domenica 27 maggio 2012

STICCON XXVI

Nel caso vi fosse sfuggito, sono un nerd e un trekkie, ossia un fan di Star Trek (non chiamateci trekkers, quelli fanno trekking), infatti ieri sono stato alla STICCON, l’annuale – questa era la XXVI Edizione – convention dello Star Trek Italian Club

Sono tornato molto soddisfatto, ho anche trovato Il Signore delle Tempeste di Tanith Lee, che adoro dal suo primo racconto capitatomi tra le mani, fu amore alla prima lettura, e Creatori di Continenti di Lyon Sprague de Camp, di cui ho il vago ricordo di aver letto un racconto tanto tempo fa ma del quale mi è stato parlato benissimo di recente. Quindi, visto che sono entrambi introvabili, ne ho approfittato. Visto che era ospite Paul Di Filippo ho acquistato anche Steampunk. Quando sono passato al suo stand non ho trovato l’autore, ma il libro era già autografato, perciò mi sono aggiudicato comunque il pacchetto completo. Mi sono poi imbattuto nella Serie Animata Completa di Star Trek in quattro DVD per dieci euro, quindi lo shopping è stato ottimo. 

Alla Convention erano ospiti Garret Wang, Barbara Bouchet – intervenuta al posto di Alice Krige – e Gates McFadden, ma andiamo con ordine. 

«Merda!»
Garret Wang, il Guardiamarina Harry Kim di Star Trek Voyager, si è rivelato molto divertente oltre che un’abile imitatore dei suoi colleghi. Ha poi raccontato un aneddoto su John de Lancie (Q in Star Trek) col quale ha partecipato a uno spettacolo in USA tempo fa; in quell’occasione le quinte caddero intorno a de Lancie che restò illeso, dopodiché per tranquillizzare il pubblico Wang fece qualche battuta sul potere di Q e inventò lì per lì la sua invocazione in stile Masters of the Universe: «By the Power of de Lancie!» Garret ha l’aria un po’ nerd e un po’ metallara, coi capelli lunghi e la maglietta nera – quindi il modello fico-nerd, beato lui – perciò non è scioccante sentirgli fare citazioni di questo tipo. Il Verbo pare si sia sparso, tanto che diversi fans hanno informato Wang di aver usato il potere di de Lancie per risolvere diversi problemi, facendo nascere quella che viene nerdescamente chiamata la Church of de Lancie, secondo la regola dello: «Speak loud with feeling, and if you grab a staff-like-thing it could help. But», si raccomanda Garret, «speak in english, ‘cause de Lancie don’t understand italian». Wang invece qualcosa d’italiano l’ha imparato, infatti non la smetteva di ripetere la sua parola preferita che potete leggere sotto la foto.

«Scusi, ma lei chi è?»
Alice Krige, la Regina Borg di Primo Contatto – che era già stata in Italia qualche anno fa – non è potuta venire, e al suo posto è stata invitata Barbara Bouchet, che interpretò un aliena nella serie classica, dove le toccò di baciare Kirk come a tutte le altre. Devo dire che è stata davvero una bella sorpresa. La signora è divertente, ironica e piacevolmente pettegola. Entrando in scena attraverso il Tardis di Doctor Who ha detto: «Scusate, non sono abituata; di solito mi fanno uscire dalla doccia». Poi ha inanellato una serie di aneddoti sul mondo del cinema, uno più spassoso dell’altro, a partire dall’episodio di Star Trek a cui partecipo’, raccontando di come Shatner bussò alla sua roulotte domandandole di andare a cena con lui, al che lei – perplessa – gli domandò: «Scusi, ma lei chi è?» Il Capitano si era infatti dimenticato il parrucchino, rendendosi irriconoscibile. Ha giustamente poi aggiunto una riflessione utile ai fans più alienati, ossia che per gli attori andare sul set è come andare in ufficio, perciò, a meno che in quel giorno non sia successo qualcosa di memorabile, probabilmente l’hanno dimenticato come qualunque altro essere umano. Una considerazione molto logica e sensata, che qualche fondamentalista della fantascienza farebbe bene tenere a mente quando inquisisce gli attori su oscure questioni tecniche riferite a vecchi episodi dimenticati da dio Q e dagli uomini. 

«Ce l’hanno tutti con mio figlio».
Gates McFadden, la Dottoressa Beverly Crusher di The Next Generation, è stata molto disponibile e ha raccontato del set di TNG, della sua attività di direttore artistico in tre teatri di Los Angeles, di membro di un quarto teatro a New York e dei provini per Star Trek. Durante il suo turno ha subito con grazia un paio di domande cretine, una delle quali al limite dell’offensivo, e si è rivelata una vera signora e una seria professionista, oltre a una donna dalla mente curiosa che ragiona sulla politica del suo tempo e del proprio paese senza paura di criticarlo o sostenerlo dove, secondo il suo punto di vista, sbaglia o agisce correttamente. Qualcuno le ha fatto presente che Wesley non è amatissimo dai fans italiani, ma lei ci ha tenuto a difendere il personaggio del figliolo assicurandoci che Wheaton è un ragazzo fico, ma non come appare in The Big Bang Theory. Ci toccherà scoprirlo ospitandolo, speriamo. È stata meno divertente e di intrattenimento rispetto agli altri due, ammetto di essermi distratto un paio di volte, ma ha chiuso bene la sessione di interventi sul palco per aprire poi quella degli autografi. 

A proposito di autografi, io non ne ho mai subito granché il fascino. Mi metto ordinatamente in fila a riceverli perché fanno parte del pacchetto della convention – e quindi, avendoli già pagati, tanto vale andarseli a prendere – ma se non fossero inclusi, tanto meglio. Deciderei di volta in volta se ne vale la pena, limitandomi a pagare l’ingresso complessivo di accesso agli stands, alle attività, e al palco con le interviste, che poi è tutto ciò che mi attrae lì, oltre al piacere di rivedere qualche volto familiare. Non ho mai ben capito la passione per gli autografi, che per me ha un gusto vagamente feticista, tanto che quelli raccolti negli anni stanno di là in uno scatolone, e solo uno – perché piccolo e facile da collocare – è appoggiato in bellavista ai libri sulla mensola. Mentre scrivo però mi rendo conto che non sono poi tanto sicuro di volermene separare, perché in qualche modo testimoniano le conventions passate come souvenirs un po’ nerd, così non so definire la concezione che ho di questi oggetti simbolici, e vorrei pertanto chiudere questo post chiedendo a voi cosa ne pensate. Ogni feed-back è gradito.

3 commenti:

  1. Io ho preso credo solo tre autografi in tutto nelle varie STICCON (o, meglio, ne ho presi tre volte). Quello di Frakes perché ero lì davanti per puro caso quando toccava a me. Quello di, mi pare, Nonna Papera perché lo voleva la figlia di un'associata della USS Nautilus e io ero l'unico della nave rimasto quel giorno, e quello di "Sisko" perché piace a mia sorella (l'attore, non Sisko), assieme a quello di "Garak" (io e i nomi degli attori non andiamo d'accordo... ^_^;) oerché è il mio personaggio preferito di DS9. Essendo lì ho preso anche quelli degli attori compresenti perché non mi pareva carino saltarli ^__^

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    1. Ehilà! Ieri non ti ho visto, ma ammetto di essermi perso via in cerca di buoni affari e di aver fatto un po’ avanti e indietro. Riguardo agli autografi, all’inizio li saltavo anch’io, e non ho mai pagato un extra per quelli non compresi nel biglietto. Poi ho iniziato a prendere almeno quelli che mi spettavano, però cercando di risparmiare almeno sulle foto portandomele da casa, optando per una cartolina, oppure per quanto di più economico – ah ah ah – passa la STICCON. Visto che per me non hanno un significato particolare, evito di impoverirmici sopra. Per avere lunga vita e prosperità – soprattutto la prosperità – tocca tagliare le spese inutili.

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  2. E dove avresti voluto vedermi, mica c'ero ^__^;

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