Dalle mie parti e in altre zone d’Italia il 13 Dicembre si festeggia Santa Lucia (Vissuta a Siracusa, sarebbe morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano intorno all’anno 304) che nella notte tra il 12 e il 13 porterebbe i regali a tutti i bimbi buoni. Segnalo a chi non la conoscesse che l’iconografia la vuole giovane e piacente mentre reca un piatto su cui sono posati i suoi stessi occhi, cavati in corso di martirio, sebbene un altro paio del tutto sano faccia capolino dalle orbite (dove è bene che essi stiano), in virtù di ciò è patrona - oltre che di Siracusa - degli oculisti, dei ciechi e degli elettricisti per la simbologia della luce (sic.), inoltre viene invocata contro le malattie degli occhi. Sì, mi rendo conto che la festa è passata da qualche giorno ormai, ma oggi, leggendo il blog di Regina dei Tucani, mi è tornato alla mente un episodio legato a questa figura e alla mia infanzia, e siccome ho voglia di sputtanarmi un po’, vado a raccontare questo edificante quadretto.
Da piccolo avevo una gran paura di Santa Lucia, colpa di mia madre che non l’aveva mai festeggiata dalle sue parti, e quindi nel raccontarla a noi pargoletti ha prodotto un devastante crossover tra la Santissima Ciecata e la più celebre Befana, così da descriverla come una vecchia orba che girava di casa in casa con un asino carico di campanelle. Poi, mettendoci - ahimè - del mio, quando le chiedevo come faceva a trovarci raccontava che la vecchia aveva le chiavi delle case di tutti i bambini e una candela che - nella notte fredda - le indicava la strada col suo calore, così di solito la notte fatidica facevo incubi su questa strega (che immaginavo tipo quella di Biancaneve) mentre entrava in casa mia e mi guardava dormire, decidendo se ero buono o cattivo, perché ai bimbi che non erano stati buoni lasciava il carbone, ma quelli davvero cattivi (raccontavano gli zii e i nonni, altri criminali incoscienti) li infilava nel suo sacco e li portava via per sempre. Perciò, non conoscendo i parametri di bontà filiale della vecchia strega, ero parecchio in ansia anche per un vaso rotto o un centrino diventato rete da pesca dei Playmobil.
Poi una mattina presto del 13 dicembre di tanti anni fa, mi sveglio con una pipì che facevo fatica a trattenere, così mi decido di correre a testa bassa verso il bagno, chiudermi dentro, fare i bisogni e ripetere la procedura inversa per rituffarmi nel mio lettino a volo d’angelo. Bene, prendo coraggio e... a metà della manovra iniziale vedo la luce accesa in cucina! Solo per un miracolo idraulico non me la sono fatta addosso, pietrificato con lo sguardo sulla porta, da cui – con immenso sollievo – vedo mia madre sistemare i regali sul tavolo della colazione. Dimentico di tutto, mi avvicino e chiedo speranzoso: «Allora Santa Lucia non esiste?». Lei mi guarda un po’ delusa, un po’ imbarazzata e un po’ preoccupata, sia per essere stata colta in fallo che per il dilemma “adesso il mio bimbo non crederà più a Santa Lucia, crescerà e magari un domani non darà ascolto neanche a me”. Mentre io (infame) ero immensamente sollevato e non la smettevo di sorridere, guardando i giocattoli in bella mostra e gustando il pensiero che la stregaccia era morta. Va beh, non era mai esistita... ma più o meno era come se, scoprendolo, l’avessi fatta fuori per sempre dalle mie paure.«Però non dirlo a tuo fratello, eh!», si raccomanda prima di rimandarmi a letto.
«No, non glielo dico», rispondo abbagliato, «però i regali ce li fai anche l’anno prossimo, vero?». Sì, ero un filo interessato, ma d’altra parte ogni bambino resta incantato dai giocattoli e dalle sorprese, e non vuole o non trova motivi per dovervi rinunciare. Così, dopo le rassicurazioni di rito, sono tornato a letto, dove non ho chiuso occhio in attesa di alzarmi per giocare e festeggiare la morte di Santa Lucia.
Nota: non sono riuscito a trovare il filmato originale a causa di problemi di copyright che hanno censurato o limitato l’utilizzo della pellicola su YouTube, ma anche questa versione non è niente male.
