Oggi è il Giorno di Guy Fawkes. Oppure di V for Vendetta, se avete più familiarità col fumetto di Moore o con la versione cinematografica di McTeigue. In ogni caso, volevo farvi gli auguri in questa circostanza, perché, anche se non siamo inglesi, ormai ne comprendiamo fin troppo bene il senso. Sapete, «I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli» (cit. Thomas Jefferson) e cose così. Non posso mettere filmati per via della nuova politica SIAE che vampirizza il Web, ma prima di lasciarvi al Monologo di Valerie – uno dei miei pezzi preferiti sia del fumetto che del film – vi saluto con la vecchia filastrocca: «Ricorda, ricorda, il cinque novembre. Polvere da sparo, tradimento e complotto. Non vedo alcuna ragione per cui la Congiura delle Polveri debba mai essere dimenticata!» Se un tempo è stato il monito per chi complotta contro la propria nazione, oggi può ricordare ai governanti che un popolo schiacciato prima o poi morderà il piede che lo calpesta.
«So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io. Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l’unica autobiografia che scriverò e. Dio. Mi tocca scriverla sulla carta igienica. Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia. Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che “Dio è nella pioggia”. Superai l’esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sara. Furono i suoi polsi, erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no. Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell’anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità. Ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l’unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio. All’interno di quel centimetro, siamo liberi. Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: “Le pianure di sale”. Fu il ruolo più importante della mia vita. Non per la mia carriera, ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue. Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra, e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita. Ma la guerra in America divorò quasi tutto, e alla fine arrivò a Londra. A quel punto non ci furono più rose, per nessuno. Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come “fiancheggiatore” e “risanamento” divennero spaventose, mentre cose come “Fuoco Norreno” e “Gli articoli della fedeltà” divennero potenti. Ricordo come “diverso” diventò “pericoloso”. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto. Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me. Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno. Morirò qui. Tutto di me finirà. Tutto. Tranne quell’ultimo centimetro. Un centimetro. È piccolo, ed è fragile, ma è l’unica cosa al mondo che valga la pena di avere. Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino. Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio, ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai. Io ti amo, dal più profondo del cuore. Io ti amo». – Valerie.

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RispondiEliminaFra l'altro e' una vita che non guardo questo film, forse e' il caso di rendere omaggio...
Grazie! In effetti, ripercorrendone le varie citazioni, sembra che parli del nostro presente o di uno ancor più gramo che ci attende se qui non cambia nulla.
RispondiEliminaTu non puoi farmi piangere di domenica mattina che devo anche fare le pulizie.
RispondiEliminaLo so, fa un po' quell'effetto anche a me, ma ogni volta che mi capita sotto gli occhi non posso fare a meno di rileggerlo. Moore è fuori come una tegola, ma è un genio.
RispondiEliminaGrandissima citazione. Molto emozionante. Anche noi nel nostro blog abbiamo voluto omaggiare il V Novembre con una citazione. Ma questa volta il monologo è di V:D
RispondiEliminaGrazie! Il Monologo di V è un altro pezzo splendido, ma dovendo scegliere ho voluto optare per quello di Valerie. Farò un giro sul tuo blog che sembra interessante, benvenuto da queste parti!
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