Trasmesso negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2008, consta di tre stagioni, le prime due di venti episodi e l’ultima di ventuno. Da noi viene trasmesso via satellite dall’emittente Nickelodeon, che ne è anche produttrice (attualmente è in onda la terza stagione, oltre alle repliche di quelle precedenti), non sto poi a dirvi il pieno di giudizi positivi sia dalla critica che dal pubblico. Sì, ma di cosa parla? Ecco, qui sta il fascino della vicenda.

Al di là dell’ambientazione accurata, la serie si avvale di un’ottima sceneggiatura, personaggi a tutto tondo (anche i cattivi non sono bidimensionali ma hanno una loro evoluzione e solidi moventi) e un umorismo che stempera il drammatico. In ogni puntata si può ridere e restare col fiato sospeso, scoprendo di amare personaggi una volta odiati a morte. Ottima la grafica, l’animazione e l’inventiva spesa nella creazione di questo mondo fantastico in cui si possono indovinare ispirazioni a popoli realmente esistenti. Come gli Inuit per le Tribù dell’Acqua, i Tibetani per i Nomadi dell’Aria, la Cina Imperiale per la Nazione del Fuoco e un misto di culture asiatiche per il vasto Regno della Terra. Ecco ciò che amo, immaginazione ben spesa e idee originali.
Veniamo ora alle ultime novità, ossia The Last Airbender (da noi, L’Ultimo Dominatore dell’Aria) il film diretto da M. Night Shyamalan e di prossima uscita. Vi dirò, se da una parte lo attendo con ansia (sì, direi che “ansia” è la parola giusta), dall’altra sono dubbioso del risultato. Avatar è una storia lunga tre stagioni, un viaggio di crescita e apprendimento, la scoperta e l’accettazione di Aang nell’essere qualcosa di più di un giovane monaco, parla di responsabilità e dilemmi morali. Votato alla pace per educazione e inclinazione, Aang sa che l’unico modo per terminare la guerra è sconfiggere il Signore del Fuoco, ma questo significherebbe uccidere, qualcosa che non riesce a concepire. Così, nel dilemma che lo affligge, cerca disperatamente una via di compromesso. Tranquilli, non vi dico come va a finire, non lo so nemmeno io, devo ancora terminare la serie. Se però vi ho incuriosito, potete fare come me e guardarvela in streaming (per evitare salti di programmazione) e dedicargli tutto il tempo che – vi assicuro – merita pienamente. Sicuramente andrò a vedere anche il film, ormai ci sono dentro fino ai capelli, e capirete – guardandolo – come sia possibile immergersi in questa storia.

Ah sì, è in preparazione Legend of Korra (nella foto qui sopra), una nuova serie ambientata nel futuro di Avatar, ma non voglio farvi correre troppo. Spero di avervi incuriosito, e vi auguro fiducioso una buona visione.
Il mondo è diviso in quattro parti: la Nazione del Fuoco, il Regno della Terra, i Nomadi dell’Aria e le Tribù dell’Acqua. Gli elementi che distinguono questi popoli vengono controllati dai Dominatori, uomini e donne che uniscono le arti marziali al misticismo per piegarli alla propria volontà. Solo uno, l’Avatar, lo spirito incarnato del pianeta e ponte tra il mondo dell’uomo e quello dello spirito, è in grado di padroneggiare tutti gli elementi e garantire l’equilibrio tra le forze. Attraverso un ciclo di rinascita, l’Avatar si reincarna di volta in volta in ogni popolo: acqua, terra, fuoco e aria. Il ciclo però sembra spezzarsi alla morte di Avatar Roku, quando il Signore del Fuoco ordina il genocidio dei Nomadi dell’Aria, tra i quali deve rinascere l’Avatar. Il mondo perde la speranza e la Nazione del Fuoco inizia una guerra di cent’anni per il dominio totale.
Un secolo dopo, tra i ghiacci del Polo Sud, Katara e Sokka – fratello e sorella appartenenti alla Tribù Meridionale dell’Acqua – trovano un giovane monaco intrappolato in un iceberg. È Aang, l’ultimo Avatar, che precipitando nell’oceano durante la fuga ha usato il suo Dominio dell’Aria per creare una bolla in cui sopravvivere. Con lui c’è Appa, un bisonte volante (la fauna incredibile del cartone è parte integrante del suo fascino), ultimo della sua specie così come Aang lo è del suo popolo (da qui il titolo originale The Last Airbender). Malgrado i cent’anni d’età, l’Avatar è un bambino di dodici anni che non conosce altro Dominio che il suo. Così, nell’apprendere ciò che è stato del mondo durante la sua “assenza”, decide di affrontare un lungo viaggio alla ricerca di Maestri che possano istruirlo sui Domini dell’Acqua, della Terra e del Fuoco. Con lui partono i ragazzi che l’hanno trovato; Katara, ultima e inesperta Dominatrice dell’Acqua della sua Tribù – decimata dalla nazione del Fuoco – e Sokka, suo fratello e altrettanto inesperto guerriero (il semplice fatto di nascere in una nazione non significa che ne apprenderai il dominio, ci vuole predisposizione e studio), entrambi con lo scopo di aiutare e proteggere l’Avatar e nella speranza di trovare Maestri anche nelle loro discipline. La Nazione del Fuoco è però in breve sulle loro tracce quando il Principe Zuko, esiliato da suo padre – l’attuale Signore del Fuoco, Ozai – trova il villaggio e inizia l’inseguimento dell’Avatar, nella speranza di recuperare il suo onore ed essere riammesso in patria.
Al di là dell’ambientazione accurata, la serie si avvale di un’ottima sceneggiatura, personaggi a tutto tondo (anche i cattivi non sono bidimensionali ma hanno una loro evoluzione e solidi moventi) e un umorismo che stempera il drammatico. In ogni puntata si può ridere e restare col fiato sospeso, scoprendo di amare personaggi una volta odiati a morte. Ottima la grafica, l’animazione e l’inventiva spesa nella creazione di questo mondo fantastico in cui si possono indovinare ispirazioni a popoli realmente esistenti. Come gli Inuit per le Tribù dell’Acqua, i Tibetani per i Nomadi dell’Aria, la Cina Imperiale per la Nazione del Fuoco e un misto di culture asiatiche per il vasto Regno della Terra. Ecco ciò che amo, immaginazione ben spesa e idee originali.
Veniamo ora alle ultime novità, ossia The Last Airbender (da noi, L’Ultimo Dominatore dell’Aria) il film diretto da M. Night Shyamalan e di prossima uscita. Vi dirò, se da una parte lo attendo con ansia (sì, direi che “ansia” è la parola giusta), dall’altra sono dubbioso del risultato. Avatar è una storia lunga tre stagioni, un viaggio di crescita e apprendimento, la scoperta e l’accettazione di Aang nell’essere qualcosa di più di un giovane monaco, parla di responsabilità e dilemmi morali. Votato alla pace per educazione e inclinazione, Aang sa che l’unico modo per terminare la guerra è sconfiggere il Signore del Fuoco, ma questo significherebbe uccidere, qualcosa che non riesce a concepire. Così, nel dilemma che lo affligge, cerca disperatamente una via di compromesso. Tranquilli, non vi dico come va a finire, non lo so nemmeno io, devo ancora terminare la serie. Se però vi ho incuriosito, potete fare come me e guardarvela in streaming (per evitare salti di programmazione) e dedicargli tutto il tempo che – vi assicuro – merita pienamente. Sicuramente andrò a vedere anche il film, ormai ci sono dentro fino ai capelli, e capirete – guardandolo – come sia possibile immergersi in questa storia.

Ah sì, è in preparazione Legend of Korra (nella foto qui sopra), una nuova serie ambientata nel futuro di Avatar, ma non voglio farvi correre troppo. Spero di avervi incuriosito, e vi auguro fiducioso una buona visione.