martedì 20 settembre 2011

Breaking Dawn, il Bignami (13 di 19)

Dio solo sa perché – ne eravamo stati informati nei volumi precedenti – i Neonati sono super forti per tutto il periodo immediatamente successivo la loro creazione. Quanto? Mesi? Anni? E chi lo sa! Così, dietro insistenza di Ed, Bella sfida Emmet a braccio di ferro. E vince. Tutti prendono per il culo Emmett, ma il meglio è la scena in sé.
Per affrontarsi, si appoggiano su un masso di granito, e lo rompono. Lui ne raccoglie un pezzo da terra e per la frustrazione lo stringe tra le dita, sbriciolandolo come farina, però non succede nulla perché sono tutti amici, e poi l’autrice non è in grado di gestire rapporti complessi o conflittuali tra i personaggi, che comunque – ve lo ricordo – restano delle macchiette. Infatti la scena si chiude coi Cullen che ridono brillando al sole, ‘ste Winx di merda.

Sue Clearwater (la madre di Leah e Seth) si prende la briga di guidare Charlie nell’accettazione di quel mondo, intanto sua figlia diventa il Secondo, o Beta (come dice Bella) di Jacob.

Ecco, vorrei spendere due paroline sul fatto che Bella usa i termini applicati in etologia ai branchi di lupi, ossia Alfa per il capo o la coppia dominante, Beta per i secondi in grado e Omega per l’ultimo e scalognato. Ci tengo, giusto perché almeno una volta la Meyer ha fatto i compitini, e almeno ‘sta cosa se l’è andata a vedere. Certo, non è la prima volta che qualcuno fa un tale ragionamento – anche la Hamilton applica la terminologia etologica ai licantropi nella sua saga di Anita Blake – quindi non ha inventato nulla di originale o ha scoperto qualcosa di più wemozionante dell’acqua tiepida, ma resto talmente emozionato quando vedo che la Meyer mi fa una pagina di stanghette diritte o colora restando nei bordi, che volevo sottolinearlo facendole Pat-pat! sulla testolina.

Detto questo, andiamo avanti.
[…] «Gesù», mi lamentai una sera con Edward. […]
Non so voi, ma io sono scioccato. Una mormone può uscirsene con un “Gesù” pronunciato invano? Per dindirindina, non si fa!

Insomma, Bella si lamenta perché Jasper le sta sempre attorno, così Ed le spiega che lo fa perché lei è sempre felice, e Jazz – ahimè, lo chiamano così – è attratto dai buoni sentimenti (ma allora è vero che sono delle cazzo di fatine!).
Comunque Rosmerda dice la sua prima parola a una settimana di vita: «Mamma», solo che Bella ci resta di merda. Un po’ per la sorpresa – capisco – e in parte, dai… perché l’ha sempre menata sull’età e adesso non è più teenager manco per il ciufolo, ma non fa in tempo a entrare in depressione post parto che Rosmerda caccia anche la sua prima frase di senso compiuto: «Mamma, dov’è il nonno?»

Il giorno dopo già cammina, e loro sono nel panico perché non sanno che fare. Un girello, magari? Intanto gli altri fanno ricerche, ma passa il tempo e a tre mesi questa corre, balla, legge e soprattutto le piace farsi leggere Tennyson prima della nanna (non ho parole).

Sì, in una saga tuailesca come questa, sono i dettagli che fanno la vera comicità.

Tutti notano che il ritmo di crescita rallenta piano piano, ma non smette del tutto, mentre lo sviluppo intellettuale galoppa come un cavallo con un riccio attaccato ai coglioni.

Dove ci porterà? Dovete continuare a leggere.

4 commenti:

  1. Altro materiale che mi ero perso; alcune cose davvero mi fanno restare allibito.
    - "Jazz", un soprannome davvero cretino, che va in cerca di buoni sentimenti, e quindi Bella funge da principessa melassa e zucchero, è davvero stucchevole e lo rende anche un filo zecca;
    - il progresso intellettuale della bimba, già inverosimile di suo, è anche più sconvolgente se si considera il pool genetico dei genitori; credo che la citazione a Tennyson l'abbia messa giusto per darsi un tono e per far vedere quanto sono faighi...
    - quel "Gesù" andrebbe, ma anche no, visto nel libro in anglico perché magari era scritto "Geez", che funge da "Zio" quando non si vuole tirare a mano "Dio", e allora tutto assumerebbe contorni ancora più patetici.

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  2. Per la storia degli Alfa, dei Beta e degli Omega, ma anche per la storia dell'imprinting: la Meyer non ha fatto altro che usare elementi che ormai sono "canone" in quasi tutti i romanzi paranormal romance in cui compaiano i licantropi. Certo, lì vengono gestiti meglio, e la storia del "oh, guarda, questo/a è il/la mio/a compagno/a della vita! Non lo mollo neanche se mi pagano!" è un po' più sobria, senza innamoramenti per neonati o bambini dell'asilo. =_='
    As usual, la Meyer riusa cose, ma ad minchiam..

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  3. Le vostre analisi sono corrette, l'opera della Meyer ci regala uno squarcio sull'idiozia dell'autrice.

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