Premesso che non ballo, e se anche dovesse capitare, l’effetto sarebbe quello della porta del cancello che pencola da un lato per via dei cardini arrugginiti; detto questo, non so perché ma il vogue o voguing o mi do un tono senza ballare per davvero, m’ha sempre fatto simpatia. Poi di recente ho visto una puntata di Glee, in cui veniva rifatto l’omonimo video di Madonna (eccolo qui in un “confronto all’americana” con la versione Glee), che mi ha rinfrescato la memoria di quel gran agitar di mani e darsi delle pose. Dulcis in fundo, ho anche scoperto di ricordare il testo più o meno a memoria.«Gulp!» direte voi, «stai messo bene...».
Sì, grazie, non c’è male.
Ecco, ma dove volevo arrivare?
Come farebbe un salmone, alla fonte originale: sebbene questa strampadanza sia diventata popolare grazie a Madonna, che qualunque cosa tocchi trasforma in “ultimo grido” (è riuscita a far diventare trendy la Cabala, non so se rendo), in principio, come alcuni di voi sapranno e altri no, fu Malcolm McLaren – scomparso l’8 aprile di quest’anno – che nel 1989 produsse il singolo Deep in Vogue (video) e il relativo album Waltz Darling che lo conteneva.
Ora, cosa mi viene a significare?
Assolupuffamente nulla, Grande Puffo!
È solo che se
nti un motivo, scattano dei collegamenti, ricordi delle cose e ti ritrovi a scrivere un post perché il tuo blog langue per colpa del tuo culo pesanterrimo che neanche una tirata di pose (per restare in tema) convincerebbe a darsi almeno un tono. Beh, invece eccomi qua a condividere con voi informazioni inutili in un futile tentativo di postare almeno qualcosa. Non è meraviglioso? Magari anche un filo prossimo al dadaismo? Ecco, adesso mi bullo e metto in posa, vai col voguing da seggiola.