Dovendo stare a contatto col pubblico, capita che ti facciano domande di tutti i tipi, e se non conosci la risposta – perché magari non è neanche la tua branca o competenza – a volte s’inalberano pure. Oggi no, non è successo, però me l’hanno fatto tornare in mente un po’ di persone con domande inusuali o poste in modo vago.
Tizio. «Senta, nostra figlia vive a Fanculandia Marittima perché bla bla bla due anni fa bla bla bla, adesso però è tornata e deve fare questa visita bla bla bla, lei ha sempre avuto il Dottor Coprimozzo bla bla bla…»
Giuda. «Scusi se la interrompo. Deve rinnovare l’assegnazione del medico di base?»
T. «Sì».
G. «Ecco, allora deve andare dall’altra parte della strada. Se Coprimozzo è ancora disponibile, sceglie lui, altrimenti le diranno quelli liberi, e lei ne sceglie uno nuovo. Avanti il prossimo!»
Nota di Giuda. Per favore; se avete una domanda, fate quella domanda. Non mi serve la vostra biografia.
T. «Dov’è lo sportello del cittadino?»
G. «In comune. Avanti il prossimo!»
N.d.G. Basta poco. Che ci vuole?
T. «Probabilmente ho sbagliato ufficio e non dovevo venire da lei…»
G. «Hm».
T. «… ho la carta dell’ospedale e devo richiedere il busto».
G. «Infatti, non sono io. Deve andare dall’altra parte della strada, presenta gli incartamenti e poi passa dall’ufficio che rilascia i presidi. Avanti il prossimo!»
N.d.G. A volte, la prima impressione è quella vincente. Se pensi di sbagliare, probabilmente lo stai facendo.
E così via.
A volte però, proprio non so come rispondere, e allora s’incazzano. Quando lavoravo alla città F della prefettura F (va beh, è Fidenza, ma cito Excel Saga perché mi piace così), stavo nello stesso edificio della CGIL e c’era gente che mi scambiava per il loro portinaio o receptionist, così era tutto un domandarmi di questioni sindacali e riunioni.
A volte però, proprio non so come rispondere, e allora s’incazzano. Quando lavoravo alla città F della prefettura F (va beh, è Fidenza, ma cito Excel Saga perché mi piace così), stavo nello stesso edificio della CGIL e c’era gente che mi scambiava per il loro portinaio o receptionist, così era tutto un domandarmi di questioni sindacali e riunioni.
T. «Bla bla bla documento bla bla bla riunione bla bla bla disegno di legge…»
G. «Guardi, non lo so. Io sono del CUP, non c’entro con la CGIL».
T. «Beh, ma anche lei è qua dentro, avrà ben sentito qualcosa al riguardo!»
Sì, e secondo te io appizzo le orecchie mentre sto lavorando per cogliere informazioni di passaggio che non mi riguardano neanche. No, tu ti fermi da me che ti prendo un appuntamento ai Disturbi Cognitivi, altro che sindacato.
T. «Senta, io anni fa ho lavorato per un tale che non mi ha messo sotto libretto. Ci sarebbe un modo per prendere quei soldi?»
G. «No. Non credo», ma salga, che si fanno quattro risate. «Comunque, se vuole provare, l’Ufficio Vertenze è al piano di sopra».
Capisco la disinformazione, sono qui apposta – almeno per la parte che mi compete – ma a volte si apre bocca per far riposare le mosche. Un po’ di buonsenso, su!


