Visualizzazione post con etichetta curiosità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta curiosità. Mostra tutti i post

lunedì 11 ottobre 2010

La curiosità, i dinosauri e le ipotesi più assurde

13 commenti
Va beh, questo blog l’abbiamo rimodernato e tanto vale usarlo scrivendoci qualcosa, per esempio ‘sta cosa dei documentari a cui accennavo ben tre post fa. Ecco, da Quark in poi ho preso a seguirli con voracità. Oggi sono un accanito frequentatore di Discovery Channel, National Geographic, History Channel, ecc. Non c’è un film decente? Non una cippa di telefilm che mi scansi la noia? No problem! Saltando da un servizio sugli animali più velenosi del pianeta a un reportage sulle ultime scoperte in campo archeologico biblista, trovo un po’ di tutto. Il fatto è che sono curioso, e se l’argomento mi piglia, son capace di farci notte.

Prendete i dinosauri, io li adoro!
Non perché sono grossi e cattivi o per come si sbranano fra loro, ma per come si sono evoluti e adattati. Certo, magari senza produrre vita intelligente in questi ‘anta milioni di anni... ma perché, poi? In fondo erano perfetti per la loro epoca e il loro ambiante, e una volta che sei funzionale alla vita come la ruota lo è alla strada – tu guarda gli squali – un cervello in grado di recitare poemi e dichiarare guerre ti serve come un accendino in un gasdotto. Infatti hanno dominato comunque il pianeta, anche senza aver vinto una gara di spelling. Non ci sono cavoli: i dinosauri sono affascinanti, ecco perché i bambini li amano (e poi – a volte – diventano paleontologi o nerdoni come me). Vengono da un passato che possiamo solo immaginare e ricostruire con meticolosa (e un filo nerdona) perizia. Così, una delle domande che mi sono sempre posto (e che recentemente Ferruccio mi ha fatto tornare alla mente) è come sarebbe il mondo oggi se non si fossero estinti.
Mettiamo che nessun meteorite sia venuto a pogare con la Terra, che si siano adattati ai cambiamenti del clima e oggi fossero ancora qui... noi ci saremmo? Ma no, manco per il ciufolo! Ai loro tempi – checché ne dicano i film e i cartoni animati – noi non c’eravamo, e i mammiferi più grossi avevano le dimensioni di un gatto, erano notturni e si cagavano in mano (o nelle zampe) ogni volta che un Velociraptor aveva i brontolii di stomaco. Noi siamo qui solo perché loro non ci sono più, e dovremmo venerare quel meteorite come le scimmie di 2001: Odissea nello Spazio facevano col monolito, altro che!

Sì, ma se avessero avuto più tempo? Negli anni ‘80, Dale Russell (anche in modo semiserio) ipotizzò un dinosauro umanoide partendo dal Troodon, un parente del Velociraptor con grandi occhi frontali e un grosso cervello (per la media dei suoi contemporanei). Sì, bello e affascinante quanto vogliamo, ma perché evolversi in qualcosa di meno efficace? Guardiamolo... le sue gambe gli fanno perdere velocità e le mani in potenza, inoltre manca l’artiglio a falce sulle zampe posteriori e la potenza di morso – parliamone – passa dal coccodrillo al chihuahua. Un cambiamento del genere ne stravolgerebbe troppo l’anatomia. Sì, i nostri antenati erano simili a scimpanzé, che restano più forti e “efficaci” di noi in campo predatorio (mentre noi abbiamo “scelto” la stazione eretta, che rende possibile l’utilizzo delle mani e quindi la manipolazione di oggetti che porta il ragionamento), ma la struttura anatomica resta analoga. In più, dinosauroide di Russell parte da una stazione che è già bipede per diventare più bipede. Anzi, umanoide. Perché? Se lo chiedete a me, per un capriccio squisitamente umano. Lo stesso che ci fa vedere facce nelle macchie di umido o forme nelle nuvole, ma tutte riconducibili a ciò che conosciamo e vediamo intorno a noi. L’uomo ha evoluto un’abilità talmente acuta nel riconoscere volti e espressioni nei propri simili che lo fa anche con gli oggetti inanimati. È innato e non ci possiamo fare nulla. Mentre guardiamo una data forma, le parti del nostro cervello che si attivano sono le stesse che mettiamo in moto per riconoscere un volto nella folla. Dopo tutto, il senso dominante nell’uomo è la vista (oltre a essere un filo antropocentrico di suo). Così Russell indugia sull’immagine antropomorfa e inventa il “dinosauro intelligente”, ma come ominide rettiliano (non vi dico quanti cospirazionisti hanno goduto in modo anche imbarazzante di fronte a certe immagini).
Qui però sorgono le mie perplessità, quelle che ho avuto fin dall’inizio, ossia: ma se il Troodon era già bipede – e quindi con “mani libere” – perché diventare più bipede? Secondo me, non ce n’era motivo. Forse, se i dinosauri si fossero evoluti in modo analogo a noi (ossia privilegiando lo sviluppo mentale anziché quello puramente predatorio), non avrebbero un aspetto antropomorfo più di quanto noi possiamo (oggi) avere un aspetto rettiliano. Semplicemente, il percorso e l’anatomia porterebbero a “scelte” evolutive imperscrutabili, dettate – come al solito – dall’ambiente e dalle opportunità. Per evolverci da una scimmia arboricola (o semi arboricola) abbiamo avuto un petosecondo del tempo che i dinosauri hanno passato sul pianeta. Perché? E chi lo sa... magari a loro non serviva. Erano grandi e grossi o piccoli e veloci, e quello di cui avevano bisogno se lo prendevano. Noi abbiamo faticato, siamo gli sgobboni del pianeta che in 2 milioni e mezzo di anni lo conquistano e poi si fanno le guerre tra loro (okay, ho detto sgobboni, non furbi).
Questo mi ha convinto (salvo prova contraria) che i dinosauri oggi, vuoi perché il clima, la densità dell’atmosfera, ecc. sono cambiati, sarebbero ancora dinosauri. E, se una specie senziente fosse emersa, non avrebbe aspetto umano. Magari sarebbe un Velociraptor in giacca e cravatta, che so... ma non c’è motivo per cui debbano fare il verso ai Visitors. Comunque, a suo tempo, l’ipotesi di Russell mi divertì, e spero abbia divertito anche voi.

Ecco, una cosa che volevo infilare qua e là nel discorso è l’importanza di farsi un’opinione pur nell’esercizio della curiosità, ascoltare teorie e chiederne le basi, pretendere una logica in esse prima di dire ci credo o mi fido. Insomma, mantenere un atteggiamento critico. Alcune di queste ipotesi oggi sono peregrine e poi si mostrano vere, altre sembrano solide e poi si sciolgono al sole. Altre... beh, restano quel che sono, o erano, o saranno. Le mie opinioni chiedono sempre nuove prove, indizi, ipotesi, verifiche e quant’altro. Amo i documentari perché la conoscenza mi fa sentire vivo, tiene il cervello in fermento (come un vasetto di Activia), ti spinge a collegamenti inaspettati, muove a ipotesi e – spesso – ti (mi) fa venire una gran voglia di porre domande all’esperto di turno. Fermarlo a metà di una frase e chiedere: «Torni un attimo indietro! Cosa diceva prima? Allora sarebbe possibile questa cosa? È stata dimostrata? Aspetti, aspetti, non se ne vada!». Insomma, se la TV fosse davvero interattiva, sarei la piattola dei documentaristi. Magari farei domande cretine (non sono un esperto, solo un nerdone curioso), però se non le facessi (o se non mi documentassi poi per trovare una risposta) non lo saprei mai. C’è tutto un mondo di cose che non so e che passano sui canali tematici, e gente disposta a realizzare, produrre e trasmettere tutto ciò. Sarei pazzo se non ne approfittassi!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...