domenica 21 novembre 2010

Maleducational Channel

Odio i dibattiti in TV, i talk show di politica, cronaca nera e costume, qualunque sia il tema. Non sopporto l’accavallarsi maleducato e malevolo di voci e toni, quasi la ragione si guadagnasse col volume della voce e la mancanza di decoro. Quando poi qualcuno esprime la sua opinione in un programma di cui è ospite lui soltanto, l’opposizione, di qualunque genere sia, grida a gran voce il suo diritto di replica, fosse anche la maggioranza al governo o una testata sostenuta dal Vaticano, le cui idee mandiamo giù ogni giorno come pillole amare. In nome della par condicio o di un’opportunità di replica, chi ha la voce più grossa chiede comunque di essere tutelato quando si sente minacciato dall’esposizione dell’altra parte (rivelando, se posso dire, anche una certa insicurezza nelle proprie idee).
Non credo abbiano ben chiaro il concetto di pluralità dei punti di vista, ma non gliene faccio biasimo, infatti, con tutti che urlano e non si ascoltano, nessuno capisce mai niente, restando immobili sulle proprie rigide posizioni. Il dialogo poi non può esserci finché, dovendo invitare le due parti in un confronto, queste non discuteranno in modo civile o cercando di comprendersi l’un l’altro (e laddove possibile, venendosi in contro), ma urlando più forte la propria idea, sempre in accordo alla tacita teoria che il volume faccia la ragione.
Per questo considero inutili i dibattiti in TV; tutto quello che dimostrano è l’inciviltà delle parti. No, in Italia non è possibile farlo senza cadere nel trash più rivoltante. Sono bambini maleducati, iperattivi e irragionevoli, perciò vanno presi uno per uno e intervistati in separata sede. Anzi, interrogati, di modo che espongano il proprio punto/programma/idea in modo preciso e circostanziato. Non si possono mettere a confronto diretto perché si azzufferrebbero inevitabilmente, non sono maturi per questo e non conoscono le regole del vivere civile. Se poi uno volesse ribattere alle affermazioni dell’altro, dovrebbe farlo in forma scritta, tramite le testate giornalistiche a sostegno del suo schieramento politico/ideologico o, ancora meglio, su un giornale indipendente (ce ne sono?) e così soltanto. Lo scontro verbale è impraticabile, non c’è abbastanza civiltà in Italia e in TV per consentirlo. In queste avverse condizioni, non dà frutto e finisce solo con lo svilire tutto e tutti.

4 commenti:

  1. Per caso, oggi, con la pancia piena, mi sono trovato a guardare i programmi rai... C'erano Sgarbi, Giletti e gente del genere... be' ho pensato quello che tu hai scritto in modo molto lucido e preciso:-)

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  2. Quando si dice “i casi della vita”. Ho scritto il post proprio mentre sentivo il loro sbraitare dall’altra stanza. Quello, se possibile, è l’esempio peggiore che abbiamo sotto mano al momento. Alla mancanza di civiltà degli ospiti si aggiunge un “arbitro” come Giletti, che non riesco a definire con altro aggettivo se non Viscido.

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  3. io io li so, gli aggettivi giusti per giletti...

    mmm...


    "PENOSO E AVVILENTE!"

    che ne dite?

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  4. Dico che se fossimo su Feissbuc ti cliccherei sul Mi piace. Invece non ci siamo, e allora ti dico che sì, è penoso e avvilente. Anche un tot in malafede, di parte, e attaccato al trash come un pannolino alla pattumiera. In effetti hai ragione, gli aggettivi ci sono. A me però ha sempre dato quell’idea di viscido, saranno i capelli ingellati con l’olio per motori (un po’ alla De Michelis) o il suo fare schifosamente mellifluo, da rimorchiatore da night club (che poi magari ha casa piena di robe feticiste e sotto c’ha il tanga di lattice). Boh, mi fa senso solo sentirlo parlare, figurati a vederlo.

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