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mercoledì 9 febbraio 2011

«Grazie a Dio, sono ateo»

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Il titolo, magari neanche troppo originale, è una citazione di Luis Buñuel, oppure di Woody Allen, a seconda della fonte che trovate in giro. Certo, a me risulta che Buñuel abbia detto più esattamente: «Io, grazie a Dio, sono sempre stato ateo», mentre la versione più nota sarebbe da attribuire a Woody, che ne avrebbe citato il concetto in modo più conciso (e incisivo, a mio parere), ma fate un po’ voi. In ogni caso, l’amletico dubbio non vi rovinerà la lettura di quanto segue.

Qua e là ho spesso infilato accenni al mio rapporto con la religione – o il non-rapporto, per essere più corretti – ma non credo di aver mai affrontato l’argomento in un post specifico. Beh, visto che sto cercando di strisciare fuori da una fase in cui non ho voglia di scrivere neanche la lista della spesa, vediamo se questo tema riesce a scuotermi abbastanza da terminare almeno un post.

Non sono mai stato cristiano, anche se la mia famiglia ci ha provato o ha comunque aderito alla convenzione sociale, e allora: battesimo, comunione, cresima… tutto fatto, ma senza fede né voglia. Il catechismo era una tortura, le uniche volte che mi sono interessato all’argomento è stato quando si parlava di Genesi e Apocalisse. La Bibbia e il Vangelo saranno anche best sellers, ma ve lo dico… a parte l’inizio e la fine, quei libri hanno ben poche attrattive. O almeno quando sei un bambino, e poi un ragazzino costretto a recitare un credo senza significato né valore, soprattutto per te che devi sostenere una parte nella pantomima di un percorso religioso che non ti appartiene (ma d’altronde, a quell’età, come potrebbe?). Ne risulta solo una gran noia.
Comunque sì, ho detto che Genesi e Apocalisse m’interessavano, e questo era dovuto alla presenza del Diavolo (ecco, sento già un vocio al riguardo), che neanche a farlo apposta è il personaggio più interessante e complesso della storia. Dico, l’Arcangelo più splendente del Paradiso che si ribella a Dio e precipita negli Inferi coi suoi compagni… come fa a non esserlo? Poi, dopo una serie di diapositive sulla Caduta che hanno costituito la lezione più interessate di quell’altrimenti inutile “corso”, non potevo che essere suo.  
Drammaturgicamente parlando, si capisce.
«Maestra, possiamo parlare ancora del Diavolo?»
«No, non è nel programma. Studia i Comandamenti!»
E va beh, cerchiamoci un nuovo idolo.
Arriva Caino, che uccide il fratello ma il Sig. Dio lo marchia soltanto, dicendo che chi tocca Caino sono cazzi. Interessante politica: Eva e Adamo mangiano una mela e ricevono lo sfratto, lui lavora con gran sudore e lei partorisce con gran dolore; Caino ammazza il fratello e zaino in spalla inventa il vagabondaggio, ma nessuno gli può torcere neanche un capello. Dio abusa di Prozac, è chiaro. Arrivato a Canaan (o magari era un altro posto, scusate ma non ricordo bene), Caino trova moglie e si sposa.
«Maestra, chi ha creato la moglie di Caino? È sua sorella? Maestra, perché è verde?»
«Zitto!»
Va beh, anche con Caino è andata male.
Poi arrivano i Vangeli e c’è questo tipo, Giuda, che sembra interessante. Non dico simpatico, perché non te lo raccontano così, ma insomma è quello più intrigante, anche perché invece di star lì a far da chorus line a Gesù, ha un suo ruolo. Infatti lo bacia e lo fa arrestare. Ecco, lui sì mi sta simpatico. Anche perché Gesù è un personaggio troppo per benino per essere credibile, o anche solo interessante quanto Giuda o Tommaso, che per dire, almeno a Gesù gli mette il dito nella piaga per vedere se scherza. E poi insomma, se non ci fosse stato Giuda, niente processo e niente croce, magari Gesù non se lo fila nessuno e invece del cristianesimo otteniamo al massimo una setta di ebrei riformati.
Adesso che ci penso, un po’ Giuda mi sta sul culo.
Però ecco, nell’economia della faccenda a me sembrava che Giuda fosse il motore, più che la spina nel fianco. I cristiani ce l’hanno con Giuda, ma è lui che li ha creati, ancor più di Gesù che magari avrebbe fatto e voluto altro.

Sì okay, tutto questo non l’ho pensato da piccolo, sto mescolando pensieri di allora e considerazioni che sono venute dopo, anche perché è un po’ difficile fare la cronistoria di tutto quello che ho pensato o su cui ho riflettuto da piccolo fino a oggi, e poi ho la tendenza a cambiare idea e approfondire di volta in volta, quindi capitemi.
Per dire, una volta credevo in dio, e non certo grazie al cristianesimo. 
È stato Il Grande Libro della Preistoria (oh, non c’era un’immagine migliore della mia edizione) a illuminarmi, un colpo di fulmine per l’evoluzione. Mi sembrava avesse decisamente più senso, rispondeva alle mie domande invece di chiedermi di credere in qualcosa che puzzava troppo di mitologia. Ecco, e qui va spiegato come tutto ciò sia stato possibile, insomma… perché un ragazzino a cui racconti storie fantastiche (donne create da costole, uomini che camminano sull’acqua e resuscitano i morti, angeli caduti e mostri che salgono dal mare e dalla terra alla fine dei tempi) non dovrebbe crederci? Eh, perché ne ha lette di più belle e sapeva che erano balle (che fa quasi rima).
In principio, fu Il Grande Libro della Mitologia (questo invece non l’ho proprio trovato, urca se sono vecchio), dove leggevo di Zeus e le sue ingroppate di ninfe nubili e regine coniugate, erculee fatiche, argonautiche e omeriche crociere, mostri e divinità, ratti di principi avvenenti e principesse decisamente gnocche. Insomma, quando approdi dalla mitologia classica a quella cristiana è come uscire da un party e finire a un rosario. 
Insomma, ero già smaliziato e la fede (o meglio, l’indottrinamento) non ha fatto il miracolo che si proponeva. Nessun Gesù, per me. Nessuna Madonna salvifica né santo in voga del momento. Dio però – in qualche modo – era un figo (anzi, trovavo che le altre figure fossero inutili e distogliessero la giusta adorazione dall’unico Dio), e in qualche modo aveva senso nel quadro che stavo formando. Se ne stava là, vigilando sulla sua creazione e giocando un ruolo di arbitro ma senza violare il libero arbitrio, un bisticcio di parole che poi è anche quella che allora mi sembrava la politica di Dio. Quello in cui credevo io, per lo meno. Lui/lei/esso era – per me – l’Anima dell’Universo, come la mia lo era del mio corpo. Sì, perché alla fine ho preso quello che mi sembrava avesse senso, riorganizzandolo a modo mio. Come molti altri ho fatto un cocktail di dio e scienza, mi dicevo che nella struggente bellezza dell’Universo c’era la scintilla di divino che nessun testo religioso poteva spiegare o mostrare (bla bla bla), ma solo imbrattare con parole pomposamente vuote e fuori dal tempo (ri-bla bla bla). Okay, magari all’inizio inizio non me lo dicevo esattamente in questi termini, ma è lì che sono andato poi a parare.

Col tempo però sono arrivate altre domande, e la fede non è più stata sufficiente. Citando Dogma (Kevin Smith, 1999), Liz diceva: 
«[…] faith is like a glass of water. When you’re young, the glass is small, and it’s easy to fill up. But the older you get, the bigger the glass gets, and the same amount of liquid doesn’t fill it anymore. Periodically, the glass has to be refilled». 
Ecco, il mio bicchiere è diventato più grande quando sono arrivate nuove domande. 
Credo perché sento che è così, o perché mi è stato insegnato a crederlo? Esiste davvero un dio, o è un’illusione che ci rassicura come Babbo Natale? Se accettiamo il libero arbitrio, ha ancora senso credere in una divinità che non ha voce in capitolo? Se l’unica cosa che ne certifica l’esistenza è la religione – che, beh, proviene da una fonte sospetta – mentre tutto il resto non ne mostra traccia, non sarà che semplicemente non esiste? 
Così mi sono detto che dio o non dio, non aveva importanza. Ho riempito il bicchiere con dubbi e ulteriori ragionamenti. Per un po’ sono stato agnostico, lasciando che ognuno credesse come gli pare ma restando dell’idea che l’esistenza di dio fosse ininfluente alla mia. Libero arbitrio, autodeterminazione, siamo lì, e non serve nessun padreterno che ti dica come vivere la tua vita.
Certe regole si sono evolute con noi: non far male al tuo simile, occupati dei tuoi piccoli, proteggi il territorio e aiuta la comunità. Lo fanno anche gli animali; non è dogma, è natura. E non credo proprio che un dio l’abbia scritto nei nostri geni, come piacerebbe credere a molti sostenitori del disegno intelligente e teorie simili.
 
Oggi, dio non ha senso.
Mi manca? No. C’è anzi un certo sollievo nel non dover dipendere da un’entità onnipotente quanto sorda che veglia o forse no da lassù. Ha cambiato qualcosa nel mio modo di essere e comportarmi? Di nuovo, assolutamente no. Giusto o sbagliato non dipende da dio ma dal rapporto causa effetto (comportati bene e gli altri si comporteranno allo stesso modo con te – okay, ci sono gli stronzi, ma a quelli si risponde a tono, altro che porgi l’altra guancia), inoltre non sono diventato un degenerato dalla morale deviata solo perché ho smesso di credere, e nemmeno perché da piccolo trovavo più divertente il Diavolo di Gesù. È normale – soprattutto per i bambini – concentrarsi sui personaggi che hanno più “colore”, e Satana ne aveva parecchio (rosso, soprattutto), ma alla fine era come tutti gli altri personaggi della mitologia classica o delle fiabe, divertente ma bidimensionali.  
Oggi anche dio è rientrato nelle pagine. Il suo era un personaggio che mi è servito a crescere, spingendomi a ragionare su determinate cose da un’angolazione che poi è cambiata, facendo si che vedessi da più prospettive e capissi che il mondo, che tu abbia fede oppure no, è lo stesso, e che se uno la pianta di ossessionarsi solo con un unico punto di vista, la vita scorre meglio. 
Ecco, diciamo che uno indossa una benda tutta la vita e crede che quello sia il colore del mondo, poi se la toglie e vede che ce ne sono molti di più, finché non nota che molti altri indossano bende di colori diversi e tutti sono convinti che quello sia il colore del mondo, che tutti dovrebbero vederlo così e chi dice diversamente è in errore. Beh, meglio non indossarne affatto e vedere le cose come stanno, belle o brutte.  

Forse, chi ha a che fare con questi problemi o è giunto a un’impasse con la propria fede, dovrebbe riflettere su un’altra citazione: «Rispetta la delicata ecologia delle tue illusioni» (Mr. Lies, “Angels in America”, 2003), perché arriva sempre il giorno in cui devi farci i conti.

venerdì 12 novembre 2010

Melania Rizzoli, che simpatica umorista

3 commenti
Premessa. Nella sua prima stesura questo post era parecchio più colorito, avvelenato e – perché no? – incazzato nero, ma giungendo a più miti consigli e decidendo che non è il caso di arrabbiarsi con qualcuno che semplicemente non ci arriva, ho scelto un tono più pacato. Che spero di conservare fino alla fine.
  • Parte Prima: in difesa del Premier, ossia omosessualità ipocrita e partenogenesi prossima ventura.
L’On. Dott.ssa Melania De Nichilo Rizzoli, Deputato Pdl e vice presidente AIL (Associazione Italiana Leucemie, quindi roba seria) ha liquidato le polemiche intorno all’ultima infelice uscita del Premier come ridicole proteste che verrebbero «solo dalla minoranza omosessuale italiana. Una minoranza ipocrita». Ipocrita, in che senso? Ci pensa la Dottoressa a spiegarlo: «Chi di noi genitori non sarebbe d’accordo nell’augurarsi di avere un figlio maschio appassionato di belle ragazze invece che di gay?». A una posizione del genere si potrebbe fare più di un appunto:
  1. le donne non sono un hobby per gli uomini (di potere o meno) ma degli individui, quindi la carineria del Premier offonde anche loro (come i più hanno sottolineato);
  2. “i gay” non sono una razza a parte (trasformare l’aggettivo in sostantivo è un vecchio trucco per inscatolare il soggetto in un oggetto) ma se un ragazzo si dichiara, dirà “mi piacciono gli uomini”, non “mi piacciono i gay”, perché appunto si tratta di uomini e donne omosessuali, quindi individui e non macchiedde d’avanspettacolo;
  3. in nessun modo l’esempio del Premier può essere considerato auspicabile per i figli di chicchessia (neppure per quelli della Dottoressa).
Nella mente della Dott.ssa Rizzoli però “i gay” sono una tribù d’infelici: «E quanti dei suicidi tra gli adolescenti sono da imputare alla scoperta traumatica e spesso non accettata o rifiutata della propria omosessualità?» Quello che con tutta la buona volontà non riesce a capire è che il problema non è l’accettazione di sé, ma da parte della società. Quindi il problema è l’omofobia, non l’omosessualità.
Attenzione: segue comicità irresistibile!
Tuttavia è quando tenta di spingere il discorso sul piano “scientifico” che si fa interessante. Così, dopo una premessa sensata: «L’omosessualità scientificamente è una condizione umana non patologica, un’espressione della natura come lo è l’eterosessualità», c’è il solito “ma”: «ma che la natura stessa, che mai sbaglia», eccola, “la natura”, quest’entità ineffabile e infallibile, «tende a non far evolvere, a circoscrivere in una minoranza che non ha la possibilità di auto riprodursi».
Questo discorso è talmente al di la di ogni piano logico che se mi concentro, l’emicrania potrebbe uccidermi. Gay o no si nasce da mamma e papà, quindi la “circoscrizione” non ha senso (è così da sempre e sempre sarà, quindi “la natura stessa, che mai sbaglia” deve considerare l’omosessualità un’opzione valida).
«Un individuo omosessuale è sempre nato dall’unione di un uomo e una donna eterosessuali, almeno nel momento del concepimento, e il neonato ha la metà dei cromosomi di ciascuno dei propri genitori biologici». Bene, sembra rientrare nei ranghi sempre dopo aver detto qualcosa di tragicamente sbagliato, ma quel “almeno al momento del concepimento” che mi significa? Se lo sapete, ditelo in un commento (per favore). Tuttavia, non paga: «Gli stessi omosessuali ad un certo punto della loro vita avvertono l’istinto e il desiderio di avere un figlio, di riprodursi, di non avere una vita sterile, e quasi mai riescono a realizzare il loro sogno». Già, ma solo perché ci sono leggi che lo impediscono o perché mancano quelle che lo consentirebbero.
Lo saprà, la Dott.ssa Rizzoli, che “la natura stessa, che mai sbaglia” ha fatto sì che tra i pinguini le coppie omosessuali adottino i pulcini abbandonati o orfani, contribuendo allo sviluppo della colonia come ogni altra coppia? No, non credo.
«L’omosessualità comunque, una volta condannata e perseguitata per secoli anche dalla Chiesa, è oggi una condizione accettata e riconosciuta da tutti». Dove? Scusate, non è che ieri il Papa ha detto: “Sai che c’è? Amate chi vi pare, a noi non interessa più”, e io me lo sono perso? Poi il fatto che ogni volta un VIP (che del quotidiano non sa nulla) se ne esca a dire che ormai è tutto a posto, che non c’è più discriminazione e omofobia, è irritante oltre che stupido, come i discorsi che fanno sui giovani e il reddito. Se hai i soldi e nessuno ti dice niente neppure se ti limoni un rododendro, non credere che il resto del mondo sia tutto così.

Dopo la divagazione scientifica si torna alla difesa del Premier, del quale rivendica con orgoglio lo spirito di chi vivrebbe la vita in allegria e con intensità, e allora sì, gli può scappare una leggerezza, ma non per cattiveria, è che lui... Ci crede, Dottoressa, mi creda, lo dice a cuor leggero perché è ciò che pensa, perché è omofobo e considera le donne come oggetti, un hobby o un dopolavoro rilassante. Non c’è specchio sul quale arrampicarsi per fuggire da questo. D’altra parte: “Se abbaia, dev’essere per forza un cane”, no?

Invece no, la difesa sugli specchi continua: «Ve lo immaginate un Silvio Berlusconi omosessuale, o che commenti i fatti di questi giorni con un “sarebbe stato meglio per me essere gay che appassionato di belle ragazze”? Sarebbe stato grottesco, finto». “Sarebbe stato” non sono esattamente le parole che vengono a me, diciamo che il condizionale è fuori luogo come le carinerie del Premier stesso.

A questo punto però la brocca è rotta e l’ultima goccia cade sulle donne: «Anzi lui ripete spesso, perché ci crede davvero e questo dobbiamo riconoscerglielo, che il futuro è delle donne […] anche nel mondo animale esiste l’omosessualità, in percentuale molto più ridotta di quella umana, ma che sta diminuendo spontaneamente in maniera significativa», il ritorno al piano “scientifico” porta sempre dati affidabili quanto una tazza bucata.

Vi ricordate che è un medico, vero? Ecco: «Ci sono infatti diverse specie animali, come per esempio i cavallucci marini o le meduse, che oggi si riproducono già in assenza completa del maschio, considerato il sesso debole e perciò in estinzione». In estinzione? Certo, i maschi sono condannati all’estinzione perché esistono organismi più semplici in grado di riprodursi diversamente, non fa una grinza.
Beh, intanto i cavallucci marini non sono partenogenetici: la femmina depone le uova nella sacca del maschio, che le feconda e da cui espellerà gli avannotti a tempo debito. Forse non ha capito, scambiandoli per due femmine. Capita se uno non è... oh, già, è un medico. Ma biologia non la fanno più?
«Il processo è chiamato partenogenesi, ed è molto studiato ed osservato dai nostri scienziati, i quali hanno già da tempo dimostrato la sua reale applicabilità sulla specie umana» c’informa la Dott.ssa Rizzoli, prendendo una cantonata memorabile che neanche Voyager & Mistero.
Infatti NON è partenogenesi, che in ogni caso risulta meno efficiente della riproduzione sessuata (che non sotituirà mai). In più, se in Italia stiamo qui a bisticciare di inseminazioni e cellule staminali, l’applicazione della partenogenesi al genere umano è fantascienza bella e (mica tanto) buona. Se la maggior parte delle specie di successo del pianeta si riproduce in un modo, non è che magari è il metodo migliore? Sempre per quella “natura stessa, che mai sbaglia”, eh.

No, il buon senso non sarà d’intralcio a questo discorso: «Ci vuole infatti un ovulo femminile, che viene fecondato senza spermatozoo. È ancora teoria, certo, ma non così teorica. Dobbiamo cominciare ad abituarci. L’evoluzione della specie, la scienza e il futuro prevedono questo tipo di scenari. E nemmeno per sogno il contrario». “Nemmeno per sogno”, certo. «Voglio vedere poi quanti saranno ancora quegli uomini che criticano, senza il minimo rimpianto, la “patologica” passione altrui per le belle donne».
Così, in un delirio cui si stenta a credere, l’On. Dott.ssa Melania De Nichilo Rizzoli eccetera eccetera prospetta un futuro di amazzoni partenogenetiche clonate, dominatrici della Terra e… già, ma a quel punto sarebbero tutte gay, no? A questo, non credo abbia pensato.
  • Parte Seconda: del perché gli oroscopi non ci azzeccano.
L’ultimo ghiotto “ritaglio” che vi propongo è un po’ agée, risale cioè a gennaio 2010, quando, in virtù della sua brava laurea conseguita all’Università dell’Allegro Chirurgo, la Dott.ssa Rizzoli si era scagliata contro... Leggere per credere.
«Nella prima preghiera dell’Angelus del 2010, nella solennità di piazza San Pietro, a sorpresa Papa Ratzinger ha condannato “tutti quegli improbabili pronostici” con cui maghi, cartomanti, astrologi e veggenti di vario tipo “pretendono di leggere il nostro futuro”, dimenticando che “è solo in Dio che gli uomini possono riporre la speranza di un futuro migliore”».
“A sorpresa”, non direi. Già nella Bibbia si dice di non lasciare che una strega viva (in più c’è stata una cosina chiamata Inquisizione, ma lasciamo siffatte quisquilie a gente più pignola). Tuttavia, messa così sembrerebbe anche un salutare invito a non fidarsi e non buttare soldi nelle tasche di truffatori e ciarlatani, eppure: «ma lui non sa che già da qualche tempo molti italiani hanno notato da soli che maghi ed astrologi non delineano più il loro futuro, non azzeccano più una previsione». Eh già, perché un tempo ne infilavano una via l’altra. «Tra gli appassionati seguaci dell’astrologia infatti si sta verificando un fenomeno nuovo, di disattenzione, con una perdita consistente di lettori e fedelissimi […] soprattutto tra i giovani, si sta diffondendo diffidenza, incredulità e sarcasmo nei riguardi dell’oroscopo. Sono loro, i giovani, a non riconoscersi nelle previsioni giornalmente descritte dei loro segni zodiacali». Bene, e allora? Mi pare una cosa buona... il punto è che la superstizione è male, no?

Ahi noi, pare che la Dott.ssa Rizzoli sia di tutt’altra idea. «Scientificamente la colpa di tutto questo è dei medici ginecologi». Non l’avreste mai detto, eh? «Infatti questi medici decidendo loro, razionalmente ed egoisticamente, quando far nascere i nostri figli […] determinano il fatto che nessun neonato da anni nasce più nel giorno, nell’ora e nel minuto predisposto e scritto nel proprio destino genetico e astrale». Eh, già. No, dico, era l’Uovo di Colombo, perché nessuno ci ha pensato prima? A questo punto il Papa, il discorso della superstizione... no, alla Dottoressa frega meno del PIL del Mozambico, quello che le fa girare le scatole è Paolo Fox che non le azzecca la carta astrale.

Tutta colpa dei ginecologi, dicevamo. Infatti, per colpa di quest’infami «nessuna nascita avviene più di notte o all’alba, né di sabato o di domenica, né tanto meno durante le feste comandate, mai cioè a Ferragosto, a Natale o a Pasqua, o l’ultimo giorno dell’anno» veramente intorno a San Silvestro c’è da sempre la gara al primo nato dell’anno nuovo e all’ultimo nato di quello vecchio, ma questo farebbe cadere in contraddizione la sua tesi, e questo lei – giustamente – non vede perché sottolinearlo «ma soltanto dalle 13 alle 19 e dal lunedì al giovedì delle settimane non contenenti, of course, festività». Quindi improvvisa una difesa degli astrologi, avvertendoli del golpe ginecologico: «Gli astrologi non hanno ancora capito che il loro irrefrenabile insuccesso è causato dai parti cesarei che hanno decretato la fine assoluta delle loro scientifiche previsioni astrali». Scientifiche? Insiste: «perché l’intervento umano sulle nascite chirurgiche ed oggi anche sulle stesse fecondazioni, spesso artificiali» come, spesso? Gente, non credo abbia idea di come funzioni l’inseminazione clinica. Il punto però sembra essere che tutto ciò «altera in modo incontrovertibile l’oroscopo naturale dei nati con questo tipo di programmazione medica, che si trovano ad avere un segno zodiacale ed un ascendente assolutamente “innaturale”».
Quindi, chi se ne frega della superstizione che alimenta l’ignoranza, o del fatto che le tecniche d’inseminazione aiutano molte coppie nel concepire i figli tanto desiderati. No, qui il problema è che le sballano l’oroscopo, e non c’è niente di più irritante che leggere le previsioni sbagliate al mattino, mentre si prende il caffè.

Ecco, volevo solo farvi conoscere questo prodigio di comicità, questa cabarettista insuperabile che dovete assolutamente tenere d’occhio. La ragazza ha stoffa e materiale innovativo, i suoi collegamenti logici sposano il dadaismo al surrealismo, non potevate restare nell’ignoranza del suo talento, dovevo – perdonatemi – colmare questa lacuna. Beh, adesso siete colmi, e anche io.
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