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venerdì 12 novembre 2010

Melania Rizzoli, che simpatica umorista

3 commenti
Premessa. Nella sua prima stesura questo post era parecchio più colorito, avvelenato e – perché no? – incazzato nero, ma giungendo a più miti consigli e decidendo che non è il caso di arrabbiarsi con qualcuno che semplicemente non ci arriva, ho scelto un tono più pacato. Che spero di conservare fino alla fine.
  • Parte Prima: in difesa del Premier, ossia omosessualità ipocrita e partenogenesi prossima ventura.
L’On. Dott.ssa Melania De Nichilo Rizzoli, Deputato Pdl e vice presidente AIL (Associazione Italiana Leucemie, quindi roba seria) ha liquidato le polemiche intorno all’ultima infelice uscita del Premier come ridicole proteste che verrebbero «solo dalla minoranza omosessuale italiana. Una minoranza ipocrita». Ipocrita, in che senso? Ci pensa la Dottoressa a spiegarlo: «Chi di noi genitori non sarebbe d’accordo nell’augurarsi di avere un figlio maschio appassionato di belle ragazze invece che di gay?». A una posizione del genere si potrebbe fare più di un appunto:
  1. le donne non sono un hobby per gli uomini (di potere o meno) ma degli individui, quindi la carineria del Premier offonde anche loro (come i più hanno sottolineato);
  2. “i gay” non sono una razza a parte (trasformare l’aggettivo in sostantivo è un vecchio trucco per inscatolare il soggetto in un oggetto) ma se un ragazzo si dichiara, dirà “mi piacciono gli uomini”, non “mi piacciono i gay”, perché appunto si tratta di uomini e donne omosessuali, quindi individui e non macchiedde d’avanspettacolo;
  3. in nessun modo l’esempio del Premier può essere considerato auspicabile per i figli di chicchessia (neppure per quelli della Dottoressa).
Nella mente della Dott.ssa Rizzoli però “i gay” sono una tribù d’infelici: «E quanti dei suicidi tra gli adolescenti sono da imputare alla scoperta traumatica e spesso non accettata o rifiutata della propria omosessualità?» Quello che con tutta la buona volontà non riesce a capire è che il problema non è l’accettazione di sé, ma da parte della società. Quindi il problema è l’omofobia, non l’omosessualità.
Attenzione: segue comicità irresistibile!
Tuttavia è quando tenta di spingere il discorso sul piano “scientifico” che si fa interessante. Così, dopo una premessa sensata: «L’omosessualità scientificamente è una condizione umana non patologica, un’espressione della natura come lo è l’eterosessualità», c’è il solito “ma”: «ma che la natura stessa, che mai sbaglia», eccola, “la natura”, quest’entità ineffabile e infallibile, «tende a non far evolvere, a circoscrivere in una minoranza che non ha la possibilità di auto riprodursi».
Questo discorso è talmente al di la di ogni piano logico che se mi concentro, l’emicrania potrebbe uccidermi. Gay o no si nasce da mamma e papà, quindi la “circoscrizione” non ha senso (è così da sempre e sempre sarà, quindi “la natura stessa, che mai sbaglia” deve considerare l’omosessualità un’opzione valida).
«Un individuo omosessuale è sempre nato dall’unione di un uomo e una donna eterosessuali, almeno nel momento del concepimento, e il neonato ha la metà dei cromosomi di ciascuno dei propri genitori biologici». Bene, sembra rientrare nei ranghi sempre dopo aver detto qualcosa di tragicamente sbagliato, ma quel “almeno al momento del concepimento” che mi significa? Se lo sapete, ditelo in un commento (per favore). Tuttavia, non paga: «Gli stessi omosessuali ad un certo punto della loro vita avvertono l’istinto e il desiderio di avere un figlio, di riprodursi, di non avere una vita sterile, e quasi mai riescono a realizzare il loro sogno». Già, ma solo perché ci sono leggi che lo impediscono o perché mancano quelle che lo consentirebbero.
Lo saprà, la Dott.ssa Rizzoli, che “la natura stessa, che mai sbaglia” ha fatto sì che tra i pinguini le coppie omosessuali adottino i pulcini abbandonati o orfani, contribuendo allo sviluppo della colonia come ogni altra coppia? No, non credo.
«L’omosessualità comunque, una volta condannata e perseguitata per secoli anche dalla Chiesa, è oggi una condizione accettata e riconosciuta da tutti». Dove? Scusate, non è che ieri il Papa ha detto: “Sai che c’è? Amate chi vi pare, a noi non interessa più”, e io me lo sono perso? Poi il fatto che ogni volta un VIP (che del quotidiano non sa nulla) se ne esca a dire che ormai è tutto a posto, che non c’è più discriminazione e omofobia, è irritante oltre che stupido, come i discorsi che fanno sui giovani e il reddito. Se hai i soldi e nessuno ti dice niente neppure se ti limoni un rododendro, non credere che il resto del mondo sia tutto così.

Dopo la divagazione scientifica si torna alla difesa del Premier, del quale rivendica con orgoglio lo spirito di chi vivrebbe la vita in allegria e con intensità, e allora sì, gli può scappare una leggerezza, ma non per cattiveria, è che lui... Ci crede, Dottoressa, mi creda, lo dice a cuor leggero perché è ciò che pensa, perché è omofobo e considera le donne come oggetti, un hobby o un dopolavoro rilassante. Non c’è specchio sul quale arrampicarsi per fuggire da questo. D’altra parte: “Se abbaia, dev’essere per forza un cane”, no?

Invece no, la difesa sugli specchi continua: «Ve lo immaginate un Silvio Berlusconi omosessuale, o che commenti i fatti di questi giorni con un “sarebbe stato meglio per me essere gay che appassionato di belle ragazze”? Sarebbe stato grottesco, finto». “Sarebbe stato” non sono esattamente le parole che vengono a me, diciamo che il condizionale è fuori luogo come le carinerie del Premier stesso.

A questo punto però la brocca è rotta e l’ultima goccia cade sulle donne: «Anzi lui ripete spesso, perché ci crede davvero e questo dobbiamo riconoscerglielo, che il futuro è delle donne […] anche nel mondo animale esiste l’omosessualità, in percentuale molto più ridotta di quella umana, ma che sta diminuendo spontaneamente in maniera significativa», il ritorno al piano “scientifico” porta sempre dati affidabili quanto una tazza bucata.

Vi ricordate che è un medico, vero? Ecco: «Ci sono infatti diverse specie animali, come per esempio i cavallucci marini o le meduse, che oggi si riproducono già in assenza completa del maschio, considerato il sesso debole e perciò in estinzione». In estinzione? Certo, i maschi sono condannati all’estinzione perché esistono organismi più semplici in grado di riprodursi diversamente, non fa una grinza.
Beh, intanto i cavallucci marini non sono partenogenetici: la femmina depone le uova nella sacca del maschio, che le feconda e da cui espellerà gli avannotti a tempo debito. Forse non ha capito, scambiandoli per due femmine. Capita se uno non è... oh, già, è un medico. Ma biologia non la fanno più?
«Il processo è chiamato partenogenesi, ed è molto studiato ed osservato dai nostri scienziati, i quali hanno già da tempo dimostrato la sua reale applicabilità sulla specie umana» c’informa la Dott.ssa Rizzoli, prendendo una cantonata memorabile che neanche Voyager & Mistero.
Infatti NON è partenogenesi, che in ogni caso risulta meno efficiente della riproduzione sessuata (che non sotituirà mai). In più, se in Italia stiamo qui a bisticciare di inseminazioni e cellule staminali, l’applicazione della partenogenesi al genere umano è fantascienza bella e (mica tanto) buona. Se la maggior parte delle specie di successo del pianeta si riproduce in un modo, non è che magari è il metodo migliore? Sempre per quella “natura stessa, che mai sbaglia”, eh.

No, il buon senso non sarà d’intralcio a questo discorso: «Ci vuole infatti un ovulo femminile, che viene fecondato senza spermatozoo. È ancora teoria, certo, ma non così teorica. Dobbiamo cominciare ad abituarci. L’evoluzione della specie, la scienza e il futuro prevedono questo tipo di scenari. E nemmeno per sogno il contrario». “Nemmeno per sogno”, certo. «Voglio vedere poi quanti saranno ancora quegli uomini che criticano, senza il minimo rimpianto, la “patologica” passione altrui per le belle donne».
Così, in un delirio cui si stenta a credere, l’On. Dott.ssa Melania De Nichilo Rizzoli eccetera eccetera prospetta un futuro di amazzoni partenogenetiche clonate, dominatrici della Terra e… già, ma a quel punto sarebbero tutte gay, no? A questo, non credo abbia pensato.
  • Parte Seconda: del perché gli oroscopi non ci azzeccano.
L’ultimo ghiotto “ritaglio” che vi propongo è un po’ agée, risale cioè a gennaio 2010, quando, in virtù della sua brava laurea conseguita all’Università dell’Allegro Chirurgo, la Dott.ssa Rizzoli si era scagliata contro... Leggere per credere.
«Nella prima preghiera dell’Angelus del 2010, nella solennità di piazza San Pietro, a sorpresa Papa Ratzinger ha condannato “tutti quegli improbabili pronostici” con cui maghi, cartomanti, astrologi e veggenti di vario tipo “pretendono di leggere il nostro futuro”, dimenticando che “è solo in Dio che gli uomini possono riporre la speranza di un futuro migliore”».
“A sorpresa”, non direi. Già nella Bibbia si dice di non lasciare che una strega viva (in più c’è stata una cosina chiamata Inquisizione, ma lasciamo siffatte quisquilie a gente più pignola). Tuttavia, messa così sembrerebbe anche un salutare invito a non fidarsi e non buttare soldi nelle tasche di truffatori e ciarlatani, eppure: «ma lui non sa che già da qualche tempo molti italiani hanno notato da soli che maghi ed astrologi non delineano più il loro futuro, non azzeccano più una previsione». Eh già, perché un tempo ne infilavano una via l’altra. «Tra gli appassionati seguaci dell’astrologia infatti si sta verificando un fenomeno nuovo, di disattenzione, con una perdita consistente di lettori e fedelissimi […] soprattutto tra i giovani, si sta diffondendo diffidenza, incredulità e sarcasmo nei riguardi dell’oroscopo. Sono loro, i giovani, a non riconoscersi nelle previsioni giornalmente descritte dei loro segni zodiacali». Bene, e allora? Mi pare una cosa buona... il punto è che la superstizione è male, no?

Ahi noi, pare che la Dott.ssa Rizzoli sia di tutt’altra idea. «Scientificamente la colpa di tutto questo è dei medici ginecologi». Non l’avreste mai detto, eh? «Infatti questi medici decidendo loro, razionalmente ed egoisticamente, quando far nascere i nostri figli […] determinano il fatto che nessun neonato da anni nasce più nel giorno, nell’ora e nel minuto predisposto e scritto nel proprio destino genetico e astrale». Eh, già. No, dico, era l’Uovo di Colombo, perché nessuno ci ha pensato prima? A questo punto il Papa, il discorso della superstizione... no, alla Dottoressa frega meno del PIL del Mozambico, quello che le fa girare le scatole è Paolo Fox che non le azzecca la carta astrale.

Tutta colpa dei ginecologi, dicevamo. Infatti, per colpa di quest’infami «nessuna nascita avviene più di notte o all’alba, né di sabato o di domenica, né tanto meno durante le feste comandate, mai cioè a Ferragosto, a Natale o a Pasqua, o l’ultimo giorno dell’anno» veramente intorno a San Silvestro c’è da sempre la gara al primo nato dell’anno nuovo e all’ultimo nato di quello vecchio, ma questo farebbe cadere in contraddizione la sua tesi, e questo lei – giustamente – non vede perché sottolinearlo «ma soltanto dalle 13 alle 19 e dal lunedì al giovedì delle settimane non contenenti, of course, festività». Quindi improvvisa una difesa degli astrologi, avvertendoli del golpe ginecologico: «Gli astrologi non hanno ancora capito che il loro irrefrenabile insuccesso è causato dai parti cesarei che hanno decretato la fine assoluta delle loro scientifiche previsioni astrali». Scientifiche? Insiste: «perché l’intervento umano sulle nascite chirurgiche ed oggi anche sulle stesse fecondazioni, spesso artificiali» come, spesso? Gente, non credo abbia idea di come funzioni l’inseminazione clinica. Il punto però sembra essere che tutto ciò «altera in modo incontrovertibile l’oroscopo naturale dei nati con questo tipo di programmazione medica, che si trovano ad avere un segno zodiacale ed un ascendente assolutamente “innaturale”».
Quindi, chi se ne frega della superstizione che alimenta l’ignoranza, o del fatto che le tecniche d’inseminazione aiutano molte coppie nel concepire i figli tanto desiderati. No, qui il problema è che le sballano l’oroscopo, e non c’è niente di più irritante che leggere le previsioni sbagliate al mattino, mentre si prende il caffè.

Ecco, volevo solo farvi conoscere questo prodigio di comicità, questa cabarettista insuperabile che dovete assolutamente tenere d’occhio. La ragazza ha stoffa e materiale innovativo, i suoi collegamenti logici sposano il dadaismo al surrealismo, non potevate restare nell’ignoranza del suo talento, dovevo – perdonatemi – colmare questa lacuna. Beh, adesso siete colmi, e anche io.
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