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mercoledì 18 aprile 2012

Il tema del doppio o doppelgänger nel folklore delle isole britanniche, col prezioso contributo di Katharine Briggs.

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Fate, gnomi, folletti e altri esseri fatati.
(
“A Dictionary of Fairies”, by Katharine Briggs, 1976).
Edizione italiana, 
Lucarini Editore S.r.l., 1985.

Tutto nasce col post di Hell, un’interessante finestra su un argomento – quello del doppelgänger – che non mi aveva mai coinvolto particolarmente, ma che questa volta è riuscito a stuzzicare la curiosità e la memoria. Mi sono ricordato infatti di aver letto qualcosa a tale proposito in Fate, gnomi, folletti e altri esseri fatati di Katharine Briggs (titolo originale “A dictionary of fairies”, mentre noi ci prendiamo la traduzione ridicola). In particolare un nome faceva capolino alla mia memoria, Fetch, ma questa comunque sarà solamente la seconda voce da me riportata (in ordine rigorosamente alfabetico) nel post. Questo libro (miracolosamente trovato in una bancarella a metà prezzo) riunisce le creature e tradizioni che fanno parte del folklore delle isole britanniche, puntualmente riportato dalla Briggs nel suo prezioso volume, che – neanche a dirlo – è uno dei migliori acquisti fatti in vita mia. Giudicate voi.

Katharine Mary Briggs (8 Novembre 1898 – 1980), ha studiato a Oxford dove si è laureata con una tesi sul folclore inglese del XVII secolo. Tra i suoi scritti ricordiamo: The Personnel of Fairyland, The Anatomy of Puck, Folktales of England, The Fairies in Tradition and Literature e British Folktales (Fiabe popolari inglesi, Torino 1984). È stata presidentessa della English Folklore Society ed ha insegnato in alcune università inglesi ed americane (informazioni ricavate dal volume in oggetto e Wikipedia).

Co-Walker (Compagno di strada). Kirk, in Secret Commonwealth, chiama il sosia «Co-walker» (Colui che cammina insieme). Nel Nord è detto Spettro (Waff) e si pensa che sia portatore di morte. Tuttavia, Kirk lo considera come un essere fatato e dice:
Ci sono uomini con la seconda vista che li vedono chiaramente mentre mangiano ai banchetti funebri; per questo molti degli scozzesi celtici non assaggiano il cibo a queste riunioni, sia per non essere in comunione con essi sia per paura di essere avvelenati. Sono stati visti anche mentre portavano la bara con il cadavere alla tomba. Alcuni uomini che, per arte o per natura, possiedono tale acutezza di vista mi hanno raccontato di aver visto in quelle riunioni un Uomo Doppio o la figura dello stesso uomo in due posti diversi, cioè una natura sotterranea e una terrestre che si assomigliavano come due gocce d’acqua; nonostante ciò si potevano facilmente distinguere l’uno dall’altro per qualche movimento o segreto indizio e, così, si poteva andare a parlare all’uomo che era suo vicino ed amico superando la sua riproduzione… Essi chiamano questo uomo-riflesso «compagno di strada»; infatti egli segue l’uomo reale come se fosse un’ombra e spesso li si riconosce tra gli uomini sia prima che dopo la morte dell’originale; talora, anticamente, lo si vedeva entrare in una casa e da ciò gli abitanti capivano che l’uomo originale li avrebbe visitati entro pochi giorni. Questa copia, eco o ritratto vivente, alla fine, torna al proprio gregge.
Noterete come i ricercatori parlino di questi fenomeni o creature come se fossero reali; ignoro se lo facciano per convinzione o comodità, in ogni caso resta encomiabile e affascinante la quantità di dati raccolti (ehi, si parla comunque di un bel po’ di creature in questo dizionario). Certo, io sarei più portato a pensare che un uomo – o un popolo – cresciuto in una particolare superstizione ne venga suggestionato, ma il modo di presentare i dati come fatti non mi dà fastidio e lascia spazio a interpretazioni. 
Per esempio, qui si nota chiaramente un timore reverenziale nei confronti della morte che acquista le sembianze di un volto più che noto, il proprio. Un modo come un altro per rapportarsi all’ignoto dandogli una parvenza familiare. Un po’ – ditemi voi se deraglio dal soggetto – come si dava un nome e un “carattere” ai fenomeni naturali facendone divinità dai tratti fin troppo umani. In quest’ottica trovo affascinante che la Morte non abbia un volto solo, ma tutti quanti. Se ci pensate, è perturbante quanto logico. 
L’ultima nota di Kirk poi suona come una dichiarazione secondo la quale ognuno di noi ha un’ombra o co-walker che ci accompagna per tutta la vita, e che può diventare visibile in determinate circostanze. Interessante, mi domando in quale modo questo tema si possa collegare alla tematica dei gemelli, anche questa spesso vista con occhio mistico dalle culture di tutto il mondo. Immagino però che per affrontare quest’argomento dovrei documentarmi al riguardo, perché così su due piedi non saprei cavare un ragno dal buco, neppure con l’aspirapolvere.
Fetch. Nome comune in tutta l’Inghilterra per un sosia o Compagno di Strada (Co-Walker), molto simile al Waff del North Country. Se lo si vedeva di notte era considerato presagio di morte o, comunque, cattivo augurio. Aubrey in Miscellanies dice:
La bella Lady Diana Rich, figlia del Conte d’Olanda, mentre camminava nel giardino del padre a Kensington per prendere un po’ d’aria fresca prima di cena, incontrò il proprio sosia, che ella disse essere simile a lei anche nel vestito e nella pettinatura. Circa un mese dopo morì di vaiolo. E si disse, anche, che sua sorella, Lady Isabella Thynne, vide prima di morire il proprio sosia. Queste cose mi sono state raccontate da una persona d’onore.
Ecco, e qui siamo venuti all’incontro tra l’uomo e Fetch (o il Fetch, ignoro se necessiti l’articolo), un nome che a me – non chiedete come né perché – fece istantanea simpatia la prima volta che lo lessi.  Inoltre non è sempre chiaro se appaia come avvertimento o sentenza, anche se il vaiolo suona più come la seconda. 

Non so voi, ma io trovo deliziosamente inglese il fatto che Aubrey concluda il suo aneddoto con quelle parole, riferendosi alla sua fonte come a una persona d’onore e tanto ci basti. Quanto sarebbe bello vivere in un mondo nel quale tale affermazione abbia qualche valore, una nazione di gentiluomini.
Waff (Spettro). Nome dello Yorkshire per indicare un sosia o doppio; in altre parole è una specie di Compagno di Strada (Co-Walker), che si pensava fosse presagio di morte. William Henderson ne cita alcuni esempi in Folk-Lore of the Northern Counties. Se un uomo vede il proprio spettro, può evitare il destino parlando con quella figura in modo duro e severo.
Un uomo di Guinsborough, entrando in un negozio a Whitby, vide il proprio spettro e coraggiosamente gli disse: «Che stai facendo qui? Allora, che stai facendo qui? Giuro che se non te ne vai ti farò del male. Vattene subito e torna da dove sei venuto!». Lo spettro se ne andò tutto vergognoso e non lo disturbò mai più.
Non so voi, ma a me questo tipo di risposta/atteggiamento fa morir dal ridere, però, se ci pensiamo, fa parte dell’idea di uno spirito combattivo nei confronti della morte, o della malattia, del tutto condivisibile; anche se confesso che non m’era mai passato per la mente di minacciare fisicamente i miei problemi di salute. D’altra parte, colpa loro che non si presentano in forma di Fetch (o Waff, anche se mi piace di meno perché suona tipo waffle). Quindi il doppio suggerirebbe l’idea di un’ombra, forse un’eco dell’anima, o di qualche parte del nostro subconscio e quelle cose lì che farebbero di Freud un bimbo felice. 

Personalmente dubito che ci sia un co-walker che se ne viene a spasso con me, così come sono poco persuaso dell’idea di anima, tuttavia da un punto di vista “narrativo” la trovo un’idea affascinante – e anche un po’ perturbante, perché no – ma il bello delle cose che ci affascinano (e il motivo per cui lo fanno) è che in una qualche misura devono lasciare un’impressione profonda, e quindi è giusto che abbiano un risvolto cupo della medaglia. Almeno, è quel che penso oggi. Domani è un altro giorno, e s’impara sempre qualcosa di nuovo.

sabato 10 marzo 2012

Losing my religion: done!

2 commenti
Da qualche anno mi sono piacevolmente scoperto ateo. Certo, non che prima avessi chissà quale fede nel cattolicesimo; ho cominciato a farmi domande durante il catechismo, il fatto è che se non parlavano di diavoli e apocalissi era una palla. Poi ho capito che non credevo in Gesù, che per me era solo un personaggio positivo ma tutto sommato noioso (almeno per l’età a cui te lo presentano), e allora ho realizzato che non sono mai stato cristiano ma solo incastrato da una setta a vestirmi in modo buffo, mangiare dischetti insipidi e andare a messa per anni (almeno fino alla Cresima, poi ho detto ai miei che mi ci avrebbero visto solo per matrimoni e funerali, punto). Sì, perché quando ti vai a impelagare con certe cose ci vorrebbe l’avvertenza: “causa sensi di colpa per i peccati originali di personaggi immaginari e contempla inutili cerimonie alla domenica mattina, quando potresti fare qualcosa di più costruttivo come dormire”. Non gliel’ho perdonato. Ho avuto comunque un periodo religioso/spirituale per i fatti miei, però mi interessava Dio, non Gesù – che per me era solo un rappresentante (tipo quelli della Folletto, Avon o Euroclub) e non la fonte originale – ma anche allora avevo un’idea di Dio che mi ero fatto da solo, una sorta di coscienza immanente l’universo eccetera. Alla fine però ho smontato pure quella, perché ho iniziato a chiedermi se stavo credendo in qualcosa di reale o se cercavo una consolazione o un’illusione confortante. Visto che non trovavo prove a supporto di un qualsiasi dio, gli ho fatto ciao ciao con la manina e adesso sto bene così. Pochi cazzi, meno scazzi.

domenica 1 gennaio 2012

Il mio credo laico.

7 commenti
Sono convinto che l’ironia insita nella natura umana e nella reiterazione della sua follia o del suo genio ci conducano a evolvere l’umorismo come risposta evolutiva. Penso che qualche milione di anni fa una scimmia sia impazzita, che scendendo dal suo albero abbia dato inizio a una formidabile malattia mentale, che abbia scoperto un nuovo modo di sentire il mondo, abbia sofferto per quella rivelazione e tuttavia non si sia tirata indietro. Credo in quella scimmia, che è diventata uomo senza l’aiuto di alcun dio, e cammina ancora. Quel che noi facciamo di quel dono è solo questione di libero arbitrio, e ancora oggi nessun dio è invitato a interporsi nella nostra marcia.

mercoledì 13 luglio 2011

Sono un Umanista Secolare, così mi dicono.

8 commenti
Io la religione l’ho sempre trovata interessante, sia quando ci credevo che – da un punto di vista storico, sociologico, antropologico – dopo aver smesso. Oggi, per curiosità, ho fatto il test segnalato sul blog del Censore. Trovo interessante che la fede nella quale sono stato cresciuto – il cattolicesimo – qui risulti terzultima, seguita solo dai Testimoni di Geova e dall’induismo. Non mi sorprende, visto che non ci credevo neppure al catechismo, però mi lascia perplesso questa mia vera o presunta affinità verso religioni o gruppi con cui pensavo di non avere nulla in comune. Niente, tutto qui. Se volete, fate il TEST anche voi e comunicatemi i risultati (magari solo il podio o la Top 5), potreste scoprire cose interessanti. Anyway, sono molto soddisfatto del mio risultato.
  1. Secular Humanism (100%)
  2. Unitarian Universalism (83%)
  3. Liberal Quakers – Religious Society of Friends (77%)
  4. Non-theist (76%)
  5. Mainline – Liberal Christian Protestants (64%)
  6. Theravada Buddhism (61%)
  7. Reform Judaism (58%)
  8. Neo-Pagan (47%)
  9. Taoism (47%)
  10. New Age (43%)
  11. Scientology (39%)
  12. Christian Science Church of Christ, Scientist (39%)
  13. Mahayana Buddhism (38%)
  14. New Thought (38%)
  15. Orthodox Quaker – Religious Society of Friends (38%)
  16. Bahai (36%)
  17. Sikhism (28%)
  18. Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints (Mormons) (28%)
  19. Islam (25%)
  20. Orthodox Judaism (25%)
  21. Jainism (23%)
  22. Mainline – Conservative Christian Protestant (23%)
  23. Seventh Day Adventist (16%)
  24. Eastern Orthodox (16%)
  25. Roman Catholic (16%)
  26. Jehovahs Witness (10%)
  27. Hinduism (8%)

mercoledì 9 febbraio 2011

«Grazie a Dio, sono ateo»

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Il titolo, magari neanche troppo originale, è una citazione di Luis Buñuel, oppure di Woody Allen, a seconda della fonte che trovate in giro. Certo, a me risulta che Buñuel abbia detto più esattamente: «Io, grazie a Dio, sono sempre stato ateo», mentre la versione più nota sarebbe da attribuire a Woody, che ne avrebbe citato il concetto in modo più conciso (e incisivo, a mio parere), ma fate un po’ voi. In ogni caso, l’amletico dubbio non vi rovinerà la lettura di quanto segue.

Qua e là ho spesso infilato accenni al mio rapporto con la religione – o il non-rapporto, per essere più corretti – ma non credo di aver mai affrontato l’argomento in un post specifico. Beh, visto che sto cercando di strisciare fuori da una fase in cui non ho voglia di scrivere neanche la lista della spesa, vediamo se questo tema riesce a scuotermi abbastanza da terminare almeno un post.

Non sono mai stato cristiano, anche se la mia famiglia ci ha provato o ha comunque aderito alla convenzione sociale, e allora: battesimo, comunione, cresima… tutto fatto, ma senza fede né voglia. Il catechismo era una tortura, le uniche volte che mi sono interessato all’argomento è stato quando si parlava di Genesi e Apocalisse. La Bibbia e il Vangelo saranno anche best sellers, ma ve lo dico… a parte l’inizio e la fine, quei libri hanno ben poche attrattive. O almeno quando sei un bambino, e poi un ragazzino costretto a recitare un credo senza significato né valore, soprattutto per te che devi sostenere una parte nella pantomima di un percorso religioso che non ti appartiene (ma d’altronde, a quell’età, come potrebbe?). Ne risulta solo una gran noia.
Comunque sì, ho detto che Genesi e Apocalisse m’interessavano, e questo era dovuto alla presenza del Diavolo (ecco, sento già un vocio al riguardo), che neanche a farlo apposta è il personaggio più interessante e complesso della storia. Dico, l’Arcangelo più splendente del Paradiso che si ribella a Dio e precipita negli Inferi coi suoi compagni… come fa a non esserlo? Poi, dopo una serie di diapositive sulla Caduta che hanno costituito la lezione più interessate di quell’altrimenti inutile “corso”, non potevo che essere suo.  
Drammaturgicamente parlando, si capisce.
«Maestra, possiamo parlare ancora del Diavolo?»
«No, non è nel programma. Studia i Comandamenti!»
E va beh, cerchiamoci un nuovo idolo.
Arriva Caino, che uccide il fratello ma il Sig. Dio lo marchia soltanto, dicendo che chi tocca Caino sono cazzi. Interessante politica: Eva e Adamo mangiano una mela e ricevono lo sfratto, lui lavora con gran sudore e lei partorisce con gran dolore; Caino ammazza il fratello e zaino in spalla inventa il vagabondaggio, ma nessuno gli può torcere neanche un capello. Dio abusa di Prozac, è chiaro. Arrivato a Canaan (o magari era un altro posto, scusate ma non ricordo bene), Caino trova moglie e si sposa.
«Maestra, chi ha creato la moglie di Caino? È sua sorella? Maestra, perché è verde?»
«Zitto!»
Va beh, anche con Caino è andata male.
Poi arrivano i Vangeli e c’è questo tipo, Giuda, che sembra interessante. Non dico simpatico, perché non te lo raccontano così, ma insomma è quello più intrigante, anche perché invece di star lì a far da chorus line a Gesù, ha un suo ruolo. Infatti lo bacia e lo fa arrestare. Ecco, lui sì mi sta simpatico. Anche perché Gesù è un personaggio troppo per benino per essere credibile, o anche solo interessante quanto Giuda o Tommaso, che per dire, almeno a Gesù gli mette il dito nella piaga per vedere se scherza. E poi insomma, se non ci fosse stato Giuda, niente processo e niente croce, magari Gesù non se lo fila nessuno e invece del cristianesimo otteniamo al massimo una setta di ebrei riformati.
Adesso che ci penso, un po’ Giuda mi sta sul culo.
Però ecco, nell’economia della faccenda a me sembrava che Giuda fosse il motore, più che la spina nel fianco. I cristiani ce l’hanno con Giuda, ma è lui che li ha creati, ancor più di Gesù che magari avrebbe fatto e voluto altro.

Sì okay, tutto questo non l’ho pensato da piccolo, sto mescolando pensieri di allora e considerazioni che sono venute dopo, anche perché è un po’ difficile fare la cronistoria di tutto quello che ho pensato o su cui ho riflettuto da piccolo fino a oggi, e poi ho la tendenza a cambiare idea e approfondire di volta in volta, quindi capitemi.
Per dire, una volta credevo in dio, e non certo grazie al cristianesimo. 
È stato Il Grande Libro della Preistoria (oh, non c’era un’immagine migliore della mia edizione) a illuminarmi, un colpo di fulmine per l’evoluzione. Mi sembrava avesse decisamente più senso, rispondeva alle mie domande invece di chiedermi di credere in qualcosa che puzzava troppo di mitologia. Ecco, e qui va spiegato come tutto ciò sia stato possibile, insomma… perché un ragazzino a cui racconti storie fantastiche (donne create da costole, uomini che camminano sull’acqua e resuscitano i morti, angeli caduti e mostri che salgono dal mare e dalla terra alla fine dei tempi) non dovrebbe crederci? Eh, perché ne ha lette di più belle e sapeva che erano balle (che fa quasi rima).
In principio, fu Il Grande Libro della Mitologia (questo invece non l’ho proprio trovato, urca se sono vecchio), dove leggevo di Zeus e le sue ingroppate di ninfe nubili e regine coniugate, erculee fatiche, argonautiche e omeriche crociere, mostri e divinità, ratti di principi avvenenti e principesse decisamente gnocche. Insomma, quando approdi dalla mitologia classica a quella cristiana è come uscire da un party e finire a un rosario. 
Insomma, ero già smaliziato e la fede (o meglio, l’indottrinamento) non ha fatto il miracolo che si proponeva. Nessun Gesù, per me. Nessuna Madonna salvifica né santo in voga del momento. Dio però – in qualche modo – era un figo (anzi, trovavo che le altre figure fossero inutili e distogliessero la giusta adorazione dall’unico Dio), e in qualche modo aveva senso nel quadro che stavo formando. Se ne stava là, vigilando sulla sua creazione e giocando un ruolo di arbitro ma senza violare il libero arbitrio, un bisticcio di parole che poi è anche quella che allora mi sembrava la politica di Dio. Quello in cui credevo io, per lo meno. Lui/lei/esso era – per me – l’Anima dell’Universo, come la mia lo era del mio corpo. Sì, perché alla fine ho preso quello che mi sembrava avesse senso, riorganizzandolo a modo mio. Come molti altri ho fatto un cocktail di dio e scienza, mi dicevo che nella struggente bellezza dell’Universo c’era la scintilla di divino che nessun testo religioso poteva spiegare o mostrare (bla bla bla), ma solo imbrattare con parole pomposamente vuote e fuori dal tempo (ri-bla bla bla). Okay, magari all’inizio inizio non me lo dicevo esattamente in questi termini, ma è lì che sono andato poi a parare.

Col tempo però sono arrivate altre domande, e la fede non è più stata sufficiente. Citando Dogma (Kevin Smith, 1999), Liz diceva: 
«[…] faith is like a glass of water. When you’re young, the glass is small, and it’s easy to fill up. But the older you get, the bigger the glass gets, and the same amount of liquid doesn’t fill it anymore. Periodically, the glass has to be refilled». 
Ecco, il mio bicchiere è diventato più grande quando sono arrivate nuove domande. 
Credo perché sento che è così, o perché mi è stato insegnato a crederlo? Esiste davvero un dio, o è un’illusione che ci rassicura come Babbo Natale? Se accettiamo il libero arbitrio, ha ancora senso credere in una divinità che non ha voce in capitolo? Se l’unica cosa che ne certifica l’esistenza è la religione – che, beh, proviene da una fonte sospetta – mentre tutto il resto non ne mostra traccia, non sarà che semplicemente non esiste? 
Così mi sono detto che dio o non dio, non aveva importanza. Ho riempito il bicchiere con dubbi e ulteriori ragionamenti. Per un po’ sono stato agnostico, lasciando che ognuno credesse come gli pare ma restando dell’idea che l’esistenza di dio fosse ininfluente alla mia. Libero arbitrio, autodeterminazione, siamo lì, e non serve nessun padreterno che ti dica come vivere la tua vita.
Certe regole si sono evolute con noi: non far male al tuo simile, occupati dei tuoi piccoli, proteggi il territorio e aiuta la comunità. Lo fanno anche gli animali; non è dogma, è natura. E non credo proprio che un dio l’abbia scritto nei nostri geni, come piacerebbe credere a molti sostenitori del disegno intelligente e teorie simili.
 
Oggi, dio non ha senso.
Mi manca? No. C’è anzi un certo sollievo nel non dover dipendere da un’entità onnipotente quanto sorda che veglia o forse no da lassù. Ha cambiato qualcosa nel mio modo di essere e comportarmi? Di nuovo, assolutamente no. Giusto o sbagliato non dipende da dio ma dal rapporto causa effetto (comportati bene e gli altri si comporteranno allo stesso modo con te – okay, ci sono gli stronzi, ma a quelli si risponde a tono, altro che porgi l’altra guancia), inoltre non sono diventato un degenerato dalla morale deviata solo perché ho smesso di credere, e nemmeno perché da piccolo trovavo più divertente il Diavolo di Gesù. È normale – soprattutto per i bambini – concentrarsi sui personaggi che hanno più “colore”, e Satana ne aveva parecchio (rosso, soprattutto), ma alla fine era come tutti gli altri personaggi della mitologia classica o delle fiabe, divertente ma bidimensionali.  
Oggi anche dio è rientrato nelle pagine. Il suo era un personaggio che mi è servito a crescere, spingendomi a ragionare su determinate cose da un’angolazione che poi è cambiata, facendo si che vedessi da più prospettive e capissi che il mondo, che tu abbia fede oppure no, è lo stesso, e che se uno la pianta di ossessionarsi solo con un unico punto di vista, la vita scorre meglio. 
Ecco, diciamo che uno indossa una benda tutta la vita e crede che quello sia il colore del mondo, poi se la toglie e vede che ce ne sono molti di più, finché non nota che molti altri indossano bende di colori diversi e tutti sono convinti che quello sia il colore del mondo, che tutti dovrebbero vederlo così e chi dice diversamente è in errore. Beh, meglio non indossarne affatto e vedere le cose come stanno, belle o brutte.  

Forse, chi ha a che fare con questi problemi o è giunto a un’impasse con la propria fede, dovrebbe riflettere su un’altra citazione: «Rispetta la delicata ecologia delle tue illusioni» (Mr. Lies, “Angels in America”, 2003), perché arriva sempre il giorno in cui devi farci i conti.

martedì 30 novembre 2010

Uno sfogo per i diritti violati

4 commenti
Io dico: si può considerare la mancata libertà di un cittadino a disporre della propria vita e del proprio corpo come una violazione dei diritti umani? Credo di sì, tuttavia mi sta bene che un cristiano, un cattolico o qualunque appartenente a una confessione che si opponga a ciò preferisca essere mantenuto “in vita” fino alla fine dei tempi; quello che non tollero è che la stessa libertà di scelta venga negata a chi la pensa diversamente. La possiamo considerare una violazione dei diritti, vero? A dire che non possiamo disporre della nostra vita “perché appartiene a dio”, è la Chiesa. Ebbene, ma se io non ne faccio parte e/o non ne condivido il pensiero o punto di vista, sarò ben in diritto di scegliere per me stesso. O no? Questa è logica. Buon senso, se vogliamo. Farne uso, sarebbe auspicabile. Invece questo Paese, ostaggio della sua stessa ignavia e in ossequio a un potere che esula dalla sua stessa (vituperata) costituzione laica, priva i suoi cittadini di un diritto inalienabile. Io mi sento ostaggio di questa Nazione, più che un suo cittadino. I miei diritti, le mie scelte, la mia vita non mi appartengono. Sono nelle mani di gente che ruba la dignità di coloro che dovrebbe amministrare, governanti la cui responsabilità, ricercata e non imposta, andrebbe ai suoi cittadini e non al Vaticano. Ai malati senza speranza nelle corsie degli ospedali, e non agli interessi di Palazzo. La Chiesa mostra il suo fallimento quando prende le sue distanze dal mondo, non ascoltando l’uomo. Lo Stato mostra il suo abbandonando il cittadino, tradendo quella responsabilità assunta nei suoi confronti. Se Chiesa e Stato hanno a cuore solo se stessi, quale diritto possono vantare su di noi?

venerdì 1 ottobre 2010

Kissing Hank's Ass

0 commenti
Vi hanno mai chiesto se volete Baciare il culo di Hank?
Beh, pensateci... potrebbe essere la religione del secolo.
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