morta, così parte per l’Italia con lo scopo di farsi ammazzare dai più potenti vampiri del pianeta e scatenare una faida tra loro e la sua famiglia. Non ho mai detto che anche lui fosse una volpe, eh. Per culo o per sfiga, Bella e Alice arrivano in tempo per salvarlo, ma i super vampiri – che non hanno un accipotta di meglio da fare – vogliono che anche lei diventi vampira (tranne uno che si accontenterebbe di vederla morta), così strappano ai nostri eroi la promessa di trasformarla entro un tempo limite, altrimenti renderanno irreversibile il loro stato di cadaveri.

Il nuovo volume della saga parte esattamente da dove partono tutti, una situazione di pericolo che è un prossimamente del merdaio in cui si andrà a intrufolare la nostra Bella. E posso io negarvi cotanto Prologo? Giammai!
Ogni nostro sforzo di ingannarli si era dimostrato inutile.
Con il cuore ghiacciato, lo guardai mentre si preparava a difendermi. La sua concentrazione intensa non tradiva ombre di incertezza, malgrado fosse in svantaggio numerico. Sapevo che nessun altro poteva aiutarci: in quel momento la sua famiglia stava combattendo per la propria vita, come lui per le nostre.
Sarei mai riuscita a conoscere l’esito dell’altro combattimento? Scoprire chi aveva vinto e chi perso? Sarei sopravvissuta abbastanza a lungo?
Le probabilità non erano così alte.
Due occhi neri, imbestialiti dal desiderio implacabile della mia morte, aspettavano di cogliere in fallo il mio protettore. Aspettavano il momento giusto per uccidermi.
Da qualche parte, lontano, nel cuore della foresta fredda, un lupo ululò.
Sì, ma non fatevi illusioni, tutta l’azione promessa arriverà con comodo, dilazionata in pagine e pagine di inutili ciance. E poi, “azione”? Va beh, fatemi stare zitto che devo raccontare per ordine.

Bella è in punizione per essere scappata in Italia senza permesso, aver guidato una moto e tentato di ammazzarsi nei modi più cretini che le saltapicchiassero in mente. Una terribile ingiustizia, secondo lei. Un peccato che non ce l’abbia fatta, secondo me. Anche Edward è d’accordo con lei, ma siccome non ha ben chiaro il concetto di ingiustizia (forse crede si tratti di una marca di gel per capelli) le proibisce di frequentare Jacob, l’amico licantropo che l’ha sostenuta e aiutata quando lui l’ha mollata come sapete cosa, adducendo la scusa che è troppo pericoloso. Invece limonare ripetutamente con un vampiro è un’attività sicura che l’Associazione Medici Dentisti invita a praticare tutte le sere prima di andare a letto. In fondo il vampiro è il peggior nemico della placca, è risaputo.
Nel frattempo si nota un’atrofia nella spina dorsale di Bella, che è inviperita col padre che pretende un coprifuoco, visto che la figlia è idiota come una tazza col buco, ma non dice nulla se Edward le impedisce di vedere il suo migliore amico, sceglie per lei l’università che dovrà frequentare o stabilisce anche i turni in cui può respirare e quando no. Inebetita dall’averlo accanto, l’oca accetta tutto.

Quando ricominciano a uscire insieme, Bella vorrebbe andare per gradi. Magari una passeggiata, un film... ma non a Seattle, perché da quelle parte la gente sta cadendo come mosche per colpa di un misterioso killer, però restano Olympia o altre città vicine. Edward ha un’idea migliore: la Florida. Però Bella non ha voglia di andare a trovare sua madre, un po’ perché sa che presto diventerà una vampira e non vuole pensare alla famiglia che si lascia alle spalle, ma anche perché una volta lì potrebbe non trovare il modo di infrattarsi col suo moroso e continuare le sue cure odontoiatriche. Inoltre alla Riserva di La Push ci sarà una festa, e Bella vorrebbe andarci per vedere il suo amico Jacob.
Edward però ne sa una più del diavolo: racconta a Bella che i suoi genitori le hanno regalato due biglietti – guarda te – per la Florida, così la convince a farsi dare il permesso da Charlie per partire, usando anche dei trucchetti da manuale. Però non dovete credermi sulla parola, vediamo il dettaglio.
«Cosa ti è saltato in mente?», domandai.
«So che ci tieni a rivedere tua madre, Bella... Hai parlato di lei nel sonno. Con una certa preoccupazione».
«Davvero?».
E lei se la beve.

Charlie vorrebbe che la figlia facesse la pace col suo amico Jacob, andasse alla festa e vivesse – insomma – come una ragazza della sua età. Naturalmente, all’idea che Bella attraversi il Paese da sola con Edward – anche se per andare a trovare sua madre – scatta l’istinto paterno. Come da manuale, di fronte a un’imposizione paterna, la figlia si ribella e il poveruomo prende tanti di quei nomi che neanche in un battesimo di massa.
Per consolarla, il moroso vampiro – che, ricordiamocelo, è un laido centenario – accenna al fatto che la raggiungerà in camera sua entrando dalla finestra, in barba al padre della ragazza e ai precetti morali che pantomima di seguire e ritenere fondamentali. Lei si sdilinquisce e accetta estasiata.
È fatta, Edward ha vinto e la coppia partirà.
Tuttavia, prima della partenza, un’improvviso rigurgito di personalità spinge Bella a tentare di raggiungere Jacob anche senza il permesso di Edward, ma lui la precede e stacca un pezzo dal motore del suo pick-up impedendole di andare da lui. Il motivo pare sia il fatto che Alice aveva perso di vista il suo futuro, visto che non può vedere quello dei licantropi né delle persone che gli stanno intorno. In ragione di ciò, Ed decide che è troppo pericoloso permettere ad altri di gestire la vita di Bella al posto suo. Poi, per non passare per cattivo, fa un po’ la lagna:
«Chiudi la finestra se vuoi che stanotte me ne stia lontano. Capirò», mi sussurrò appena prima che sbattessi la portiera.
E la cretina, dopo un nanosecondo di stizza, va in camera e apre la finestra.

Continua...

lunedì 1 marzo 2010

Se non per la coscienza del diavolo, almeno del suo avvocato.

2 commenti
Come tutti gli italiani, vedo come vanno le cose e ho i brividi. Di solito non parlo di politica, a meno che non ne capiti una grossa e allora non te la puoi tenere neanche stringendo le gambe e facendo lo stoico. Così, quando ho letto questo articolo su ciò che Taormina ha raccontato delle leggi ad personam e del piano che gli sta dietro, mi son detto che un eccezione la facevo. Certo che, se l’Avvocato del Diavolo per antonomasia ha le crisi di coscienza (vere o presunte che siano) dopo aver lavorato per Berlusconi, quei brividi di cui parlavo prima si fanno sempre più insistenti. Per non parlare delle conclusioni a cui arriva e dove ci porterebbero.
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