Oggi in radio ho sentito Folco Quilici che dava consigli per evitare lo spreco dell’acqua.
Una doccia al mese, dice il Folco – che deve condurre la vita sociale di un monaco eremita o mancare di traspirazione – è sufficiente, basta farla bene. Intanto, niente sapone, che si spreca. Usare sempre quello liquido col dosatore. Gallata, se non fosse che il sapone si consuma usandolo, invece il dosatore lascia il contenitore di plastica da riciclare (sempre che qualcuno lo faccia ‘sto riciclo). Il dosatore però, dice il Folco, è fondamentale per le quattro dico quattro gocce da usare: due per le ascelle e due per i piedi (una, una, una e una, non facciamo scherzi). Poi giù a strofinare su tutto il corpo facendosele bastare. Se siete bassi e mingherlini okay, ma se siete alti e massicci sono cazzi. Quattro gocce di sapone per un metro e novanta e altrettanti – se non di più – rispettabili chili, sono una goccia nel deserto. È come lavare la Panda col boccetto delle bolle di sapone.
Il Folco affronta anche il problema bucato, dicendo che è inutile lavare troppo spesso, basta mettere all’aria i panni per mandare via quel vago sentore di cagnusso. Discorso analogo per la biancheria intima. Le mutande, dice, si cambiano ogni 4-5 giorni, perché se hai fatto bene la doccia (come precedentemente illustrato) è impossibile che si sporchino (sudare all’inguine è proibito, anche d’estate), e in ogni caso per una questione “mimetica” consiglia di prenderle nere.
Adesso, io non so se è sempre stato così “originale” o se il fatto di essere fuori come un geranio sul balcone sia una suggestiva new entry, ma questo è quanto.

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